Stava seguendo Argentina-Olanda, d’improvviso si è accasciato. Inutili i soccorsi, dopo qualche ora Grant Wahl, giornalista americano di 48 anni, è morto. Considerato in patria tra i veterani dei cronisti sportivi, era stato inviato in Qatar per raccontare i Mondiali. Lunga la sua militanza nei ranghi di redazione della rivista Sports illustrated come commentatore di calcio prima di entrare a far parte di Cbs Sports nel 2021. La radio americana Npr riferisce che il giornalista avrebbe sofferto di un mancamento mentre si trovava in sala stampa e la sfida tra tulipani e argentini giungeva alle battute finali. Inutile l’intervento di medici e infermieri. Si è tentato un massaggio cardiaco insieme con diverse pratiche di rianimazione durate una ventina di minuti in tutto, dopodiché è avvenuta la corsa all’Hamad General Hospital. Ma la morte ormai era sopraggiunta. Il quotidiano d’oltreoceano Wall Street Journal parla di attacco cardiaco, sebbene le circostanze dell’evento non siano ancora state appurate fino in fondo. Nei giorni scorsi Wahl aveva ammesso sui suoi canali social di non sentirsi granché bene, di avvertire un forte senso di oppressione al petto e di essersi recato in una clinica nei pressi del media center della Coppa del Mondo. Il personale sanitario gli avrebbe prescritto uno sciroppo per la tosse e un antinfiammatorio, facendogli intendere di essere incappato in una ostinata forma di bronchite. «Questo non è il mio primo Mondiale», aveva dichiarato il giornalista qualche giorno prima, «ne ho vissuti già otto e mi sono ammalato più o meno a ogni torneo. Si tratta solo di trovare un modo per portare a termine il mio incarico, nonostante lo stress, il poco sonno e i carichi di lavoro pesanti», aveva aggiunto, rimarcando di essere risultato negativo a un test per il Covid-19. Sua moglie, Celine Gounder, è peraltro una dottoressa esperta in malattie infettive. Ma c’è un ulteriore episodio che rende la vicenda un po’ più nebulosa di quanto appaia. Lo scorso 21 novembre, Wahl era stato fermato dalle autorità del Qatar per aver indossato una maglietta coi colori arcobaleno, simbolo di riferimento della comunità omosessuale globale. Su Instagram aveva raccontato di essere stato trattenuto per circa 25 minuti dal personale dello stadio, che gli aveva intimato di cambiare abbigliamento perché quei colori non sarebbero stati ammessi. Dopo essere stato rilasciato con le scuse della Fifa, Wahl dichiarò che avrebbe probabilmente indossato ancora la maglietta. E qui entra in gioco Eric Wahl, fratello del deceduto, che dai suoi social commenta: «Mi chiamo Eric, sono il fratello di Grant e sono gay. Sono la ragione per cui ha indossato la maglietta con la bandiera arcobaleno durante i Mondiali. Mio fratello era sano, mi ha detto nei giorni scorsi che aveva ricevuto minacce di morte. Non credo sia morto per caso. Credo che sia stato ucciso e vi prego di aiutarmi». Dichiarazioni che, se non altro, contribuiscono a rendere l’atmosfera di questo Mondiale non proprio serena. Nel frattempo, il presidente della Fifa Gianni Infantino si dice addolorato per la scomparsa: «L’ amore di Grant per il calcio era immenso e la sua capacità di racconto mancherà a tutti gli appassionati di questo sport». Gli fa eco il cestista LeBron James: «Grazie a Wahl ho ottenuto la mia prima copertina su una rivista quando giocavo nell’high school. Non posso che fare le condoglianze alla famiglia. Fino a quando non si conosceranno a fondo i dettagli di quanto successo, non commenterò in alcun modo le cause della sua morte».
Quante se ne dicono di lei, Enrico Montesano, in questi giorni. Roba da perdere il suo consueto sorriso?
«Quello mai. Se vuole subito una battuta, è il caso di una maglietta di distrazione di massa. Dopodiché, non ho avuto molti motivi per sorridere, in questi giorni. Il linciaggio mediatico, le assicuro, non è affatto piacevole».
Come si sente?
«La verità? Offeso e diffamato. Negli anni ho accettato critiche, anche talvolta piuttosto pesanti, per le mie posizioni. Ma darmi del nostalgico del fascismo… no, questa proprio la rispedisco al mittente. Mi devono chiedere scusa».
Ha messo di mezzo pure un avvocato.
«Sì, Giorgio Assumma. Sta procedendo nella verifica del caso. Ho spento il cellulare per giorni. Questa con lei è la prima intervista che faccio».
Non è la prima volta che dicono di lei che è vicino alla destra. Certo, l’unica in cui la associano al Ventennio.
«Sono vicino a me stesso, signora mia. Un uomo libero, democratico, rispettoso delle leggi e della Repubblica italiana. Basta informarsi, no?».
S’è impegnato anche in politica.
«Ho contribuito alla elezione di Rutelli a Roma - ho portato tanti voti - e con il Pds sono pure stato eletto - anche allora presi molti voti - al Parlamento europeo. Dal quale, ricordo a tutti, mi sono dimesso senza aspettare la scadenza che mi avrebbe concesso un vitalizio, che ho rifiutato. Insomma, come si diceva una volta, sono stato un uomo di sinistra».
E ora?
«Destra e sinistra è roba vecchia. Ora la distinzione è tra chi sta sopra e chi sta sotto, e io sto sotto».
Riavvolgiamo il nastro? Nelle prove in palestra di Ballando con le stelle, programma di Rai1, lei si presenta con una maglietta con il simbolo della Decima Mas e la scritta sulla schiena «memento audere semper». C’è chi dice: l’ha fatto apposta.
(Ride) «E cosa ci avrei guadagnato? Essere smerdato per giorni e passare per un nostalgico del fascismo? Cretinate».
Come è andata? Quella maglietta stava nel suo armadio.
«Insieme con quella di Mao e Che Guevara e tante altre, qualcuna del calcio, qualcuna del rugby. L’ho indossata in una sala prove deserta, dove c’eravamo la mia maestra e io».
E le telecamere.
«In quelle ore sull’ordine del giorno scrissero che le telecamere erano spente. In ogni caso le telecamere dopo 6-7 ore di prove si dimenticano, glielo assicuro. E poi di magliette, vista la fatica, ne cambiavo ogni giorno parecchie, anche per evitare malanni».
Quella in particolare, però…
«Non ci ho pensato minimamente. Quella maglia si vende da anni nei negozi. Ha uno stemma che si trova pure su vessilli e gagliardetti che sfilano il 2 giugno alla presenza del presidente della Repubblica. Ci sono foto che mostrano Napolitano accanto al simbolo della X Mas, regolare reparto della Marina militare».
L’ha comprata lei?
«Me l’hanno regalata e l’ho accettata perché conosco la storia. A differenza di molti che mi accusano, che evidentemente la ignorano».
La storia della Decima Mas?
«Prima guerra mondiale: il comandante Luigi Rizzo, Costanzo Ciano e Gabriele D’Annunzio si cimentano in un’ardimentosa impresa, la cosiddetta “beffa di Buccari”. D’Annunzio poi modificò la sigla Mas - che stava per motoscafo armato silurante - in “memento audere semper”. Ovvero: ricorda di osare sempre».
Buccari sta per Bakar, oggi in Croazia.
«Febbraio del 1918, i tre si imbarcano su uno di questi piccoli motoscafi, che andavano un po’ a motore a scoppio e un po’ a motore elettrico: mezzi d’assalto veloci. Si avvicinano alla terraferma senza farsi scoprire dagli austriaci. Rompono le reti metalliche di protezione e riescono a colpire una nave nemica. Non un gran danno, ma gli austriaci rimasero sorpresi. E quando la notizia si sparse, l’impresa ridette coraggio alle nostre truppe demoralizzate dopo Caporetto».
Eroismo?
«Per me quello rappresenta, sì. Il male è negli occhi di chi guarda. Solo chi è in malafede può pensare che stessi pensando ad altro che non solo non mi appartiene, ma che condanno. Vent’anni di feste dell’Unità, dell’Avanti!, di appuntamenti elettorali regionali, provinciali e comunali ad accompagnare deputati. Comizi pure con Occhetto. Bella gratitudine… tutto dimenticato. E ora mi si associa al fascismo? Faccio sommessamente notare che nemmeno D’Annunzio lo era, mai prese la tessera, perché era un socialista. Ma appunto, occorrerebbe conoscere la storia…».
Poi la famigerata Decima Mas fu al servizio degli occupanti nazisti, nella seconda guerra mondiale.
«Ma il motto e il simbolo sono di 25 anni prima. È un corpo della nostra Marina militare».
Tagliamo la testa al toro: un suo giudizio sul fascismo?
«Ancora ce n’è bisogno? La mia storia parla chiaro. Senta: il fascismo è morto, il comunismo è morto e noi non stiamo tanto bene».
Pensa di aver compiuto una leggerezza?
«Forse. Però faccio notare che persino l’amato presidente Ciampi, combattente per la giustizia e la libertà, fece sfilare i cosiddetti “maiali”, ovvero i mezzi d’assalto subacquei della X Mas. Lo sa che esiste un reparto militare della Marina, premiato dalla medaglia d’oro, che si chiama X Flottiglia Mas? E che sul sito del ministero della Difesa si dedica spazio alle gesta del reparto?».
Si sta giustificando?
«E di cosa? Non ho commesso alcun reato. Non mi devo giustificare di niente! Perché avrei dovuto pensare che la maglietta è un tabù quando è regolarmente esposta e venduta e c’è qualcuno che in tv ha detto persino “ics” Mas tanto è ignorante?».
L’ha indossata durante le prove, e poi si è vista nel filmato mandato in onda durante la puntata, in prima serata nel sabato sera di Rai1.
«Saranno stati quattro o cinque fotogrammi, niente di più. Mi chiedo perché li abbiano lasciati e non siano stati tagliati in montaggio visto che pensano siano così orribili e da censurare. O perché ad esempio non abbiano oscurato il logo, visto che se indossi qualche marchio subito te lo nascondono con adesivi perché non si veda in tv. Sono molto attenti a tutto, bravissimi, coloro che lavorano per il programma».
La sera stessa nemmeno un tweet ha notato nelle scene la sua maglietta. Vi hanno visto in più di 3,8 milioni di spettatori.
«Nulla di nulla fino al mattino dopo. Nessuno si accorge».
Il giorno successivo, la maglietta viene evidenziata sui social da Selvaggia Lucarelli. Giudice del programma.
«Succede questo, sì, ma non commenterò nel merito. Le frasi dette sabato sera in diretta sono rivelatrici».
Come ha saputo dell’espulsione dalla gara della trasmissione?
«Dopo tre giorni mi è arrivata una lettera dalla società di produzione Ballandi. La modalità è stata brutale. Non c’è stato alcun incontro o dialogo civile, non c’è stato un atteggiamento democratico e aperto. Mi spiace, avrei potuto dire la mia come ora a lei. La decisione della Rai è stata frettolosa, mi sembra evidente, ma spero che si renderanno conto che c’è il “non logo” a procedere. Non è un reato indossare quella maglietta. Lei possiede l’elenco delle t-shirt politicamente corrette e di quelle proibite?».
Chi ha compiuto la scelta?
«Non so e non mi interessa molto nemmeno questo. Non do la colpa a nessuno. So solo che non mi è stato dato neppure modo di esprimermi. Pensi che ho telefonato all’Anpi per chiedere di dialogare, e di chiarire l’equivoco. Abbiamo inviato una mail e nessuno ci ha risposto. Cosa che almeno per educazione…».
L’altro giorno poi «fonti Rai» hanno riferito all’Ansa che in sala prove lei ha anche fatto il saluto romano, riferendosi esplicitamente al simbolo e al motto riportati sulla sua maglietta.
«Questa è il massimo! Risibile! Assurdo. Alessandra Tripoli, la mia maestra di ballo, ha già smentito. È accaduto esattamente il contrario di quello che vogliono far passare: io scherzavo durante le prove, era un passo di danza che terminava con il braccio alzato, ma ho detto ad Alessandra: “No, questo meglio che non lo facciamo, potrebbe essere equivocato”. E ho chiuso il pugno. Il video mostra chiaramente che le cose sono andate come dico io».
Tra l’altro in gara stava andando bene, era arrivato pure in testa.
«Le gare non mi piacciono e il punteggio manco lo ricordo. Mi interessava semplicemente portare la mia professionalità e l’amore per il teatro e la cultura su quel palco televisivo. Sarà che ballavo bene, ad aver dato fastidio? È molto faticoso imparare i passi di danza. Se avessero aspettato qualche puntata, sarei forse uscito per malanni articolari. Ho 77 anni».
Pensa forse che volessero colpire proprio lei? Con i pensieri espressi durante la pandemia, su vaccini e pensiero unico, di nemici se ne è fatti molti.
«Guardi, io non lo so. Ma è possibile! Sono un uomo libero e per questo un personaggio scomodo. Oggi c’è pure la caccia ai fascisti presunti. E forse qualche guerra interna dentro la Rai, mi viene da pensare…».
Un misto tra «purché se ne parli» e una mossa politica quindi?
«Voglio soltanto la mia immagine ripulita da tutta questa spazzatura. Ho accettato di partecipare a Ballando pur se non amo le gare, anche come gesto di pacificazione, per superare le divisioni del passato, voltare pagina. L’ho anche detto in diretta. Volevo pure riabbracciare il mio pubblico, cosa che stava accadendo. Ma in questo Paese siamo sempre ai guelfi e ghibellini, Montecchi e Capuleti. Per fortuna tanta gente che mi conosce e che mi vuol bene mi esprime solidarietà».
Dovesse dare un giudizio sintetico su questa vicenda?
«Dico che se uno mette la maglia della sua squadra di calcio non è un calciatore, se mette la maglia di Batman non è un supereroe, se mette quella con su Rocco Siffredi non è un superdotato. Traete voi le conclusioni».
Dalla maglia del secolo del Pibe de oro, valutata 2 milioni di euro, alla figurina del giocatore di baseball Honus Wagner battuta all'asta nel 2013 per 2 milioni e 800.000 dollari.
Dietro ai cimeli sportivi si nasconde un mondo. Anzi due. Quello della passione per gli oggetti simbolo di un'impresa che ha fatto la storia, ma anche quello del valore e del patrimonio che può valere, che sia esso una scarpa, un pallone, una maglietta o una figurina. E se poi accade che il campione o lo sportivo a cui è appartenuto il cimelio venga a mancare, ecco che il valore dell'oggetto in questione aumenta vertiginosamente.
È il caso, per esempio, della maglietta della nazionale argentina indossata da Diego Armando Maradona il 22 giugno 1986 allo stadio Azteca di Città del Messico, quarti di finale della Coppa del Mondo: partita passata alla storia non solo per il celebre gol di mano segnato dal PIbe de oro - «la mano de Dios» - ma anche per quello strabiliante slalom cominciato nella propria metà campo e concluso con il gol del 2-0 agli inglesi, ribatezzato poi «il gol del secolo». La numero 10 del campione argentino, scomparso all'età di 60 anni lo scorso 25 novembre, appartiene oggi all'ex calciatore inglese Steve Hodge, in campo da avversario quel giorno contro Maradona. Il prezioso cimelio è valutato oggi una cifra vicina ai due milioni di euro, ma per Hodge, però, quella maglietta ha un valore inestimabile tanto da aver dovuto in più di una circostanza smentire le voci secondo cui la avrebbe venduta, specialmente dopo la morte di Diego, così come ha dovuto respingere al mittente diverse offerte arrivategli sul tavolo: «Ho scambiato la maglietta a fine partita con Maradona e sono anche stato criticato molto per questo. Alcuni compagni di squadra erano arrabbiati con ,me negli spogliatoi. Quella partita non sarà mai dimenticata nella storia del calcio. L?ho incolpato e criticato per il suo gol di mano, Maradona però era un giocatore straordinario. Era coraggioso come un leone. Era abituato a ricevere calci ovunque giocasse. Ho custodito questa maglia per 34 anni e non ho mai provato a venderla. Ha un'incredibile valore sentimentale» ha detto in un'intervista rilasciata alla Bbc il 1° dicembre.
Tra i cimeli più costosi al mondo c'è una figurina del 1909: quella del giocatore di baseball, Honus Wagner, soprannominato «l'olandese volante» e leggenda dello sport americano per eccellenza. La card, definita «la Gioconda del baseball» è stata battuta all'asta nel 2013 per una cifra pari a 2 milioni e 800.000 dollari. Per rendere l'idea del valore basta sapere che in circolazione ce ne sono 50 e una di queste è esposta al Metropolitan Museum di New York. Sempre a proposito di figurine di giocatori di baseball dal valore altissimo ci sono quella di Ty Cobb, anche questa del 1909, stimata un milione di dollari e ancora invenduta, e quella di Mickey Mantle, più recente rispetto alle altre due essendo del 1952, battuta all'asta per 525.800 dollari, pari 433.000 euro.
Sempre in tema di figurine abbiamo altri esempi nella storia dello sport: un'immagine di Michael Jordan della stagione 1987/1988 è stata venduta per 100.000 dollari; tutto l'album completo dei mondiali di calcio del 1970, unica edizione che rappresenta la Coppa Rimet con all'interno due autografi di Pelé, che quel mondiale messicano lo vinse da protagonista insieme al suo Brasile, è stato battuto all'asta per ben 8.400 dollari; quello dei mondiali del 1974 è stato battuto per 2.500 dollari. Il primo album Panini serie calciatori, invece, è stato venduto per 1.500 euro. Cifra più ragionevole sono i 121 euro, anche se da proporzionare alla grandezza del personaggio, pagati su eBay per acquistare la figurina di Faustino Goffi, attaccante del Treviso in Serie B, edizione 1967-1968.
Tornando al baseball, sono diversi i cimeli che riguardano la storia di Babe Ruth, leggendario giocatore, soprannominato «Il bambino» o «The sultan of swat», dei Boston Red Sox e dei New York Yankees tra il 1914 e il 1936, primo a effettuare più di 50 fuoricampo in una sola stagione, considerato il più grande di tutti i tempi oltre che icona della cultura sportiva americana. L'ultima pallina lanciata da Ruth all'All-Star Game del 1933 è stata venduta per una cifra pari a 805.000 dollari. La mazza da baseball, invece, è stata battuta a 1 milione 200.000 dollari. Il record del cimelio sportivo più pagato di sempre, però, appartiene alla maglia di Ruth, venduta all'asta per la modica cifra di 4 milioni 400.000 dollari. C'è Mark David McGwire, ex giocatore di baseball statunitense, oggi allenatore, che ha giocato gran parte della sua carriera nelle fila degli Oakland Athletics tra il 1986 e il 1997: la pallina con il suo autografo è stata acquistata da un tifoso americano per 3 milioni di dollari.
Anche l'hockey ha il suo cimelio prezioso, in particolare la maglia della nazionale canadese di Paul Henderson, stella dello sport su ghiaccio con più di 1.000 partite giocate, 376 gol segnati e 758 punti, e protagonista della cavalcata del Canada al Summit Series del 1972 contro l'Unione Sovietica in piena Guerra fredda. La maglietta è stata venduta per 1 milione e 200.000 dollari.
- Il mercato globale vale una cifra che oscilla tra i 30 e 40 miliardi: il 70% dell'abbigliamento da notte viene infatti venduto nel mass market e solo il 5% appartiene a brand del lusso. Il resto è fast fashion: Asos propone in catalogo oltre 700 articoli dedicati al sonno delle donne, mentre H&M ne ha meno di 80 e Zara nemmeno uno. I nuovi trend di utilizzo servono a rilanciare il mercato che esce da anni di trend negativi.
- Come Sarah Jessica Parker, la nota Carrie del telefilm cult anni Novanta Sex and the City , la moda spinge a indossare i capi da casa anche al lavoro, magari con un paio di tacchi a spillo o sneaker. Se il total look vi sembra troppo abbinate la casacca maschile a jeans e sneakers.
- Se siete tradizionalisti e lo usate solo di notte, attenzione al materiale e alla vestibilità: le regole per dormire bene iniziano da cosa si indossa sotto le lenzuola. La seta è perfetta per chi preferisce stare fresco. Gli indumenti troppo stretti causano insonnia.
Lo speciale comprende tre articoli e una gallery con alcuni modelli per questa stagione.
Il sonno non è solo una necessità, ma un business, di dimensioni peraltro non trascurabili: il settore nel suo complesso – con tutte le attività economiche connesse - vale infatti una cifra compresa tra 30 e 40 miliardi di dollari. Un segmento in forte crescita, secondo uno studio di Edited, società specializzata in ricerche di mercato nel settore retail, è quella dello sleepwear, cioè dell'abbigliamento dedicato al sonno: pigiami, camicie e intimo da notte hanno visto una crescita del 18,8% nel 2017, superiore a quella di altre categorie come l'abbigliamento active (+18,2%) e le scarpe (+15,9%). Il mercato ha un andamento peculiare: storicamente si comprano più pigiami alla fine del primo trimestre e all'inizio del terzo, tipicamente in occasione dei cambi di stagione, per un periodo di forti vendite che dura all'incirca due mesi, per poi rallentare nel resto dell'anno. In questo mercato i consumatori guardano in modo particolare alla convenienza: il 70% dell'abbigliamento da notte viene infatti venduto nel mass market, e solo il 5% appartiene a brand del lusso. Si tratta di una categoria particolare, in cui il 20,5% dell'assortimento viene venduto come set (pigiami) con un prezzo medio di 57,71 dollari. Ad alzare la media sono le vestaglie, il cui prezzo medio è di 102,82 dollari, con oltre il 17% che supera i 100 dollari; mentre shorts e pantaloncini, al contrario, sono venduti in maggioranza a prezzi inferiori ai 30 dollari, nonostante siano sempre più di moda. Un altro trend interessante del mercato riguarda la transizione da "sleepwear" a "loungewear", cioè abbigliamento da casa in genere, una categoria in cui i prodotti di lusso sono più diffusi; pesano infatti per il 15,4% contro il 5% del mercato dei pigiami preso singolarmente.
Quello dello sleepwear è un mercato che i grandi nomi del fast fashion non hanno ancora esplorato fino in fondo. Il più attivo è Asos, che propone in catalogo oltre 700 articoli dedicati al sonno delle donne, mentre H&M ne ha meno di 80 e Zara nemmeno uno. Ci sono però catene retail che hanno fiutato l'opportunità: come Oysho, che punta a seguire le tendenze del momento con la sua offerta di intimo e pigiami. La chiave per lo sviluppo del settore, secondo gli esperti, è proprio il graduale annullamento delle differenze tra abbigliamento da notte e "mise" da casa in genere: sempre più consumatori mischiano infatti gli articoli di una e dell'altra categoria, usandoli in momenti diversi della giornata.
Senza contare la tendenza che vede i pigiami, spesso di lusso, sempre più spesso indossati anche fuori casa: come riferisce Quartz, l'uso di sleepwear anche fuori casa è già comune nei college americani, specie nel weekend, e sta diventando un trend anche altrove. L'ultima frontiera del casual ha visto tra i suoi sostenitori nomi di peso del fashion come Gucci, Lanvin e Dolce & Gabbana, che lo scorso anno ha invitato varie celebrities a un party a tema. Si tratta ovviamente di prodotti molto diversi dai completi da notte di marchi come Victoria's Secret: da D&G si trova infatti un pigiama da uomo in twill di seta da 1.075 dollari, mentre Gucci ne propone uno in lana ricamata da 1.210. Ma anche brand più accessibili come J.Crew propongono soluzioni per poter portare i pigiami anche fuori dalla stanza da letto: come una camicia da pigiama femminile da 60 dollari, pensata in abbinamento a pantaloni blu, o un top in seta "stile pigiama" da 180 dollari, da portare con i jeans.
In Europa il mercato dell'abbigliamento intimo femminile valeva, secondo i calcoli dell'Ifm (Institut francais de la mode), 11,05 miliardi di euro nel 2016, una cifra in calo dell'1,9% rispetto al 2015. Le donne dei cinque principali Paesi consumatori - nell'ordine: Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna - spendono circa 8,54 miliardi di euro per i loro acquisti di abbigliamento intimo donna, corrispondenti ad un budget medio annuo di 79,5 euro. Da alcuni anni la Francia si trova in testa dei cinque Paesi sopra citati con più di 3,5 miliardi di euro di consumi globali (uomo + donna) per l'intimo e le calze, i costumi da bagno e le camicie da notte e pigiami. Il budget medio destinato all'acquisto di indumenti intimi dalle donne francesi nel 2016 era di poco superiore ai 100 euro all'anno ed era il più elevato in Europa (contro i 93,4 euro della Gran Bretagna, i 79 della Germania, i 64,2 dell'Italia e i 53,1 della Spagna).
E in Italia? Secondo la rivista specializzata Intimoretail, negli anni della crisi (fino al 2015) le vendite delle linee nightwear hanno registrato trend negativi, con l'eccezione di alcuni segmenti, come gli articoli in fibre naturali, con buona vestibilità e un prezzo al pubblico tra i 35 e i 55 euro. Si tratta comunque di un comparto in evoluzione: sono cambiati gli stili richiesti dalla clientela, la disponibilità di spesa e l'offerta, con alcune aziende che si sono sapute adattare meglio di altre alle nuove esigenze dei consumatori. In generale, le vendite di pigiami si concentrano soprattutto nei mesi invernali e i trend di vendita sono migliori nelle regioni del centro-sud, nelle quali il possesso di intimo di qualità viene percepito come uno status symbol. Si tende comunque a destinare gli acquisti di pigiami a occasioni particolari come viaggi o ricoveri ospedalieri, mentre per la quotidianità i consumatori italiani privilegiano t-shirt o boxer. C'è poi da tenere in conto la diffusione dei prodotti venduti nella grande distribuzione o nei mercati all'aperto, che erodono quota di mercato ai rivenditori specializzati.
Chiara Merico
Con i tacchi a spillo o con le sneaker si indossa anche di giorno

Intimissimi
Il mondo della moda è sempre più interessato a offrire ai suoi clienti capi comodi che possano essere usati in più occasioni. Uno degli esempi principe di questo nuovo trend è il mercato delle sneaker che negli ultimi anni ha visto una forte crescita.
Per quanto riguarda l'abbigliamento però è da subito apparso più complesso creare prodotti che uniscano il bisogno di comfort a un certo livello di stile ed eleganza. Negli ultimi anni sembra che un trend sia riuscito a far coincidere questi bisogni apparentemente agli antipodi: il pigiama.
Per anni relegato alle nostre camere da letto, ora andrebbe indossato di giorno con un paio di tacchi alti (o con le onnipresenti sneaker) per un look chic e moderno. Le più "coraggiose" possono scegliere di portare entrambi i pezzi contemporaneamente, magari giocando con la scollatura come Sarah Jessica Parker nella pubblicità per il brand Intimissimi, in cui gira per le strade di New York con un pigiama di seta nero, un paio di décolleté e il reggiseno a balconcino in bella vista.
Se invece il total look vi fa un po' paura, ci sono tanti modi per interpretare questo nuovo trend senza rischiare che qualcuno vi guardi stranito per le strade. Dolce&Gabbana insegna che il pigiama va portato con la casacca completamente sbottonata per mostrare uno dei loro ultra femminili top oppure una t-shirt dalle stampe originali. Scegliere di spezzare il completo con una maglietta aiuta a rendere il look più sportivo e a stemperare l'eleganza della seta. Potete anche scegliere di lasciare i pantaloni per la camera da letto e indossare la casacca con un paio di jeans, skinny o dal taglio maschile, a seconda dello stile della vostra camicia. Se invece non volete rinunciare alla morbidezza dei pantaloni di seta, limitatevi ad abbinarli a qualcosa di semplice che lasci a loro tutta l'attenzione.
Ma quale pigiama scegliere? Meglio andare sul classico nero o su qualche fantasia? Mentre le righe o i quadretti sono più adatti alle mura domestiche, fiori e motivi geometrici - soprattutto se di colori accesi - possono essere la scelta più adatta per chi vuole provare questo trend. Con un cappotto color cammello, semplice ed elegante, un pigiama sui toni del rosso non vi farà certo passare inosservate. Per le più giovani, stampe floreali possono dare un tocco romantico anche ai look più aggressivi. Insomma quando si indossa un pigiama sembra che non ci siano regole. Mixate tessuti, colori e stili.
Mariella Baroli
Attenzione al materiale e alla vestibilità: le regole per dormire bene iniziano da cosa si indossa a letto

La comodità a letto è per noi un obbligo. Sentirsi costretti in maglie troppo strette o pantaloni troppo larghi può disturbare il proprio riposo fino al punto di costringere a notti insonni. Sebbene il 44% della popolazione mondiale scelga, per evitare spiacevoli inconvenienti, di dormire nuda - o solo con la biancheria intima - un buon pigiama è alla base di un riposo degno di questo nome. E a dirlo non sono le leggi del mercato, bensì la scienza.
Il dipartimento di Salute e Medicina dell'Università di Sydney, in Australia, ha infatti studiato la relazione tra l'insonnia e quello che si indossa quando si va a dormire. I ricercatori hanno così selezionato un campione di 100 persone di età compresa tra i 18 e i 70 anni e li hanno invitati a indossare pigiami di lana merino, poliestere e cotone leggero. A una temperatura fissa di 17 gradi centigradi, gli studiosi australiani hanno notato che chi indossava un pigiama di lana si è addormentato più rapidamente (12 minuti totali) rispetto a chi indossava un pigiama in cotone (22 minuti) o in poliestere (27 minuti). Ma non solo.
Come scegliere dunque l'indumento giusto per il proprio sonno? Ecco alcune regole per non sbagliare.
Innanzitutto il tessuto. Come avrete capito è uno dei dettagli più importanti nella scelta di un pigiama. Se si ama la sensazione di libertà e leggerezza sulla propria pelle, puntate sul cotone leggero o la seta. Entrambi sono tessuti morbidi e traspiranti, lisci sulla pelle e che consentono una buona circolazione dell'aria. Se invece amate essere coccolati e al caldo sotto le coperte, la soluzione migliore può essere la lana o la flanella. In questo caso attenzione alla scelta del materiale. Testate il pigiama prima di acquistarlo per evitare lo spiacevole inconveniente di una lana che pizzica al contatto con la pelle.
Un secondo fattore fondamentale è la vestibilità. Più il pigiama è morbido addosso, più la sensazione di comfort tra le lenzuola sarà effettiva. Il motivo è semplice, indossare capi morbidi permette al corpo, durante la notte, di muoversi più dolcemente e senza fatica. Se avete un seno abbondante, prediligete le casacche senza bottoni per evitare l'effetto tirato che potrebbe infastidirvi durante la notte. Così se avete le gambe ben allenate meglio scegliere un leggins piuttosto che una gamba larga che potrebbe non esserlo abbastanza e inibirvi i movimenti. Attenzione anche a cappucci, cerniere. bottoni troppo grossi o ricami vistosi: potrebbero nuocere gravemente al vostro sonno.
Le tutine intere sono senza dubbio una delle mode del momento. Ma attenzione: la comodità in questo caso è del tutto relativa. Innanzitutto una tuta intera prevedere che indossiate, insieme a essa, almeno una maglietta. Per alcuni, questi mille strati, possono essere davvero troppo. Per altri, addirittura troppo poco, specialmente quando ci si sveglia di notte. Tenete poi in considerazione il fatto che, molte volte, questo tipo di tute sono abbellite con corna, occhi, e qualsiasi decoro tridimensionale che possa passare per la mente del designer. Tanto belli da vedere quanto tanto fastidiosi sotto le lenzuola.
Marianna Baroli






