Speriamo con tutto il cuore che li coprano di premi e riconoscimenti, perché davvero una cosa del genere non si era mai vista prima. Ci vuole un talento smisurato, in effetti, per sfornare un prodotto capace di risultare così odioso e offensivo a infiniti livelli. Grandi onori siano concessi dunque a Pro Format Comunicazione e ai produttori Nicola Liguori e Tommaso Ranchino di MP Film, e pure a tale Virginio che si è occupato della musica. Soprattutto, però, sia degnamente celebrato Michele Placido, autore e protagonista del nuovo spot di Pfizer. L’opera, a ben vedere, è perfettamente coerente con la poetica del noto cineasta italiano: dopo il film su Renato Vallanzasca e dopo Romanzo criminale, in effetti un lavoretto per il colosso farmaceutico ci stava benissimo. E veniamo ora allo spot, e alle numerose sfumature di irritazione che è in grado di suscitare.
Sullo schermo appare Placido con aria da gran mattatore e pronuncia le fatali battute: «Il Covid ha cambiato maschera… ma è rimasto in scena. Grazie alla scienza con il virus ci conviviamo. Proteggiamo quello che abbiamo riconquistato, anche con la prevenzione». Non poteva esserci testo più semplicemente e più mistificatorio al tempo stesso. Occorre dunque procedere a accurata esegesi. Tanto per cominciare, se conviviamo col virus è – andando con l’accetta – grazie al virus medesimo e non certo grazie alle meraviglie di Pfizer. E questo è, se vogliamo, il primo livello di oltraggiosità dello spot. Che, vale precisarlo come da comunicato ufficiale, «sarà in rotazione sulle reti Mediaset, Rai e La7 per tutto il mese di novembre ed è disponibile per la visione sul sito Web di Pfizer».
Giungiamo dunque al secondo livello di offesa, quello in cui si insulta l’intelligenza degli spettatori e degli italiani in generale. Il fatto che Pfizer, la quale ha incassato grazie alla pandemia cifre spropositate, ci venga a dire che il Covid non è morto e dobbiamo continuare a tenerlo equivale a uno sputo in faccia. A questo punto tanto vale che ci dicano: «Per favore, continuate a vaccinarvi così continueremo a fare soldi». Sarebbe ugualmente disgustoso ma comunque più onesto.
Ed eccoci al terzo livello di oltraggio. Se davvero gli amichetti di Pfizer vogliono comunicare con i cittadini italiani, potrebbero realizza un bello spot con cui spiegarci – magari con l’ausilio di un grande attore – che cosa contenessero i contratti siglati con l’Unione europea per la vendita dei vaccini. Potrebbero illustrarci gli accordi economici e politici che l’Ue è stata obbligata ad accettare e magari pure il contenuto dei messaggini che Ursula von der Leyen si è scambiata con il ceo Albert Bourla. A dire il vero ci sarebbe materiale per una intera serie televisiva, ma dubitiamo che i nostri eroi abbiano voglia di dare grande risalto ai propri altarini: preferiscono insistere sullo sfruttamento della paura, e provare a spremere ancora qualche euro ai malcapitati europei.
E non è ancora tutto. L’apice del grottesco è nel titolo dello spot di Pfizer: «Affrontiamo insieme la nuova normalità». Solo per questo gli autori meriterebbero l’equivalente di un Oscar. Nemmeno in una caricatura complottista si potrebbe trovare qualcosa di più angosciante e orwelliano. Sembra quasi che si divertano a scimmiottare la distopia. «La nuova normalità», dice il comunicato ufficiale, «ci aiuta a proteggere quello che abbiamo riconquistato: stare di nuovo insieme, viaggiare, riprendere la normalità delle nostre vite, essere liberi. In particolare, proteggendo le persone fragili con comorbidità e gli anziani, che rappresentano un’ampia fascia della popolazione italiana. Per continuare a stare insieme, non bisogna dunque abbassare la guardia».
Dai, ragazzi: ma davvero? Cioè, siete seri? Testo del genere sembrano usciti da una satira politica novecentesca. L’idea di promuovere una «nuova normalità» è di una stupidità abissale: non siete nemmeno capaci di fare i cattivi. Un cattivo vero cercherebbe per lo meno di mascherare le sue intenzioni, sarebbe più scaltro e raffinato. Ma così… Nemmeno il Dottor Male di Austin Powers. Ci sarebbe da ridere se non stessimo trattando un argomento così tragico. Perché il punto vero di tutta questa vicenda è che qui abbiamo persone danneggiate che ancora aspettano giustizia, abbiamo una mortalità in eccesso che attende di essere indagata, abbiamo smisurate questioni economiche e di trasparenza che debbono essere affrontate. E coloro che dovrebbero rispondere di tutto ciò su numerosi fronti vengono a propinarci una lezioncina sulla prevenzione e sui pericoli che corriamo. E lo fanno, ci dicono, «con il patrocinio di numerosi soggetti tra società medico-scientifiche, organizzazioni di pazienti e associazioni di settore». Più che la nuova normalità è la solita vecchia presa per i fondelli.
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