ricoveri covid

Covid, i casi scendono ma il delirio resta
Ansa

Senza restrizioni e con le quarte dosi al palo inizia la discesa delle infezioni. In Emilia Romagna un ragazzo annega in piscina, si scopre la positività dopo la morte e finisce tra le vittime del virus.

Barano sui morti per smaltire i vaccini
(Artur Widak/NurPhoto via Getty Images)
Torna la propaganda terroristica sul virus e fa leva sul numero crescente di decessi. Che però sono fasulli: come hanno spiegato bene i rianimatori, in terapia intensiva l’86% dei positivi è ricoverato per ben altre patologie. E sono quelle che risultano fatali, non il Covid.
Pochissimi in rianimazione per il Covid
Nel riquadro, Antonino Giarratano
Il presidente della Siaarti Antonino Giarratano: «Solo il 13,5% dei ricoverati in terapia intensiva ha il virus e solo il 5,1% di loro ha sintomi respiratori. Noi però siamo obbligati a testare tutti, anche chi ha avuto un incidente. Non ha più senso applicare i protocolli dell’emergenza».
  • Dagli infettivologi friulani a Matteo Bassetti al primario del Niguarda, tutti d’accordo: i test a tappeto fanno grossi danni. «I pazienti arrivano per altre patologie, poi li scopriamo positivi e la gestione diventa un problema. Senza contare i colleghi costretti a rimanere a casa».
  • Il prof Massimo Crapis: «Per separare gli infetti, non riusciamo a ricoverare pazienti con Tbc».

Lo speciale contiene due articoli.

  • Il percorso per vedersi riconosciuta una correlazione con la puntura è lunghissimo e tortuoso. Tempi biblici: la competenza è regionale e la trasparenza scarsa. Il governo ha messo a disposizione 50 milioni, una somma che rischia di essere irrisoria.
  • Chi lavora in ospedale non ha dubbi: «Positivi ricoverati per altre cause». Dal Veneto alla Sicilia, la quasi totalità scopre il contagio dopo l’ospedalizzazione.

Lo speciale comprende due articoli.

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