Otto coppie su 10 che dovevano sposarsi nel 2020 hanno già fissato una data per il 2021. Di queste, il 95% non ha intenzione di rinunciare al ricevimento e il 33% alla luna di miele, che diventerà una mini moon. Sono numeri che lasciano intuire perché è fondamentale trovare una soluzione efficace riguardo alle misure di sicurezza per riprendere a celebrare i matrimoni in tutta tranquillità e con le dovute attenzioni che questo giorno così speciale si merita.
Tra i vari settori che da un anno a questa parte subiscono gli effetti della pandemia vi è senza dubbio quello nuziale. Nell'occhio del ciclone non ci sono solo migliaia di coppie che da più di 365 giorni si trovano in bali di decreti, regioni che cambiano colore e divieti, ma anche i fornitori, che si vedono impossibilitati a svolgere il proprio lavoro in modo regolare.
Per avere un'idea dei volumi del mercato nuziale in termini di persone, ogni anno in Italia, più di 195.000 coppie decidono di sposarsi, mentre riguardo al volume d'affari diretto, i matrimoni generano circa 4,75 miliardi di euro. In termini occupazionali stiamo parlando di circa 400.000 posti di lavoro. A questo proposito Matrimonio.com, parte del gruppo The Knot Worldwide e portale leader del settore nuziale in Italia, progettato per aiutare gli sposi ad organizzare il giorno più felice della loro vita, ha stilato un report in cui racconta come sarà lo scenario del settore wedding nei prossimi mesi e quali potrebbero essere le misure da adottare rispetto alla pandemia da Covid-19.
Secondo un sondaggio realizzato nel febbraio 2021 su 4.427 coppie sposatesi nel 2020 o con data di matrimonio nel 2020 poi posticipata al 2021, il 91% delle celebrazioni rinviate si terrà presto, ancora in attesa di sapere con quali misure potranno essere realizzate. A oggi, solo il 9% delle coppie non ha ancora fissato una nuova data per il matrimonio. Sebbene i segnali siano positivi, il settore in un anno è radicalmente cambiato. Ad allungarsi, per esempio, sono i tempi medi di pianificazione. In Italia, secondo Il Libro Bianco del Matrimonio, le coppie impiegano circa 12 mesi per organizzare «il giorno più bello». Oggi i tempi di sono dilatati e si attestano tra i 18 e i 24 mesi. Un tempo extra «utile a finalizzare non solo i dettagli ma anche a ottimizzare il budget».
Se il 95% delle coppie ha dichiarato che celebrerà sia con cerimonia che ricevimento e il 58% ha sottolineato come il matrimonio sarà l'evento principale del 2021, il 64% degli intervistati da Matrimonio.it ha spiegato come piani e dettagli inizialmente concordati sono cambiati a causa della pandemia. Pur non avendo più la possibilità di partecipare a fiere ed eventi per le coppie in procinto di fare il grande passo, « È importante non perdere l'entusiasmo» ha commentato Nina Pérez, ceo di Matrimonio.com. «I fornitori si sono adeguati alla nuova situazione, realizzano videocall e tour virtuali delle location per i futuri sposi. Un accorgimento che stanno utilizzando molte coppie: aggiungere alle Wedding Bag mascherine, gel igienizzanti e altri gadget personalizzati per salvaguardare la salute dei presenti. L'amore vince sempre, e superati tutti questi ostacoli, l'emozione del grande giorno sarà ancora più grande».
A cambiare è anche il viaggio di nozze. Il 33% delle coppie dichiara che ha fatto/farà una mini moon (un piccolo viaggio subito dopo la celebrazione del matrimonio, ndr.) per poi fare il viaggio di nozze vero e proprio quando sarà possibile. Un dato che incoraggiante anche per il settore del turismo che ha sottolineato come il 63% delle coppie ha già posticipato il proprio viaggio, mentre solo il 7% ha deciso di non organizzarlo.
Sul sito di Matrimonio.com sono più di 62.000 le aziende registrate che lavorano per i matrimoni e che sono state fortemente colpite dalla situazione attuale. Malgrado dal sondaggio realizzato con oltre 2.360 aziende del settore nuziale, si evince che il 67% dei fornitori pensa che offrire test agli invitati potrebbe essere una buona soluzione per garantire la sicurezza dell'evento, tuttavia si tratta di un argomento fortemente dibattuto e vi è un'ampia diversità di opinioni riguardo costi e fattibilità.
Tutte le misure di sicurezza per celebrare un matrimonio in tranquillità
Per il 78% degli intervistati, la salute e la sicurezza degli invitati è l'aspetto più importante nell'organizzazione del matrimonio in tempi di crisi sanitaria. Ecco le misure che prenderanno:
- Ridurre la lista degli invitati. ll 46% delle coppie ha ridotto leggermente la lista invitati
- Spostare la data a un altro giorno della settimana (24%). Le coppie si adattano alle circostanze e riadattano il loro matrimonio per poterlo celebrare.
- Misure molto diffuse durante il ricevimento (75-100%):
- Sedute e/o tavoli allestiti con distanza di sicurezza
- Mascherina obbligatoria per il personale di servizio
- Uso del gel idroalcolico
- Obbligo di indossare mascherine, tranne durante il momento dei pasti
- Incoraggiare il distanziamento sociale tra gli ospiti
- Misurazione della temperatura corporea
- Tampone rapido prima del ricevimento
Sposarsi al tempo del Covid. Un'impresa quasi titanica, grazie al combinato disposto di virus e burocrazia, una pandemia doppia: sanitaria e normativa. Primo scoglio: l'intervallo imposto dalla legge, in sede di rito civile, dopo la presentazione della richiesta. È il cosiddetto tempo di affissione delle pubblicazioni, otto giorni più altri tre «per eventuali opposizioni», e solo dopo si può scegliere sala e data della cerimonia.
Secondo scoglio: non è che uno si può sposare nel giorno in cui vorrebbe. Siccome in famiglia siamo legati al numero 7, la scelta era caduta su lunedì 7 dicembre (tendo a concentrare le ricorrenze: in un colpo solo, avremmo celebrato i miei 60 anni e il matrimonio), ma alla fine abbiamo dovuto ripiegare, per rispettare la cabala, su giovedì 17. Come mai? Perché a Roma ci sono solo due sale destinate allo scopo, ma entrambe il lunedì sono chiuse, come i barbieri. Una delle due, poi, è operativa solo nei weekend.
Terzo scoglio: l'indicazione del celebrante. Che se è persona diversa dal sindaco, nel nostro caso Virginia Raggi, deve essere da lei delegata. Quindi, in sostanza, risultare soggetto irreprensibile e senza carichi pendenti. Noi abbiamo pensato di vincere facile, designando Adriano Panatta, romano «de Roma», il che - ritenevamo - avrebbe agevolato la pratica. Macché: avendo infatti lui nel frattempo trasferito la residenza a Treviso, città della sua neomoglie Anna Bonamigo, la circostanza ha fatto partire un ping-pong tra i Comuni che si è risolta giusto in tempo, grazie alla tempestività di funzionari solerti, che tali sarebbero stati, ne sono certo, anche se la richiesta non avesse riguardato il nostro più grande campione di tennis (dell'altro secolo).
Ho chiesto a Panatta di svolgere il delicato ruolo non solo perché il 10 ottobre scorso si è sposato per la seconda volta, testimoniando il desiderio di vedere prevalere la speranza sull'esperienza. Ma soprattutto per fargli smentire platealmente quanto dettomi 25 anni fa, quando in una serata che non doveva essere per lui particolarmente allegra mi spaventò: «Il giorno in cui mi inviterai al tuo matrimonio, vengo e ti sparo prima che tu possa pronunciare il fatidico sì».
Quarto scoglio. I presenti potevano essere al massimo in numero di 14 (date le misure dello sala), ovvero otto invitati, al netto dei due nubendi con un testimone a testa, il celebrante e il fotografo, il mitico Umberto Pizzi, anche lui pronto a onorare un vecchio impegno, espresso in vernacolo: «Il giorno che tte sposi, te faccio er servizio» (e anche qui non ho mai capito se fosse una promessa o una minaccia). In sostanza, solo i parenti stretti.
In realtà, neppure quelli, e siamo al quinto scoglio: perché essendo mia sorella, mio cognato e mia nipote residenti in Toscana, regione arancione, causa divieti agli spostamenti fuori confine non hanno potuto raggiungere Roma (sicché mi sono sposato senza nessuno della mia famiglia presente, triste situazione speculare a quella che ho vissuto tra aprile e maggio, quando sono morti i miei genitori a distanza di tre settimane uno dall'altra, ma non ho potuto far loro neppure il funerale, sempre a causa del Covid).
A fronte degli impicci durati settimane, la cerimonia si è poi svolta in 30 minuti scarsi: tutti con la mascherina e rigorosamente a distanza, in un clima vagamente surreale, data la presenza di una funzionaria che scandiva con cipiglio teutonico quando e come avvicinarci, togliendoci e rimettendoci il bavaglio, disposizione draconiana ma giustificata dal successivo matrimonio in programma lo stesso giorno, che imponeva una necessaria attenzione alla sanificazione dell'ambiente.
A seguire non c'è stato alcun banchetto, sesto scoglio: sono proibiti, com'è noto, gli assembramenti, e pazienza se la circostanza ti ha fatto bollare come un tirchio dal braccino corto, «con la scusa del contagio, hai risparmiato sulle spese». Ma in ogni caso, settimo scoglio: a tutti gli intervenuti è stato chiesto preventivamente di fare il tampone.
A portare gli anelli è stato nostro figlio, protagonista suo malgrado di uno scoglio nello scoglio: avremmo voluto arrivasse all'appuntamento forte del doppio cognome, anche grazie a una sentenza della Corte Costituzionale del 2016 che ha semplificato la materia. Purtroppo, solo sulla carta, come sempre succede in questo sgangherato Paese. Cosa ha stabilito la Suprema Corte? Che è illegittima la norma che impone l'attribuzione automatica ed esclusiva del cognome paterno al figlio. Ergo: i due genitori possono di comune accordo attribuire il doppio cognome. Lucia ed io abbiamo così concluso che bastasse presentarsi all'ufficio Anagrafe per far annotare la modifica (unico modo per non far estinguere il cognome di mia moglie). Sbagliato! Come si legge nella «circolare del Dipartimento per gli affari interni e territoriali ai prefetti», peraltro diramata 6 mesi dopo, «le novità in esame trovano applicazione per gli atti di nascita che si formano dal giorno successivo alla pubblicazione della citata sentenza, avvenuta il 28 dicembre 2016». E per quelli che si formano anche solo pochi giorni prima? La procedura rimane la precedente in vigore, ovvero deve essere presentata domanda motivata, con tanto di marca da bollo, al Prefetto, che può accoglierla oppure no. Ma come? E l'uguaglianza di fronte alla legge (articolo 3 della Costituzione)? Perché mio figlio nato il 30 maggio 2016 per avere anche il cognome della mamma deve attendere l'imprimatur prefettizio, e un bimbo nato il 30 dicembre 2016 invece no?
Pazienza: ci siamo messi l'anima in pace, abbiamo fatto come sancito e ora speriamo in un responso favorevole. La vicenda tuttavia cementa in me una radicata convinzione: l'Italia è una Repubblica democratica fondata, per l'appunto, su figli e figliastri. Col che, il 2020 è terminato esattamente com'era iniziato. Ma alla fine non abbiamo voluto dargliela vinta, anche perché stanchi della litania sull'«annata maledetta». E nonostante l'abbondanza di scogli in cui ci siamo imbattuti, siamo riusciti ad arrivare non scoglio...ti all'inizio del 2021. Che auguriamo sia di salute, serenità e prosperità per tutti voi.
Non si può parlare di bocciatura, ma il parere dell'Antitrust europeo sul matrimonio tra Alstom ferroviaria e Siemens mobility sembra ancora tutt'altro che positivo. La Commissione Ue infatti ha espresso diversi timori sul fatto che il sodalizio, caldeggiato da Francia e Germania, possa avere ripercussioni negative sul mercato dei costruttori ferroviari.
Per questo ieri i due gruppi, attraverso una nota diffusa in mattinata, hanno «deciso di modificare ulteriormente i rimedi» offerti alla Commissione Ue «per rispondere ai timori» di effetti negativi sulla concorrenza». Peccato, però, che secondo indiscrezioni le misure dell'ultimo minuto sarebbero state considerate insufficienti dalla commissaria Margrethe Vestager.
Per le rispettive divisioni di Alstom e Siemens oggetto della fusione, le novità hanno l'obiettivo di «preservare il valore industriale ed economico dell'operazione». «Tuttavia, non vi è ancora certezza che il contenuto di questo pacchetto sarà sufficiente».
La fusione che avrebbe dato vita al primo player dei trasporti in Europa era già stata annunciata nel settembre 2017. I due gruppi si sarebbero dovuti unire per dare vita a un colosso da 15-18 miliardi l'anno di fatturato specializzato nella costruzione di convogli ferroviari, infrastrutture e sistemi di segnaletica. Ma da quel momento il percorso è stato tutto in salita. Dopo aver incassato il via libera da parte dei rispettivi governi, da luglio 2018 la Vestager ha iniziato a sollevare non pochi dubbi.
In seguito a una prima richiesta da parte della Commissione europea di garantire maggiori concessioni alla concorrenza, Alstom e Siemens avevano messo in atto un pacchetto di modifiche che riguardavano la cessione di alcune attività di segnalamento e di materiali rotabili, oltre a un 4% del valore iniziale di vendita. Ma questo primo pacchetto non è stato sufficiente e le due aziende sono state così obbligate a varare ulteriori modifiche. Il 18 febbraio si conoscerà il verdetto, ma le due società sono già preoccupate di trovare nuovi ostacoli da parte dell'Ue.
Quello che è certo è che se il matrimonio tra le due società non andasse in porto il danno maggiore sarebbe per la Francia: se infatti è vero che la casa madre tedesca, cioè la Siemens, avrebbe il controllo del 50% più uno del capitale sociale della nuova potenziale alleanza, è altrettanto certo che la sede della società sarà Parigi e l'ad della newco sarà molto probabilmente quello attuale di Alstom, Henri Poupart-Lafarge. Ieri il titolo Alstom ha perso il 3,57% e quello Siemens lo 0,3%.
In Germania, però, c'è un altro matrimonio che fa stare sulla graticola il governo tedesco. È quello tra Deutsche bank, la prima banca tedesca, e Commerzbank, istituto di cui lo Stato è azionista al 15%. Non a caso da tempo Berlino insiste per la fusione nella speranza di creare un campione del credito nazionale in grado di competere con i colossi americani e di sostenere l'export delle imprese tedesche.
Ma, anche in questo caso, la strada appare piuttosto in salita. Il timore di istituzioni come la Banca centrale europea è che l'unione di due istituti in difficoltà non potrebbe dare benefici per nessuno in termini di solidità.
A Francoforte conoscono i dubbi delle istituzioni europee e per questo ieri si è diffusa la notizia per cui Deutsche bank si sarebbe assicurata l'impegno per ulteriori investimenti da parte del Qatar per rafforzare le propria situazione patrimoniale.
In poche parole, il fondo sovrano del Paese della penisola araba potrebbe entrare ancora di più nel capitale della banca tedesca. Al momento non c'è ancora nulla di certo ma, viste le difficoltà che si intravedono nel portare avanti la fusione con l'altra banca teutonica, i vertici del colosso tedesco potrebbero apprezzare non poco le «avance» mediorientali.
Del resto, i petroldollari sono già entrati da tempo nel capitale di Deutsche bank attraverso due veicoli di investimento controllati da membri della famiglia reale del Qatar e altri importanti politici: due partecipazioni che arrivano a un totale del 6,1%, ma se si sommano le posizioni in derivati la quota supera il 9%.
Al momento sia a Francoforte sia a Doha le bocche sono cucite su eventuali tempistiche e dimensioni dell'investimento. Di certo, se la fusione con Commerzbank dovesse saltare gli interessi del Qatar potrebbero rappresentare l'ultima ancora di salvezza per un gruppo in crisi ormai da anni. Ieri il titolo Deutsche bank è sceso dello 0,91%.
Il momento è arrivato. Le nozze di Harry e Meghan hanno catalizzato l'attenzione non solo dei sudditi britannici, ma degli spettatori di tutto il mondo. Una storia da favola che ha raggiunto il tanto atteso lieto fine. Ecco alcune delle idee più originali per festeggiare il lieto evento, che in Italia sarà possibile seguire in diretta durante una puntata speciale di Verissimo a partire dalle 12, orario italiano, su Canale 5.
⇢ Cappuccino con la faccia di Harry e Meghan. Heidi, 120-124 Peascod St, Windsor
⇢ Preservativi, https://www.crownjewelscondoms.co.uk/
⇢ Cereali, http://politicalcereals.com/
⇢ Royal Pub, 1843 7th Street, Washington
⇢ iPhone d'oro, https://www.goldgenie.com
⇢ Legoland, Winkfield Rd, Windsor
⇢ Speciale volo Milano-Toronto, https://www.britishairways.com/
Ma c'è anche chi del Royal Wedding proprio non vuole sentir parlare. L'Alexandra Hotel a Derby, nel nord dell'Inghilterra, ha affisso un cartello che vieta di parlare del matrimonio. Chi non rispetta le regole verrà multato. L'idea ha già fruttato 400 sterline, prontamente donate in beneficienza.







