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2022-10-06
Speranza si rimangia la sua circolare per imporre di nuovo i bavagli al chiuso
(Ansa)
Per una volta, qualcosa che riguarda Roberto Speranza, anziché di rosso comunista, si tinge di giallo mistero. È il caso della disposizione che prescriverebbe il ritorno delle mascherine al chiuso e la limitazione degli assembramenti, annunciata martedì e poi smentita dagli uffici del ministro: «Nessuna circolare in arrivo», è stato il secco diniego di lungotevere Ripa. «Prosegue il monitoraggio del quadro epidemiologico e si continua a raccomandare la quarta dose per fragili e over 60».
Eppure, le 18 pagine del documento, firmato da Gianni Rezza (direttore della Prevenzione) e Stefano Lorusso (direttore della Programmazione sanitaria), per di più indirizzato a dicasteri, ordini professionali, istituti medici, società di trasporto e alla Regione Veneto, esistono. Anzi, secondo la stampa, la bozza sarebbe stata discussa o, addirittura, concordata con i governatori. Cos’è successo, allora? Perché l’ultimo blitz delle brigate Covid è stato annullato all’improvviso?
Una possibilità è che qualcuno più in alto di Speranza, tipo Mario Draghi, abbia fatto notare all’ex assessore potentino che partorire una misura di tale portata, con i membri dell’esecutivo prossimi al trasloco, sarebbe stato uno sgarbo istituzionale. È opportuno che sia il centrodestra, appena insediato, a dettare gli indirizzi della politica sanitaria per il prossimo inverno. Ed è quanto meno dubbio che Giorgia Meloni & C. abbiano idea di ripristinare l’obbligo di bavaglio o la riduzione delle capienze dei locali. Interpellate dalla Verità, tuttavia, fonti di Palazzo Chigi hanno smentito un intervento diretto del presidente del Consiglio uscente. Il ministro della Salute s’è ravveduto da sé? Oppure i suoi esperti lo avevano scavalcato a sinistra, approfittando del risorto battage dei bollettini epidemiologici? C’erano dissidi tra strutture tecniche e direzione politica del ministero, per cui le prime hanno tentato di blindare il provvedimento, spifferandone il contenuto?
Alle incongruenze si aggiunge un elemento: gli enti locali non sarebbero stati a conoscenza dell’intenzione di predisporre una stretta. Raggiunto telefonicamente, il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ha riferito che «non abbiamo mai avuto incontri» in proposito. L’unico a essere incluso tra i destinatari della bozza, in effetti, era l’assessorato alla Sanità del Veneto. E casualmente, Luca Zaia, meno di una settimana fa, aveva ribadito che «ci vuole l’uso della mascherina in condizioni di assembramento». Qualcuno, a Roma, sperava di trovare una sponda nel leghista, per poi mettere in giro la voce di un accordo con le Regioni?
Comunque siano andate le cose, il balletto sulla circolare è l’ennesimo, osceno spettacolo della gestione Speranza. Con una cifra stilistica permanente: l’incertezza, la confusione, il vezzo quasi sadico di tenere l’Italia sulle spine fino all’ultimo momento utile, lasciandole assaporare il gusto di una liberazione che invece, puntualmente, viene differita. Ma un conto è prorogare di un mese le museruole in Rsa e ospedali, un conto è evocare lo spettro del mascheramento generale, qualora il quadro peggiori nella stagione fredda.
Non che la decisione adottata per nosocomi e case di riposo sia incontestabile: primo, perché il mantra della prudenza prelude all’eterno incaprettamento di nasi e bocche, visto che il coronavirus è destinato a coesistere per sempre con il genere umano; secondo, perché è tempo di superare il paradigma delle costrizioni e affidarsi a intelligenza e buon senso delle persone.
Ciononostante, è molto peggio minacciare l’impiego dei Dpi «in spazi pubblici chiusi», oltre che parlare di «lavoro da casa» (che comporta ulteriori aggravi sulle già astronomiche bollette) e «limitazione delle dimensioni degli eventi che prevedono assembramenti» (se cinema, teatri e discoteche non chiudono per il caro energia, li facciamo fallire per i divieti Covid?).
Nella circolare, per ora abortita, si allude a un «peggioramento epidemiologico con grave impatto clinico e/o sull’assistenza sanitaria e/o sul funzionamento dei servizi essenziali». Ma la crescita di quasi il 40% in una settimana degli ingressi in corsia comprende un’ampia quota di pazienti che si scoprono positivi in ospedale, dove si erano recati per altri disturbi. Si può rimettere il bavaglio a una nazione nel nome dell’ossessione per i tamponi? Ancora: sia il testo misconosciuto da Speranza, sia la smentita, insistono sulla campagna per la quarta dose. La bandierina che il ministro vorrebbe sventolare contro il centrodestra. Al dicastero vagheggiano un ultimatum? Porgete il braccio, o scattano le limitazioni?
L’uomo di Leu, ora, è impegnato indefessamente nel proprio rilancio mediatico. Così, Franco Corbelli, leader del Movimento diritti civili, lo incalza: perché, tra un’ospitata tv e l’altra, non trova il modo di occuparsi «della grande tragedia delle morti improvvise dei giovani» e degli effetti avversi dei vaccini? Vana Speranza... Lui si fa intervistare solo da chi non gli fa domande.
Ricorso contro la legge californiana che punisce i medici scettici sui sieri
«L’imposizione di un’ortodossia ufficiale approvata dal governo viola il primo emendamento ed è in contrasto con lo stesso metodo scientifico»: dopo Joe Biden e Anthony Fauci, anche il governatore della California Gavin Newsom, esponente di spicco del Partito democratico e tra i papabili candidati alle prossime presidenziali americane, è riuscito a farsi trascinare in tribunale per aver firmato la discutibile legge sulla cosiddetta «disinformazione medica» riguardante il Covid-19.
La legge - la prima del genere negli Stati Uniti - dovrebbe entrare in vigore a gennaio, e vieta ai medici di fornire ai loro pazienti «informazioni false o fuorvianti» sul Covid. Ciò include informazioni su rischi, prevenzione e trattamento della malattia, e su sviluppo, sicurezza ed efficacia dei vaccini. Chi si renderà colpevole di questa «condotta non professionale» sarà punito con la sospensione o addirittura il ritiro della licenza. Un salto di qualità rispetto ai provvedimenti adottati verso i medici che si sono «discostati dagli standard di cura»: la legge infatti interviene anche sulla loro libertà di diffondere informazioni non allineate. Un testo talmente controverso che lo stesso Newsom, firmandolo venerdì scorso, ha ammesso: «Sono preoccupato per lo spaventoso effetto (sic) che altre potenziali leggi potrebbero avere sui medici, che devono poter parlare efficacemente con i loro pazienti. Tuttavia, sono fiducioso che discutere di idee o trattamenti emergenti, inclusi i rischi e i benefici, non costituisca disinformazione secondo i criteri di questa legge». Un messaggio dai contorni giuridici così vaghi e confusi da tradursi, in sostanza, in un semplice avvertimento: dottori, meno parlate, meglio è. Così lo hanno interpretato Mark McDonald, psichiatra a Los Angeles, e Jeff Barke, medico a Newport Beach, che hanno citato in giudizio alla Corte Federale di L.A. tutto il medical board della California (che concede e revoca le licenze), accusandolo di violare il primo e il quattordicesimo emendamento della Costituzione americana. «La legge obbliga i medici a considerare soltanto le tesi scientifiche che lo Stato della California ritiene accettabili», lamentano i ricorrenti, «e discrimina i medici che lavorano secondo le proprie conoscenze».
Newsom ha spinto molto per far approvare il testo, sostenendo che «la diffusione della disinformazione sui vaccini ha indebolito la fiducia del pubblico e messo a rischio le vite»: eppure, dopo New York, Dc, Maine e Connecticut, la California è uno degli Stati con la più alta percentuale di vaccinati negli Usa. Il governatore democratico ha tentato di far passare, senza successo, una legge che consentisse ai minori di 15 anni di essere vaccinati senza il consenso dei genitori, e ha dovuto anche ritirare il progetto d’introduzione dell’obbligo vaccinale nelle aziende californiane.
La legge è stata aspramente criticata da molti molti medici statunitensi. Robert F. Kennedy, Jr., presidente della Children’s health defense, ha lamentato che «cambia radicalmente il sacro rapporto tra medico e paziente che esiste dai tempi di Ippocrate». Ferma condanna anche da Peter McCullough, cardiologo incappato nella censura politica dei fact checker: «I medici smetteranno di curare i pazienti, la legge danneggia i più vulnerabili. La California sta prendendo una china pericolosa». «Dottori, usate la vostra libertà di parola, finché ancora la avete, per opporvi a questa legge!», ha denunciato uno dei firmatari della Great Barrington Declaration, Jay Bhattacharya.
La notizia è rimbalzata anche in Australia e Nuova Zelanda, dove sono state adottate misure simili: la più grande compagnia che assicura i medici australiani, la Medical indemnity protection society, ha emanato un decalogo per evitare le indagini disciplinari nei confronti di chi «parla troppo». L’opposizione al nuovo «autoritarismo medico» si diffonde a macchia d’olio.
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Giallo sulla bozza. Esiste, ma il ministro tenta la retromarcia: «Nulla in arrivo». Le Regioni: «Mai fatto incontri sul testo».In California una norma può portare alla revoca della licenza ai sanitari critici verso il vaccino.Lo speciale contiene due articoli.Per una volta, qualcosa che riguarda Roberto Speranza, anziché di rosso comunista, si tinge di giallo mistero. È il caso della disposizione che prescriverebbe il ritorno delle mascherine al chiuso e la limitazione degli assembramenti, annunciata martedì e poi smentita dagli uffici del ministro: «Nessuna circolare in arrivo», è stato il secco diniego di lungotevere Ripa. «Prosegue il monitoraggio del quadro epidemiologico e si continua a raccomandare la quarta dose per fragili e over 60». Eppure, le 18 pagine del documento, firmato da Gianni Rezza (direttore della Prevenzione) e Stefano Lorusso (direttore della Programmazione sanitaria), per di più indirizzato a dicasteri, ordini professionali, istituti medici, società di trasporto e alla Regione Veneto, esistono. Anzi, secondo la stampa, la bozza sarebbe stata discussa o, addirittura, concordata con i governatori. Cos’è successo, allora? Perché l’ultimo blitz delle brigate Covid è stato annullato all’improvviso?Una possibilità è che qualcuno più in alto di Speranza, tipo Mario Draghi, abbia fatto notare all’ex assessore potentino che partorire una misura di tale portata, con i membri dell’esecutivo prossimi al trasloco, sarebbe stato uno sgarbo istituzionale. È opportuno che sia il centrodestra, appena insediato, a dettare gli indirizzi della politica sanitaria per il prossimo inverno. Ed è quanto meno dubbio che Giorgia Meloni & C. abbiano idea di ripristinare l’obbligo di bavaglio o la riduzione delle capienze dei locali. Interpellate dalla Verità, tuttavia, fonti di Palazzo Chigi hanno smentito un intervento diretto del presidente del Consiglio uscente. Il ministro della Salute s’è ravveduto da sé? Oppure i suoi esperti lo avevano scavalcato a sinistra, approfittando del risorto battage dei bollettini epidemiologici? C’erano dissidi tra strutture tecniche e direzione politica del ministero, per cui le prime hanno tentato di blindare il provvedimento, spifferandone il contenuto? Alle incongruenze si aggiunge un elemento: gli enti locali non sarebbero stati a conoscenza dell’intenzione di predisporre una stretta. Raggiunto telefonicamente, il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ha riferito che «non abbiamo mai avuto incontri» in proposito. L’unico a essere incluso tra i destinatari della bozza, in effetti, era l’assessorato alla Sanità del Veneto. E casualmente, Luca Zaia, meno di una settimana fa, aveva ribadito che «ci vuole l’uso della mascherina in condizioni di assembramento». Qualcuno, a Roma, sperava di trovare una sponda nel leghista, per poi mettere in giro la voce di un accordo con le Regioni?Comunque siano andate le cose, il balletto sulla circolare è l’ennesimo, osceno spettacolo della gestione Speranza. Con una cifra stilistica permanente: l’incertezza, la confusione, il vezzo quasi sadico di tenere l’Italia sulle spine fino all’ultimo momento utile, lasciandole assaporare il gusto di una liberazione che invece, puntualmente, viene differita. Ma un conto è prorogare di un mese le museruole in Rsa e ospedali, un conto è evocare lo spettro del mascheramento generale, qualora il quadro peggiori nella stagione fredda. Non che la decisione adottata per nosocomi e case di riposo sia incontestabile: primo, perché il mantra della prudenza prelude all’eterno incaprettamento di nasi e bocche, visto che il coronavirus è destinato a coesistere per sempre con il genere umano; secondo, perché è tempo di superare il paradigma delle costrizioni e affidarsi a intelligenza e buon senso delle persone. Ciononostante, è molto peggio minacciare l’impiego dei Dpi «in spazi pubblici chiusi», oltre che parlare di «lavoro da casa» (che comporta ulteriori aggravi sulle già astronomiche bollette) e «limitazione delle dimensioni degli eventi che prevedono assembramenti» (se cinema, teatri e discoteche non chiudono per il caro energia, li facciamo fallire per i divieti Covid?). Nella circolare, per ora abortita, si allude a un «peggioramento epidemiologico con grave impatto clinico e/o sull’assistenza sanitaria e/o sul funzionamento dei servizi essenziali». Ma la crescita di quasi il 40% in una settimana degli ingressi in corsia comprende un’ampia quota di pazienti che si scoprono positivi in ospedale, dove si erano recati per altri disturbi. Si può rimettere il bavaglio a una nazione nel nome dell’ossessione per i tamponi? Ancora: sia il testo misconosciuto da Speranza, sia la smentita, insistono sulla campagna per la quarta dose. La bandierina che il ministro vorrebbe sventolare contro il centrodestra. Al dicastero vagheggiano un ultimatum? Porgete il braccio, o scattano le limitazioni? L’uomo di Leu, ora, è impegnato indefessamente nel proprio rilancio mediatico. Così, Franco Corbelli, leader del Movimento diritti civili, lo incalza: perché, tra un’ospitata tv e l’altra, non trova il modo di occuparsi «della grande tragedia delle morti improvvise dei giovani» e degli effetti avversi dei vaccini? Vana Speranza... 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La legge - la prima del genere negli Stati Uniti - dovrebbe entrare in vigore a gennaio, e vieta ai medici di fornire ai loro pazienti «informazioni false o fuorvianti» sul Covid. Ciò include informazioni su rischi, prevenzione e trattamento della malattia, e su sviluppo, sicurezza ed efficacia dei vaccini. Chi si renderà colpevole di questa «condotta non professionale» sarà punito con la sospensione o addirittura il ritiro della licenza. Un salto di qualità rispetto ai provvedimenti adottati verso i medici che si sono «discostati dagli standard di cura»: la legge infatti interviene anche sulla loro libertà di diffondere informazioni non allineate. Un testo talmente controverso che lo stesso Newsom, firmandolo venerdì scorso, ha ammesso: «Sono preoccupato per lo spaventoso effetto (sic) che altre potenziali leggi potrebbero avere sui medici, che devono poter parlare efficacemente con i loro pazienti. Tuttavia, sono fiducioso che discutere di idee o trattamenti emergenti, inclusi i rischi e i benefici, non costituisca disinformazione secondo i criteri di questa legge». Un messaggio dai contorni giuridici così vaghi e confusi da tradursi, in sostanza, in un semplice avvertimento: dottori, meno parlate, meglio è. Così lo hanno interpretato Mark McDonald, psichiatra a Los Angeles, e Jeff Barke, medico a Newport Beach, che hanno citato in giudizio alla Corte Federale di L.A. tutto il medical board della California (che concede e revoca le licenze), accusandolo di violare il primo e il quattordicesimo emendamento della Costituzione americana. «La legge obbliga i medici a considerare soltanto le tesi scientifiche che lo Stato della California ritiene accettabili», lamentano i ricorrenti, «e discrimina i medici che lavorano secondo le proprie conoscenze». Newsom ha spinto molto per far approvare il testo, sostenendo che «la diffusione della disinformazione sui vaccini ha indebolito la fiducia del pubblico e messo a rischio le vite»: eppure, dopo New York, Dc, Maine e Connecticut, la California è uno degli Stati con la più alta percentuale di vaccinati negli Usa. Il governatore democratico ha tentato di far passare, senza successo, una legge che consentisse ai minori di 15 anni di essere vaccinati senza il consenso dei genitori, e ha dovuto anche ritirare il progetto d’introduzione dell’obbligo vaccinale nelle aziende californiane. La legge è stata aspramente criticata da molti molti medici statunitensi. Robert F. Kennedy, Jr., presidente della Children’s health defense, ha lamentato che «cambia radicalmente il sacro rapporto tra medico e paziente che esiste dai tempi di Ippocrate». Ferma condanna anche da Peter McCullough, cardiologo incappato nella censura politica dei fact checker: «I medici smetteranno di curare i pazienti, la legge danneggia i più vulnerabili. La California sta prendendo una china pericolosa». «Dottori, usate la vostra libertà di parola, finché ancora la avete, per opporvi a questa legge!», ha denunciato uno dei firmatari della Great Barrington Declaration, Jay Bhattacharya. La notizia è rimbalzata anche in Australia e Nuova Zelanda, dove sono state adottate misure simili: la più grande compagnia che assicura i medici australiani, la Medical indemnity protection society, ha emanato un decalogo per evitare le indagini disciplinari nei confronti di chi «parla troppo». L’opposizione al nuovo «autoritarismo medico» si diffonde a macchia d’olio.
Ansa
Un raid deliberato contro i civili dovrebbe essere considerato tale indipendentemente dalla bandiera, ma in questa guerra pare non essere così. L’identica postura tenuta dai governi europei ha fatto infuriare Mosca. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha comunicato: «Non abbiamo assistito ad alcuna azione che possa essere interpretata come una condanna di questo barbaro attacco terroristico contro dei giovani. Questo è tutto ciò che si può affermare in questo contesto».
Nei riguardi di Kiev, la rappresaglia russa pare non essere terminata. Dopo che nel weekend sono stati lanciati sull’Ucraina 600 droni e 90 missili - tra cui almeno un Oreshnik - uccidendo quattro persone, è stata annunciata una fase due della reazione di Mosca. «Raccomandiamo ai cittadini stranieri, compreso il personale delle missioni diplomatiche e delle rappresentanze delle organizzazioni internazionali, della necessità di lasciare Kiev il prima possibile», ha scritto il ministero degli Esteri russo in una nota. Ricordando che il raid nel dormitorio è «la goccia che ha fatto traboccare il vaso», il dicastero ha precisato: «Nelle circostanze attuali, le Forze armate russe stanno lanciando una serie di attacchi sistematici contro le strutture del complesso militare-industriale ucraino a Kiev, compresi siti specifici per la progettazione, la produzione, la programmazione e la preparazione all’uso dei droni impiegati dal regime di Kiev con l’assistenza di specialisti Nato responsabili della fornitura di componenti, dell’intelligence e della guida». Nel mirino di Mosca sono inclusi anche «i centri decisionali e i posti di comando». Ed è per questo, con le sedi «sparse per tutta Kiev», che è stato consigliato a tutto il personale diplomatico straniero di andarsene. Le raccomandazioni sono rivolte anche ai residenti della capitale ucraina: «Non avvicinatevi alle infrastrutture militari e amministrative del regime di Zelensky». Degli imminenti attacchi il ministro degli esteri russo, Serghei Lavrov, ha avisato anche l’omologo americano Marco Rubio in una telefonata avvenuta ieri. A ridimensionare l’allarme su Kiev è il ministro degli Esteri ucraino, Andrij Sybiha, il quale ha invitato gli alleati a non sottomettersi al «ricatto russo».
Intanto, anche ieri un attacco delle forze ucraine ha ucciso quattro persone a Horlivka, nella regione ucraina di Donetsk occupata dalla Russia. A rendere noto il bilancio delle vittime è stato il sindaco Ivan Prikhodko: si tratta di «quattro civili, tra cui due bambini nati nel 2012 e nel 2013». Altri droni ucraini hanno preso di mira le regioni russe di Yaroslav e Belgorod: uno di questi ha colpito un’auto, uccidendo l’autista. Inoltre, a detta del servizio di sicurezza federale russo (Fsb), è stato sventato un attacco contro una nave metaniera proveniente dal porto di Anversa e arrivata nelle acque della regione di Leningrado. I sommozzatori avrebbero trovato diverse mine magnetiche attaccate allo scafo dell’imbarcazione. L’Fsb ha già puntato il dito contro l’Alleanza atlantica, sostenendo che gli ordigni sono stati «fabbricati in un Paese Nato».
Dall’altra parte della barricata, un attacco aereo russo sulla città di Kramatorsk, nel Donetsk, ha ucciso due persone e ne ha ferite altre tre. Nel pomeriggio, Mosca ha preso di mira di nuovo la stessa città con bombe aeree guidate. Il primo bollettino parla di altri quattro feriti. Anche a Dnipro sono stati registrati tre feriti a seguito di un bombardamento di Mosca. E nella città di Derhachi, a Kharkiv, i raid russi hanno causato una vittima. Stando poi a quanto svelato dal Telegraph, ci sarebbe lo zampino di Mosca nello sconfinamento dei droni ucraini negli spazi aerei dei vicini. La Russia intercetterebbe e devierebbe nei Baltici i velivoli senza pilota ucraini grazie a un trasmettitore aereo collocato nella regione di Kaliningrad.
Di certo, il presidente russo, Vladimir Putin, ha firmato una legge autorizzata dal Parlamento che consente l’utilizzo delle forze armate per proteggere i cittadini russi all’estero. Il documento in questione si riferisce a coloro che sono in stato d’arresto o detenuti al di fuori dei confini russi. Ma è rivolto anche a chi è sottoposto a procedure penali da parte di organi giurisdizionali internazionali di cui Mosca non fa parte. Lo zar ieri, in occasione del forum internazionale antifascista, ha anche lanciato un appello all’unità: «Insieme dobbiamo resistere alla diffusione di ideologie distruttive in tutto il pianeta: xenofobia, neonazismo, antisemitismo e russofobia».
E nonostante sembrano sempre più lontane le trattative per raggiungere la fine della guerra, pare che il presidente finlandese, Alexander Stubb, voglia prendersi lo scettro di negoziatore europeo. In un’intervista all’emittente ucraina Yle ha annunciato: «Se me lo chiedete, probabilmente non si può rispondere negativamente». Tuttavia, ha aggiunto che accetterebbe l’incarico solo dopo il raggiungimento di un cessate il fuoco. Chi invece interpreta cinicamente un eventuale coinvolgimento dell’Ue nelle trattative è il ministro degli Esteri dell’Estonia, Margus Tsahkna. Sostenendo che «i negoziati nella forma precedente», ovvero con la mediazione americana, «sono finiti», ha affermato che Putin mira a coinvolgere Bruxelles solo per «guadagnare tempo».
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Sergio Sottani, procuratore generale della Repubblica di Perugia (Imagoeconomica)
Il pg ha fatto sapere, attraverso un comunicato, che dopo aver letto la denuncia dell’avvocato Alessandro Cannevale (suo ex collega, essendo stato anche procuratore di Spoleto) sul nostro giornale, ha chiesto spiegazioni alla Procura. Secondo il legale, lo ricordiamo, la polizia giudiziaria avrebbe registrato i colloqui in carcere di un avvocato sotto inchiesta con il proprio cliente e, come riassume Sottani, «secondo quanto rappresentato dal difensore», tali intercettazioni, «si sarebbero estese anche ad altri colloqui difensivi nonché a soggetti estranei al procedimento».
Il procuratore generale, «mai in precedenza investito di tale questione», «ha immediatamente attivato i propri poteri di vigilanza e ha proceduto all’acquisizione di dati e notizie utili a una più puntuale ricostruzione dei fatti». Il quadro emerso dopo gli approfondimenti sarebbe meno preoccupante del previsto: «All’esito delle notizie raccolte, connotate da fisiologica provvisorietà, può confermarsi che non risulta alcun uso processuale di intercettazioni espletate senza autorizzazione. Per altro verso, se si dovesse effettivamente verificare la presenza di intercettazioni irrituali, si dovrà procedere alla loro distruzione». Sottani, «pur in attesa di ulteriori approfondimenti», conclude che, al momento, «la situazione non appare pienamente sovrapponibile rispetto a quanto riferito dagli organi di informazione». Non si capisce se la tirata d’orecchi sia per noi o per l’intervistato. Che, però, letta la replica ha deciso di rispondere con fermezza all’ex collega (Cannevale ha fatto il magistrato per quasi quarant’anni): «Non ho mai detto che le intercettazioni illegittime sarebbero state utilizzate nel procedimento a carico della mia assistita (l’avvocato Daniela Paccoi, indagata per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ndr). Anzi ho detto - e La Verità lo ha fedelmente riportato - che rendevo pubblico un fatto estraneo al processo, che interessava i detenuti del carcere di Perugia e gli avvocati a colloquio con loro. Una pratica illegittima che in teoria avrebbe potuto coinvolgere anche me».
La replica del legale evidenzia un’altra presunta imprecisione: «Neppure ho detto che il dottor Gennaro Iannarone (il procuratore facente funzione di Perugia, ndr) abbia preso cognizione delle registrazioni non autorizzate. In realtà non so neanche se abbia ascoltato quelle rilevanti, purtroppo la legge non glielo impone». Cannevale, a questo punto, chiama in causa direttamente Sottani: «Il procuratore generale sembra insensibile al problema che non solo io, ma l’intera avvocatura ha posto: la garanzia del diritto di difesa e del diritto alla riservatezza dei detenuti e dei loro familiari non può essere affidata alla buona volontà degli inquirenti e del magistrato, nella speranza che graziosamente si astengano dal prendere cognizione dei dati riservati dei loro docili sudditi, dei quali dispongono illegittimamente. Per come la vedo io, è questo che distingue uno Stato di diritto da uno Stato di polizia».
L’ultima stoccata riguarda la chiosa finale del comunicato: «Quanto alla presunta non sovrapponibilità della realtà a quanto riportato sulla stampa, non so se sia un curioso eufemismo per sostenere che sono state dette balle. Beh, in un certo senso è vero, ma abbiamo fornito dati sbagliati per difetto, solo perché non avevamo finito il lavoro: i colloqui intercettati illegittimamente non sono 40, come ritenevamo inizialmente, ma 70, di cui 56 di difensori diversi dalla mia assistita ed estranei al suo studio, mentre i rimanenti sono della Paccoi con clienti diversi dall’indagato G.C., l’unico che poteva essere intercettato legittimamente». Ma le novità non sono finite: «Abbiamo annotato anche la durata delle registrazioni non autorizzate e depositate agli atti. Alcune durano più di 40 minuti. Dunque c’era tutto il tempo per rendersi conto della loro inutilizzabilità e per interrompere la registrazione».
La conclusione di Cannevale è sconfortante: «Se non ci fossimo messi a verificare gli audio uno per uno, cosa che raramente una difesa riesce a fare, di questa storia nessuno avrebbe mai saputo nulla. Per questo ritengo che il peggio del comunicato stampa del procuratore generale sia ciò che in esso non si trova: le misure che intende adottare perché fatti del genere non si ripetano». In attesa della manifestazione di protesta indetta per l’11 giugno a Perugia dai penalisti, è probabile che ci siano altri round e che emergano nuovi particolari su questa inquietante vicenda e sulla gestione delle indagini da parte della Procura umbra.
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