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2018-06-16
Sull’Aquarius balli, canti e partite a dama
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Onde alte 4 metri, financo 6. Vento a 35 nodi. Madri e bambini in balia del «terrore delle onde». Gente che non si regge in piedi a causa del mal di mare. Brivido, orrore, raccapriccio. A leggere le cronache sul viaggio della nave Aquarius e dei 629 «naufraghi» migranti che ha recuperato, pare che l'imbarcazione di Sos Méditerranée (che dovrebbe arrivare in Spagna domani) sia conciata peggio del Titanic. Persino papa Francesco, ieri mattina, ha invitato a «non lasciare in balia delle onde chi lascia la sua terra affamato di pane e di giustizia».
Repubblica, sempre ieri, parlava di «onde alte e profughi esausti», e negli articoli esibiva sfumature di nero: «Se mai arriveranno, e non è detto, sbarcheranno qui con le ginocchia piegate e le facce stravolte», scriveva Brunella Giovara da Valencia. E descriveva «uomini stravolti dalla nausea e dal vomito, ustionati dal sole»; «piaghe insopportabili, dovute alla miscela di benzina e acqua di mare che corrode la pelle e arriva alla carne viva».
Certo, la cronista spiegava anche che «il carico umano è stato distribuito equamente» su tre navi, cioè l'Aquarius medesima, la Dattilo della Guardia costiera e l'Orione della Marina militare. Dunque non è esattamente vero che i migranti siano ammassati su una specie di zattera. Le quattro donne incinte presenti a bordo, per dire, sono state trasferite a terra (una in elicottero) affinché ricevessero cure adeguate in ospedali siciliani. Un bambino che viaggiava solo ed era disidratato e malconcio è stato portato a Lampedusa.
Ma la cronaca di Repubblica insisteva a dipingere un quadro drammatico: «Gli italiani hanno anche distribuito viveri, più che altro barrette energetiche, acqua e frutta per lo più marcia, che è finita subito ai pesci». Insomma, un abominio. Ora, di sicuro gli stranieri recuperati nel Mediterraneo non saranno al massimo della forma. Saranno stanchi, provati dalla permanenza in Libia. Ma forse un pochino più di obiettività sulla situazione a bordo dell'Aquarius sarebbe opportuna.
Assieme ai racconti orrorifici dei cronisti italiani e non, ci sono anche altri documenti a testimoniare che cosa avvenga sulla nave. Ci sono, per esempio, le foto e i video che pubblica su Twitter Sara Alonso della Rne, la radio nazionale spagnola. Come scrive Io Donna, «dei quattro giornalisti a bordo della nave Aquarius, è lei quella che twitta più assiduamente e racconta con foto e parole tutto quello che non può trasmettere nei suoi servizi radiofonici».
La signora Alonso di sicuro non è molto vicina alle idee di Matteo Salvini, visto che scrive frasi come «siamo tutti migranti». Quel che racconta è molto interessante. Il 15 giugno, all'1.10 di notte, ha pubblicato un video con questa didascalia: «Prima di colazione è stata organizzata una festa. Altos Vinard, coordinatore di Medici senza frontiere, alla fisarmonica. È stato fantastico!». Nel filmato, si vede in effetti Aloys Vinard (questo il nome corretto), coordinatore di Msf, impegnato a suonare la fisarmonica e a danzare. Anche altri attivisti di Msf ballano, chi da solo, chi assieme ai migranti, compresa una bimba.
Qualche ora dopo, ecco un nuovo video di balli, canti e «consegna dei regali» ai bimbi (ma «gli adulti si sono divertiti quasi di più», chiosa la cronista). Ovvio: nei momenti difficili ci si fa coraggio come si può, soprattutto danzando e cantando. Ma se uno si trova a rischio della vita fra onde mostruose e venti impetuosi, forse la forza di ballare non ce l'ha. E, anche se ce l'avesse, non riuscirebbe a stare in piedi sul ponte frustato dai cavalloni. Così come non riuscirebbe a giocare a dama. Eppure il 14 giugno, alle 8.45, Sara Alonso ha pubblicato una foto che ritrae un infermiere di Msf impegnato in una partita con alcuni migranti.
Alle 5.17 del 15 giugno, invece, la cronista ha postato un altro video in cui si vedono due donne. Una è seduta tranquilla, l'altra, in piedi, le pettina e acconcia i capelli. Già il 14 giugno, la Alonso aveva pubblicato la foto di una scena simile. Si vede Blessing, una nigeriana, che fa le treccine ad Aloys Vinard: è il «negozio di parrucchiere» dell'Aquarius.
Il 12 giugno, invece, la giornalista ha raccontato che a bordo si leggeva un libro di «pensieri positivi», mentre l'11 giugno ha pubblicato un altro video di ballo, protagoniste alcune straniere festanti sottocoperta.
Vale la pena citare un ultimo post di Twitter. Il 14 giugno, la Alonso ha diffuso la foto di alcuni giocattoli ancora impacchettati. E ha scritto: «Le guardie costiere italiane hanno portato cibo: zuppe, zucchero, datteri, snack e anche giocattoli per bambini». Ma come: non avevano portato un carico di frutta marcia buona al massimo per i pesci?
Francesco Borgonovo
Intesa Conte-Macron: «Hotspot in Africa»
L'Italia s'è desta, e ha svegliato l'Europa. Il vertice di ieri a Parigi tra il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e il premier italiano Giuseppe Conte è stato un successo per la nostra nazione e per il governo M5s-Lega. Macron si è allineato alla proposta italiana: fermare i flussi migratori nei Paesi di origine. Le tensioni che nei giorni scorsi avevano reso incandescenti i rapporti diplomatici tra Roma e Parigi sono evaporate. L'Italia che detta la linea all'Europa: sembra un sogno, ripensando agli anni del governo delle sinistre, quando bastava un'occhiataccia di Angela Merkel per far scattare sull'attenti il nostro governo. Tutto cambiato, tutto archiviato: ora l'Italia gioca la sua partita, senza aspettare ordini da Bruxelles, Berlino o Francoforte.
Italia protagonista, Italia autonoma, Italia corteggiata: gli equilibri internazionali sono fragili, delicati, in continua evoluzione, e la posizione di Roma, le sue alleanze, le sue strategie non sono più scontate. Non solo a livello europeo: «Il premier italiano Conte? È fantastico!», ha detto ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aggiungendo: «Sembra che essere duri sull'immigrazione ora paghi».
Torniamo al vertice di ieri all'Eliseo. Macron accoglie Conte alle 14, il pranzo di lavoro vede al centro della discussione la proposta italiana di cambiare i regolamenti di Dublino e allestire hotspot, ovvero strutture allestite per identificare, registrare, fotosegnalare e raccogliere le impronte digitali dei profughi nei Paesi da cui partono gli immigrati, in particolare Libia e Niger. Una rivoluzione. Macron è d'accordo, tra i due leader c'è piena sintonia. Alle 16, Conte e «l'amico Emmanuel», come il premier italiano chiama il presidente francese, annunciano ai giornalisti l'intesa raggiunta. «Speriamo», dice Macron, «di andare avanti con i partner europei nei prossimi mesi su una riforma profonda delle regole di Dublino per una migliore responsabilità e divisione del peso dei migranti. Il sistema oggi non funziona, non produce risultati soddisfacenti, dobbiamo trovare meccanismi che consentano la solidarietà e dobbiamo fare in modo che la situazione geografica non ci metta in situazioni politiche insostenibili».
Macron si riferisce all'Italia e alla sua vicinanza con le coste nordafricane. «Bisogna», aggiunge il presidente francese, «rafforzare la cooperazione già avviata con i Paesi di transito dei flussi migratori per proteggere meglio le persone, e occorre favorire missioni delle nostre agenzie per l'asilo sulla sponda Sud del Mediterraneo». «È necessario anche», aggiunge Macron, «rafforzare Frontex. Sono questi i pilastri dell'azione congiunta tra Francia e Italia sulla questione migratoria. Un'azione che deve produrre soluzioni concrete che consentano sia di dare una risposta umanitaria sia di proteggere i nostri popoli, e su questo andiamo avanti insieme, per una soluzione europea».
Il leader francese distingue tra chi fugge da guerre e carestie e i migranti economici: «I primi», sottolinea Macron, «troveranno sempre accoglienza in Europa, per i secondi dobbiamo fare una distinzione. Ci sono molte persone che non hanno diritto d'asilo e restano a vivere in Europa in condizioni non dignitose. È un problema che tocca molto anche l'Italia, non possiamo accogliere tutti. Va reso più efficace il ritorno al Paese d'origine di chi non ha diritto d'asilo. Su questo punto bisogna aumentare la cooperazione». Rimpatri, difesa delle frontiere europee, creazione di hotspot nei Paesi di origine: Macron sottoscrive in sostanza il programma sull'immigrazione del governo italiano.
Al suo fianco, Conte gongola. «Sono stati giorni turbolenti», dice il premier italiano, riferendosi al caso Aquarius, «e di tensione per l'Italia, il nostro primo obiettivo era mettere in sicurezza queste persone, abbiamo subito offerto il nostro supporto logistico. Con Macron c'è perfetta intesa e con una telefonata ci siamo chiariti. Con l'amico Emmanuel abbiamo condiviso l'idea di lavorare insieme sulle principali sfide dell'Ue. Il regolamento di Dublino deve cambiare», aggiunge Conte, «l'Italia sta preparando una proposta propria che non vede l'ora di condividere con gli altri partner in vista di formalizzarla alla prossima presidenza Ue austriaca. Dobbiamo creare centri di protezione europei, già nei Paesi di origine o di transito, in modo da anticipare e velocizzare i procedimenti di identificazione e le richieste di asilo. Il concetto stesso di Stato di primo ingresso va ripensato. Chi mette i piedi in Italia, mette i piedi in Europa».
«Quello che proponiamo», sottolinea Conte, «è un radicale cambio di paradigma, un approccio integrato, che si fondi su alcuni pilastri fondamentali». «Dobbiamo consolidare», prosegue Conte, «il concetto di frontiera europea: nessuno in Europa può pensare di rimanere estraneo, di lavarsi le mani rispetto al problema dell'emigrazione. Questo nuovo approccio deve essere orientato a tutelare i diritti fondamentali dell'uomo e a incrementare la lotta contro tutti gli speculatori che traggono vantaggi economici da questa moderna tratta disumana. La collaborazione con il presidente Macron», termina Conte, «avrà una prima occasione per svilupparsi ulteriormente in occasione del bilaterale che avremo in autunno a Roma: sarà quella la sede per intensificare questo scambio e questa cooperazione».
Carlo Tarallo
Angela Merkel sotto assedio cerca la sponda a Roma
«La problematica della migrazione giocherà presumibilmente un ruolo rilevante nel bilaterale con Giuseppe Conte». Lo ha riferito ieri Steffen Seibert, portavoce di Angela Merkel, durante una conferenza stampa a Berlino. L'incontro tra il presidente del Consiglio italiano e la cancelliera tedesca è previsto per lunedì prossimo. Sullo sfondo aleggiano gli attriti tra la Cdu (il partito della Merkel) e i cristiano democratici bavaresi del ministro dell'Interno Horst Seehofer. Quest'ultimo aveva minacciato la rottura del gruppo parlamentare unitario poiché la cancelliera si era opposta al giro di vite sull'immigrazione da lui disposto, con il via libera ai respingimenti dei migranti già registrati in altri Paesi Ue. Il presidente del Bundestag, Wolfgang Schäuble, sta provando a ricomporre la spaccatura e a scongiurare la crisi di governo. Seehofer considera un diritto del suo ministero quello di decidere sui rimpatri, mentre la Cdu fa quadrato attorno alla Merkel.
La presidente del partito, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha difeso le posizioni della cancelliera, che persegue una soluzione condivisa a livello europeo. «Come Cdu», ha scritto in una lettera al partito la Kramp-Karrenbauer, «siamo preoccupati che una mossa disordinata per allontanare i rifugiati dai nostri confini possa condurre a un effetto domino negativo e, infine, metta in discussione lo sforzo di tenere unita l'Europa».
La grande coalizione tedesca dunque scricchiola, anche perché quest'anno la Csu dovrà affrontare le elezioni in Baviera e il suo primato è minacciato dal movimento di destra radicale Alternativ für Deutschland, sempre più su nei sondaggi (le ultime rilevazioni nazionali danno la formazione al 14%, meno di quattro punti di distacco dai socialdemocratici). C'è invece piena sintonia tra il nostro ministro degli Interni, Matteo Salvini, e gli esponenti politici europei ostili all'invasione, dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz allo stesso Seehofer. Gli analisti italiani continuano a criticare l'«asse dei volenterosi», come lo ha definito Kurz, che si sta costituendo tra il nostro Paese, l'Austria, la Germania e il gruppo di Visegrád, da anni capofila della lotta contro le quote di redistribuzione degli immigrati. La tesi dei media è che l'Italia verrà lasciata ancora più sola a vedersela con il problema dei salvataggi in mare e degli sbarchi. Ma Salvini sta mettendo in riga le cancellerie europee e sta imponendo una linea basata su due cardini: accelerazione dell'esame delle richieste d'asilo e delle procedure di rimpatrio da un lato, limitazione delle partenze dall'altro.
«Ho già condiviso con tedeschi e austriaci un'idea di fondo», ha specificato il leader leghista, cioè «che le frontiere esterne, quindi il Mediterraneo, vanno difese con uomini e con soldi». Magari coinvolgendo le forze Nato: il premier Conte, in effetti, ha già spiegato al segretario generale, Jens Stoltenberg, in occasione del vertice a Palazzo Chigi di lunedì scorso, che le premure dell'Italia non sono rivolte al contenimento della Russia, bensì al controllo del confine meridionale europeo.
È su questa falsariga che si inserisce la proposta, formulata da Conte durante l'incontro a Parigi con il presidente francese Emmanuel Macron, di realizzare degli hotspot direttamente in Libia e negli altri Paesi africani di transito, come il Niger. Lo scopo, ha spiegato il presidente del Consiglio in un tweet, è proprio di «accelerare identificazione e richieste di asilo dei migranti». La soluzione di Roma per «arginare i traffici di esseri umani e rispettare i diritti umani», peraltro, fa eco al progetto austriaco di costruire campi profughi in Africa. Probabilmente è di questo che si parlerà lunedì prossimo a Berlino, in vista del Consiglio Ue di fine mese.
A differenza di quanto ci racconta il giornalismo mainstream, il governo italiano sta guidando un riposizionamento degli assetti europei con l'obiettivo di affrontare alla radice il problema delle partenze di migranti, garantendo al contempo che le richieste d'asilo siano processate con rapidità e che chi ne ha diritto sia accolto. Bisogna superare sia quel limbo per cui circa 600.000 persone rimangono nel nostro Paese in attesa di conoscere il proprio destino, sia i limiti del trattato di Dublino. Lungi dal favorire gli egoismi nazionali, la sottile tessitura politica che stanno intrecciando Salvini e Conte può finalmente mettere l'Unione europea dinanzi alle proprie responsabilità, che non sono soltanto di natura finanziaria (la quantità di fondi destinati ai Paesi di primo arrivo). Come ha detto giustamente il premier durante la conferenza stampa all'Eliseo, «chi mette piede in Italia, mette piede in Europa. E nessuno, in Europa, può pensare di restare estraneo e lavarsi le mani rispetto a questo problema».
Per di più, in questi giorni Conte ha incassato un altro complimento dal presidente americano Donald Trump, che dopo il G7 di Charlevoix lo aveva definito «a great guy». In un'intervista a Fox news, The Donald ha ribadito che il presidente del Consiglio italiano è «fantastico» e che «essere duri sull'immigrazione» ora paga. Un endorsement importante, perché il sostegno degli Stati Uniti diventa cruciale per mettere alle strette la Francia, molto critica con i quattro di Visegrád ma oramai incalzata pure da Berlino e Vienna. Fino a pochi mesi fa sembrava fantascienza anche soltanto farsi ascoltare dai partner Ue. Oggi, l'Italia sta dettando l'agenda. Dai frutti, poi, giudicheremo il governo gialloblù.
Alessandro Rico
Continua a leggereRiduci
I media raccontano di migranti sofferenti, flutti mostruosi e venti a raffica. Persino il Papa invita a non abbandonare «in balìa delle onde» gli stranieri. Ma il diario di una giornalista spagnola presente a bordo mostra una situazione decisamente diversa.Intesa tra Giuseppe Conte ed Emmanuel Macron. L'Eliseo sposa la nostra linea: respingimenti più semplici e modifiche al trattato di Dublino. Il presidente Donald Trump celebra l'Italia: «Essere duri paga».Angela Merkel sotto assedio cerca la sponda a Roma. Il partito di destra Afp sale nei sondaggi mentre il governo rischia di crollare dopo il no della cancelliera al piano di rimpatri del ministro Horst Seehofer. Lunedì incontro con il premier gialloblù.Lo speciale contiene tre articoliOnde alte 4 metri, financo 6. Vento a 35 nodi. Madri e bambini in balia del «terrore delle onde». Gente che non si regge in piedi a causa del mal di mare. Brivido, orrore, raccapriccio. A leggere le cronache sul viaggio della nave Aquarius e dei 629 «naufraghi» migranti che ha recuperato, pare che l'imbarcazione di Sos Méditerranée (che dovrebbe arrivare in Spagna domani) sia conciata peggio del Titanic. Persino papa Francesco, ieri mattina, ha invitato a «non lasciare in balia delle onde chi lascia la sua terra affamato di pane e di giustizia». Repubblica, sempre ieri, parlava di «onde alte e profughi esausti», e negli articoli esibiva sfumature di nero: «Se mai arriveranno, e non è detto, sbarcheranno qui con le ginocchia piegate e le facce stravolte», scriveva Brunella Giovara da Valencia. E descriveva «uomini stravolti dalla nausea e dal vomito, ustionati dal sole»; «piaghe insopportabili, dovute alla miscela di benzina e acqua di mare che corrode la pelle e arriva alla carne viva». Certo, la cronista spiegava anche che «il carico umano è stato distribuito equamente» su tre navi, cioè l'Aquarius medesima, la Dattilo della Guardia costiera e l'Orione della Marina militare. Dunque non è esattamente vero che i migranti siano ammassati su una specie di zattera. Le quattro donne incinte presenti a bordo, per dire, sono state trasferite a terra (una in elicottero) affinché ricevessero cure adeguate in ospedali siciliani. Un bambino che viaggiava solo ed era disidratato e malconcio è stato portato a Lampedusa.Ma la cronaca di Repubblica insisteva a dipingere un quadro drammatico: «Gli italiani hanno anche distribuito viveri, più che altro barrette energetiche, acqua e frutta per lo più marcia, che è finita subito ai pesci». Insomma, un abominio. Ora, di sicuro gli stranieri recuperati nel Mediterraneo non saranno al massimo della forma. Saranno stanchi, provati dalla permanenza in Libia. Ma forse un pochino più di obiettività sulla situazione a bordo dell'Aquarius sarebbe opportuna. Assieme ai racconti orrorifici dei cronisti italiani e non, ci sono anche altri documenti a testimoniare che cosa avvenga sulla nave. Ci sono, per esempio, le foto e i video che pubblica su Twitter Sara Alonso della Rne, la radio nazionale spagnola. Come scrive Io Donna, «dei quattro giornalisti a bordo della nave Aquarius, è lei quella che twitta più assiduamente e racconta con foto e parole tutto quello che non può trasmettere nei suoi servizi radiofonici». La signora Alonso di sicuro non è molto vicina alle idee di Matteo Salvini, visto che scrive frasi come «siamo tutti migranti». Quel che racconta è molto interessante. Il 15 giugno, all'1.10 di notte, ha pubblicato un video con questa didascalia: «Prima di colazione è stata organizzata una festa. Altos Vinard, coordinatore di Medici senza frontiere, alla fisarmonica. È stato fantastico!». Nel filmato, si vede in effetti Aloys Vinard (questo il nome corretto), coordinatore di Msf, impegnato a suonare la fisarmonica e a danzare. Anche altri attivisti di Msf ballano, chi da solo, chi assieme ai migranti, compresa una bimba. Qualche ora dopo, ecco un nuovo video di balli, canti e «consegna dei regali» ai bimbi (ma «gli adulti si sono divertiti quasi di più», chiosa la cronista). Ovvio: nei momenti difficili ci si fa coraggio come si può, soprattutto danzando e cantando. Ma se uno si trova a rischio della vita fra onde mostruose e venti impetuosi, forse la forza di ballare non ce l'ha. E, anche se ce l'avesse, non riuscirebbe a stare in piedi sul ponte frustato dai cavalloni. Così come non riuscirebbe a giocare a dama. Eppure il 14 giugno, alle 8.45, Sara Alonso ha pubblicato una foto che ritrae un infermiere di Msf impegnato in una partita con alcuni migranti.Alle 5.17 del 15 giugno, invece, la cronista ha postato un altro video in cui si vedono due donne. Una è seduta tranquilla, l'altra, in piedi, le pettina e acconcia i capelli. Già il 14 giugno, la Alonso aveva pubblicato la foto di una scena simile. Si vede Blessing, una nigeriana, che fa le treccine ad Aloys Vinard: è il «negozio di parrucchiere» dell'Aquarius.Il 12 giugno, invece, la giornalista ha raccontato che a bordo si leggeva un libro di «pensieri positivi», mentre l'11 giugno ha pubblicato un altro video di ballo, protagoniste alcune straniere festanti sottocoperta.Vale la pena citare un ultimo post di Twitter. Il 14 giugno, la Alonso ha diffuso la foto di alcuni giocattoli ancora impacchettati. E ha scritto: «Le guardie costiere italiane hanno portato cibo: zuppe, zucchero, datteri, snack e anche giocattoli per bambini». Ma come: non avevano portato un carico di frutta marcia buona al massimo per i pesci? Francesco Borgonovo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sullaquarius-balli-canti-e-partite-a-dama-2578374760.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="intesa-conte-macron-hotspot-in-africa" data-post-id="2578374760" data-published-at="1769792152" data-use-pagination="False"> Intesa Conte-Macron: «Hotspot in Africa» L'Italia s'è desta, e ha svegliato l'Europa. Il vertice di ieri a Parigi tra il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e il premier italiano Giuseppe Conte è stato un successo per la nostra nazione e per il governo M5s-Lega. Macron si è allineato alla proposta italiana: fermare i flussi migratori nei Paesi di origine. Le tensioni che nei giorni scorsi avevano reso incandescenti i rapporti diplomatici tra Roma e Parigi sono evaporate. L'Italia che detta la linea all'Europa: sembra un sogno, ripensando agli anni del governo delle sinistre, quando bastava un'occhiataccia di Angela Merkel per far scattare sull'attenti il nostro governo. Tutto cambiato, tutto archiviato: ora l'Italia gioca la sua partita, senza aspettare ordini da Bruxelles, Berlino o Francoforte. Italia protagonista, Italia autonoma, Italia corteggiata: gli equilibri internazionali sono fragili, delicati, in continua evoluzione, e la posizione di Roma, le sue alleanze, le sue strategie non sono più scontate. Non solo a livello europeo: «Il premier italiano Conte? È fantastico!», ha detto ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aggiungendo: «Sembra che essere duri sull'immigrazione ora paghi». Torniamo al vertice di ieri all'Eliseo. Macron accoglie Conte alle 14, il pranzo di lavoro vede al centro della discussione la proposta italiana di cambiare i regolamenti di Dublino e allestire hotspot, ovvero strutture allestite per identificare, registrare, fotosegnalare e raccogliere le impronte digitali dei profughi nei Paesi da cui partono gli immigrati, in particolare Libia e Niger. Una rivoluzione. Macron è d'accordo, tra i due leader c'è piena sintonia. Alle 16, Conte e «l'amico Emmanuel», come il premier italiano chiama il presidente francese, annunciano ai giornalisti l'intesa raggiunta. «Speriamo», dice Macron, «di andare avanti con i partner europei nei prossimi mesi su una riforma profonda delle regole di Dublino per una migliore responsabilità e divisione del peso dei migranti. Il sistema oggi non funziona, non produce risultati soddisfacenti, dobbiamo trovare meccanismi che consentano la solidarietà e dobbiamo fare in modo che la situazione geografica non ci metta in situazioni politiche insostenibili». Macron si riferisce all'Italia e alla sua vicinanza con le coste nordafricane. «Bisogna», aggiunge il presidente francese, «rafforzare la cooperazione già avviata con i Paesi di transito dei flussi migratori per proteggere meglio le persone, e occorre favorire missioni delle nostre agenzie per l'asilo sulla sponda Sud del Mediterraneo». «È necessario anche», aggiunge Macron, «rafforzare Frontex. Sono questi i pilastri dell'azione congiunta tra Francia e Italia sulla questione migratoria. Un'azione che deve produrre soluzioni concrete che consentano sia di dare una risposta umanitaria sia di proteggere i nostri popoli, e su questo andiamo avanti insieme, per una soluzione europea». Il leader francese distingue tra chi fugge da guerre e carestie e i migranti economici: «I primi», sottolinea Macron, «troveranno sempre accoglienza in Europa, per i secondi dobbiamo fare una distinzione. Ci sono molte persone che non hanno diritto d'asilo e restano a vivere in Europa in condizioni non dignitose. È un problema che tocca molto anche l'Italia, non possiamo accogliere tutti. Va reso più efficace il ritorno al Paese d'origine di chi non ha diritto d'asilo. Su questo punto bisogna aumentare la cooperazione». Rimpatri, difesa delle frontiere europee, creazione di hotspot nei Paesi di origine: Macron sottoscrive in sostanza il programma sull'immigrazione del governo italiano. Al suo fianco, Conte gongola. «Sono stati giorni turbolenti», dice il premier italiano, riferendosi al caso Aquarius, «e di tensione per l'Italia, il nostro primo obiettivo era mettere in sicurezza queste persone, abbiamo subito offerto il nostro supporto logistico. Con Macron c'è perfetta intesa e con una telefonata ci siamo chiariti. Con l'amico Emmanuel abbiamo condiviso l'idea di lavorare insieme sulle principali sfide dell'Ue. Il regolamento di Dublino deve cambiare», aggiunge Conte, «l'Italia sta preparando una proposta propria che non vede l'ora di condividere con gli altri partner in vista di formalizzarla alla prossima presidenza Ue austriaca. Dobbiamo creare centri di protezione europei, già nei Paesi di origine o di transito, in modo da anticipare e velocizzare i procedimenti di identificazione e le richieste di asilo. Il concetto stesso di Stato di primo ingresso va ripensato. Chi mette i piedi in Italia, mette i piedi in Europa». «Quello che proponiamo», sottolinea Conte, «è un radicale cambio di paradigma, un approccio integrato, che si fondi su alcuni pilastri fondamentali». «Dobbiamo consolidare», prosegue Conte, «il concetto di frontiera europea: nessuno in Europa può pensare di rimanere estraneo, di lavarsi le mani rispetto al problema dell'emigrazione. Questo nuovo approccio deve essere orientato a tutelare i diritti fondamentali dell'uomo e a incrementare la lotta contro tutti gli speculatori che traggono vantaggi economici da questa moderna tratta disumana. La collaborazione con il presidente Macron», termina Conte, «avrà una prima occasione per svilupparsi ulteriormente in occasione del bilaterale che avremo in autunno a Roma: sarà quella la sede per intensificare questo scambio e questa cooperazione». Carlo Tarallo <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sullaquarius-balli-canti-e-partite-a-dama-2578374760.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="angela-merkel-sotto-assedio-cerca-la-sponda-a-roma" data-post-id="2578374760" data-published-at="1769792152" data-use-pagination="False"> Angela Merkel sotto assedio cerca la sponda a Roma «La problematica della migrazione giocherà presumibilmente un ruolo rilevante nel bilaterale con Giuseppe Conte». Lo ha riferito ieri Steffen Seibert, portavoce di Angela Merkel, durante una conferenza stampa a Berlino. L'incontro tra il presidente del Consiglio italiano e la cancelliera tedesca è previsto per lunedì prossimo. Sullo sfondo aleggiano gli attriti tra la Cdu (il partito della Merkel) e i cristiano democratici bavaresi del ministro dell'Interno Horst Seehofer. Quest'ultimo aveva minacciato la rottura del gruppo parlamentare unitario poiché la cancelliera si era opposta al giro di vite sull'immigrazione da lui disposto, con il via libera ai respingimenti dei migranti già registrati in altri Paesi Ue. Il presidente del Bundestag, Wolfgang Schäuble, sta provando a ricomporre la spaccatura e a scongiurare la crisi di governo. Seehofer considera un diritto del suo ministero quello di decidere sui rimpatri, mentre la Cdu fa quadrato attorno alla Merkel. La presidente del partito, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha difeso le posizioni della cancelliera, che persegue una soluzione condivisa a livello europeo. «Come Cdu», ha scritto in una lettera al partito la Kramp-Karrenbauer, «siamo preoccupati che una mossa disordinata per allontanare i rifugiati dai nostri confini possa condurre a un effetto domino negativo e, infine, metta in discussione lo sforzo di tenere unita l'Europa». La grande coalizione tedesca dunque scricchiola, anche perché quest'anno la Csu dovrà affrontare le elezioni in Baviera e il suo primato è minacciato dal movimento di destra radicale Alternativ für Deutschland, sempre più su nei sondaggi (le ultime rilevazioni nazionali danno la formazione al 14%, meno di quattro punti di distacco dai socialdemocratici). C'è invece piena sintonia tra il nostro ministro degli Interni, Matteo Salvini, e gli esponenti politici europei ostili all'invasione, dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz allo stesso Seehofer. Gli analisti italiani continuano a criticare l'«asse dei volenterosi», come lo ha definito Kurz, che si sta costituendo tra il nostro Paese, l'Austria, la Germania e il gruppo di Visegrád, da anni capofila della lotta contro le quote di redistribuzione degli immigrati. La tesi dei media è che l'Italia verrà lasciata ancora più sola a vedersela con il problema dei salvataggi in mare e degli sbarchi. Ma Salvini sta mettendo in riga le cancellerie europee e sta imponendo una linea basata su due cardini: accelerazione dell'esame delle richieste d'asilo e delle procedure di rimpatrio da un lato, limitazione delle partenze dall'altro. «Ho già condiviso con tedeschi e austriaci un'idea di fondo», ha specificato il leader leghista, cioè «che le frontiere esterne, quindi il Mediterraneo, vanno difese con uomini e con soldi». Magari coinvolgendo le forze Nato: il premier Conte, in effetti, ha già spiegato al segretario generale, Jens Stoltenberg, in occasione del vertice a Palazzo Chigi di lunedì scorso, che le premure dell'Italia non sono rivolte al contenimento della Russia, bensì al controllo del confine meridionale europeo. È su questa falsariga che si inserisce la proposta, formulata da Conte durante l'incontro a Parigi con il presidente francese Emmanuel Macron, di realizzare degli hotspot direttamente in Libia e negli altri Paesi africani di transito, come il Niger. Lo scopo, ha spiegato il presidente del Consiglio in un tweet, è proprio di «accelerare identificazione e richieste di asilo dei migranti». La soluzione di Roma per «arginare i traffici di esseri umani e rispettare i diritti umani», peraltro, fa eco al progetto austriaco di costruire campi profughi in Africa. Probabilmente è di questo che si parlerà lunedì prossimo a Berlino, in vista del Consiglio Ue di fine mese. A differenza di quanto ci racconta il giornalismo mainstream, il governo italiano sta guidando un riposizionamento degli assetti europei con l'obiettivo di affrontare alla radice il problema delle partenze di migranti, garantendo al contempo che le richieste d'asilo siano processate con rapidità e che chi ne ha diritto sia accolto. Bisogna superare sia quel limbo per cui circa 600.000 persone rimangono nel nostro Paese in attesa di conoscere il proprio destino, sia i limiti del trattato di Dublino. Lungi dal favorire gli egoismi nazionali, la sottile tessitura politica che stanno intrecciando Salvini e Conte può finalmente mettere l'Unione europea dinanzi alle proprie responsabilità, che non sono soltanto di natura finanziaria (la quantità di fondi destinati ai Paesi di primo arrivo). Come ha detto giustamente il premier durante la conferenza stampa all'Eliseo, «chi mette piede in Italia, mette piede in Europa. E nessuno, in Europa, può pensare di restare estraneo e lavarsi le mani rispetto a questo problema». Per di più, in questi giorni Conte ha incassato un altro complimento dal presidente americano Donald Trump, che dopo il G7 di Charlevoix lo aveva definito «a great guy». In un'intervista a Fox news, The Donald ha ribadito che il presidente del Consiglio italiano è «fantastico» e che «essere duri sull'immigrazione» ora paga. Un endorsement importante, perché il sostegno degli Stati Uniti diventa cruciale per mettere alle strette la Francia, molto critica con i quattro di Visegrád ma oramai incalzata pure da Berlino e Vienna. Fino a pochi mesi fa sembrava fantascienza anche soltanto farsi ascoltare dai partner Ue. Oggi, l'Italia sta dettando l'agenda. Dai frutti, poi, giudicheremo il governo gialloblù. Alessandro Rico
Nathan Trevallion e Catherine Birmingham
Marco Femminella e Danila Solinas, avvocati dei genitori, a un paio di giorni dall’inizio della perizia a cui per decisione del tribunale devono sottoporsi i loro assistiti hanno presentato un esposto all’Ordine professionale degli assistenti sociali e all’ente regionale competente per il servizio sociale del Comune di Palmoli. Il tema è l’operato di Veruska D’Angelo, l’assistente sociale che il tribunale ha nominato curatrice dei tre bambini che dal 20 novembre sono stati tolti ai genitori e collocati in una struttura protetta.
Secondo i legali, «la professionista non avrebbe mantenuto la necessaria equidistanza richiesta dal ruolo, mostrando un atteggiamento pregiudizievole nei confronti della famiglia, soprattutto nella fase successiva al trasferimento dei bambini deciso dall’autorità giudiziaria». L’assistente sociale avrebbe «aggravato» e «stravolto» fatti mai avvenuti, messo nero su bianco nelle sue relazioni affermazioni «artificiose» e inserito valutazioni personali del tutto inopportune (ed esempio scrisse che la casa dei Trevallion aveva problemi strutturali, valutazione che semmai andava affidata a un tecnico).
Oltre a ciò, la D’Angelo avrebbe «partecipato a diverse interviste, un’esposizione che rischierebbe di minare la neutralità e la riservatezza che l’incarico imporrebbe». In sostanza la D’Angelo avrebbe «interpretato le proprie mansioni con negligenza».
L’avvocato Solinas aveva già avanzato l’argomento giorni fa in una intervista concessa al nostro giornale. «Ci aspettavamo sin dall’inizio un atteggiamento che prendesse atto delle tantissime modifiche comportamentali, o comunque di approccio, di questa famiglia che comunque resta convinta della giustezza del proprio modo di vivere e di un approccio educativo diverso», ci aveva detto. «Ci si è posti con una rigidità eccessiva, in un confronto che non è mai stato dialogante. E io credo che il problema di base che poi ha determinato questa situazione sia proprio la totale mancanza di un’apertura verso la cosiddetta, mi consenta il termine, alterità culturale. Se qualcosa che viene percepito come diverso dagli stereotipi a cui siamo costantemente abituati viene letto con lo stigma della diversità, inevitabilmente l’approdo può essere soltanto uno. E allora io mi chiedo, e lo faccio senza timore, quanto il ruolo dei servizi sociali in tutta questa vicenda abbia inciso. Avrebbero forse dovuto fare un passo indietro?».
Ecco il nocciolo della questione: l’atteggiamento dei servizi e il loro rapporto con la famiglia. «Si è parlato a più riprese di un rapporto conflittuale dell’assistente sociale con i genitori che è durato più di 15 mesi», ci ha detto Solinas. «Ma in realtà, ed è importante sottolinearlo affinché ci sia una comprensione del percorso che ci ha portato qui, noi parliamo di un totale di cinque incontri, di cui due alla presenza delle forze dell’ordine».
Cinque incontri in tutto, di cui tre soltanto senza la presenza di agenti, sono troppo pochi per giustificare una decisione drastica come l’allontanamento, specie in assenza di violenza e abusi. Un altro atteggiamento era possibile, e probabilmente dovuto.
Sembra pensarla così anche Tonino Cantelmi, super esperto dei Trevallion. «Alla luce del documento del Garante per l’Infanzia Prelevamento dei minori - Facciamo il punto», dice Cantelmi alla Verità, «nell’operato dei servizi sociali, nel caso della famiglia del bosco, sembrano esserci criticità e contraddizioni importanti. Gli operatori non sono stati capaci di prendersi cura dell’intera famiglia, non sono riusciti a creare relazioni empatiche ed efficaci, hanno messo in atto comportamenti potenzialmente traumatici e laceranti, non sono stati in grado di operare una mediazione virtuosa. E non è corretto attribuire le responsabilità di un evidente fallimento ai genitori, che ora si sono visti costretti a denunciare l’assistente sociale. Ci sono responsabilità significative che andranno chiarite».
Si potrebbe addirittura sostenere che andassero chiarite prima, queste responsabilità. Ma non è stato fatto. Si è detto che l’irrigidimento delle istituzioni dipendeva dal comportamento della famiglia, ma ora è evidente che - nonostante la buona disposizione dei Trevallion - da parte dell’autorità non ci sono stati cambiamenti.
Il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, ci ha tenuto a prendere le distanze dall’assistente sociale. «La professionista», ha detto all’Adnkronos, «non è dipendente del Comune di Palmoli, ma fa capo all’Ente d’Ambito Sociale di Monteodorisio, organismo sovracomunale che gestisce i servizi sociali sul territorio. Proprio a questo ente, insieme all’Ordine professionale, gli avvocati della famiglia Trevallion hanno notificato l’esposto».
Il Comune, nel frattempo, continua a pagare fior di quattrini: 244 euro al giorno per mantenere i bambini e la madre nella casa di accoglienza in cui risiedono, lontani da papà Nathan, da ormai troppo tempo. Come abbiamo più volte notato, se si continuerà su questa strada l’unico risultato sarà quello di mandare in rovina le casse di Palmoli e costringere la Regione Abruzzo a sborsare altro denaro per colmare il buco.
Piaccia o meno, il disastro della giustizia minorile è tutto qui, in questi due corni: la rigidità delle istituzioni e il giro di soldi derivati dalla gestione dei bambini. Da una parte c’è il pensiero, ancora troppo diffuso, secondo cui le famiglie hanno sempre bisogno di essere indirizzate o peggio rieducate perché inadatte, da sole, a prendersi cura dei figli. Dall’altra c’è chi guadagna grazie agli allontanamenti e non ha alcun interesse a smontare questo meccanismo. Invece di berciare ogni volta contro l’intervento della politica e dei media - che magistrati e assistenti sociali non mancano mai di deprecare - bisognerebbe ammettere che non vi è niente di più politico di questa faccenda. E bisognerebbe muoversi di conseguenza: la riforma della giustizia minorile è più urgente che mai.
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Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (Ansa)
«Un imprenditore (Giovanni Buini, ndr)», continua, «è venuto a dire che, durante la pandemia, si era proposto di fornire un numero rilevante di quelle mascherine che, in quel momento, tanto servivano a proteggere medici, infermieri, operatori sanitari, lavoratori, gli italiani; mascherine che qualcun altro - e mi riferisco al commissario Arcuri - ci è venuto a dire di aver comprato dalla Cina e di averle pagate 1,251 miliardi, il triplo, il quadruplo del prezzo di mercato di quel periodo, e che si sono rivelate, poi, anche pericolose per la salute». Buonguerrieri si riferisce all’audizione di Buini, raccontata su queste pagine da Giacomo Amadori, da cui è emersa l’ipotesi - avanzata dallo stesso audito - di una tangente camuffata per poter vendere mascherine alla struttura commissariale.
Buini, argomenta Buonguerrieri, «ha confermato ciò che aveva già riferito all’autorità giudiziaria, ovvero che, in prospettiva della stipula di un contratto che lui stesso aveva definito come l’opportunità più importante che gli era capitata nella sua vita, sia per gli importi, sia per l’entità della commessa, veniva invitato nello studio Alpa […], dove incontrò chi si era qualificato per persona vicinissima all’ex premier Giuseppe Conte (l’avvocato Luca Di Donna, ndr), circostanza che è stata poi verificata come vera». E «queste persone» per «il perfezionamento di quella fornitura, dal valore di circa 60 milioni di euro», chiesero «la stipula di un contratto di consulenza dal valore, da quanto emerge dagli atti, di circa 13 milioni di euro», tanto «da indurre questo stesso imprenditore a rinunciare a questa offerta per il timore che qualcuno potesse considerarla una tangente». «È assolutamente certo», conclude, «che, mentre la parte buona dell’Italia combatteva contro il virus, vi erano spregiudicati che, approfittandosi anche dei rapporti con chi governava allora facevano affari, ai danni dello Stato, sulla pelle dei cittadini». Dopo la recessione del contratto, nota non irrilevante, a Buini fu dato il benservito.
«Noi non abbiamo paura di nulla, perché il presidente Conte non ha paura di nulla», la replica del capogruppo dei 5 stelle Riccardo Ricciardi, e «quando è stata aperta un’inchiesta su quel periodo drammatico, non si è difeso dal processo, ma è andato nel processo ed è stato archiviato». «Andremo fino in onda in questa operazione di verità», ha ribattuto vicecapogruppo di Fdi alla Camera dei deputati, Massimo Ruspandini.
Ieri, intanto, l’ex direttore generale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, Marcello Minenna, è tornato in commissione Covid per la seduta di domande, ma ha risposto solo alle interrogazioni delle opposizioni (la parte della maggioranza è stata rimandata). Interessante il siparietto con il capogruppo al Senato del Pd, Francesco Boccia, che ha cercato di minare l’attendibilità del teste che ha accusato Minenna, il suo ex braccio destro Alessandro Canali.
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Silvia Salis (Ansa)
La segue il suo vicesindaco Alessandro Terrile, già responsabile Infrastrutture della segreteria nazionale dem, nonché consulente della società Santa Barbara dell’imprenditore genovese Mauro Vianello, l’uomo che si proclamava «il più comunista di tutti» e che, ha svelato l’inchiesta sull’ex governatore Giovanni Toti, era la «volpe» del porto, che proprio Terrile seguì nell’Ente Bacini, dove Vianello, che ne era il presidente, lo nominò amministratore delegato. Ora chiamare qualcuno «Hannoun» è diventato offensivo. È considerato un insulto talmente grave da spingere la sindaca ad abbandonare l’Aula. Lavori chiusi. Sipario. E mentre la Salis propaganda quella scenetta come «un segnale politico», per la minoranza, invece, sarebbe un pretesto. Un modo per dribblare quell’ordine del giorno. Ma lei, la sindaca, precisa: «Quello che hanno voluto vendere come un lapsus è stato voler chiamare due volte il nostro consigliere Kaabour con il nome di Hannoun, a distanza di diversi secondi l’una dall’altra». Poi l’insulto rivolto alla minoranza: «Li abbiamo lasciati da soli con la loro ignoranza, perché è un atteggiamento ignorante». Mascia, sentito dalla Verità, replica: «Ho chiamato Kaabour Hannoun ma è stato un lapsus e mi sono scusato. Il dato più inquietante di questa querelle, però, è che Hannoun, fino a ieri special guest dei cortei pro Pal, è ormai un condannato senza appello dalle sinistre genovesi usa e getta. Pronunciare il suo nome anche per sbaglio all’indirizzo di un consigliere Pd viene bollato come oltraggio. Alla faccia del garantismo. Non è ancora stato condannato in via definitiva e viene subito ripudiato da chi fino a ieri gli faceva la clac». Ma il consigliere azzurro non si fa passare sotto il naso neppure il passaggio sugli «ignoranti»: «Da laureato cum laude alla prestigiosa Università degli Studi di Genova, con tutto il rispetto per chi non lo è e però non insulta nessuno, viene da sbottare con un “Ma mi faccia il piacere!” alla Totò nella gag con l’Onorevole Trombetta (Totò a colori, film del 1952, ndr) o da chiedersi da che pulpito arriva l’insulto». Infine ha risposto alle nostre domande.
Ha visto che la sindaca si è laureata più o meno con le stesse modalità (criticate dalla sinistra) della ministra Calderone?
«No, non so quali siano queste modalità, come detto io mi sono laureato all’Università di Genova e ho fatto tutti i miei studi a Genova, tanto mi basta per non sentirmi un ignorante né un saccente».
L’ex vicesindaco Pietro Piciocchi sfidò la Salis a esibire il libretto universitario e la prima cittadina evitò di farlo. Vuole ribadire la richiesta?
«Ricordo questa sfida all’Ok Corral a colpi di libretto durante la campagna elettorale ma credevo fosse finita ad armi pari, perché in quel frangente avevo la testa sulla mia corsa e del partito di cui sono segretario. A me del libretto della sindaca non me ne cale proprio. Sempre meglio che ognuno si faccia le lauree, i libretti e gli studi suoi e non pretenda di sindacare i saperi degli altri. Perché non glielo chiede lei il libretto alla sindaca? Magari glielo dà».
Per Hannoun è stato un qui pro quo.
«Che non l’abbia fatto apposta e manco me ne sia accorto, finché non me lo hanno fatto notare i miei colleghi di opposizione, lo testimoniano i video. Eppure il mio lapsus è stato usato come pretesto per salvare la faccia nel Giorno della memoria dell’Olocausto».
E l’ordine del giorno pro Gaza?
«Nonostante l’invito di Liliana Segre a non usare Gaza contro la Shoah degli ebrei, la mattina stessa del Giorno della memoria è puntualmente arrivato in Conferenza dei capigruppo un ordine del giorno straordinario delle sinistre pro Pal elette con la sindaca Salis per esercitare “ogni pressione diplomatica necessaria” al fine di aprire un corridoio giordano alternativo a quello presidiato dal Cogat (Coordinamento attività governative nei territori) dello Stato ebraico».
Voi come avete reagito?
«I capigruppo di centrodestra non hanno prestato il fianco ai tentativi di retromarcia arrivati fuori tempo massimo dal Pd per rinviare la discussione alla prossima seduta, col risultato che l’ordine del giorno è approdato in Consiglio comunale. Il colpo di teatro in Sala Rossa è servito di fatto a trarsi d’impaccio dalla votazione in Aula su Gaza nel Giorno della memoria. Chissà che pandemonio sarebbe scoppiato se con una scusa del genere lo avesse fatto Giorgia Meloni il gesto con la mano per portare fuori dal Parlamento tutti i ministri del governo e tutti i gruppi di maggioranza. E pensare che ai tempi del primo mandato di Marco Bucci le sinistre in Sala Rossa ci belavano dietro quando noi consiglieri di centrodestra votavamo compatti a favore delle delibere del sindaco, figuriamoci cosa sarebbe accaduto se, agli ordini del sindaco, avessimo abbandonato seduta stante gli scranni».
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