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2018-08-27
Entra in vigore la nuova direttiva sulla distribuzione assicurativa. Ecco cosa cambia per i consumatori
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La novità più importante è nell'intendimento dell'Unione europea di superare la regolamentazione separata per le compagnie, che producono le polizze e per gli intermediari, agenti e broker, che le collocano sul mercato. Fino ad oggi l'obbligo di proporre all'assicurato polizze adeguate alle sue esigenze ricadeva esclusivamente in capo all'intermediario, determinando possibili situazioni conflittuali tra il dovere di quest'ultimo nei confronti dell'assicurato e l'interesse delle compagnie mandanti.
Dal prossimo ottobre tutti i protagonisti della filiera produttiva e distributiva delle polizze, definite «prodotti assicurativi» dalla direttiva, saranno assoggettati ad un'unica normativa comunitaria. Anche le compagnie, pertanto, saranno coinvolte in questa responsabilità e l'adeguatezza dovrà esistere intrinsecamente fin dalla fase progettuale e di realizzazione del prodotto assicurativo.
Può sembrare una cosa scontata, ma non lo è affatto: fino ad oggi le compagnie hanno avuto mano libera nell'immettere sul mercato polizze contenenti meccanismi di auto-protezione, utili a garantire la redditività del prodotto, spesso a scapito della rispondenza delle garanzie alle esigenze del cliente. Esclusioni di rischio, garanzie parziali, estensioni limitate, franchigie, scoperti, ma anche eccessivi tecnicismi nei testi dei contratti, spesso rendono complessa l'interpretazione delle polizze, facendo scoprire troppo tardi, soprattutto a quei consumatori non usi a rivolgersi a consulenti professionisti, che il rischio che credevano coperto dalla polizza gravava in realtà sulle loro spalle.
La musica dovrebbe cambiare con le nuove norme Pog (Product Oversight and Governance arrangements), che impegnano le imprese, prima di immettere una nuova polizza sul mercato, a individuare un preciso target di clientela al quale la stessa è destinata e a garantirne l'adeguatezza già dalla fase progettuale, ma anche successivamente, attraverso un monitoraggio costante della effettiva rispondenza del prodotto alle esigenze del singolo contraente e del target market al quale è destinato. Non significa che dalle polizze spariranno limitazioni, franchigie e scoperti, ma certamente è una premessa importante per introdurre concreti presìdi a garanzia dei consumatori, spesso visti come i destinatari di prodotti utili a garantire ampi margini di guadagno alle compagnie, ma non sempre altrettanto capaci di rispondere adeguatamente alle esigenze di protezione di chi li acquista. Ne è un esempio la scelta di diverse compagnie di standardizzare l'offerta con polizze «da banco», prodotti di piccolo taglio utilizzati per campagne di vendita remunerate, finalizzate a fare cassa sulle spalle di clienti i quali, spesso, neppure sono consapevoli delle garanzie acquistate; ma è anche il caso di polizze di maggior spessore e dal costo più elevato, come quelle che coprono la responsabilità civile obbligatoria dei professionisti, in teoria rispondendo alle loro esigenze, ma in pratica, talvolta, non rispettando neppure le prescrizioni di copertura minime stabilite dalla legge che le ha rese obbligatorie.
Come detto, per gli agenti e i broker il dovere di proporre al cliente prodotti adeguati alle esigenze emerse in sede di consulenza pre-contrattuale era previsto anche dalla normativa previgente, ma ciò poneva talvolta gli intermediari in una situazione di conflitto tra il dovere nei confronti del cliente e l'effettiva disponibilità di prodotti assicurativi adeguati alle esigenze di quest'ultimo. Non è facile, per un intermediario, soprattutto se legato a una sola compagnia, conciliare le esigenze talvolta contrapposte dell'impresa mandante e del cliente. Le nuove norme dovrebbero migliorare la situazione modificando alla radice gli attuali presupposti: una polizza deve essere progettata per una particolare tipologia di cliente e ne deve essere garantita l'adeguatezza sin dall'origine e fino a quando sarà presente sul mercato.
Già nel 2017, durante il processo di recepimento della normativa Europea, l'Ivass, Istituto di vigilanza sulle assicurazioni, aveva intrattenuto le compagnie con una lettera al mercato nella quale precisava che «In particolare i presìdi in materia di governo e controllo del prodotto dovrebbero:
- essere incentrati sugli interessi, obiettivi e caratteristiche dei clienti, a tutela dei quali devono essere previste adeguate misure nelle fasi di progettazione, controllo, revisione e distribuzione dei prodotti;
- prevedere misure adeguate nel caso di prodotti suscettibili di arrecare pregiudizio ai clienti;
- individuare le modalità per gestire correttamente i conflitti di interesse che possono insorgere nella fase di design o sopravvenire nel corso dell'intera vita del prodotto».
Il processo di definizione ed approvazione delle norme è ormai completo e dal 1 ottobre si entrerà nel nuovo regime che dovrà assicurare una più ampia tutela ai consumatori attraverso il livellamento delle regole di gioco dei diversi operatori del mercato. Il nuovo quadro dovrebbe garantire una maggiore serenità al cliente nell'acquisto delle coperture assicurative, la complessità delle quali, peraltro, suggerisce sempre di ricorrere a intermediari professionisti capaci di fornire adeguata consulenza ed assistenza. Prevedibilmente il mercato vedrà un ulteriore sviluppo dell'offerta multipla di soluzioni assicurative, anche di marchi diversi, da parte dell'intermediario, sia in ragione dello sviluppo del plurimandato che di quello delle collaborazioni orizzontali tra agenti e broker, rese possibili fin dal 2012 e capaci di garantire la disponibilità, presso un unico operatore, di un ventaglio di offerte sufficientemente ampio nel quale trovare quella adeguata alle esigenze del cliente.
Ecco cosa pensano dell'Idd gli operatori del settore
È tutto pronto: dal prossimo 1 ottobre entra in vigore il decreto legislativo 68 del 21 maggio 2018 che recepisce le norme della Direttiva europea sulla distribuzione assicurativa. La nuova norma ha raccolto il plauso degli operatori, sebbene vi siano alcuni distinguo nelle posizioni di imprese e intermediari.
L'Ania, associazione delle imprese di assicurazione, ha sottolineato l'importanza di questa evoluzione per bocca della Presidente Bianca Maria Farina, la quale, nella relazione all'assemblea annuale 2018 ha affermato che «il recepimento nel nostro Paese della IDD costituisce un fondamentale banco di prova per tutti. Per le compagnie e gli intermediari, chiamati a confermare la radicale transizione dalla logica della vendita a quella del servizio; per le Autorità di Vigilanza, chiamate a dettare regole chiare, uniformi e proporzionate per il settore».
Anche l'Ivass, authority di vigilanza del settore, ha evidenziato che il nuovo faro nel mare delle assicurazioni è l'interesse del cliente, affermando, nella relazione del Presidente Salvatore Rossi, che «Per imprese e intermediari cambia il processo di costruzione e vendita dei prodotti, si modificano i modelli operativi, si innalzano i livelli di responsabilità. I distributori saranno chiamati ad assicurare strategie coerenti con il mercato di riferimento individuato dal produttore e con le sue policy distributive nonché a soddisfare il best interest del cliente, tenendo conto sia del prodotto offerto e dei bisogni sia delle caratteristiche del consumatore».
Dal canto loro i rappresentanti degli intermediari colgono l'importanza della nuova impostazione normativa che pone al centro il cliente e le sue esigenze, anche se con qualche riserva sulle conseguenze di un sovraccarico di adempimenti burocratici che potrebbe essere imposto dall'Ivass con la modifica dei regolamenti di settore.
Luca Franzi De Luca, presidente dell'Aiba, associazione dei broker di assicurazioni, nella relazione all'assemblea annuale affermava: «anche se al momento è difficile capire quale potrà essere l'impatto sulla categoria a causa della complessa normativa di secondo livello ancora al vaglio dell'Autorità di Vigilanza e del Mise. L'Idd nasce per aumentare la tutela del consumatore. Obiettivo condivisibile, a patto di non creare inutili aggravi alle aziende dal punto di vista burocratico».
Per Luigi Viganotti, presidente dell'Acb, altra associazione di broker, il servizio al cliente è fondamentale. «La Idd ci offre comunque una grande opportunità: quella di cambiare il nostro modo di essere e di diventare sempre più consulenti e professionisti, di offrire al cliente un servizio veramente a 360 gradi sostenendolo nelle sue esigenze e nelle sue richieste, facendo in modo che coloro che hanno investito nelle aziende abbiano la sicurezza che il loro investimento, nella malaugurata ipotesi di un evento dannoso, non vada perduto», ha detto nel corso della relazione all'assemblea annuale dell'associazione.
Per Claudio Demozzi, presidente del Sindacato Nazionale Agenti, il ruolo consulenziale dell'intermediario professionista è cruciale: «Dobbiamo vigilare, affinché sia permesso ad ogni agente di svolgere la propria attività nello spirito e secondo le intenzioni del legislatore europeo e cioè in modo consulenziale ed imparziale. Non dimentichiamoci che il quarto considerando della Idd recita testualmente: "gli intermediari assicurativi e riassicurativi svolgono un ruolo centrale nella distribuzione dei prodotti assicurativi e riassicurativi nell'Unione"».
Tutti i protagonisti della filiera, dunque, si dicono pronti ad operare secondo le nuove regole che, in realtà, sembrano costituire una novità soprattutto per le compagnie, chiamate a modificare profondamente la propria visione del mercato, abbandonando la logica della vendita, che uniformava le strategie di offerta dei prodotti destinati ai consumatori ed alle piccole e medie imprese, per passare a quella del servizio, certamente più attuale e rispettosa dei diritti dei cittadini e della dignità degli stessi operatori.
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Nel mondo delle assicurazioni è da tempo in atto una rivoluzione silenziosa che riguarda anche i consumatori. I suoi effetti non saranno particolarmente evidenti nell'immediato, sebbene si tratti di un fenomeno sostanziale, con un impatto notevole sui diritti degli assicurati. Parliamo della Idd, la direttiva europea sulla distribuzione assicurativa recepita in Italia con il decreto legislativo numero 68 approvato dal Governo lo scorso 16 maggio.La novità più importante è nell'intendimento dell'Unione europea di superare la regolamentazione separata per le compagnie, che producono le polizze e per gli intermediari, agenti e broker, che le collocano sul mercato. Fino ad oggi l'obbligo di proporre all'assicurato polizze adeguate alle sue esigenze ricadeva esclusivamente in capo all'intermediario, determinando possibili situazioni conflittuali tra il dovere di quest'ultimo nei confronti dell'assicurato e l'interesse delle compagnie mandanti. Dal prossimo ottobre tutti i protagonisti della filiera produttiva e distributiva delle polizze, definite «prodotti assicurativi» dalla direttiva, saranno assoggettati ad un'unica normativa comunitaria. Anche le compagnie, pertanto, saranno coinvolte in questa responsabilità e l'adeguatezza dovrà esistere intrinsecamente fin dalla fase progettuale e di realizzazione del prodotto assicurativo. Può sembrare una cosa scontata, ma non lo è affatto: fino ad oggi le compagnie hanno avuto mano libera nell'immettere sul mercato polizze contenenti meccanismi di auto-protezione, utili a garantire la redditività del prodotto, spesso a scapito della rispondenza delle garanzie alle esigenze del cliente. Esclusioni di rischio, garanzie parziali, estensioni limitate, franchigie, scoperti, ma anche eccessivi tecnicismi nei testi dei contratti, spesso rendono complessa l'interpretazione delle polizze, facendo scoprire troppo tardi, soprattutto a quei consumatori non usi a rivolgersi a consulenti professionisti, che il rischio che credevano coperto dalla polizza gravava in realtà sulle loro spalle.La musica dovrebbe cambiare con le nuove norme Pog (Product Oversight and Governance arrangements), che impegnano le imprese, prima di immettere una nuova polizza sul mercato, a individuare un preciso target di clientela al quale la stessa è destinata e a garantirne l'adeguatezza già dalla fase progettuale, ma anche successivamente, attraverso un monitoraggio costante della effettiva rispondenza del prodotto alle esigenze del singolo contraente e del target market al quale è destinato. Non significa che dalle polizze spariranno limitazioni, franchigie e scoperti, ma certamente è una premessa importante per introdurre concreti presìdi a garanzia dei consumatori, spesso visti come i destinatari di prodotti utili a garantire ampi margini di guadagno alle compagnie, ma non sempre altrettanto capaci di rispondere adeguatamente alle esigenze di protezione di chi li acquista. Ne è un esempio la scelta di diverse compagnie di standardizzare l'offerta con polizze «da banco», prodotti di piccolo taglio utilizzati per campagne di vendita remunerate, finalizzate a fare cassa sulle spalle di clienti i quali, spesso, neppure sono consapevoli delle garanzie acquistate; ma è anche il caso di polizze di maggior spessore e dal costo più elevato, come quelle che coprono la responsabilità civile obbligatoria dei professionisti, in teoria rispondendo alle loro esigenze, ma in pratica, talvolta, non rispettando neppure le prescrizioni di copertura minime stabilite dalla legge che le ha rese obbligatorie.Come detto, per gli agenti e i broker il dovere di proporre al cliente prodotti adeguati alle esigenze emerse in sede di consulenza pre-contrattuale era previsto anche dalla normativa previgente, ma ciò poneva talvolta gli intermediari in una situazione di conflitto tra il dovere nei confronti del cliente e l'effettiva disponibilità di prodotti assicurativi adeguati alle esigenze di quest'ultimo. Non è facile, per un intermediario, soprattutto se legato a una sola compagnia, conciliare le esigenze talvolta contrapposte dell'impresa mandante e del cliente. Le nuove norme dovrebbero migliorare la situazione modificando alla radice gli attuali presupposti: una polizza deve essere progettata per una particolare tipologia di cliente e ne deve essere garantita l'adeguatezza sin dall'origine e fino a quando sarà presente sul mercato.Già nel 2017, durante il processo di recepimento della normativa Europea, l'Ivass, Istituto di vigilanza sulle assicurazioni, aveva intrattenuto le compagnie con una lettera al mercato nella quale precisava che «In particolare i presìdi in materia di governo e controllo del prodotto dovrebbero: essere incentrati sugli interessi, obiettivi e caratteristiche dei clienti, a tutela dei quali devono essere previste adeguate misure nelle fasi di progettazione, controllo, revisione e distribuzione dei prodotti; prevedere misure adeguate nel caso di prodotti suscettibili di arrecare pregiudizio ai clienti; individuare le modalità per gestire correttamente i conflitti di interesse che possono insorgere nella fase di design o sopravvenire nel corso dell'intera vita del prodotto». Il processo di definizione ed approvazione delle norme è ormai completo e dal 1 ottobre si entrerà nel nuovo regime che dovrà assicurare una più ampia tutela ai consumatori attraverso il livellamento delle regole di gioco dei diversi operatori del mercato. Il nuovo quadro dovrebbe garantire una maggiore serenità al cliente nell'acquisto delle coperture assicurative, la complessità delle quali, peraltro, suggerisce sempre di ricorrere a intermediari professionisti capaci di fornire adeguata consulenza ed assistenza. Prevedibilmente il mercato vedrà un ulteriore sviluppo dell'offerta multipla di soluzioni assicurative, anche di marchi diversi, da parte dell'intermediario, sia in ragione dello sviluppo del plurimandato che di quello delle collaborazioni orizzontali tra agenti e broker, rese possibili fin dal 2012 e capaci di garantire la disponibilità, presso un unico operatore, di un ventaglio di offerte sufficientemente ampio nel quale trovare quella adeguata alle esigenze del cliente.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/speciale-lunedi-2598939490.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ecco-cosa-pensano-dellidd-gli-operatori-del-settore" data-post-id="2598939490" data-published-at="1774143968" data-use-pagination="False"> Ecco cosa pensano dell'Idd gli operatori del settore È tutto pronto: dal prossimo 1 ottobre entra in vigore il decreto legislativo 68 del 21 maggio 2018 che recepisce le norme della Direttiva europea sulla distribuzione assicurativa. La nuova norma ha raccolto il plauso degli operatori, sebbene vi siano alcuni distinguo nelle posizioni di imprese e intermediari.L'Ania, associazione delle imprese di assicurazione, ha sottolineato l'importanza di questa evoluzione per bocca della Presidente Bianca Maria Farina, la quale, nella relazione all'assemblea annuale 2018 ha affermato che «il recepimento nel nostro Paese della IDD costituisce un fondamentale banco di prova per tutti. Per le compagnie e gli intermediari, chiamati a confermare la radicale transizione dalla logica della vendita a quella del servizio; per le Autorità di Vigilanza, chiamate a dettare regole chiare, uniformi e proporzionate per il settore».Anche l'Ivass, authority di vigilanza del settore, ha evidenziato che il nuovo faro nel mare delle assicurazioni è l'interesse del cliente, affermando, nella relazione del Presidente Salvatore Rossi, che «Per imprese e intermediari cambia il processo di costruzione e vendita dei prodotti, si modificano i modelli operativi, si innalzano i livelli di responsabilità. I distributori saranno chiamati ad assicurare strategie coerenti con il mercato di riferimento individuato dal produttore e con le sue policy distributive nonché a soddisfare il best interest del cliente, tenendo conto sia del prodotto offerto e dei bisogni sia delle caratteristiche del consumatore».Dal canto loro i rappresentanti degli intermediari colgono l'importanza della nuova impostazione normativa che pone al centro il cliente e le sue esigenze, anche se con qualche riserva sulle conseguenze di un sovraccarico di adempimenti burocratici che potrebbe essere imposto dall'Ivass con la modifica dei regolamenti di settore.Luca Franzi De Luca, presidente dell'Aiba, associazione dei broker di assicurazioni, nella relazione all'assemblea annuale affermava: «anche se al momento è difficile capire quale potrà essere l'impatto sulla categoria a causa della complessa normativa di secondo livello ancora al vaglio dell'Autorità di Vigilanza e del Mise. L'Idd nasce per aumentare la tutela del consumatore. Obiettivo condivisibile, a patto di non creare inutili aggravi alle aziende dal punto di vista burocratico». Per Luigi Viganotti, presidente dell'Acb, altra associazione di broker, il servizio al cliente è fondamentale. «La Idd ci offre comunque una grande opportunità: quella di cambiare il nostro modo di essere e di diventare sempre più consulenti e professionisti, di offrire al cliente un servizio veramente a 360 gradi sostenendolo nelle sue esigenze e nelle sue richieste, facendo in modo che coloro che hanno investito nelle aziende abbiano la sicurezza che il loro investimento, nella malaugurata ipotesi di un evento dannoso, non vada perduto», ha detto nel corso della relazione all'assemblea annuale dell'associazione.Per Claudio Demozzi, presidente del Sindacato Nazionale Agenti, il ruolo consulenziale dell'intermediario professionista è cruciale: «Dobbiamo vigilare, affinché sia permesso ad ogni agente di svolgere la propria attività nello spirito e secondo le intenzioni del legislatore europeo e cioè in modo consulenziale ed imparziale. Non dimentichiamoci che il quarto considerando della Idd recita testualmente: "gli intermediari assicurativi e riassicurativi svolgono un ruolo centrale nella distribuzione dei prodotti assicurativi e riassicurativi nell'Unione"». Tutti i protagonisti della filiera, dunque, si dicono pronti ad operare secondo le nuove regole che, in realtà, sembrano costituire una novità soprattutto per le compagnie, chiamate a modificare profondamente la propria visione del mercato, abbandonando la logica della vendita, che uniformava le strategie di offerta dei prodotti destinati ai consumatori ed alle piccole e medie imprese, per passare a quella del servizio, certamente più attuale e rispettosa dei diritti dei cittadini e della dignità degli stessi operatori.
Cirino Pomicino (Ansa)
‘O ministro, 86 anni, era ricoverato nella clinica Quisisana di Roma, afflitto dai postumi degli acciacchi dovuti alla cardiopatia cronica, con infarti ripetuti e due trapianti che gli hanno fatto dire: «Gli altri cambiano la macchina, io cambio gli organi».
Pilastro della Democrazia Cristiana, intelligente e scafato, cresciuto alla scuola di Giulio Andreotti che negli anni 70 cercava in Campania qualcuno da contrapporre ai ras del Sud Antonio Gava e Ciriaco De Mita, Cirino Pomicino ha attraversato la repubblica delle sciabole da protagonista: deputato per sette legislature, due volte ministro (Bilancio e Funzione pubblica), fu vicerè borbonico della corrente del luciferino Giulio. Qualcuno se lo ricorda raffigurato mentre balla da scatenato nel film che ricostruisce (con spreco di luoghi comuni) gli ultimi fuochi del pentapartito e delle convergenze parallele: «Il Divo» di Paolo Sorrentino.
Caustico e diplomatico, faceva risalire alla famiglia la capacità di trovare uno spazio di confronto con tutti. «Ero il quinto di sette figli, con sei maschi che tifavano per sei squadre diverse (lui era milanista - Ndr) e si identificavano in sei partiti diversi. Ci siamo formati alla scuola della tolleranza senza che mai le differenze intaccassero il profondo rapporto fraterno». Chi lo accusava di sprecare i soldi pubblici per accontentare le clientele si sentiva ripetere: «Sono ricco di famiglia, per capirlo guardate i tombini di Napoli». Portavano il nome della fonderia del nonno. Re delle commissioni Bilancio, nei mitici anni 80 inventò l’emendamento vol-au-vent, che le correnti dei partiti riempivano di finanziamenti. Era lo Sportello Pomicino, lui accontentava tutti e si giustificava: «Se lo sportello funziona è perché qualcuno bussa».
Nato a Napoli il 3 settembre 1939, teneva molto all’orario. «Erano le 7 di mattina, alle 11 l’Inghilterra dichiarò guerra alla Germania di Hitler e alle 17 la Francia fece altrettanto. Il mio arrivo consentì a papà di non essere chiamato al fronte, in quanto padre di 5 figli». Laureato in medicina e attivista democristiano, prima della chiamata andreottiana ha lavorato come neurochirurgo all’ospedale Cardarelli. Avvezzo alle comodità, aveva affittato sull’Appia Antica una villa con 20 stanze, costo 5 milioni di vecchie lire all’anno. I suoi eccessi facevano dire a Francesco Cossiga, che non gli era amico: «Siamo un Paese solido che può sopportare come ministro un analfabeta come lui».
Sposato due volte (la seconda con Lucia Marotta di 27 anni più giovane), il suo destino è stato indissolubilmente legato a Tangentopoli. Le inchieste, i canini affilati delle procure. Indagato 42 volte ma condannato solo due per finanziamento illecito della Dc, Cirino Pomicino uscì clamorosamente di scena la sera in cui, entrato in un ristorante di Napoli con la famiglia, fu costretto ad andarsene dal resto della clientela, che al suo apparire aveva cominciato a far tintinnare i bicchieri con le posate per sloggiarlo. Un affronto volgare e immeritato. Lui si difendeva così: «Nella chiesa è nato il proverbio “senza soldi non si cantano messe”. La politica non mi ha arricchito, non possiedo una casa e non la possiede neppure mia figlia Ilaria».
Testimone di un’epoca dominata anche dal tintinnio delle manette (fu condannato a un anno e mezzo di carcere, fece 17 giorni), qualche anno fa ha rivelato un retroscena inquietante di quella stagione: «Nel 1991 Carlo De Benedetti venne da me e mi chiese: Vuole essere il mio ministro? Lui e l’avvocato Gianni Agnelli avevano deciso un colpo di Stato, spazzare via la Dc per via giudiziaria e consegnare il potere ai comunisti che, orfani di Mosca, sarebbero stati lacchè ai loro ordini. Io dissi no». Arrivò Mani Pulite. Ma a rompere lo schema si materializzò Silvio Berlusconi.
Cirino Pomicino è morto un giorno prima del referendum, lui che della casta dei magistrati non aveva alcuna stima. E ai quali - quando cominciò a scrivere editoriali con lo pseudonimo di Geronimo (chiamato a L’Indipendente e poi al Giornale da Vittorio Feltri) - non risparmiò critiche feroci. «Geronimo era il grande capo Apache che non si arrese alle truppe nordiste e io non mi sono mai arreso ai pm e alle loro truppe mediatiche. Sotto le macerie lasciate dalle inchieste finì tutta la Prima repubblica tranne il Pci che, grazie ai ragazzi della via Pal della procura di Milano, fu solo costretto a cambiare nome». Eppure oggi si sarebbe opposto alla riforma Nordio perché la considerava troppo morbida. «Con lo sdoppiamento del Csm si verrebbe a creare una nicchia dove i pm se la cantano e se la suonano senza controllo, con la possibilità di intimidire non solo la politica ma anche i giudici». Un giorno del 1997, uscito dal sonno indotto dall’anestesia per uno degli infarti, si trovò al capezzale Antonio Di Pietro. «Mi avevano dato tre ore di vita e lui venne a trovarmi. Mi disse che aveva sempre votato Dc. Era convinto che sarei morto e non avrei mai potuto raccontarlo». Invece ha avuto in dono altri 29 anni durante i quali qualcuno gli dava dell’immortale. Lui sorrideva facendo le corna: «Della morte mi spaventa la bara, il corpo chiuso che si decompone. Mi farò cremare». Ora ‘O ministro cammina nell’eternità.
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Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)
Per sei anni la Lancia, regina delle ammiraglie di lusso italiane, era rimasta senza un vero modello di punta. L’ultima delle berline di classe superiore era stata la «Flaminia», prodotta dal 1959 al 1970, mentre l’ultimo modello a tre volumi (ma meno lussuosa) era stata la 2.000, una semplice rivisitazione dell’altrettanto obsoleta Flavia. La casa di Chivasso, assorbita da Fiat dal 1969, decise di non rimpiazzarla temporaneamente. Poi venne la crisi petrolifera mondiale, ed ogni progetto di vetture di alta cilindrata assetate di benzina fu sospeso.
Lancia si riaffacciò al segmento solo dopo alcuni anni, quando la concorrenza di ammiraglie estere come Mercedes e Bmw aveva occupato una buona fetta del mercato europeo. Ci riprovò dopo la metà degli anni Settanta, con la nuova «Gamma», presentata a Ginevra nel marzo del 1976. La crisi del 1973 aveva lasciato il segno, e l’efficienza dei motori in termini di consumi era diventata una priorità. Il mercato italiano era poi condizionato dalla pesante tassazione dei propulsori di cilindrata superiore ai 2 litri, che spesso erano adottati dalle case estere in configurazione 6 cilindri. La Lancia progettò sulla base di queste esigenze un motore tutto nuovo, completamente diverso da quelli dei modelli precedenti. La «Gamma» sarà infatti spinta da un 4 cilindri boxer in alluminio, prodotto nelle due cilindrate di 1,9 e 2,5 litri da 116 e 140 Cv rispettivamente. Quello che colpì maggiormente il pubblico e gli affezionati del marchio fu certamente la linea, che segnava una rottura con la lunga tradizione delle tre volumi. Affidata al blasonato nome di Pininfarina, la nuova ammiraglia lancia era di fatto una 2 volumi e mezzo con coda spiovente e tronca e la trazione era anteriore.
Contemporaneamente alla berlina fu presentata la coupé, una due porte più aggressiva e sportiveggiante, che conservava tuttavia gli ampi spazi interni della 4 porte. I motori garantivano ottime prestazioni, comprese tra i 185 e i 195 km/h nel confort degli interni lussuosamente rifiniti nello stile caratteristico della casa di Chivasso. La «Gamma» fu ben accolta da pubblico e stampa nonostante la evidente rottura con la tradizione delle berline a tre volumi. La sua storia però, passata dal restyling del 1980 che regalò ai motori l’iniezione elettronica, non fu felice. La causa del mancato successo di una vettura coraggiosa e all’avanguardia per lo stile fu la scarsa affidabilità del motore e degli organi ad esso collegati. Per alcune ingenuità di progettazione di un boxer del tutto nuovo, la Gamma soffrì costantemente di problemi (anche gravi) alla distribuzione per la fragilità del sistema, ed al servosterzo che era direttamente collegato alla distribuzione e poteva, se messo sotto sforzo dalla massa non indifferente della vettura, creare gravi danni agli organi meccanici.
La bella ma sfortunata ammiraglia di Chivasso uscì di scena appena 8 anni dopo il suo lancio, nel 1984. Sarà sostituita da una berlina che, per il successo ottenuto nel decennio successivo, proietterà un cono d’ombra sull’immagine dell’antesignana «Gamma», la Lancia «Thema».
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