
- Von der Leyen stanzia 6 miliardi per far comprare a Zelensky i mezzi con cui bombarda la Russia. La casa automobilistica fiuta il business e propone di costruire una barriera aerea. Kiev inaugura i razzi alternativi ai Patriot Usa: «Test abbastanza riusciti...».
- Il ministro Lavrov: «Gli ambasciatori di Francia, Germania e Uk saranno ricevuti a Mosca». Zelensky svela: «Un nostro missile ha colpito a 1.000 chilometri di profondità in Russia».
Lo speciale contiene due articoli.
Non pare un caso che, 24 ore dopo che l’Unione europea ha confermato un nuovo imponente aiuto finanziario all’Ucraina destinato al settore dei droni, sia emerso che un colosso dell’industria tedesca come Mercedes vuole entrare nell’affare partecipando a un sistema di difesa mobile anti-drone basato su droni intercettori. La stampa tedesca ha ieri confermato «da fonti interne all’azienda» che la Mercedes intende collaborare con un’azienda di Monaco, la Tytan Technologies, per installare a bordo di versioni militarizzate dei suoi autoveicoli i droni difensivi Tytan. Il sistema integrato si chiamerà Drone defender e prevede che su telai del furgone Sprinter e del Suv Classe G, modificati per esigenze militari, siano installati sensori e apparati di lancio. La Tytan produce il Tytan interceptor, già collaudato insieme agli ucraini per abbattere droni russi. Un piccolo aeroplano bimotore lungo un metro, in grado di decollare in verticale con la coda posata sul terreno, o sul pianale di un veicolo. Porta una testata esplosiva di un chilogrammo e avrebbe una velocità massima compresa fra 250 e 300 km/h, con raggio d’azione da 15 a 20 km.
Vedremo presto sul fronte ucraino scorrazzare potenti Suv della Mercedes dai cui pianali si alzano droni intercettori per abbattere gli ordigni russi? È possibile, tanto più che l’Ucraina li pagherebbe con denaro ricevuto dalla stessa Unione europea nell’ambito di un massiccio piano di sostegno che serve a finanziare lo sforzo bellico di Kiev. Già mercoledì il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato che entro la fine di giugno l’Ue erogherà la prima tranche del mega-prestito all’Ucraina da 90 miliardi di euro. I 9 miliardi previsti questo mese consteranno di 3 miliardi a supporto finanziario dello Stato ucraino, che sta in piedi per le iniezioni di denaro occidentale, dato che diversamente Kiev sarebbe in bancarotta. Gli altri 6 miliardi saranno destinati allo sviluppo e acquisto di droni. Soldi che in parte ritorneranno in Europa tramite le commesse di sistemi, o componenti, acquistati da industrie Ue, per non parlare dell’indebitamento dell’Ucraina con l’Europa, il che fa capire perché Bruxelles è legata mani e piedi a Kiev, debitore così colossale che non ci si può permettere di far fallire o lasciar sconfiggere. Ciò ha permesso al Parlamento di Kiev di votare ieri un aumento record della spesa per la difesa, portando il budget per la guerra a ben 97,2 miliardi di dollari, mentre lo scorso anno era stato di 61,4 miliardi di dollari.
L’Europa sostenendo il programma ucraino di droni intende anche sfruttare le esperienze reali nel loro impiego per ricavarne ricadute utili ai propri eserciti e industrie. Intanto, il Consiglio atlantico tenutosi ieri fra i paesi membri della Nato s’è concentrato sulle violazioni dei confini dell’alleanza da parte di droni (aerei, ma anche navali), oltre che alla generale sicurezza nello scacchiere del Mar Nero, sebbene sia noto, e lo si ammetta con imbarazzo, che la maggior parte dei droni debordati sono ucraini e non russi. Stando a un comunicato dell’Alleanza: «L’impegno della Nato a difendere ogni centimetro del territorio alleato richiede che ci adattiamo a un panorama della sicurezza in evoluzione. Come conseguenza diretta della guerra abbiamo registrato un aumento degli incidenti che coinvolgono droni lungo il nostro fianco orientale, sia nello spazio aereo sia in mare». La Nato ha stabilito un rafforzamento della sorveglianza aeronavale sui confini orientali, che verrà confermato dal vertice dell’alleanza ad Ankara il 7-8 luglio. E poiché la Romania è fra i Paesi più violati da droni, il suo presidente Nicosur Dan ha riportato: «Nel corso della discussione, si è concordato di accelerare i progetti Nato sulla risposta alle minacce da droni, in modo che le misure di supporto per gli Alleati colpiti possano essere approvate ad Ankara». In Lettonia, dove nei giorni scorsi un drone ucraino era stato abbattuto, il premier Andris Kulbergs ha annunciato che «arriveranno settimana prossima esperti ucraini per valutare quali attrezzature sono necessarie per proteggere al meglio i nostri cieli». Due giorni fa, il presidente ucraino Volodymir Zelensky ha firmato proprio con la Lettonia un accordo sulla produzione congiunta dei velivoli telecomandati. Il Financial Times ha riportato che l’azienda ucraina FirePoint ha collaudato un missile intercettore che si propone come alternativa economica ai costosi Patriot americani. Chiamato FP-7x, il missile costerebbe solo 700.000 dollari a unità, contro i 3,8 milioni di dollari di un singolo vettore Patriot. Sarebbe ispirato al missile russo 48N6, cuore del sistema antimissile avversario S-400, e avrebbe una velocità massima di 5400 km/h, raggio d’azione di 200 km e quota massima di 65 km. La guida sarebbe radar e a infrarossi, ma non è chiara la sua efficacia. Uno dei vertici dell’azienda, Denys Shtilierman, ha parlato di «un test piuttosto riuscito», ma non sono note le percentuali di successo contro bersagli di prova. L’FP-7x, potrebbe essere costruito da agosto ma entrerebbe in servizio nel 2027. La Fire Point attende infatti di ricevere dalla Germania un sensore infrarosso della Diehl, mentre per i radar di allarme a cui verrebbe asservito il missile si sta trattando con le tedesche Hensoldt and Thales, per il radar di tracking con la nostra Leonardo e per i computer di comando e controllo con la norvegese Kongsberg.
Il sistema è dunque ancora incompleto, dato che il missile da solo serve a poco senza il sistema di avvistamento e guida.
I volenterosi voleranno da Lavrov
La Russia continua a rafforzare la propria presenza militare lungo i confini con la Nato, alimentando le preoccupazioni dei Paesi dell’Europa settentrionale e baltica. A rivelarlo è un’inchiesta congiunta realizzata dall’emittente svedese Svt insieme alla norvegese Nrk, alla danese Dr e alla testata estone Delfi. Attraverso l’analisi di immagini satellitari, i giornalisti hanno documentato la costruzione di nuove caserme, depositi di munizioni e infrastrutture logistiche nelle regioni occidentali della Federazione russa. Secondo l’inchiesta, le nuove strutture potrebbero consentire il dispiegamento di oltre 100.000 militari nelle aree prossime ai confini dell’Alleanza atlantica. Allo stesso tempo Mosca ha intensificato le proprie attività militari. Nella regione di Kaliningrad, l’exclave russa tra Polonia e Lituania, anche ieri una decina di caccia e bombardieri hanno effettuato esercitazioni con attacchi simulati contro obiettivi terrestri, mentre la nave pattuglia Neustrashimy della Flotta del Baltico ha svolto tiri di artiglieria nel Mar Baltico. Secondo l’agenzia Interfax, le manovre si inseriscono nel contesto delle esercitazioni Nato in corso vicino ai confini russi. Le tensioni si riflettono anche sul piano diplomatico.
Il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, ha annunciato che gli ambasciatori di Gran Bretagna, Francia e Germania saranno ricevuti a Mosca dopo aver chiesto un incontro per discutere possibili iniziative sul conflitto in Ucraina. Nelle stesse ore, la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha promesso una risposta «efficace e decisa» all’ultimo pacchetto di sanzioni approvato dall’Unione europea, che includono il patriarca Kirill. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha definito «una follia» le sanzioni imposte dall’Unione europea contro alcuni centri per l’infanzia in Russia, accusando i governi occidentali di «disonorarsi» con misure che colpiscono strutture frequentate dai bambini. A rendere ancora più delicato il quadro è stato anche l’attentato avvenuto a Balashikha, nella regione di Mosca, dove un’autobomba ha provocato la morte di un alto ufficiale delle forze armate russe. Secondo media dell’opposizione russa, si tratterebbe del generale Damir Davidov, responsabile del dipartimento missilistico e di artiglieria del ministero della Difesa. Intanto, Volodymyr Zelensky ha annunciato che un missile Flamingo ucraino ha colpito un impianto russo a 1.000 chilometri dal confine.
L’allarme per la sicurezza regionale è emerso anche durante il vertice dei Paesi nordici e baltici svoltosi a Tallinn. Il primo ministro lettone, Andris Kulbergs, ha proposto la creazione di un’unità antidrone comune per contrastare i frequenti sconfinamenti, suggerendo il coinvolgimento dell’Ucraina grazie all’esperienza maturata.
Tra nuove basi militari, esercitazioni, sanzioni e timori per la sicurezza dei confini orientali dell’Alleanza, il confronto tra Russia e Occidente continua dunque ad assumere toni sempre più duri, mentre la guerra in Ucraina resta il principale fattore di instabilità del continente europeo.






