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Dalle creme di abalone agli estratti di sangue, in Italia per la cura della pelle si spendono 1,4 miliardi

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  • Creme antietà e antirughe: sono loro il motore dell'universo skincare. Nel 2017 ne sono state vendute per 631,6 milioni. In Europa la locomotiva del settore è la Germania con un giro di affari di 4 miliardi e 179 milioni di dollari. Nel mondo, Cina e Giappone rimangono leader incontrastati per la cura del viso.
  • La terapia del vampiro per mantenersi giovani. A rendere famoso il trattamento è stata Kim Kardashian. Dopo di lei Victoria Beckham che per un trattamento personalizzato spende 1.400 dollari al mese.
  • La bellezza vien dal mare: per una pelle da sirena scegliete il cetriolo marino. Le alghe hanno un potere antiossidante e garantiscono luminosità. La perla uniforma l'incarnato e regola la produzione di melanina. L'«acqua dell'oceano» rende la pelle sana e idratata.
  • Uno dei principali nemici del volto è l'inquinamento. Ingrigisce la pelle, la secca e favorisce l'invecchiamento. Per questo sono sempre più in voga prodotti detox che aiutano a creare una barriera protettiva anti smog. Surface, azienda italiana leader nel settore, ha realizzato una linea completa fatta di detergenti, acque e creme 100% vegane, senza parabeni, coloranti e siliconi, adatte sia per gli uomini che per le donne.
  • Le orientali sono famose per la loro pelle luminosa e priva di imperfezioni. Il loro segreto ce lo svela Olga Kim, responsabile di Miin cosmetics, catena di negozi di k-beauty che ha portato in Italia la routine di bellezza a dieci step. «Ci vogliono 15 minuti per prendersi cura di se stessi. La pelle di vetro è il futuro, in Corea la bellezza passa da un viso luminoso».

Lo speciale contiene 5 articoli e una gallery di prodotti.


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Ryan Williams: «Usano l’accusa di estremismo solo per zittire i conservatori»
Ryan Williams e Donald Trump
Il capo del Claremont Institute, serbatoio di collaboratori per Donald Trump: «La lotta al woke è appena iniziata, servono leggi. L’immigrazione senza limiti indebolisce la democrazia».

La lotta per l'egemonia culturale è uno degli obiettivi principali della seconda amministrazione Trump. Il presidente americano è riuscito a spezzare il connubio tra la Silicon Valley e i movimenti woke, dichiarando anche guerra all’ultra-progressismo che si annida negli apparati governativi e nelle istituzioni universitarie. In questo quadro, l’inquilino della Casa Bianca si sta appoggiando soprattutto a un think tank: il Claremont Institute. Fondato nel 1979 da alcuni allievi del filosofo Harry Jaffa (a sua volta discepolo di Leo Strauss), questo pensatoio ha dato numerosi alti funzionari all’attuale amministrazione americana. Uno dei suoi obiettivi è del resto la rivalutazione della cultura occidentale in diretta antitesi con il progressismo woke e con le sue ricette politiche.

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Un «salva condomini» per riparare i nuovi danni del Superbonus
Ansa
Altro «regalo» di Conte: gli inquilini degli edifici che non hanno finito i lavori rischiano il salasso. Il governo studia sconti del 90%.

E io pago! Direbbe il principe Antonio De Curtis che si trova a fare i conti, come quasi tutti i contribuenti italiani, con l’eredità lasciata da Peppino, al secolo Giuseppe Conte. È curioso notare come la segretaria del Pd Elly Schlein se la pigli col governo che non provvede alle necessità dei meno abbienti.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 23 febbraio

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 23 febbraio con Carlo Cambi

Dopo 4 anni, a Est si contano i morti. Orbán: veto sulle sanzioni a Mosca
Volodymyr Zelensky (Ansa)
Leone XIV: «La pace non va rimandata». Steve Witkoff: «Vertice Putin-Zelensky a breve».

A quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, né Kiev né Mosca hanno mai fornito un bilancio completo e verificabile delle vittime, civili e militari. L’ultimo dato ufficiale ucraino risale al 4 febbraio: intervistato da France 2, il presidente Volodymyr Zelensky ha parlato di 55.000 soldati uccisi dal 24 febbraio 2022, contro i 43.000 indicati a dicembre 2024. Lo stesso Zelensky ha ammesso che il numero non restituisce l’intera portata del conflitto, sottolineando che «un gran numero» di persone risulta disperso. Sei mesi fa il ministero dell’Interno di Kiev segnalava oltre 70.000 dispersi ufficiali tra militari e civili, lasciando intuire un impatto ben più ampio.

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