l'aquila

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«Voglio che i bambini tornino a casa, ma fino a che questo non succede preferisco che restino qui». Lo ha detto Nathan Trevallion, il papà dei cosiddetti bimbi del bosco, lasciando la casa famiglia dove i figli sono stati accolti.

«Ringrazio tutti per la solidarietà – ha aggiunto – chiedo però con rispetto di non organizzare presidi o proteste davanti alla casa famiglia o alle abitazioni private».

I bimbi del bosco saranno riascoltati però senza la presenza dei genitori
Danila Solinas e Marco Femminella, legali della famiglia Trevallion-Birmingham (Getty Images)
La Corte d’Appello: «È un loro diritto». Si spera in una «concessione» per Natale.

Siamo all’accanimento giuridico-terapeutico e i tre bimbi della casa nel bosco restano per ora in isolamento affettivo, una sorta di arresti domiciliari del cuore voluti dai giudici del tribunale per (chiedendosi se in questo caso è davvero per) i minori, con l’aggiunta del pronunciamento della Corte d’Appello dell’Aquila di tre giorni fa. Però i tre fratellini nelle prossime ore potranno dire la loro e forse, se i signori in toga li ascolteranno, potrebbero - sotto la tutela di questo Stato che ha allontanato in un anno dalle famiglie 32.000 minori - passare il Natale nella nuova casa con Catherine e Nathan. È quello che nel paese di Palmoli dove c’è un tifo caldissimo per la «famiglia nel bosco» si aspettano.

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Prima ti portano via i figli poi vedono se c’è un motivo
La famiglia Trevallion-Birmingham

Il tribunale «si riserva» sul caso di Chieti. Ma il report dalla casa famiglia dice che i bambini nel bosco stavano benissimo coi genitori. Allora perché li hanno sottratti? Non è il giudice che decide qual è lo stile di vita «giusto».

Un amico mi chiede: ma il giudice che ha deciso di togliere i bambini ai legittimi genitori perché la casa in cui vivevano non ha luce né acqua corrente, lo sa che in America ci sono centinaia di migliaia di persone che vivono in quelle condizioni? Non si tratta di famiglie povere, che non hanno la possibilità di pagare la bolletta della luce o di allacciarsi all’acquedotto, ma di Amish, appartenenti a una comunità religiosa cristiana, che hanno scelto la vita semplice e rifiutano la tecnologia. Secondo gli ultimi dati, sono più di 300.000 e in 25 anni sono raddoppiati. Che facciamo con loro, gli togliamo i figli perché non guidano né auto né moto, ma si muovono su un calesse trainato dai cavalli e le loro mogli si vestono con delle lunghe sottane? Il mio amico insiste: a chi facciamo decidere se il progetto di vita che si sono scelti gli Amish e la famiglia Trevallion è sbagliato e il nostro è giusto? A un giudice?

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Quella mamma e quel papà coraggiosi non son più soli davanti ai burocrati
Nel riquadro, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham (Ansa)
Mentre nel mondo si studiano gli effetti nefasti della mancanza di contatto con la natura, da noi la vita nel bosco viene combattuta perché mina il consumismo. Il potere comunque non riuscirà a fermarla.
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L’Anm si sente la Cassazione: «Atto giusto»
Catherine Birmingham e Nathan Trevallion con i tre figli (Ansa)
I bambini della famiglia nel bosco all’avvocato: «Quando ci liberate?». Fissato per il 6 dicembre un sit in davanti al ministero.
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