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Alla scoperta di una disciplina in cui uomo e cane si affidano l'uno all'altro per affrontare e condividere la fatica di un'escursione in montagna. Razze, attrezzatura, e luoghi dove praticarla.
Fare escursioni in montagna è una delle attività sportive e dei passatempi preferiti dagli italiani. È una di quelle attività che aiutano a staccare dalla realtà quotidiana della città e che permette di ritrovare il giusto equilibrio tra corpo e mente. La si può fare a qualsiasi età, da soli o in compagnia, sia essa di un amico, di un familiare o del nostro cane. Si chiama dog trekking, una variante del più conosciuto trekking da praticare appunto in coppia con il cane, in quello che è un rapporto quasi simbiotico fatto di fiducia e condivisione di tutta l'escursione.
Per poter praticare questa disciplina, però, occorre prestare attenzione ad alcune regole e indicazioni. Innanzitutto non è rivolta a chiunque e a qualunque razza di cane. Tra le razze più adatte a questo tipo di attività sono i cani da pastore, e quindi il pastore belga, il pastore tedesco, il border collie; i segugi e i cani da traccia, come i dalmata, i beagle e i segugi spagnoli, polacchi e tedeschi; ma anche i cani da riporto, da cerca e da acqua come per esempio i labrador retriever, i golden retriever o i cocker spaniel inglese e americano. Chi pensa un giorno di improvvisare un'escursione insieme al proprio cane senza avere un minimo approccio con la materia commette un grave errore. Non si tratta delle passeggiate che ogni sera si fanno per portare a spasso il cane, ma di escursioni in paesaggi di montagna per le quali è necessario un addestramento e un'attrezzatura, sia per il padrone che per il cane. Chi si avvia a questa pratica, infatti, dovrà confrontarsi nelle fasi iniziali a istruttori qualificati che accompagnano la coppia formata da cane e padrone dall'inizio all'arrivo, in un percorso all'interno del quale gli addestratori cinofili e le guide escursionistiche possono dimostrare e insegnare la giusta interazione ai due compagni di viaggio, con l'animale a svolgere il ruolo di guida e il padrone che deve mantenere il passo senza però farsi trascinare in maniera passiva.
Per quanto riguarda l'attrezzatura, invece, oltre al classico abbigliamento tecnico specifico per il trekking, e quindi scarponcini, pantaloni, calze, giacca, zaino, cappellino, per il cane occorre un'imbracatura che va collegata alla cintura del padrone. Quel che serve, poi, è un guinzaglio denominato «hands free», ovvero un guinzaglio studiato appositamente per le attività sportive con i cani e che si lega in vita, in modo tale da avere le mani libere Inoltre, è molto importante avere sempre con sé la giusta quantità d'acqua, sia per dissetare se stessi e il cane (attenzione a non dimenticare la ciotola, se ne trovano di portatili, in silicone o plastica, che non ingombrano nello zaino), ma anche per permettere a quest'ultimo di rinfrescarsi dopo tanti chilometri percorsi al caldo.
Se si decide di affrontare questa disciplina con il giusto approccio, senza la voglia di improvvisare o strafare, il dog trekking è un ottimo metodo per sviluppare e migliorare il rapporto con il proprio cane.
In Italia, da Nord a Sud esistono diversi luoghi dove praticare dog trekking. È importantissimo però conoscere e studiare il posto per ridurre il più possibile il rischio di arrivare lì e farsi trovare impreparati. Tra i percorsi più gettonati e di difficoltà media segnaliamo in Trentino Alto Adige, più precisamente in Valsugana, l'escursione al Pizzo di Levico: si tratta di un percorso di due ore e mezza tra boschi e mulattiere. In Toscana ci sono le Vie cave degli Etruschi che attraversano la Maremma da Pitigliano a Sovana e Sorano. Spostandoci più a Sud, in Basilicata troviamo il percorso delle Sette pietre, suddiviso appunto in sette tappe.
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Gli amici a quattro zampe non sono mai stati così apprezzati. E il mondo dell'editoria si butta a capofitto sulla nuova moda. Ce n'è per tutti i gusti: dai manuali di educazione ai romanzi, fino ai testi comici.
C'è un modo perfetto per riscoprire la vera natura del cane: smettere di guardarne video e foto sui social network e recarsi in libreria. I libri sugli animali diventano sempre di più e, in cima a tutti, svettano per quantità quelli dedicati ai cani, di tutte le razze, forme e colori.
Il primo che dovreste assolutamente possedere è il superclassico E l'uomo incontrò il cane (Adelphi) di Konrad Lorenz. Da etologo, Lorenz ci descrive il cane e, trattandosi di un testo pubblicato nel 1950, cioè quasi settant'anni fa, potrete verificare con i vostri occhi anche come sono cambiate alcune modalità educative degli amici a quattro zampo.
Lorenz - pur grande amante degli animali - consiglia per esempio di far capire al cane che un suo comportamento è sbagliato colpendolo con una sassata sul capo lanciatagli con una fionda senza farsi vedere: il cane assocerà la botta al suo comportamento e lo modificherà. Ovviamente, si può usare un metodo basato sullo stesso principio, ma più gentile.
La punizione fisica è vietata, deplorevole e odiosa come il collare a strozzo (preferite sempre la pettorina): un grido sarà sufficiente.
A questo proposito, I no che aiutano i nostri animali. Come proteggerli da incidenti domestici, errori alimentari e pericoli insospettati (Salani) di Oscar Grazioli è un altro testo utile per orientarsi verso una corretta educazione dei cani (e altri animali domestici). Io Parlo Cane. Breve corso di grammatica canina (Sonda) di Jean Cuvelier è invece una deliziosa guida che in modo molto snello, ma completo, spiega come capire cosa vuol dire il cane col suo linguaggio e cosa possiamo comunicargli col nostro: la mimica e le espressioni, la coda, il tono della voce, la distanza fisica rispetto a noi e a un altro animale, le posture, i modi del contatto fisico con noi e poi il rapporto con la ciotola, la cuccia e la lettiera.
Molto bello anche L'indole del cane (Raffaello Cortina) di Stephen Budiansky, scienziato, giornalista e autore di bestseller su animali, natura e scienza. Da vero esperto spiega: «I cani ci hanno rubato il cuore, la casa e il portafoglio… Non necessariamente in quest'ordine. Ma come hanno fatto a convincerci a nutrirli con carne di filetto, a lasciarli accomodare in poltrona e, in generale, a scandire il ritmo delle nostre giornate?». Rispetto ai tempi di Lorenz e ai suoi lanci di sassi, è un bel cambiamento...
Davvero interessanti anche i libri di Marco Iuffrida, studioso di storia medievale, il quale oltre a Il cane. Una storia sociale dall'antichità al Medioevo (Odoya) e L'uomo e il cane nelle Gallerie dei Musei Vaticani ha anche pubblicato Cani e uomini. Una relazione nella letteratura italiana del Medioevo (Rubbettino).
Per chi volesse conoscere meglio il suo cucciolo (e non solo) e i metodi migliori per crescerlo, poi, è disponibile una vasta scelta di manuali.
Si va da La salute del cane di Giovanni Falsina e Luca Rozzoni a Educazione dolce del cane di Raymond Barthel; da Prevenzione e salute per il tuo cane di Tiziana Gori a Come gestire il tuo cane anziano di Roberta Perego (tutti editi da De Vecchi).
Ovviamente non possono mancare i romanzi. Ci sono ad esempio Io e Dewey (Pickwick) di Vicki Myron e Io e Spike (Sperling & Kupfer) di Marco Motta, i cui titoli sono ispirati al celeberrimo Io e Marley (Pickwick) di John Grogan, da cui è stato tratto un film di successo con Owen Wilson.
Poi troviamo A spasso con il mago. Merlino e io (Viola editrice) di Marco Tullio Barboni, nel quale il protagonista ritrova l'anima del suo cane ormai passato a miglior vita, e persino Un lupo alla mia porta. Storia di Romeo (Piemme) di Nick Jans, un memoir sull'amicizia tra un lupo, gli esseri umani e i loro cani. Tra i classici, è chiaramente imperdibile Il richiamo della foresta di Jack London, la storia di Buck, un cane domestico che viene venduto come cane da slitta e dopo una serie di drammatiche avventure sceglie di tornare alla vita lontana dagli esseri umani capeggiando un branco di lupi. Ma di pelosi quadrupedi si parla addirittura nell'Odissea di Omero: nella parte finale del poema appare Argo, il fedele cane di Ulisse.
Per i fan del cane «umanizzato», infine, ci sono volumi curiosi come Se il tuo cane avesse Whatsapp e Se i quadri potessero abbaiare, di Giacomo Donelli e Alice Sorghi (entrambi pubblicati da Centauria). Nel primo compaiono esilaranti dialoghi via chat col cane che descrive il mondo dal suo punto di vista. Nel secondo troviamo una ricca selezione di opere d'arte pittoriche che ritraggono cani, meravigliose quelle di Briton Rivière. A lato di ogni riproduzione delle tele, si vede il dipinto «attualizzato» in stile fumetto, con il cane che parla e trasforma la serietà dell'opera nella comicità di una gag che lo ha come protagonista assoluto.
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Boom di richieste nei laboratori privati per conoscere la predisposizione a malattie o gli aspetti comportamentali. Ma spesso i risultati non sono attendibili e possono sollevare falsi allarmi. Fino a portare i proprietari alla follia di sopprimere le bestiole.
Va di moda la genetica personalizzata anche per cani e gatti di casa. Ansiosi di conoscere quali infermità potrebbero accorciare la vita agli amati quattro zampe, molti proprietari incrementano il business dei test genetici diretti al consumatore (Dtc, direct to consumer), raccogliendo e spedendo anche oltre Oceano i campioni che dovrebbero svelare ogni segreto sulle temute mutazioni. Purtroppo spesso non è così, perché i risultati cercati via Internet non sono attendibili al cento per cento. Inoltre possono causare false rassicurazioni o ansia immotivata di cui faranno le spese proprio i nostri amici pelosi. Pochi giorni fa, un articolo su Nature riportava la storia di un boxer di 13 anni, soppresso perché un test Dtc aveva rivelato una mutazione simile a quella coinvolta nello sviluppo della sclerosi laterale amiotrofica (o Sla) nell'uomo. L'animale, in realtà, doveva soffrire di problemi alla colonna vertebrale e la possibilità di contrarre la malattia genetica era di 1 su 100. Sarebbe bastato intervenire in altro modo, senza affidarsi a Dtc personalizzati.
Il mercato della cosiddetta genomica di consumo è in grande espansione negli Stati Uniti, ma anche nel Vecchio continente e nel nostro Paese si moltiplicano le richieste a laboratori privati per le esigenze più varie. «Le proiezioni per il 2020 parlano di un mercato globale di 7,7 miliardi di dollari», riporta quotidianosanità.it. Dai diagnostici, volti a formulare o confermare una malattia genetica, a quelli nutrigenomici per acquisire informazioni sul metabolismo individuale in relazione agli alimenti, o i comportamentali che indagano gli aspetti della personalità e la risposta alle condizioni ambientali, sono oltre 75.000 i test genetici oggi disponibili sul mercato. In media 10 nuovi test al giorno, come pubblicò lo scorso maggio Health Affairs. Tra le bizzarrie, i laboratori della svizzera Igenea, società con sede a Baar, nel Canton Zugo (è la stessa che effettuò l'esame del Dna sulla mummia del faraone Tutankhamon), propongono di scoprire se un individuo possiede «la variante genetica Maoa-l, il cosiddetto “Gene del guerriero". Provoca ai portatori una maggiore tendenza al rischio e riuscite a meglio valutare le possibilità di successo in situazioni critiche».
Un business che non poteva non coinvolgere gli animali d'affezione, 60 milioni quelli censiti solo in Italia. Ecco allora fiorire test che dovrebbero «svelare i misteri celati dal vostro animale domestico», secondo quanto affermano su Internet almeno 15 laboratori che si offrono per esaminare campioni di saliva di cani, gatti, uccelli e cavalli. Fai la richiesta, ti arriva a casa un kit per la raccolta da rispedire poi per posta a un laboratorio, di solito negli Stati Uniti, dopo aver pagato con carta di credito. Animalgenetics con sede a Tallahassee, in Florida, per 55 dollari verifica se il vostro cane è affetto da coagulopatia genetica, chiamata anche malattia di Von Willebrand, con sanguinamenti anche gravi e fatali. Pagandone 45, saprete se soffrirà di cistinuria, una malattia genetica causata dall'accumulo di cistina nel rene dell'animale, disfunzione che conduce alla formazione di calcoli renali e di infiammazioni. Se invece volete più conferme, i test sulle mutazioni più comuni per singola razza oscillano dagli 85 euro per i boxer ai 160 per i pastori tedeschi o 200 per i beagle. Sui gatti la società americana non effettua test, ma annuncia che lo farà prossimamente. Delle complicazioni genetiche dei mici si occupa Vetogene.com con sede a Milano, proponendo test per la malattia del rene policistico, prevalente nella razza persiana, per la cardiomiopatia ipertrofica delle razze main coon e ragdoll e per altre mutazioni di geni che agiscono sui globuli rossi, sullo scheletro, sul midollo spinale dei felini domestici. La società riceve i campioni spediti per corriere da cui dichiara di estrarre il Dna che invia negli Stati Uniti alla Optigen di Ithaca, nello Stato di New York, specializzata in diversi tipi di controllo. Nei setter irlandesi accerta un'eventuale atrofia progressiva della retina dovuta alla mutazione del gene Rcd1 (il costo è 180 dollari), e alla stessa cifra conferma la diagnosi di anomalia dell'occhio del collie (Cea), una malattia congenita che talvolta conduce alla cecità. La mutazione genetica che la provoca colpisce altre razze, tra le quali i pastori delle Shetland e i border collie. Oppure stabilisce per 130 dollari se in doberman e labrador retriever esiste una variante genetica che determina la narcolessia, patologia da cui non si guarisce e che si manifesta con un'eccessiva sonnolenza diurna o brevi periodi di collasso. Altri laboratori di appoggio sono quelli della francese Antigene a Lione, che propone pacchetti da 105 a 255 euro comprensivi di identificazione genetica e due, o sette, test malattie. Più economiche le proposte della tedesca Anidom diagnostics a Leonberg, nel Baden-Württemberg, che analizza campioni di saliva di 225 razze diverse, chiedendo 99 euro per cinque test. Il responso, dopo una o due settimane, non è netto, arriva di solito sotto forma di stime di aumento o diminuzione di rischi che perfino una persona esperta fatica a interpretare.
«Per gli allevatori è importante certificare la presenza di mutazioni, così da escludere la riproduzione di soggetti malati», precisa Lamberto Barzon, vicepresidente dell'Associazione nazionale medici veterinari (Anmvi), esperto di animali da compagnia. «Un test genetico che riveli se un cane o un gatto sono affetti da una patologia o se presentano una predisposizione, risulta utile nella prevenzione e per avere più attenzioni nel curarli. Pensiamo al pastore australiano o al pastore tedesco, che possono essere soggetti a mutazione del gene Mdr1 che provoca resistenza ad alcuni farmaci. La sintomatologia può degenerare con il coma fino alla eventuale morte dell'animale. Certo, il prelievo andrebbe fatto da un veterinario e mandato a laboratori certificati. Stiamo parlando di diagnosi di varianti genetiche», conclude l'esperto.
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Alcuni rapaci per stanare le prede appiccano incendi con braci prelevate da altri roghi. Gli aironi attirano i pesci con le briciole.
Quando si tratta di procurarsi il pranzo, ogni animale ha la sua strategia. E alcune sono davvero astute. Tra i cacciatori più furbi c'è il margay o gatto di Wied (Leopardus wiedii), un felino selvatico delle foreste del Sud America che ha imparato a riprodurre i guaiti dei cuccioli di tamarino calvo (Saguinus bicolor), un primate di cui va ghiotto. Gli adulti attratti dai versi si avvicinano e il felino li divora. Non è meno astuto l'airone verde (Butorides virescens) che vive nel Nord e Centro America. Questo uccello dal lungo becco attrae i pesci di cui si nutre facendo cadere in acqua piccole prelibatezze, per esempio briciole di pane. I pesci attirati dal «dono» salgono in superficie e finiscono nello stomaco del volatile. Anche l'airone nero (Egretta ardesiaca), diffuso nelle lagune e paludi africane, quando ha fame si fa furbo: dispone le ali ad ombrello per creare sotto di sé un cono d'ombra, eliminando il riverbero del sole sull'acqua. In questo modo vede meglio pesci e crostacei, ma soprattutto li attrae nei paraggi: le creature acquatiche, infatti, si dirigono verso l'ombra convinte che si tratti di una zona di vegetazione.
Anche il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) è in grado di sfruttare la luce solare a proprio vantaggio. Nelle mattine assolate colpisce da Est, con il sole nascente alle spalle; nel pomeriggio, gli attacchi provengono da ovest. Secondo i ricercatori della Flinders University (Australia), così facendo evita di rimanere accecato e individua meglio le prede.
Le megattere (Megaptera novaeangliae), invece, catturano banchi di piccoli pesci con una tecnica nota come «rete di bolle». Individuate le prede, i cetacei le circondano emettendo aria dallo sfiatatoio e creando un cerchio di bolle da cui i pesci non riescono a sfuggire. A questo punto non rimane che immergersi con le fauci spalancate.
Un'altra regola per una caccia efficace? Conoscere le debolezze delle proprie prede. Lo sanno bene alcuni coccodrilli palustri indiani (Crocodylus palustris), e alligatori americani (Alligator mississippiensis) che hanno imparato ad aspettare per ore, immersi sotto la superficie dell'acqua, con dei bastoncini sulla testa. I rettili sanno che, durante la stagione degli amori, gli aironi di cui sono ghiotti cercano legnetti per la costruzione dei nidi. Nascondendosi sotto le materie prime, il pranzo è assicurato.
C'è anche chi, per procurarsi un pasto, si finge morto. Un pesce africano della famiglia dei Ciclidi, il Parachromis friedrichsthalii, utilizza questo stratagemma per attrarre piccoli pesci interessati alle sue carni. L'animale d'acqua dolce si posiziona sui fondali bassi e rimane immobile come se fosse cadavere anche per un quarto d'ora. Quando le prede si avvicinano a sufficienza, le agguanta con uno scatto improvviso. In pratica è il suo stesso corpo a fare da esca. Così facendo, però, talvolta ci rimette brandelli di pinne. Anche il pesce rana, una creatura dall'aspetto bizzarro che vive nelle acque tropicali e subtropicali di quasi tutto il pianeta, attira la preda con una parte del proprio corpo che funge da esca: un'appendice simile a un piccolo gruppo di vermi penzolanti in grado di rigenerarsi se viene morsa. Quando il pesce rana adocchia una vittima, di solito un crostaceo o un pesciolino, inizia a dimenare l'esca che sembra così un gustoso pasto. La preda si avvicina ingolosita e non ha scampo: il pesce rana apre la sua bocca enorme e la inghiotte in pochi millisecondi.
Tra i cacciatori più astuti ci sono pure i ragni. Le femmine di ragno dalla banda bianca (Misumenoides formosipes), ad esempio, mutano colore, virando dal bianco al giallo, per mimetizzarsi con il polline dei fiori sui quali aspettano pazientemente le prede. I ragni bolas, invece, producono sostanze chimiche che imitano i feromoni femminili delle falene di cui sono ghiotti. Le falene maschio ingannate dal profumo si avvicinano sperando in un amplesso e invece finiscono dritte nella bocca del predatore. Il ragno botola nuragico è ancora più furbo: scava una profonda tana e poi la chiude con una botola fatta di sughero e pezzetti di legno che si apre a spinta dall'interno: quando un piccolo invertebrato passa nei pressi della tana, il ragno spunta fulmineo dalla botola, lo cattura e lo trascina all'interno per mangiarlo. Tutto in una frazione di secondo.
Certi rapaci poi, per procurarsi un pasto, sono arrivati ad appiccare incendi. Diverse specie di nibbi e di falchi australiani hanno imparato a propagarli trasportando bastoncini in fiamme da un luogo all'altro: lo fanno - sembra - per stanare i piccoli animali di cui si nutrono. La conferma di quelli che erano finora solo aneddoti tramandati dagli aborigeni della savana dell'Australia settentrionale è arrivata da uno studio condotto tra il 2011 e il 2017 e pubblicato sul Journal of Ethnobiology. I racconti narravano di almeno tre specie, il nibbio fischiatore (Haliastur sphenurus), il nibbio bruno (Milvus migrans) e il falco bruno (Falco berigora), che durante i frequenti incendi nell'arido territorio raccolgono bastoncini dai roghi e li trasportano altrove, alimentando nuovi focolai. La comunità scientifica aveva sempre respinto l'ipotesi che i rapaci appiccassero nuovi incendi deliberatamente, per facilitarsi la caccia. Ma Bob Gosford, ornitologo presso il Central Land Council di Alice Springs, raccogliendo venti testimonianze oculari ha scoperto che l'azione degli uccelli incendiari si concentra nei luoghi in cui qualche ostacolo (come una strada) rischia di arginare le fiamme, interrompendo così l'effetto positivo dell'incendio sulla caccia: uccelli, lucertole e insetti escono allo scoperto e per i rapaci il pranzo è servito.
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