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Lo ha detto Riccardo Preve, presidente della Federazione dei Risifici Europei (Ferm), a margine dell'evento sul riso organizzato all'Eurocamera di Bruxelles dall'eurodeputato di Fratelli d'Italia Carlo Fidanza.
Lo ha detto Riccardo Preve, presidente della Federazione dei Risifici Europei (Ferm), a margine dell'evento sul riso organizzato all'Eurocamera di Bruxelles dall'eurodeputato di Fratelli d'Italia Carlo Fidanza.
Nel cuore della Lomellina, dove sono maturate le indagini sull’omicidio di Garlasco e dove sono ora concentrate quelle sul «Sistema Pavia», si sarebbe consumata anche una guerra del riso. Uno scontro tra titani europei della produzione, che da sempre viaggia sotto traccia ma che, ora che i riflettori sull’omicidio di Chiara Poggi si sono riaccesi, viene riportata alla luce. A stanare uno dei protagonisti della contesa è stato Andrea Tosatto, scrittore con due lauree (una in Psicologia e una in Filosofia) e una lunghissima serie di ironiche produzioni musicali (e non solo) sul caso Garlasco. Venerdì ha incontrato Fabio Aschei, che definisce «uno con tante cose da raccontare su ciò che succedeva nella Garlasco di Chiara Poggi».
Nelle prime battute c’è tutto. L’imprenditore, poi fallito («aiutato a fallire», dice Tosatto), spara subito i colpi che da anni tiene in canna e descrive il settore come «abbastanza controllato», nelle mani di «pochi operatori», dove gli «equilibri» saltano facilmente perché servirebbe a coprire delle «attività collaterali». Quali? «Traffico di stupefacenti, di rifiuti, di armi e riciclaggio».
La storia entra subito in una palude. E se «una volta ti sparavano», dice Aschei, «ora ti fanno fuori col sistema giudiziario». Aschei finì in un’inchiesta sulla ’ndrangheta istruita da Federico Cafiero de Raho, all’epoca procuratore di Reggio Calabria e ora parlamentare pentastellato. Poi è stato assolto dalle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa e spaccio. «Ma», dice alla Verità, «dopo un viaggio che hanno fatto dei magistrati di Pavia in Calabria, ho fatto 2 anni e 6 mesi di domiciliari e l’intestazione fittizia di società, unico reato che era rimasto in piedi, è finito in prescrizione». E se con Tosatto, mentre mette in fila nomi e circostanze, tira dentro pure la «massoneria», i «sogni» dell’avvocato Massimo Lovati «usati per mandare dei messaggi» e il santuario della Bozzola, «dove», secondo Aschei, «c’era un giro del riciclaggio di denaro frutto dell’attività di prostituzione a Garlasco», in un esposto che porta la sua firma (che la Verità è riuscita a recuperare), completa la sua versione piena di nodi irrisolti. Che parte dalla sua azienda, «fatta a pezzi» nell’ambito di una partita che sarebbe molto più grande.
E che presenta una coincidenza (ma non l’unica): il suo avversario sarebbe un certo Sempio, magnate delle risaie, che nelle intercettazioni sarebbe diventato «Sepio». E che nell’intervista con Tosatto viene indicato come «forse» parente «non direttissimo» di Andrea, ma che nell’esposto si trasforma in un elemento centrale nella sua vicenda. Il documento va trattato con prudenza. Perché non tutto ciò che Aschei sostiene è facilmente verificabile. Molti passaggi citano inchieste e fatti reali, ma le connessioni che costruisce sono personali. Il risultato è un mosaico complesso, in cui pezzi riscontrabili e pezzi soggettivi si mescolano. E in cui compare una seconda coincidenza. Aschei ha parlato di traffico di rifiuti. E la mente non può che correre a Giorgio Comerio, l’armatore con una residenza a Garlasco, che compare in diverse inchieste degli anni Novantaq, compresa quella sulle «navi dei veleni» usate per smaltimenti illeciti in mare.
La guerra del riso, afferma ora Aschei, «affonda le sue radici in quel periodo, ma questa è una storia molto complicata da ricostruire». Subito dopo sostiene: «Io ci sto provando perché devo capire fino in fondo cosa mi è capitato». E dopo aver attraversato parecchie ere giudiziarie questa guerra, a dire di Aschei, arriverebbe fino alle vecchie inchieste sull’omicidio Poggi. Quelle di oggi, invece, l’imprenditore le descrive come intente a «sollevare fumo per delle indagini» che, in realtà, sarebbero «molto più pesanti». O, almeno, questa sembra la sua speranza.
«Qui», spiega alla Verità, «di imprenditori come me che sono finiti nel tritacarne ce ne sono moltissimi e gli equilibri stanno cambiando ancora». Parole sibilline. Nelle quali, se si è facilmente suggestionabili, è facile inserire molto di ciò che sta accadendo. Compresi gli scontri frontali che si stanno consumando tra l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti e la Procura di Brescia che l’ha iscritto nel registro degli indagati per una ipotesi di corruzione in atti giudiziari legata all’archiviazione del 2017 del procedimento in cui era indagato Andrea Sempio. L’altro giorno il difensore di Venditti, l’avvocato Domenico Aiello, ha definito quello dei pm «un atteggiamento farisaico», visto che non si erano presentati davanti ai giudici del Riesame. Il procuratore generale Guido Rispoli e il procuratore Francesco Prete ieri hanno replicato, avvisando che «i recenti attacchi sopra le righe nell’ambito di un’indagine di forte rilevanza mediatica rischiano di far deragliare il processo penale su terreni impropri». Aiello ha controreplicato: «Sarebbe stato il momento giusto per presentare le scuse e assumere una decisione doverosa e responsabile». Frizioni che, per quanto sopra le righe, però, restano ancora nel perimetro della giustizia e sembrano difficili da inscrivere, per ora, nella velata trama della guerra del riso.
«Non basta la leadership produttiva, serve anche quella politica e partiamo da Risò, il primo festival internazionale che porta a Vercelli buyers da tutto il mondo e i migliori operatori, per lanciare un’alleanza tra i Paesi risicoli europei a difesa della qualità e del mercato»: parole di Francesco Lollobrigida. Per la prima volta si mette insieme il riso come economia, il riso come gioiello enogastronomico, il riso come civiltà rurale ma anche come ricerca per dare forza al protagonismo produttivo dell’Italia. Siamo il primo produttore del miglior japonica (il riso a chicco grosso), ma dobbiamo batterci ad armi impari, per colpa dell’Ue, contro i produttori di indica (è il riso a chicco lungo, inadatto per esempio ai risotti, ma anche al sushi) che arriva da Oriente dove si coltiva tenendo i contadini in semischiavitù e senza alcun rispetto per l’ambiente.
Risò apre oggi e prosegue fino a domenica con una serie di declinazioni che vanno dall’assaggio alla Borsa fino ai seminari sulla ricerca. A tenere insieme tutto, la volontà del ministro per la Sovranità alimentare di sfruttare l’alleanza europea per contrastare le fughe in avanti dell’Ue col Mercosur - che resta, per quel che riguarda l’Italia, un «sorvegliato» speciale - con gli accordi bilaterali a dazi quasi zero con Paesi come Vietnam, Birmania, Cambogia che ci invadono con prodotti di scarsa qualità e a prezzi insostenibili per i nostri risicoltori.
«Per contrastare questa situazione», spiega Lollobrigida, «offriamo agli altri Paesi produttori europei lo schema Italia che ruota attorno all’Ente risi, un’istituzione che non ha pari in Europa, che promuove la ricerca agronomica e scientifica, monitora il mercato e fa da volano per le imprese. Se mettiamo insieme il nostro riso - l’Italia fa il 58% della produzione europea - con la Spagna (27%), il Portogallo e la Grecia (7% ciascuno) con i Paesi balcanici e li “leghiamo” con un’attività simile a quella dell’Ente risi, abbiamo l’opportunità di contrastare sia il dumping che ci viene da Oriente, sia le quantità che arriveranno dal Sud America affermando tre principi per noi inderogabili anche in rapporto al Mercosur: stessi standard produttivi, stessi obblighi sociali, stessa garanzia di salubrità».
A conferma che questa fermezza c’è di tutto il governo: ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha detto: «Per il Mercosur continueremo a vigilare sulle misure che riguardano l’agricoltura da cui dipenderà il nostro giudizio finale». L’Italia produce circa 1,5 milioni di tonnellate di riso, valgono un miliardo e mezzo di euro all’anno, di cui quasi la metà vengono esportate. Gli ettari coltivati sono 226.000 concentrati tra Vercelli, Novara e Pavia, ma con risi di qualità nel Veronese, lungo il Delta del Po, in Toscana, in Sardegna, nella piana di Catania, nelle pianure delle Marche. È anche un gioiello gastronomico che racconta la biodiversità in campagna e a tavola: si va dal riso giallo meneghino, al sartù napoletano, dai frascarelli marchigiani, al riso alla pilota mantovano, dalla Panissa vercellese all’arancino catanese. Di tutto questo si assaggia a Risò. Ma senza i coltivatori non si va da nessuna parte. La Coldiretti da Vercelli dice, col presidente Ettore Prandini: «I dazi agevolati concessi a Vietnam, Cambogia e Birmania hanno fatto quintuplicare le importazioni mettendo in ginocchio i produttori italiani e dimostrando i rischi legati alle agevolazioni concesse senza far valere il principio di reciprocità».
A sostenere questa posizione ci sono il presidente di Coldiretti Piemonte, Cristina Brizzolari (produce riso di altissima qualità con l’etichetta Riso Buono) e l’ad di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia. E mettono in evidenza: «Il Mercosur prevede l’ingresso progressivo di riso a dazio zero fino a 60 milioni di chili. L’Europa apre il mercato italiano al primo Paese produttore non asiatico con un potenziale di oltre 10 miliardi di chili di riso. Anche qui il vero nodo della questione è la mancanza di reciprocità». Codiretti indica che il 60% del riso che entra in Italia beneficia di tariffe agevolate e gli arrivi dai Paesi asiatici sono passati dai poco più di 9 milioni di chili di sedici anni fa ai quasi 50 milioni attuali. Per questo - sostengono tanto Prandini quanto Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti, «L’introduzione di una clausola di salvaguardia automatica al superamento delle soglie d’importazione resta uno strumento essenziale per riequilibrare la concorrenza, garantire reddito ai produttori e difendere il riso italiano».
Il tema, lo conferma Lollobrigida, è far sì che l’Ue mantenga ciò che Ursula von der Leyen, nel discorso sullo stato dell’Unione, ha affermato. Sostiene il ministro: «Von der Leyen ha detto tutto ciò che l’Italia dice da tempo: gli agricoltori non sono solo operatori economici, ma custodi del territorio; non possono subire la concorrenza sleale da chi non rispetta i nostri standard ambientali e sociali; non devono essere sotterrati dalle scartoffie, ma sono meritevoli di fiducia. Ora vediamo i fatti». Ma Coldiretti non è convinta: «Le belle affermazioni della Von der Leyen si scontrano impietosamente con la realtà dalle sua Commissione che colpisce duramente il settore agricolo, dal taglio del 20% dei fondi Pac alla stipula di accordi come il Mercosur senza far valere il principio di reciprocità».
Magari con un risotto fatto col Carnaroli (quest’anno si festeggiano gli ottanta anni dalla creazione di questo ibrido straordinario) anche la baronessa può trovare la forza di passare dalle parole ai fatti.
Noi italiani quando pensiamo al riso abbiamo due riflessi condizionati: il risotto e l’insalata. Invece questo, che è il primo cereale al mondo, sfama tre quarti dell’umanità, ha infinite occasioni gastronomiche. Farlo al forno consente di esaltarne la croccantezza e noi che abbiamo la fortuna di avere - grazie alla fatica e alla sapienza dei nostri coltivatori - il miglior Japonica, possiamo sfruttare al massimo questa cottura. Tra pochi mesi si celebreranno gli 80 anni del Carnaroli - ibridazione operata da Angelo De Vecchi tra Vialone nero e Lencino - e dunque conviene prepararsi a onorare il riso, magari in forma regale!
Ingredienti - 360 gr di riso italiano (Vialone, Carnaroli, Arborio, ma va benissimo anche il Roma) due o tre cipollotti freschi, un cespo di radicchio rosso, 150 gr di speck affettato sottilmente, 200 gr di Provolone dolce (o altro formaggio), 150 gr di burro di primo affioramento, 4 cucchiai di Parmigiano Reggiano o Grana padano grattugiato, 4 cucchiai di pangrattato, sale e pepe q.b.
Procedimento - Mettete a lessare il riso in una pentola con acqua calda, ma non salata. Tritate finemente i cipollotti e fateli stufare in tre quarti del burro in una padella, mondate e tagliate a striscioline il radicchio e fatelo stufare con la cipolla aggiustando di pepe e di sale e se serve aggiungete appena un po’ di acqua di cottura del riso. Tritate grossolanamente lo speck e aggiungetelo al radicchio e fate a cubetti piccoli il Provolone. Scolate il riso a tre quarti di cottura (circa 10 minuti da quando alza il bollore) e saltatelo in padella per meno di un minuto. Fuori dal fuoco aggiungete il Provolone e il formaggio grattugiato. Mantecate vigorosamente in modo che il riso trattenga tutto il condimento. Imburrate una teglia da forno (noi abbiamo usato uno stampo da budino, va benissimo una tortiera a cerniera) e cospargetela di abbondante pangrattato. Riempitela col riso pressando bene. Infornate a 190 gradi per circa 15 minuti (volendo date due minuti di grill a fine cottura). Sformate e servite guarnendo con radicchio fresco.
Come far divertire i bambini - Fatevi aiutare a condire il riso e a sistemarlo nella tortiera.
Abbinamento - Per assonanza geografica tanto col radicchio quanto col riso abbiamo scelto uno spumante metodo classico dei Monti Lessini da uva durella. Vanno bene tutti gli spumanti purché secchi o vini bianchi di carattere.
Le merci agricole sui mercati mondiali si trovano in una fase di boom dei prezzi che sta raggiungendo livelli preoccupanti. L’inflazione in Europa è scesa a ottobre, nell’area euro, al 2,9%, ma se si guarda al solo comparto alimentare, questo a ottobre ha fatto segnare un +6,3%. Il calo dell’inflazione è stato dovuto quasi interamente al crollo dei prezzi dell’energia, mentre sui beni alimentari c’è grande tensione.
Per quanto riguarda il riso, per esempio, l’India, il maggior esportatore mondiale, è alle prese con un raccolto al di sotto delle aspettative. Si stima un calo dell’8% per quest’anno. Già lo scorso luglio il governo del primo ministro Narendra Modi aveva avviato un inusuale limitazione alle esportazioni del riso non basmati che aveva fatto salire i prezzi e agevolato fiscalmente l’import da Paesi terzi. La mossa era tesa a limitare gli aumenti dei prezzi sul mercato interno indiano, dove il riso è una base fondamentale dell’alimentazione. La crisi indiana si riflette sui prezzi di tutti i maggiori Paesi produttori. Il prezzo del riso dal Vietnam è arrivato a 645 dollari a tonnellata, il massimo degli ultimi 15 anni. Oltre allo raccolto scarso, un eventuale prolungamento dei limiti alle esportazioni dall’India potrebbe causare una permanenza di prezzi alti per il mercato mondiale, se non addirittura un ulteriore aumento.
Pure l’olio di oliva preoccupa. Anche in questo caso è il raccolto scarso a causare un’impennata dei prezzi. La Spagna, in particolare, che è il maggior produttore (40% della produzione mondiale) vedrà il raccolto ridotto di un terzo rispetto alla media degli ultimi anni. La causa è dovuta alla siccità che ha colpito il Sud del Paese da due anni a questa parte. Il raccolto 2023/2024 si preannuncia, quindi, costoso e i prezzi rimarranno alti almeno sino alla prossima estate. In Spagna il prezzo all’ingrosso ha raggiunto gli 8.600 euro a tonnellata, +155% rispetto a due anni fa. In Italia il prezzo ha toccato i 9.100 euro a tonnellata e ora è sceso a 8.700 euro a tonnellata: +58% rispetto a un anno fa.
Venendo al caffè, due giorni fa l’Intercontinental exchange (Ice) ha emesso un rapporto nel quale certifica che nei suoi magazzini sono presenti 380.033 sacchi da 60 kg di caffè arabica, il livello più basso degli ultimi v24 anni, ovvero da quando la regolazione fisica dei futures è permessa all’Ice.
Questo significa che sul mercato i prezzi incentivano i commercianti a non tenere immagazzinate le scorte ma a vendere il prodotto sul mercato, anche a causa dei tassi di interesse alti che scoraggiano dall’indebitarsi a breve termine per accumulare scorte. Pur avendo un prezzo ancora in una forbice non preoccupante, attorno a 1,64 dollari la libbra, la tendenza al rialzo è molto marcata e prelude a un rialzo consistente, che potrebbe verificarsi nelle prossime settimane. Sono soprattutto Honduras e Brasile i Paesi produttori che potrebbero iniziare una corsa al rialzo dei prezzi.
Anche il cacao è in corsa, avendo fatto segnare a Londra, pochi giorni fa, il prezzo record di 3.385 sterline a tonnellata. L’inizio della salita dei prezzi del cacao risale all’agosto 2022 e da giugno 2023 ogni mese è stato registrato un nuovo record storico di prezzo. Ma in questi giorni la salita sta diventando verticale. Il calo della produzione in Costa d’Avorio e in Ghana sta influenzando i prezzi, a fronte di una domanda che non accenna a diminuire.
Lo zucchero è in una fase di boom dei prezzi, avendo toccato i 27,6 centesimi di dollaro alla libbra (per lo zucchero grezzo), il massimo degli ultimi undici anni. Ci sono, infatti, dei cali nella disponibilità del prodotto soprattutto in Brasile, uno dei maggiori esportatori, mentre si segnala un aumento della domanda. Nel mese di ottobre sono uscite dal Paese sudamericano 2,88 milioni di tonnellate, contro i 3,1 milioni di tonnellate dell’ottobre 2022.
Infine, il succo d’arancia concentrato ha toccato tre giorni fa il massimo storico sul mercato Ice, arrivando a 4,17 dollari la libbra. Si tratta di un mercato molto più piccolo di altri, dunque più facile da muovere disponendo dei capitali necessari. Tuttavia, i fondamentali restano al rialzo, a causa di una malattia che ha colpito le piante e che rende inutilizzabile gran parte del raccolto. Si tratta di un batterio che si nutre della linfa degli alberi e che viene trasportato da un minuscolo insetto, la psilla. Stati Uniti, Brasile e Messico ne sono stati colpiti in maniera massiccia.
L’impatto sul carrello della spesa di tutti questi rialzi dei prezzi in parte si è già verificato, in parte si vedrà più avanti. Intanto nell’Unione europea sembra ci sia una tendenza ad esasperare i problemi anziché risolverli. La questione degli imballaggi relativi proprio agli alimentari, tra gli altri prodotti, sembra fatta apposta per appesantire l’onere sul portafoglio dei cittadini. La normativa che rischia di essere approvata nelle prossime settimane, infatti, porterà a un rincaro del costo degli imballaggi particolarmente in Italia, molto avanti sul riciclo ma indietro sul ri-uso (che è, invece, ciò che l’Ue vuole imporre).
Con eccezionale tempismo, Bruxelles si distingue ancora una volta per aggravare i problemi anziché per risolverli.

