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2021-12-13
Strade piene negozi vuoti
Restrizioni, inflazione, paura dei rincari delle bollette e non ultimo il fattore concorrenza dei giganti del Web rischiano di affossare anche questo Natale. Con la vaccinazione su larga scala, gli operatori del commercio speravano di recuperare un periodo festivo di normalità nella ripresa dei consumi. Invece con l’Immacolata siamo entrati nel momento clou delle feste e i negozi sono ancora vuoti. Per le strade delle grandi città, con festoni e luminarie ridotte all’osso, le persone guardano le vetrine ma tirano dritto. Nelle località d’arte come Roma, Firenze, Venezia, si sente la mancanza del turismo che di solito rappresenta circa il 50% dei clienti.
La recrudescenza del contagio oltre frontiera ma anche il timore di nuove restrizioni e il caos del super green pass - che esclude da una serie di attività chi ha il semplice tampone e gli immunizzati con vaccini non riconosciuti dall’Ema - hanno indotto i turisti più motivati a non spostarsi, a congelare le prenotazioni o a guardare ad altre mete.
Anche i tradizionali mercatini piangono. In tante città le autorità stanno pensando a regolamentare i flussi dei curiosi, con la creazione di speciali corridoi per non creare assembramenti. A Roma è stata estesa per tutte le feste la Ztl, ovvero la zona con circolazione del traffico limitata, anche nei fine settimana. L’Ufficio studi di Confcommercio stima che la spesa per i regali natalizi si attesterà a circa 6,9 miliardi di euro rispetto ai 7,4 miliardi dello scorso anno caratterizzato dal lockdown e ancora inferiore rispetto al 2019 pre-Covid. I consumi complessivi di dicembre (compresi affitti, utenze, servizi) sono stimati in 110 miliardi di euro, valore inferiore di 10 miliardi a quanto speso nel 2019. La ripresa che ci si aspettava per quest’anno, quindi, non ci sarà.
Nel periodo natalizio si concentra l’11,6% delle spese degli italiani per l’abbigliamento, il 13% di quelle relative agli elettrodomestici, il 12,3% per informatica e tlc. Novembre e dicembre sono pertanto mesi cruciali per il commercio. La quota di tredicesima tradizionalmente destinata alla spesa per i regali si confermerà intorno ai 160 euro pro capite, sostanzialmente in linea con l’anno scorso quando l’Italia era sotto il secondo lockdown. Per il lavoro autonomo, complessivamente la spesa media per famiglia a dicembre -inclusi affitti, bollette e utenze - si posiziona a 1.645 euro, lo 0,5% in più rispetto all’anno scorso, ma ancora molto al di sotto rispetto al 2019 (7,5%).
Secondo Assoutenti il crollo degli acquisti sarà pari in media a 230 euro a famiglia e una contrazione di spesa per complessivi 4,6 miliardi. Si stima un taglio delle spese legate a viaggi e vacanze di fine anno del 25% sul 2019 e minori consumi per 3,25 miliardi. Mentre nel 2019 sono andati in regali circa 169 euro pro capite, con un giro d’affari di circa 9 miliardi di euro, quest’anno ci saranno minori consumi per circa 1 miliardo con una contrazione del 12% rispetto al pre Covid.
Passeggiare tra le vetrine e fare acquisti non è più una consuetudine di massa, osteggiata da diversi fattori. «Allora meglio sedersi su un divano e sfogliare le piattaforme dei colossi del Web e affidarsi ad Amazon nella scelta dei regali», commenta ironico Romolo Guasco, direttore di Confcommercio Roma. Le stime dell’associazione rilevano che il 40% degli acquisti natalizi si farà online. Anzi, si sono già fatti. Il Black Friday ha bruciato la tradizione della passeggiata tra i negozi. «Il venerdì delle grandi offerte a cui è seguito il Cyber Monday ha esteso a oltre una settimana i grandi sconti e gran parte degli acquisti vengono fatti online», commenta Guasco.
Patrizio Bertin, presidente veneto di Confcommercio, si scaglia contro questa moda: «Otto anni fa era il venerdì, aveva regole precise, poi tutto è degenerato e i giorni di sconto sono diventati due, tre, una settimana, in alcuni casi quasi un mese. Vendere sempre in sconto nel mezzo della stagione non ha alcun senso. Un negozio non può vivere di sconti». Il Politecnico di Milano, che ha studiato il fenomeno dell’e-commerce, ha rilevato che tra il 2010 e il 2021 sono quintuplicate le spese attraverso il Web da 8 miliardi a quasi 40 miliardi. Nello stesso periodo i consumi complessivi sono scesi. Quindi si vede perfettamente la divaricazione tra commercio elettronico e tradizionale.
Dai dati Istat di ottobre sulle vendite emerge che rispetto a ottobre 2020 c’è una crescita per la grande distribuzione (+2,7%) e per i negozi (+5,8%) mentre si registra un calo del 3,7% per il commercio elettronico. Questo ha indotto molti a tirare un sospiro di sollievo e a commentare lo scampato pericolo per i negozi. Ma Guasco spiega che il ridimensionamento è apparente: «Il 2020 è stato un anno eccezionale con un boom di acquisti online dovuto alle chiusure. Se si considera l’andamento pluriennale, l’e-commerce non scende in termini assoluti. C’è una normalizzazione che è ancora più preoccupante perché significa un radicamento delle abitudini. Quando la situazione migliorerà, difficilmente si tornerà indietro per quei prodotti che prima erano acquistati nei punti fisici».
Secondo l’Osservatorio e-commerce B2c Netcomm-Politecnico di Milano, tra Black Friday e Cyber Monday l’incremento delle vendite online è stimato in crescita del 21% (per un totale di 1,8 miliardi) rispetto al 2020, che è stato l’anno delle chiusure. Coldiretti prevede che oltre un italiano su due, il 54%, si rivolgerà al Web per i regali di Natale. Quindi gli acquisti online da condizione forzata dalle chiusure della pandemia, sono diventati un’abitudine radicata favorita, come commenta Coldiretti, anche dalle varie misure di restrizione decise dal governo per limitare la diffusione del contagio, dalle mascherine obbligatorie al contingentamento nei centri storici. Le piattaforme Web sono preferite non solo per i prodotti tecnologici. Il negozio è tradito a Natale anche per panettoni e spumanti. Quale è la soluzione per i negozi? Confcommercio indica la direzione: «Non c’è un piano B. Chi vuole stare sul mercato deve avere un’omnicanalità. Bisogna partecipare a questa agguerrita competizione».
«La gente chiusa a fare acquisti da casa»
«Ci avevano detto che questa doveva essere la fase due, nella quale avremmo dovuto convivere con il virus, la fase successiva alla vaccinazione. Invece si continuano a lanciare messaggi allarmistici come se gli immunizzati fossero ancora pochi e le terapie intensive degli ospedali intasate. È evidente che in questa situazione di incertezza le persone si muovono meno, riducono le passeggiate per lo shopping, preferendo acquistare da casa sul Web». È un grido di allarme quello di Massimo Bertoni, presidente di Federmoda Roma. E punta il dito contro il nemico numero uno del commercio: «Sembra che le istituzioni facciano di tutto per favorire i big tech, i colossi delle vendite online, che peraltro non pagano nemmeno le tasse nei Paesi dove vendono».
In che modo si favoriscono i giganti dell’e-commerce?
«Le persone sono spaventate. Si paventano cambi di colore, nuove restrizioni. A questo si aggiunge che a Roma è stato introdotto, oltre all’obbligo della mascherina nelle strade dello shopping, anche il traffico limitato nel fine settimana. Un ulteriore disincentivo a uscire per fare gli acquisti natalizi. Il risultato è che la famiglia si accomoda sul divano e lì compra i regali».
Il Black Friday non vi ha dato una mano?
«Tutt’altro. Ha indotto i consumatori ad anticipare gli acquisti depotenziando lo shopping nelle settimane precedenti il Natale. E poi gli acquisti sono stati soprattutto online. Si sta sommando un insieme di fattori che penalizzano i negozi fisici nella totale indifferenza delle autorità. Nessuno si rende conto che il centro storico della capitale si sta desertificando e se i negozi chiudono la città sprofonda nel degrado. Vuole la mia esperienza?»
Sì, ci dica.
«Ho un negozio in via Nazionale che un tempo era considerata una strada dello shopping di lusso. Ora invece non è stata nemmeno inserita nell’elenco delle aree dove è obbligatorio l’uso della mascherina. Questo vuol dire che non si prevede un particolare flusso di persone per gli acquisti. Ho avuto clienti che mi hanno chiesto di essere accompagnati alla loro auto da un commesso perché in orario di chiusura avevano paura a camminare nella strada deserta. I barboni si accampano davanti ai negozi chiusi per fine attività. Ecco come è ridotta Roma».
In tutto questo cosa fanno le istituzioni?
«Invece di rilanciare i consumi, seminano la paura tra le persone, le invitano a ridurre al massimo gli spostamenti e, nel caso della capitale, estendono la limitazione del traffico anche ai fine settimana».
I romani sono ottimisti o pessimisti per il Natale?
«In base a un recente report dell’Osservatorio economico di Confcommercio Roma, il 58% dei cittadini teme nuove chiusure e restrizioni o che il Lazio torni in zona gialla nel periodo delle festività. Il 10% dà una valutazione negativa del green pass come strumento per contenere la pandemia e solo il 60% ritiene che contribuirà in modo decisivo a vivere le festività in maniera più libera rispetto a quelle del 2020. Poi c’è un 83,9% che teme l’aumento dei prezzi e ritiene più prudente non esporsi con le spese natalizie, rinviando quelle necessarie a tempi migliori. Il 97% spenderà per i regali meno di 300 euro. La media sarà di circa 150 euro. Infine c’è il boom dell’e-commerce. Il 64,3% ha dichiarato che acquisterà i regali sul Web. Solo il 19,3% tornerà a fare shopping nei negozi. C’è un 25% che non acquisterà doni».
Quali sono le motivazioni degli acquisti online, perché si preferiscono ai negozi?
«Le ragioni prevalenti sono i prezzi più bassi e il risparmio di tempo per il 38,7% e il 32,1%. C’è un 13% che ha paura del contagio. Per concludere, servirebbe una politica per incentivare i consumi nei negozi fisici».
Non pesa anche la mancanza di turisti?
«Certo. Roma è una città che vive di turismo e con la pandemia gli arrivi sono crollati. Ma nella normalità, al turista vanno offerte oltre alle meraviglie storico artistiche, anche piacevoli strade per lo shopping. Invece le belle vetrine stanno scomparendo. In questi anni di pandemia, hanno chiuso circa 3.000 negozi solo nel centro storico. Alcuni di lunga tradizione. Al loro posto botteghe di souvenir e paccottiglia».
Milano punta al pareggio con il 2019
«Contiamo di pareggiare la situazione con quella del 2019 e rispetto al 2020 abbiamo registrato un aumento del 15%». La situazione delle vendite natalizie a Milano nel Black Friday, secondo quanto riferisce il presidente rete associativa vie Confcommercio Milano, Gabriel Meghnagi, è in ripresa. Milano però è un caso in controtendenza. Non è legata più di tanto all’andamento del turismo e vive soprattutto di presenze business. Le vendite sono uno degli aspetti della ripresa di questa città che si conferma un traino dell’economia nazionale. Anche se l’uscita dal tunnel è ancora lontana. «È evidente che se continuano gli allarmi sull’aumento delle bollette, con quelle elettriche che dovrebbero addirittura triplicare, i consumi potrebbero ridursi. L’economia si nutre di ottimismo e fiducia ed è ciò che dobbiamo trasmettere in questo momento».
Gli acquisti, dice Meghnagi, «sono andati bene. La voglia di comprare c’è e le maggiori vendite si registrano nell’abbigliamento donna. Sono andate benissimo le vie principali dello shopping a Milano e anche Monza». Gli acquisti online sono in crescita ma, osserva Meghnagi, riguardano soprattutto i prodotti tecnologici e i libri. «Le librerie sono sparite a Milano e il Web propone soluzioni di prezzo vantaggiose. Lo stesso si può dire per la tecnologia. Quanto all’abbigliamento la preferenza resta per il negozio fisico, dove si possono misurare i capi e c’è il commesso che dà un consiglio».
L’ufficio studi di Confcommercio di Milano, Lodi, Monza e Brianza, ha stimato che con la tredicesima si spenderanno 3,436 miliardi di euro, in crescita del 6,7% (5,4% al netto dell’inflazione) rispetto al 2020 ma in calo del 10% in confronto con il 2019. Nella destinazione delle risorse è ancora elevato (13,9%) il livello della propensione al risparmio: sceso rispetto al 2020 (era 15,8%), ma ampiamente superiore rispetto al 2019 (8,3%). «C’è ancora un atteggiamento di prudenza legato al timore di una recrudescenza della pandemia e per l’andamento dell’economia a causa dell’inflazione», commenta Meghnagi. C’è un aumento del 15,1% nell’acquisto di beni rispetto al 2019, ma c’è ancora distanza dai livelli di fatturato pre-Covid per turismo, ristorazione, spettacoli, concerti e manifestazioni.
Gli acquisti natalizi si concentrano sul settore tecnologico (smartphone, tablet, pc) con 119 milioni di euro e un +24,5% rispetto al 2019. In crescita anche abbigliamento e calzature (327 milioni di euro, + 22,3%). Protagonisti nel carrello natalizio anche giocattoli e articoli sportivi con una stima di spesa di 55 milioni di euro, in aumento del 9,5%. I regali nell’alimentare si attestano sui 241 milioni, in crescita del 6,3% sul 2019.
Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, spiega che dalla fotografia dell’ufficio studi «emerge una ripresa nell’acquisto di beni e nella propensione generale alla spesa con le risorse della tredicesima, ma anche la difficoltà di comparti duramente colpiti dalla pandemia, in particolare il turismo, nel ritrovare i livelli di fatturato pre-Covid. Le imprese non possono più permettersi il ritorno a situazioni di lockdown e chiusure».
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Previsioni nere per il commercio, ripresa zero rispetto al flop del 2020. Invece che strumento per garantire le aperture, il green pass si sta rivelando il grande nemico degli esercenti.«La gente chiusa a fare acquisti da casa». Il presidente di Federmoda Roma Massimo Bertoni: «Altro che normalità, arrivano soltanto messaggi allarmistici e l’incertezza regna sovrana. Sembra che le istituzioni facciano di tutto per favorire i colossi delle vendite online. Che poi non pagano nemmeno le tasse qui».Milano punta al pareggio con il 2019. Bene l’abbigliamento ma le associazioni dei venditori sono contente soltanto in parte: «Nella città della moda viviamo delle presenze d’affari che non sono ancora ripartite».Lo speciale comprende due articoli.Restrizioni, inflazione, paura dei rincari delle bollette e non ultimo il fattore concorrenza dei giganti del Web rischiano di affossare anche questo Natale. Con la vaccinazione su larga scala, gli operatori del commercio speravano di recuperare un periodo festivo di normalità nella ripresa dei consumi. Invece con l’Immacolata siamo entrati nel momento clou delle feste e i negozi sono ancora vuoti. Per le strade delle grandi città, con festoni e luminarie ridotte all’osso, le persone guardano le vetrine ma tirano dritto. Nelle località d’arte come Roma, Firenze, Venezia, si sente la mancanza del turismo che di solito rappresenta circa il 50% dei clienti. La recrudescenza del contagio oltre frontiera ma anche il timore di nuove restrizioni e il caos del super green pass - che esclude da una serie di attività chi ha il semplice tampone e gli immunizzati con vaccini non riconosciuti dall’Ema - hanno indotto i turisti più motivati a non spostarsi, a congelare le prenotazioni o a guardare ad altre mete. Anche i tradizionali mercatini piangono. In tante città le autorità stanno pensando a regolamentare i flussi dei curiosi, con la creazione di speciali corridoi per non creare assembramenti. A Roma è stata estesa per tutte le feste la Ztl, ovvero la zona con circolazione del traffico limitata, anche nei fine settimana. L’Ufficio studi di Confcommercio stima che la spesa per i regali natalizi si attesterà a circa 6,9 miliardi di euro rispetto ai 7,4 miliardi dello scorso anno caratterizzato dal lockdown e ancora inferiore rispetto al 2019 pre-Covid. I consumi complessivi di dicembre (compresi affitti, utenze, servizi) sono stimati in 110 miliardi di euro, valore inferiore di 10 miliardi a quanto speso nel 2019. La ripresa che ci si aspettava per quest’anno, quindi, non ci sarà.Nel periodo natalizio si concentra l’11,6% delle spese degli italiani per l’abbigliamento, il 13% di quelle relative agli elettrodomestici, il 12,3% per informatica e tlc. Novembre e dicembre sono pertanto mesi cruciali per il commercio. La quota di tredicesima tradizionalmente destinata alla spesa per i regali si confermerà intorno ai 160 euro pro capite, sostanzialmente in linea con l’anno scorso quando l’Italia era sotto il secondo lockdown. Per il lavoro autonomo, complessivamente la spesa media per famiglia a dicembre -inclusi affitti, bollette e utenze - si posiziona a 1.645 euro, lo 0,5% in più rispetto all’anno scorso, ma ancora molto al di sotto rispetto al 2019 (7,5%).Secondo Assoutenti il crollo degli acquisti sarà pari in media a 230 euro a famiglia e una contrazione di spesa per complessivi 4,6 miliardi. Si stima un taglio delle spese legate a viaggi e vacanze di fine anno del 25% sul 2019 e minori consumi per 3,25 miliardi. Mentre nel 2019 sono andati in regali circa 169 euro pro capite, con un giro d’affari di circa 9 miliardi di euro, quest’anno ci saranno minori consumi per circa 1 miliardo con una contrazione del 12% rispetto al pre Covid.Passeggiare tra le vetrine e fare acquisti non è più una consuetudine di massa, osteggiata da diversi fattori. «Allora meglio sedersi su un divano e sfogliare le piattaforme dei colossi del Web e affidarsi ad Amazon nella scelta dei regali», commenta ironico Romolo Guasco, direttore di Confcommercio Roma. Le stime dell’associazione rilevano che il 40% degli acquisti natalizi si farà online. Anzi, si sono già fatti. Il Black Friday ha bruciato la tradizione della passeggiata tra i negozi. «Il venerdì delle grandi offerte a cui è seguito il Cyber Monday ha esteso a oltre una settimana i grandi sconti e gran parte degli acquisti vengono fatti online», commenta Guasco. Patrizio Bertin, presidente veneto di Confcommercio, si scaglia contro questa moda: «Otto anni fa era il venerdì, aveva regole precise, poi tutto è degenerato e i giorni di sconto sono diventati due, tre, una settimana, in alcuni casi quasi un mese. Vendere sempre in sconto nel mezzo della stagione non ha alcun senso. Un negozio non può vivere di sconti». Il Politecnico di Milano, che ha studiato il fenomeno dell’e-commerce, ha rilevato che tra il 2010 e il 2021 sono quintuplicate le spese attraverso il Web da 8 miliardi a quasi 40 miliardi. Nello stesso periodo i consumi complessivi sono scesi. Quindi si vede perfettamente la divaricazione tra commercio elettronico e tradizionale. Dai dati Istat di ottobre sulle vendite emerge che rispetto a ottobre 2020 c’è una crescita per la grande distribuzione (+2,7%) e per i negozi (+5,8%) mentre si registra un calo del 3,7% per il commercio elettronico. Questo ha indotto molti a tirare un sospiro di sollievo e a commentare lo scampato pericolo per i negozi. Ma Guasco spiega che il ridimensionamento è apparente: «Il 2020 è stato un anno eccezionale con un boom di acquisti online dovuto alle chiusure. Se si considera l’andamento pluriennale, l’e-commerce non scende in termini assoluti. C’è una normalizzazione che è ancora più preoccupante perché significa un radicamento delle abitudini. Quando la situazione migliorerà, difficilmente si tornerà indietro per quei prodotti che prima erano acquistati nei punti fisici».Secondo l’Osservatorio e-commerce B2c Netcomm-Politecnico di Milano, tra Black Friday e Cyber Monday l’incremento delle vendite online è stimato in crescita del 21% (per un totale di 1,8 miliardi) rispetto al 2020, che è stato l’anno delle chiusure. Coldiretti prevede che oltre un italiano su due, il 54%, si rivolgerà al Web per i regali di Natale. Quindi gli acquisti online da condizione forzata dalle chiusure della pandemia, sono diventati un’abitudine radicata favorita, come commenta Coldiretti, anche dalle varie misure di restrizione decise dal governo per limitare la diffusione del contagio, dalle mascherine obbligatorie al contingentamento nei centri storici. Le piattaforme Web sono preferite non solo per i prodotti tecnologici. Il negozio è tradito a Natale anche per panettoni e spumanti. Quale è la soluzione per i negozi? Confcommercio indica la direzione: «Non c’è un piano B. Chi vuole stare sul mercato deve avere un’omnicanalità. 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E punta il dito contro il nemico numero uno del commercio: «Sembra che le istituzioni facciano di tutto per favorire i big tech, i colossi delle vendite online, che peraltro non pagano nemmeno le tasse nei Paesi dove vendono». In che modo si favoriscono i giganti dell’e-commerce? «Le persone sono spaventate. Si paventano cambi di colore, nuove restrizioni. A questo si aggiunge che a Roma è stato introdotto, oltre all’obbligo della mascherina nelle strade dello shopping, anche il traffico limitato nel fine settimana. Un ulteriore disincentivo a uscire per fare gli acquisti natalizi. Il risultato è che la famiglia si accomoda sul divano e lì compra i regali». Il Black Friday non vi ha dato una mano? «Tutt’altro. Ha indotto i consumatori ad anticipare gli acquisti depotenziando lo shopping nelle settimane precedenti il Natale. E poi gli acquisti sono stati soprattutto online. Si sta sommando un insieme di fattori che penalizzano i negozi fisici nella totale indifferenza delle autorità. Nessuno si rende conto che il centro storico della capitale si sta desertificando e se i negozi chiudono la città sprofonda nel degrado. Vuole la mia esperienza?» Sì, ci dica. «Ho un negozio in via Nazionale che un tempo era considerata una strada dello shopping di lusso. Ora invece non è stata nemmeno inserita nell’elenco delle aree dove è obbligatorio l’uso della mascherina. Questo vuol dire che non si prevede un particolare flusso di persone per gli acquisti. Ho avuto clienti che mi hanno chiesto di essere accompagnati alla loro auto da un commesso perché in orario di chiusura avevano paura a camminare nella strada deserta. I barboni si accampano davanti ai negozi chiusi per fine attività. Ecco come è ridotta Roma». In tutto questo cosa fanno le istituzioni? «Invece di rilanciare i consumi, seminano la paura tra le persone, le invitano a ridurre al massimo gli spostamenti e, nel caso della capitale, estendono la limitazione del traffico anche ai fine settimana». I romani sono ottimisti o pessimisti per il Natale? «In base a un recente report dell’Osservatorio economico di Confcommercio Roma, il 58% dei cittadini teme nuove chiusure e restrizioni o che il Lazio torni in zona gialla nel periodo delle festività. Il 10% dà una valutazione negativa del green pass come strumento per contenere la pandemia e solo il 60% ritiene che contribuirà in modo decisivo a vivere le festività in maniera più libera rispetto a quelle del 2020. Poi c’è un 83,9% che teme l’aumento dei prezzi e ritiene più prudente non esporsi con le spese natalizie, rinviando quelle necessarie a tempi migliori. Il 97% spenderà per i regali meno di 300 euro. La media sarà di circa 150 euro. Infine c’è il boom dell’e-commerce. Il 64,3% ha dichiarato che acquisterà i regali sul Web. Solo il 19,3% tornerà a fare shopping nei negozi. C’è un 25% che non acquisterà doni». Quali sono le motivazioni degli acquisti online, perché si preferiscono ai negozi? «Le ragioni prevalenti sono i prezzi più bassi e il risparmio di tempo per il 38,7% e il 32,1%. C’è un 13% che ha paura del contagio. Per concludere, servirebbe una politica per incentivare i consumi nei negozi fisici». Non pesa anche la mancanza di turisti? «Certo. Roma è una città che vive di turismo e con la pandemia gli arrivi sono crollati. Ma nella normalità, al turista vanno offerte oltre alle meraviglie storico artistiche, anche piacevoli strade per lo shopping. Invece le belle vetrine stanno scomparendo. In questi anni di pandemia, hanno chiuso circa 3.000 negozi solo nel centro storico. Alcuni di lunga tradizione. 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Anche se l’uscita dal tunnel è ancora lontana. «È evidente che se continuano gli allarmi sull’aumento delle bollette, con quelle elettriche che dovrebbero addirittura triplicare, i consumi potrebbero ridursi. L’economia si nutre di ottimismo e fiducia ed è ciò che dobbiamo trasmettere in questo momento». Gli acquisti, dice Meghnagi, «sono andati bene. La voglia di comprare c’è e le maggiori vendite si registrano nell’abbigliamento donna. Sono andate benissimo le vie principali dello shopping a Milano e anche Monza». Gli acquisti online sono in crescita ma, osserva Meghnagi, riguardano soprattutto i prodotti tecnologici e i libri. «Le librerie sono sparite a Milano e il Web propone soluzioni di prezzo vantaggiose. Lo stesso si può dire per la tecnologia. Quanto all’abbigliamento la preferenza resta per il negozio fisico, dove si possono misurare i capi e c’è il commesso che dà un consiglio». L’ufficio studi di Confcommercio di Milano, Lodi, Monza e Brianza, ha stimato che con la tredicesima si spenderanno 3,436 miliardi di euro, in crescita del 6,7% (5,4% al netto dell’inflazione) rispetto al 2020 ma in calo del 10% in confronto con il 2019. Nella destinazione delle risorse è ancora elevato (13,9%) il livello della propensione al risparmio: sceso rispetto al 2020 (era 15,8%), ma ampiamente superiore rispetto al 2019 (8,3%). «C’è ancora un atteggiamento di prudenza legato al timore di una recrudescenza della pandemia e per l’andamento dell’economia a causa dell’inflazione», commenta Meghnagi. C’è un aumento del 15,1% nell’acquisto di beni rispetto al 2019, ma c’è ancora distanza dai livelli di fatturato pre-Covid per turismo, ristorazione, spettacoli, concerti e manifestazioni. Gli acquisti natalizi si concentrano sul settore tecnologico (smartphone, tablet, pc) con 119 milioni di euro e un +24,5% rispetto al 2019. In crescita anche abbigliamento e calzature (327 milioni di euro, + 22,3%). Protagonisti nel carrello natalizio anche giocattoli e articoli sportivi con una stima di spesa di 55 milioni di euro, in aumento del 9,5%. I regali nell’alimentare si attestano sui 241 milioni, in crescita del 6,3% sul 2019. Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, spiega che dalla fotografia dell’ufficio studi «emerge una ripresa nell’acquisto di beni e nella propensione generale alla spesa con le risorse della tredicesima, ma anche la difficoltà di comparti duramente colpiti dalla pandemia, in particolare il turismo, nel ritrovare i livelli di fatturato pre-Covid. Le imprese non possono più permettersi il ritorno a situazioni di lockdown e chiusure».
Getty Images
La quarta conferenza stampa di Giorgia Meloni è quella della maturità. Organizzato come da tradizione dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in collaborazione con l’Associazione della stampa parlamentare, il suo colloquio si trasforma soprattutto in un’analisi lucida. Del tanto di buono che è stato fatto ma anche del tanto lavoro che ancora c’è da fare. Soprattutto sulla sicurezza, lo riconosce lei stessa. «Abbiamo lavorato moltissimo, gli anni di lassismo non sono facili da cancellare, ma i risultati per me non sono sufficienti». Meloni è da sempre considerata severa e sa esserlo anche con sé stessa. «Questo dev’essere l’anno in cui si cambia passo su questa materia, in cui si fa molto di più, ma rivendico che ci abbiamo lavorato molto, con moltissime iniziative». Tra le iniziative «stiamo studiando anche un provvedimento sul tema delle baby gang», per il presidente del Consiglio «altra situazione fuori controllo».
Rivendica però alcuni primi risultati: «I dati dicono che nei primi dieci mesi del 2025 i reati sono calati del 3,5% rispetto all’anno precedente». Frutto di un lavoro copioso del governo: «Assunti 30.000 nuovi operatori delle forze dell’ordine; stanziato 1,5 miliardi per il rinnovo dei contratti nel settore difesa, sicurezza e soccorso; sbloccato investimenti fermi da anni; il famoso decreto Sicurezza molto contestato dalle opposizioni con cui abbiamo dato risposta a reati che impattano maggiormente sulla popolazione; la lotta alla mafia, con 120 latitanti catturati e migliaia di arresti e beni confiscati alla criminalità in questi tre anni». Infine ricorda Caivano e il lavoro fatto per «combattere tutte le zone franche». E ancora: «Strade sicure e Stazioni sicure, oltre 220 interi stabili sgomberati e quasi 4.000 case restituite ai legittimi proprietari; abbiamo diminuito di oltre il 60% gli arrivi degli immigrati illegali, che impattano sulla sicurezza in maniera significativa».
Meloni poi si mostra durissima con quella magistratura che «a volte rende vano il lavoro del Parlamento». Perché «se vogliamo garantire sicurezza ai nostri cittadini occorre lavorare tutti nella stessa direzione, lo deve fare il governo, le forze della polizia, e la magistratura che è fondamentale in questo disegno. Un appello a lavorare tutti nella stessa direzione per garantire la sicurezza dei cittadini può fare la differenza». E stila una serie di esempi: «Escluso quello del capotreno, per il quale rinnovo la mia totale solidarietà alla famiglia, ricordo il caso dell’imam di Torino. La polizia ne dimostra la pericolosità per i suoi contatti con i jihadisti, il ministro Matteo Piantedosi ne dispone l’espulsione e questa viene bloccata. Lo scorso novembre una mamma ha ucciso il figlio di 9 anni, era stata più volte denunciata dalle forze dell’ordine e dai servizi sociali e l’autorità giudiziaria ha ritenuto di lasciarla a piede libero. Sempre a novembre ad Acerra una persona è stata arrestata mentre sversava tonnellate di rifiuti nocivi nella Terra dei fuochi, grazie ai provvedimenti del governo, e dopo poche ore è stato rimesso in libertà dall’autorità giudiziaria. Quando questo accade, non è solo vano il lavoro del Parlamento, ma soprattutto quello delle forze dell’ordine».
Poi ampio spazio alla riforma della giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio, chiarendo sul voto: «A norma di legge dobbiamo dare la data entro il 17 di gennaio, lo farà il prossimo cdm: il 22 e 23 marzo è la data più probabile e mi sentirei di confermarla», spiega, chiarendo che le norme attuative verranno emanate prima del rinnovo del prossimo Csm, scongiurando il rischio che questo si possa rinnovare senza sorteggio nell’eventualità che vincesse il Sì. Riconoscendo poi un «intento dilatorio nelle polemiche dei giorni scorsi» riferendosi alla possibilità che il fronte del No intendesse allontanare la data del voto con lo scopo di rieleggere il Csm senza sorteggio.
E sulla campagna referendaria quella condotta «dall’Anm nelle stazioni delegittima la magistratura perché, se chi ha nel suo Dna la ricerca della verità, scrive una menzogna per difendere la sua campagna legittimissima contro il referendum, di fatto la delegittima». E ancora: «Il dibattito sulla separazione delle carriere dovrebbe essere concentrato sul merito della riforma», perché «se dovesse diventare uno scontro politico banalmente non aiuterebbe i cittadini a votare e a scegliere. Quindi ho chiesto di stare molto sul tema». Ed è per questo che «a me fa arrabbiare la campagna che ha portato avanti l’Anm. Perché nella riforma facciamo esattamente il contrario di quello che dice l’Anm, cioè non si può fare una campagna dicendo che i giudici verranno sottomessi alla politica. Quello che facciamo noi è togliere al Parlamento la possibilità di eleggere un pezzo del Csm; quindi, semmai stiamo togliendo la possibilità della politica di influenzare quello che fanno i magistrati, questa è la realtà».
Sui rapporti con il Quirinale Meloni chiarisce di avere un buon rapporto «soprattutto con il presidente della Repubblica», lasciando intendere che potrebbe non essere così con tutto il Colle. «Io e il capo dello Stato non siamo sempre d’accordo, ma c'è una cosa che fa la differenza: Sergio Mattarella, quando si tratta di difendere gli interessi nazionali, c’è». E sulla possibilità di occuparne il suo posto risponde: «Attualmente non c’è, nei miei radar, quello di salire di livello. Mi faccio bastare il mio». Infine si dice «fiera dei partiti della maggioranza, dei loro leader, del rapporto che ho con loro. Sono fiera del lavoro che stanno facendo Matteo Salvini e Antonio Tajani». Insomma, risultati a ambizioni di miglioramento sulla sicurezza ma anche sulla crescita: «Sono i due focus principali per me».
In serata è arrivata la replica dell’Anm: «La costante delegittimazione dei magistrati e delle decisioni prese esclusivamente in base alla legge è pericolosa per la tenuta dello Stato di diritto».
«È ora che l’Ue parli con la Russia»
Gli argomenti di politica estera in conferenza stampa hanno preso il sopravvento su quelli nazionali. Inevitabile visto il quadro geopolitico e la fattiva e continuata attività di politica estera del premier, Giorgia Meloni. Dalla guerra in Ucraina alla Groenlandia, dal Venezuela ai rapporti con l’amministrazione Trump, passando per il dialogo con la Russia.
Su questo la Meloni riconosce che «è arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia, perché se l’Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo, temo che alla fine vedrà il contributo positivo che può portare sia limitato». Difende poi il pensiero del vicepremier, Matteo Salvini, accusato di essere «filorusso»: «Per quello che riguarda la Russia nel G8 e i contatti con Vladimir Putin, Salvini ha fatto una riflessione sui rapporti dell’Italia come Emmanuel Macron l’ha fatta per esempio sui rapporti con l’Europa, nel senso che al di là di quelli che sono i rapporti italiani, perché noi siamo in un ambito che è quello anche della cooperazione dell’Unione europea, penso che però Macron abbia ragione su questo». Perché «se noi facessimo l’errore di decidere da una parte di riaprire le interlocuzioni con la Russia e dall’altra di andare in ordine sparso mentre lo facciamo, noi faremo un favore a Putin e l’ultima cosa che voglio fare nella vita è un favore a Putin».
L’invio di truppe «a oggi non lo considero necessario», spiega il premier, perché «il principale strumento oggi individuato per costruire solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina è un sistema ispirato all’articolo 5 della Nato». E poi, circa l’ipotesi di una missione multinazionale con ombrello Onu, ha chiarito: «Non è sul campo oggi».
A molti uno degli argomenti più urgenti su cui porre domanda sono state le mire americane sulla Groenlandia. Ha ribadito: «Io continuo a non credere nell’ipotesi che gli Usa attuino un’azione militare per assumere il controllo dell’isola. Un’opzione che chiaramente non condividerei, l’ho già messo nero su bianco.
Credo che non converrebbe a nessuno, non converrebbe neanche agli Stati Uniti d’America». Per il premier, l’attenzione di Washington sarebbe piuttosto rivolta alla rilevanza strategica dell’Artico: «Io ritengo che gli Usa, con metodi diciamo molto assertivi, stiano soprattutto ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia e in generale dell’area artica per i suoi interessi per la sua sicurezza», chiarendo che in questo senso fa bene e anche che in questo quadro anche «l’Europa deve continuare a lavorare in ambito Nato per una maggiore presenza nell’area artica». Sul tema Meloni ha annunciato che entro fine mese il ministero degli Affari esteri presenterà una strategia italiana sull’Artico, con l’obiettivo di «preservare l’area come zona di pace e di cooperazione contribuire alla sicurezza della regione». Questo perché il premier capisce «quanto sia strategico e importante oggi occuparsi di questa area del mondo e stiamo facendo la nostra parte. Poi il ministro Tajani, che ringrazio, presenteranno i contenuti di questa strategia, ma chiaramente gli obiettivi sono preservare l’area artica come zona di pace e di cooperazione, contribuire alla sicurezza della regione, aiutare le aziende italiane che volessero investire anche in questa realtà».
Sulla reazione alle dichiarazioni di Trump, il presidente del Consiglio ha rivendicato: «L’Europa è stata immediata nella risposta quando appunto nei giorni scorsi si è alzata la tensione, penso che il dibattito non coinvolga solo l’Europa, penso che sia un dibattito che deve coinvolgere la Nato. Credo che sia chiara a tutti l’implicazione che avrebbe per il futuro dell’Alleanza atlantica una scelta e un’opzione di questo tipo ed è il motivo per cui io non la credo realistica». Anche perché, come chiarito per altri, «con Trump ci sono molte cose sulle quali non sono d’accordo, l’ho detto, lo ribadisco, penso per esempio che il tema del diritto internazionale sia qualcosa che vada ampiamente difeso, penso che quando saltano le regole del diritto internazionale siamo tutti molto più esposti e quindi sì, quando non sono d’accordo lo dico, ma guardi lo dico a lui, non c’è neanche difficoltà e penso che se parlaste con i miei partner lo sapreste molto bene anche voi».
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