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Il «selvaggio» piace solo in film e favole. Se scegli il vero bosco ti trattano da matto
La famiglia Trevallion (Ansa)
La natura di «Avatar» è un prodotto artificiale dei progressisti: quella reale è aspra e feroce. Infatti allo Stato madre non va bene.

Da quando è uscito, il 17 dicembre scorso, il terzo film della serie Avatar, intitolato Fuoco e cenere, è stato visto in Italia da diverse decine di migliaia di spettatori incassando oltre 15 milioni di euro. Ovviamente il successo è globale: negli Stati Uniti ha raggiunto i 218 milioni di dollari di incassi, che diventano 760 e passa milioni di dollari a livello mondiale. Non stupisce, dopo tutto Avatar è un franchise che si adatta perfettamente allo spirito del tempo, anzi si può dire che abbia largamente contribuito a plasmarlo. Non c’è dubbio che anche il nuovo capitolo sia godibile e visivamente straordinario: è un fantasy classico, in fondo, che mette in scena l’antica lotta fra le forze del bene e quelle del male, semplicemente con qualche sfumatura woke. Ci sono i colonizzatori bianchi occidentali, per lo più maschi, che invadono il pacifico mondo dei Na’vi, popolazione umanoide di colore blu molto simile ai nativi americani, insomma siamo a Balla coi lupi fra le stelle. Hollywood cerca ancora di fare i conti con il genocidio degli indiani risarcendoli tramite la produzione di immaginario: i buonissimi selvaggi si trovano per l’ennesima volta a fronteggiare gli spietati visi pallidi, una trama che dagli anni Settanta in poi abbiamo visto ripetersi con una certa frequenza.

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La tecnologia Avatar per studiare la distrofia muscolare di Duchenne

La tecnologia usata nei film, la capture motion, con sensori in grado di catturare il movimento degli attori per farli sembrare alieni, grazie all’intervento dell’intelligenza artificiale e dei clinici, è diventata un modello per monitorare e prevedere l’evoluzione delle malattie che compromettono il movimento e per ridurre drasticamente tempi e costi per lo sviluppo di nuove terapie.

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«Voyage dans la Lune» di Georges Méliès. Il primo film di fantascienza della storia (Getty Images)

Il primo settembre di 120 anni fa usciva «Viaggio nella Luna», considerato il primo film di fantascienza. Qui erano concentrate le invenzioni del regista parigino, inventore degli effetti speciali e del montaggio cinematografico.

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Il videogame da 6 miliardi in 5 anni ha stracciato i record di «Star Wars»
Armi, spaccio e omicidi: in Gta V si gioca online nei panni di un criminale. Appassiona anche i cinquantenni ed è il prodotto d'intrattenimento più redditizio della storia. La saga jedi, dal 1977, ha fatto 1 miliardo in meno.
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