
«L’Italia non è la repubblica delle banane». Non le manda a dire il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, all’assemblea di Confcommercio che si è tenuta ieri all’auditorium della Conciliazione di Roma. «Qui si rispettano le regole: come ricordava il presidente Sangalli, non c’è mercato senza regole, e senza regole non ci sono imprese sane e non c’è crescita».
E per «qui» si intende in Italia, perché «l’Italia», ha detto Meloni, «malgrado le profezie di chi la dipinge come “spacciata”, sta scalando le classifiche globali del turismo e dell’export. E Confcommercio si conferma, in questo scenario, il ponte necessario per trasformare la resilienza in uno sviluppo duraturo, capace di guardare alle sfide dell’Intelligenza artificiale e della transizione ecologica senza smarrire la propria identità profonda».
Per il presidente del Consiglio, «il commercio di vicinato non è un retaggio del passato ma l’ossatura indispensabile per costruire il futuro del Paese», perché «ogni serranda alzata è una luce, un punto di riferimento, un presidio di sicurezza e socialità: è qualcosa che nessuna piattaforma come l’IA potrà mai sostituire». Meloni ha elogiato il pragmatismo di Confcommercio: «Colonna del sistema Italia che non ha mai anteposto l’interesse di categoria a quello generale». Poi ha risposto anche a chi critica il governo per aver fatto poco per il ceto medio: «Non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più per ridurre il carico fiscale sul ceto medio», ha sottolineato rivendicando quanto fatto fin qui. «Con il taglio del cuneo e la riforma Irpef rimettiamo nelle tasche dei lavoratori 21 miliardi di euro l’anno». E poi la stoccata a distanza alla segretaria del Pd, Elly Schlein: «Il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo governo. Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo affinché gli italiani possano avere un patrimonio dopo decenni di lavoro e di sacrifici».
Meloni ha poi puntato su un «patto tra generazioni», incentivando la trasmissione delle competenze attraverso sgravi contributivi per chi assume giovani affiancandoli a lavoratori esperti. Il premier ha parlato anche di IA. «Andiamo verso un mondo nel quale diventa difficile distinguere quello che è vero da quello che non lo è. Noi abbiamo fatto una proposta a livello internazionale, cioè che quando tu vedi qualcosa che è prodotto dall’intelligenza artificiale, deve essere scritto in sovraimpressione “è prodotto dall’intelligenza artificiale”». E ancora: «Se vedi la Meloni in camicia da notte, sul letto, mezza nuda, non puoi pubblicare la foto dicendo: “Si può un presidente del Consiglio dei ministri presentare così?”, perché ci sarà scritto “la Meloni è nuda perché l’immagine è stata creata con l’intelligenza artificiale”». E proprio di intelligenza artificiale si è occupato il Consiglio dei ministri di ieri, dove è stato emanato un pacchetto attuativo per dare «una risposta normativa organica alla trasformazione tecnologica in corso».
«L’Italia è la prima nazione che si dota di una normativa nazionale organica in materia», ha sottolineato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che tra le misure approvate ha citato la novità «della responsabilità civile» per danni da IA. I decreti attuativi (che andranno al vaglio delle commissioni parlamentari, della Conferenza delle Regioni e delle Authority competenti) da una parte disciplinano i poteri delle autorità nazionali, dall’altra introducono un quadro giuridico per l’impiego dell’IA nelle attività di polizia, nel lavoro, nella giustizia, nell’istruzione e nella ricerca. Il filo conduttore è l’impostazione antropocentrica, un’IA governata da una visione etica e umanistica, in sintonia con l’enciclica di papa Leone XIV Magnifica Humanitas. Per l’intelligenza artificiale nell’ambito della sicurezza, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha precisato che «non è previsto alcun sistema di sorveglianza di massa o di “Grande fratello” generalizzato, ed è vietato l’utilizzo di grandi banche dati biometriche».
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha spiegato che «tutte le attività di rilievo biometrico possono avvenire solo con il controllo della magistratura e su richiesta del pubblico ministero al gip. Solo in caso di urgenza possono essere adottate dal pm, con successiva convalida da parte del gip».






