2025-02-04
Nasce Bazr, la prima piattaforma europea di live social commerce
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Da sx: Timothy Carniato, Anna Viganò, il CCO Alberto Starace e Simone Giacomini di Bazr
Almeno un milione di utenti entro la fine dell’anno. Quarantamila persone già iscritte. Sono questi i numeri di Bazr, nuova piattaforma che vuole lanciare un modello di “televendita 2.0” unendo creator, clienti e marchi. La creatura di Simone Giacomini (già fondatore di Stardust, lo scorso anno ceduta al 100% al gruppo Gedi) si definisce «la prima app di live social commerce europea che connette creator, brand e utenti unendo il potenziale di vendita del live streaming e l’influencer marketing». Da un lato vuole rendere più ricca, completa e divertente l’esperienza dello shopping online per gli utenti attraverso i live streaming, mentre dall’altro vuole offrire ai creator uno spazio ad hoc per vendere prodotti sponsorizzati, senza intasare i loro profili social dedicato al puro intrattenimento. Un modello unico in Europa e che si basa sul principio che i creator sono pagati in percentuale in base alle vendite: un modo per le aziende di poter quantificare il reale impatto degli influencer sul pubblico.
«Abbiamo costruito Bazr attorno a tre esigenze principali: ridurre la user fatigue degli utenti subissati da contenuti pubblicitari, aiutare i creator a bilanciare contenuti di entertainment con l’esigenza di monetizzare, e proporre esperienze di acquisto gratificanti e immersive che l’e-commerce tradizionale non offre», spiega Giacomini, «Bazr è unica nel suo genere non solo sul mercato italiano, ma anche europeo. Altre piattaforme offrono shopping online, ma nessuna riesce a mettere insieme utenti, creator e vendor per una seamless shopping experience come Bazr. Esistono piattaforme SaaS che permettono ai brand di implementare sessioni di live shopping sui loro canali proprietari, ma Bazr punta sul fattore umano rappresentato dai creator e sull’interazione durante le live per creare esperienze immersive».
Prediletti marchi e prodotti unici nel loro genere divisi in diverse categorie, dal beauty alla moda, dalla tecnologia allo sport, al fine di creare varietà e incentivare il cross selling, massimizzando le opportunità di vendita. Chiunque, al di là del seguito sui social, può essere un creator Bazr, purché sia appassionato ed esperto nel settore degli articoli sponsorizzati.
«Bazr adotta una tecnologia di ultima generazione al servizio del modello di business. Un sistema basato sull’intelligenza artificiale crea il match tra brand e creator per offrire all’utente finale i contenuti e i prodotti più interessanti in base alle sue passioni e preferenze. L’algoritmo facilita la collaborazione tra creator e brand, e Bazr è una piattaforma mobile first per rispondere alle abitudini digitali degli utenti», aggiunge Giacomini.
Fra gli investitori, Valiant asset management che ha acquisito una partecipazione di minoranza a una valutazione pre money di 50 milioni di euro. Già attiva la partnership con Kings league, il torneo di calcio a 7 formato da 12 squadre e ideato da Gerard Piqué e Ibai Llanos che ha appena esordito in Italia: l’accordo permetterà di acquistare gli oggetti firmati dagli atleti.
Secondo una ricerca di Nielsen per Bazr su 2.060 acquirenti online, il 58% delle persone tra i 18 e i 44 anni sa come funziona il live shopping e il 49% è intenzionato a usufruirne. Il 93% dei giovani è influenzato significativamente dalle piattaforme social nello shopping digitale, ma il 48% degli intervistati, quando intercetta sui social un prodotto potenzialmente interessante, alla fine non lo compra. I clienti online apprezzano principalmente la comodità di fare acquisti e il risparmio di tempo (67%), la possibilità di confrontare facilmente prezzi e recensioni (63%) e l’ampia varietà di prodotti disponibili (51%). Tuttavia, evidenziano anche alcuni fattori che frenano l’acquisto, quali un’eventuale mancata corrispondenza dei prodotti con le descrizioni e le immagini (49%), l’utilizzo della carta di credito online (30%), possibili problematiche nel reso (31%), elevati tempi e costi delle spedizioni (45%), oppure l’inaffidabilità delle recensioni (44%). Problemi che Bazr può risolvere permettendo all’utente di vedere i prodotti realmente testati o indossati da personalità note nel mondo dei social. Il 46% di chi segue le live ne ha aumentato la fruizione nell’ultimo anno, per motivi di intrattenimento (33%), per il senso di community (35%) per la possibilità di interagire direttamente con le proprie celebrità preferite (39%) e per la spontaneità e autenticità dei conduttori (37%). Il live shopping dà l’opportunità di chiarire dubbi o incertezze, aumentando così la fiducia nell'acquisto: il 36% del campione apprezza il poter vedere il prodotto.
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Creata da Simone Giacomini, offre ai creator spazi ad hoc per vendite personalizzate in contatto diretto con brand e utenti esperti in diversi settori grazie a un sistema basato sull'Ia. Almeno un milione di utenti entro la fine dell’anno. Quarantamila persone già iscritte. Sono questi i numeri di Bazr, nuova piattaforma che vuole lanciare un modello di “televendita 2.0” unendo creator, clienti e marchi. La creatura di Simone Giacomini (già fondatore di Stardust, lo scorso anno ceduta al 100% al gruppo Gedi) si definisce «la prima app di live social commerce europea che connette creator, brand e utenti unendo il potenziale di vendita del live streaming e l’influencer marketing». Da un lato vuole rendere più ricca, completa e divertente l’esperienza dello shopping online per gli utenti attraverso i live streaming, mentre dall’altro vuole offrire ai creator uno spazio ad hoc per vendere prodotti sponsorizzati, senza intasare i loro profili social dedicato al puro intrattenimento. Un modello unico in Europa e che si basa sul principio che i creator sono pagati in percentuale in base alle vendite: un modo per le aziende di poter quantificare il reale impatto degli influencer sul pubblico.«Abbiamo costruito Bazr attorno a tre esigenze principali: ridurre la user fatigue degli utenti subissati da contenuti pubblicitari, aiutare i creator a bilanciare contenuti di entertainment con l’esigenza di monetizzare, e proporre esperienze di acquisto gratificanti e immersive che l’e-commerce tradizionale non offre», spiega Giacomini, «Bazr è unica nel suo genere non solo sul mercato italiano, ma anche europeo. Altre piattaforme offrono shopping online, ma nessuna riesce a mettere insieme utenti, creator e vendor per una seamless shopping experience come Bazr. Esistono piattaforme SaaS che permettono ai brand di implementare sessioni di live shopping sui loro canali proprietari, ma Bazr punta sul fattore umano rappresentato dai creator e sull’interazione durante le live per creare esperienze immersive».Prediletti marchi e prodotti unici nel loro genere divisi in diverse categorie, dal beauty alla moda, dalla tecnologia allo sport, al fine di creare varietà e incentivare il cross selling, massimizzando le opportunità di vendita. Chiunque, al di là del seguito sui social, può essere un creator Bazr, purché sia appassionato ed esperto nel settore degli articoli sponsorizzati.«Bazr adotta una tecnologia di ultima generazione al servizio del modello di business. Un sistema basato sull’intelligenza artificiale crea il match tra brand e creator per offrire all’utente finale i contenuti e i prodotti più interessanti in base alle sue passioni e preferenze. L’algoritmo facilita la collaborazione tra creator e brand, e Bazr è una piattaforma mobile first per rispondere alle abitudini digitali degli utenti», aggiunge Giacomini.Fra gli investitori, Valiant asset management che ha acquisito una partecipazione di minoranza a una valutazione pre money di 50 milioni di euro. Già attiva la partnership con Kings league, il torneo di calcio a 7 formato da 12 squadre e ideato da Gerard Piqué e Ibai Llanos che ha appena esordito in Italia: l’accordo permetterà di acquistare gli oggetti firmati dagli atleti.Secondo una ricerca di Nielsen per Bazr su 2.060 acquirenti online, il 58% delle persone tra i 18 e i 44 anni sa come funziona il live shopping e il 49% è intenzionato a usufruirne. Il 93% dei giovani è influenzato significativamente dalle piattaforme social nello shopping digitale, ma il 48% degli intervistati, quando intercetta sui social un prodotto potenzialmente interessante, alla fine non lo compra. I clienti online apprezzano principalmente la comodità di fare acquisti e il risparmio di tempo (67%), la possibilità di confrontare facilmente prezzi e recensioni (63%) e l’ampia varietà di prodotti disponibili (51%). Tuttavia, evidenziano anche alcuni fattori che frenano l’acquisto, quali un’eventuale mancata corrispondenza dei prodotti con le descrizioni e le immagini (49%), l’utilizzo della carta di credito online (30%), possibili problematiche nel reso (31%), elevati tempi e costi delle spedizioni (45%), oppure l’inaffidabilità delle recensioni (44%). Problemi che Bazr può risolvere permettendo all’utente di vedere i prodotti realmente testati o indossati da personalità note nel mondo dei social. Il 46% di chi segue le live ne ha aumentato la fruizione nell’ultimo anno, per motivi di intrattenimento (33%), per il senso di community (35%) per la possibilità di interagire direttamente con le proprie celebrità preferite (39%) e per la spontaneità e autenticità dei conduttori (37%). Il live shopping dà l’opportunità di chiarire dubbi o incertezze, aumentando così la fiducia nell'acquisto: il 36% del campione apprezza il poter vedere il prodotto.
Ecco #DimmiLaVerità del 23 giugno 2026. Il senatore di Fdi Luca De Carlo ci racconta del Mundialito, esempio di buona integrazione organizzato dal Comune di Belluno.
Il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin
Uno dei grandi temi energetici a livello nazionale è senza dubbio il nucleare. La riforma in merito è all'inizio del percorso in Senato, ed è già stato approvato il primo giro alla Camera. «La speranza», sostiene il ministro, «è di chiudere tutto entro la pausa estiva per poi presentare una proposta di decreto attuativo entro la fine dell'anno».
Ricorda inoltre che, nonostante il referendum che ha chiuso la relazione dell'Italia con il nucleare risalga al lontano 1987, «in Europa siamo rimasti il secondo Paese per competenze. Pensiamo a Marsiglia, dove si sta costruendo un enorme reattore di prova per la fusione nucleare: per quella infrastruttura, la guida è tutta italiana».
Nell'attesa, si continua ad andare avanti sul gas, che tuttavia presenta un forte problema di costi: il problema, racconta il ministro, è che quando arriva in Europa (sia che provenga dagli Usa sia dalla Russia) il prezzo si alza inevitabilmente. Chiaro poi che il blocco dello stretto di Hormuz ne abbia ulteriormente alzato i prezzi.
Spostando la tematica sul cambiamento climatico, le parole d'ordine sono adattamento e mitigazione. Pichetto Fratin, a questo proposito, spiega che «l'energia pulita significa proprio mitigazione, ad esempio un minor utilizzo del fossile. L'Italia, attualmente, pesa sulle emissioni mondiali per 0,6 %. Un terzo della nostra ricchezza risiede nelle esportazioni, non perché l'Italia faccia i prezzi più bassi (le commodities le vende la Cina), ma perché punta sulla qualità. Per produrre la stessa energia di un piccolo reattore nucleare da 300 MegaWatt (che occupa lo spazio di 3/4 campi da calcio), con il fotovoltaico occuperemmo lo spazio impressionante di 3000/4000 campi da calcio».
Riguardo alla lite fra Meloni e Trump, il ministro non pensa vi possano essere delle conseguenze a livello energetico: «Il mercato viaggia indipendentemente degli eventuali colpi di testa di Trump. Personalmente, già all'epoca delle elezioni, pensavo che per l'Europa fosse meglio la vittoria di Kamala Harris».
L'intervista si è chiusa con un commento sul generale Vannacci e sul suo partito Futuro nazionale: «Rappresenta certamente una parte della posizione politica nazionale. Bisogna tuttavia ancora vedere qual è la sua reale forza. Per quanto riguarda eventuali alleanze, le coalizioni si fanno sui contenuti, sugli obiettivi comuni. Le sue posizioni non rappresentano le mie».
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Al «Giorno della Verità» Riccardo Toto, direttore generale di Renexia; Edoardo Antonio De Luca, Head of Central Affairs di Enel; Lorenzo Fiorillo, Director Technology, R&D & Digital di Eni; e Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, si sono confrontati sul futuro energetico europeo. Al centro del dibattito reti, supercalcolo, rinnovabili e competitività industriale.
Autonomia energetica, investimenti nelle reti, innovazione tecnologica e sviluppo delle rinnovabili. Sono stati questi i temi al centro del panel L’energia del potere – La partita decisiva per l’Europa, andato in scena al «Giorno della Verità» e moderato dal vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin.
Edoardo Antonio De Luca, Head of Central Affairs di Enel, ha sottolineato come dalla guerra in Ucraina l’energia sia diventata sempre più una questione strategica per i Paesi europei, soprattutto per quelli che producono meno energia di quanta ne consumino. Secondo De Luca, per garantire resilienza di fronte agli shock energetici servono due direttrici: aumentare la produzione interna attraverso le fonti rinnovabili e rafforzare le infrastrutture di rete.
Un’esigenza destinata a crescere, considerando che i consumi energetici in Italia sono attesi in aumento del 20% nei prossimi anni. In questo contesto Enel ha annunciato un piano di investimenti globale da 53 miliardi di euro nel triennio 2026-2028, dieci miliardi in più rispetto al precedente piano industriale.
Sul fronte dell’innovazione tecnologica è intervenuto Lorenzo Fiorillo, Director Technology, R&D & Digital di Eni, che ha evidenziato il ruolo strategico del supercalcolo nello sviluppo industriale. «Il valore del supercalcolo nasce dall’unione tra potenza computazionale e competenze tecnico-scientifiche», ha spiegato, sottolineando come l’elaborazione di enormi quantità di dati permetta di sviluppare modelli più accurati e accelerare l’innovazione.
Fiorillo ha inoltre annunciato l’avvio del nuovo supercalcolatore Hpc7 di Eni, che porta l’Italia al primo posto in Europa e al quarto nel mondo per capacità di supercalcolo, dietro soltanto a Stati Uniti, Cina e Giappone.
Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, ha invece posto l’accento sulla competitività delle imprese. Per affrontare il nodo energetico, ha spiegato, occorre agire su tre direttrici: proteggere il costo dell’energia attraverso una maggiore efficienza, investire nelle infrastrutture necessarie a rendere sostenibile la crescita delle rinnovabili e rafforzare ricerca, innovazione e tecnologia all’interno di una strategia industriale europea.
A chiudere il confronto è stato Riccardo Toto, direttore generale di Renexia, che ha indicato nell’eolico galleggiante una delle principali opportunità per il futuro energetico del Paese. Secondo Toto, le rinnovabili rappresentano una risposta fondamentale, ma servono approcci diversi rispetto al passato.
«Oggi c’è la possibilità di essere i primi in Europa e nel mondo nell’eolico fluttuante», ha affermato, spiegando come questa tecnologia possa contribuire non solo a ridurre la dipendenza da fattori geopolitici esterni, ma anche a creare una nuova filiera industriale nazionale. Una prospettiva che, secondo il manager, consentirebbe di trasformare la transizione energetica in un fattore di crescita economica e competitività per l’Italia.
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L'amministratore delegato e direttore generale di Simest Regina Corradini D'Arienzo
Al «Giorno della Verità» nel dialogo L’energia del potere – La partita decisiva per l’Europa è intervenuta Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato e direttore generale di Simest. Al centro del confronto il sostegno alle imprese colpite dallo shock energetico, il ruolo delle Pmi, la filiera produttiva e le prospettive dell’export italiano.
Un miliardo di euro per sostenere le imprese che hanno subito lo shock energetico e il rischio di un rallentamento degli investimenti, soprattutto per le piccole e medie imprese. È uno dei passaggi chiave del dialogo andato in scena al «Giorno della Verità» nel panel L’energia del potere – La partita decisiva per l’Europa, con protagonista Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato e direttore generale di Simest, intervistata dal vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin.
L’intervento ha messo al centro la necessità di evitare un freno alla crescita delle imprese dopo la fase di shock energetico. Le risorse stanziate, è stato spiegato, nascono dalla volontà di sostenere la continuità degli investimenti attraverso un’iniezione immediata di liquidità e un contributo a fondo perduto fino al 30%.
Nel ragionamento, un ruolo centrale è stato attribuito al concetto di filiera, indicato come elemento chiave per la tenuta del sistema produttivo italiano. L’eventuale blocco degli investimenti, è stato sottolineato, rappresenterebbe infatti un rischio significativo per la competitività complessiva.
Ampio spazio anche al tema dell’export italiano e alla sua evoluzione. Secondo quanto illustrato, la forza delle imprese italiane risiede nella diversificazione settoriale e nella struttura familiare delle aziende, considerata un punto di forza nella capacità di resistere agli shock esterni, anche in contesti geopolitici complessi.
Tra i dati citati, la prospettiva di un export italiano in crescita fino a 700 miliardi di euro entro il 2027. Un obiettivo che, è stato osservato, richiede un sistema in grado non solo di sostenere ma anche di incentivare l’internazionalizzazione delle imprese.
Attualmente, meno del 9% delle aziende italiane esporta: un dato che, secondo quanto emerso dal confronto, evidenzia la necessità di ampliare la platea delle imprese attive sui mercati esteri. Per questo motivo, è stato spiegato, gli strumenti di sostegno sono stati estesi anche alle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di rafforzare l’intera filiera produttiva.
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