Gli sgravi fiscali valgono 120 miliardi
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti (Ansa)
Il 23% dei contribuenti, perlopiù dipendenti e pensionati, paga oltre il 65% dell’Irpef e sorregge tutto il welfare. E la bellezza di 11,3 milioni di cittadini non versa le tasse.

Il 23% dei contribuenti, perlopiù lavoratori dipendenti e pensionati, paga oltre il 65% dell’Irpef e in questo modo sorregge tutto il welfare, dalle varie forme di assistenza alla sanità pubblica di cui usufruiscono, tutti coloro – italiani e non – che però rimangono ai margini della fiscalità.

Dai dati pubblicati dal ministero dell’Economia emerge che nel 2024, secondo le dichiarazioni presentate nel 2025, l’economia ha continuato a crescere. Questo si esprime con l’aumento del reddito complessivo dichiarato che ha sfiorato i 1.100 miliardi di euro, attestandosi a 1.076,3 miliardi, (+4,7% sul 2023) e con l’aumento del reddito medio, che viaggia intorno a 25.820 euro (+4%). Ma se da una parte il Paese, pur con le note difficoltà, continua a espandersi, sul fronte fiscale manifesta uno squilibrio macroscopico. Gli italiani sono 59 milioni (compresi anche bambini e neonati), i contribuenti che presentano la dichiarazione sono 42,8 milioni ma di questi 11,3 milioni non pagano le tasse (a vario titolo): ecco dunque che ogni contribuente ha sostanzialmente sulle spalle un altro cittadino.

Considerando che sono oltre 8,7 milioni coloro con un’imposta netta pari a 0, poiché hanno redditi bassi o per effetto delle detrazioni, e quanti abbattono il dovuto grazie a bonus e trattamenti integrativi e come tali sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione, c’è un’ampia fetta di italiani che vive di fatto senza un rapporto con il fisco. Certo il dato non è nuovo ma stupisce che rimane una fascia importante, nonostante il miglioramento dell’economia. Una crescita che trova la sua conferma nell’aumento del 3,9% dell’Irpef netta dichiarata, pari a 197,4 miliardi di euro, con un valore medio pro capite di 5.790 euro.

Esaminando la provenienza del gettito fiscale emerge che la fascia tra 35.000 e 70.000 euro, ovvero il ceto medio, da sola versa il 32,1% dell’Irpef complessiva. I contribuenti con redditi fino a 35.000 euro rappresentano oltre tre quarti della platea (76,6%), ma contribuiscono a poco più di un terzo dell’imposta totale (34,9%). Invece il 23,4% dei contribuenti, ovvero quelli sopra i 35.000 euro, sostiene il 65,1% del gettito. I redditi superiori a 300.000 euro (lo 0,2% della platea) contribuiscono per il 6,6% del totale in lieve diminuzione rispetto al 2023 quando rappresentavano il 7,1%.

Un’altra costante nelle rilevazioni è che la gran parte del totale dichiarato (l’84,6%) proviene dal lavoro dipendente che da solo rappresenta oltre la metà (54,4%) e dalle pensioni (30,2%). Ovvero da quella fascia di contribuenti che sono soggetti a un prelievo alla fonte e che non hanno alcuna possibilità di evadere. Sono loro le colonne portanti della finanza pubblica che garantiscono il funzionamento dei vari servizi a cominciare dalla sanità. Interessante anche il capitolo delle deduzioni -che riducono il reddito imponibile, cioè la base su cui si calcolano le imposte – e delle detrazioni, che riducono direttamente le imposte da pagare. Nel 2024 le deduzioni hanno raggiunto 40,6 miliardi (+4,2% rispetto al 2023). Si dividono tra la deduzione per l’abitazione principale, che vale 9,7 miliardi, e gli oneri deducibili che in larga parte riguardano i contributi previdenziali e assistenziali di imprenditori individuali e lavoratori autonomi.

Ancora più importante è l’ammontare delle detrazioni e dei cosiddetti oneri detraibili, che raggiungono 79,7 miliardi (anche qui con una crescita dello 0,5% sull’anno precedente). Entrando nel dettaglio, c’è una flessione sia della detrazione per carichi di famiglia sia delle detrazioni per reddito da lavoro dipendente, pensione e redditi assimilati. Aumentano invece le detrazioni relative a spese per il recupero edilizio, per il risparmio energetico e i cosiddetti oneri detraibili al 19% che vanno dalle spese per l’istruzione universitaria, le spese sanitarie e per gli interessi sui mutui per l’acquisto della prima casa. Queste voci, da sole, valgono oltre 44 miliardi.

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