Novità per i cittadini. Da questo mese stop al telemarketing da numero mobile, mentre il 30 novembre potrebbe arrivare lo stop a molti autovelox non conformi alle normative.
Da sx: Timothy Carniato, Anna Viganò, il CCO Alberto Starace e Simone Giacomini di Bazr
Creata da Simone Giacomini, offre ai creator spazi ad hoc per vendite personalizzate in contatto diretto con brand e utenti esperti in diversi settori grazie a un sistema basato sull'Ia.
Almeno un milione di utenti entro la fine dell’anno. Quarantamila persone già iscritte. Sono questi i numeri di Bazr, nuova piattaforma che vuole lanciare un modello di “televendita 2.0” unendo creator, clienti e marchi. La creatura di Simone Giacomini (già fondatore di Stardust, lo scorso anno ceduta al 100% al gruppo Gedi) si definisce «la prima app di live social commerce europea che connette creator, brand e utenti unendo il potenziale di vendita del live streaming e l’influencer marketing». Da un lato vuole rendere più ricca, completa e divertente l’esperienza dello shopping online per gli utenti attraverso i live streaming, mentre dall’altro vuole offrire ai creator uno spazio ad hoc per vendere prodotti sponsorizzati, senza intasare i loro profili social dedicato al puro intrattenimento. Un modello unico in Europa e che si basa sul principio che i creator sono pagati in percentuale in base alle vendite: un modo per le aziende di poter quantificare il reale impatto degli influencer sul pubblico.
«Abbiamo costruito Bazr attorno a tre esigenze principali: ridurre la user fatigue degli utenti subissati da contenuti pubblicitari, aiutare i creator a bilanciare contenuti di entertainment con l’esigenza di monetizzare, e proporre esperienze di acquisto gratificanti e immersive che l’e-commerce tradizionale non offre», spiega Giacomini, «Bazr è unica nel suo genere non solo sul mercato italiano, ma anche europeo. Altre piattaforme offrono shopping online, ma nessuna riesce a mettere insieme utenti, creator e vendor per una seamless shopping experience come Bazr. Esistono piattaforme SaaS che permettono ai brand di implementare sessioni di live shopping sui loro canali proprietari, ma Bazr punta sul fattore umano rappresentato dai creator e sull’interazione durante le live per creare esperienze immersive».
Prediletti marchi e prodotti unici nel loro genere divisi in diverse categorie, dal beauty alla moda, dalla tecnologia allo sport, al fine di creare varietà e incentivare il cross selling, massimizzando le opportunità di vendita. Chiunque, al di là del seguito sui social, può essere un creator Bazr, purché sia appassionato ed esperto nel settore degli articoli sponsorizzati.
«Bazr adotta una tecnologia di ultima generazione al servizio del modello di business. Un sistema basato sull’intelligenza artificiale crea il match tra brand e creator per offrire all’utente finale i contenuti e i prodotti più interessanti in base alle sue passioni e preferenze. L’algoritmo facilita la collaborazione tra creator e brand, e Bazr è una piattaforma mobile first per rispondere alle abitudini digitali degli utenti», aggiunge Giacomini.
Fra gli investitori, Valiant asset management che ha acquisito una partecipazione di minoranza a una valutazione pre money di 50 milioni di euro. Già attiva la partnership con Kings league, il torneo di calcio a 7 formato da 12 squadre e ideato da Gerard Piqué e Ibai Llanos che ha appena esordito in Italia: l’accordo permetterà di acquistare gli oggetti firmati dagli atleti.
Secondo una ricerca di Nielsen per Bazr su 2.060 acquirenti online, il 58% delle persone tra i 18 e i 44 anni sa come funziona il live shopping e il 49% è intenzionato a usufruirne. Il 93% dei giovani è influenzato significativamente dalle piattaforme social nello shopping digitale, ma il 48% degli intervistati, quando intercetta sui social un prodotto potenzialmente interessante, alla fine non lo compra. I clienti online apprezzano principalmente la comodità di fare acquisti e il risparmio di tempo (67%), la possibilità di confrontare facilmente prezzi e recensioni (63%) e l’ampia varietà di prodotti disponibili (51%). Tuttavia, evidenziano anche alcuni fattori che frenano l’acquisto, quali un’eventuale mancata corrispondenza dei prodotti con le descrizioni e le immagini (49%), l’utilizzo della carta di credito online (30%), possibili problematiche nel reso (31%), elevati tempi e costi delle spedizioni (45%), oppure l’inaffidabilità delle recensioni (44%). Problemi che Bazr può risolvere permettendo all’utente di vedere i prodotti realmente testati o indossati da personalità note nel mondo dei social. Il 46% di chi segue le live ne ha aumentato la fruizione nell’ultimo anno, per motivi di intrattenimento (33%), per il senso di community (35%) per la possibilità di interagire direttamente con le proprie celebrità preferite (39%) e per la spontaneità e autenticità dei conduttori (37%). Il live shopping dà l’opportunità di chiarire dubbi o incertezze, aumentando così la fiducia nell'acquisto: il 36% del campione apprezza il poter vedere il prodotto.
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Giancarlo Giorgetti (Ansa)
La manovra introduce una novità rivoluzionaria per il sistema italiano. Sarà possibile l’uscita anticipata cumulando la rendita Inps con quella dei fondi complementari per raggiungere la soglia minima di 1.607 euro, pari a tre volte la minima.
Per il momento è un piccolo passo. Ma potrebbe essere l’avvio di una lunga marcia per alleggerire i conti dell’Inps e rendere le pensioni più dignitose attraverso il rilancio dei fondi integrativi. Come effetto collaterale, ci sarebbero gli effetti positivi sui mercati finanziari e in particolare la Borsa che ha sempre sofferto per la scarsa presenza di investitori «pazienti» come i fondi pensione. I gestori dovrebbero impegnarsi ancora di più per alzare i rendimenti del portafoglio e garantire trattamenti più ricchi agli iscritti. Si tratta della riforma contenuta nella legge di Bilancio in vigore da tre giorni che pone al centro la flessibilità in uscita. Consente ai lavoratori con almeno 64 anni di età e 25 di contribuzione di anticipare l’uscita. Una opportunità consentita dalla combinazione tra il sistema obbligatorio e quello complementare. Una novità assoluta per l’Italia dove il secondo pilastro, da affiancare all’assegno Inps, è sempre rimasto nell’ombra. Un modo anche per adeguare il sistema italiano agli standard internazionali dove le erogazioni dei fondi rappresentano una componente essenziale dei vitalizi.
Di questa proposta aveva parlato a La Verità il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, sottolineando l’importanza dell’intervento poi entrato in manovra attraverso un emendamento presentato dalla leghista Tiziana Nisini: «Per la prima volta nella previdenza italiana» aveva spiegato il sottosegretario che è anche vice segretario del Carroccio «si potranno cumulare la previdenza obbligatoria e quella complementare per raggiungere un assegno pensionistico pari a tre volte il minimo, riuscendo ad anticipare la pensione a 64 anni». Una soluzione che, secondo Durigon, risponde alle necessità di una fascia di lavoratori che rischiano di trovarsi con pensioni insufficienti a causa dell’adozione del sistema interamente contributivo.
Questa riforma introduce una possibilità concreta per chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995 di utilizzare la rendita della propria pensione integrativa per raggiungere il valore minimo necessario all’uscita anticipata. Con un importo pari a tre volte l’assegno sociale, che corrisponde a circa 1.607 euro al mese, i lavoratori potranno così anticipare l’uscita, purché abbiano maturato almeno 25 anni di versamenti.
Il cuore del provvedimento risiede nel dare accesso al pensionamento a un numero maggiore di persone, in particolare a chi rischia di avere una pensione «povera». Durigon ha messo in evidenza come questo emendamento affronti il problema delle pensioni basse, destinato ad aumentare con il prevalere del sistema contributivo. «Con il provvedimento si interviene concretamente sul problema delle pensioni povere», ha ribadito, facendo riferimento alla crescente disparità tra quanto versato e quanto si percepirà in futuro.
Un altro aspetto fondamentale riguarda l'estensione della riforma: sebbene attualmente l’accesso a questo canale di pensionamento anticipato sia limitato a chi ha versato interamente al sistema contributivo, la Lega ha già in mente di ampliare la misura nel 2026, includendo anche i lavoratori con il regime misto. L’obiettivo è quello di allargare il bacino di utenza a circa 80.000 persone.
L’emendamento firmato da Tiziana Nisini rappresenta dunque solo uno dei primi passi verso una riforma più ampia che mira a garantire un futuro più sereno alle generazioni più giovani, con un sistema pensionistico che, tra sfide e cambiamenti, si evolve per rispondere alle reali necessità della società. Ma soprattutto punta a restituire centralità al sistema dei fondi integrativi che negli anni hanno dovuto subire gli attacchi della sinistra. Rispetto al testo messo a punto vent’anni fa da Alberto Brambilla insieme a Roberto Maroni sono cambiate molte cose e tutto in peggio. E’ sparito il fondo di garanzia che permetteva alle imprese più piccole di ottenere dal sistema bancario la liquidità che veniva trasferita ai fondi e, soprattutto, è stata aumentata la tassazione. I fondi pensioni, a differenza delle polizze vita, pagano le tasse annualmente e non al momento del riscatto.
Il vero problema, però, è legato ai salari. Alberto Brambilla, massimo esperto italiano in tema di pensioni, calcola che per arrivare alla soglia indicata dalla riforma è necessario un reddito medio di 55.000 euro l’anno nel periodo di contribuzione. Con le attuali buste paga si tratta di un traguardo non semplice da raggiungere.
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- Disco verde alla manovra. Aiuti alle famiglie e taglio del cuneo. La riforma delle tax expenditures impone lo stop ai diktat verdi.
- I sacrifici saranno distribuiti su tre anni, ma sarà possibile modularli in modo flessibile.
- Aumenti per medici, infermieri e specializzandi, soprattutto per chi sceglie branche meno gettonate. Premi alle Regioni che tagliano le liste di attesa. I camici bianchi chiedono più risorse: sciopero il 20 novembre.
Lo speciale contiene tre articoli.
Alla fine il testo della manovra è arrivato in Aula. Ha ricevuto la bollinatura e sebbene con un giorno di ritardo si piazza tra i record delle tempistiche di un governo. Almeno negli ultimi 15 anni. Si tratta di un perimetro di 30 miliardi con un importante taglio al deficit e due grandi focus. L’attenzione ai lavoratori con un taglio del cuneo che agevola chi incassa meno di 40.000 euro lordi all’anno e coinvolge circa 1,3 milioni di dipendenti in più rispetto agli anni scorsi. Altro pilastro sono la famiglia e la natalità. Qui l’esecutivo ha messo 1,5 miliardi di euro. C’è il bonus bebè confermato e una serie di agevolazioni, ovviamente correlate all’Isee del contribuente. Le pensioni minime anche se solo del 2,2% sono state alzate e ci sono fondi per agevolare chi si ferma al lavoro e non va in pensione.
Questa manovra ha dunque due aspetti molto positivi e uno che ci porta a una prece per quella che un tempo si chiamava borghesia. Il primo elemento positivo è l’attenzione alla famiglia e al lavoro. L’Italia ne ha certo bisogno nella speranza di scongiurare un poco la tremenda deriva della denatalità. Il secondo elemento tocca la componente tecnica della finanza pubblica. L’approccio draghiano che Giancarlo Giorgetti sta portando avanti sembra essere molto apprezzato dai mercati. E c’è da scommettere che lo sarà pure da Bruxelles. Meno debito, meno deficit, rating in miglioramento e grande attenzione ai nostri titoli di Stato. Quanto è successo ieri, ad esempio, è una rarità per l’Italia.
A fronte di una offerta di 13 miliardi di Btp, la domanda è arrivata a 200. Ben 15 volte tanto. La corsa? Dovuto all’immagine che i fondi e le agenzie Usa stanno dipingendo del nostro Paese. Certo, alla finanza internazionale interessa il ritorno sugli investimenti e sapere che il governo è stabile. Un discorso diverso è invece la discrasia del mercato interno. I consumi che non salgono e gli stipendi al palo alla pari della produttività. L’export che traina il Pil e l’avanzo di bilancio compensano però in modo disarticolato il settore industriale che soffre. Non è un caso se il Paese sta assistendo a una apparente schizofrenia giuslavoristica. Mentre sale il numero degli occupati, aumenta anche il numero delle ore di cassa integrazione. Il manifatturiero ne fa ampio uso. Investe meno in nuove tecnologie e usa la forza lavoro come ammortizzatore. Qui ci si riallaccia alla questione del cuneo fiscale. Mentre resta aperta un’altra questione quella dei consumi interni. La manovra appena bollinata infatti colpisce tagliando le detrazioni e le deduzioni chi guadagna più di 75.000 euro all’anno.
Nel dettaglio il testo recita: «Per i soggetti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro gli oneri e le spese per i quali è prevista una detrazione dall’imposta lorda, dal presente testo unico o da altre disposizioni normative, considerati complessivamente, sono ammessi in detrazione fino a un ammontare calcolato moltiplicando l’importo base determinato ai sensi del comma 2 in corrispondenza del reddito complessivo del contribuente per il coefficiente indicato nel comma 3 in corrispondenza del numero di figli, compresi i figli nati fuori del matrimonio riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati, presenti nel nucleo familiare del contribuente». Tradotto, la cifra più alta ammessa in detrazione sarà 14.000 euro. Solo 8.000 per chi ha un reddito superiore ai 100.000 euro. «Sono escluse dal computo dell’ammontare complessivo: le spese sanitarie detraibili; gli oneri detraibili sostenuti in dipendenza di prestiti o mutui contratti fino al 31 dicembre 2024, nonché le rate delle spese detraibili sostenute fino al 31 dicembre 2024», prosegue l’articolo appena approdato in Aula. Ma a stupire (anche se le parole di Giorgetti sulla casa sono state sempre critiche) è l’altra fetta di detrazioni che man mano si vanno riducendo colpendo il bene primario degli italiani: la casa. L’articolo 8 della manovra insiste infatti sulle detrazioni innalzando alcune voci al 50% ma solo per il 2025 e abbassando altre voci al 36% per gli anni successivi. Si introduce un tetto a 96.000 euro di lavori e alcune valutazioni saranno da ricalcolare rispetto alle spese del 2023. Insomma, si scivola sulla solita mania della retroattività. A farne le spese sono anche i lavori riguardanti l’efficientamento energetico e il miglioramento sismico degli edifici.
Il quadro che emerge è quello di un marcato ridimensionamento di un sistema di incentivi, in atto da più di un quarto di secolo, che ha visto negli anni il sostegno trasversale di tutte le forze politiche in risposta a esigenze di interesse generale: contrasto al sommerso, maggiore sicurezza, tutela dell’ambiente. Sembra che siamo di fronte a una svolta fiscale importante. Apre a un ultimo interrogativo. Il governo ha due anni di tempo per ottemperare alle normative Ue sulla casa green. Pensare di andare dietro a Bruxelles e tagliare gli incentivi sarebbe un doppio salasso. Mortale.
Nei ministeri tagli per 1,5 miliardi Lotto, arriva la quarta estrazione
Dovranno stringere la cinghia i ministeri e la Rai. Il giro di vite era nell’aria ma c’è chi sperava fino alla fine di farla franca. Nel testo della legge di bilancio che ora passa alla discussione del Parlamento è prevista la spending review, cioè la revisione della spesa, per il periodo 2025-2027, che prevede a valere sulle amministrazioni centrali un risparmio di spesa per 300 milioni per il 2025, 500 milioni per il 2026 e 700 milioni a decorrere dal 2027. Gli obiettivi di risparmio sono ripartiti tra i ministeri in base al ddl Bilancio, ma è prevista la possibilità di rimodularli in termini di competenza e di cassa anche tra programmi diversi nell’ambito degli stati di previsione della spesa, su proposta dei ministri. Quindi i tagli saranno gestibili in modo flessibile dai singoli dicasteri.
Inoltre per potenziare il controllo della finanza pubblica negli enti statali, un rappresentante del ministero dell’Economia guidato da Giancarlo Giorgetti siederà nei collegi di revisione e sindacali. La norma si applicherà solo se il contributo a carico dello Stato è «significativo». Per il momento questo è stabilito a 100.000 euro l’anno in attesa di un dpcm entro marzo 2025. Intanto gli enti non potranno effettuare spese per l’acquisto di beni e servizi superiori a quelle del 2021-2022 e 2023.
Anche la Rai dovrà risparmiare. Nel 2025 le spese per il personale e per gli incarichi di consulenza non potranno superare il livello del 2023. mentre nel 2026 dovranno essere ridotte di almeno il 2% rispetto alla media di quelle sostenute nel triennio 2021-2023.
La manovra prevede la riduzione dei sussidi ambientali dannosi con la ridefinizione della base imponibile ai fini Irpef del reddito ritraibile dal veicolo aziendale concesso in uso al dipendente. Questi di solito sono tassati come fringe benefit secondo un criterio di determinazione forfettario e in relazione ai valori di emissione del veicolo. La nuova normativa premia i veicoli ibridi plug in e full electric.
Novità per il settore dei giochi. Dal 2025 ci sarà una quarta estrazione settimanale aggiuntiva, nella giornata di venerdì, del Lotto e del Superenalotto. Se tale estrazione ricorre in un giorno di festività riconosciuta agli effetti civili su tutto il territorio nazionale, sarà posticipata al primo giorno feriale successivo ovvero, in casi eccezionali, sarà anticipata al primo giorno feriale antecedente, con provvedimento dell’Agenzia delle dogane, garantendo la continuità progressiva dei concorsi. Il Fondo per le emergenze nazionali è incrementato di 50 milioni di euro annui a decorrere dal 2025. La relazione tecnica della manovra dà un’indicazione dell’entità importante del gettito atteso. «Se si confronta la raccolta del gioco attuale con quella di un periodo precedente l’introduzione della quarta estrazione si nota che l’aumento della raccolta settimanale è di circa 4,5 milioni di euro per il Lotto e di circa 3,1 milioni per il Superenalotto». Poi si legge che «si può ipotizzare un utile erariale incrementale annuale di 54 milioni per il Lotto e 51 milioni per il Superenalotto».
Mentre tutti sono chiamati a fare sacrifici, questo non vale per i parlamentari che non solo continuano a salvarsi da qualsiasi iniziativa di spending review, ma vedono addirittura aumentare le loro disponibilità. Il fondo per le iniziative parlamentari, il cosiddetto «tesoretto», è finanziato con 120 milioni nel 2025 che salgono a 200 milioni «a decorrere dal 2026». La giustificazione di tale elargizione, come riportato dal testo della manovra, è che serve «per far fronte a esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione».
La parola ora passa al Parlamento dove c’è da aspettarsi il solito «assalto alla diligenza» che preferibilmente si concentrerà sui tagli.
Il Fondo sanitario sale di 2,5 miliardi. Ma niente maxi piano di assunzioni
Luci e ombre nei 20 articoli dedicati alla Sanità previsti dalla legge di bilancio. Aumento contrattuale per il personale, incentivi per i giovani medici specializzandi, rifinanziamento delle tariffe ospedaliere aggiornate dopo ben 20 anni e «premi» per le Regioni che si mettono in regola con lo smaltimento delle liste d’attesa sono i pilastri portanti per questo settore della manovra. Manca però il piano triennale di maxi assunzioni, i 30.000 nuovi medici e infermieri fortemente reclamati dalle strutture e sui quali il ministro Orazio Schillaci si era speso particolarmente alla luce dell’aumento del fabbisogno negli ospedali per la forte ondata di prepensionamenti post Covid e la fuga dei giovani medici all’estero. Ma la coperta del bilancio è corta e, facendo una scala delle priorità, il Tesoro ha pensato di mettere più soldi nelle tasche del personale sanitario e gratificare con un aumento il lavoro svolto nei Pronto soccorso, prima trincea del servizio sanitario nazionale particolarmente sotto pressione.
Vediamo il dettaglio. Innanzitutto la conferma che le spese sanitarie (come quelle per i mutui per la casa) sono escluse dal tetto della revisione delle detrazioni. Nel testo si legge che «sono escluse dal computo dell’ammontare complessivo degli oneri e delle spese le spese sanitarie detraibili così come sono esclusi gli oneri sostenuti in dipendenza di prestiti o mutui contratti fino al 31 dicembre 2024».
Il Fondo per il servizio sanitario nazionale cresce nel 2025 per un importo pari a 1,302 miliardi (più il miliardo stanziato dalla manovra di bilancio dell’anno scorso), per poi salire a 5,078 miliardi per il 2026, a 5,780 miliardi per il 2027, a 6,663 miliardi per il 2028, a 7,725 miliardi per il 2029. I fondi andranno in parte ai rinnovi contrattuali del personale sanitario nazionale e del personale convenzionato e in parte per il «perseguimento degli obiettivi sanitari di carattere prioritario e di rilievo nazionale». A questa ultima voce sono destinati 928 milioni per il 2026, 478 milioni per il 2027 e 528 milioni annui a decorrere dal 2028.
In particolare, ai rinnovi contrattuali del periodo 2028-2030 andranno 883 milioni per il 2028, 1,94 miliardi per il 2029 e 3,11 miliardi a decidere dal 2030.
Aumenta l’indennità per chi lavora nei Pronto soccorso, sia medici sia infermieri, con lo stanziamento di 50 milioni lordi nel 2025 e nel 2026, nel limite di 15 milioni di euro per la dirigenza medica e 35 milioni per il personale. Dal 2026 si passa a 100 milioni di euro annui.
Sale anche una voce della busta paga di tutti i sanitari e cioè quella dell’indennità di specificità: per i medici crescerà di 50 milioni per il 2025 e di 327 milioni dal 2026, mentre per gli infermieri cresce di 35 milioni nel 2025 e 285 milioni a decorrere dal 2026, infine per gli altri operatori socio sanitari di 15 milioni nel 2025 e 150 milioni dal 2026.
Uno dei problemi maggiori del settore è la fuga dei giovani medici. Oltre quindi agli aumenti contrattuali, vengono incentivate le specializzazioni. La parte fissa del trattamento economico per gli specializzandi è aumentata del 5% (circa 100 euro) mentre per quelle branche che oggi vengono scelte meno la parte variabile crescerà del 50%. Si tratta tra le altre di medicina d’urgenza (quella del Pronto soccorso), radioterapia, chirurgia generica a geriatria, genetica medica e malattie infettive e tropicali, medicina nucleare, virologia, nefrologia e biometria. Gli attuali contratti di formazione per il primo e secondo anno passano da 25.000 euro l’anno a 26.135 e a 27.285 per le specializzazioni sopra indicate e i contratti per il terzo, quarto e quinto anno passano da 26.000 euro a 27.135, ovvero a 28.785 per quelle particolari branche.
Attenzione è riservata alle liste d’attesa. Nella manovra ci sono premialità per 50 milioni nel 2025 e 100 milioni dal 2026 in poi destinate alle Regioni che riusciranno a mettersi in regola sugli adempimenti per le liste d’attesa. Più risorse, pari a 110 milioni annui, a decorrere dal 2024 e di ulteriori 10 milioni dal 2025.
Aumenta il tetto di spesa per l’acquisto di prestazioni sanitarie dalle strutture private accreditate che cresce di 0,5 punti nel 2025 (61,5 milioni) e un punto dal 2026 (123 milioni). Viene aggiornato il tariffario delle prestazioni ospedaliere dopo 20 anni (i cosiddetti Drg) stanziando 77 milioni nel 2025 e 1 miliardo a decorrere dal 2026 (350 milioni per la riabilitazione e 650 milioni per la parte ospedaliera). Si vincolano 50 milioni per l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza. E si finanzia anche il piano pandemico 2025-2028: 50 milioni nel 2025, 150 milioni per il 2026 e 300 milioni a decorrere dal 2027.
Ma per il sindacato le risorse nella manovra sono «briciole» e la risposta è la manifestazione e lo sciopero del 20 novembre. Anaao assomed, Cimo-Fesmed e Nursing up in una nota congiunta accusano il governo di «cambiare le carte in tavola rispetto a quanto proclamato mesi fa. Dall’aumento di 1,3 miliardi del Fondo sanitario nel 2025 distante dai 3,7 miliardi annunciati, all’assenza del piano assunzioni». Critiche agli aumenti dell’indennità: «Agli infermieri arriverebbero per il 2025 circa 7 euro e per il 2026 circa 80 euro. Peraltro risorse legate, per la maggior parte, a un contratto da discutere tra almeno due anni». Sotto tiro pure le maggiori risorse agli specializzandi, «insufficienti a convincere i giovani medici».
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Il cast di The Perfect Couple (Netflix)
La caduta del casato dei Winbury in sei puntate tratte dal romanzo di Elin Hildebrand. Nicole Kidman è Greer, scrittrice di grido e matriarca di una famiglia perfetta, sgretolata da un inatteso delitto.
Le luci della festa si sono spente, la musica è stata messa a tacere. La grande casa che, la sera precedente, ha contenuto la gioia dei suoi ospiti, preludio di nozze che si annunciavano grandiose, è andata a dormire. Ebbra, felice. Ignara di cosa al risveglio l’avrebbe attesa: un corpo portato a riva dalla marea, riverso inerme sulla battigia di Nantucket. Poco distante, vetri, sangue, le tracce di uno scontro, piccole prove, incapaci, però, di dire cosa sia successo. Una donna è morta, ma come, perché, se per eventi naturali o per mano di terzi è un mistero lungo sei ore. Sei puntate, adattamento - tutte - del romanzo che Elin Hilderbrand ha pubblicato nel 2018.
The Perfect Couple, disponibile su Netflix con la regia ora pretenziosa, ora grottesca di Susanne Bier, ha perso nella trasposizione televisiva parte del coinvolgimento di cui il libro è stato capace. Ma la storia è rimasta la stessa. I suoi protagonisti sono rimasti gli stessi. Dunque, eccoli, i Winbury, nella perfezione che il titolo invoca. Tag e Greer sono padre e madre della famiglia d’America: belli, sfacciatamente ricchi, di successo, i figli come appendici in essere delle loro fortune. Ne hanno tre, una vita senza sbavature. Tag, il volto di Liev Schreiber, ha ereditato un patrimonio sterminato dai genitori. Una parte l’ha persa, bevuta, giocata. Ma quel che è rimasto è parso sempre sufficiente a sostentare la famiglia. La moglie, Greer, l’isteria composta di Nicole Kidman, ha fatto il suo. Scrittrice prolifica e popolare, dove «popolare» non attiene la fama ma il pubblico di riferimento, ha venduto tanto da costruire un impero. E sorride, sorride sempre Greer. Sorride anche la sera della festa, quando l’alta società è riunita a Nantucket per celebrare la vigilia del matrimonio fra suo figlio Benji (Billy Howle) e Amelia Sacks (Eve Hewson). Greer non vorrebbe sorridere. Disprezza quell’unione. Disprezza Amelia, zoologa di provincia, estranea ai privilegi dei Winbury. Eppure, davanti ai propri invitati, finge. Finge gioia, compiacimento. Finge soddisfazione, la ostenta, calando la maschera solo più tardi, quando il cadavere viene trascinato a riva. Allora, il castello dei Winbury comincia a dissolversi, una luce sinistra ne illumina le crepe. E sono bugie, tradimenti, segreti e finzioni a insinuarsi fra quegli spacchi. The Perfect Couple, cugina tristanzuola di Big Little Lies, prova a raccontare l’ipocrisia dell’alta società, le disfunzioni di un mondo polarizzato, fra chi è ricco e chi invece non lo è. Lo fa a modo suo, e si potrebbe aprire una parentesi immensa nel tentativo di capire quanta volontà di approfondimento ci sia, se ci sia, e quanta serietà. Fa sul serio Nicole Kidman, il cui piacere più grande sembra ritrovarsi nell’interpretazione di donne ossessive, minuscole matriarche schiave delle proprie manie, nevrotiche, magre, tirate e bionde? E fa sul serio Susanne Bier, madre del bel The Undoing? Ci credono? O è una grande presa in giro, la parodia delle tante (troppe?) serie che pretendono di mettere alla berlina il bel mondo? The Perfect Couple non risponde. Il dubbio resta. Ma, in fondo, va bene così. Perché la miniserie Netflix, a tratti ridicola, riesce a coinvolgere chi la guardi, a divertirlo. Ed è così che l’impossibilità di capire quanta consapevolezza ci sia nell’effetto della narrazione, di determinare con certezza se sia voluto o tragicamente casuale, si trasforma nell’elemento fondante di questo divertimento.
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