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Prima ti portano via i figli poi vedono se c’è un motivo

Prima ti portano via i figli poi vedono se c’è un motivo
La famiglia Trevallion-Birmingham

Il tribunale «si riserva» sul caso di Chieti. Ma il report dalla casa famiglia dice che i bambini nel bosco stavano benissimo coi genitori. Allora perché li hanno sottratti? Non è il giudice che decide qual è lo stile di vita «giusto».

Un amico mi chiede: ma il giudice che ha deciso di togliere i bambini ai legittimi genitori perché la casa in cui vivevano non ha luce né acqua corrente, lo sa che in America ci sono centinaia di migliaia di persone che vivono in quelle condizioni? Non si tratta di famiglie povere, che non hanno la possibilità di pagare la bolletta della luce o di allacciarsi all’acquedotto, ma di Amish, appartenenti a una comunità religiosa cristiana, che hanno scelto la vita semplice e rifiutano la tecnologia. Secondo gli ultimi dati, sono più di 300.000 e in 25 anni sono raddoppiati. Che facciamo con loro, gli togliamo i figli perché non guidano né auto né moto, ma si muovono su un calesse trainato dai cavalli e le loro mogli si vestono con delle lunghe sottane? Il mio amico insiste: a chi facciamo decidere se il progetto di vita che si sono scelti gli Amish e la famiglia Trevallion è sbagliato e il nostro è giusto? A un giudice?

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Secondo Claudio Bertolotti, direttore di React, la guerra all’Iran provocherà attentati anche in Europa. Gli ayatollah sfrutteranno anche la microcriminalità minorile propensa a delinquere.

Il vero rischio è restare senza petrolio
Il problema non è solo il prezzo, ma la stessa disponibilità del greggio. Il G7 punta ad attingere dalle riserve 400 milioni di barili. Che però tamponeranno solo venti giorni di blocco delle spedizioni. Se i traffici nel Golfo restano fermi più a lungo, che si fa?

Al di là del prezzo. E se iniziasse a scarseggiare il petrolio, da cui dipende il 70% circa dell’economia mondiale? I Paesi del G7 stanno valutando il rilascio coordinato di una parte delle riserve strategiche di greggio per contenere l’impennata dei prezzi sui mercati internazionali dopo l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran. Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’operazione potrebbe arrivare fino a 400 milioni di barili e verrebbe coordinata dall’Agenzia internazionale per l’energia. Finora almeno tre Paesi del gruppo, tra cui gli Stati Uniti, hanno espresso sostegno all’ipotesi, mentre la Ue - come al solito - deciderà oggi. Forse.

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Putin offre aiuto all’Europa. Uk a corto di gas
Vladimir Putin (Ansa)
Viktor Orbán: «Eliminare gli embarghi». Persino Francia, Belgio e Spagna comprano ancora combustibili da Mosca.

Dopo 4 anni e 20 (dico venti) pacchetti di sanzioni della Ue contro la Russia, da ieri non siamo già al «contrordine compagni!», ma il vento sta cambiando.

A metà giornata, ci ha pensato il premier ungherese Viktor Orbán a gettare il primo sassolino nell’ingranaggio che gira (a vuoto) da anni scrivendo sui social che «Il blocco petrolifero ucraino e la guerra in Medio Oriente stanno facendo impennare i prezzi del petrolio. L’Europa deve agire. Oggi ho scritto al presidente Costa e a Von der Leyen chiedendo la revisione e la sospensione delle sanzioni sull’energia russa».

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Israele rinuncia al cambio di regime. «Ma lo stop ai raid sarà deciso insieme»
Donald Trump e Benjamin Netanyahu (Ansa)
Stizza Usa per i colpi dell’Idf alle raffinerie. Rubio: «L’obiettivo è eliminare i razzi nemici». Trump chiama lo zar su Iran e Ucraina.

Mentre prosegue l’offensiva israelo-americana contro l’Iran, il rapporto tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu tende a farsi sempre più dialettico. Parlando domenica con il Times of Israel, il presidente statunitense ha ribadito l’alleanza con il premier israeliano, sottolineando che decideranno «di comune accordo» quando far cessare le ostilità. «L’Iran avrebbe distrutto Israele e tutto ciò che lo circondava. Abbiamo lavorato insieme. Abbiamo distrutto un Paese che voleva distruggere Israele», ha anche detto. Al contempo, l’inquilino della Casa Bianca ha però lasciato intendere di voler avere l’ultima parola sulla decisione finale e di non ritenere «necessario» che Israele prosegua gli attacchi, quando Washington li cesserà.

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