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2022-06-04
Sinistra, tecnocrati e fan dei bonus. Chi sono i mandanti della patrimoniale
Andrea Orlando (Imagoeconomica)
Proprio come in Assassinio sull’OrientExpress di Agatha Christie, pure per la vicenda carsica delle patrimoniali in Italia, non c’è un solo omicida, ma una serie di soggetti che - ciascuno con una sua particolare motivazione - hanno inferto la loro pugnalata (o si preparano a farlo).
Premessa doverosa. In Italia (purtroppo) la patrimoniale c’è già. Anzi, ce ne sono almeno undici: la più devastante è quella sugli immobili, ma l’elenco è interminabile. Bollo auto; canone radio-tv; diritti catastali; imposta di bollo; imposta di registro e sostitutiva; imposta ipotecaria; imposta sul patrimonio netto delle imprese; imposta su imbarcazioni e aeromobili; imposta su transazioni finanziarie; imposta su successioni e donazioni. Qualche anno fa, a fine 2018, la Cgia di Mestre aveva stimato un gettito di 47,5 miliardi annui, il 2,7% del Pil, il doppio di quanto si era versato nel 1990 (1,3%). E il contributo di Mario Monti nel 2011 resta indimenticabile, con il macigno Imu quasi triplicato (da circa 8-9 a 25 miliardi, da cui qualche tempo dopo furono tolti i 4 miliardi dell’Imu prima casa). Da questo punto di vista, come ricorda sempre il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, il paradosso è che si discute di patrimoniali eventuali e future, per meglio nascondere la devastante patrimoniale che già esiste. Ogni anno i proprietari di case, negozi, uffici, capannoni, subiscono già una rapina fiscale da 21 miliardi, che in una decina d’anni ha drenato oltre 200 miliardi di liquidità agli italiani, tagliando di un quarto il valore del patrimonio immobiliare del Paese. Dove bisogna cercare - allora - esecutori e mandanti? Suggeriremmo quattro piste di indagine.
1La prima ha a che fare con gli ossessionati dal vincolo esterno, specie in area progressista e tecnocratica. Le prime a bacchettare in tal senso (più tasse, più patrimoniali) sono le periodiche «raccomandazioni» della Commissione Ue, ma non scherzano neppure altre istituzioni, dal Fmi all’Ocse. Ormai non si contano più, e arrivano ogni anno a scadenze regolari, paper in fotocopia che chiedono sempre le stesse cose: riforma del catasto, ripristino della tassazione sulla prima casa, incremento della tassa di successione. È di inizio 2018, per fare un solo esempio, il documento Ocse «The role and design of net wealth taxes»: nel documento si spiega che le patrimoniali servono a ridurre le diseguaglianze. E c’è del vero: ma nel senso che contribuiscono a impoverire un po’ tutti. Poche settimane dopo, arrivò il Fmi, con un paper dal soave titolo «Verso una riforma fiscale favorevole alla crescita». E come volevano «favorirla» la crescita quelli del Fmi? Introducendo una nuova tassa sulla prima casa, con tanto di riforma del catasto. Da quel momento, a scadenze regolari, la giostra ricomincia a girare.
2La seconda pista di indagine ha a che fare con i tassatori compulsivi della sinistra: la Cgil di Maurizio Landini sul versante sindacale (a cui ieri ha risposto Antonio Tajani per Forza Italia: «La sinistra troverà un muro se pensa di introdurre nuove tasse o patrimoniali»), il M5s, e poi Leu e Pd. Resta memorabile il tentativo pro patrimoniale condotto in Parlamento da Nicola Fratoianni (Leu) e Matteo Orfini (Pd), così come un editoriale del dicembre 2020, pubblicato dal quotidiano Domani, e firmato da Emanuele Felice, allora responsabile economico del Pd. Non c’è bisogno di commentare, basta citare: «Una riforma fiscale in senso progressivo, che alleggerisca il carico sul ceto medio e produttivo, e lo sposti invece sulla rendita (si pensi a quella immobiliare, oggi tassata in modo piatto, o alle eredità, che godono di un regime fra i più bassi di tutto il mondo avanzato), dovrà pure scontentare qualcuno». Traduzione: aumentare la tassa di successione, e aumentare (ancora!) la già enorme patrimoniale immobiliare. Per non dire di Enrico Letta, scatenato a favore dell’aumento della tassa di successione, tema a cui dedicò una campagna forsennata, per quanto priva di successo.
Attenzione infine alla terza e alla quarta categoria, che rischiano di avere un radicamento trasversale, con (purtroppo) una notevole rappresentanza anche a destra.
3La terza è la categoria di quelli che sostengono il mitico spostamento della tassazione «dalle persone alle cose». Peccato che lo Stato italiano - in genere - ricordi bene di incrementare la tassazione «sulle cose», e curiosamente dimentichi di alleggerire quella «sulle persone». Memoria intermittente, diciamo così.
4La quarta categoria è quella di chi continua a sostenere la logica degli investimenti pubblici massicci, della spesa altissima, dei bonus. Naturalmente serve un’analisi differenziata di ciascuna di queste misure: ma - in generale - è oggettivo il fatto che quanto più si insiste affinché la mano pubblica spenda e intervenga, impostando massicci piani dirigisti, tanto più si porta acqua al mulino di chi, a quel punto, avrà buon gioco a voler tenere sempre più alto il livello della tassazione. La strada maestra è opposta: ridurre il ruolo della mano pubblica, abbandonare la logica ultradirigista e assistenzialista, rottamare il sistema dei bonus, e aprire la strada a massicci tagli fiscali.
Tavolo tra governo e parti sociali: la data non c’è, l’intesa è lontana
Il tavolo a Palazzo Chigi tra governo e parti sociali per discutere di salario minimo, rinnovo dei contratti e taglio del cuneo fiscale sarà convocato a breve, ma la data non è stata ancora stabilita, come confermano alla Verità fonti di governo. Il motivo è molto semplice: il premier, Mario Draghi, ha intenzione di riunire sindacati e associazioni di categoria solo quando l’accordo sarà soltanto da ratificare. In sostanza, il «tavolo» è, seppur virtualmente, già aperto, e le discussioni sono in corso.
La proposta sulla quale si sta ragionando è quella elaborata dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando: estendere il trattamento economico complessivo, applicato nei contratti comparativamente più rappresentativi, a tutti i lavoratori di quel comparto come salario minimo di riferimento, per consentire anche ai dipendenti delle piccole imprese di poter fronteggiare l’inflazione galoppante. A quanto ci risulta, mentre Confindustria frena, altre associazioni di categoria, come ad esempio Confartigianato e in qualche misura anche Confcommercio, sarebbero disponibili a ragionare su questa ipotesi.
«Sui salari e sulla qualità del lavoro», spiega Orlando, a margine di un evento elettorale all’Aquila, «abbiamo sottoposto idee alle parti sociali e convocheremo nelle prossime settimane un confronto, che in via informale è già aperto, perché credo sia urgente aiutare chi si trova in condizioni di lavoro povero, chi percepisce un salario più basso e chi invece vede eroso il proprio potere d’acquisto dall’inflazione, quindi tutta la massa dei lavoratori italiani. Questi temi», aggiunge Orlando, «sono al centro dell’agenda dei prossimi mesi, anzi delle prossime settimane». L’idea del leader della Cgil, Maurizio Landini, di reperire le risorse necessarie attraverso un aumento della tassazione delle rendite finanziarie e un contributo straordinario di solidarietà, non incontra il favore del governo. L’obiettivo deve essere esattamente il contrario: quello di ridurre innanzitutto il cuneo fiscale, aumentando i soldi che restano nella busta paga dei lavoratori senza appesantire i bilanci delle imprese. Un risultato che si ottiene tagliando le spese superflue, attraverso una efficace spending review, e aumentando la produttività. Del resto, neanche Cisl e Uil sono d’accordo con Landini.
«Il tema del salario minimo», commenta il segretario del Pd, Enrico Letta, «sta prendendo giustamente piede in tante economie simili alla nostra e quindi è importante che anche noi facciamo un grosso passo avanti. Credo sia importante riuscire entro la fine della legislatura a dare un segnale come altri importanti Paesi stanno facendo». Sul salario minimo, dice all’Ansa il leader del M5s, Giuseppe Conte, «bisogna intervenire subito. Il progetto di legge è al Senato. La legge si può approvare in poco tempo».
Contraria al salario minimo Forza Italia: «Siamo contro il salario minimo per legge», dichiara all’Ansa la senatrice di Forza Italia Roberta Toffanin, vicepresidente della commissione Finanze di Palazzo Madama e prima firmataria di diversi emendamenti del suo partito alla proposta di legge per l’istituzione del salario minimo orario, all’esame della commissione Lavoro, «se si arriverà al voto voteremo contro. Noi abbiamo una tradizione che si basa sulla contrattazione, dobbiamo fare leva su questo, e bisogna parlare di contrattazione di prossimità, di secondo livello, per dare voce alle differenze territoriali. Per garantire maggiore potere d’acquisto ai lavoratori», aggiunge la Toffanin, «bisogna lavorare sulla riduzione del cuneo fiscale, è una misura che costa 16-18 miliardi ma è quello che servirebbe. E poi bisogna rivedere il reddito di cittadinanza, che sta bloccando il sistema, perché ci sono tante aziende del turismo, dell’agricoltura e del settore manifatturiero che cercano disperatamente lavoratori e non li trovano».
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Il partito delle tasse va dal Pd al M5s passando dai sindacati ai tifosi del vincolo esterno. Antonio Tajani (Fi): «Noi faremo muro».Palazzo Chigi vuole evitare un vertice sul lavoro che si concluda con un nulla di fatto.Lo speciale contiene due articoliProprio come in Assassinio sull’OrientExpress di Agatha Christie, pure per la vicenda carsica delle patrimoniali in Italia, non c’è un solo omicida, ma una serie di soggetti che - ciascuno con una sua particolare motivazione - hanno inferto la loro pugnalata (o si preparano a farlo). Premessa doverosa. In Italia (purtroppo) la patrimoniale c’è già. Anzi, ce ne sono almeno undici: la più devastante è quella sugli immobili, ma l’elenco è interminabile. Bollo auto; canone radio-tv; diritti catastali; imposta di bollo; imposta di registro e sostitutiva; imposta ipotecaria; imposta sul patrimonio netto delle imprese; imposta su imbarcazioni e aeromobili; imposta su transazioni finanziarie; imposta su successioni e donazioni. Qualche anno fa, a fine 2018, la Cgia di Mestre aveva stimato un gettito di 47,5 miliardi annui, il 2,7% del Pil, il doppio di quanto si era versato nel 1990 (1,3%). E il contributo di Mario Monti nel 2011 resta indimenticabile, con il macigno Imu quasi triplicato (da circa 8-9 a 25 miliardi, da cui qualche tempo dopo furono tolti i 4 miliardi dell’Imu prima casa). Da questo punto di vista, come ricorda sempre il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, il paradosso è che si discute di patrimoniali eventuali e future, per meglio nascondere la devastante patrimoniale che già esiste. Ogni anno i proprietari di case, negozi, uffici, capannoni, subiscono già una rapina fiscale da 21 miliardi, che in una decina d’anni ha drenato oltre 200 miliardi di liquidità agli italiani, tagliando di un quarto il valore del patrimonio immobiliare del Paese. Dove bisogna cercare - allora - esecutori e mandanti? Suggeriremmo quattro piste di indagine. 1La prima ha a che fare con gli ossessionati dal vincolo esterno, specie in area progressista e tecnocratica. Le prime a bacchettare in tal senso (più tasse, più patrimoniali) sono le periodiche «raccomandazioni» della Commissione Ue, ma non scherzano neppure altre istituzioni, dal Fmi all’Ocse. Ormai non si contano più, e arrivano ogni anno a scadenze regolari, paper in fotocopia che chiedono sempre le stesse cose: riforma del catasto, ripristino della tassazione sulla prima casa, incremento della tassa di successione. È di inizio 2018, per fare un solo esempio, il documento Ocse «The role and design of net wealth taxes»: nel documento si spiega che le patrimoniali servono a ridurre le diseguaglianze. E c’è del vero: ma nel senso che contribuiscono a impoverire un po’ tutti. Poche settimane dopo, arrivò il Fmi, con un paper dal soave titolo «Verso una riforma fiscale favorevole alla crescita». E come volevano «favorirla» la crescita quelli del Fmi? Introducendo una nuova tassa sulla prima casa, con tanto di riforma del catasto. Da quel momento, a scadenze regolari, la giostra ricomincia a girare. 2La seconda pista di indagine ha a che fare con i tassatori compulsivi della sinistra: la Cgil di Maurizio Landini sul versante sindacale (a cui ieri ha risposto Antonio Tajani per Forza Italia: «La sinistra troverà un muro se pensa di introdurre nuove tasse o patrimoniali»), il M5s, e poi Leu e Pd. Resta memorabile il tentativo pro patrimoniale condotto in Parlamento da Nicola Fratoianni (Leu) e Matteo Orfini (Pd), così come un editoriale del dicembre 2020, pubblicato dal quotidiano Domani, e firmato da Emanuele Felice, allora responsabile economico del Pd. Non c’è bisogno di commentare, basta citare: «Una riforma fiscale in senso progressivo, che alleggerisca il carico sul ceto medio e produttivo, e lo sposti invece sulla rendita (si pensi a quella immobiliare, oggi tassata in modo piatto, o alle eredità, che godono di un regime fra i più bassi di tutto il mondo avanzato), dovrà pure scontentare qualcuno». Traduzione: aumentare la tassa di successione, e aumentare (ancora!) la già enorme patrimoniale immobiliare. Per non dire di Enrico Letta, scatenato a favore dell’aumento della tassa di successione, tema a cui dedicò una campagna forsennata, per quanto priva di successo. Attenzione infine alla terza e alla quarta categoria, che rischiano di avere un radicamento trasversale, con (purtroppo) una notevole rappresentanza anche a destra. 3La terza è la categoria di quelli che sostengono il mitico spostamento della tassazione «dalle persone alle cose». Peccato che lo Stato italiano - in genere - ricordi bene di incrementare la tassazione «sulle cose», e curiosamente dimentichi di alleggerire quella «sulle persone». Memoria intermittente, diciamo così. 4La quarta categoria è quella di chi continua a sostenere la logica degli investimenti pubblici massicci, della spesa altissima, dei bonus. Naturalmente serve un’analisi differenziata di ciascuna di queste misure: ma - in generale - è oggettivo il fatto che quanto più si insiste affinché la mano pubblica spenda e intervenga, impostando massicci piani dirigisti, tanto più si porta acqua al mulino di chi, a quel punto, avrà buon gioco a voler tenere sempre più alto il livello della tassazione. La strada maestra è opposta: ridurre il ruolo della mano pubblica, abbandonare la logica ultradirigista e assistenzialista, rottamare il sistema dei bonus, e aprire la strada a massicci tagli fiscali. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sinistra-tecnocrati-e-fan-dei-bonus-chi-sono-i-mandanti-della-patrimoniale-2657455051.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tavolo-tra-governo-e-parti-sociali-la-data-non-ce-lintesa-e-lontana" data-post-id="2657455051" data-published-at="1654281166" data-use-pagination="False"> Tavolo tra governo e parti sociali: la data non c’è, l’intesa è lontana Il tavolo a Palazzo Chigi tra governo e parti sociali per discutere di salario minimo, rinnovo dei contratti e taglio del cuneo fiscale sarà convocato a breve, ma la data non è stata ancora stabilita, come confermano alla Verità fonti di governo. Il motivo è molto semplice: il premier, Mario Draghi, ha intenzione di riunire sindacati e associazioni di categoria solo quando l’accordo sarà soltanto da ratificare. In sostanza, il «tavolo» è, seppur virtualmente, già aperto, e le discussioni sono in corso. La proposta sulla quale si sta ragionando è quella elaborata dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando: estendere il trattamento economico complessivo, applicato nei contratti comparativamente più rappresentativi, a tutti i lavoratori di quel comparto come salario minimo di riferimento, per consentire anche ai dipendenti delle piccole imprese di poter fronteggiare l’inflazione galoppante. A quanto ci risulta, mentre Confindustria frena, altre associazioni di categoria, come ad esempio Confartigianato e in qualche misura anche Confcommercio, sarebbero disponibili a ragionare su questa ipotesi. «Sui salari e sulla qualità del lavoro», spiega Orlando, a margine di un evento elettorale all’Aquila, «abbiamo sottoposto idee alle parti sociali e convocheremo nelle prossime settimane un confronto, che in via informale è già aperto, perché credo sia urgente aiutare chi si trova in condizioni di lavoro povero, chi percepisce un salario più basso e chi invece vede eroso il proprio potere d’acquisto dall’inflazione, quindi tutta la massa dei lavoratori italiani. Questi temi», aggiunge Orlando, «sono al centro dell’agenda dei prossimi mesi, anzi delle prossime settimane». L’idea del leader della Cgil, Maurizio Landini, di reperire le risorse necessarie attraverso un aumento della tassazione delle rendite finanziarie e un contributo straordinario di solidarietà, non incontra il favore del governo. L’obiettivo deve essere esattamente il contrario: quello di ridurre innanzitutto il cuneo fiscale, aumentando i soldi che restano nella busta paga dei lavoratori senza appesantire i bilanci delle imprese. Un risultato che si ottiene tagliando le spese superflue, attraverso una efficace spending review, e aumentando la produttività. Del resto, neanche Cisl e Uil sono d’accordo con Landini. «Il tema del salario minimo», commenta il segretario del Pd, Enrico Letta, «sta prendendo giustamente piede in tante economie simili alla nostra e quindi è importante che anche noi facciamo un grosso passo avanti. Credo sia importante riuscire entro la fine della legislatura a dare un segnale come altri importanti Paesi stanno facendo». Sul salario minimo, dice all’Ansa il leader del M5s, Giuseppe Conte, «bisogna intervenire subito. Il progetto di legge è al Senato. La legge si può approvare in poco tempo». Contraria al salario minimo Forza Italia: «Siamo contro il salario minimo per legge», dichiara all’Ansa la senatrice di Forza Italia Roberta Toffanin, vicepresidente della commissione Finanze di Palazzo Madama e prima firmataria di diversi emendamenti del suo partito alla proposta di legge per l’istituzione del salario minimo orario, all’esame della commissione Lavoro, «se si arriverà al voto voteremo contro. Noi abbiamo una tradizione che si basa sulla contrattazione, dobbiamo fare leva su questo, e bisogna parlare di contrattazione di prossimità, di secondo livello, per dare voce alle differenze territoriali. Per garantire maggiore potere d’acquisto ai lavoratori», aggiunge la Toffanin, «bisogna lavorare sulla riduzione del cuneo fiscale, è una misura che costa 16-18 miliardi ma è quello che servirebbe. E poi bisogna rivedere il reddito di cittadinanza, che sta bloccando il sistema, perché ci sono tante aziende del turismo, dell’agricoltura e del settore manifatturiero che cercano disperatamente lavoratori e non li trovano».
Come rendere appetitosi i broccoli (lo sono già per conto loro, ma con quel loro odorino solforato a molti sono venuti in uggia) facendoli diventare simpatici in un primo piatto impeccabile dal punto di vista nutrizionale, facilissimo da realizzare e assai appetitoso. Si tratta di pigliare dalla nostra antica tradizione e metterla in pratica dacché orto e pescato vanno da sempre d’accordo nella cultura gastronomica delle nostre terre.
In più se unite al sapore del baccalà le proprietà salutari del broccolo potete dire di avere fatto un gran piacere ai vostri commensali: i broccoli sono, con tutte le altre brassicacee, il toccasana della stagione fredda: danno sali minerali, fibra, vitamine, antiossidanti in quantità e sono amici della digestione, del cuore e delle vie respiratorie. Un tempo le nonne facevano fare i suffumigi sul vapore dei cavoli che bollivano per rimediare a raffreddore e bronchite. Noi ci accontentiamo di fare un piatto gustoso.
Ingredienti – 360 gr di pasta corta di semola da grano italiano (noi abbiamo scelto le pennette lisce di un antichissimo pastificio toscano di Lari), 300 gr di broccoli, 400 gr di baccalà già ammollato, 2 spicchi di aglio, un peperoncino o mezzo cucchiaino di peperoncino in polvere, due filetti d’acciuga, una ventina di nocciole, 6 cucchiai di olio extravergine di oliva, sale qb. Facoltativo un mazzetto di prezzemolo.
Procedimento – In una padella ampia – ci dovete saltare la pasta – fate imbiondire l’aglio e disfare i filetti di acciughe in compagnia del peperoncino nell’olio extravergine di oliva. Pulite il baccalà dalla pelle e dalle lische e fatelo a cubetti. Mettetelo in padella e fate andare a fuoco molto moderato. Mondate i broccoli, dividete i rametti e metteteli a lessare nella stessa acqua con la pasta. Nel frattempo sguisciate le nocciole tostatele in padella e poi tritale grossolanamente tenendole da parte. A un paio di minuti dalla fine della cottura della pasta scolatela insieme a broccoli, eliminate lo spicchio d’aglio e il peperoncino se intero, fate finire la cottura della pasta in padella mantecando bene. Se del caso aggiustate di sale. A cottura terminata fate cadere su ogni piatto una pioggia di granella di nocciole, un giro di extravergine a crudo e se volete anche del prezzemolo che avrete tritato finemente.
Come far divertire i bambini – Date a loro il compito di completare i piatti con nocciole, olio extravergine e prezzemolo.
Abbinamento – Abbiamo scelto una Lugana del Garda, ottimo un Soave, assai indicati un Arneis, una Nascetta langotta o un Gavi del comune di Gavi, tutti bianchi gentili e profumati.
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Maurizio Gasparri, Galeazzo Bignami e Clotilde Minasi (Imagoeconomica)
Il centrodestra si schiera compatto al fianco della Verità, sostenendo la sottoscrizione lanciata dal nostro giornale per dare una mano al vicebrigadiere Emanuele Marroccella, che deve pagare nel giro di pochi giorni una provvisionale di 125.000 euro ai parenti del pregiudicato siriano Jamal Badawi, ucciso dallo stesso Marroccella dopo che aveva aggredito un collega il 20 settembre 2020 durante il tentativo di sventare un furto in uno stabile di Roma. Oltre a una condanna penale a tre anni per «eccesso colposo nell’uso legittimo di armi», a fronte tra l’altro di una richiesta più tenue del pm che aveva chiesto due anni e sei mesi, il quarantaquattrenne carabiniere originario di Napoli deve versare alle parti civili una somma ingente, 125.000 euro, pari a sei anni di lavoro nell’Arma. Se è vero che le spese legali sono coperte da un apposito fondo, è infatti altrettanto vero che la somma da versare ricade sulle spalle del carabiniere. «È una decisione surreale», dice alla Verità il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, «dei soliti giudici ideologizzati che puniscono chi ci difende. Va sostenuta qualsiasi iniziativa per il vicebrigadiere, aspettando che i prossimi giudici ristabiliscano il buon senso». Sulla stessa lunghezza d’onda il vicecapogruppo di Fdi a Montecitorio, Augusta Montaruli: «Si dovrebbe escludere», ci dice la Montaruli, «qualunque tipo di risarcimento a favore della cosiddetta persona offesa che ha determinato la reazione dell’agente per difendere sé e gli altri. Quello che ancora non prevede la legislazione è compensato negli effetti dall’iniziativa del vostro quotidiano che è meritoria perché solleva un dibattito sul risarcimento del danno in casi come questo». Da Fratelli d’Italia a Forza Italia, non fa mancare il suo appoggio alla nostra iniziativa il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, che parteciperà anche alla sottoscrizione: «Sacrosanta iniziativa della Verità», commenta Gasparri, «a sostegno del carabiniere che ha subito una incredibile condanna con addirittura il supplizio di un oneroso risarcimento da erogare. Sono da sempre dalla parte del popolo in divisa, accetto ogni accertamento ma non le vessazioni. Pertanto elogio e apprezzo l’iniziativa della Verità e annuncio anche che parteciperò alla sottoscrizione in corso a sostegno di questo carabiniere. Siamo dalla parte della legge e dell’ordine contro tanti criminali impuniti che circolano nelle nostre città e che seminano violenza per colpa della magistratura inerte che vanifica il sacrificio delle forze di polizia o addirittura le perseguita. Questa vicenda è una ulteriore vergogna per il popolo togato». Non manca nel sostegno alla nostra sottoscrizione la Lega: di lodevole iniziativa della Verità» parla la senatrice del Carroccio Clotilde Minasi, che annuncia la sua partecipazione e sottolinea: «Di fronte a vicende come questa sembra di vivere in un mondo al contrario, in cui anche la giustizia è capovolta. Vengono tutelati i criminali e vengono invece puniti i tutori della legge. Chi protegge la nostra incolumità a costo di sacrifici personali altissimi viene condannato, recluso, sanzionato, mentre la nostra quotidianità è continuamente sotto attacco di malviventi senza scrupoli, che agiscono sapendo che rimarranno il più delle volte impuniti. È certamente terribile», aggiunge la Minasi, «che un uomo abbia perso la vita, ma non bisogna in questo caso dimenticare che questa tragedia nasce da un’azione di difesa della sicurezza da parte dei carabinieri, uno dei quali era stato aggredito dal malvivente. Solidarizzo dunque con il militare che si trova oggi sotto accusa. Il sistema va cambiato, chi viene in Italia non può pensare di poter vivere rubando, aggredendo, violentando. Queste sono le conseguenze di anni di immobilismo , ma stiamo lavorando e lavoreremo ancora perché i tutori della legge non debbano mai più trovarsi sotto processo per aver protetto i cittadini». Sempre dalla Lega ci arriva il commento della eurodeputata Silvia Sardone, vicesegretario nazionale del Carroccio: «Complimenti alla Verità per questa importante iniziativa», argomenta la Sardone, «a favore del carabiniere condannato. Purtroppo questa condanna rappresenta una scelta che lascia davvero senza parole, che allontana dal principio di equità e dal comune buon senso condiviso dai cittadini. Chi ogni giorno indossa una divisa, mette a rischio la propria incolumità e interviene in situazioni difficili per difendere la sicurezza della comunità non può essere trattato come se fosse lui il criminale. La posizione della Lega è chiara: saremo sempre schierati al fianco delle forze dell’ordine», aggiunge la Sardone, «difendendo il loro ruolo, la loro dignità professionale e il loro operato, e continueremo a dire basta a pregiudizi ideologici che sembrano colpire chi tutela la legalità invece di chi la viola».
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Nel riquadro: Ivana, moglie di Emanuele Marroccella (Imagoeconomica)
Il carabiniere, nato 44 anni fa a Napoli, durante un intervento della radiomobile di Roma per sventare un presunto furto in uno stabile dell’Eur, la notte del 20 settembre 2020 aveva sparato per difendere il collega Lorenzo Grasso, ferito dal pregiudicato siriano Jamal Badawi, 56 anni, quattro fogli di espulsione mai eseguiti, che stava scappando.
Voleva anche proteggere la pattuglia all’esterno dell’immobile, vista la pericolosità del soggetto in fuga e aveva cercato di colpirlo alle gambe ma nello scatto per saltare il cancello il siriano era stato raggiunto al torace. Oltre alla pena, inasprita rispetto alla richiesta del pm che aveva indicato due anni e sei mesi, Marroccella deve versare subito alle parti civili una provvisionale ingente, 125.000 euro pari a sei anni di lavoro nell’Arma. E la richiesta di risarcimento dei numerosi familiari del siriano è di 800.000 euro. La signora, da più di vent’anni accanto al vice brigadiere, racconta alla Verità il dramma che è esploso nella loro casa.
Come riesce ad affrontare la valanga che vi ha travolti?
«È molto dura ma non posso permettermi di crollare. Cerco di mostrarmi serena per contenere la disperazione di Emanuele e per il bene dei nostri figli, di 14 e 12 anni».
Non sarà stato facile spiegare loro quello che è successo.
«L’abbiamo detto solo tre giorni fa, perché dopo la sentenza il nome Marroccella e di Ardea, il centro urbano laziale dove viviamo da 14 anni, è finito su tutti i giornali e temevamo che potessero apprendere la notizia da altri. Nel 2020 erano troppo piccoli e per fortuna se ne parlava poco».
Quali parole avete usato?
«Emanuele, che è il loro babbo eroe, ha raccontato che durante un’operazione avevano aggredito Lorenzo (il vice brigadiere ferito dal siriano, ndr) e che per difenderlo papà non voleva ma purtroppo ha dovuto sparare al ladro. E quella persona era morta».
La reazione?
«Il più piccolo è scoppiato a piangere, ha chiesto se il papa finiva in carcere, l’altro si è chiuso nel silenzio. Il giorno dopo, piangendo pure lui mi ha chiesto: “Se Lorenzo fosse morto che cosa sarebbe successo?”. Lo dico a lei, che cosa sarebbe accaduto».
La ascolto.
«Saremmo qui a piangere l’ennesimo carabiniere caduto in servizio, la bimba di Grasso che il giorno dopo l’aggressione compiva un anno sarebbe rimasta senza padre e senza risarcimento. La moglie avrebbe ricevuto l’ennesima medaglia al valore. Dietro l’uniforme non c’è un robot ma un uomo, una famiglia».
Come è la quotidianità accanto a chi rischia la vita tutti i giorni?
«Ho sempre saputo che poteva capitare qualsiasi cosa, comunque cerchi di condurre una vita normale. La casa, la scuola, lo sport dei ragazzi. Certo, hai un marito che può essere impegnato in turni di 24 ore se ci sono degli arresti e l’apprensione è una costante, ma è un po’ come se mi fossi arruolata pure io. Quello che successe, il 20 settembre, ci ha sconvolto anche perché una persona è morta».
Quale è stata la reazione attorno a voi?
«Una grandissima solidarietà. Di colleghi di Emanuele, di amici. Adesso, la straordinaria sottoscrizione lanciata dalla Verità. Fa bene al cuore, a volte le forze dell’ordine vengono fatte passare per un nemico d’abbattere. Mi hanno ferito due commenti letti sui social, dove mio marito veniva definito “esaltato” e “scellerato”. Non è affatto così».
Ce lo dica lei, chi è il vice brigadiere Marroccella?
«Un operatore di pubblica sicurezza leale, corretto, benvoluto dai suoi colleghi. Nessuno che abbia mormorato “te la sei voluta”. Si considera al servizio dei cittadini e non sono solo belle parole. Le racconto un episodio. Un paio d’anni prima di quel tragico evento, avevo letto su un social dei carabinieri la lettera di ringraziamento di una coppia che, bloccata dal traffico alla Magliana, rischiava di veder nascere la bimba in auto. Una pattuglia era intervenuta e li avevano scortati in 5 minuti al San Camillo dove la piccola era nata. Racconto l’episodio la sera a tavola e mio marito commenta che era stato lui, a far largo nel traffico. Perché non me lo hai detto, gli ho chiesto. Questo è il mio lavoro, ha risposto semplicemente».
Poi una mattina torna a casa e le dice che ha dovuto sparare e che un uomo è morto.
«È stato terribile. Non riusciva più a dormire, per mesi ha avuto bisogno del sostegno dello psicologo. Pensiamo di dare un aiuto anche ai nostri ragazzi. Ci vorrebbe pure per me, però intanto stringo i denti e penso a loro. Trovo conforto nella preghiera e nell’affetto che tanti ci dimostrano».
Adesso la sentenza di condanna, suo marito colpevole «oltre ogni ragionevole dubbio».
«Mi ha fatto male l’inasprimento della pena. Sono delusa. Quando l’ho detto a mia suocera ha avuto un malore, mia madre non riesce a riprendersi. Emanuele era uscito di casa per andare al lavoro, come ogni giorno e ogni notte in cui è di turno, non per andare a rubare. Se scegli di fare del male, sai che cosa ti può capitare. Chi ci restituirà questi anni, annientati da tanta sofferenza?».
Avete anche una grossa preoccupazione economica.
«Come facciamo a pagare una somma così alta oltre a tutte le spese legali? Emanuele prende 1.500 euro al mese, 1.800 se fa le domeniche, le notti, gli straordinari e c’è solo il suo stipendio che entra. Trovo assurdo dover chiedere aiuto, indebitarci per poter far fronte all’obbligo imposto dal tribunale. Ma se a morire fosse stato un carabiniere, chi avrebbe pagato? Quanto vale la vita di chi si occupa della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica?».
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