Basterebbe memorizzare il format e confinarlo lì dove dovrebbe stare, in mezzo alla spazzatura mediatica. E invece per l’ennesima volta, riguardo l’ennesima polemica montata sul nulla cosmico, sono state riempite intere pagine di giornale e dedicate puntate di talk show che hanno avvelenato il dibattito. Tutto nasce da un’iniziativa di Azione studentesca, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia che, in un sondaggio dedicato alla scuola, tra le varie domande sottoposte a chi ha deciso di rispondere al questionario («Quali sono le condizioni dal punto di vista strutturale della tua scuola?», «Quali sono le principali problematiche?», «La tua classe andrà in gita quest’anno? Se no, per quale motivo?» e via dicendo) ne ha inserita una in cui è stato chiesto «Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?».
L’opzione di risposta non contemplava l’inserimento del nome dell’istituto né tanto meno quello dell’insegnante ma semplicemente «sì» o «no» e, se sì, l’invito a «descrivere uno dei casi più eclatanti». Eppure alle opposizioni e ai loro megafoni, accucciati intorno ai maggiori quotidiani italiani, non è parso vero di poter scatenare una bella polemica con cui andare avanti per una settimana, evocando «modalità squadriste» e parlando di «atto intimidatorio gravissimo e inaccettabile». E così, nonostante non ci sia «alcuna schedatura perché non si chiedono nomi e cognomi», come ha sottolineato anche l’onorevole Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia, dal fronte rosso è partita la solita raffica di interrogazioni, ondate di sdegno e richieste al governo, nientemeno, di «riferire in Aula». Pd e Avs hanno addirittura accusato il movimento studentesco vicino a Fratelli d’Italia di voler stilare «liste di proscrizione». Sarà che a Largo Fochetti hanno dimestichezza con le liste (indimenticabile quella stilata da Gianni Riotta sui cosiddetti «Putinversteher») ma Repubblica è balzata con entrambi i piedi sulla vicenda, scomodando professori e opinionisti in merito alla vicenda alla panna montata pur di attaccare il governo.
«Cosa aspetta Fratelli d’Italia a prendere le distanze da Azione studentesca? Quando parlerà Arianna Meloni? O dobbiamo pensare che il partito sia d’accordo con la schedatura?», hanno dichiarato gli esponenti M5s in commissione Cultura. Poteva mancare Alleanza Verdi e Sinistra (Avs)? No. E infatti hanno immediatamente fatto sapere che per loro «è necessario che il ministro Valditara spieghi a questa organizzazione che non accetterà alcuna segnalazione di provenienza politica sugli insegnanti e che la scuola pubblica è per sua natura pluralista e motore di conoscenza e di emancipazione del Paese». Un motore di conoscenza che consente agli studenti di sinistra di «okkupare» regolarmente le scuole bloccando lo svolgimento del programma scolastico e che, peggio ancora, durante la pandemia ha consentito che fossero stilate vere liste di proscrizione nei confronti degli studenti non vaccinati. Ma quelle schedature, reali e non immaginarie, non le condannò nessuno. Così come nessuno ha battuto ciglio di fronte alla «schedatura», documentata da Sarina Biraghi sulla Verità di martedì scorso, dei prof di destra sollecitata dall’Uds Pordenone, l’associazione che si definisce autonoma e d’ispirazione sindacale nata dall’Onda, il movimento che nel 2008 animò la protesta studentesca contro il ddl dell’allora ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. «Hai notato degli episodi da parte degli studenti o dei professori di discriminazione, razziale o di genere? Hai qualche considerazione a riguardo? Un’esperienza che vuoi condividere?». Il sondaggio realizzato dagli studenti di sinistra per quantificare i presunti prof discriminatori è stato deciso, secondo gli autori, «per avere una scuola migliore» e questa versione alle opposizioni scatenate contro i diciottenni di destra è andata bene. Soltanto contro gli autori del sondaggio di Azione studentesca, invece, si è rovesciata l’ondata di odio a mezzo social: centinaia di messaggi di ragazzi, sobillati dagli istigatori delle opposizioni, che nel migliore dei casi hanno promesso di «riempire di botte i fasci ritardati». «Vi dovrebbero impiccare in piazza come il vostro caro amichetto preferito», «Meloni ti vogliamo nel bagagliaio di una Renault 4 (la macchina in cui fu trovato il corpo senza vita di Aldo Moro, leader Dc assassinato dalle Brigate rosse nel 1978, ndr), «il nostro prof ci ha raccontato di quando è andato a manganellare i fasci e gli ho chiesto di invitarmi la prossima volta». Non risulta, ad oggi, alcuna presa di distanza dei «compagni» dalle minacce dei giovani estremisti incitati dalle mille parole irresponsabili.
«Chi vuole vedere del marcio all’interno di un sondaggio che chiede agli studenti lo stato dell’istruzione in cui si trovano a crescere è in totale malafede», commenta il presidente nazionale di Azione studentesca, Riccardo Ponzio, «peggio ancora, vuol dire difendere una parte della classe docente di questa nazione, che si arroga il diritto di fare propaganda ai ragazzi da una cattedra. Probabilmente per qualcuno il vero scandalo è che Azione studentesca oggi è il primo movimento studentesco di Italia, per numero di eletti e militanti. Capiamo che possa essere difficile da accettare ma i ragazzi e le ragazze non si riconoscono più a sinistra e nel mito del ’68, se ne facciano una ragione». «La sinistra», ha aggiunto Donzelli, «vuole tappare la bocca anche ai ragazzini di 15 anni. Emergono racconti di professori che fanno propaganda invece di insegnare». E l’indottrinamento, spesso, parte dai libri di testo. Ma si sa, la prassi «due pesi e due misure» è ormai la cifra distintiva delle forze di opposizione.



