Donald Trump (Ansa)
Cacciato un membro del board nominato da Biden. Intanto riparte lo scontro con Bruxelles sul comparto tecnologico.
Un libro scritto ben prima dell’IA ne individua i problemi di fondo. “Dialoghi testardi” discute il testo con un software che si dice pronto a licenziare i giornalisti.
l 6 agosto 1945 il B-29 americano Enola Gay sganciava su Hiroshima l'ordigno atomico «Little Boy», causando la morte di circa 140.000 persone. Una seconda bomba, «Fat Man», colpì Nagasaki il 9 agosto, uccidendo altri 70.000 residenti. Oggi sono 3.912 le testate pronte all'uso e schierate.
Da allora, gli ordigni nucleari esplosi sono stati 2056, frutto di altrettanti test. Le parole «atomico» e «nucleare» hanno un significato tecnico. In generale si parla di armi nucleari e si distingue tra quelle che rilasciano energia attraverso un'esplosione ottenuta tramite fissione nucleare, chiamate atomiche, e quelle in cui l'esplosione e' ottenuta anche per fusione nucleare, dette termonucleari o all'idrogeno. Oggi nel mondo ci sono circa 12.240 testate. Di queste, 3.912 sono gia' schierate su missili e aerei, pronte all'uso. Si distinguono in tattiche o strategiche, con differenti potenze e usi. Oggi si preferiscono testate piu' leggere, flessibili e precise.
Erano le 18:19 ora italiana del 17 luglio 1975 quando i due moduli spaziali Apollo e Soyuz si agganciavano a 222 km di distanza dalla Terra. Dal modulo americano e da quello sovietico per primi si strinsero la mano Thomas Stafford e il «collega» russo Alexey Leonov. Un gesto carico di significato, quello compiuto dai due membri della missione congiunta Usa-Urss in quel giorno di 50 anni fa quando il mondo era ancora in piena Guerra fredda.
La missione Apollo-Soyuz, che anticipò le successive portate a termine nel decennio successivo dopo il lancio della Iss (la stazione spaziale internazionale) e della Mir (la stazione spaziale sovietica), nacque dalla distensione tra le superpotenze nei primissimi anni ’70. Nello specifico nel 1972, lo stesso anno in cui gli americani compirono l’ultimo allunaggio con l’Apollo 17, i due Paesi che si erano misurati nella corsa allo spazio del decennio precedente giunsero ad un accordo siglato il 24 maggio durante la visita di Richard Nixon a Mosca. L’intesa delineò l’obiettivo della missione del 1975, che era quello di completare l’agganciamento o «docking» di due sistemi inizialmente incompatibili. In tre anni gli ingegneri americani e sovietici riuscirono a superare le molte difficoltà tecniche (e non ultime quelle linguistiche) e a realizzare un sistema in grado di unire il modulo Apollo con la Soyuz tramite una camera di compensazione che permetteva di adattare le diverse condizioni all’interno dei moduli.
L’Apollo CSM-111 (command service module) fu lanciato dal Kennedy Space Center il 15 luglio 1975, con a bordo gli astronauti Thomas Stafford, Vance Brand e Donald Slayton. La Soyuz 19 fu lanciata lo stesso giorno dal cosmodromo di Baikonur con a bordo Alexey Leonov e Valery Kubasov. Il 16 luglio furono effettuate le manovre di sincronzzazione orbitale fino al rendez-vous del giorno successivo. Per i seguenti due giorni gli astronauti sovietici e americani furono impegnati in esperimenti scientifici ma anche in pranzi collettivi e interviste che saranno viste in tutto il mondo. Dopo 44 ore le due navicelle si separarono per poi testare un nuovo e riuscito riavvicinamento in orbita. La Soyuz atterrerà il 19 luglio 1975 in Kazakistan mentre l’Apollo, rimasto più a lungo in orbita, sarà recuperato nell’Oceano pacifico dalla nave della Marina americana USS New Orleans il 24 luglio successivo.