L’opposizione in Consiglio comunale ha provato a evitare di concederle il palcoscenico e ha ritirato l’interrogazione sul tema della concessione dello stadio Luigi Ferraris al cantante genovese. Ma non è bastato. La prima cittadina ha sparato le sue cartucce (a salve) sui social.
La cosa sorprendente (si fa per dire) è che tutti i mezzi di informazione che avevano censurato la nostra inchiesta hanno subito dato conto delle parole della sindaca. In prima fila, ovviamente, Il Secolo XIX, che dopo aver nascosto la notizia per giorni, ha subito sparato: «Lo stadio gratis per Olly? La sindaca Salis: “Notizia falsa, anzi ci rifaranno pure il manto erboso”». In pratica i media hanno dato conto della smentita a una notizia che non avevano mai riportato. La Salis, da par suo, ha mescolato le carte e ci ha attaccato sapendo che tutti i suoi collaboratori, per giorni, hanno evitato di rispondere alle nostre domande. Nel video i suoi tratti sono abbastanza duri e tradiscono un certo nervosismo. Che non deve stupire. Il motivo è presto detto: ieri Matteo Renzi l’ha lanciata come propria candidata alle primarie del Campo largo, rimarcando l’importanza dell’esperienza che l’ex vicepresidente del Coni sta facendo a Palazzo Tursi. «Se dovessero esserci le primarie del centrosinistra voterei Salis tutta la vita» ha dichiarato l’ex premier. «Se non ci sarà, sogno comunque una persona che ha fatto o sta facendo l'esperienza di sindaco». Purtroppo per lei (e per i genovesi) la prova da prima cittadina della Salis si sta rivelando estremamente deludente e non solo per i risultati nel settore della (mancata) sicurezza.
In questi giorni il personale del Comune di Genova ha indetto lo stato di agitazione: tutti i settori e tutte le sigle sindacali unite. Una cosa che non si vedeva da 20 anni. I lavoratori lamentano carichi di lavoro intollerabili (compresa la Polizia locale, ma non solo), tagli agli organici (con 570 posti eliminati), gestione fallimentare degli straordinari (92.000 ore accumulate), mancate risposte politiche alle loro istanze. I dipendenti sono pronti al blocco degli straordinari e a negare i cambi turno. Di fatto si rischia la paralisi dei servizi della macchina comunale. Tutto questo con la sindaca dei diritti, che ha fatto del «salario minimo» la propria bandiera. Ed ecco così che la Salis prova a cambiare argomento: «Nei giorni scorsi c’è chi ha provato a buttare fango sul successo di un grande evento, molto importante per Genova: il ritorno, dopo 22 anni, di un concerto nel nostro stadio Luigi Ferraris. C’è chi ha sostenuto che il Comune di Genova avrebbe dato lo stadio gratis per il concerto di Olly. Mettiamo subito le cose in chiaro: è una notizia completamente falsa» ha scandito la sindaca in uno dei suoi soliti video senza contraddittorio, recitati davanti al gobbo amico. «Non c’è stata nessuna concessione gratuita da parte del Comune. L’affitto dello stadio è stato un accordo strettamente privato tra gli organizzatori dell’evento e chi gestisce lo stadio, cioè la società Luigi Ferraris, formata da Genoa e Sampdoria». Quindi ha precisato: «E vi dirò di più: chi ha organizzato il concerto si farà carico del rifacimento del prato. Invece di costruire polemiche sul nulla, parliamo dei fatti. Tre serate di musica, oltre 90.000 persone, più della metà arrivate da fuori Genova. Voglio ringraziare Olly e tutto il suo staff per aver creduto nella nostra città e per aver superato tutte le difficoltà logistiche che, da 22 anni, tenevano lontani i concerti dal nostro stadio». Bene, brava, bis.
Peccato che nei giorni scorsi Corriere della sera e La Stampa, dopo aver parlato con Ferdinando Salzano, patron della Magellano, una delle società organizzatrici dell’evento, abbiano espressamente parlato di concessione gratuita in cambio di rizollatura da 250.000 euro. Rizollatura che è il minimo sindacale per chi ottiene un campo da gioco per uno o più concerti ed è chiamato a restituire il bene nelle stesse condizioni in cui lo ha ricevuto. Succede così in tutte le città d’Italia.
Per meglio comprendere il nocciolo della questione basta dare un’occhiata alla foto in questa pagina: dopo il trittico di concerti di Olly è come se sul prato di Marassi fossero passati gli Unni di Attila. Quindi l’organizzazione sta facendo solo il suo dovere. La Luigi Ferraris, contattata ieri dalla Verità, ha confermato l’esistenza dell’accordo. Abbiamo così appreso che il produttore ufficiale dell’evento risulta essere la Magellano srl, il local promoter la Rst srl. La stessa Rst ha firmato l’accordo con la Luigi Ferraris srl per l’utilizzo dell’impianto e i servizi e la riconsegna è prevista per il 26 giugno. Il 29 inizieranno i lavori per il manto erboso e lo stadio dovrebbe essere pronto per il 10/15 luglio. La Luigi Ferraris per ragioni di riservatezza contrattuale non ci ha riferito l’importo esatto dell’accordo, ma, a quanto risulta alla Verità, il costo fisso complessivo, rifacimento del prato compreso e altri lavori di ripristino (per esempio alcune barriere sono state spostate, diventando uscite di sicurezza), dovrebbe ammontare a meno di 500.000 euro, a cui vanno aggiunti gli importi variabili sui servizi garantiti dalla Luigi Ferraris srl che devono essere ancora calcolati poiché sono a consuntivo. La rizollatura dovrebbe costare tra i 250.000 euro e i 300.000 (più 300 che 250), costo medio per un cosiddetto «prato armato» (composto da erba naturale con sotto uno strato di sintetico) e, quindi, se si pensa anche alle altre operazioni di ripristino, il vero e proprio «affitto» è una fetta davvero modesta del prezzo pagato. Una scelta su cui non può non avere pesato la ferrea volontà dell’amministrazione comunale, proprietaria dell’impianto, di portare la «grande musica» nello stadio genovese.
Resta da capire perché la Salis abbia impiegato una settimana prima di rispondere alle nostre domande sul costo della concessione e perché né le tre società organizzatrici, né il vicesindaco Alessandro Terrile, né il consigliere delegato agli eventi Lorenzo Garzarelli, di Avs, abbiano accettato di rispondere ai quesiti inviati dal nostro giornale. Un silenzio assordante che è stato rotto solo dalla Salis in prima persona, come se l’argomento fosse troppo scottante per affidare ad altri le spiegazioni. Quindi dopo aver taciuto per giorni la sindaca parla di fango e notizia del tutto infondata, rischiando seriamente una denuncia per diffamazione. Esattamente una settimana fa, dopo esserci presentati, avevamo scritto a Garzarelli: «Non riusciamo a sapere quanto abbiano pagato la Rst e Olly per affittare il Ferraris. Ci può aiutare? Grazie per la cortese attenzione». Lo stesso giorno avevamo scritto al vicesindaco Terrile: «Ci può dire quanto abbia pagato Olly o la Rst o chi per loro per il noleggio dello stadio?». Stesso discorso con tutti e tre gli organizzatori: Salzano, Alessandro Orlando e Nicolò Sasso. Risposta? Un silenzio di tomba.
La nostra curiosità nasceva dal fatto che la Rst aveva vinto il bando per l’organizzazione del Capodanno genovese e che il Tar ha giudicato tale assegnazione irregolare. Motivo per cui ha ordinato di rifare la gara. Il Comune ha chiesto la sospensione della decisione e in cambio ha promesso di non dare più affidamenti diretti per eventi simili sino alla decisione definitiva del Consiglio di Stato.
Insomma, una situazione quanto meno ingarbugliata su cui abbiamo provato a fare chiarezza senza ottenere la minima collaborazione da parte di chi gestisce la Cosa pubblica e dovrebbe fare della trasparenza il proprio faro. Certo colpisce vedere che, durante i concerti di Olly, i titolari della società (la Rst) che avrebbe prevalso nella gara per lo show di fine anno a causa dell’estromissione d’imperio della ditta concorrente (che aveva fatto l’offerta più favorevole), siano finiti nei post del consigliere delegato agli eventi Garzarelli, di fatto l’organo politico che detta la linea sul settore «panem et circenses» con cui distrarre il popolo dai quotidiani disastri amministrativi della giunta. Garzarelli, sui social, ha pubblicato le foto con i due organizzatori amici (Orlando e Sasso) e ha scritto: «Grazie ai lavoratori che hanno permesso tutto questo. Un grazie speciale ad Ops eventi e a tutto l’ufficio Eventi del Comune (i cui vertici componevano la commissione aggiudicatrice bocciata dal Tar, ndr), se oggi siamo qui a gioire per questo successo è merito loro». Una corrispondenza di amorosi sensi che poco si adatta al rapporto tra committente pubblico e aggiudicatario privato.
Sarebbero tante le domande a cui la Salis dovrebbe rispondere e a cui non risponderà mai. Tanto le basta fare un video senza contraddittorio per veicolare attraverso i giornali amici solo la sua versione.