Il presunto grande corruttore del governatore della Liguria Giovanni Toti, ovvero l’ottuagenario imprenditore Aldo Spinelli, ha spedito in soffitta la Liguria del turbo-governo di centrodestra, del Ponte ricostruito in un anno grazie al cosiddetto modello Genova, della diga foranea da 1 miliardo di euro, del tunnel sottomarino. Giornali e siti sembrano ansiosi di archiviare la stagione dei parvenu della politica capaci di picconare il granitico feudo rosso. Ma non considerano che le cose non cambieranno in fretta perché i potentati economici che controllano da sempre la Regione non si dimetteranno con Toti. Anzi. E non faticheranno a cambiar bandiera. Quando, nell’autunno del 2021,sui giornali spunta la notizia della visita di tre esponenti democratici sul suo yacht, Aldo Spinelli non sembra turbato e in una clamorosa conversazione con il figlio, registrata dagli investigatori, confessa: «Vabbé Roby, che siamo vicini al Pd lo sa tutto il mondo». Meno i giornali che in questi giorni stanno raccontando un altro Spinelli, uno Spinelli che non esiste, l’Aldo di centrodestra. Nella chiacchierata che abbiamo appena citato Spinelli junior prova a contraddire il padre: «Noi non siamo vicini a nessuno...». E il babbo si adegua: «No, noi siamo con tutti Roby... noi siamo imprenditori, giusto?». Sembra ripetere un ritornello che ha dovuto memorizzare con poca convinzione.
In fondo a chi gli aveva chiesto conto di una donazione al sindaco di Genova Marco Bucci, manager d’area leghista, aveva spiegato: «La faremo anche per altri e l’abbiamo sempre fatto: per il Pd, per Forza Italia, per la Lega, per chi ce lo ha chiesto». In un’altra conversazione, questa volta dell’agosto 2022, con l’ex presidente dell’Autorithy portuale, Paolo Emilio Signorini, spedito martedì nel carcere di Marassi, specifica: «Io non sono mai voluto entrare in politica perché oggi sei alle stelle e domani sei zero... l’imprenditore deve fare l’imprenditore… deve stare con tutti e con nessuno… io il contributo lo do a tutti». E cita la Lega e il Partito democratico, definito «l’unico che mi ha chiesto… 20.000 euro». Desiderio prontamente esaudito: «Io glieli ho dati, però, non so più niente, se li ha pagati il mio direttore, se non li ha pagati, perché è venuto Margini (probabilmente Mario, ex assessore regionale con Pci e Ds ed esponente della Fondazione Diesse, ndr)». Spinelli pensa che sia giusto aiutare la politica: «I partiti se no come vivono?». Ma forse non tutti vengono beneficiati allo stesso modo. In un’altra intercettazione u sciu Aldo riferisce a Burlando le presunte lamentazioni di qualche big del centrodestra, dopo una sconfitta alle urne: «Hanno dato la colpa a me, adesso, che Savona ha perso le elezioni... perché io non posso più fare finanziamenti ai partiti, adesso, essendo con i fondi, no? E non ho mandato una lira a nessuno...». Quindi sembra riportare le parole di un misterioso interlocutore: «Abbiamo perso le elezioni perché tu non ci hai aiutato!». Accusa prontamente rispedita al mittente: «Gliel’ho detto bello chiaro: “Io non posso aiutarvi, i fondi me lo hanno proibito, purtroppo non ci posso mica fare niente”».
Ieri questo pimpante vecchietto, accusato di corruzione e per questo agli arresti domiciliari nella sua spettacolare villa di Quarto dei Mille, si è presentato da solo in tribunale per rendere l’interrogatorio di garanzia. Ma il confronto con la gip Paola Faggioni è stato rimandato a lunedì per l’assenza dei suoi avvocati. La cancelleria si sarebbe dimenticata di notificare la convocazione. «Mi hanno lasciato solo. Non so perché» ha dichiarato l’indagato. Il quale, prima di tornare a casa, ha definito Signorini «un amico» e sui finanziamenti ha svicolato: «Male non fare, paura non avere». Nell’informativa riepilogativa, datata 15 dicembre 2023, della Guardia di finanza sulle indagini svolte nell’ambito della cosiddetta operazione Janua, viene ricostruita la visita di Burlando e dei due esponenti dem sullo yacht Leila 2 di Spinelli, in quel momento fresco di varo e attraccato a un molo della marina della Fiera di Genova.
Sono giorni particolarmente agitati per l’ex presidente di Genoa e Livorno che non riesce a far rinnovare la concessione trentennale per l’utilizzo del terminal rinfuse. Teme che il suo «nemico» Gianluigi Aponte, patron della compagnia Msc, stia cercando di subentrargli e quindi combatte con tutte le sue forze. E rispolvera i contatti nel Pd. In particolare rimette in pista Burlando, che ha sponsorizzato per anni, diventando anche promotore della sua associazione culturale Maestrale, utilizzata anche come terminale di erogazioni liberali. Nella loro annotazione gli investigatori della Guardia di finanza collegano l’appuntamento alla «fase di stallo venutasi a creare intorno al rinnovo della concessione». Il capitolo si intitola «Il pranzo sullo yacht di Spinelli con Claudio Burlando e altri esponenti locali del Partito democratico» e racconta che il 29 ottobre 2021, verso l’ora di pranzo, l’ex ministro dei Trasporti sale sull’imbarcazione insieme con due dirigenti del Pd: il vicepresidente del Consiglio regionale Armando Sanna e la componente della segreteria dem di Genova Vittoria Canessa Cerchi. Con loro c’è anche Giovanni Battista Poggi, per tutti Gian, dirigente comunale in passato considerato uomo di fiducia dei principali amministratori democratici di Genova e Regione, dallo stesso Burlando a Giuseppe Pericu e Marta Vincenzi. Completa la combriccola Giulio Schenone, uno dei maggiori imprenditori portuali italiani, rappresentante dei terminalisti della commissione consultiva dell’Autorità portuale. I finanzieri sorvegliano il summit grazie al sistema di videosorveglianza attivo nell’area.
Subito dopo il pranzo Roberto Spinelli viene contattato da un giornalista che sta preparando un articolo sul meeting, servizio che in effetti viene pubblicato il giorno successivo. L’imprenditore, intercettato chiede al cronista chi l’abbia informato, mostrando di sospettare che la fonte sia dentro al Pd. Alla fine il padre la prende con filosofia e spiega all’erede che l’uscita dell’articolo può diventare un’opportunità per «dare la sveglia anche agli altri». Il timore di Spinelli jr è che la notizia possa essere interpretata dal governatore come uno sgarbo («A questo punto Toti, belin, la prenderà come un tradimento»), preoccupazione che si dimostra fondata, tanto che il politico, per gli investigatori, inizialmente tenta di rallentare la pratica di concessione, sino alla «mezza pace» seguita a una telefonata di chiarimento. Toti con il cronista sbotta: «Con tutto quello che abbiamo fatto, con l’attenzione che abbiamo riservato a chi investe su questo territorio… e quelli poi vanno a riesumare i morti». Poi chiede un aiuto: «Fai tutto il retroscenone, scrivi te del nostro malumore». Il presidente, con Signorini, riprende il concetto, definendo Spinelli e Schenone «una banda di imbecilli» che pensano «di alzare l’asticella e fare l’asta di qua e di là» e che, nonostante le attenzioni ricevute dall’Autorità portuale, tentano una «garetta al rialzo». Quando il manager informa Toti del fatto che l’ex governatore sembra voglia esporsi pubblicamente contro la costruzione della nuova diga foranea, l’attuale presidente della Regione gongola: «Così impara Spinelli a farci i suoi pranzi, visto che la diga sostanzialmente è per lui!».
Passano pochi giorni e i due contendenti provano a spiegarsi. Toti rimprovera Spinelli: «Fate i pranzi con Burlando... vi spartite il porto». L’uomo d’affari ribatte che al pranzo avrebbe dovuto partecipare solo l’ex governatore dem e che gli altri due ospiti sarebbero arrivati a sorpresa. Nelle settimane successive la coppia di litiganti si ritrova sulla barca. E l’argomento vira nuovamente sui rapporti clandestini con il Pd dell’imprenditore. Spinelli non rinnega gli antichi legami e descrive un Burlando in piena forma, che sembra aver abbandonato la sua vita da Cincinnato nell’eremo di Torriglia, paesino dell’entroterra ligure. «Claudio non l’ho mai visto così attivo… mamma mia» esclama Spinelli. Il figlio gli fa eco: «Si è rimesso tutto in gioco». Toti dà corda ai due interlocutori: «Io l'ho visto, è ancora giovane Claudio, non c’è un cazzo da fare...». Spinelli spiega il segreto della forma dell’amico: «È in pensione e se ne batte il belino... lui va per funghi...». Toti segna il territorio: «Nel Pd sono dei pigmei, quindi fa anche bene […] la corrente di Claudio ha perso il congresso, perché c’era Sanna che ha perso il congresso, lo hanno preso a schiaffi, insieme a Romeo... ora, secondo me, contro Bucci candidano Terrile di bandiera». Il discorso passa su altre tematiche. Aldo non tocca più l’argomento Burlando. Ma Claudio gli resta nel cuore. Come dimostra la conversazione del 4 novembre 2021 che i due hanno avuto dopo l’uscita dell’articolo sul pranzo in barca. Un dialogo tra vecchi compagni che rimembrano i bei tempi che furono. Burlando chiama e chiede: «Te lo danno o no?». Il riferimento è probabilmente al terminal, ma l’imprenditore, prima di rispondere, vuole prima fugare i sospetti di esser stato lui la fonte del giornalista. Burlando replica: «O sei tu o è tuo figlio. Piantala lì, perché mi incazzo. […] Io ho ricevuto un messaggio del Secolo che mi chiedeva se le lasagne erano buone e dovevano ancora arrivare… quindi…». Poi lo mette in guardia: «Sai qual è il problema? Questa pubblicità ti danneggia». Spinelli non si spaventa: «Lo so, ma me ne frego […] quanti anni è che siamo amici io, te e Schenone?». Burlando: «Ah, sì, sì, belandi». Il colloquio si fa intimo. Spinelli: «Siamo andati insieme là, dove cazzo è, là a Bangkok…». Burlando aggiunge: «In Cina…». Spinelli conferma: «In Cina, belin…». Subito dopo insiste: «Io non so chi ha parlato, te lo giuro». Assicura di aver cercato consigli dal vecchio sodale e che si erano «aggiunte altre persone». Burlando replica: «Quelli sono venuti per conoscerti, che cosa vuol dire?». Spinelli ammette che «la ragazza è anche simpatica». Poi invita l’amico a «battersene il belino». L’altro fa sapere di essere «tranquillo come un papa». Parlano delle nuove leve del Pd («Abbiamo un po’ di giovani bravi sai?») e Spinelli preconizza che potrebbero dare del filo da torcere al sindaco Marco Bucci nelle elezioni del giugno 2022, «se trovate l’intesa tra tutti». Burlando predica calma: «Quest’anno è ancora presto per vincerla, la prossima volta forse sì, ma uno ci prova sempre». Per Spinelli, il primo cittadino «comanda tutto lui» ed «è onnipotente», mentre Toti «è in gran disgrazia e «Signorini, poverino, fa quello che dice il sindaco». Burlando conferma l’impotenza dell’ex presidente del porto: «Non conta un cazzo». Concordano sul fatto che a Genova comandi Bucci e nessun altro. Poi parlano di un dirigente dello scalo marittimo che «si ubriaca di vino». E Spinelli conclude: «Mi aveva portato a Ricaldone con Bersani a vedere la tomba di un attore o di un cantante, non mi ricordo più di chi». Burlando non ha dubbi: «Di Luigi Tenco». Spinelli chiude la chiacchierata con un ultimo pensiero alle sue concessioni: «Io non lo chiamo il sindaco, aspetto qualche settimana […] e poi scateno gli avvocati». Se questo è il miglior amico della destra, preferiamo non immaginare i suoi nemici.
«Con Draghi al Quirinale saremmo in una botte di ferro per 7 anni...»
Non solo Pd. Aldo Spinelli, l’imprenditore genovese indagato nell’inchiesta sul governatore ligure Giovanni Toti, aveva anche una fascinazione per Mario Draghi. A gennaio del 2022 Spinelli è al telefono con Paolo Emilio Signorini, all’epoca presidente del porto di Genova. I due sono molto amici, e trascorrono spesso week end in un lussuoso hotel di Montecarlo, a spese dell’imprenditore. Vacanze che sono costate ai due l’accusa di corruzione, e all’ex presidente dell’Adsp anche la custodia cautelare in carcere. Nella conversazione i due parlano dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica, che in quelle settimane tiene banco. E Spinelli punta su Draghi: «Bisognerebbe fare Draghi, belin». Signorini concorda, e a quel punto l’imprenditore si lancia a ipotizzare un vantaggio nella nomina al Quirinale dell’allora premier: «Bisognerebbe fare Draghi ragazzi... per sette anni noi siamo in una botte di ferro...».
Spinelli però teme qualche brutto scherzo dalla Lega: «Bisogna fare Draghi, ma che non dicano belinà... Salvini che non rovini tutto... e che poi ci sarà la guerra per il presidente del Consiglio...». La passione di Spinelli per Draghi era probabilmente nota anche a Toti, che il 9 febbraio del 2022, chiama l’imprenditore, esordendo così: «Sei contento che t’ho portato Draghi e ti ha detto che ti fa la diga... così almeno...». Il riferimento è una vista dell’ex premier a Genova, e Spinelli è entusiasta: «No, guarda... sono veramente, non felice, di voi tre, ma di più, perché immagino che quello sia un colpo veramente eccezionale, che hai fatto. Adesso, poi, mi devi far fare cavaliere della Repubblica perché, guarda...». Toti glissa: «Quello dipende da Mattarella...». L’imprenditore però insiste: «Eh, va beh, Mattarella, belin, 70 anni che lavoro, non lo so io, se non mi merito...». Toti però si smarca: «Dai, c’hai ragione... Ma io c’ho un miglior rapporto con Draghi che con Mattarella». Spinelli rassegnato commenta: «Lo so, ho visto, ho visto, ho visto ma siete stati veramente bravi, perché io è 30 anni che lotto per la diga. Ho detto che Signorini è il miglior presidente del mondo...».
Quando si parla di Draghi non può mancare Luciana Lamorgese. Il 22 marzo 2022 era ancora ministro dell’Interno e solo un mese prima era scoppiato il conflitto tra Russia e Ucraina. Un imprenditore, Luigi Alberto Amico, a capo di un’azienda leader in Europa nelle ristrutturazioni degli yacht di lusso, ha necessità di incontrare Toti e Signorini. L’opportunità dell’incontro matura tramite il capo di gabinetto di Toti, Matteo Cozzani, arrestato con l’accusa di corruzione. Ed è a casa sua che viene organizzato l’incontro. «Nel corso della conversazione», annotano gli investigatori, «l’imprenditore lamenta cospicue perdite dovute a una diminuzione della clientela russa e al problema legato allo shore pass (un permesso temporaneo marittimo, ndr), motivo per cui lo stesso chiede a Cozzani un intervento politico più incisivo, atteso che le istanze promosse tramite Signorini non hanno sortito alcun effetto». Il capo di gabinetto, sottolineano gli investigatori, «si dice pronto a percorrere alcune piste attraverso propri referenti al ministero dell’Interno, nonché avanzando l’ipotesi di ricorrere direttamente a Lamorgese». Il nome del ministro ricompare ancora negli atti d’indagine, ma solo perché Toti a un certo punto, durante una telefonata, ha raccontato di non provare molta simpatia per l’ex ministro: «Mi ha chiamato Lamorgese... ho sempre rifiutato... due settimane fa... ho fatto i conti con lei...». Negli atti però spuntano anche altri ministri del governo Draghi. A telefono Spinelli e Toti si confrontano sulla situazione politica. E Spinelli comunica al governatore ligure che «sono tutti preoccupati, tutti quelli della Lega, cosa combini, con Renzi (Matteo, leader di Italia viva, ndr), cosa combini adesso con Di Maio (Luigi, in quel momento ministro degli Esteri e capo politico dei pentastellati, ndr), ti devo dire che Di Maio è maturato molto». E Toti replica: «È cresciuto tantissimo, è un ragazzo sveglissimo». Ipse dixit.