La Commissione investiga sulla vendita di bambole sessuali con sembianze infantili da parte del colosso cinese dell'e-commerce, oltre alle irregolarità su algoritmi IA e alla pubblicità invasiva e subliminale. Lo ha dichiarato il portavoce della Commissione europea Thomas Regnier.
Il settore soffre per la scomparsa del turismo internazionale. Nel terzo trimestre, tuttavia, si registrano segnali positivi soprattutto in Cina. Si salva chi ha puntato sull'ecommerce. Vendite di champagne ai minimi.
Il settore del lusso è stato duramente colpito dal crollo del turismo internazionale e dalla quasi totale scomparsa degli acquisti offshore, fatti nei duty free e nelle vie dello shopping mondiale. Non è dunque un caso se, dopo il -15% nel primo trimestre, i ricavi totali di Lvmh, Hermès e Kering (Gucci), i campioni del lusso (non solo francese, ma mondiale), sono sprofondati del 39% nel secondo trimestre e del 27% nel primo semestre 2020.
Il lockdown ha dunque condizionato in modo pesante il settore facendo anche qui vincitori e vinti perché i marchi meglio posizionati sull'online e sul continente asiatico - soprattutto in Cina - sono quelli che hanno saputo maggiormente tenere botta al durissimo impatto della pandemia.
Le case di moda hanno dovuto in molti casi svalutare pesantemente i magazzini di merce invenduta e c'è chi, come Brunello Cucinelli, ha preso la decisione di regalare i capi invenduti (stimati attorno a 30 milioni di euro) delle boutique di tutto il mondo per donarli a persone bisognose ed evitare di intasare il mercato anche in futuro, quando partirà la ripresa post pandemia. Dall'altra parte, la crescente diffusione dello shopping online da parte della generazione dei «boomers» - in particolare negli Stati Uniti e in Cina - viene vista come un'opportunità per una nuova ondata di crescita per l'ecommerce di lusso e tutte le principali griffe stanno incrementando gli investimenti sull'It e sulla gestione proprietaria dell'ecommerce (le vendite record di società come Salesforces.com ne sono la riprova).
Nel terzo trimestre il gigante del lusso Lvmh (che sta portando avanti una fusione difficile con Tiffany), considerato il punto di riferimento del settore, ha registrato un calo limitato dei ricavi grazie a una ripresa dell'attività in Asia (e parzialmente anche negli Usa) e alla forte domanda dei marchi Louis Vuitton e Christian Dior e per il cognac, mentre le vendite dello champagne sono quasi ai minimi storici (c'è poco da festeggiare in questi mesi) per il crollo degli eventi e dell'intrattenimento dal vivo. I mercati emergenti anche nel post pandemia sembrano meglio posizionati.
«Con il progressivo ritorno alla normalità della Cina alcuni marchi di beni di lusso hanno evidenziato un afflusso di clienti intenso e conversione elevata. E non è solo “revenge shopping" (il fenomeno che porta ad acquisti maggiori dopo i mesi di lockdown in cui i fanatici non hanno potuto sfogarsi, ndr) ma un vero e proprio trend strutturale dettato dall'aumento della ricchezza pro capite che sta comunque avvenendo in quei Paesi per la rapida espansione della classe media», dice Salvatore Gaziano, direttore investimenti di Soldiexpert scf, «Se il turismo a lungo raggio praticamente si è fermato, i cinesi hanno iniziato a spostarsi più frequentemente all'interno del Paese e comunque ad acquistare lusso nei negozi delle più maggiori città o nelle aree che il governo di Pechino ha reso attraenti dal punto di vista fiscale», conclude.
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Qvc
Diciassette ore di diretta al giorno, sette giorni su sette, per 364 giorni all'anno (Natale escluso). Intrattenimento, live show, eventi speciali. La piattaforma multimediale permette di fare acquisti direttamente da tv, mobile e social media.
Diciassette ore di diretta al giorno, sette giorni su sette, per 364 giorni all'anno (Natale escluso). Intrattenimento, live show, eventi speciali. 68.367 prodotti di oltre 1.200 brand per un totale di quasi 13,6 milioni di ordini ricevuti. Venti presenter italiani e 330 guest (esperti del prodotto) che si avvicendano durante tutto l'anno. Tutto questo e molto di più è Qvc, la piattaforma multimediale di shopping che mette insieme tivù, digital, mobile e social media, un modo di acquistare diverso dall'entrare in un negozio ma scegliendo direttamente alla televisione, coinvolti da chi magistralmente spiega e racconta i prodotti, oppure attraverso l'e-commerce. Qvc, fondata negli Stati Uniti nel 1986 da Joseph Segel, festeggia i suoi primi dieci anni di presenza sul mercato italiano. «Sono stati 10 anni scanditi da momenti, soprattutto belli, anche se alcuni lo sono stati meno, come l'ultimo periodo che stiamo vivendo», spiega Paolo Penati, amministratore delegato di Qvc Italia. Quartier generale di 15.000 mq. a Brugherio (Mb), polo logistico di 20.000 mq. a Castel San Giovanni (Pc), conta oltre 500 dipendenti di cui il 63% donne, con un'età media di 38 anni. Casa, cucina, moda e accessori, bellezza, gioielli ed elettronica rappresentano il cuore dell'offerta di Qvc. I marchi sono selezionati fra realtà italiane e internazionali e l'offerta è andata ampliandosi nel tempo tenendo conto innanzitutto dei gusti e delle esigenze del cliente. Durante il primo anno sono stati presentati poco più di 4.300 prodotti, mentre negli ultimi 12 mesi le referenze introdotte sulle piattaforme sono state oltre 7.400. In questi dieci anni, le categorie beauty e home restano quelle trainanti, seguite da moda, accessori e gioielli.
La community è al centro di tutto e protagonista assoluta del palinsesto e delle iniziative di Qvc Italia. In questo percorso, la piattaforma e-commerce ha svolto un ruolo fondamentale. Dal dicembre 2011 ha infatti affiancato la programmazione in Tv, consentendo alla piattaforma di affermarsi come un vero e proprio retailer multicanale. La web penetration, che a gennaio 2012 si attestava intorno al 7%, si è fortemente consolidata nel tempo riducendo lo scarto rispetto alla media di Qurate Retail Group, il gruppo al quale Qvc Italia appartiene, per cui l'e-commerce vale il 60% del fatturato annuale (2019). Hanno contribuito alla crescita in rete anche i canali social, Facebook e Instagram, in primis.

«Gennaio e febbraio 2020 erano partiti come negli anni precedenti, poi a marzo-aprile, causa lockdown, la moda ha avuto un calo delle vendite sulla nostra piattaforma nell'ordine del 40% circa, ma è il comparto accessori ad aver vissuto un crollo drammatico, mentre la casa e alcune nicchie dell'universo della bellezza hanno continuato a mostrare delle belle crescite», ha continuato Penati. «A maggio abbiamo visto qualche debole segnale di ripresa, prima nell'abbigliamento poi negli accessori, finché a giugno qualcosa ha cominciato a cambiare. Abbiamo dunque deciso di spingere sull'abbigliamento, con riscontri eccezionali: a giugno le nostre vendite moda sono salite rispetto a giugno 2019, e nel periodo luglio-settembre il trend di crescita è aumentato enormemente, tanto da oltrepassare i risultati dell'anno precedente di circa il 20% in quel quadrimestre». Da lì sono anche cambiate le strategie di lavoro. «Di solito presentavamo le collezioni a maggio per la Pe e a settembre per l'Ai, ma quest'anno abbiamo deciso di farne quattro. Dopo la sfilata di moda per l'estivo presentata nei nostri studi a giugno, resa visibile anche sui social media, abbiamo svelato l'autunnale a settembre. A novembre proporremo un'altra sfilata per l'invernale».
Nel 2019, il fatturato globale del gruppo è stato di 13,5 miliardi di dollari (la joint venture con la Cina non è inclusa nei risultati consolidati), con 8 miliardi di dollari di vendite generati dall'e-commerce. Circa 25.000 i dipendenti del gruppo, in Usa, Uk, Germania, Giappone, Italia e Polonia. Oltre 22 milioni i suoi clienti nel mondo, 220 milioni i pacchi spediti nel globo nel 2019 da 21 centri logistici, raggiungendo 380 milioni di abitazioni worldwide. Più di 140 ore di contenuti live al giorno, più di qualsiasi altro broadcaster.
L'87% dei clienti di Qvc nel mondo sono donne, il 70% delle quali ha un'età media compresa tra i 35 e i 64 anni. Il 90% delle vendite provengono da clienti abituali che ripetono l'acquisto, 21 prodotti all'anno sono acquistati in media da clienti abituali e la community globale ha 2,5 milioni di fan.
Tra le tante iniziative, anche quest'anno, ad ottobre, mese della prevenzione del tumore al seno, la piattaforma sostiene il progetto «Pink is good» di Fondazione Umberto Veronesi con cui collabora dal 2015, attraverso «Shopping4Good», programma di shopping sviluppato per sostenere la raccolta fondi a sostegno della ricerca e cura del tumore al seno, utero e ovaio. L'anno scorso sono stati raccolti più di 200.000 euro, che hanno finanziato cinque borse di studio.
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Uno studio di Gabetti e Patrigest fotografa il crollo del settore immobiliare: nel comparto alberghiero nel primo trimestre operazioni per 60 milioni, contro gli 825 di media del 2019. Male anche i negozi, mentre la logistica si salva grazie alla spinta dall’ecommerce
In che modo la pandemia modificherà il settore immobiliare? Le nuove abitudini nate durante i mesi del lockdown -lavorare in remoto, passare più tempo in casa, fare shopping online - si potranno consolidare anche in futuro, portando a cambiamenti strutturali non solo per quanto riguarda il comparto residenziale, ma anche per uffici, hotel, edifici commerciali e logistica. A tracciare un’analisi dei trend del settore è stato l’ufficio studi dell’azienda immobiliare Gabetti, che con il supporto di Patrigest, società di consulenza del gruppo, ha tracciato un quadro dei possibili impatti dell’emergenza Covid sul futuro del settore in Italia.
Tra i comparti maggiormente interessati dai cambiamenti c’è sicuramente l’immobiliare retail, sul quale le misure di lockdown hanno avuto conseguenze significative; d’altra parte si è registrato un aumento della domanda verso la grande distribuzione organizzata, con una maggiore richiesta di servizi integrati con la logistica. «Guardando agli investimenti immobiliari nell’asset class retail, il primo trimestre 2020 ha registrato comunque un volume d’investimento in forte crescita rispetto allo stesso trimestre del 2019, pari a 680 milioni di euro», spiega il report, secondo cui alla cifra ha contribuito in gran parte l’operazione chiusa da Unicredit tramite l’acquisizione del 32,5% del capitale di La Villata, società immobiliare controllata da Esselunga. Su questo fronte, specie per quanto riguarda gli investimenti esteri, Gabetti prevede una contrazione, dovuta all’incertezza del momento.
«L’intero mondo retail nell’epoca pre coronavirus stava già attraversando un’importante fase di transizione, cominciata nel nuovo millennio con l’avvento dell’ecommerce e diretta da qualche anno verso un nuovo paradigma, incentrato sull’omnicanalità», osserva Roberto Busso, amministratore delegato di Gabetti. «In questo contesto il retail fisico comincia a riconfigurarsi: oggi si sviluppano modelli d’integrazione a 360 gradi tra il commercio offline e quello online». Tra le innovazioni che potrebbero prendere piede, secondo Busso, c’è «un rinnovo nelle modalità di vendita: potrebbe diffondersi l’uso dei distributori automatici, e probabilmente si registrerà un’accelerazione dei sistemi di pagamento elettronici e digitali poiché i cittadini sono maggiormente sensibilizzati sui rischi sanitari del contante. Si andrà quindi necessariamente verso pagamenti con carte o smartphone».
Inoltre, secondo l’ad di Gabetti, «questa pandemia lascerà in dote un’attenzione verso gli aspetti igienico sanitari senza precedenti, modificando l’approccio al punto vendita: dall’avvicinamento al parcheggio, dal layout interno alla movimentazione delle merci esterno/interno, fino alla gestione dei rifiuti e tanto altro».
Sul fronte della logistica, nel primo trimestre del 2020 gli investimenti in immobili dedicati hanno rappresentato il 13% del volume investito, per circa 200 milioni di euro. Durante l’emergenza Covid, nonostante un rallentamento iniziale nelle dinamiche di stoccaggio dei prodotti legato al lockdown, «le attività logistiche hanno avuto un ruolo di grande importanza soprattutto nell’assicurare una continuità di rifornimento di beni di ogni categoria, con un incremento esponenziale di acquisti online tramite piattaforme ecommerce». Per questi motivi «l’asset class logistica sarà in futuro sempre più presente nel radar degli investitori. Guardando ai prossimi trimestri del 2020, possiamo prevedere che, per quanto attiene agli investimenti, il settore della logistica risentirà meno del periodo di lockdown». La logistica, precisa il report, è il settore che «meglio ha attutito il rallentamento delle attività dovute alla chiusura, e che in alcuni casi ha visto un incremento dei volumi di fatturato», a cui consegue un vivace e costante interesse da parte degli investitori.
Come precisa Busso, «dal punto di vista dell’offerta la sfida è quella di diventare sempre più appetibili dal mercato degli utilizzatori e degli investitori attraverso soluzioni innovative. Questo può avvenire con la realizzazione o la ristrutturazione di immobili tecnologicamente avanzati e rispondenti alle normative internazionali e ambientali». Per l’ad di Gabetti «gli investitori, che in questo settore sembra non abbiano mai rallentato il loro interesse, saranno sicuramente spinti a preferire nuovi modelli spaziali industriali e logistici all’interno dei quali potranno trovare posto diverse destinazioni d’uso: centri di ricerca, distaccamenti universitari, servizi bancari», come avviene nei nuovi parchi industriali e logistici. Inoltre, «con l’intensificarsi delle attività di ecommerce sarà importante la presenza di una rete capillare di distribuzione in prossimità delle principali aree urbane italiane, il cosiddetto “last mile”, che sta acquisendo sempre più importanza sia per le aziende come strategia localizzativa, sia per i Comuni come opportunità di recupero di aree dismesse».
Infine, uno sguardo agli hotel: il comparto alberghiero, una delle asset class dominanti del 2019, nel primo trimestre del 2020 ha subito inevitabilmente l’impatto diretto e indiretto della pandemia. Secondo lo studio, «con la fine del lockdown e la riapertura di gran parte delle attività economiche, anche gli alberghi, che nella stragrande maggioranza sono stati chiusi negli ultimi mesi, torneranno all’operatività, anche se parziale. Questo implica una riduzione degli ospiti, per cui non è difficile prevedere per gli alberghi italiani, da qui alla fine dell’anno, un calo delle presenze e del fatturato, ma per il futuro il sentiment rimane positivo soprattutto dopo la presumibile introduzione del vaccino contro il Covid-19». Le strutture dovranno investire per adattare gli spazi alle procedure di distanziamento, sanificare e riorganizzare la vendita di servizi, riducendo il contatto tra clienti e personale.
A oggi, però, si registra un vero e proprio tracollo: se nel 2019 in totale gli investimenti corporate nel settore alberghiero sono stati pari a 3,3 miliardi, in crescita rispetto al 2019, nel primo trimestre 2020 si sono fermati a 60 milioni di euro. Considerando 825 milioni a trimestre, si parla del 1.300% in meno. In pratica, l’intero settore ha (almeno temporaneamente) smesso di esistere.
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Poste italiane è arrivata a consegnare un milione di pacchi al giorno, in America il settore salirà del 20% contro il calo del 10% dei negozi tradizionali. Le piattaforme possono aiutare anche le piccole botteghe.
Per comprendere il boom dell'ecommerce in tutto il mondo, accelerato dalla pandemia, basta un dato: il gruppo Poste italiane è in anticipo di due anni rispetto al piano industriale e nelle scorse settimane è arrivato a consegnare 1 milione di pacchi al giorno, lo stesso numero di consegne del picco del periodo natalizio dello scorso anno. In Germania Deutsche post ha annunciato risultati record ed è di fatto il primo spedizioniere europeo, visto che controlla anche Dhl. I negozi hanno riaperto tutti, il lockdown è finito in buona parte del mondo, ma l'ecommerce emerge come un vincitore sicuramente non temporaneo.
«La pandemia da coronavirus è stata l'evento più dirompente per il settore della vendita al dettaglio da decenni», spiega Salvatore Gaziano, direttore investimenti di Soldiexpert scf. «Negli Stati Uniti si stima che la spesa totale nel commercio tradizionale subirà una discesa di oltre il 10% mentre l'ecommerce salirà quasi del doppio come tasso di crescita», spiega l'esperto. «Chi era ben posizionato sulle vendite digitali si sfrega le mani, chi ne era fuori si lecca le ferite e rischia grosso», continua. «E le prospettive per l'ecommerce sono ancora di forti spazi considerato che rispetto alle vendite al dettaglio pesano per circa il 20% escludendo dal computo automobili e benzina».
In Borsa, come dimostra l'andamento delle azioni delle società più impegnate in questa rivoluzione, ne stanno beneficiando in modo poderoso, come dimostrano i casi di Amazon (+190%) o di Shopify (+918%) negli ultimi tre anni.
In Europa nell'abbigliamento il caso da manuale è Zalando, ma meno nota anche agli addetti ai lavori è Prosus, una holding olandese che è uno dei giganti del mercato azionario europeo e che detiene partecipazioni di un buon 30% nella società cinese Tencent, del 22% nel distributore di cibo tedesco Delivery hero, del 28% nell'intergruppo russo Mail.ru e del 100% nel mercato online Olx ad Amsterdam, che fa affari in 45 Paesi.
«Per chi vuole investire sull'ecommerce in modo più diversificato esistono due Etf quotati a Piazza Affari, L&G ecommerce logistics che seleziona le società più impegnate nel settore chiave della logistica (e detiene quote in molte società citate fra cui Amazon, Zalando, Ebay, Ocado, Jd.com) e Hanetf emerging markets e ecommerce che è specializzato sulle società di Internet ed ecommerce operanti nei mercati emergenti», dice Gaziano.
«Lo sviluppo dell'ecommerce ha trascinato con sé anche altri settori come big data, cloud, cybersecurity, servizi di pagamento, eccetera», aggiunge Carlo De Luca, responsabile asset management Gamma capital markets. «Per fare un esempio, basti pensare all'importanza della profilazione del cliente che, in certi casi, ha determinato il fattore di successo di molte società. O alla necessità di archiviare e gestire le vendite online attraverso piattaforme dedicate, che ha permesso a molte società di sviluppare soluzioni utili a supportare i piccoli negozi retail», conclude.
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