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2018-10-02
Strage in Indonesia, l'Unicef cerca soldi. «Chiedete a Conticini»
ANSA
L'annuncio ufficiale dell'altro giorno avrà fatto tirare un sospiro di sollievo ai Conticini, ma sembra aver aperto una crepa profonda nell'autorevolezza dell'Unicef. Basta dare un'occhiata alla pagina Facebook di Unicef Italia e ai commenti degli utenti. Da una parte c'è la Procura di Firenze, che ipotizza un'appropriazione indebita, con 6,6 milioni di dollari (3,9 milioni di dollari sono dell'Unicef) destinati ad attività di assistenza di bambini africani che sarebbero transitati sui conti privati di Alessandro Conticini, fratello maggiore di uno dei cognati di Matteo Renzi, e utilizzati in gran parte per investimenti immobiliari e in misura minore per l'acquisto di quote di alcune società della famiglia Renzi.
Dall'altra c'è l'Unicef che, l'altro giorno, tramite il suo direttore generale Paolo Rozera ha fatto sapere, durante una contestatissima diretta Facebook, che l'organizzazione umanitaria non querelerà i Conticini. Alle 17.56 di domenica, però, i vertici dell'Unicef hanno deciso che era il momento della prova di forza. E hanno postato sulla pagina social questo messaggio: «Terremoto e tsunami in Indonesia, il bilancio delle vittime sale a 832, ma centinaia sono ancora i dispersi. Il governo indonesiano chiede aiuto all'Unicef per proteggere i bambini rimasti soli e per interventi di soccorso umanitario». La parte finale del messaggio è eloquente: «Anche tu puoi aiutare. Dona ora». In altre occasioni l'Unicef sarebbe stata inondata di complimenti. Questa volta, dopo il caso Conticini, la pagina Facebook è diventata bersaglio di pesanti messaggi di contestazione. Mirella Selmanaj, ad esempio, risponde: «Neanche per sogno». Pierdomenico Amico è molto esplicito: «Denunciate la presunta appropriazione, poi se ne parla». Michele Ballerini: «Avete realmente coraggio da vendere per chiedere donazioni ora».
Molti commenti, nel corso della giornata, però, spariscono. E quando qualcuno, come Paola Testa, ne chiede conto, Unicef risponde: «I commenti che non vedete sono di troll, gente che va in giro sui nostri post pubblicando volgarità e offese di vario tenore, e, in altri casi, di persone che ricevono risposte in modalità privata, in quanto intervengono fuori tema rispetto all'argomento. Sulla nostra pagina ci sono delle regole, e noi le facciamo rispettare. Tutto qui». Un modo abbastanza esplicito per dire: non accettiamo contestazioni. E così è sparito, ad esempio, un post che invitava l'Unicef a chiedere al parente di Renzi i fondi per l'aiuto all'Indonesia. Ma Paola Testa insiste. E chiede ancora: «Non è chiaro perché, se i 3,8 milioni costituiscono il corrispettivo di prestazioni effettuate, diciate di non sapere quale uso sia stato fatto delle somme». Unicef se ne esce con una novella: «Non dovrebbe esserti arduo capirlo con un esempio di vita quotidiana. Tu chiami un idraulico a fare un lavoro. Lo esegue e ti rilascia regolare fattura. Sei soddisfatta, lo chiami altre volte, a un certo punto però ti rendi conto che la qualità è calata sotto gli standard per te accettabili, lui ti rilascia lo stesso regolare fattura, ma decidi che non lo chiamerai più e la volta successiva cercherai un altro idraulico. A questo punto, pensi di avere motivi per accusarlo di furto? Pensi che una querela starebbe in piedi, visto che hai sempre ricevuto regolare fattura? Pensi che se lo denuncerai ne trarrai un risarcimento o più probabilmente una contro-denuncia per diffamazione?».
Unicef a questo punto introduce un nuovo tema: non querela per paura di una controdenuncia. Un altro tassello che mostra l'atteggiamento ambiguo mantenuto dell'organizzazione in questa vicenda è contenuto in una risposta, sprezzante, arrivata in privato a Patrizia Schizzerotto: «(...) secondo te Patrizia a una organizzazione Onu come Unicef (...) può minimamente interessare la sorte di questo o quel politico italiano?». E dopo aver tergiversato sui perché di una risposta copia e incolla inviata anche ad altri utenti, Unicef in conclusione conferma: «In questa vicenda siamo parte lesa». Proprio come sostiene la Procura di Firenze. Senza querela però. Meglio evitare che i Conticini se la prendano.
E Macron a Bologna ci spiega la solidarietà
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Le reazioni degli italiani sul Web alla nuova raccolta fondi sono feroci. E ai cittadini che chiedono lumi l'organizzazione risponde con fastidio.Il presidente francese invitato dalla Comunità di Sant'Egidio per un incontro sul dialogo fra culture.Lo speciale contiene due articoli.L'annuncio ufficiale dell'altro giorno avrà fatto tirare un sospiro di sollievo ai Conticini, ma sembra aver aperto una crepa profonda nell'autorevolezza dell'Unicef. Basta dare un'occhiata alla pagina Facebook di Unicef Italia e ai commenti degli utenti. Da una parte c'è la Procura di Firenze, che ipotizza un'appropriazione indebita, con 6,6 milioni di dollari (3,9 milioni di dollari sono dell'Unicef) destinati ad attività di assistenza di bambini africani che sarebbero transitati sui conti privati di Alessandro Conticini, fratello maggiore di uno dei cognati di Matteo Renzi, e utilizzati in gran parte per investimenti immobiliari e in misura minore per l'acquisto di quote di alcune società della famiglia Renzi. Dall'altra c'è l'Unicef che, l'altro giorno, tramite il suo direttore generale Paolo Rozera ha fatto sapere, durante una contestatissima diretta Facebook, che l'organizzazione umanitaria non querelerà i Conticini. Alle 17.56 di domenica, però, i vertici dell'Unicef hanno deciso che era il momento della prova di forza. E hanno postato sulla pagina social questo messaggio: «Terremoto e tsunami in Indonesia, il bilancio delle vittime sale a 832, ma centinaia sono ancora i dispersi. Il governo indonesiano chiede aiuto all'Unicef per proteggere i bambini rimasti soli e per interventi di soccorso umanitario». La parte finale del messaggio è eloquente: «Anche tu puoi aiutare. Dona ora». In altre occasioni l'Unicef sarebbe stata inondata di complimenti. Questa volta, dopo il caso Conticini, la pagina Facebook è diventata bersaglio di pesanti messaggi di contestazione. Mirella Selmanaj, ad esempio, risponde: «Neanche per sogno». Pierdomenico Amico è molto esplicito: «Denunciate la presunta appropriazione, poi se ne parla». Michele Ballerini: «Avete realmente coraggio da vendere per chiedere donazioni ora».Molti commenti, nel corso della giornata, però, spariscono. E quando qualcuno, come Paola Testa, ne chiede conto, Unicef risponde: «I commenti che non vedete sono di troll, gente che va in giro sui nostri post pubblicando volgarità e offese di vario tenore, e, in altri casi, di persone che ricevono risposte in modalità privata, in quanto intervengono fuori tema rispetto all'argomento. Sulla nostra pagina ci sono delle regole, e noi le facciamo rispettare. Tutto qui». Un modo abbastanza esplicito per dire: non accettiamo contestazioni. E così è sparito, ad esempio, un post che invitava l'Unicef a chiedere al parente di Renzi i fondi per l'aiuto all'Indonesia. Ma Paola Testa insiste. E chiede ancora: «Non è chiaro perché, se i 3,8 milioni costituiscono il corrispettivo di prestazioni effettuate, diciate di non sapere quale uso sia stato fatto delle somme». Unicef se ne esce con una novella: «Non dovrebbe esserti arduo capirlo con un esempio di vita quotidiana. Tu chiami un idraulico a fare un lavoro. Lo esegue e ti rilascia regolare fattura. Sei soddisfatta, lo chiami altre volte, a un certo punto però ti rendi conto che la qualità è calata sotto gli standard per te accettabili, lui ti rilascia lo stesso regolare fattura, ma decidi che non lo chiamerai più e la volta successiva cercherai un altro idraulico. A questo punto, pensi di avere motivi per accusarlo di furto? Pensi che una querela starebbe in piedi, visto che hai sempre ricevuto regolare fattura? Pensi che se lo denuncerai ne trarrai un risarcimento o più probabilmente una contro-denuncia per diffamazione?». Unicef a questo punto introduce un nuovo tema: non querela per paura di una controdenuncia. Un altro tassello che mostra l'atteggiamento ambiguo mantenuto dell'organizzazione in questa vicenda è contenuto in una risposta, sprezzante, arrivata in privato a Patrizia Schizzerotto: «(...) secondo te Patrizia a una organizzazione Onu come Unicef (...) può minimamente interessare la sorte di questo o quel politico italiano?». E dopo aver tergiversato sui perché di una risposta copia e incolla inviata anche ad altri utenti, Unicef in conclusione conferma: «In questa vicenda siamo parte lesa». Proprio come sostiene la Procura di Firenze. Senza querela però. Meglio evitare che i Conticini se la prendano.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/strage-in-indonesia-unicef-cerca-soldi-chiedete-a-conticini-2609330592.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-macron-a-bologna-ci-spiega-la-solidarieta" data-post-id="2609330592" data-published-at="1781031924" data-use-pagination="False"> E Macron a Bologna ci spiega la solidarietà Un bel selfie stretto tra un ex delinquente e un ragazzotto che fa il dito medio e, poi, tra due settimane, eccolo in Italia, pronto ad insegnarci come si fa accoglienza. Emmanuel Macron, il presidente francese che ha definito gli italiani «vomitevoli» e «cinici», che ha ingaggiato una sfida aperta con il ministro dell'Interno Matteo Salvini, quello che disprezza ma poi imita le politiche dell'Italia in materia d'immigrazione, sarà a Bologna il prossimo 14 ottobre. A fare cosa? La morale, comme d'habitude, salendo su un palco per insegnarci come si accoglie, come si integra, come si gettano ponti verso chi scappa dall'Africa. Quella che, due secoli fa, la Francia ha colonizzato. Chi lo ha invitato? Il fronte interno più attivo di opposizione alle politiche sull'immigrazione del ministro Salvini, quello che fa capo a papa Bergoglio e che schiera, dove può, uomini di fede e di politica. L'enfant prodige, infatti, aprirà insieme ad altri, la trentaduesima edizione dell'Incontro interreligioso per la pace organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio che quest'anno si tiene a Bologna. Con il benestare dell'Arcivescovo del capoluogo emiliano, Matteo Zuppi, strettamente legato alla Comunità e per nulla nuovo a giudizi (esclusivamente critici) sulle politiche ministeriali del governo giallo blu, l'ultimo dei quali risale ad appena qualche giorno fa e riguarda, nemmeno a dirlo, il decreto Salvini. La manifestazione, quest'anno, porta il titolo «Ponti di Pace», e l'idea degli organizzatori è quella di rafforzare il concetto tanto caro a Bergoglio di «costruire un ponte che consenta ai profughi di fuggire dalle zone di guerra per arrivare a quei territori dove la pace è garantita dalla civiltà». A spiegare come dovrà essere questo ponte, sarà tra gli altri, Macron, primo della classe in accoglienza, ma presidente di un Paese con le frontiere chiuse ai profughi, che tre settimane fa ha sgomberato il campo di Dunkerque con 800 persone accampate in attesa di attraversare la Manica e che, dopo aver criticato l'Italia, ha detto no all'Aquarius, quando questa ha fatto rotta verso Marsiglia con il suo carico di sedicenti profughi. Comunque sia, in attesa di spiegare agli italiani come si apre il cuore al prossimo, per mantenere alta l'immagine del paladino dell'immigrazione il presidente francese, lo scorso weekend ha puntato sulle Antille francesi. Per celebrare l'anniversario del disastro provocato dagli uragani Irma e Maria, Macron ha fatto visita alle zone distrutte e ancora degradate. Nel quartiere di Saint-Martin ha incontrato i giovani del posto, con i quali ha scambiato calorosi saluti e scatti sorridenti. In uno di questi il presidente è immortalato stretto tra due baldi giovani del posto. Uno, abbracciando a torso nudo il presidente, ha messo in primo piano un bel dito medio, mentre il secondo pare abbia confessato al presidente di essere un ex ladro. Le immagini sono finite su Intstagram e i francesi, a quanto pare, non hanno apprezzato. Soprattutto per un fatto, accaduto lo scorso giugno. In una occasione ufficiale Macron aveva rigidamente ripreso un adolescente che, sporgendosi dalla folla e tendendogli la mano, lo aveva chiamato con il diminutivo, Manu. «Sei qui in una cerimonia ufficiale e ti comporti bene. Puoi fare l'imbecille quando vuoi ma oggi c'è la Marsigliese e tu mi chiami signor presidente della Repubblica», aveva detto invitando il giovane a «prendersi una laurea» prima di «fare la rivoluzione». Ma quel giovane era un semplice francese e a nulla poteva servire in termini di propaganda sull'immigrazione. Domenica scorsa, dalle Antille, infatti, i toni erano ben diversi. «Bisogna smettere di pensare che non ci sia nulla di buono da trarre dalla nostra gioventù solo perché è di un certo colore o ha fatto una stupidaggine», ha tentato di spiegare il presidente in una conferenza stampa organizzata dopo la pubblicazione delle foto, per rispondere a chi lo criticava. «Marine Le Pen non è con il popolo, l'estrema destra non è il popolo. Io sono il presidente e non lascerò il popolo a nessuno», ha aggiunto rispondendo alla leader di Rassemblement national, che si era detta indignata per le immagini.
Niente algoritmi, niente satelliti, niente highlights furbetti. Era l’istinto a dominare, quello che servirebbe per capire quali saranno i giocatori-sorpresa dei Mondiali trumpiani al via in Usa, Messico e Canada. Con 48 squadre (un luna park) vuoi non trovare un terzino di buon livello che costi meno dei 55 milioni non di un Camavinga ma di un Marco Palestra?
Ecco i calciatori da tenere d’occhio per le squadre italiane con le pezze al sedere, che fra settlement agreement Uefa (Juventus e Roma), debiti pregressi (Inter) e braccino delle proprietà straniere in confusione (Milan) non riescono più a ingaggiare campioni di prima fila. Un paniere di portieri, esterni a tutta fascia, mezze ali e punte più o meno spuntate che potrebbero fare al caso nostro. Con un avviso ai naviganti: sarebbero da opzionare al volo, prima che facciano passerella globale. Perché se uno sconosciuto segna un gol di gluteo o fa un assist di sponda ai Mondiali, il prezzo passa in automatico da due datteri a 20 milioni.
A custodire la porta svizzera c’è un tipaccio che può fare la differenza. Dopo gli exploit di Yann Sommer (ora bollito) ai mondiali di Russia e Qatar, tocca a Gregor Kobel. Armadio di Zurigo tutt’altro che ignoto, anche se non conosciutissimo dal tifoso canottierato da divano. È il numero uno del Borussia Dortmund e piace parecchio al Newcastle che potrebbe pure spendere 40 milioni per portarlo a casa. Sicuro fra i pali, felino in uscita e buono nel lavoro con i piedi, pur avendo 28 anni è un emotivo e talvolta entra in corto circuito con se stesso favorendo la papera. Per informazioni sulla sindrome, chiedere a Gigio Donnarumma.
Un altro portiere da tenere d’occhio è Yahia Fofana, francese naturalizzato ivoriano, estremo difensore della Costa D’Avorio. Ha 25 anni e ottimi riflessi, è esplosivo e nelle parate d’istinto somiglia ad André Onana. Come per il collega, i problemi cominciano quando deve pensare. Nonostante l’altezza (1.96) non è sicurissimo nelle uscite, nel senso che tende a sfarfallare. Per questo verrebbe via dal Caykur Rizespor (Turchia) a poco: meno di 10 milioni. Il terzo da segnalare è un turco vero e proprio, Ugurcan Cakir, estremo difensore del Galatasaray, 30 anni, esperto, pure pararigori. Servono 18 milioni come minimo.
Nel calcio woke tutto impostazione e gente multitasking i difensori rocciosi ormai sono pochi e chi li ha se li tiene. Tre comprimari di livello vanno però segnalati. Il primo è Julian Ryerson, vikingo di 31 anni del Borussia attorno al quale ruota la retroguardia della Norvegia. Le sue sono partite da mal di testa, visto che lo squadrone del grande Nord punta tutto su attaccanti del livello di Erling Haaland, Alexander Sorloth e Antonio Nusa (quelli che hanno schiantato l’Italia), quindi spesso si sbilancia lasciando praterie per gli avversari. Costa 25 milioni, 12 in più del suo collega Leo Ostigard, che gioca nel Genoa e potrebbe diventare un fattore. Se la Norvegia si conferma, quest’ultimo potrebbe vedere il valore salire e diventare un uomo mercato. Occhio anche ad Armando Obispo, mastino del Psv Eindhoven, 26 anni, pilastro della cenerentola Curaçao. Secondo Transfertmarkt non costa più di 4 milioni, un affarone già prima del fischio d’inizio.
Oggi le partite si decidono sulle fasce, e allora via con la squadra dei velocisti da cento polmoni. Douglas Santos, brasiliano dello Zenit di San Pietroburgo, ha la sua bella età (32) ma garantisce corsa ed esperienza. Soprattutto è in saldo: 7,5 milioni. Per Europa League o Conference basta e avanza. Ben diverso lo scenario per un piccolo fenomeno come Valentín Barco, argentino dello Strasburgo, 21 anni, destinato alle platee più nobili. Vale 40 milioni e il Chelsea gli ha messo le mani sopra. Poiché gli inglesi hanno a bilancio una quarantina di calciatori, potrebbe essere un prestito vincente. Stessa squadra, destino simile per Guela Douè, (23) ai Mondiali con la maglia della Costa d’Avorio. Qualche giorno fa ha dato un dispiacere alla Francia in amichevole. È uno dei rookies più attesi: per puntarlo servono 20 milioni a salire, astenersi perditempo. Un nome di ritorno è Tajon Buchanan, canadese di 27 anni, che dopo il fallimento all’Inter ha vissuto una resurrezione divina al Villarreal come ala destra: 7 gol, quasi sempre titolare. Prezzo di partenza 12 milioni ma se la sua nazionale va avanti il valore lievita.
A centrocampo brillano tre stelline vecchie e nuove. Tomas Soucek (31) è un pilastro della Repubblica Ceca, mediano o regista senza problemi, specialista nei calci piazzati. È retrocesso con il West Ham, quindi è sul mercato per ripianare i debiti e costa poco: 10 milioni, un affare per chi lo prende. Ben altro profilo è quello di una baby star del Marocco, che arriva ai Mondiali con l’obiettivo di raggiungere almeno i quarti: Ayyoub Bouaddi ha 18 anni, un’enorme personalità, sembra Adrien Rabiot, gioca (per ora) nel Lille ed è sul taccuino di mezza Europa. Bayern, Arsenal, Manchester United. Base d’asta 40 milioni. Chi non può permetterselo dovrà consolarsi con Richard Rios, colombiano del Benfica, 26 anni, medianone dal dribbling letale. Si parte da 25 milioni.
I rifinitori alla Paulo Dybala sono merce rarissima. Accendiamo il lanternino per scoprire chi c’è oltre i grandi 10 da sogno, quindi fuori budget. Un profilo interessante sarebbe Lennart Karl, tedesco di 19 anni, che salterà i Mondiali per infortunio ma che il Bayern potrebbe mandare a farsi le ossa in una squadra italiana come ha fatto il Real Madrid con Nico Paz. Il ct Julian Nagelsmann ha convocato al suo posto Assane Ouedraogo (20 anni) del Lipsia; se ha spazio è un fattore sicuro. Per 30 milioni può fare felice qualunque tifoseria. Come Kerim Alajbegovic, il bosniaco che ci ha eliminato nello spareggio della vergogna: 18 anni e un grande futuro davanti a sé. Il Salisburgo lo valuta 22 milioni, avanti chi ha coraggio.
Poiché alcune signore hanno il diritto di guardarsi le partite in senso estetico, due consigli sexy: il portiere tedesco Kevin Trapp e il difensore olandese del Tottenham Mickey Vandeven sono tipacci da pubblicità della schiuma da barba. Dopo il siparietto, riflettori sulle punte, quelli che fanno gol e vedono lievitare il valore a ogni centro. Il più atteso è un bambino che arriva dall’Ecuador, Kendry Páez (19), con lampi da fenomeno e al River Plate utilizzato come fantasista. Il cartellino dice 8 milioni ma suona falso perché è già del solito Chelsea, la kinderheim d’Europa, che difficilmente se ne priverà. Un altro caratterino è Gianluca Prestianni (20), argentino del Benfica, protagonista della famosa rissa razzista con Vinicius junior, difeso a spada tratta da Josè Mourinho. Costa 20 milioni ma sembra avere bisogno di un tutor.
Si va sul sicuro con Folarin Balogun (24) centravanti del Monaco e degli Stati Uniti. Sarà l’idolo di casa, costo 40 milioni sempre che la sua gigantografia non finisca a Times Square. Un sogno impossibile per quasi tutti è Yan Diomandé (22) che indossa la maglia della Costa d’Avorio; nel Lipsia ha segnato 13 gol più 9 assist. Il club ha fatto il prezzo: 100 milioni. Per stizza verrebbe voglia di ripiegare sul più abbordabile Raul Jiménez, nonno messicano delle aree di rigore, puntero del Fulham, destinato a fare coppia con Santi Gimenez del Milan. E a consolarlo. Raul ha il record del saldo: 3 milioni. Anche perché ha 35 anni suonati.
Per chi ama il tutto gratis c’è un’occasione imperdibile. È un monumento panamense, idolo locale per aver segnato il gol che ha mandato la sua nazionale al Mondiale. Ha 37 anni e si chiama Cecilio Waterman. Andrebbe ingaggiato solo per il nome.
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@Petronas
Searah integra portafogli, competenze industriali ed esperienza regionale complementari, con l’obiettivo di creare valore di lungo periodo e rafforzare l’eccellenza operativa nei due Paesi. La nuova piattaforma parte con 19 asset di produzione e sviluppo gas, di cui 14 in Indonesia e 5 in Malesia. La produzione iniziale sarà superiore a 300.000 barili equivalenti di petrolio al giorno, con l’obiettivo di superare i 500.000 barili al giorno di produzione sostenibile entro i prossimi tre anni.
La costituzione della joint venture è stata completata dopo l’ottenimento di tutte le autorizzazioni regolatorie, governative e dei partner in Indonesia e Malesia, insieme al soddisfacimento delle condizioni sospensive previste.
Per Eni, Searah rappresenta una nuova applicazione della propria strategia, basata sulla creazione di società focalizzate, efficienti e capaci di accelerare la crescita degli asset. L’amministratore delegato Claudio Descalzi ha sottolineato che «Searah riflette la nostra consolidata strategia satellitare, volta a creare business mirati e di qualità, in grado di coniugare dimensioni, efficienza e crescita». Descalzi ha aggiunto che la nuova società sarà «una nuova e solida entità nel Sud-Est asiatico, la prima e la più grande del suo genere nella regione», nata per sostenere lo sviluppo delle risorse energetiche in Indonesia e Malesia, con attenzione alla tutela dell’ambiente e alla crescita locale.
Anche Petronas attribuisce all’operazione un valore strategico rilevante. Il presidente e amministratore delegato del gruppo, Tengku Muhammad Taufik, ha evidenziato che la costituzione di Searah è in linea con «una maggiore disciplina nello sviluppo delle risorse», con «un impiego del capitale più agile» e con una maggiore attenzione alla creazione di valore sostenibile lungo l’intera catena del gas. Facendo leva sui portafogli e sulle capacità complementari dei due gruppi, Searah punta a rafforzare profondità operativa, resilienza finanziaria e capacità di crescita, contribuendo alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici di Indonesia e Malesia.
A sostegno dei piani industriali, Searah ha ottenuto una linea di credito revolving da sei miliardi di dollari, segnale della fiducia dei mercati finanziari nella nuova piattaforma. Gli investimenti previsti superano i 20 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni e saranno destinati allo sviluppo di oltre tre miliardi di barili equivalenti di petrolio di risorse scoperte, oltre alla valorizzazione di un potenziale esplorativo addizionale stimato in diversi miliardi di boe.
La nuova società punta, inoltre, a generare sinergie significative, soprattutto in ambito logistico e tecnologico, grazie a un modello operativo indipendente e integrato. Tutto il personale di Eni Indonesia e Petronas Indonesia è confluito in Searah, mentre in Malesia è stata costituita Searah Malaysia Sdn Bhd, società dedicata alla gestione delle attività locali.
Il lancio di Searah segue le recenti decisioni finali di investimento relative ai giacimenti Gendalo e Gandang, nel South Hub, e Geng North e Gehem, nel North Hub, annunciate da Eni nel marzo 2026. Questi progetti contengono quasi 283 miliardi di metri cubi di gas inizialmente in posto e circa 550 milioni di barili di condensato associato. La produzione è attesa dal 2028, con un plateau previsto entro il 2029 pari a 56,5 milioni di metri cubi di gas e 90.000 barili al giorno di condensato.
Alla crescita futura contribuirà anche la scoperta del pozzo Geliga-1, nel blocco Ganal, all’interno del bacino del Kutei. La scoperta è stimata in circa 140 miliardi di metri cubi di gas e 300 milioni di barili di condensato in posto. Il pozzo ha mostrato un’elevata qualità del giacimento, con capacità produttiva indicata in circa 5,7 milioni di metri cubi di gas e 10.000 barili al giorno di condensato.
In particolare, per il cane a sei zampe, presente in Indonesia dal 2001, l’operazione segna un nuovo capitolo di crescita all’interno del gruppo, che può fare affidamento su un portafoglio diversificato di attività di esplorazione, sviluppo e produzione, con una produzione netta di circa 90.000 barili al giorno.
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Ecco #DimmiLaVerità del 9 giugno 2026. Il generale Giuseppe Santomartino, docente di intelligence, spiega perché in Medio Oriente la situazione è pericolosissima.
Papa Leone XIV (Ansa)
«Matematico» anche nel gestire le citazioni di Benedetto XVI e Francesco, il Papa squaderna una visione del diritto naturale che tocca aborto, eutanasia, migrazioni, concezione della libertà e origine dei diritti. Un discorso accolto da una standing ovation promossa con particolare convinzione soprattutto dal Partito popolare.
Prevost tesse una lode storico-culturale della Spagna, poggiando su citazioni di Cervantes (1547-1616, da cui pesca l’inno alla libertà del Don Chisciotte), Santa Teresa d’Avila (1515-1582, prima donna proclamata Dottore della Chiesa) e Miguel de Unamuno (1864-1936, autore del Sentimento tragico della vita). Ma è sulla «scuola di Salamanca» che il Papa si dilunga per entrare nel vivo dell’intervento. La grande ondata di studiosi salita sotto il regno di Isabella e Fernando circa mezzo secolo fa è ritenuta una delle vette filosofiche nella riflessione pre-moderna sul diritto internazionale. «Alcuni maestri», spiega Leone riferendosi a frate Francisco de Vitoria (1483?-1546) e ai suoi allievi e colleghi, «compresero che la ragione non poteva essere invocata per rivestire di legittimità ciò che la forza o l’interesse presentavano come conveniente. Introdussero così [...] la domanda sul valore irriducibile di ogni essere umano e sui limiti del potere».
Da questa premessa, il pontefice desume i giudizi sull’attualità: «Tale dignità precede ogni concessione dello Stato e non può essere subordinata a consensi sociali mutevoli o alle fluttuazioni delle maggioranze»: e qui incastra un riferimento diretto a un discorso analogo per peso, quello di Ratzinger al Bundestag del 22 settembre 2011. Non è da meno la successiva puntualizzazione: «La fede cristiana la proclama (la dignità, ndr) a partire dalla Rivelazione; la ragione umana può riconoscerla come esigenza inscritta nella verità dell’uomo». Arriva il colpo più deciso su aborto ed eutanasia: «Se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società? Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri?».
Non scontata la definizione di bene comune (che non è «mera somma di interessi particolari»), così come il vallo invocato a tutela della famiglia, che passa dal «diritto primario e inalienabile dei genitori di scegliere il tipo di istruzione e formazione da impartire ai figli, coerentemente alle proprie convinzioni morali, culturali e religiose». Sul «dramma migratorio», Leone XIV al dovere dell’accoglienza fa precedere un approccio che «affronti le cause che costringono a partire», promuovendo «il diritto di rimanere nella propria terra»: e lo ha detto a un Paese che ha appena regolarizzato centinaia di migliaia di migranti. «Nessuna nazione», aggiunge, «può affrontare da sola una sfida di questa portata». L’invocazione della pace in un mondo che «sta attraversando una profonda crisi spirituale e culturale» ha toccato anche una nota cara a questo Papa: il linguaggio, capace di «instaurare e tutelare» la pace stessa dando forma e forza alla diplomazia e al dialogo.
Dopo l’affondo sull’aborto, altre parole saranno suonate aspre per un premier socialista, ma anche a diverse latitudini politiche: Prevost indica come «questione decisiva per ogni società veramente democratica la libertà di pensiero, di coscienza e di religione. La libertà su cui si fonda lo Stato contemporaneo, se è autentica, riconosce la dimensione religiosa dell’essere umano, la rispetta e la tutela giuridicamente». Questa libertà non è né creata né concessa dallo Stato: «Essere liberi non significa solo disporre di possibilità di scelta ma poter riconoscere il bene e aderirvi: ogni società libera richiede anche una giusta delimitazione del potere pubblico. [...] La fede non può essere relegata al silenzio come fosse irrilevante per la vita pubblica». Altro affondo diretto a Macron e Sànchez, che a diverso titolo hanno messo in discussione il vincolo del segreto confessionale: «Il sigillo sacramentale della confessione si inserisce nel contesto più ampio della libertà religiosa».
La giornata è proseguita con l’incontro coi vescovi iberici, l’omaggio alla Vergine dell’Almudena, una drammatica visita ad alcune vittime di abusi commessi da preti e un incontro con la comunità diocesana. Ma l’eco più forte risuona sulla libertà: «Quella moderna è stata preparata anche da una luna educazione alla coscienza profondamente segnata dalla tradizione cristiana».
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