Il Pd scende in campo per difendere chi mostra i preservativi ai bambini

«Chi ha criticato non ha partecipato. È stata una giornata di festa e di socialità». Lo scrive su carta intestata il Pd che all’avvicinarsi del periodo dei gay pride (di solito fine giugno) tende a confondere le salamelle solidali delle feste de L’Unità con i falli all’uncinetto appesi negli stand della kermesse di Budrio (Bologna).
Dedicata sabato scorso ai bambini per consentire loro di «abbattere le barriere culturali», la celebrazione queer «Piccolo Pride» sta suscitando parecchie polemiche, con accuse di oscenità sessuale, utilizzo distorto di fondi pubblici, mancanza di neutralità educativa. Fratelli d’Italia ha chiamato in causa anche il prefetto.
I dem locali, supportati dalla Regione Emilia Romagna, sono convinti del valore educativo del circo omoerotico esibito in pubblico e tirano dritto: «Gli strumenti per comprendere la contemporaneità devono essere alla portata di tutti anche nelle aree più lontane dai grandi centri», tuona un comunicato. Il problema sta proprio negli «strumenti» messi a disposizione degli under 12 nel Mercatino delle Eccellenze sponsorizzato dal Comune con la benedizione della Regione guidata da Michele De Pascale. Eccoli. Come da foto facilmente recuperabili sui social, si tratta dell’armamentario turbo gay in tutto il suo splendore: portachiavi a forma di vulva e di pene griffati «pene d’amore», brochure con tanga, guêpière sadomaso, deretani ipertrofici da fumetto porno (e il consiglio «sfogliami»), quaderni con effusioni lesbo e orge tra fauni e fiori con l’invito di completare i disegni. Il tutto condito da ammiccamenti neppure troppo sottili a trasgressioni Lgbtq+.
Un allegro campionario da sexy shop messo a disposizione di infanti o quasi. Dopo aver fatto incetta della variopinta oggettistica, genitori e bimbi potevano comodamente metterla nelle «pazzesche shopper CUore» dove le lettere maiuscole stanno a indicare un’altra parte del corpo umano, opportunamente stilizzata sulla borsa. Al «Piccolo Pride» non potevano mancare i laboratori. Nel più originale, un docente in bermuda ha tenuto una lezione (per fortuna solo teorica) su come si infila un profilattico, sbandierando immagini relative all’atto - con condom colorati - davanti a un gruppo di bambini perplessi. Nel segno un po’ perverso di festa e socialità.
In attesa di sapere se i partecipanti scriveranno temi a scuola per verificare se hanno davvero «compreso la contemporaneità», vale la pena ribadire la posizione del Pd locale, firmatario del comunicato: «Siamo solidali con le associazioni che hanno organizzato la giornata e pensiamo che bene ha fatto il Comune a dare il patrocinio». La sindaca dem Debora Badiali si è limitata ad aggiungere: «Lo spazio è stato assegnato all’associazione Amici dei Mulini tramite manifestazione pubblica e gestito da questa. Il Comune ha dato un patrocinio non oneroso». Aveva intuito la bufera, che regolarmente e legittimamente è arrivata.
«Siamo andati oltre ogni limite di buonsenso», ha dichiarato l’europarlamentare bolognese di Fdi Stefano Cavedagna. «Organizzare con il patrocinio del Comune, che dovrebbe essere di tutti, un evento di parte pro gender è davvero grave. Metterci in mezzo i bambini è atroce». Ha annunciato che il suo partito farà una segnalazione al prefetto Enrico Ricci perché approfondisca il perimetro e le criticità della vicenda. Marta Evangelisti, capogruppo di Fdi in Regione, ha aggiunto: «Le istituzioni dovrebbero adottare particolare prudenza quando sono coinvolti dei bambini, garantendo la massima trasparenza e rispettando il ruolo delle famiglie».
Sul caso Budrio, Evangelisti ha presentato un’interrogazione in giunta regionale per conoscere l’utilizzo dei fondi pubblici. «Perché non è una concessione ma un preciso dovere istituzionale. La collettività ha il diritto di conoscere se e come vengano impiegate le risorse. Per questo vogliamo sapere se sono stati concessi contributi a questa iniziativa e vogliamo la mappatura retroattiva degli ultimi cinque anni di finanziamenti ai soggetti coinvolti. Non nutro nessun pregiudizio, il rispetto delle persone non è in discussione. Ma è legittimo discutere se è opportuno coinvolgere minori in iniziative inserite in contesti culturali, sessuali, identitari destinati prevalentemente a un pubblico adulto».
Chiamati in causa, gli organizzatori di Amici dei Mulini, GenderLens, Linea Lesbica e Antiviolenza si sono difesi affermando che i bambini «erano accompagnati dai genitori». Il particolare è sottolineato anche dal Pd per legittimare il baby pride arcobaleno. Un singolare corto circuito del mondo iper-progressista che qualche giorno fa ha alzato le barricate contro la decisione di Giuseppe Valditara di chiedere alle famiglie il consenso informato prima di far entrare lezioni transgender nelle scuole. La coperta di Linus usata per Budrio dà implicitamente ragione al ministro.
La carnevalata in provincia è stata la prova generale per l’evento bolognese di sabato: il ritorno del «Rivolta Pride» con lo slogan «No Pride in Genocide». È un corteo-minestrone di verdure miste nel quale troveranno spazio il cambiamento climatico, l’autodeterminazione transgender, l’accesso alla Prep che impedisce l’iniezione Hiv, il sostegno al popolo palestinese e la celebrazione della Flotilla presa a sberle dagli israeliani cattivi. Più ovvie critiche al governo di Giorgia Meloni per crisi abitativa e chiusura all’utero in affitto. Chi non ha venduto tutti i falli all’uncinetto alla fiera di Budrio può portarli lungo il percorso. Andranno a ruba.






