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2020-12-30
Due milioni per la maglia di Maradona: i cimeli sportivi più cari
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Ansa
Dietro ai cimeli sportivi si nasconde un mondo. Anzi due. Quello della passione per gli oggetti simbolo di un'impresa che ha fatto la storia, ma anche quello del valore e del patrimonio che può valere, che sia esso una scarpa, un pallone, una maglietta o una figurina. E se poi accade che il campione o lo sportivo a cui è appartenuto il cimelio venga a mancare, ecco che il valore dell'oggetto in questione aumenta vertiginosamente.
È il caso, per esempio, della maglietta della nazionale argentina indossata da Diego Armando Maradona il 22 giugno 1986 allo stadio Azteca di Città del Messico, quarti di finale della Coppa del Mondo: partita passata alla storia non solo per il celebre gol di mano segnato dal PIbe de oro - «la mano de Dios» - ma anche per quello strabiliante slalom cominciato nella propria metà campo e concluso con il gol del 2-0 agli inglesi, ribatezzato poi «il gol del secolo». La numero 10 del campione argentino, scomparso all'età di 60 anni lo scorso 25 novembre, appartiene oggi all'ex calciatore inglese Steve Hodge, in campo da avversario quel giorno contro Maradona. Il prezioso cimelio è valutato oggi una cifra vicina ai due milioni di euro, ma per Hodge, però, quella maglietta ha un valore inestimabile tanto da aver dovuto in più di una circostanza smentire le voci secondo cui la avrebbe venduta, specialmente dopo la morte di Diego, così come ha dovuto respingere al mittente diverse offerte arrivategli sul tavolo: «Ho scambiato la maglietta a fine partita con Maradona e sono anche stato criticato molto per questo. Alcuni compagni di squadra erano arrabbiati con ,me negli spogliatoi. Quella partita non sarà mai dimenticata nella storia del calcio. L?ho incolpato e criticato per il suo gol di mano, Maradona però era un giocatore straordinario. Era coraggioso come un leone. Era abituato a ricevere calci ovunque giocasse. Ho custodito questa maglia per 34 anni e non ho mai provato a venderla. Ha un'incredibile valore sentimentale» ha detto in un'intervista rilasciata alla Bbc il 1° dicembre.
Tra i cimeli più costosi al mondo c'è una figurina del 1909: quella del giocatore di baseball, Honus Wagner, soprannominato «l'olandese volante» e leggenda dello sport americano per eccellenza. La card, definita «la Gioconda del baseball» è stata battuta all'asta nel 2013 per una cifra pari a 2 milioni e 800.000 dollari. Per rendere l'idea del valore basta sapere che in circolazione ce ne sono 50 e una di queste è esposta al Metropolitan Museum di New York. Sempre a proposito di figurine di giocatori di baseball dal valore altissimo ci sono quella di Ty Cobb, anche questa del 1909, stimata un milione di dollari e ancora invenduta, e quella di Mickey Mantle, più recente rispetto alle altre due essendo del 1952, battuta all'asta per 525.800 dollari, pari 433.000 euro.
Sempre in tema di figurine abbiamo altri esempi nella storia dello sport: un'immagine di Michael Jordan della stagione 1987/1988 è stata venduta per 100.000 dollari; tutto l'album completo dei mondiali di calcio del 1970, unica edizione che rappresenta la Coppa Rimet con all'interno due autografi di Pelé, che quel mondiale messicano lo vinse da protagonista insieme al suo Brasile, è stato battuto all'asta per ben 8.400 dollari; quello dei mondiali del 1974 è stato battuto per 2.500 dollari. Il primo album Panini serie calciatori, invece, è stato venduto per 1.500 euro. Cifra più ragionevole sono i 121 euro, anche se da proporzionare alla grandezza del personaggio, pagati su eBay per acquistare la figurina di Faustino Goffi, attaccante del Treviso in Serie B, edizione 1967-1968.
Tornando al baseball, sono diversi i cimeli che riguardano la storia di Babe Ruth, leggendario giocatore, soprannominato «Il bambino» o «The sultan of swat», dei Boston Red Sox e dei New York Yankees tra il 1914 e il 1936, primo a effettuare più di 50 fuoricampo in una sola stagione, considerato il più grande di tutti i tempi oltre che icona della cultura sportiva americana. L'ultima pallina lanciata da Ruth all'All-Star Game del 1933 è stata venduta per una cifra pari a 805.000 dollari. La mazza da baseball, invece, è stata battuta a 1 milione 200.000 dollari. Il record del cimelio sportivo più pagato di sempre, però, appartiene alla maglia di Ruth, venduta all'asta per la modica cifra di 4 milioni 400.000 dollari. C'è Mark David McGwire, ex giocatore di baseball statunitense, oggi allenatore, che ha giocato gran parte della sua carriera nelle fila degli Oakland Athletics tra il 1986 e il 1997: la pallina con il suo autografo è stata acquistata da un tifoso americano per 3 milioni di dollari.
Anche l'hockey ha il suo cimelio prezioso, in particolare la maglia della nazionale canadese di Paul Henderson, stella dello sport su ghiaccio con più di 1.000 partite giocate, 376 gol segnati e 758 punti, e protagonista della cavalcata del Canada al Summit Series del 1972 contro l'Unione Sovietica in piena Guerra fredda. La maglietta è stata venduta per 1 milione e 200.000 dollari.
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Dalla maglia del secolo del Pibe de oro, valutata 2 milioni di euro, alla figurina del giocatore di baseball Honus Wagner battuta all'asta nel 2013 per 2 milioni e 800.000 dollari.Dietro ai cimeli sportivi si nasconde un mondo. Anzi due. Quello della passione per gli oggetti simbolo di un'impresa che ha fatto la storia, ma anche quello del valore e del patrimonio che può valere, che sia esso una scarpa, un pallone, una maglietta o una figurina. E se poi accade che il campione o lo sportivo a cui è appartenuto il cimelio venga a mancare, ecco che il valore dell'oggetto in questione aumenta vertiginosamente.È il caso, per esempio, della maglietta della nazionale argentina indossata da Diego Armando Maradona il 22 giugno 1986 allo stadio Azteca di Città del Messico, quarti di finale della Coppa del Mondo: partita passata alla storia non solo per il celebre gol di mano segnato dal PIbe de oro - «la mano de Dios» - ma anche per quello strabiliante slalom cominciato nella propria metà campo e concluso con il gol del 2-0 agli inglesi, ribatezzato poi «il gol del secolo». La numero 10 del campione argentino, scomparso all'età di 60 anni lo scorso 25 novembre, appartiene oggi all'ex calciatore inglese Steve Hodge, in campo da avversario quel giorno contro Maradona. Il prezioso cimelio è valutato oggi una cifra vicina ai due milioni di euro, ma per Hodge, però, quella maglietta ha un valore inestimabile tanto da aver dovuto in più di una circostanza smentire le voci secondo cui la avrebbe venduta, specialmente dopo la morte di Diego, così come ha dovuto respingere al mittente diverse offerte arrivategli sul tavolo: «Ho scambiato la maglietta a fine partita con Maradona e sono anche stato criticato molto per questo. Alcuni compagni di squadra erano arrabbiati con ,me negli spogliatoi. Quella partita non sarà mai dimenticata nella storia del calcio. L?ho incolpato e criticato per il suo gol di mano, Maradona però era un giocatore straordinario. Era coraggioso come un leone. Era abituato a ricevere calci ovunque giocasse. Ho custodito questa maglia per 34 anni e non ho mai provato a venderla. Ha un'incredibile valore sentimentale» ha detto in un'intervista rilasciata alla Bbc il 1° dicembre.Tra i cimeli più costosi al mondo c'è una figurina del 1909: quella del giocatore di baseball, Honus Wagner, soprannominato «l'olandese volante» e leggenda dello sport americano per eccellenza. La card, definita «la Gioconda del baseball» è stata battuta all'asta nel 2013 per una cifra pari a 2 milioni e 800.000 dollari. Per rendere l'idea del valore basta sapere che in circolazione ce ne sono 50 e una di queste è esposta al Metropolitan Museum di New York. Sempre a proposito di figurine di giocatori di baseball dal valore altissimo ci sono quella di Ty Cobb, anche questa del 1909, stimata un milione di dollari e ancora invenduta, e quella di Mickey Mantle, più recente rispetto alle altre due essendo del 1952, battuta all'asta per 525.800 dollari, pari 433.000 euro.Sempre in tema di figurine abbiamo altri esempi nella storia dello sport: un'immagine di Michael Jordan della stagione 1987/1988 è stata venduta per 100.000 dollari; tutto l'album completo dei mondiali di calcio del 1970, unica edizione che rappresenta la Coppa Rimet con all'interno due autografi di Pelé, che quel mondiale messicano lo vinse da protagonista insieme al suo Brasile, è stato battuto all'asta per ben 8.400 dollari; quello dei mondiali del 1974 è stato battuto per 2.500 dollari. Il primo album Panini serie calciatori, invece, è stato venduto per 1.500 euro. Cifra più ragionevole sono i 121 euro, anche se da proporzionare alla grandezza del personaggio, pagati su eBay per acquistare la figurina di Faustino Goffi, attaccante del Treviso in Serie B, edizione 1967-1968.Tornando al baseball, sono diversi i cimeli che riguardano la storia di Babe Ruth, leggendario giocatore, soprannominato «Il bambino» o «The sultan of swat», dei Boston Red Sox e dei New York Yankees tra il 1914 e il 1936, primo a effettuare più di 50 fuoricampo in una sola stagione, considerato il più grande di tutti i tempi oltre che icona della cultura sportiva americana. L'ultima pallina lanciata da Ruth all'All-Star Game del 1933 è stata venduta per una cifra pari a 805.000 dollari. La mazza da baseball, invece, è stata battuta a 1 milione 200.000 dollari. Il record del cimelio sportivo più pagato di sempre, però, appartiene alla maglia di Ruth, venduta all'asta per la modica cifra di 4 milioni 400.000 dollari. C'è Mark David McGwire, ex giocatore di baseball statunitense, oggi allenatore, che ha giocato gran parte della sua carriera nelle fila degli Oakland Athletics tra il 1986 e il 1997: la pallina con il suo autografo è stata acquistata da un tifoso americano per 3 milioni di dollari.Anche l'hockey ha il suo cimelio prezioso, in particolare la maglia della nazionale canadese di Paul Henderson, stella dello sport su ghiaccio con più di 1.000 partite giocate, 376 gol segnati e 758 punti, e protagonista della cavalcata del Canada al Summit Series del 1972 contro l'Unione Sovietica in piena Guerra fredda. La maglietta è stata venduta per 1 milione e 200.000 dollari.
Federico Vecchioni (Ansa)
History Law & Economics dalla Lumsa, la Libera Università Maria Santissima Assunta. Il conferimento, approvato dal dipartimento di giurisprudenza, economia e comunicazione dell’ateneo - con successiva delibera del Senato Accademico - si deve al fatto che la figura professionale di Vecchioni rappresenta «un punto di riferimento di rilievo nel panorama dell’economia agroalimentare italiana e mediterranea, per la capacità di coniugare visione strategica, innovazione tecnologica e attenzione ai profili di sostenibilità economica, sociale e ambientale».
La cerimonia è stata introdotta dal professor Gabriele Carapezza Figlia, coordinatore del collegio dei docenti del dottorato di ricerca in Mediterranean Studies e la laudatio è stata curata dal professor Giovanni Battista Dagnino, ordinario di economia e gestione delle imprese. A conferire titolo e proclamazione, il professor Francesco Bonini, rettore dell’ateneo. Alla cerimonia è seguita la lectio magistralis di Vecchioni. «Ricevere questo dottorato honoris causa dalla Libera Università Maria Santissima Assunta», le parole pronunciate da Vecchioni, «rappresenta per me un grande onore e una grande responsabilità. Ho sempre creduto nel valore del dialogo tra impresa, istituzioni e mondo accademico come leva per generare sviluppo duraturo. Il Mediterraneo non è soltanto uno spazio geografico, ma un orizzonte culturale ed economico strategico, nel quale l’Italia può e deve esercitare un ruolo da protagonista attraverso innovazione, sostenibilità e cooperazione internazionale». «In quest’ottica», ha proseguito quindi il presidente di Bonifiche Ferraresi, «si inseriscono le iniziative internazionali portate avanti da Bf con l’obiettivo di creare la più importante riserva agricolo alimentare del Mediterraneo».
A completamento delle formalità si pone poi il discorso del rettore della Lumsa, professor Bonini, che ha voluto rimarcare l’importanza del conferimento accademico: «Il dottorato in Mediterranean Studies, basato nel nostro dipartimento di Palermo, traguarda anche l’importante investimento che l’Università Lumsa ha aperto con l’istituzione del nostro University Africa Center. Il conferimento del dottorato a una personalità come quella di Federico Vecchioni vuole essere esemplare per i nostri studenti e studentesse, e per un impegno di ricerca, sviluppo e collaborazione con le realtà vive della società che qualifica l’università e ne conferma l’ispirazione e l’impegno per il bene comune nella grande prospettiva globale».
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Mentre l’Italia tenta una timida risalita (+7,6% a marzo, con 185.367 immatricolazioni), il resto del continente (+1,7%) resta frenato da condizioni finanziarie restrittive: tassi elevati che la Bce fatica a ridurre, complice uno choc petrolifero che alimenta un’inflazione ancora persistente e comprime i redditi reali. In questo contesto, la domanda effettiva si contrae e il pricing power si deteriora.
La realtà è che l’ideologia politica in Europa ha preteso di ignorare le leggi della domanda: le aziende «vulnerabili», quelle che hanno puntato tutto su una transizione elettrica forzata, si ritrovano oggi con piazzali pieni e margini a picco. Parallelamente, la Cina ha cambiato ruolo: da mercato di sbocco a concorrente diretto e aggressivo. Marchi come Byd e Leapmotor registrano crescite a tre o quattro cifre anche in Italia, segnalando un vantaggio competitivo costruito su costi, integrazione verticale e velocità di esecuzione.
Il nesso per il portafoglio del risparmiatore è brutale. I dati appena pubblicati dal Gruppo Volkswagen per il primo trimestre 2026 confermano che il «mal di Cina» è diventato cronico e forse irreversibile. Le consegne globali sono calate del 4% (2,05 milioni di unità), ma è il tracollo delle elettriche a far tremare Wolfsburg: un pesantissimo -64% in Cina e -80% negli Stati Uniti. La tenuta europea (+12%) non basta a compensare la fine degli incentivi e l’inasprimento dei dazi americani.
Come osserva Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf: «Volkswagen sta vivendo il suo momento più buio: il mercato cinese, che un tempo garantiva profitti certi, oggi rigetta i modelli tedeschi. Il rischio per chi ha il titolo in portafoglio è di restare intrappolati in un gigante che fatica a ruotare la sua enorme stazza verso ciò che il cliente vuole davvero: auto accessibili, concrete e con motorizzazioni affidabili».
In questo scenario, Stellantis affronta una transizione manageriale critica. Il nuovo numero uno, Antonio Filosa, è chiamato a ricostruire un gruppo segnato dalla precedente gestione di Carlos Tavares, lodata per il cost-cutting ma accusata di aver compresso investimenti e qualità. «Filosa sta tentando di rimettere in carreggiata un’auto che rischiava il deragliamento», osserva l’analista e consulente finanziario indipendente. «Ha ereditato una struttura dove l’ossessione per il bilancio a breve termine ha logorato la qualità e la fiducia della rete».
La delusione più fragorosa arriva però da Porsche. Nel primo trimestre 2026 le vendite globali sono scese del 15%, con un crollo in Cina da 68.000 unità nel primo trimestre 2022 a meno di 7.800. L’utile netto è crollato del 91,4% (da 3,6 miliardi nel 2024 a 310 milioni nel 2025), mentre il fatturato si è contratto a circa 36,3 miliardi.
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Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 16 aprile 2026. La deputata della Lega Rebecca Frassini illustra i contenuti della manifestazione di sabato 18 a Milano.