Più di 20 anni di tempo perduto. Un giacimento offshore tra i più promettenti dell’Africa occidentale rimasto fermo tra contenziosi e processi, mentre sullo sfondo scorrevano miliardi di dollari di investimenti mai partiti e di entrate mai arrivate nelle casse pubbliche nigeriane.
Il blocco petrolifero Opl 245 - con riserve stimate in circa 500 milioni di barili - avrebbe potuto generare 41 miliardi di dollari di crescita economica per la Nigeria, 3,9 miliardi di entrate fiscali aggiuntive e oltre 10 miliardi di benefici indiretti. Ora quella stagione si chiude. Ad Abuja il presidente nigeriano, Bola Ahmed Tinubu, ha incontrato l’ad di Eni, Claudio Descalzi, per rilanciare le attività offshore e sbloccare il dossier della licenza Opl (Oil prospecting licence) 245, rimasto congelato per anni.
La conclusione dei procedimenti giudiziari in Italia e Nigeria ha riaperto la strada allo sviluppo del progetto. Il caso Opl 245 era stato al centro di un’indagine della Procura di Milano sulla presunta corruzione internazionale nell’acquisizione del blocco. Diciannove magistrati italiani, con decisioni definitive, hanno escluso qualsiasi fondamento all’ipotesi di corruzione internazionale nell’acquisizione. Dopo oltre otto anni tra indagini e processi, il 17 marzo 2021 il tribunale di Milano ha assolto Eni e i manager coinvolti con la formula piena: «Il fatto non sussiste». La parola definitiva è arrivata il 19 luglio 2022, quando davanti alla Corte d’Appello di Milano il sostituto procuratore generale, Celestina Gravina, ha rinunciato all’impugnazione dichiarando: «Questo processo deve finire perché non ha fondamento». L’11 novembre 2022 la Corte d’Appello ha inoltre respinto il ricorso della Nigeria, mentre già nel settembre 2019 le autorità Usa avevano chiuso le indagini. Esito opposto per i magistrati dell’accusa: la Corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna a otto mesi per i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro per rifiuto di atti d’ufficio, confermando la necessità di una riforma della giustizia e sull’istituzione di un’Alta corte disciplinare per la responsabilità dei magistrati.
Anche la giustizia nigeriana ha chiuso i contenziosi: il 23 maggio 2025 la Corte d’Appello di Abuja ha respinto le pretese di Malabu Oil & Gas sulla licenza Opl 245. La decisione ha aperto la strada all’accordo del 2026 tra il governo nigeriano ed Eni per la conversione della licenza. L’Opl 245 sarà trasformata in due licenze di sviluppo Pml (Petroleum mining leases) 102 e 103 e due licenze di esplorazione Ppl (Petroleum prospecting leases) 2011 e 2012, assegnate a Nigerian Agip exploration limited con Nigerian national petroleum company e Shell Nigeria exploration and production company. Il progetto riguarda i giacimenti Zabazaba ed Etan, con riserve stimate in 500 milioni di barili, e prevede una Fpso (Floating production storage and offloading) da 150.000 barili al giorno, con gas fino a 200 milioni di piedi cubi al giorno (5,7 milioni di m³) destinato a Nigeria Lng (Liquefied natural gas). Secondo uno studio del 2019 di OpenEconomics (università di Tor Vergata), nei 25 anni di vita del progetto l’Opl 245 avrebbe potuto generare 41 miliardi di dollari di Pil, 3,9 miliardi di entrate fiscali e 10,2 miliardi di benefici indiretti, oltre a 200.000 posti di lavoro, energia per 600.000 persone e istruzione per 1,2 milioni di bambini.
Eni opera in Nigeria dal 1962 e oggi produce circa 55.000 barili equivalenti al giorno, con una quota del 10,4% in Nigeria Lng. La vicenda si chiude quindi con un paradosso: mentre la giustizia ha archiviato il caso, resta il conto di oltre un decennio di sviluppo mancato - decine di miliardi di dollari di crescita rimasti sulla carta. Che nessuno risarcirà mai.






