content.jwplatform.com
content.jwplatform.com
Ansa
- Nell’ennesima azione di disturbo, a Milano, quel che spaventa è l’ottusità dei protagonisti. Una massa facilmente manovrabile.
- E oggi i ciclisti paralizzano il traffico. Previsto dalle 19 l’assalto a quattro snodi principali del capoluogo lombardo, già ingolfato dalla settimana della moda, per protestare contro le morti sull’asfalto.
Lo speciale contiene due articoli.
Forse andrà meglio con l’«aperitivo postcoloniale» il 12 ottobre a Milano, fra la Statale e il Leoncavallo, clou della loro campagna decarbonizzante in Lombardia. L’evento è molto atteso. Con opportune integrazioni alcoliche potrebbe diventare imperdibile e rappresentare il momento culturalmente più alto nella storia di Ultima Generazione, che per il resto non riesce a dimostrare all’italiano medio la sua contagiosa simpatia.
Ieri mattina alle otto gli attivisti arancioni hanno provato a paralizzare gli automobilisti in transito su viale Fulvio Testi (insulti), gli studenti che stavano andando a scuola (insulti anche da loro), i medici e gli infermieri in direzione Niguarda (insulti con l’aggravante di interruzione di pubblico servizio). Quando hanno intrappolato nell’ingorgo un’ambulanza, la polizia li ha fatti sgomberare, li ha portati in questura e il malinconico show è finito in gloria social. Sbadigli, the end.
L’autunno caldo dei guerrieri del clima che Matteo Salvini ha chiamato «eco-imbecilli» è cominciato, anche se per ora l’upgrade muscolare si manifesta solo in due dettagli: l’età media degli adepti (ieri fra i perdigiorno si notavano un paio di attempate zie del Sessantotto) e la totale incapacità di comunicare dei portavoce. L’empatia del plotone è molto simile a quella di un gatto aggrappato alle mutande. E se per zittire Beatrice Pepe in tv è stata necessaria una domanda di Chicco Testa (risposta «lei sta cercando di invisibilizzarmi»), per mandare in confusione il capo del blitz milanese è bastato un giovane poliziotto con la testa sulle spalle.
C’è un video illuminante che sarebbe piaciuto a Pier Paolo Pasolini e testimonia la differenza di struttura culturale fra un servitore dello Stato e un blateratore di sovvertimenti per rovesciare «il sistema neoliberale che depreda territori e fa bollire il pianeta». Il dialogo avviene a sit-in concluso, a striscioni arrotolati, a catene spezzate, a cittadini liberati dall’incubo post-rivoluzionario in Birkenstock. Il portavoce grida di voler tornare a sedersi in mezzo all’arteria più importante a Nord di Milano «perché abbiamo fatto passare l’ambulanza». Il poliziotto lo invita ad abbassare i toni e poi replica: «Avete fatto ciò che volevate fare, fine. Adesso spostiamoci perché rischiamo di essere investiti». Una decisione ineccepibile, molto diversa da quella presa a Londra dai bobbies, che arrestarono un idraulico nell’atto di sollevare di peso l’ecoguerriero in versione Buddha, perché disturbava la protesta.
Il dialogo in via Testi prosegue. Il graduato di Ultima Degenerazione si sente gabbato e rilancia: «Noi avevamo chiamato il 118 per far sì che le ambulanze non passassero di qua». L’agente lo guarda con aria di comprensibile compatimento: «Non decidete voi dove devono passare le ambulanze. Se vanno là (indica la zona di Niguarda), devono passare di qua».
Il portavoce sembra spiazzato e tenta un ultimo assalto verbale: «Possiamo gentilmente rimetterci in mezzo alla strada? Poi voi ci spostate», quasi supplica balbettando, incapace di portare a termine una frase di senso compiuto. Il poliziotto non abbocca ma la richiesta evidenzia l’unica necessità di una protesta che senza smartphone e telecamere sarebbe sì «invisibilizzata»: quella della passerella mediatica. Basterebbe una giacchetta sugli obiettivi al primo minuto dei sit-in per togliere ogni velleità rivoluzionaria, per restituire gesti e slogan all’anonimato che meritano.
Il duetto è rivelatore per un altro motivo: la povertà di linguaggio e di elaborazione progettuale della pattuglia protestataria mettono paura. Da sempre l’ingenua ignoranza è più pericolosa della cattiveria, perché i fanatici in buona fede sono facilmente manipolabili. Cantava Giorgio Gaber nel 1978 davanti al disfacimento di una generazione: «Cari polli d’allevamento nutriti a colpi di musica e di rivoluzioni/ immaginando di passarvi accanto in una strada poco illuminata/ non si sa se aspettarsi un sorriso o una coltellata». È già successo, la pasionaria Alessandra - ieri orgogliosa d’essere stata portata in questura a 72 anni «per amore dei miei nipoti» - dovrebbe saperlo. Forse quando ne aveva 20 okkupava la Statale. È già successo con identici meccanismi che conducono a inquietanti déja vu.
Ventidue anni fa, proprio strumentalizzando gli ingenui, la sinistra gruppettara disorientata dal crollo del Muro di Berlino si riciclò in un movimento apparentemente pacifista (No global), si servì di una testimonial (Naomi Klein), si scagliò contro le istituzioni (G8 di Genova), si fece infiltrare dai violenti (black bloc). E il folclore si trasformò in sangue, in fiamme che per qualche tempo incendiarono l’Occidente. Per ora le analogie stanno nei prodromi: Ultima Generazione, Greta Thunberg, pianeta da salvare «con l’ecologismo rivoluzionario». Non è detto che le uniche vittime siano i pesci del fiume Lauch a Colmar, in Francia, diventato verde a colpi di colorante.
E oggi i ciclisti paralizzano il traffico
Quattrocentosettanta morti e 120.000 feriti. Sono i dati Istat riguardanti gli incidenti stradali che hanno coinvolto ciclisti a Milano tra il 2012 e il 2022. Numeri tragici a cui vanno aggiunte le 20 vittime registrate fin qui nel 2023. L’ultimo incidente mortale, quello accaduto la mattina dello scorso 18 settembre a una donna di 75 anni travolta da un camion dell’Amsa nel quartiere Adriano, ha indotto i ciclisti del capoluogo lombardo a radunarsi questa sera dalle 19 alle 20:30 in quattro punti diversi della città per dire «Basta morti in strada». Un flash mob organizzato in un’ora di punta e che di fatto paralizzerà il traffico del centro, che tra l’altro, in questi giorni è più intenso del solito complice la Milan Fashion Week 2023, in corso da martedì scorso a lunedì prossimo. La protesta vedrà i ciclisti e tutti i cittadini che desiderano parteciparvi dislocati in Bastioni di Porta Nuova angolo via Solferino, in viale Beatrice d’Este angolo via Melegnano, in viale Bianca Maria angolo via Mascagni e in corso di Porta Vercellina angolo via Biffi: quattro snodi principali che delimitano, per intenderci, l’Area C milanese. La protesta si svolgerà - secondo quanto si legge nella nota degli organizzatori - percorrendo a piedi alcuni attraversamenti pedonali senza semafori con l’obiettivo di bloccare completamente la città nella settimana della moda». Urlare «basta morti», oltre a essere doveroso, è anche un intento nobile, ma farlo mandando in tilt il traffico e mettendo a rischio l'incolumità di altri ciclisti, pedoni, o comunque della gente che si troverà per strada a quell’ora, appare se non altro un paradosso. L’amministrazione Sala ha disseminato il centro di piste ciclabili eppure, a sentire i ciclisti, gli spazi a loro riservati scarseggiano e i parcheggi selvaggi abbondano. Segnale che qualcosa da sistemare nella viabilità meneghina c’è, fermo restando che la guida spericolata e la distrazione al volante degli automobilisti sono comportamenti da condannare e spesso determinanti negli incidenti che coinvolgono le biciclette. «Se il Comune non cambia Milano, se l’amministrazione non ascolta le persone, saremo noi a farci sentire con quattro flash mob in simultanea e in sicurezza, sulle strisce pedonali» garantiscono gli attivisti.
Quella di stasera sarà l’ennesima iniziativa di protesta contro le troppe morti in strada a Milano: a marzo sul ponte della Ghisolfa le biciclette furono rovesciate in strada e legate tra loro da un nastro bianco e rosso come a formare una pista ciclabile; a giugno piazza Loreto e piazza Durante furono bloccate da un flash mob dopo la morte di una donna investita da un camion betoniera; e poi l’ultimo, meno di un mese fa, il 29 agosto, quando 400 persone si sono radunate con fischietti e striscioni in Porta Romana, dove aveva perso la vita Francesca Quaglia, anche lei travolta da un camion, e si sono diretti a Palazzo Marino. Palazzo Marino che, flash mob dopo flash mob, dovrà trovare delle soluzioni a una situazione sempre più insostenibile.
Continua a leggereRiduci
iStock
L'Italia si conferma il primo produttore europeo di biciclette, con il settore dell'e-bike che fa da traino con una crescita del 25% rispetto al 2020. È quanto emerge dalla seconda edizione dello studio «Ecosistema della bicicletta» elaborato da Banca Ifis. Il vice presidente Ernesto Fürstenberg Fassio: «Con l’obiettivo di Banca Ifis di promuovere la crescita sostenibile dei territori abbiamo lavorato insieme ad autorevoli stakeholder del settore per mettere a sistema diverse competenze che lavorano per costruire uno sviluppo economico che abbia impatti positivi sull’ambiente e sulle comunità in cui operiamo»..
Con oltre 3,2 milioni di pezzi fabbricati nel 2021, l’Italia è il primo produttore europeo di biciclette e paese leader della smart mobility. Una crescita trainata dal fenomeno e-bike e dal reshoring, ovvero il rientro in Italia delle attività produttive. È quanto emerge dalla seconda edizione della ricerca «Ecosistema della bicicletta» realizzata da Banca Ifis per fotografare andamento e prospettive di un settore protagonista della transizione sostenibile.
Lo studio, presentato nell’ambito dell’«Italian Green Road Award – Oscar del Cicloturismo Italiano», di cui l’Istituto quest’anno è main partner, ha inoltre analizzato due trend che guidano lo sviluppo del comparto: il reshoring e il cicloturismo. «L’"Ecosistema della bicicletta" mette in luce quest’anno due fenomeni rilevanti per l’economia del Paese: l’ascesa del cicloturismo e il reshoring delle attività produttive» - ha dichiarato Ernesto Fürstenberg Fassio, vice Presidente di Banca Ifis - «Per quanto riguarda il “viaggiare dolce”, lo studio rileva aspetti positivi per la sostenibilità, il benessere psico-fisico e l’inclusione, ma anche e soprattutto l’impulso che imprime all’economia, con risvolti immediati sui servizi e il turismo. Anche per questo - in linea con l’obiettivo di Banca Ifis di promuovere la crescita sostenibile dei territori - abbiamo lavorato insieme ad autorevoli stakeholder del settore per mettere a sistema diverse competenze che lavorano per costruire uno sviluppo economico che abbia impatti positivi sull’ambiente e sulle comunità in cui operiamo».
La ricerca evidenzia un settore particolarmente dinamico: nel triennio 2021-2023, infatti, l’incremento nella produzione di biciclette è previsto di oltre il 7% anno su anno. In vetta l’e-bike che con un +25% arriva a rappresentare l’11% della produzione (in aumento dal 9% dal 2020). L’Italia si conferma primo produttore europeo con una quota di mercato del 21%, seguito da Germania e Portogallo, e con un saldo export/import di biciclette positivo per 1,3 milioni di pezzi e in crescita del +23% sul 2020.
L’aumento della domanda ha sostenuto anche i ricavi: +7.4% l’incremento nel 2021 sul 2020 e +7,3% la crescita media annua del fatturato dei produttori attesa nel biennio 2022-2023, alla fine del quale potrebbe superare 1,8 miliardi di euro.
Il comparto italiano della bicicletta è caratterizzato da un alto tasso di innovazione: il 25% dei produttori ha aumentato la quota degli investimenti nel biennio 2020-2021 e un altro 70% li ha mantenuti invariati proseguendo sul percorso dell’innovazione tecnologica.
Il cicloturismo con 4.900 percorsi adatti alle due ruote per una lunghezza complessiva di 90.000 km; 4.940 operatori turistici con un’offerta cicloturistica e 4.550 alberghi che mettono a disposizione servizi dedicati alla bicicletta. Sono alcuni dei numeri del cicloturismo italiano approfonditi nella ricerca, secondo cui sono 8 milioni gli italiani interessati al cicloturismo, pari a circa il 16% della popolazione maggiorenne. Il Trentino-Alto Adige si dimostra come la regione più matura in termini di offerta turistica, e il Nord-Est la destinazione scelta più frequentemente (32% tra le mete cicloturistiche). Se, come visto, l’Italia è un paese ricco di percorsi, non necessariamente dedicati, il vero punto di svolta è costituito dalla varietà dell’offerta: non può esserci cicloturismo senza servizi, che sono sempre più richiesti. 9 in totale i servizi usualmente inclusi nei pacchetti turistici e 4 quelli più utilizzati dal cicloturista: noleggio della bicicletta, tour di gruppo, alloggio e copertura assicurativa. Il servizio destinato a crescere di più è la guida turistica. Questo fermento porta il 90% degli operatori turistici italiani a prevedere una crescita dei ricavi da cicloturismo. Un fenomeno, quello del cicloturismo, che porta con sé i concetti di sostenibilità, sicurezza, salute e inclusione, attivando circoli virtuosi in grado di valorizzare i territori. Allo stesso tempo, l’elevato costo dell’energia, e l’attenzione verso la sostenibilità potrebbero incentivare l’uso della bicicletta per una vacanza attiva. La maggiore accessibilità alle e-bike per prezzo, performance e comfort la rendono più abbordabile anche dalle fasce di popolazione meno allenate o meno giovani e incentivano forme di turismo alternativo e più sostenibili come il cicloturismo e la mobilità dolce.
Così come il cicloturismo, anche il reshoring è uno dei principali trend che stanno guidando la crescita del settore, anche a causa di alcuni fenomeni innescati dal contesto macroeconomico: dalla crisi delle catene mondiali di fornitura all'aumento della domanda dovuto all’evoluzione della smart mobility, ai dazi antidumping, all'aumento dei costi di produzione nel Far East, nell’ultimo trentennio destinazione della delocalizzazione della produzione; alla qualità e all'innovazione, che favorisce i Paesi tecnologicamente avanzati, all'impatto economico e ambientale dei trasporti. Il Market Watch di Banca Ifis stima che la fabbricazione di 2,8 milioni di biciclette all’anno rientrerà in Europa, con un’accelerazione nel biennio 2022-2023, corrispondente al 18% della produzione totale europea. L’opportunità produttiva porta con sé la necessità di figure professionali con le competenze necessarie, che circa il 30% delle imprese ha attualmente difficoltà a trovare. Di conseguenza, gli imprenditori stanno reagendo: il 24% aumenterà gli investimenti destinati alla formazione del personale. In tutta Europa cresce l’interesse dei fondi di investimento verso l’industria della bicicletta: nel 2021 c’è stato un exploit con un +175% nel numero di operazioni di M&A finalizzate e un incremento degli investimenti, anche sui servizi collaterali (da piattaforme di sharing a assicurazioni dedicate, fino al noleggio), che ha posizionato ancora una volta, la bicicletta come protagonista della rivoluzione nella mobilità.
Continua a leggereRiduci
Simone Bianchi
Alla scoperta dei percorsi che puntano al riutilizzo delle alzaie dei canali e dei tracciati ferroviari abbandonati. Dal Trentino al Piemonte, passando per Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Liguria, il territorio settentrionale offre numerose piste. E negli ultimi anni anche il Centro Sud ha preso parte a questa trasformazione. Particolarmente bella l'ex tratta tra Umbertide e Fossato di Vico in Umbria. Cantieri aperti in Puglia e Basilicata.
Lo speciale contiene un articolo e 7 approfondimenti sulle principali vie verdi del Nord Italia.
Mai come adesso è stato così importante riformulare le nostre idee sul turismo. La difficoltà di organizzare anche solo un weekend all'estero e le restrizioni nazionali stanno gettando alcuni nel baratro e stimolando altri (tra operatori e fruitori) a immaginare un modo diverso di fare e offrire vacanze.
L'espressione slow tourism non è certo nuova, ma è solo dall'anno scorso che viene utilizzata in maniera programmatica pensando all'Italia. Se la necessità primaria, per il momento, rimane quella di evitare gli assembramenti, allora si capisce perché i borghi e le mete alternative, i cammini ed esperienze quali il cicloturismo siano entrati a far parte dell'interesse comune.
In questa cornice si inseriscono a pieno diritto le «greenways», percorsi riservati «esclusivamente a spostamenti non motorizzati, con caratteristiche di larghezza, pendenza e pavimentazione da garantirne un utilizzo facile e sicuro. Il riutilizzo delle alzaie dei canali e delle linee ferroviarie abbandonate ne costituisce lo strumento privilegiato». Così la European Greenways Association, nata nel 1998 a Namur (Belgio) con l'obiettivo di incoraggiare la creazione e la promozione di vie verdi in Europa.
Un modo di viaggiare caratterizzato da un approccio lento ed ecologista, che trova conferma nei circa 1.000 chilometri di ferrovie italiane dismesse e divenute ciclabili, su un totale di 5.000 disponibili. «Manca l'80%»: così Antonio Dalla Venezia, presidente Comitato tecnico scientifico Bicitalia, Fiab nazionale, il quale ci parla in maniera entusiastica di «un progetto che dura da decenni e che ha ricadute positive sul comparto turistico e non solo».
«Attualmente - si legge sul sito delle Ferrovie dello Stato - sono circa 1.700 le stazioni impresenziate della rete ferroviaria italiana che concediamo tramite contratti di comodato d'uso gratuito alle associazioni e ai comuni affinché siano avviati progetti sociali che abbiano ricadute positive sul territorio».
I finanziamenti, erogati dai ministeri, dalle regioni o dall'Unione Europea - hanno finora dato vita a 57 ciclovie (più o meno lunghe) lungo ex ferrovie. «Se inizialmente - continua Dalla Venezia - era il Nord il più virtuoso, da dieci anni a questa parte il Centro Sud ha preso pienamente parte a questa trasformazione. Si pensi all'ex ferrovia tra Umbertide e Fossato di Vico (PG) e ai lavori in corso sia in Puglia che in Basilicata, per citare alcuni tra i 10 cantieri aperti in questo momento».
Al di là delle esigenze legate al viaggio, la mobilità sostenibile è un diritto oltre che un dovere civico. In particolare, la bicicletta non solo migliora lo stato di salute psicofisico, rispondendo alla necessità sempre crescente di un contatto con la natura, ma può diventare (e in parte sta diventando) un'alternativa all'uso dell'automobile, anche integrandosi con l'uso di altri mezzi di trasporto.
Le ciclabili su ferrovie dismesse riscuotono maggiore interesse da quando è scoppiata la pandemia? «Indubbiamente - risponde Dalla Venezia - secondo una ricerca di Legambiente, da un anno a questa parte si è registrato un raddoppio delle ricerche su Google in base a parole chiave come cicloturismo o turismo in bicicletta. Insomma, un + 100 percento. A essere maggiormente interessati sono i giovani e le ricerche vengono fatte anche da chi non è quasi mai salito su una bicicletta».
Il che testimonia che il turismo di prossimità - legato o meno che sia alle contingenze - rimane al centro dell'attenzione.
Ma perché optare per piste ciclabili ricavate da sedimi ferroviari? «L'appetibilità e il fascino che regala un percorso di questo tipo è ampiamente superiore a una normale ciclovia, perché significa pedalare nella memoria e godere di emozioni diverse». Binari, ponti e viadotti rappresentano infatti un vero e proprio patrimonio culturale e architettonico.
Alcune regioni si sono particolarmente distinte per l'impegno profuso. Per premiarle, è stato indetto l'Italian Green Road Award, l'Oscar italiano del cicloturismo, giunto ormai alla sua sesta edizione, a cui partecipa anche Ferrovie dello Stato Italiane. Le candidature per il 2021 si sono aperte a inizio aprile: ogni regione può proporre un massimo di due vie verdi.
Dal 18 al 20 giugno, sarà l'Abruzzo - Oscar del Cicloturismo 2020 con la ciclovia Bike to Coast - a ospitare nella città di Pescara la cerimonia di premiazione.
La selezione che segue include alcune piste ciclabili ricavata dai sedimi ferroviari del Nord Italia.
Trentino Alto Adige

Caldaro (iStock)
La tratta Bolzano - Caldaro, altrimenti conosciuta come pista ciclabile dell'Oltradige, si snoda lungo una ferrovia ottocentesca dismessa dal 1971. Il punto forte sono i paesaggi: fiumi (Isarco e Adige), vigneti e laghi (di Caldaro).
Da un punto di vista strettamente ferroviario, degni di nota sono il ponte in ferro sull'Adige e le due gallerie di Appiano, sulla Strada del Vino.
20 km percorribili in meno di un'ora e mezza, vista la facilità del percorso e i pochi tratti di traffico promiscuo.
Tappa intermedia è Castel Firmiano, fortezza medievale entrata a far parte del circuito dei Messner Mountain Museum, insieme al Corones, al Dolomites, allo Juval, al Ripa e all'Ortles. Di più: ne è il cuore. Il progetto è stato voluto dal grande alpinista per onorare la montagna (inutile ripeterlo: i musei sono chiusi fino a successiva ordinanza).
A Caldaro si trova, come suggerito dal nome, il bacino d'acqua naturale più caldo (e anche il più grande) delle Alpi, che durante la bella stagione invoglia a tuffarsi.
Importante: è meglio munirsi di acqua preventivamente.
Friuli Venezia Giulia

La ciclovia Alpe Adria (iStock)
Dalla montagna al mare su due ruote: la ciclovia Alpe Adria sembra raccogliere l'essenza del Friuli Venezia Giulia e metterla a disposizione del ciclista.
Creata in cooperazione con l'Austria, questa pista ciclabile transfrontaliera è una delle più frequentate d'Italia. L'intero percorso prevede 8 tappe, a unire idealmente Mozart e l'Adriatico, attraversando le Alpi.
Quanto al tracciato esclusivamente italiano, i chilometri sono 175, ma è possibile percorrere dei singoli tratti: Tarvisio – Venzone (60 km), Venzone – Udine (55 km) e Udine – Grado (59 km).
Il primo segmento segue il tracciato della vecchia ferrovia Pontebbana, aperta nel 1879 e dismessa nel 1995. Luoghi di interesse, oltre a Tarvisio, sono Pontebba e Moggio Udinese. Gallerie e viadotti tra i più evocativi d'Europa si snodano in mezzo a prati, boschi e vigne.
A Chiusaforte l'ex stazione è diventata un punto ristoro dotato anche di camere e di una ciclofficina, esempio di una riconversione ben riuscita.
Da Venzone a Udine, invece, segnaliamo Bordano (il paese delle farfalle) e Osoppo, ex insediamento celtico.
La terza tratta (la più trafficata) conduce direttamente al mare.
Veneto

Treviso, fiume Sile (iStock)
La Treviso – Colzè (VI) è un'ottima scusa non solo per attraversare le campagne del Veneto, ma anche per ammirare alcune delle sue storiche ville (La Badoèra, Villa Cornaro e Villa Contarini). Un tempo dimore dei nobili della Repubblica di Venezia, sono oggi testimonianze storico-artistiche di inestimabile valore. E anche paesaggistiche: i giardini che le circondano sono sontuosi. Particolarmente degne d'attenzione le ville palladiane, non a caso Patrimonio dell'umanità Unesco.
59,7 chilometri (poco più di 3 ore) separano le due località lungo l'ex ferrovia che collegava Treviso a Ostiglia. La brutta notizia è che non ci sono fontanelle per l'acqua: fondamentale, quindi, portarsi dietro una buona scorta.
La pista affianca per un tratto il fiume Sile, tutelato dall'omonimo Parco Naturale Regionale. Ponti, ex stazioni e binari convivono con robinie, aceri ed altre specie, mentre nei campi vengono coltivate le specialità della zona, il radicchio trevigiano e l'asparago di Badoere Igp, da accompagnare con un'altra specialità locale: il Prosecco Superiore delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene.
La Treviso – Colzé è una delle piste ciclabili più amate del Veneto e d'Italia.
Emilia Romagna

San Giovanni in Persiceto (iStock)
È stato inaugurato lo scorso 13 aprile: è il tratto che unisce Mirandola (MO) a Osteria Nuova (BO). Realizzato lungo l'ex ferrovia Bologna – Verona, fa parte della Ciclovia del Sole, a sua volta inserita nell'itinerario Eurovelo 7, che collega Capo Nord a Malta.
46 k m di facile percorrenza che, attraverso stazioni abbandonate e ponti di metallo, tocca in tutto 8 comuni. Questa pista ciclabile è un caso a sé stante nel panorama italiano: sul percorso sono presenti piazzole dotate di wi-fi, carica cellulare ed e-bike, ma anche di attrezzi e acqua.
Tra le località, segnaliamo San Giovanni in Persiceto, considerato una sorta di piccola Bologna per i suoi portici colorati. Da non perdere le panchine ispirate a grandi artisti della storia, ma anche la statua di Re Gino, che rappresenta un gatto seduto su una sedia. Un era la tempo mascotte del paese, che per il resto è ricco di chiese, musei e murales.
Anche Mirandola merita una visita approfondita, soprattutto per la Pieve Romanica di Santa Maria ad Nives, bene del FAI.
Lombardia

Cornello dei Tasso (iStock)
In Lombardia figurano 121,3 chilometri di ferrovie dismesse e convertite in piste ciclabili. Una di queste è la Zogno - Piazza Brembana, in provincia di Bergamo. 21 chilometri a cui, da due anni, è stato aggiunto un altro tratto (Sombreno - Zogno).
L'ideale è partire dal centro di Bergamo, percorrendo un tratto della greenway del Morla (così è chiamata la ciclabile di Sombreno): poco meno di 50 chilometri da attraversare su due ruote, ammirando i paesaggi circostanti con lentezza.
A Zogno bisogna percorrere la Statale SS470 per 2 chilometri prima di raggiungere la ciclabile della Val Brembana. Fortunatamente l'amministrazione ci sta lavorando.
Durante il percorso si toccano luoghi di grande interesse:
- Porto di Clanezzo, con il suo ponte sospeso, l'antica dogana e il ponte millenario di Attone;
- San Pellegrino Terme: famosa per lo stile Liberty, il suo Grand Hotel e l'ex casinò, ora trasformato in stabilimento termale (gruppo QC Terme);
- Oneta (frazione di San Giovanni Bianco): il paese natale di Arlecchino;
- Cornello dei Tasso: antico borgo famoso per la famiglia Tasso, precorritrice delle poste moderne.
Piemonte

Ciclabile delle Risorgive (YouTube)
Per il Piemonte abbiamo scelto la pista ciclabile Airasca – Villafranca, entrambi comuni del Torinese. Una ciclovia adatta a tutti, vista la brevità (16.5 km) e la pendenza quasi assente. L'unica accortezza è quella di scegliere una mountain bike o una bici da trekking, le più adatte a questo tipo di percorso.
Pedalando lungo la ex ferrovia che, fino al 1986, collegava Airasca e Saluzzo (CN), si gode appieno della natura, dominata dai campi di mais e di grano, dai pioppeti e dal profilo del Monviso. Nel mentre, segnali, passaggi a livello e altre testimonianze ferroviarie.
Pit stop obbligatorio a Vigone, dove si trova una fontanella dove fare scorta d'acqua, oltre a uno dei presepi più grandi d'Italia, esposto nel municipio.
Arrivati a Villafranca si incontrano il Po, l'antichissima Cappella della Missione (circondata dall'omonimo boschetto naturalistico), la Chiesa della Beata Vergine delle Grazie e i resti del castello.
La ciclovia è anche conosciuta come Via delle Risorgive, viste le numerose sorgenti di acqua dolce del territorio. Ogni comune è dotato di un'area di sosta.
Liguria

Simone Bianchi
La Framura - Levanto (SP) è una delle piste ciclabili più belle che si possano immaginare. Qui mare, montagne e case dai colori pastello contribuiscono a creare un paesaggio più unico che raro, reso ancor più invogliante dai sapori del territorio.
Un angolo di Liguria, questo, conosciuto anche come "Baie del Levante" e che include (oltre ai due comuni sopracitati) Bonassola, Deiva Marina e Moneglia. Siamo tra le Cinque Terre e il Golfo del Tigullio.
I chilometri della ciclopedonale Maremonti sono circa 5,5 e il percorso – per lo più in galleria – dura una ventina di minuti. La tratta inizia dal fondo del parcheggio sopraelevato di Levanto ed è pianeggiante fino alla fine. Alcuni punti danno l'accesso a calette nascoste e poco frequentate, dove il mare è più limpido.
Una pista ciclabile perfetta per la stagione estiva, vista la frescura offerta dalle gallerie, che sembra di percorrere in treno, ma a un'andatura più lenta.
La ferrovia interessata collegava un tempo Genova e Pisa e venne dismessa nel 1970. Il progetto attuale è quello di allungare la ciclopedonale, annettendo altri paesi.
From Your Site Articles
- Il Turismo sottratto a Franceschini è uno schiaffo del premier al Pd ... ›
- La guerra europea sul turismo vale il 30% del Pil - La Verità ›
- Il Cammino di Dante per gli amanti del turismo letterario - La Verità ›
- Turismo e viaggi - La Verità ›
- In Italia ci sono 200 giardini botanici dietro l'angolo di casa - La Verità ›
Continua a leggereRiduci







