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2022-05-04
Telefonata fiume tra Macron e Putin. E Mosca evoca lo «tsunami atomico»
Emmanuel Macron e Vladimir Putin (Ansa)
«I negoziati sono bloccati»: parola di Vadym Prystaiko, ambasciatore dell’Ucraina nel Regno Unito, che intervistato ieri mattina dalla tv inglese Itv ha aggiunto che «molti ucraini credono di dover sconfiggere fisicamente i russi sul campo di battaglia» ma al tempo stesso ha ammesso che «è molto difficile prevedere come si possa vincere la guerra in questo momento». Lo stallo dei negoziati è evidente, la strada per una soluzione diplomatica è interrotta. Cerca di renderla di nuovo percorribile Emmanuel Macron, che ieri è tornato a sentire al telefono Vladimir Putin dopo l’interruzione dei frequenti contatti tra Eliseo e Cremlino per la campagna elettorale che si è conclusa con la rielezione del presidente francese. Due ore e 10 minuti è durato il colloquio tra Putin e Macron, che non si sentivano dallo scorso 29 marzo: il presidente francese, a quanto riporta il Cremlino, ha espresso a Putin la sua preoccupazione per la sicurezza alimentare globale: «In questo contesto», ha fatto sapere l’ufficio stampa della presidenza russa, «Putin ha sottolineato che la situazione in materia è complicata principalmente dalle misure sanzionatorie dei paesi occidentali. L’Occidente», ha aggiunto Putin, «potrebbe contribuire alla cessazione di queste atrocità esercitando un impatto appropriato sulle autorità di Kiev e fermando la fornitura di armi. Il leader russo ha detto di essere disposto al dialogo anche se, ha sottolineato, «il governo di Kiev non è serio nei negoziati». L’Eliseo ha diffuso la versione francese del colloquio, secondo la quale Macron ha lanciato a Putin, un appello affinché «la Russia sia all’altezza delle sue responsabilità di membro permanente del Consiglio di sicurezza, mettendo fine alla sua aggressione devastatrice in Ucraina». Il presidente francese ha ribadito «l’estrema gravità delle conseguenze della guerra di aggressione condotta dalla Russia contro l’Ucraina» e ha offerto «la sua disponibilità a lavorare con le organizzazioni internazionali competenti per contribuire a togliere il blocco russo delle esportazioni di derrate alimentari ucraine attraverso il Mar Nero con conseguenze sulla sicurezza alimentare mondiale». Macron ha inoltre sottolineato «il permanere della sua disponibilità a operare alle condizioni di una soluzione negoziata per consentire la pace e il pieno rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina», ha ribadito la sua esigenza di un cessate il fuoco e ha chiesto alla Russia di «permettere il proseguimento delle evacuazioni dall’acciaieria Azovstal».
Si è tolto per qualche minuto l’elmetto il premier italiano Mario Draghi, che ieri a Strasburgo, nel corso del suo intervento al Parlamento europeo, ha detto che «aiutare l’Ucraina vuol dire soprattutto lavorare per la pace. La nostra priorità è raggiungere quanto prima un cessate il fuoco per salvare vite. Una tregua darebbe anche nuovo slancio ai negoziati, che finora non hanno raggiunto i risultati sperati».
Bellicoso come di consueto il premier britannico Boris Johnson, che ieri si è collegato con la Rada, il parlamento ucraino: «L’Ucraina vincerà, l’Ucraina sarà libera», ha detto Johnson, «ho detto a chiunque conoscessi che l’Ucraina avrebbe combattuto e avrebbe vinto, eppure c’erano alcuni che credevano alla propaganda del Cremlino che l’armata russa sarebbe stata come una forza irresistibile che andava come un coltello nel burro, e che Kiev sarebbe caduta in pochi giorni. Oggi avete dimostrato loro che si sbagliavano completamente», ha aggiunto il leader britannico, che ha anche fatto autocritica sull’atteggiamento occidentale dopo l’annessione della Crimea da parte di Mosca nel 2014: «Siamo stati troppo lenti», ha detto Johnson, «non abbiamo imposto le sanzioni che avremmo dovuto imporre. Non possiamo riprodurre questo errore». Clima rovente: domenica scorsa la televisione di Stato russa Rossija 1 in prima serata ha mandato in onda un video con una simulazione sul missile sottomarino russo Poseidon, un’arma subacquea, a propulsione nucleare, lunga circa 20 metri e con un peso fino a 100 tonnellate. «L’esplosione di questo siluro termonucleare vicino alla costa britannica», ha detto il conduttore, «causerebbe un’onda di tsunami gigante alta fino a 500 metri, che trasporterebbe anche dosi estreme di radiazioni e dopo il suo passaggio sulla Gran Bretagna lascerebbe un deserto radioattivo. Non c’è modo di fermarlo». Il capo di stato maggiore dell’esercito Usa, Mark Milley, ha affermato durante un’audizione al Senato che, con la guerra in Ucraina, «siamo entrati in un nuovo mondo, più instabile, dove il rischio di scontro tra superpotenze è più alto. Russia e Cina sono due potenze con significative capacità militari che vogliono stravolgere l’ordine mondiale basato sul diritto», ha aggiunto Milley, «occorre essere pronti. Il nostro esercito è pronto a fare tutto il necessario per mantenere la pace e la stabilità in Europa». Il Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite si riunirà domani, giovedì 5 maggio, per discutere della situazione in Ucraina.
Pioggia di missili sull’acciaieria
Dopo aver esitato a sferrare l’attacco definitivo all’acciaieria Azovstal di Mariupol e aver concesso un corridoio per l’evacuazione di 100 civili che si trovano ora in salvo, le forze russe sembrano aver deciso di sferrare il colpo finale alla struttura. Il complesso è stato bombardato fin dalle prime ore del mattino di ieri, poi i russi avrebbero lanciato l’assalto per entrare nell’impianto. Due donne sarebbero morte nell’offensiva e altri civili sarebbero stati feriti. «La situazione nell’acciaieria Azovstal è molto complicata, i russi stanno cercando di assaltare l’impianto utilizzando veicoli blindati»: così ha descritto la situazione il comandante della 12ª brigata operativa della Guardia nazionale ucraina, Denis Schlega, chiedendo un cessate il fuoco urgente. Il ministero della Difesa russo ha spiegato questo cambiamento di strategia con la motivazione che «i militari del battaglione Azov stavano traendo vantaggio dalla tregua concordata per mettere in salvo i civili asserragliati nell’impianto». Le forze ucraine - secondo l’agenzia di stampa Ria Novosti - avrebbero «approfittato» del cessate il fuoco per uscire dal seminterrato dove si trovavano e prendere posizione negli edifici della fabbrica. «Ora le unità dell’esercito russo e della Repubblica popolare di Donetsk stanno iniziando a distruggere queste postazioni di fuoco», ha affermato ancora il ministero. E mentre la battaglia decisiva per le sorti di Mariupol infuria, a rischio appare il completamento dell’evacuazione dei civili. Sul punto, lo scambio di accuse tra Kiev e Mosca è pesante. Secondo il sindaco di Mariupol, Vadym Boychenko, duemila residenti starebbero aspettando vicino a Berdyansk, a un’ottantina di chilometri dalla città portuale, per essere evacuati a Zaporizhzhia, ma le truppe russe non lo permetterebbero. «Ci risulta che undici autobus siano scomparsi da qualche parte, avrebbero dovuto procedere verso Zaporizhzhia, ma si sono persi. Si perdono in questi centri di filtraggio, i nostri residenti vengono presi e rapiti», denuncia Boychenko. Di tutt’altro tenore le dichiarazioni delle autorità dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk (Dpr), che annunciano il successo dell’evacuazione di 393 persone, tra cui 59 bambini, da Mariupol a Bezymennoye nelle ultime 24 ore. «I civili evacuati da Mariupol sono alloggiati in un centro che fornisce assistenza agli sfollati, istituito dal ministero delle Emergenze della Dpr. Dal 5 marzo sono 26.765 in totale le persone evacuate in questa direzione», riferisce il quartier generale della Dpr. E intanto i primi 100 civili che erano fuggiti da Azovstal sono arrivati a Zaporizhzhia e a loro si sono unite lungo il percorso auto di persone in fuga da diversi villaggi. Le Nazioni Unite hanno confermato che un convoglio con 127 civili è giunto nella città controllata dalle forze ucraine.
Ieri sera, infine, esplosioni sono state udite a Leopoli, nell’Ovest del Paese.
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Dopo la tregua elettorale, il presidente francese riprende l’azione diplomatica, ma dal lungo colloquio con lo zar ottiene solo vaghe promesse. La tv russa mostra l’arma nucleare Poseidon e minaccia Londra.Evacuati 100 civili dalle industrie Azovstal, sono ricominciati fitti bombardamenti contro le forze ucraine lì asserragliate. In serata esplosioni a Leopoli e altre città.Lo speciale contiene due articoli.«I negoziati sono bloccati»: parola di Vadym Prystaiko, ambasciatore dell’Ucraina nel Regno Unito, che intervistato ieri mattina dalla tv inglese Itv ha aggiunto che «molti ucraini credono di dover sconfiggere fisicamente i russi sul campo di battaglia» ma al tempo stesso ha ammesso che «è molto difficile prevedere come si possa vincere la guerra in questo momento». Lo stallo dei negoziati è evidente, la strada per una soluzione diplomatica è interrotta. Cerca di renderla di nuovo percorribile Emmanuel Macron, che ieri è tornato a sentire al telefono Vladimir Putin dopo l’interruzione dei frequenti contatti tra Eliseo e Cremlino per la campagna elettorale che si è conclusa con la rielezione del presidente francese. Due ore e 10 minuti è durato il colloquio tra Putin e Macron, che non si sentivano dallo scorso 29 marzo: il presidente francese, a quanto riporta il Cremlino, ha espresso a Putin la sua preoccupazione per la sicurezza alimentare globale: «In questo contesto», ha fatto sapere l’ufficio stampa della presidenza russa, «Putin ha sottolineato che la situazione in materia è complicata principalmente dalle misure sanzionatorie dei paesi occidentali. L’Occidente», ha aggiunto Putin, «potrebbe contribuire alla cessazione di queste atrocità esercitando un impatto appropriato sulle autorità di Kiev e fermando la fornitura di armi. Il leader russo ha detto di essere disposto al dialogo anche se, ha sottolineato, «il governo di Kiev non è serio nei negoziati». L’Eliseo ha diffuso la versione francese del colloquio, secondo la quale Macron ha lanciato a Putin, un appello affinché «la Russia sia all’altezza delle sue responsabilità di membro permanente del Consiglio di sicurezza, mettendo fine alla sua aggressione devastatrice in Ucraina». Il presidente francese ha ribadito «l’estrema gravità delle conseguenze della guerra di aggressione condotta dalla Russia contro l’Ucraina» e ha offerto «la sua disponibilità a lavorare con le organizzazioni internazionali competenti per contribuire a togliere il blocco russo delle esportazioni di derrate alimentari ucraine attraverso il Mar Nero con conseguenze sulla sicurezza alimentare mondiale». Macron ha inoltre sottolineato «il permanere della sua disponibilità a operare alle condizioni di una soluzione negoziata per consentire la pace e il pieno rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina», ha ribadito la sua esigenza di un cessate il fuoco e ha chiesto alla Russia di «permettere il proseguimento delle evacuazioni dall’acciaieria Azovstal». Si è tolto per qualche minuto l’elmetto il premier italiano Mario Draghi, che ieri a Strasburgo, nel corso del suo intervento al Parlamento europeo, ha detto che «aiutare l’Ucraina vuol dire soprattutto lavorare per la pace. La nostra priorità è raggiungere quanto prima un cessate il fuoco per salvare vite. Una tregua darebbe anche nuovo slancio ai negoziati, che finora non hanno raggiunto i risultati sperati». Bellicoso come di consueto il premier britannico Boris Johnson, che ieri si è collegato con la Rada, il parlamento ucraino: «L’Ucraina vincerà, l’Ucraina sarà libera», ha detto Johnson, «ho detto a chiunque conoscessi che l’Ucraina avrebbe combattuto e avrebbe vinto, eppure c’erano alcuni che credevano alla propaganda del Cremlino che l’armata russa sarebbe stata come una forza irresistibile che andava come un coltello nel burro, e che Kiev sarebbe caduta in pochi giorni. Oggi avete dimostrato loro che si sbagliavano completamente», ha aggiunto il leader britannico, che ha anche fatto autocritica sull’atteggiamento occidentale dopo l’annessione della Crimea da parte di Mosca nel 2014: «Siamo stati troppo lenti», ha detto Johnson, «non abbiamo imposto le sanzioni che avremmo dovuto imporre. Non possiamo riprodurre questo errore». Clima rovente: domenica scorsa la televisione di Stato russa Rossija 1 in prima serata ha mandato in onda un video con una simulazione sul missile sottomarino russo Poseidon, un’arma subacquea, a propulsione nucleare, lunga circa 20 metri e con un peso fino a 100 tonnellate. «L’esplosione di questo siluro termonucleare vicino alla costa britannica», ha detto il conduttore, «causerebbe un’onda di tsunami gigante alta fino a 500 metri, che trasporterebbe anche dosi estreme di radiazioni e dopo il suo passaggio sulla Gran Bretagna lascerebbe un deserto radioattivo. Non c’è modo di fermarlo». Il capo di stato maggiore dell’esercito Usa, Mark Milley, ha affermato durante un’audizione al Senato che, con la guerra in Ucraina, «siamo entrati in un nuovo mondo, più instabile, dove il rischio di scontro tra superpotenze è più alto. Russia e Cina sono due potenze con significative capacità militari che vogliono stravolgere l’ordine mondiale basato sul diritto», ha aggiunto Milley, «occorre essere pronti. Il nostro esercito è pronto a fare tutto il necessario per mantenere la pace e la stabilità in Europa». Il Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite si riunirà domani, giovedì 5 maggio, per discutere della situazione in Ucraina. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/telefonata-fiume-tra-macron-e-putin-e-mosca-evoca-lo-tsunami-atomico-2657258748.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pioggia-di-missili-sullacciaieria" data-post-id="2657258748" data-published-at="1651610689" data-use-pagination="False"> Pioggia di missili sull’acciaieria Dopo aver esitato a sferrare l’attacco definitivo all’acciaieria Azovstal di Mariupol e aver concesso un corridoio per l’evacuazione di 100 civili che si trovano ora in salvo, le forze russe sembrano aver deciso di sferrare il colpo finale alla struttura. Il complesso è stato bombardato fin dalle prime ore del mattino di ieri, poi i russi avrebbero lanciato l’assalto per entrare nell’impianto. Due donne sarebbero morte nell’offensiva e altri civili sarebbero stati feriti. «La situazione nell’acciaieria Azovstal è molto complicata, i russi stanno cercando di assaltare l’impianto utilizzando veicoli blindati»: così ha descritto la situazione il comandante della 12ª brigata operativa della Guardia nazionale ucraina, Denis Schlega, chiedendo un cessate il fuoco urgente. Il ministero della Difesa russo ha spiegato questo cambiamento di strategia con la motivazione che «i militari del battaglione Azov stavano traendo vantaggio dalla tregua concordata per mettere in salvo i civili asserragliati nell’impianto». Le forze ucraine - secondo l’agenzia di stampa Ria Novosti - avrebbero «approfittato» del cessate il fuoco per uscire dal seminterrato dove si trovavano e prendere posizione negli edifici della fabbrica. «Ora le unità dell’esercito russo e della Repubblica popolare di Donetsk stanno iniziando a distruggere queste postazioni di fuoco», ha affermato ancora il ministero. E mentre la battaglia decisiva per le sorti di Mariupol infuria, a rischio appare il completamento dell’evacuazione dei civili. Sul punto, lo scambio di accuse tra Kiev e Mosca è pesante. Secondo il sindaco di Mariupol, Vadym Boychenko, duemila residenti starebbero aspettando vicino a Berdyansk, a un’ottantina di chilometri dalla città portuale, per essere evacuati a Zaporizhzhia, ma le truppe russe non lo permetterebbero. «Ci risulta che undici autobus siano scomparsi da qualche parte, avrebbero dovuto procedere verso Zaporizhzhia, ma si sono persi. Si perdono in questi centri di filtraggio, i nostri residenti vengono presi e rapiti», denuncia Boychenko. Di tutt’altro tenore le dichiarazioni delle autorità dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk (Dpr), che annunciano il successo dell’evacuazione di 393 persone, tra cui 59 bambini, da Mariupol a Bezymennoye nelle ultime 24 ore. «I civili evacuati da Mariupol sono alloggiati in un centro che fornisce assistenza agli sfollati, istituito dal ministero delle Emergenze della Dpr. Dal 5 marzo sono 26.765 in totale le persone evacuate in questa direzione», riferisce il quartier generale della Dpr. E intanto i primi 100 civili che erano fuggiti da Azovstal sono arrivati a Zaporizhzhia e a loro si sono unite lungo il percorso auto di persone in fuga da diversi villaggi. Le Nazioni Unite hanno confermato che un convoglio con 127 civili è giunto nella città controllata dalle forze ucraine. Ieri sera, infine, esplosioni sono state udite a Leopoli, nell’Ovest del Paese.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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