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Hormuz non è la piscina di Teheran: ogni ricatto sullo Stretto è illegale
(Getty Images)
Nonostante la narrazione, il «passaggio in transito» è sancito dal diritto internazionale.

Ogni volta che la tensione nel Golfo Persico sale, riemerge come un riflesso automatico la stessa frase: «L’Iran potrebbe chiudere lo Stretto di Hormuz». È diventata quasi uno slogan, ripetuto da analisti, giornalisti e talvolta anche da esponenti politici, come se si trattasse di una facoltà naturale di Teheran.

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Hezbollah colpisce i caschi blu dell’Onu. Detriti di un razzo sulla base italiana
Forze israeliane al confine con il Libano (Ansa)
  • Israele avanza in Libano per ampliare la sua zona cuscinetto Canada, Parigi, Berlino, Roma e Londra invocano negoziati.
  • La chiusura di Bab el-Mandeb interdirebbe il Mediterraneo a 8,8 milioni di barili al dì. Tajani blinda le missioni Ue: «Si possono rafforzare, non estendere al Golfo Persico».

Lo speciale contiene due articoli.

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Già 16.000 candidati per lavorare al Ponte, ma l’opera è ferma per lo stop dei giudici
(Ansa)
Ciucci (ad Stretto di Messina): «Dagli operai agli ingegneri, in un mese migliaia di richieste». A breve le risposte alla Corte dei Conti.

«Vorrei mettere per un attimo le polemiche da parte e soffermarmi su una dato che più di ogni altro evidenzia l’impatto e “il peso” del Ponte sullo Stretto per il Paese. Il 27 ottobre, quindi circa un mese fa, Eurolink-Webuild, il contraente generale, ha aperto le selezioni per assumere personale legato alla realizzazione dell’opera. In pochissime settimane sono arrivate 16.000 candidature. Parliamo di operai specializzati, assistenti di cantiere e ingegneri con esperienza e alle prime armi, ma anche di buyer, ispettori e responsabili It. Non più posti di lavoro potenziali, ma persone in carne e ossa che se la costruzione dell’opera fosse avviata starebbero già lavorando. Per questo continuiamo ad adoperarci con più forza di prima per dare risposte adeguate alle domande che ci sono state rivolte, in piena collaborazione con l’Europa, la Corte dei Conti e le authority coinvolte». Così Pietro Ciucci, amministratore delegato di Stretto di Messina Spa, la società pubblica che deve realizzare l’opera, rivela alla Verità i numeri sulla corsa al lavoro che coinvolge migliaia di giovani del Sud Italia e non solo.

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Ponte di Messina, pronto il cantiere. In migliaia si candidano per lavorarci
Salvini mostra a Orbàn il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina (Ansa)
In tre giorni oltre 7.500 tra tecnici e operai hanno espresso interesse per collaborare con Webuild alla grande opera, guardata con favore pure dall’Unione europea. Oggi si esprime la Corte dei conti.
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Sul Ponte in campo un giudice «giallorosso»
Plastico del Ponte sullo Stretto (Imagoeconomica)
Un documento della Corte dei conti esce dal piano della legittimità e avanza valutazioni di merito su una delibera del Cipes. La toga che lo ha firmato è Valeria Franchi, un ex membro dello staff di Bellanova (e poi di Patuanelli) nel governo Conte 2.
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