«Ha notato degli episodi da parte degli studenti o dei professori di discriminazione, razziale o di genere? Hai qualche considerazione a riguardo? Un’esperienza che vuoi condividere?». Arriva da Pordenone il primo sondaggio fatto dagli studenti di sinistra per «indagare» sui professori o, meglio, per denunciare gli insegnanti per presunti casi di discriminazione. L’inchiesta studentesca firmata dall’Uds Pordenone, l’associazione che si definisce autonoma e d’ispirazione sindacale nata dall’Onda, il movimento che nel 2008 animò la protesta studentesca contro il ddl dell’allora ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Secondo gli autori il sondaggio è stato deciso e diffuso per avere una scuola migliore, funzionante e a misura di ragazzi, anche se alcune domande si focalizzano sui docenti. «Ritieni che i tuoi professori abbiano la preparazione psico-pedagogica per insegnare?». E ancora: «Hai l’impressione che la scuola dia il giusto peso alla salute mentale degli studenti?». Sono alcuni dei quesiti con cui gli allievi diventano esaminatori del corpo docente.
Il volantino di presentazione diffuso dall’Uds, per condividere l’inchiesta con gli studenti di tutte le scuole della città friulana, la mette su piano più «vasto»: «Questo modulo è scritto dagli studenti di Pordenone per gli studenti di Pordenone: nella nostra città siamo stanch3 di dover studiare in scuole fatiscenti che cadono a pezzi, di dover imparare da programmi scolastici vecchi da decenni, di non avere spazi di partecipazione, di fare lavorare non retribuiti durante stage e Pcto (percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento). Vogliamo organizzarci per cambiare le nostre scuole: l’istruzione non riguarda cinque anni della nostra vita, ma il nostro futuro. Non siamo vasi da riempire, ma fiammiferi da accendere. Se anche tu pensi che la scuola non funzioni scrivici e seguici sui social». L’iniziativa segue quella organizzata da Azione studentesca, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia che, in un altro sondaggio, chiedeva semplicemente: «Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni». E poi: «Descrivi il caso più eclatante». L’idea era quella di raccogliere informazioni su quanto si propaganda in classe, senza nomi e cognomi. Un’iniziativa che ha fatto impazzire la sinistra. Come commenta il presidente nazionale di Azione Studentesca, Riccardo Ponzio: «"Chi vuole vedere del marcio all’interno di un sondaggio che chiede agli studenti lo stato dell’istruzione in cui su si trovano a crescere è in totale malafede. Peggio ancora, vuol dire difendere una parte - fortunatamente minoritaria ma chiassosa - della classe docente di questa Nazione, che si arroga il diritto di fare propaganda da una cattedra a ragazzi che devono poter formare liberamente le proprie idee. Invitiamo, quindi, l’onorevole Piccolotti (intervenuta su questa iniziativa, Ndr) a presentare un’interrogazione parlamentare anche verso la rete degli studenti medi che tappa simbolicamente la bocca al Ministro Valditara e all’unione degli studenti che, sempre a Pordenone, stila quelle che lei definirebbe “liste di proscrizione” verso presunti studenti e professori discriminatori. Da parte nostra, continueremo a rappresentare tutti gli studenti, entusiasti della nostre iniziativa alla quale hanno risposto in moltissimi, senza paura di strumentalizzazioni o falsificazioni di sorta. Probabilmente, per qualcuno, il vero scandalo è che Azione studentesca oggi è il primo movimento studentesco di Italia, per numero di eletti e militanti. Capiamo che possa essere difficile da accettare ma i ragazzi e le ragazze non si riconoscono più a sinistra e nel mito del ‘68, se ne facciano una ragione».







