Ecco #DimmiLaVerità del 24 aprile 2026. La deputata di Fdi Sara Kelany spazza via le bugie della sinistra sui centri in Albania.
Auguato Barbera (Imagoeconomica)
L’intervista all’ex presidente scuote la politica. Fdi: «Ha rivelato che certe toghe sono sovversive». Gasparri: «Costituzione da svecchiare». Calenda: «Non è voto sulla Meloni».
L’intervista all’ex presidente della Corte costituzionale Augusto Barbera, già deputato di Pci e Pds, pubblicata ieri sulla Verità, ha scatenato un importante dibattito a pochi giorni dall’apertura delle urne per il referendum sulla giustizia.
Dalla politica arrivano parole di apprezzamento per i contenuti del colloquio del nostro giornale con l’ex presidente della Consulta: «Condividiamo le giuste parole di Augusto Barbera», commenta il capogruppo al senato di Forza Italia, Maurizio Gasparri, «in una intervista sulla Verità che ha individuato con grande lucidità il tema centrale di questa riforma. Un passaggio decisivo per ristabilire equilibrio e fiducia dei cittadini nelle istituzioni. In questi anni abbiamo assistito a una crescente politicizzazione di una parte della magistratura, che ha finito per alterare il corretto funzionamento della nostra democrazia. L’ex presidente della Corte costituzionale ha richiamato anche il tema della cosiddetta Costituzione materiale, che rappresenta un punto centrale: quando l’interpretazione e le prassi si allontanano dal dettato costituzionale, fino a determinare una sorta di sistema parallelo, è evidente che si impone una riflessione seria e, soprattutto, un intervento che possa ristabilire gli equilibri. La Costituzione va difesa, ma anche aggiornata. Svecchiarla», aggiunge Gasparri, «non significa indebolirla, ma rafforzarla, rendendola capace di rispondere alle esigenze di un Paese profondamente cambiato».
Un riferimento a una considerazione di Barbera, che ieri, parlando alla Verità della Costituzione, ha affermato: «Nell’Assemblea costituente c’erano comunisti e socialisti da una parte e democristiani (molti dei quali ex fascisti) dall’altra, pressoché in equilibrio numerico; ciascuno temeva il 18 aprile dell’altro (la data delle elezioni vinte dalla Dc nel 1948, ndr). Crearono istituzioni volutamente deboli, ad esempio, introducendo due Camere con eguali poteri e con durata sfalsata di un anno oppure la necessità per il governo di ottenere la fiducia parlamentare fin dal momento dell’insediamento».
Sui contenuti dell’intervista interviene anche Sara Kelany, deputata di Fratelli d’Italia e responsabile del dipartimento immigrazione del partito: «Una lunga intervista sulla Verità al professor Augusto Barbera, già presidente della Corte costituzionale», sottolinea la Kelany, «fa emergere un tema inquietante. Barbera parla senza mezzi termini della modifica della Costituzione materiale da parte di alcuni giudici per incidere sulle politiche migratorie di questo governo, in particolare in materia di Cpr in Albania e Ong. Che significa, in buona sostanza, che alcuni magistrati per motivi ideologici hanno interpretato le norme in modo da depotenziare, se non sovvertire, quanto stabilito dall’esecutivo e dal legislativo. Mentre da una parte questo governo manda migranti pericolosi in Albania per i rimpatri, dall’altra magistrati ideologizzati le tentano tutte per rimetterli in libertà. Noi abbiamo sempre sostenuto», aggiunge la Kelany, «che alcune decisioni su questi temi fossero abnormi e che non fossero coerenti con le leggi messe a terra dal governo e da questa maggioranza, ma oggi questo intervento qualificato ce lo conferma. È ora che una certa parte della magistratura politicizzata la smetta di utilizzare la propria funzione come grimaldello per sovvertire i principi democratici».
In questo caso il riferimento della Kelany è a un altro passaggio dell’intervista: «Ormai», ha detto Barbera alla Verità, «c’è chi punta a modificare la costituzione materiale attraverso l’interpretazione delle leggi, come fanno i giudici quando prendono decisioni contrarie a quelle del governo sullo sbarco delle Ong nei porti italiani o sui trasferimenti dei migranti clandestini nel Cpr albanese». «Barbera», dice alla Verità il leader di Azione, Carlo Calenda, «ha ribadito le ragione fattuali, politiche e morali per le quali occorre votare si alla riforma. La Costituzione prevede meccanismi di modifica e non possiamo, ogni volta, scegliere la strada del No perché non ci piace Meloni, Berlusconi o Renzi. Si parla della nostra carta fondativa. Diamogli l’attenzione che merita e scegliamo sulla base di un giudizio oggettivo serio e ponderato».
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L’incontro con i lettori del quotidiano dimostra una cosa: è una comunità non allineata, lontana dalle parrocchie ideologiche e dai conformismi. Si tratta di un’area di opinione vasta, esigente, che non chiede certezze ma onestà intellettuale e fedeltà ai fatti.
Ho conosciuto di persona il lettore della Verità. Non è facile oggi conoscere il lettore di un giornale perché è finito il tempo dell’impegno civile e dei giornali-partito; perché i lettori di quotidiani e libri sono diminuiti e riguardano una fascia d’età adulta-anziana; e perché viviamo tutti un po’ nascosti, latenti, isolati, come molecole sparse nell’etere o nelle edicole votive dello smartphone. Ma il lettore della Verità sta partecipando a una settimana di incontri ad Abano Terme, all’hotel Mioni Pezzato, accogliendo l’invito di Stefano Passaquindici che da anni organizza viaggi e incontri per loro e in passato per i lettori del Giornale. Ci sono e ci saranno altri ospiti.
Qui ad Abano il lettore della Verità sembra un’anima del purgatorio o il confratello di una congregazione, perché lo incontri in accappatoio e cappuccio, come si usa nelle località termali, tra bagni, massaggi, fanghi e piscine. Poi la sera si veste, riprende le fattezze di contemporaneo e viene ad ascoltare, interviene, partecipa. È un campione significativo, saranno un po’ meno di duecento. Un giornale non è una caserma, e ancor meno può esserlo un giornale antagonista e davvero fuori dal coro; i suoi lettori non si accontentano dei racconti ufficiali su altri media e vogliono leggere la realtà con altre lenti, con spirito libero e non conformista. Nemmeno il conformismo degli anticonformisti, cioè la militanza contrapposta agli allineati che vivono le loro opinioni come una parrocchia laica, un gregge e una sezione di partito. Di parrocchie bastano quelle vere, per i credenti; non ne vogliono altre, surrogate e surrettizie.
A me è capitato di dover aprire la settimana d’incontri coi lettori, domenica scorsa, e di dover parlare - come vuole del resto un giornale - un po’ di tutto, tra cultura e attualità. Un quotidiano non è la preghiera laica del mattino, come diceva Hegel, ma un po’ somiglia ai «brevi cenni sull’universo» di cui parlava Gramsci. Una visione d’insieme ma applicata alla quotidianità e agli avvenimenti in corso, dedicata ai nostri giorni e alle sue maggiori preoccupazioni; e le opinioni sono quel che resta del nostro tempo e per certi versi ciò che si sporge a interpretare il tempo che verrà. Non farò elogi e lisciatine nei loro confronti, non si addice a loro e nemmeno a noi che ci scriviamo; e poi non c’è la presunzione di rappresentare il meglio degli italiani, non soffriamo di complessi di superiorità, a differenza di quel che accade nelle sette radical.
Questi lettori in presenza sono la punta avanzata di un’area di opinione molto larga; chi la condivide e un po’ la rappresenta, sa che la punta emersa è piuttosto piccola rispetto al vasto mondo che rappresenta. Il problema è chiaro da tempo: c’è un’area vasta di opinioni che legge poco e a volte si caratterizza per un idem sentire ma non per un idem pensare.
I lettori della Verità non sono per indole governativi, si sa, e appunto perché non si accontentano, non perdono lo spirito critico neanche davanti a giornali e governi che pure sono per loro preferibili ai precedenti. Condividono molte idee e molte valutazioni che leggono sulla Verità, molte ma non tutte; del resto anche per chi come me vi scrive vale la stessa cosa e naturalmente vale pure l’inverso nei miei confronti: quel che penso e che scrivo è condiviso in molti ma non in tutti i punti, e da molti ma non da tutti i lettori; la mia è una voce, non è la voce della Verità, che detta così ha un sapore biblico. Ma posso garantirvi che quel che scrivo corrisponde a quel che penso, senza furbizie, raggiri e finzioni. Sì, dicevo, la testata è molto impegnativa, ricorda la Pravda, che è La Verità al tempo del comunismo e dell’Unione Sovietica. In Italia ci fu chi ne fece la versione nostrana, e fu quella figura strana di rivoluzionario, comunista e poi fascista, di Nicolino Bombacci che fondò appunto un foglio che si chiamava La Verità. Fu vicino a Lenin, fu il primo leader del Partito comunista d’Italia e poi finì ammazzato dai suoi ex compagni con Mussolini. Se commise grossi errori nella sua vita li scontò sempre sulla sua pelle.
Chi ci legge sa che amiamo la verità ma non pretendiamo di averne il possesso o il monopolio; la ricerca della verità dovrebbe essere la massima aspirazione per un filosofo come per un giornalista, e più in generale per un essere umano. Ma la ricerca non indica che hai in pugno la verità; indica piuttosto un salire le scale che si avvicinano a lei: il senso della realtà e dell’evidenza, l’onesta rappresentazione dei fatti e delle persone, a onor del vero; e infine l’amore per la verità e il mettersi senza riserve al suo servizio. Nessuno dispone della verità, anche perché essa spesso ha molti versanti, e non uno solo. E quando i legami, le affinità e le appartenenze ci chiamano a essere indulgenti con chi sentiamo dalla nostra parte, ricordiamoci di Aristotele che diceva: «Sono amico di Platone ma più amico della verità». E anche Platone a sua volta ha dimostrato con il suo pensiero di essere amico e allievo di Socrate ma più amico e più allievo della verità, anche quando non combaciava con quello che diceva il suo maestro. La stessa cosa vale in politica: non si può sposare una parte a priori e a prescindere, si può arrivare a comprendere gli errori e le cadute perché ci sono altre cose, magari più importanti, che ti uniscono. Ma chi pensa, chi scrive, chi legge giornali e non fogli di catechismo sa che la verità, o meglio quel che a noi sembra la verità, va detta comunque, costi quel che costi. Anche a costo di subire insulti, ingiurie e bassezze, oltre che isolamento e boicottaggi. Per i meschini, se stai criticando quella che dovrebbe essere la tua parrocchia, è solo perché aspiri a entrare in un’altra parrocchia: non viene loro in mente, nel loro bigottismo piccino e arrivista, che c’è chi pensa a cielo aperto, e non vuole passare da una parrocchia all’altra. Ecco, questo mi sento di dire ai lettori della Verità, non solo quelli in presenza ma anche quelli da remoto. Potete fidarvi a ragion veduta, mai ciecamente.
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2026-01-24
Ladro ucciso da carabiniere: gli avvocati vogliono i soldi dati dai lettori della «Verità»
(IStock)
Incredibile: i legali di famiglia del bandito puntano i 450.000 euro raccolti con la nostra sottoscrizione. Chiedono a noi pure le spese legali, benché abbiano patrocinio gratuito.
Vogliono chiedere ai lettori della Verità i soldi per pagare le spese legali dei familiari del pregiudicato siriano ucciso. Incredibile ma vero, gli avvocati delle parti civili non solo puntano alle donazioni raccolte, ma intendono chiedere ai sottoscrittori di provvedere a pagare la loro difesa.
Claudia Serafini e Michele Vincelli, legali di moglie, figli e fratelli di Jamal Badawi, 56 anni, quattro fogli di espulsione mai eseguiti, ucciso la notte del 20 settembre 2020 durante un tentativo di furto e dopo aver ferito un carabiniere, tentano di battere cassa direttamente alla Verità, che non è parte processuale ma ha solo lanciato una raccolta di aiuti arrivata alla straordinaria cifra di 450.000 euro.
Donazioni da parte di tantissimi cittadini che hanno voluto così mostrare la loro solidarietà al vicebrigadiere Emanuele Marroccella, 44 anni, sposato con figli, condannato il 7 gennaio a tre anni di reclusione per «eccesso colposo nell’uso legittimo di armi». È stato ritenuto colpevole di aver sparato al delinquente Badawi nel tentativo di difendere il suo collega Lorenzo Grasso della Radiomobile di Roma, vivo per miracolo. Il siriano era morto.
Marroccella, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni deve pagare una provvisionale di 125.000 euro, somma pari a sei anni del suo stipendio di carabiniere e solo l’enorme generosità dei lettori della Verità gli ha tolto almeno questo incubo economico. Le modalità di versamento della provvisionale, stabilita dal giudice del Tribunale di Roma Claudio Politi a carico dell’imputato ritenuto colpevole in primo grado, vanno concordate tra avvocati. Non certo chiedendo alla Verità di far fronte al pagamento, contando sulle donazioni di così tanti cittadini.
«La richiesta delle parti civili si manda all’avvocato del difensore», confermano Paolo Gallinelli e Lorenzo Rutolo legali del vicebrigadiere. Invece, i 450.000 euro devono aver prodotto un abbaglio, si vogliono avere i soldi subito dalla Verità. È singolare, poi, che si intenda chiedere sempre a questo giornale di provvedere alla liquidazione di 8.806 euro come «refusione delle spese di costituzione e difesa» sostenute da moglie, figli e fratelli del pregiudicato siriano.
Ovvero, 5.180 euro andranno all’avvocato di Zumbach Tania, Badawi Omar, Badawi Kaiser, Badawi Svetlana, Badawi Syriana, Badawi Selvana, Badawi Bakri, Badawi Dalai, Badawi Khadija, Badawi Manal, Badawi Youssef, Badawi Abduirahim»; e 3.626 al secondo legale che assiste Badawi Aber, un altro fratello del siriano. Tutte persone che avevano chiesto e ottenuto il patrocinio gratuito, cioè di non pagare i propri avvocati!
«La persona non abbiente può richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato», chiarisce il ministero della Giustizia. Per essere ammesso, deve dichiarare un reddito annuo imponibile non superiore a 13.659,64 euro. La domanda di ammissione si presenta alla cancelleria del giudice e nel caso dei parenti di Badawi era stata accolta.
Va sottolineato che «se il richiedente è straniero (extracomunitario) la domanda deve essere accompagnata da una certificazione (per i redditi prodotti all’estero) dell’autorità consolare competente che attesti la verità di quanto dichiarato nella domanda. In caso di impossibilità, la certificazione può essere sostituita da autocertificazione». Incredibile, un extracomunitario basta che dichiari di essere in difficoltà economiche, mentre un cittadino italiano deve dimostrare di tutto e di più.
Quando un soggetto gode del patrocinio gratuito, le spese sono a carico della collettività quindi noi tutti avremmo dovuto pagare le spese legali delle parti civili del siriano, ucciso durante un tentativo di furto e dopo che aveva ferito un carabiniere. A figli, moglie, fratelli di Jamal Badawi, in tutto tredici persone, è stato concesso di non pagare i propri avvocati ma gli stessi familiari hanno chiesto e ottenuto la provvisionale di 125.000 euro.
Su richiesta di contenuto risarcitorio della parte civile, infatti, il giudice penale può condannare l’imputato al pagamento di una provvisionale come anticipo sull’importo integrale che spetterà in via definitiva. Provvisionale immediatamente esecutiva, si può procedere all’esecuzione forzata senza attendere il deposito delle motivazioni della sentenza che, in questo caso, si conosceranno entro aprile.
Se non ci fosse stata la sottoscrizione e la straordinaria adesione di così tante persone, il vicebrigadiere Emanuele Marroccella sarebbe stato costretto a indebitarsi per pagare subito 125.000 euro, altrimenti il creditore può avviare un pignoramento dello stipendio o di altre somme.
Senza avere ottenuto le attenuanti generiche, con una pena inasprita rispetto ai due anni e sei mesi chiesti dalla Procura, il vicebrigadiere confida nell’Appello. «Non si trattò né di legittima difesa né di eccesso colposo, ma di uso legittimo delle armi da parte di un pubblico ufficiale che non ha scelta: deve intervenire», hanno ribadito i suoi legali.
Le parti civili volevano che Marroccella fosse imputato addirittura di omicidio volontario e avevano chiesto una cifra astronomica, 200.000 euro per ciascun familiare, ridotta poi dal giudice a 15.000 euro per ogni figlio e la moglie del Badawi, a 5.000 euro per ciascuno dei suoi fratelli. Questi soldi, raccolti attraverso l’iniziativa della Verità, vanno al vicebrigadiere. Provvederà lui, attraverso i suoi avvocati, a pagare i 125.000 euro della provvisionale che gli è stata imposta assieme a una dura condanna.
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Marroccella, oltre alla provvisionale da 125.000 euro, deve sborsarne quasi 9.000 in più per coprire le spese degli avvocati dei parenti del pregiudicato siriano che si sono costituiti parte civile. La moglie del militare: «Momento difficile, grazie ai lettori della “Verità”».
Ieri si è chiusa la sottoscrizione, lanciata venerdì 9 gennaio dalla Verità. In appena nove giorni è arrivato un numero altissimo di donazioni, l’ultimo dato prima del week end indicava la strabiliante cifra di 417.000 euro, più del triplo di quanto dovrà versare come provvisionale il quarantaquattrenne vicebrigadiere Emanuele Marroccella, il carabiniere della radiomobile di Roma, originario di Napoli e residente ad Ardea, condannato il 7 gennaio a tre anni di reclusione per «eccesso colposo nell’uso legittimo di armi», senza che gli siano state riconosciute le attenuanti generiche.
Il giudice Claudio Politi l’ha ritenuto colpevole per aver sparato la notte del 20 settembre 2020 al siriano Jamal Badawi, 56 anni, quattro fogli di espulsione mai eseguiti, mentre, durante un tentativo di furto, il pregiudicato cercava di fuggire dopo aver ferito Lorenzo Grasso, collega di Marroccella.
Nel dispositivo della sentenza, ora in cartaceo, il carabiniere viene pure interdetto dai pubblici uffici per la durata di 5 anni ed è tenuto a pagare 15.000 euro per ogni figlio della vittima, 5.000 euro per ogni fratello, a titolo di anticipo del risarcimento del danno. «Si tratta di un obiettivo minimo che abbiamo raggiunto, siamo soddisfatti», aveva dichiarato Michele Vincelli, legale di parte civile assieme all’avvocato Claudia Serafini che avrebbe voluto una condanna del carabiniere per omicidio volontario.
Oltre alla provvisionale di 125.000 euro, immediatamente esecutiva, il vicebrigadiere deve sborsare 8.806 euro come «refusione delle spese di costituzione e difesa» sostenute da moglie, figli e fratelli del pregiudicato siriano. Per l’esattezza, 5.180 euro andranno all’avvocato di Zumbach Tania, Badawi Omar, Badawi Kaiser, Badawi Svetlana, Badawi Syriana, Badawi Selvana, Badawi Bakri, Badawi Dalai, Badawi Khadija, Badawi Manal, Badawi Youssef, Badawi Abduirahim»; e 3.626 al secondo legale che assiste Badawi Aber, un alto fratello del siriano.
Una beffa enorme, quasi 9.000 euro per le spese degli avvocati difensori di tutti quei parenti che si sono costituiti parte civile. E se in secondo o terzo grado il carabiniere venisse assolto, che ne sarà dei soldi subito pagati da Marroccella? «Dovrebbero essere restituiti, il problema sarà come recuperarli», commentano i suoi legali, gli avvocati Paolo Gallinelli e Lorenzo Rutolo. Già, molti dei parenti vivono all’estero e risulta difficile credere che si rendano rintracciabili dopo anni e dopo aver ottenuto la provvisionale disposta dal giudice. Magistrato che ha inasprito la pena a due anni e sei mesi chiesta dalla Procura, perché quella del vicebrigadiere sarebbe stata «una reazione non proporzionata», sebbene la proporzionalità vada misurata non in astratto bensì alla luce del contesto specifico.
La stessa Cassazione ha affermato che «la valutazione della condotta dell’operatore di polizia deve essere compiuta avendo riguardo alle concrete circostanze in cui l’azione si svolge e alla percezione immediata del pericolo da parte dell’agente, non potendosi pretendere, a posteriori, una ricostruzione fredda e distaccata». Entro 90 giorni conosceremo le motivazioni della sentenza.
Ai legali, che hanno già annunciato ricorso in appello, intanto sta per arrivare una pec da parte del tribunale di Roma, nella quale secondo prassi si chiederà se l’assistito è disposto a versare bonariamente la somma dovuta. In difetto, partirebbe l’esecuzione forzata ma per fortuna, grazie alla generosità di tantissimi cittadini che hanno risposto alla sottoscrizione aperta dalla Verità, il vicebrigadiere potrà far fronte a un provvedimento di carattere esecutivo. Sulle edizioni del nostro giornale in edicola settimana prossima comunicheremo la cifra complessiva raccolta e diremo esattamente come saranno gestite le eccedenze. Anticipiamo che sarà costituito un fondo vincolato da destinare a casi simili da noi ritenuti meritevoli, sui quali informeremo al centesimo i lettori.
Ieri Ivana Marroccella, moglie del vicebrigadiere, ha voluto ringraziare ancora una volta i lettori della Verità e tutti i sottoscrittori: «Sentire tanto affetto e una così grande solidarietà sta aiutando tanto la nostra famiglia», ci ha detto. «Il momento non è facile, dovremo comunque affrontare un altro grado di giudizio però la vicinanza di molti ci sostiene. Questa generosità, enorme quanto inaspettata, fa capire che le persone perbene si sono sentite colpite dal dramma che ci è caduto addosso e hanno voluto offrire il loro aiuto. Grazie di cuore».
La signora spiega di concentrare energia e attenzione sui figli di 14 e 12 anni, che solo da una settimana hanno saputo dell’imputazione e della condanna del loro papà. All’epoca dei fatti erano troppo piccoli e tuttora è evidente la fragilità di adolescenti davanti a simili notizie. «Faccio in modo che la loro vita prosegua il più normale possibile, certo non è facile essere sereni».
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