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2018-10-02
Strage in Indonesia, l'Unicef cerca soldi. «Chiedete a Conticini»
ANSA
L'annuncio ufficiale dell'altro giorno avrà fatto tirare un sospiro di sollievo ai Conticini, ma sembra aver aperto una crepa profonda nell'autorevolezza dell'Unicef. Basta dare un'occhiata alla pagina Facebook di Unicef Italia e ai commenti degli utenti. Da una parte c'è la Procura di Firenze, che ipotizza un'appropriazione indebita, con 6,6 milioni di dollari (3,9 milioni di dollari sono dell'Unicef) destinati ad attività di assistenza di bambini africani che sarebbero transitati sui conti privati di Alessandro Conticini, fratello maggiore di uno dei cognati di Matteo Renzi, e utilizzati in gran parte per investimenti immobiliari e in misura minore per l'acquisto di quote di alcune società della famiglia Renzi.
Dall'altra c'è l'Unicef che, l'altro giorno, tramite il suo direttore generale Paolo Rozera ha fatto sapere, durante una contestatissima diretta Facebook, che l'organizzazione umanitaria non querelerà i Conticini. Alle 17.56 di domenica, però, i vertici dell'Unicef hanno deciso che era il momento della prova di forza. E hanno postato sulla pagina social questo messaggio: «Terremoto e tsunami in Indonesia, il bilancio delle vittime sale a 832, ma centinaia sono ancora i dispersi. Il governo indonesiano chiede aiuto all'Unicef per proteggere i bambini rimasti soli e per interventi di soccorso umanitario». La parte finale del messaggio è eloquente: «Anche tu puoi aiutare. Dona ora». In altre occasioni l'Unicef sarebbe stata inondata di complimenti. Questa volta, dopo il caso Conticini, la pagina Facebook è diventata bersaglio di pesanti messaggi di contestazione. Mirella Selmanaj, ad esempio, risponde: «Neanche per sogno». Pierdomenico Amico è molto esplicito: «Denunciate la presunta appropriazione, poi se ne parla». Michele Ballerini: «Avete realmente coraggio da vendere per chiedere donazioni ora».
Molti commenti, nel corso della giornata, però, spariscono. E quando qualcuno, come Paola Testa, ne chiede conto, Unicef risponde: «I commenti che non vedete sono di troll, gente che va in giro sui nostri post pubblicando volgarità e offese di vario tenore, e, in altri casi, di persone che ricevono risposte in modalità privata, in quanto intervengono fuori tema rispetto all'argomento. Sulla nostra pagina ci sono delle regole, e noi le facciamo rispettare. Tutto qui». Un modo abbastanza esplicito per dire: non accettiamo contestazioni. E così è sparito, ad esempio, un post che invitava l'Unicef a chiedere al parente di Renzi i fondi per l'aiuto all'Indonesia. Ma Paola Testa insiste. E chiede ancora: «Non è chiaro perché, se i 3,8 milioni costituiscono il corrispettivo di prestazioni effettuate, diciate di non sapere quale uso sia stato fatto delle somme». Unicef se ne esce con una novella: «Non dovrebbe esserti arduo capirlo con un esempio di vita quotidiana. Tu chiami un idraulico a fare un lavoro. Lo esegue e ti rilascia regolare fattura. Sei soddisfatta, lo chiami altre volte, a un certo punto però ti rendi conto che la qualità è calata sotto gli standard per te accettabili, lui ti rilascia lo stesso regolare fattura, ma decidi che non lo chiamerai più e la volta successiva cercherai un altro idraulico. A questo punto, pensi di avere motivi per accusarlo di furto? Pensi che una querela starebbe in piedi, visto che hai sempre ricevuto regolare fattura? Pensi che se lo denuncerai ne trarrai un risarcimento o più probabilmente una contro-denuncia per diffamazione?».
Unicef a questo punto introduce un nuovo tema: non querela per paura di una controdenuncia. Un altro tassello che mostra l'atteggiamento ambiguo mantenuto dell'organizzazione in questa vicenda è contenuto in una risposta, sprezzante, arrivata in privato a Patrizia Schizzerotto: «(...) secondo te Patrizia a una organizzazione Onu come Unicef (...) può minimamente interessare la sorte di questo o quel politico italiano?». E dopo aver tergiversato sui perché di una risposta copia e incolla inviata anche ad altri utenti, Unicef in conclusione conferma: «In questa vicenda siamo parte lesa». Proprio come sostiene la Procura di Firenze. Senza querela però. Meglio evitare che i Conticini se la prendano.
E Macron a Bologna ci spiega la solidarietà
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Le reazioni degli italiani sul Web alla nuova raccolta fondi sono feroci. E ai cittadini che chiedono lumi l'organizzazione risponde con fastidio.Il presidente francese invitato dalla Comunità di Sant'Egidio per un incontro sul dialogo fra culture.Lo speciale contiene due articoli.L'annuncio ufficiale dell'altro giorno avrà fatto tirare un sospiro di sollievo ai Conticini, ma sembra aver aperto una crepa profonda nell'autorevolezza dell'Unicef. Basta dare un'occhiata alla pagina Facebook di Unicef Italia e ai commenti degli utenti. Da una parte c'è la Procura di Firenze, che ipotizza un'appropriazione indebita, con 6,6 milioni di dollari (3,9 milioni di dollari sono dell'Unicef) destinati ad attività di assistenza di bambini africani che sarebbero transitati sui conti privati di Alessandro Conticini, fratello maggiore di uno dei cognati di Matteo Renzi, e utilizzati in gran parte per investimenti immobiliari e in misura minore per l'acquisto di quote di alcune società della famiglia Renzi. Dall'altra c'è l'Unicef che, l'altro giorno, tramite il suo direttore generale Paolo Rozera ha fatto sapere, durante una contestatissima diretta Facebook, che l'organizzazione umanitaria non querelerà i Conticini. Alle 17.56 di domenica, però, i vertici dell'Unicef hanno deciso che era il momento della prova di forza. E hanno postato sulla pagina social questo messaggio: «Terremoto e tsunami in Indonesia, il bilancio delle vittime sale a 832, ma centinaia sono ancora i dispersi. Il governo indonesiano chiede aiuto all'Unicef per proteggere i bambini rimasti soli e per interventi di soccorso umanitario». La parte finale del messaggio è eloquente: «Anche tu puoi aiutare. Dona ora». In altre occasioni l'Unicef sarebbe stata inondata di complimenti. Questa volta, dopo il caso Conticini, la pagina Facebook è diventata bersaglio di pesanti messaggi di contestazione. Mirella Selmanaj, ad esempio, risponde: «Neanche per sogno». Pierdomenico Amico è molto esplicito: «Denunciate la presunta appropriazione, poi se ne parla». Michele Ballerini: «Avete realmente coraggio da vendere per chiedere donazioni ora».Molti commenti, nel corso della giornata, però, spariscono. E quando qualcuno, come Paola Testa, ne chiede conto, Unicef risponde: «I commenti che non vedete sono di troll, gente che va in giro sui nostri post pubblicando volgarità e offese di vario tenore, e, in altri casi, di persone che ricevono risposte in modalità privata, in quanto intervengono fuori tema rispetto all'argomento. Sulla nostra pagina ci sono delle regole, e noi le facciamo rispettare. Tutto qui». Un modo abbastanza esplicito per dire: non accettiamo contestazioni. E così è sparito, ad esempio, un post che invitava l'Unicef a chiedere al parente di Renzi i fondi per l'aiuto all'Indonesia. Ma Paola Testa insiste. E chiede ancora: «Non è chiaro perché, se i 3,8 milioni costituiscono il corrispettivo di prestazioni effettuate, diciate di non sapere quale uso sia stato fatto delle somme». Unicef se ne esce con una novella: «Non dovrebbe esserti arduo capirlo con un esempio di vita quotidiana. Tu chiami un idraulico a fare un lavoro. Lo esegue e ti rilascia regolare fattura. Sei soddisfatta, lo chiami altre volte, a un certo punto però ti rendi conto che la qualità è calata sotto gli standard per te accettabili, lui ti rilascia lo stesso regolare fattura, ma decidi che non lo chiamerai più e la volta successiva cercherai un altro idraulico. A questo punto, pensi di avere motivi per accusarlo di furto? Pensi che una querela starebbe in piedi, visto che hai sempre ricevuto regolare fattura? Pensi che se lo denuncerai ne trarrai un risarcimento o più probabilmente una contro-denuncia per diffamazione?». Unicef a questo punto introduce un nuovo tema: non querela per paura di una controdenuncia. Un altro tassello che mostra l'atteggiamento ambiguo mantenuto dell'organizzazione in questa vicenda è contenuto in una risposta, sprezzante, arrivata in privato a Patrizia Schizzerotto: «(...) secondo te Patrizia a una organizzazione Onu come Unicef (...) può minimamente interessare la sorte di questo o quel politico italiano?». E dopo aver tergiversato sui perché di una risposta copia e incolla inviata anche ad altri utenti, Unicef in conclusione conferma: «In questa vicenda siamo parte lesa». Proprio come sostiene la Procura di Firenze. Senza querela però. Meglio evitare che i Conticini se la prendano.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/strage-in-indonesia-unicef-cerca-soldi-chiedete-a-conticini-2609330592.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-macron-a-bologna-ci-spiega-la-solidarieta" data-post-id="2609330592" data-published-at="1779784527" data-use-pagination="False"> E Macron a Bologna ci spiega la solidarietà Un bel selfie stretto tra un ex delinquente e un ragazzotto che fa il dito medio e, poi, tra due settimane, eccolo in Italia, pronto ad insegnarci come si fa accoglienza. Emmanuel Macron, il presidente francese che ha definito gli italiani «vomitevoli» e «cinici», che ha ingaggiato una sfida aperta con il ministro dell'Interno Matteo Salvini, quello che disprezza ma poi imita le politiche dell'Italia in materia d'immigrazione, sarà a Bologna il prossimo 14 ottobre. A fare cosa? La morale, comme d'habitude, salendo su un palco per insegnarci come si accoglie, come si integra, come si gettano ponti verso chi scappa dall'Africa. Quella che, due secoli fa, la Francia ha colonizzato. Chi lo ha invitato? Il fronte interno più attivo di opposizione alle politiche sull'immigrazione del ministro Salvini, quello che fa capo a papa Bergoglio e che schiera, dove può, uomini di fede e di politica. L'enfant prodige, infatti, aprirà insieme ad altri, la trentaduesima edizione dell'Incontro interreligioso per la pace organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio che quest'anno si tiene a Bologna. Con il benestare dell'Arcivescovo del capoluogo emiliano, Matteo Zuppi, strettamente legato alla Comunità e per nulla nuovo a giudizi (esclusivamente critici) sulle politiche ministeriali del governo giallo blu, l'ultimo dei quali risale ad appena qualche giorno fa e riguarda, nemmeno a dirlo, il decreto Salvini. La manifestazione, quest'anno, porta il titolo «Ponti di Pace», e l'idea degli organizzatori è quella di rafforzare il concetto tanto caro a Bergoglio di «costruire un ponte che consenta ai profughi di fuggire dalle zone di guerra per arrivare a quei territori dove la pace è garantita dalla civiltà». A spiegare come dovrà essere questo ponte, sarà tra gli altri, Macron, primo della classe in accoglienza, ma presidente di un Paese con le frontiere chiuse ai profughi, che tre settimane fa ha sgomberato il campo di Dunkerque con 800 persone accampate in attesa di attraversare la Manica e che, dopo aver criticato l'Italia, ha detto no all'Aquarius, quando questa ha fatto rotta verso Marsiglia con il suo carico di sedicenti profughi. Comunque sia, in attesa di spiegare agli italiani come si apre il cuore al prossimo, per mantenere alta l'immagine del paladino dell'immigrazione il presidente francese, lo scorso weekend ha puntato sulle Antille francesi. Per celebrare l'anniversario del disastro provocato dagli uragani Irma e Maria, Macron ha fatto visita alle zone distrutte e ancora degradate. Nel quartiere di Saint-Martin ha incontrato i giovani del posto, con i quali ha scambiato calorosi saluti e scatti sorridenti. In uno di questi il presidente è immortalato stretto tra due baldi giovani del posto. Uno, abbracciando a torso nudo il presidente, ha messo in primo piano un bel dito medio, mentre il secondo pare abbia confessato al presidente di essere un ex ladro. Le immagini sono finite su Intstagram e i francesi, a quanto pare, non hanno apprezzato. Soprattutto per un fatto, accaduto lo scorso giugno. In una occasione ufficiale Macron aveva rigidamente ripreso un adolescente che, sporgendosi dalla folla e tendendogli la mano, lo aveva chiamato con il diminutivo, Manu. «Sei qui in una cerimonia ufficiale e ti comporti bene. Puoi fare l'imbecille quando vuoi ma oggi c'è la Marsigliese e tu mi chiami signor presidente della Repubblica», aveva detto invitando il giovane a «prendersi una laurea» prima di «fare la rivoluzione». Ma quel giovane era un semplice francese e a nulla poteva servire in termini di propaganda sull'immigrazione. Domenica scorsa, dalle Antille, infatti, i toni erano ben diversi. «Bisogna smettere di pensare che non ci sia nulla di buono da trarre dalla nostra gioventù solo perché è di un certo colore o ha fatto una stupidaggine», ha tentato di spiegare il presidente in una conferenza stampa organizzata dopo la pubblicazione delle foto, per rispondere a chi lo criticava. «Marine Le Pen non è con il popolo, l'estrema destra non è il popolo. Io sono il presidente e non lascerò il popolo a nessuno», ha aggiunto rispondendo alla leader di Rassemblement national, che si era detta indignata per le immagini.
Simone Venturini (Ansa)
Il più giovane tra i candidati nella corsa a Ca’ Farsetti ha superato il diretto avversario del campo largo, Andrea Martella, 58 anni, segretario regionale del Pd, assestando un sonoro schiaffone alla sinistra che non è andata oltre al 40%. Non c’è bisogno di ballottaggio, e quello che è accaduto in Laguna è un test politico importante. «Sarebbe una grande gioia», era stato il primo commento di Giorgia Meloni al risultato che si prospettava, riferito dal senatore di Fdi Raffaele Speranzon.
Qualcuno ha fatto notare che a Venezia il No al referendum costituzionale sulla giustizia aveva preso il 55% dei voti, eppure questo non si è affatto tradotto in uno spostamento a sinistra dell’elettorato. «La stagione buona», che univa Pd, M5s, Avs, Italia Viva, Psi, +Europa, Radicali e Rifondazione Comunista non ha convinto gli elettori. E nemmeno sono bastati i voti degli islamici, cercati da Martella mettendo in lista ben sei esponenti della comunità bengalese che da tempo chiedono una moschea a Mestre.
Il candidato della mega coalizione «da sindaco darà a Venezia quel cambiamento che Venezia domanda», prometteva sul palco in piazza Ferretto la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, in chiusura di campagna elettorale. Previsione sbagliata, i desideri dei veneziani non sono stati intercettati a sinistra. A Cà Farsetti siederà Venturini. «È un risultato importante e un apprezzamento personale», ha commentato il neo sindaco a caldo, mentre si faceva festa in Galleria Matteotti a Mestre, suo quartier generale assieme alla sede elettorale di Campo Santa Marina, nel centro storico di Venezia, che ad aprile venne imbrattata con cartelli offensivi e intimidatori.
«Un risultato che arriva dopo due mesi impegnativi, ma dopo undici anni di storia personale al servizio della città», ha precisato Venturini. «In questa campagna mi sono sempre presentato come Simone, un ragazzo che da Marghera è partito, ha fatto la gavetta, si è impegnato nel territorio, si è presentato con una civica supportato dal centrodestra e oggi sta ricevendo un buon risultato».
Laureato in giurisprudenza, nato e cresciuto a Marghera, ora residente nella città storica, a 22 anni risultò il più giovane eletto nel Consiglio comunale veneziano. Nel 2015 scese in campo con la lista civica «fucsia» di Brugnaro, fu il più votato e diventò assessore con la delega a Coesione Sociale, Lavoro, Infrastrutture e Sviluppo economico.
Nel corso del mandato 2015-2020 aveva ricoperto ulteriori incarichi all’interno di commissioni e organismi locali e nazionali, nel 2020 venne rieletto sempre nella lista dell’ex sindaco. Ieri, con la lista civica «gialla» sostenuta dal centrodestra ha dimostrato di saper conoscere gli abitanti della sua città. Tra gli obiettivi, vuole una Venezia a misura di giovani «anche in chiave residenziale», come aveva dichiarato alla Verità.
Alla chiusura dei seggi l’affluenza definitiva nel comune di Venezia, con tutte le 256 sezioni conteggiate, è stata del 55,87%, sei punti percentuali in meno rispetto al 2020 (62,23%). Hanno votato 112.701 elettori su 201.713 iscritti (55,87%). Erano otto, tutti uomini, i candidati alla carica di primo cittadino alle elezioni comunali di Venezia.
Oltre a Venturini e a Martella, in grande distacco gli altri nomi in lista, che erano con «Prima il Veneto» Pierangelo Del Zotto, 63 anni, ex assessore al Bilancio della provincia di Venezia; con le liste civiche «Abc-Ambiente Bene Comune» e «Venezia Pace Lavoro» Giovanni Andrea Martini, 70 anni, docente in pensione e già presidente della Municipalità di Venezia-Murano-Burano; con «Ora!» Michele Boldrin, 69 anni, economista e docente universitario alla Washington University in Saint Louis, che è risultato tra i più votati tra i «minori». Con la lista civica «Città vive» Claudio Vernier, 49 anni, titolare del caffè al Todaro di piazza San Marco; Roberto Agirmo, 58 anni, imprenditore turistico, era il candidato di «Resistere Veneto» mentre Luigi Corò, 62 anni, ex assessore di An a Mirano, esponente di Futuro Nazionale, si presentava con la lista «Futuro per Venezia Mestre». Tutti hanno portato a casa manciate di voti.
«Per le elezioni comunali di Venezia non mi aspettavo un risultato di questo tipo: era difficile immaginare una débâcle così pesante per il centrosinistra. L’astensione sembra aver colpito soprattutto un elettorato giovane, che non si è riconosciuto nella candidatura di Andrea Martella. Proprio quei giovani che poche settimane fa avevano fatto sentire la propria voce in occasione del referendum sulla giustizia, questa volta sono mancati del tutto», ha dichiarato il filosofo Massimo Cacciari, due volte sindaco di Venezia.
Si è votato anche in due Comuni della città metropolitana Venezia. A Cavallino-Treporti, dove è stata riconfermata Roberta Nesto con la sua civica orientata verso il centro destra e a Torre di Mosto dove è stato eletto Andrea Marchesin, sostenuto dal centrodestra (Fi, Fdi, Lega, Udc, Torre di Mosto).
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Geopolitica, intelligenza artificiale e industria: a Trento economisti, imprenditori e politici esaminano i nuovi assetti mondiali.
Innovazione, sostenibilità, tecnologia e, soprattutto, trasformazioni geopolitiche ridefiniscono oggi gli equilibri economici globali. Un contesto in cui le imprese italiane sono chiamate a compiere l'ennesimo salto di qualità: trasformare la complessità in valore strategico. Questo numero di Industria analizza, a partire dai protagonisti del Festival dell'Economia di Trento, i «nuovi poteri» - dall’intelligenza artificiale alla ridefinizione delle filiere produttive, fino alle sfide della sicurezza e del lavoro del futuro – interpretando reazioni e ripercussioni su sistema economico e produzione industriale. È proprio in questo scenario che si inserisce il contributo di Gieffe Research, piattaforma integrata di trasferimento tecnologico e advisory industriale. «Lavoriamo per creare connessioni concrete tra innovazione, organizzazione aziendale e strategia industriale, aiutando le imprese a trasformare gli investimenti tecnologici in vantaggi competitivi reali», sottolinea il fondatore di Gieffe Research, Fabio Glave. «Oggi il mercato richiede una capacità di lettura multidimensionale dei processi industriali: non basta introdurre nuove tecnologie, bisogna saperle integrare all’interno di una governance efficiente e orientata alla crescita strutturata». Il vicepresidente di Confindustria, Marco Nocivelli, si concentra invece su criticità e prospettive della manifattura italiana, dalla crescita di export e made in Italy al rafforzamento delle Pmi.
Lavoro e sicurezza, le voci del governo. Innovazione e intelligenza artificiale stanno già modificando professioni e competenze, imponendo nuovi modelli organizzativi e investimenti continui nella formazione. Su scuola e lavoro intervengono Paola Frassinetti, sottosegretario al ministero dell’Istruzione e del merito, e Marina Calderone, ministro del Lavoro, che commenta il recente Dl 1° maggio, un provvedimento che «guarda in particolare all’inclusione lavorativa dei disoccupati di lunga durata, alle giuste retribuzioni e a un patto di responsabilità con le parti sociali per la qualificazione dell’occupazione in Italia». A concepire la sicurezza come visione integrata, dal contrasto alla criminalità al riutilizzo dei beni confiscati, è il sottosegretario dell'Interno, Wanda Ferro: «Il governo sta lavorando su una strategia complessiva che tiene insieme controllo del territorio, rigenerazione urbana, legalità e prevenzione sociale, dove si inseriscono anche operazioni come «Strade Sicure», «Stazioni Sicure» e il modello Caivano», che segna il ritorno dello Stato nei territori più difficili.
Il modello Trento. Trento, capitale dell'economia durante la kermesse dello Scoiattolo, punta ad alzare l'asticella in termini di sostenibilità e inclusione. Il sindaco Franco Ianeselli non nasconde le sfide: espansione della rete ciclabile, nuovo hub intermodale, circonvallazione ferroviaria, incremento del verde umano, progetti di edilizia a canone moderato, incentivi agli affitti a lungo termine e azzeramento delle liste di attesa per gli asili nido. Dal canto suo, l'Università degli Studi di Trento si propone come luogo capace non solo di trasmettere conoscenze, ma di aiutare i giovani a interpretare un mondo sempre più complesso. Il rettore Flavio Deflorian sottolinea l’importanza di una didattica partecipativa, alimentata dal dialogo continuo tra studenti e docenti, con l’obiettivo di «dare un senso alla conoscenza». Per mantenere alta la qualità della ricerca e della formazione, l’Ateneo deve continuare a investire in infrastrutture, servizi, internazionalizzazione e capacità di attrarre talenti.
Un nuovo ordine internazionale. Il Festival dell'Economia di Trento (20-24 maggio) si conferma osservatorio privilegiato sulle traiettorie del cambiamento, con oltre 700 relatori tra Premi Nobel, economisti, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni. Quest'anno il tema è «Dal mercato ai nuovi poteri. Le speranze dei giovani». Da un lato si prendono in esame i nuovi centri di potere come le Big Tech, che detengono le chiavi dell’intelligenza artificiale, e le autarchie di Russia e Cina; dall’altro, le paure e le aspettative dei giovani. In primo piano c'è la geopolitica. Saranno ben 14 i panel targati Ispi. «La vera trasformazione è che economia e sicurezza sono ormai inseparabili», spiega Paolo Magri, presidente del Comitato scientifico dell’Ispi e membro dell’advisory board del Festival. «Conta chi domina le tecnologie avanzate, i semiconduttori, l’intelligenza artificiale, i dati, l’energia, le terre rare, le rotte marittime, le infrastrutture di gitali e finanziarie». L’economista Alessandro Terzulli (presidente GEI) anticipa a Industria il contenuto del panel «Commercio internazionale e potere dei dazi», con l’evoluzione delle barriere commerciali dal 2009 alle presidenze Trump. «Osserviamo la Weaponisation del commercio internazionale, sempre più un’arma geopolitica», che esercita un forte impatto inevitabilmente anche sulle imprese. Al Festival dell'Economia parteciperà anche Giulio Sapelli, il cui panel si concentrerà sul ruolo strategico dell’India e sul nuovo assetto globale. «Si sta consolidando l’intera area dell’Indo-Pacifico, una regione che negli ultimi anni è diventata il centro strategico delle nuove dinamiche economiche e geopolitiche mondiali».
Anche la cultura è un'infrastruttura economica cruciale per il Paese. Dalla tutela del diritto d’autore alla rigenerazione degli attrattori culturali diffusi, fino al ruolo della cultura come nuovo «soft power» italiano, Luigi Abete, presidente di Confindustria Cultura Italia, traccia una prospettiva che unisce impresa, territorio e identità. Tra i volti della manifestazione c'è anche quello di Giovanni Malagò, reduce dai successi delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina e ufficialmente candidato alla presidenza della Figc.
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