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Droga, diamanti e quadri di Picasso. Così Hezbollah si finanzia in Europa
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  • I miliziani continuano a perdere uomini, armi e influenza politica, ma la loro rete economica internazionale resta operativa. Uno dei principali centri di raccolta è il Vecchio continente, dove l’Italia fa da snodo logistico.
  • I proventi del narcotraffico servono ad acquistare veicoli di seconda mano, rivenduti in Africa attraverso i porti europei.
  • I pagamenti iraniani? Arrivano in cripto. Sanzioni Usa a Nobitex, piattaforma di Teheran. La legislazione Ue ha troppi buchi.

Lo speciale contiene tre articoli.

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Beirut: «Ancora un mese di tregua». Morto un altro francese di Unifil
Macerie a Bir al-Abed, periferia sud di Beirut (Ansa)
Hezbollah scaglia un drone contro le Idf, che rivendicano l’uccisione di due miliziani.

Un secondo soldato francese del contingente delle Nazioni Unite Unifil è deceduto in seguito alle ferite riportate dall’attacco di Hezbollah di sabato scorso. A darne notizia è stato il presidente francese, Emmanuel Macron, che ha scritto su X che il caporale-capo Anicet Girardin del 132esimo reggimento di fanteria, rimpatriato dal Libano, è morto a causa delle ferite.

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Hezbollah, la rete globale che finanzia la guerra
Getty Images
Un dossier dell’intelligence rivela il sistema finanziario che sostiene Hezbollah: fondi iraniani, società di comodo e circuiti informali come l’hawala. Una rete globale che aggira le sanzioni e alimenta operazioni militari e consenso sociale in Libano.

Mentre il conflitto tra Israele e Hezbollah continua a infiammare il Libano, dietro la linea del fronte si muove un sistema finanziario sofisticato e transnazionale che consente alla milizia sciita di resistere e rilanciare la propria capacità militare.

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Bibi cede: negoziati col Libano negli States
Benjamin Netanyahu (Ansa)
  • Colloqui la prossima settimana in seguito alle richieste del Paese dei cedri e al pressing Usa su Benjamin Netanyahu. Sul tavolo il disarmo di Hezbollah e l’avvio di relazioni pacifiche. Israele sugli spari contro i soldati italiani: «Loro azione non coordinata con noi».
  • Il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri: «Più militari nella capitale. Anche il Pakistan ci è vicino».

Lo speciale contiene due articoli

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Caschi blu colpiti da Hezbollah. Crosetto: «Rimpatriamo i nostri»
Guido Crosetto (Ansa)
Italia, Germania e Francia pronte al richiamo se non cambiano le regole d’ingaggio.

Il fronte libanese resta incandescente e, questa volta, a essere colpiti sono anche i caschi blu. Un’esplosione avvenuta ieri pomeriggio in un sito delle Nazioni Unite vicino a Odaisseh ha ferito tre militari, due dei quali in modo grave. L’origine resta ancora sconosciuta, ma il segnale è chiaro: la missione Unifil si trova ormai nel pieno di un conflitto che non ha più nulla del peacekeeping tradizionale. Sul terreno, infatti, il ritmo degli scontri ha ormai raggiunto livelli da guerra aperta: oltre 100 lanci quotidiani da parte di Hezbollah e circa 300 attacchi israeliani al giorno.

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