
Il copione è sempre quello. Cambia solo il prezzo del biglietto. Il Tesoro vende, il mercato compra, la politica si agita. E al centro c’è la protagonista. Una vecchia signora troppo importante per essere trascurata: la Banca Monte dei Paschi che ancora per poco sarà di Siena.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti lo dice senza giri di parole, con il tono del contabile arrivato alla resa dei conti: lo Stato deve uscire dalle banche. «Siamo legati a criteri di debito pubblico», spiega. E poi la frase che suona come un colpo di spugna su anni di interventi pubblici: «Dobbiamo uscire come da tutte le banche e valutare chi ci dà di più, come è sempre avvenuto». Insomma Mps va al miglior offerente. Punto. Senza poesie. Stesso destino, seguirà la ex Banca Popolare di Bari, ora ribattezzata Banca del Mezzogiorno. La storia dello Stato banchiere finisce qui. Il mercato non aspetta i sottotitoli.
Sul tavolo c’è l’offerta di Intesa Sanpaolo, che insieme a Unipol ha messo sul piatto carta e contanti per un valore complessivo di 30,6 miliardi. Premio del 12,5% rispetto alle valutazioni attuali del titolo Mps in Borsa e un messaggio implicito: vince chi paga di più. Non si vede all’orizzonte il «cavaliere bianco» del Nord della cui presenza si è molto favoleggiato. Dalle parti di Siena si affaccia solo Banco Bpm, che propone una fusione alla pari per costruire il secondo polo bancario del Paese. Altro linguaggio, stessa sostanza: chi comanda il territorio, comanda il futuro. Tuttavia l’offerta di Bpm, al momento non ha molta sostanza. Solo una «lettera d’amore» come l’ha definita Carlo Messina. gran regista dell’operazione
Nel mezzo l’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio, con i consulenti di Ubs e Bank of America, a fare stretching tra offerte «non concordate», «non sollecitate» e strategie che si scompongono come un puzzle troppo ambizioso.
L’operazione su Mps non è più una semplice partita bancaria: è un nuovo parametro del potere. E mentre il board di Mps prende tempo, la banca continua formalmente il percorso di integrazione con Mediobanca, con riunioni che scorrono tra il 22 e il 25 giugno come tappe di un calendario sempre più affollato.
Sullo sfondo, come un metronomo istituzionale, c’è anche la Bce che deve ancora pronunciarsi su alcune nomine chiave. E la «passivity rule» che imbriglia ogni eventuale reazione del management: per reagire serve il via libera degli azionisti. E quindi tempo. E quindi politica. La fusione fra Mps e Mediobanca può andare avanti? Chissà?
Poi come sempre la finanza incontra la geografia elettorale.
Non a caso, da Siena si alza la voce della sindaca Nicoletta Fabio: «Siena non può restare spettatrice», dice. E invoca un tavolo istituzionale permanente per difendere occupazione, radicamento e soprattutto identità. Insomma la banca non è solo una banca, è un pezzo di città.
Ancora più esplicito il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che si dice pronto a vigilare su ogni passaggio e rilancia il mantra identitario: Mps è la banca più antica del mondo, patrimonio da non disperdere, presidio del territorio e delle imprese. E soprattutto: niente incorporazioni «senza anima». Le amnesie però dilagano: sono state le amministrazioni di sinistra a rovinare sei secoli di storia. I consigli d’amministrazione di Mps graditi al Pci e ai suoi eredi hanno aperto un buco da trenta miliardi Adesso invocano il rispetto del territorio. Peccato che l’abbiano cosparso di sale.
La Borsa guarda da un’altra parte. Prende nota, i volumi salgono, e le ipotesi si moltiplicano come monete lanciate sul tavolo verde.
Sul piano internazionale, la vicenda non è passata inosservata: l’operazione su Mps avviata da Intesa e Unipol ha acceso l’attenzione delle grandi testate economiche globali, che leggono nella partita senese un altro capitolo del consolidamento europeo del credito.
Così si chiude il cerchio: Giorgetti vuole uscire dalle banche. Il mercato vuole entrarci meglio. Il Pd, come sempre, prova a farlo rientrare dalla porta laterale. Siena resta al centro del risiko. Mai davvero proprietaria della partita.






