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2018-08-27
Entra in vigore la nuova direttiva sulla distribuzione assicurativa. Ecco cosa cambia per i consumatori
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La novità più importante è nell'intendimento dell'Unione europea di superare la regolamentazione separata per le compagnie, che producono le polizze e per gli intermediari, agenti e broker, che le collocano sul mercato. Fino ad oggi l'obbligo di proporre all'assicurato polizze adeguate alle sue esigenze ricadeva esclusivamente in capo all'intermediario, determinando possibili situazioni conflittuali tra il dovere di quest'ultimo nei confronti dell'assicurato e l'interesse delle compagnie mandanti.
Dal prossimo ottobre tutti i protagonisti della filiera produttiva e distributiva delle polizze, definite «prodotti assicurativi» dalla direttiva, saranno assoggettati ad un'unica normativa comunitaria. Anche le compagnie, pertanto, saranno coinvolte in questa responsabilità e l'adeguatezza dovrà esistere intrinsecamente fin dalla fase progettuale e di realizzazione del prodotto assicurativo.
Può sembrare una cosa scontata, ma non lo è affatto: fino ad oggi le compagnie hanno avuto mano libera nell'immettere sul mercato polizze contenenti meccanismi di auto-protezione, utili a garantire la redditività del prodotto, spesso a scapito della rispondenza delle garanzie alle esigenze del cliente. Esclusioni di rischio, garanzie parziali, estensioni limitate, franchigie, scoperti, ma anche eccessivi tecnicismi nei testi dei contratti, spesso rendono complessa l'interpretazione delle polizze, facendo scoprire troppo tardi, soprattutto a quei consumatori non usi a rivolgersi a consulenti professionisti, che il rischio che credevano coperto dalla polizza gravava in realtà sulle loro spalle.
La musica dovrebbe cambiare con le nuove norme Pog (Product Oversight and Governance arrangements), che impegnano le imprese, prima di immettere una nuova polizza sul mercato, a individuare un preciso target di clientela al quale la stessa è destinata e a garantirne l'adeguatezza già dalla fase progettuale, ma anche successivamente, attraverso un monitoraggio costante della effettiva rispondenza del prodotto alle esigenze del singolo contraente e del target market al quale è destinato. Non significa che dalle polizze spariranno limitazioni, franchigie e scoperti, ma certamente è una premessa importante per introdurre concreti presìdi a garanzia dei consumatori, spesso visti come i destinatari di prodotti utili a garantire ampi margini di guadagno alle compagnie, ma non sempre altrettanto capaci di rispondere adeguatamente alle esigenze di protezione di chi li acquista. Ne è un esempio la scelta di diverse compagnie di standardizzare l'offerta con polizze «da banco», prodotti di piccolo taglio utilizzati per campagne di vendita remunerate, finalizzate a fare cassa sulle spalle di clienti i quali, spesso, neppure sono consapevoli delle garanzie acquistate; ma è anche il caso di polizze di maggior spessore e dal costo più elevato, come quelle che coprono la responsabilità civile obbligatoria dei professionisti, in teoria rispondendo alle loro esigenze, ma in pratica, talvolta, non rispettando neppure le prescrizioni di copertura minime stabilite dalla legge che le ha rese obbligatorie.
Come detto, per gli agenti e i broker il dovere di proporre al cliente prodotti adeguati alle esigenze emerse in sede di consulenza pre-contrattuale era previsto anche dalla normativa previgente, ma ciò poneva talvolta gli intermediari in una situazione di conflitto tra il dovere nei confronti del cliente e l'effettiva disponibilità di prodotti assicurativi adeguati alle esigenze di quest'ultimo. Non è facile, per un intermediario, soprattutto se legato a una sola compagnia, conciliare le esigenze talvolta contrapposte dell'impresa mandante e del cliente. Le nuove norme dovrebbero migliorare la situazione modificando alla radice gli attuali presupposti: una polizza deve essere progettata per una particolare tipologia di cliente e ne deve essere garantita l'adeguatezza sin dall'origine e fino a quando sarà presente sul mercato.
Già nel 2017, durante il processo di recepimento della normativa Europea, l'Ivass, Istituto di vigilanza sulle assicurazioni, aveva intrattenuto le compagnie con una lettera al mercato nella quale precisava che «In particolare i presìdi in materia di governo e controllo del prodotto dovrebbero:
- essere incentrati sugli interessi, obiettivi e caratteristiche dei clienti, a tutela dei quali devono essere previste adeguate misure nelle fasi di progettazione, controllo, revisione e distribuzione dei prodotti;
- prevedere misure adeguate nel caso di prodotti suscettibili di arrecare pregiudizio ai clienti;
- individuare le modalità per gestire correttamente i conflitti di interesse che possono insorgere nella fase di design o sopravvenire nel corso dell'intera vita del prodotto».
Il processo di definizione ed approvazione delle norme è ormai completo e dal 1 ottobre si entrerà nel nuovo regime che dovrà assicurare una più ampia tutela ai consumatori attraverso il livellamento delle regole di gioco dei diversi operatori del mercato. Il nuovo quadro dovrebbe garantire una maggiore serenità al cliente nell'acquisto delle coperture assicurative, la complessità delle quali, peraltro, suggerisce sempre di ricorrere a intermediari professionisti capaci di fornire adeguata consulenza ed assistenza. Prevedibilmente il mercato vedrà un ulteriore sviluppo dell'offerta multipla di soluzioni assicurative, anche di marchi diversi, da parte dell'intermediario, sia in ragione dello sviluppo del plurimandato che di quello delle collaborazioni orizzontali tra agenti e broker, rese possibili fin dal 2012 e capaci di garantire la disponibilità, presso un unico operatore, di un ventaglio di offerte sufficientemente ampio nel quale trovare quella adeguata alle esigenze del cliente.
Ecco cosa pensano dell'Idd gli operatori del settore
È tutto pronto: dal prossimo 1 ottobre entra in vigore il decreto legislativo 68 del 21 maggio 2018 che recepisce le norme della Direttiva europea sulla distribuzione assicurativa. La nuova norma ha raccolto il plauso degli operatori, sebbene vi siano alcuni distinguo nelle posizioni di imprese e intermediari.
L'Ania, associazione delle imprese di assicurazione, ha sottolineato l'importanza di questa evoluzione per bocca della Presidente Bianca Maria Farina, la quale, nella relazione all'assemblea annuale 2018 ha affermato che «il recepimento nel nostro Paese della IDD costituisce un fondamentale banco di prova per tutti. Per le compagnie e gli intermediari, chiamati a confermare la radicale transizione dalla logica della vendita a quella del servizio; per le Autorità di Vigilanza, chiamate a dettare regole chiare, uniformi e proporzionate per il settore».
Anche l'Ivass, authority di vigilanza del settore, ha evidenziato che il nuovo faro nel mare delle assicurazioni è l'interesse del cliente, affermando, nella relazione del Presidente Salvatore Rossi, che «Per imprese e intermediari cambia il processo di costruzione e vendita dei prodotti, si modificano i modelli operativi, si innalzano i livelli di responsabilità. I distributori saranno chiamati ad assicurare strategie coerenti con il mercato di riferimento individuato dal produttore e con le sue policy distributive nonché a soddisfare il best interest del cliente, tenendo conto sia del prodotto offerto e dei bisogni sia delle caratteristiche del consumatore».
Dal canto loro i rappresentanti degli intermediari colgono l'importanza della nuova impostazione normativa che pone al centro il cliente e le sue esigenze, anche se con qualche riserva sulle conseguenze di un sovraccarico di adempimenti burocratici che potrebbe essere imposto dall'Ivass con la modifica dei regolamenti di settore.
Luca Franzi De Luca, presidente dell'Aiba, associazione dei broker di assicurazioni, nella relazione all'assemblea annuale affermava: «anche se al momento è difficile capire quale potrà essere l'impatto sulla categoria a causa della complessa normativa di secondo livello ancora al vaglio dell'Autorità di Vigilanza e del Mise. L'Idd nasce per aumentare la tutela del consumatore. Obiettivo condivisibile, a patto di non creare inutili aggravi alle aziende dal punto di vista burocratico».
Per Luigi Viganotti, presidente dell'Acb, altra associazione di broker, il servizio al cliente è fondamentale. «La Idd ci offre comunque una grande opportunità: quella di cambiare il nostro modo di essere e di diventare sempre più consulenti e professionisti, di offrire al cliente un servizio veramente a 360 gradi sostenendolo nelle sue esigenze e nelle sue richieste, facendo in modo che coloro che hanno investito nelle aziende abbiano la sicurezza che il loro investimento, nella malaugurata ipotesi di un evento dannoso, non vada perduto», ha detto nel corso della relazione all'assemblea annuale dell'associazione.
Per Claudio Demozzi, presidente del Sindacato Nazionale Agenti, il ruolo consulenziale dell'intermediario professionista è cruciale: «Dobbiamo vigilare, affinché sia permesso ad ogni agente di svolgere la propria attività nello spirito e secondo le intenzioni del legislatore europeo e cioè in modo consulenziale ed imparziale. Non dimentichiamoci che il quarto considerando della Idd recita testualmente: "gli intermediari assicurativi e riassicurativi svolgono un ruolo centrale nella distribuzione dei prodotti assicurativi e riassicurativi nell'Unione"».
Tutti i protagonisti della filiera, dunque, si dicono pronti ad operare secondo le nuove regole che, in realtà, sembrano costituire una novità soprattutto per le compagnie, chiamate a modificare profondamente la propria visione del mercato, abbandonando la logica della vendita, che uniformava le strategie di offerta dei prodotti destinati ai consumatori ed alle piccole e medie imprese, per passare a quella del servizio, certamente più attuale e rispettosa dei diritti dei cittadini e della dignità degli stessi operatori.
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Nel mondo delle assicurazioni è da tempo in atto una rivoluzione silenziosa che riguarda anche i consumatori. I suoi effetti non saranno particolarmente evidenti nell'immediato, sebbene si tratti di un fenomeno sostanziale, con un impatto notevole sui diritti degli assicurati. Parliamo della Idd, la direttiva europea sulla distribuzione assicurativa recepita in Italia con il decreto legislativo numero 68 approvato dal Governo lo scorso 16 maggio.La novità più importante è nell'intendimento dell'Unione europea di superare la regolamentazione separata per le compagnie, che producono le polizze e per gli intermediari, agenti e broker, che le collocano sul mercato. Fino ad oggi l'obbligo di proporre all'assicurato polizze adeguate alle sue esigenze ricadeva esclusivamente in capo all'intermediario, determinando possibili situazioni conflittuali tra il dovere di quest'ultimo nei confronti dell'assicurato e l'interesse delle compagnie mandanti. Dal prossimo ottobre tutti i protagonisti della filiera produttiva e distributiva delle polizze, definite «prodotti assicurativi» dalla direttiva, saranno assoggettati ad un'unica normativa comunitaria. Anche le compagnie, pertanto, saranno coinvolte in questa responsabilità e l'adeguatezza dovrà esistere intrinsecamente fin dalla fase progettuale e di realizzazione del prodotto assicurativo. Può sembrare una cosa scontata, ma non lo è affatto: fino ad oggi le compagnie hanno avuto mano libera nell'immettere sul mercato polizze contenenti meccanismi di auto-protezione, utili a garantire la redditività del prodotto, spesso a scapito della rispondenza delle garanzie alle esigenze del cliente. Esclusioni di rischio, garanzie parziali, estensioni limitate, franchigie, scoperti, ma anche eccessivi tecnicismi nei testi dei contratti, spesso rendono complessa l'interpretazione delle polizze, facendo scoprire troppo tardi, soprattutto a quei consumatori non usi a rivolgersi a consulenti professionisti, che il rischio che credevano coperto dalla polizza gravava in realtà sulle loro spalle.La musica dovrebbe cambiare con le nuove norme Pog (Product Oversight and Governance arrangements), che impegnano le imprese, prima di immettere una nuova polizza sul mercato, a individuare un preciso target di clientela al quale la stessa è destinata e a garantirne l'adeguatezza già dalla fase progettuale, ma anche successivamente, attraverso un monitoraggio costante della effettiva rispondenza del prodotto alle esigenze del singolo contraente e del target market al quale è destinato. Non significa che dalle polizze spariranno limitazioni, franchigie e scoperti, ma certamente è una premessa importante per introdurre concreti presìdi a garanzia dei consumatori, spesso visti come i destinatari di prodotti utili a garantire ampi margini di guadagno alle compagnie, ma non sempre altrettanto capaci di rispondere adeguatamente alle esigenze di protezione di chi li acquista. Ne è un esempio la scelta di diverse compagnie di standardizzare l'offerta con polizze «da banco», prodotti di piccolo taglio utilizzati per campagne di vendita remunerate, finalizzate a fare cassa sulle spalle di clienti i quali, spesso, neppure sono consapevoli delle garanzie acquistate; ma è anche il caso di polizze di maggior spessore e dal costo più elevato, come quelle che coprono la responsabilità civile obbligatoria dei professionisti, in teoria rispondendo alle loro esigenze, ma in pratica, talvolta, non rispettando neppure le prescrizioni di copertura minime stabilite dalla legge che le ha rese obbligatorie.Come detto, per gli agenti e i broker il dovere di proporre al cliente prodotti adeguati alle esigenze emerse in sede di consulenza pre-contrattuale era previsto anche dalla normativa previgente, ma ciò poneva talvolta gli intermediari in una situazione di conflitto tra il dovere nei confronti del cliente e l'effettiva disponibilità di prodotti assicurativi adeguati alle esigenze di quest'ultimo. Non è facile, per un intermediario, soprattutto se legato a una sola compagnia, conciliare le esigenze talvolta contrapposte dell'impresa mandante e del cliente. Le nuove norme dovrebbero migliorare la situazione modificando alla radice gli attuali presupposti: una polizza deve essere progettata per una particolare tipologia di cliente e ne deve essere garantita l'adeguatezza sin dall'origine e fino a quando sarà presente sul mercato.Già nel 2017, durante il processo di recepimento della normativa Europea, l'Ivass, Istituto di vigilanza sulle assicurazioni, aveva intrattenuto le compagnie con una lettera al mercato nella quale precisava che «In particolare i presìdi in materia di governo e controllo del prodotto dovrebbero: essere incentrati sugli interessi, obiettivi e caratteristiche dei clienti, a tutela dei quali devono essere previste adeguate misure nelle fasi di progettazione, controllo, revisione e distribuzione dei prodotti; prevedere misure adeguate nel caso di prodotti suscettibili di arrecare pregiudizio ai clienti; individuare le modalità per gestire correttamente i conflitti di interesse che possono insorgere nella fase di design o sopravvenire nel corso dell'intera vita del prodotto». Il processo di definizione ed approvazione delle norme è ormai completo e dal 1 ottobre si entrerà nel nuovo regime che dovrà assicurare una più ampia tutela ai consumatori attraverso il livellamento delle regole di gioco dei diversi operatori del mercato. Il nuovo quadro dovrebbe garantire una maggiore serenità al cliente nell'acquisto delle coperture assicurative, la complessità delle quali, peraltro, suggerisce sempre di ricorrere a intermediari professionisti capaci di fornire adeguata consulenza ed assistenza. Prevedibilmente il mercato vedrà un ulteriore sviluppo dell'offerta multipla di soluzioni assicurative, anche di marchi diversi, da parte dell'intermediario, sia in ragione dello sviluppo del plurimandato che di quello delle collaborazioni orizzontali tra agenti e broker, rese possibili fin dal 2012 e capaci di garantire la disponibilità, presso un unico operatore, di un ventaglio di offerte sufficientemente ampio nel quale trovare quella adeguata alle esigenze del cliente.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/speciale-lunedi-2598939490.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ecco-cosa-pensano-dellidd-gli-operatori-del-settore" data-post-id="2598939490" data-published-at="1775152769" data-use-pagination="False"> Ecco cosa pensano dell'Idd gli operatori del settore È tutto pronto: dal prossimo 1 ottobre entra in vigore il decreto legislativo 68 del 21 maggio 2018 che recepisce le norme della Direttiva europea sulla distribuzione assicurativa. La nuova norma ha raccolto il plauso degli operatori, sebbene vi siano alcuni distinguo nelle posizioni di imprese e intermediari.L'Ania, associazione delle imprese di assicurazione, ha sottolineato l'importanza di questa evoluzione per bocca della Presidente Bianca Maria Farina, la quale, nella relazione all'assemblea annuale 2018 ha affermato che «il recepimento nel nostro Paese della IDD costituisce un fondamentale banco di prova per tutti. Per le compagnie e gli intermediari, chiamati a confermare la radicale transizione dalla logica della vendita a quella del servizio; per le Autorità di Vigilanza, chiamate a dettare regole chiare, uniformi e proporzionate per il settore».Anche l'Ivass, authority di vigilanza del settore, ha evidenziato che il nuovo faro nel mare delle assicurazioni è l'interesse del cliente, affermando, nella relazione del Presidente Salvatore Rossi, che «Per imprese e intermediari cambia il processo di costruzione e vendita dei prodotti, si modificano i modelli operativi, si innalzano i livelli di responsabilità. I distributori saranno chiamati ad assicurare strategie coerenti con il mercato di riferimento individuato dal produttore e con le sue policy distributive nonché a soddisfare il best interest del cliente, tenendo conto sia del prodotto offerto e dei bisogni sia delle caratteristiche del consumatore».Dal canto loro i rappresentanti degli intermediari colgono l'importanza della nuova impostazione normativa che pone al centro il cliente e le sue esigenze, anche se con qualche riserva sulle conseguenze di un sovraccarico di adempimenti burocratici che potrebbe essere imposto dall'Ivass con la modifica dei regolamenti di settore.Luca Franzi De Luca, presidente dell'Aiba, associazione dei broker di assicurazioni, nella relazione all'assemblea annuale affermava: «anche se al momento è difficile capire quale potrà essere l'impatto sulla categoria a causa della complessa normativa di secondo livello ancora al vaglio dell'Autorità di Vigilanza e del Mise. L'Idd nasce per aumentare la tutela del consumatore. Obiettivo condivisibile, a patto di non creare inutili aggravi alle aziende dal punto di vista burocratico». Per Luigi Viganotti, presidente dell'Acb, altra associazione di broker, il servizio al cliente è fondamentale. «La Idd ci offre comunque una grande opportunità: quella di cambiare il nostro modo di essere e di diventare sempre più consulenti e professionisti, di offrire al cliente un servizio veramente a 360 gradi sostenendolo nelle sue esigenze e nelle sue richieste, facendo in modo che coloro che hanno investito nelle aziende abbiano la sicurezza che il loro investimento, nella malaugurata ipotesi di un evento dannoso, non vada perduto», ha detto nel corso della relazione all'assemblea annuale dell'associazione.Per Claudio Demozzi, presidente del Sindacato Nazionale Agenti, il ruolo consulenziale dell'intermediario professionista è cruciale: «Dobbiamo vigilare, affinché sia permesso ad ogni agente di svolgere la propria attività nello spirito e secondo le intenzioni del legislatore europeo e cioè in modo consulenziale ed imparziale. Non dimentichiamoci che il quarto considerando della Idd recita testualmente: "gli intermediari assicurativi e riassicurativi svolgono un ruolo centrale nella distribuzione dei prodotti assicurativi e riassicurativi nell'Unione"». Tutti i protagonisti della filiera, dunque, si dicono pronti ad operare secondo le nuove regole che, in realtà, sembrano costituire una novità soprattutto per le compagnie, chiamate a modificare profondamente la propria visione del mercato, abbandonando la logica della vendita, che uniformava le strategie di offerta dei prodotti destinati ai consumatori ed alle piccole e medie imprese, per passare a quella del servizio, certamente più attuale e rispettosa dei diritti dei cittadini e della dignità degli stessi operatori.
Ecco #DimmiLaVerità del 2 aprile 2026. Il capogruppo di Fdi in Commissione Sport, Alessandro Amorese, commenta il flop dell'Italia e chiede più libertà per le tifoserie.
Tutti a guardare il prezzo del petrolio, ma a Wall Street si è svegliato un guru come Bill Ackman: è bastato un suo post su X, nel quale diceva che le azioni erano sottovalutate, per far partire gli acquisti sulle Borse lunedì. Un trend che continua a durare, fino alla prossima scusa per vendere.
Tradizione, innovazione e identità istituzionale si incontrano in un progetto inedito che porta il marchio dell’Esercito Italiano nel mondo del caffè. È stata presentata il 1° aprile, presso il Circolo Unificato «Pio IX», la nuova macchina da caffè a sistema ESE «Campagnola AR51», frutto della collaborazione tra DL Caffè e SIGIT S.p.A., con il supporto di Difesa Servizi S.p.A..
L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di valorizzazione del brand Esercito Italiano, sempre più orientato a costruire un dialogo concreto con il mondo produttivo nazionale e la società civile. Un progetto che non si limita al lancio di un prodotto, ma ambisce a rafforzare il legame tra istituzioni e cittadini attraverso simboli riconoscibili e valori condivisi.
A moderare l’evento è stata la giornalista Filomena Greco, davanti a una platea composta da rappresentanti istituzionali, partner industriali e operatori del settore. L’incontro ha offerto l’occasione per riflettere sulle potenzialità del co-branding tra pubblico e privato, evidenziando come queste sinergie possano generare valore sia in termini economici sia culturali.
Il nome «Campagnola AR51» richiama uno dei veicoli più iconici della storia militare italiana, la Fiat Campagnola AR51, simbolo di robustezza e affidabilità. Un richiamo non casuale, che intende trasferire questi stessi attributi al nuovo prodotto: una macchina da caffè progettata per garantire qualità, semplicità d’uso e sostenibilità.
La «Campagnola AR51» utilizza il sistema ESE (Easy Serving Espresso), uno standard sempre più diffuso in Europa. Le cialde in carta compostabile rappresentano infatti una soluzione attenta all’ambiente, senza rinunciare alla qualità dell’espresso, elemento centrale della tradizione italiana.
Oltre all’aspetto tecnico, il progetto assume una valenza strategica più ampia. La valorizzazione del marchio Esercito, infatti, non si limita alla dimensione simbolica, ma diventa uno strumento per promuovere il made in Italy e le competenze industriali del Paese. In questo contesto, la collaborazione con aziende italiane rappresenta un modello virtuoso di integrazione tra istituzioni e sistema produttivo.
Walter Schiavone, titolare DL caffè, commenta così questa iniziativa: «Affiancare il nostro brand a quello dell'esercito è motivo di orgoglio e di sfida. Caffè Esercito ci sta aprendo porte importanti e avremo soddisfazioni al di là di un prodotto di alta qualità. Non solo un buon caffè ma anche per il fatto che abbiamo ricreato un'auto iconica in versione macchina da caffè».
La «Campagnola AR51» segna così l’inizio di una nuova piattaforma di prodotti a marchio Esercito, destinata a evolversi nel tempo e ad ampliare la propria presenza sul mercato. Un’iniziativa che dimostra come anche realtà tradizionalmente legate alla sfera pubblica possano innovare il proprio linguaggio, trovando nuove modalità per raccontarsi e per creare valore condiviso.
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Gabriele Gravina (Ansa)
Dopo otto anni di promesse e mancate riforme, due mancate qualificazioni ai Mondiali - la prima preceduta dalla vittoria dell'Europeo nel 2021 - Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni da presidente della Figc. Dopo l'ennesima umiliazione subita dal nostro calcio in Bosnia, con la sconfitta ai rigori nel playoff decisivo per strappare un pass a Usa, Canada e Messico 2026, sono state necessarie pressioni da più parti, dalla politica all'opinione pubblica.
Il passo indietro è arrivato nel pomeriggio, al termine di una giornata che aveva già preso una direzione precisa fin dalle prime ore. Gravina ha rassegnato le dimissioni da presidente della Federcalcio, chiudendo formalmente un ciclo travolto dal terzo Mondiale consecutivo mancato dall’Italia (la prima nel 2017 era sotto la gestione di Carlo Tavecchio, che al contrario di Gravina lasciò subito dopo la sconfitta con la Svezia). La decisione è stata comunicata all’inizio della riunione con tutte le componenti federali, riunite nella sede di via Allegri a Roma, mentre fuori si respirava un clima teso, tra contestazioni, lancio di uova e presenza delle forze dell’ordine. Gravina, arrivato in mattinata senza rilasciare dichiarazioni, ha scelto il silenzio anche dopo l’annuncio ufficiale. Nessuna conferenza stampa, nessuna intervista. Solo un passaggio interno, davanti a tutte le componenti del sistema calcio.
Nel comunicato diffuso dalla Federazione, il presidente uscente ha rivendicato il rapporto con le varie anime del movimento e ha annunciato che l’8 aprile interverrà in audizione alla Camera per relazionare sullo stato di salute del calcio italiano. Nello stesso contesto ha anche chiarito il senso delle parole pronunciate dopo la partita di Zenica, oggetto di polemiche: un riferimento, ha spiegato, alle differenze normative tra sport professionistici e dilettantistici, «che non volevano assolutamente essere offensive».
Attorno alla sua uscita si è sviluppato un fronte compatto nel riconoscere la difficoltà del momento, ma senza una direzione condivisa sul futuro. Il presidente della Lega Serie A, Ezio Maria Simonelli, ha parlato della necessità per la massima serie di «rivendicare un ruolo primario» e di farsi guida del sistema, indicando come priorità riforme, giovani e solidità economica dei club: «Come i tifosi siamo delusi». Nessuna convergenza, però, su un nome per la successione: «Assolutamente no, non se ne è parlato». Sulla stessa linea il presidente dell'Assocalciatori, Umberto Calcagno, che ha sottolineato come la giornata dovesse servire a rimettere al centro i temi: «La figura che verrà individuata dovrà essere un passo indietro rispetto a ciò che bisogna fare. Oggi sono importanti i programmi». Anche Renzo Ulivieri, numero uno dell'Assoallenatori, ha allargato lo sguardo oltre l’immediato: «Il calcio è in difficoltà non da ora, ma dal 2006».
E ora cosa succede al calcio italiano? Le dimissioni di Gravina basteranno a cambiare un movimento che da anni si regge su un sistema contorto e con profondi problemi strutturali? Ovvio che no. Specialmente se i nomi per la successione sono quelli che circolano nei corridoi del palazzo. Contestualmente alla rassegna delle dimissioni, lo stesso Gravina ha indetto l’assemblea elettiva per il prossimo 22 giugno, data in cui verrà scelto il nuovo presidente. Fino ad allora resterà in carica per la gestione ordinaria, dando vita quindi a una transizione che si apre senza una linea già tracciata. Tra i possibili candidati vengono indicati Giancarlo Abete, Giovanni Malagò, e Matteo Marani, con Demetrio Albertini più defilato. Nel primo caso si tratterebbe di un ritorno al passato. Abete è già stato presidente della Figc dal 2007 al 2014, anno in cui lasciò l'incarico dopo l'eliminazione della Nazionale al girone di Brasile 2014 in quella che rimane l'ultima, triste, apparizione dell'Italia a un campionato del mondo. La candidatura di Malagò è sponsorizzata dalla Lega Serie A e rappresenterebbe una scelta nella direzione dell'esperienza e dell'indiscussa capacità manageriale, ma con un rapporto tutto da ricostruire con il ministro dello Sport Andrea Abodi dopo la vicenda della non rieleggibilità al Coni. Fattore che in un momento così delicato in cui calcio e politica dovranno necessariamente andare a braccetto per far sì che qualcosa davvero cambi, non è per nulla da sottovalutare. Marani, invece, potrebbe essere visto come l'ennesimo salto nel vuoto: l'ex direttore del Guerin Sportivo è dal 2023 alla guida della Serie C: un mondo dove i problemi fioccano e ogni anno più di un club non riesce a completare la stagione. Nelle scorse ore si era fatto anche il nome di Paolo Maldini. E c'è chi indicherebbe come soluzione Beppe Marotta, oggi presidente dell'Inter.
Il terremoto federale non ha toccato solo la presidenza. Poco dopo le dimissioni di Gravina è arrivata anche la decisione di Gianluigi Buffon, che ha annunciato le dimissioni da capo delegazione: «Rassegnare le mie dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia, era un atto impellente. Ora che il presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità». Una decisione analoga è attesa a stretto giro di posta anche da Gennaro Gattuso. In tutta questa storia le responsabilità del ct sono forse quelle minori, ma di fatto l'ex allenatore di Milan e Napoli ha già maturato il passo indietro di cui manca soltanto l'ufficialità. Anche nel caso della guida tecnica, i principali nomi che girano per la sostituzione di Gattuso sono due ritorni al passato: da una parte Antonio Conte, che però dovrebbe liberarsi dal contratto con il Napoli, dall'altra Roberto Mancini, anch'esso sotto contratto in Qatar con l'Al-Sadd. Insomma, cambiare per non cambiare. Sia inteso, sia Conte che Mancini sono due ottimi allenatori e alla guida degli azzurri hanno ottenuto ottimi risultati, specialmente Mancini, ma sembra quasi che il nostro movimento non riesca a produrre qualcosa di nuovo. Qualcosa che possa portare una buona dose di aria fresca a Coverciano.
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