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2021-05-16
Settimana decisiva per riaprire l’Italia. Stavolta il governo non può rimandare
Ansa
Di sicuro c'è solo che domani, lunedì 17 maggio, saranno passati 192 giorni dall'introduzione del coprifuoco, e che lunedì prossimo, 24 maggio, quando forse la misura restrittiva sarà leggermente allentata, ne saranno trascorsi ben 199: un tempo infinito, un'eternità. Guardando le cose in questa prospettiva, c'è perfino da sorridere (assai amaramente) sull'insanabile contrasto, sulla stridente contraddizione tra l'enormità di ciò che ci è stato tolto e l'esiguità di quanto ci sarà restituito. Un'altra piccola rata di libertà, un'altra concessione omeopatica, liofilizzata, minuscola. Nulla più di questo. Tutto il resto è invece incerto: non si sa ancora quando saranno prese le decisioni definitive, e cosa conterrà il nuovo decreto legge, che è comunque necessario varare affinché le nuove disposizioni entrino immediatamente in vigore.
Realisticamente, già lunedì si svolgerà una riunione della cabina di regia (organo anfibio, un po' tecnico e un po' politico, che naturalmente non è previsto in nessun articolo della nostra Costituzione: e, inutile girarci intorno, che decisioni così importanti maturino in contesti informali resta una delle grandi anomalie di questa fase). A seguire si svolgerà un Consiglio dei ministri, e le nuove misure scatteranno da lunedì 24.
Ieri, anche per serrare le fila, Matteo Salvini ha convocato una riunione online con i suoi, che saranno chiamati (prima in cabina di regia e poi in Cdm) a una prevedibile battaglia. Nel corso della videoconferenza (alla quale erano collegati, tra gli altri, i ministri Giancarlo Giorgetti, Massimo Garavaglia, Erika Stefani, i governatori e alcuni sindaci, oltre al responsabile enti locali, Stefano Locatelli), il leader leghista è stato netto: «L'Italia ha dati sanitari confortanti che ci permettono di chiedere, a nome di migliaia di sindaci e delle Regioni, il ritorno al lavoro, alla libertà e alla vita». Secondo l'impostazione di Salvini, la Lega punta, tra l'altro, ad almeno tre obiettivi. Primo: «La riapertura di bar e ristoranti al chiuso almeno al 50%». Secondo: «Un programma di cancellazione del coprifuoco da qui ai prossimi giorni». Terzo: «Via libera a palestre e piscine al chiuso». Il segretario della Lega ha avuto buon gioco a rimarcare ciò che anche La Verità ha fatto notare da almeno tre giorni: «Le riaperture di fine aprile non hanno portato alcun risultato negativo, si assiste anzi a un costante miglioramento».
Secondo un copione ormai scontato, alla posizione di Salvini ha fatto da controcanto il solito Roberto Speranza. Per un verso, come aveva già fatto ieri Enrico Letta, arrampicandosi sugli specchi nel tentativo di intestarsi il merito delle riaperture. Per altro verso, cercando di circoscriverle, di transennarle, di ridurle al minimo. Speranza, che ha parlato all'assemblea di Articolo Uno, ha detto: «Presto si ripartirà, si tornerà nei cantieri, nelle fabbriche, nei luoghi di discussione e questa è una cosa grande e bella. Oggi possiamo dire che si riapre perché siamo stati attenti e prudenti». Quanto alle aperture, secondo il ministro, devono essere «ponderate perché non vogliamo tornare indietro». Gran finale autocelebrativo: «Io spesso sono descritto come il ministro più duro. Credo sia normale per il ministro della Salute, ma voglio essere ottimista per la stagione che si apre, sia pur con la massima prudenza».
A questo punto la palla passa a Mario Draghi, è c'è davvero da augurarsi che il premier non si abbandoni ancora una volta a una sorta di «manuale Cencelli» delle riaperture, bilanciando una concessione a destra in senso aperturista con una concessione a sinistra in senso chiusurista. Sarebbe davvero paradossale appellarsi nei giorni pari alla ripresa economica e del turismo, e poi nei giorni dispari disfare la tela mantenendo in vigore norme incompatibili con un minimo di normalità. Come pure sta diventando politicamente fastidioso attenuare le misure improntate al rilancio economico, solo per evitare di dare la sensazione che Salvini abbia vinto la partita. Anzi, da questo punto di vista è paradossale che non ci sia mai un invito fermo a Enrico Letta a sospendere la tattica - ormai stucchevole e in ultima analisi dannosa proprio per il governo - volta a tentare ogni giorno di provocare il leader leghista.
Intanto, un contributo di ragionevolezza è venuto dal sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, sentito da Adnkronos salute: «Dobbiamo fare ragionamenti di buon senso basati sui numeri: le vaccinazioni accelerano sempre di più e la situazione epidemiologica migliora di settimana in settimana. Con questi dati confortanti avremo un agosto con più libertà e anche con la possibilità di togliere la mascherina all'aperto». Per Costa, sul coprifuoco «lunedì verrà presa una decisione in senso positivo sullo spostamento alle 23 o alle 24. Un segnale», ha proseguito, «che io reputo positivo nella logica della gradualità. Ma è chiaro che a giugno si andrà verso l'abolizione, questa è più di un'ipotesi. I dati oggi ci dipingono una situazione positiva dei contagi e dei ricoveri in ospedale e si vede un miglioramento dei parametri di settimana in settimana». Sulla stessa linea il ministro leghista del Turismo, Massimo Garavaglia: «Il messaggio del coprifuoco non funziona per il turismo e credo che abbia i giorni contati. Mi viene da dire che dal 2 giugno non ci sarà più».
E in effetti anche ieri i dati hanno confermato una tendenza complessivamente positiva e rassicurante. In calo i positivi, i decessi, il tasso di positività, i ricoveri in terapia intensiva, e quelli nei reparti ordinari. Tutti elementi che militano a favore di un atto di ragionevole coraggio. Ora la palla è prima alla cabina di regia e poi al Cdm.
I numeri danno fiducia a Fontana: «Eliminare del tutto il coprifuoco»
Forte dei numeri che segnano un miglioramento della situazione pandemica, chiede di rivedere il coprifuoco il presidente della Lombardia, Attilio Fontana. «Per quanto riguarda la mia Regione, anche venerdì i numeri sono stati molto positivi per incidenza e occupazioni posti letto, a dimostrazione di una situazione che si sta evolvendo lentamente, ma positivamente», ha dichiarato ieri il presidente lombardo, intervenendo alla trasmissione Dentro i fatti su TgCom24. «Il discorso del coprifuoco in una situazione del genere va rivisto. Due settimane fa abbiamo chiesto come Regioni che si passasse alle 23. Adesso, anche per favorire il turismo, credo si debba o eliminare completamente o limitarlo a poche ore per notte», ha continuato Fontana che, guardando al futuro, ha osservato come sia «difficile convincere un turista a passare una vacanza in Italia se sa di dover tornare in albergo alle 22 o alle 23».
La richiesta potrebbe essere accolta anche in tempi brevi proprio sulla base dei dati, confortanti, arrivati ieri dal ministero della Salute, che segnalano in 24 ore 1.000 positivi in meno a livello nazionale: 6.659 contro i 7.567 del giorno prima, con un tasso di positività al 2,2%, in riduzione dal 2,5% di venerdì. Tutti i numeri calano. Negli ospedali, per Covid, ci sono 1.805 pazienti in terapia intensiva (55 in meno), con 63 ingressi rispetto ai 99 del giorno prima. Nei reparti ordinari ci sono 557 ricoverati in meno. Calano anche le vittime: 136 (erano state 182). La Campania, con 946 casi, segue la Regione più colpita, la Lombardia, che ha 1.154 positivi, ma un tasso di positività al 2,3%, un numero stabile di decessi (22 contro 23) e una riduzione dei ricoveri per Covid: 2.159, cioè 92 in meno rispetto a venerdì, di cui 390 (21 in meno) in terapia intensiva. Di questo passo, secondo il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, si potrà «progressivamente arrivare a superare la misura del coprifuoco». Non è quindi escluso che già dalla riunione della cabina di regia di domani possa arrivare uno slittamento alle 23.
Del resto la Lombardia, dopo una partenza complicata, sta viaggiando a ritmi sostenuti sulla campagna di immunizzazione anti Covid. «Le uniche incognite che esistono sono i vaccini», ha spiegato Fontana, «nel momento in cui ce ne venissero consegnati di più, potremmo tranquillamente crescere». Una settimana fa la Regione ha superato «le 115.000 inoculazioni al giorno, ma siamo pronti a superare le 150.000», ha aggiunto il governatore, osservando che, «nel momento in cui avremo, dal 20 maggio, il programma dei numeri di vaccini che ci arriveranno, potremo essere più precisi nell'indicazione delle date entro cui potremo concludere le nostre vaccinazioni». Tutto dipende dalla fornitura. «Noi oggi siamo costretti a non superare le 80.000 dosi al giorno», ha ricordato il governatore, «abbiamo una serie di ipotesi sulla campagna vaccinale e diciamo che se ci dovessero arrivare le 120.000 dosi quotidiane, entro il 10 luglio potremmo concludere la prima vaccinazione a tutti i lombardi». Anche per questo ha chiesto, nel caso in cui ci fossero dosi di Astrazeneca che non vengono utilizzate, di inviarle alla sua Regione.
Sull'elevata efficacia dei vaccini anti Covid, variante inglese compresa, sono arrivate conferme anche da uno studio dell'università di Ferrara. Gli autori riportano il 95% di contagi in meno, 99% di malati con sintomi in meno tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati. Il vaccino Astrazeneca sembra avere un'efficacia che sfiora il 100%, anche dopo una singola dose.
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Matteo Salvini riunisce i ministri leghisti in vista della cabina di regia e del Cdm: «Dati confortanti, serve la svolta». Roberto Speranza frena.Calano ancora i positivi (6.659) e i morti (136) in Italia. Giù i ricoveri in Lombardia.Lo speciale contiene due articoli.Di sicuro c'è solo che domani, lunedì 17 maggio, saranno passati 192 giorni dall'introduzione del coprifuoco, e che lunedì prossimo, 24 maggio, quando forse la misura restrittiva sarà leggermente allentata, ne saranno trascorsi ben 199: un tempo infinito, un'eternità. Guardando le cose in questa prospettiva, c'è perfino da sorridere (assai amaramente) sull'insanabile contrasto, sulla stridente contraddizione tra l'enormità di ciò che ci è stato tolto e l'esiguità di quanto ci sarà restituito. Un'altra piccola rata di libertà, un'altra concessione omeopatica, liofilizzata, minuscola. Nulla più di questo. Tutto il resto è invece incerto: non si sa ancora quando saranno prese le decisioni definitive, e cosa conterrà il nuovo decreto legge, che è comunque necessario varare affinché le nuove disposizioni entrino immediatamente in vigore. Realisticamente, già lunedì si svolgerà una riunione della cabina di regia (organo anfibio, un po' tecnico e un po' politico, che naturalmente non è previsto in nessun articolo della nostra Costituzione: e, inutile girarci intorno, che decisioni così importanti maturino in contesti informali resta una delle grandi anomalie di questa fase). A seguire si svolgerà un Consiglio dei ministri, e le nuove misure scatteranno da lunedì 24. Ieri, anche per serrare le fila, Matteo Salvini ha convocato una riunione online con i suoi, che saranno chiamati (prima in cabina di regia e poi in Cdm) a una prevedibile battaglia. Nel corso della videoconferenza (alla quale erano collegati, tra gli altri, i ministri Giancarlo Giorgetti, Massimo Garavaglia, Erika Stefani, i governatori e alcuni sindaci, oltre al responsabile enti locali, Stefano Locatelli), il leader leghista è stato netto: «L'Italia ha dati sanitari confortanti che ci permettono di chiedere, a nome di migliaia di sindaci e delle Regioni, il ritorno al lavoro, alla libertà e alla vita». Secondo l'impostazione di Salvini, la Lega punta, tra l'altro, ad almeno tre obiettivi. Primo: «La riapertura di bar e ristoranti al chiuso almeno al 50%». Secondo: «Un programma di cancellazione del coprifuoco da qui ai prossimi giorni». Terzo: «Via libera a palestre e piscine al chiuso». Il segretario della Lega ha avuto buon gioco a rimarcare ciò che anche La Verità ha fatto notare da almeno tre giorni: «Le riaperture di fine aprile non hanno portato alcun risultato negativo, si assiste anzi a un costante miglioramento».Secondo un copione ormai scontato, alla posizione di Salvini ha fatto da controcanto il solito Roberto Speranza. Per un verso, come aveva già fatto ieri Enrico Letta, arrampicandosi sugli specchi nel tentativo di intestarsi il merito delle riaperture. Per altro verso, cercando di circoscriverle, di transennarle, di ridurle al minimo. Speranza, che ha parlato all'assemblea di Articolo Uno, ha detto: «Presto si ripartirà, si tornerà nei cantieri, nelle fabbriche, nei luoghi di discussione e questa è una cosa grande e bella. Oggi possiamo dire che si riapre perché siamo stati attenti e prudenti». Quanto alle aperture, secondo il ministro, devono essere «ponderate perché non vogliamo tornare indietro». Gran finale autocelebrativo: «Io spesso sono descritto come il ministro più duro. Credo sia normale per il ministro della Salute, ma voglio essere ottimista per la stagione che si apre, sia pur con la massima prudenza».A questo punto la palla passa a Mario Draghi, è c'è davvero da augurarsi che il premier non si abbandoni ancora una volta a una sorta di «manuale Cencelli» delle riaperture, bilanciando una concessione a destra in senso aperturista con una concessione a sinistra in senso chiusurista. Sarebbe davvero paradossale appellarsi nei giorni pari alla ripresa economica e del turismo, e poi nei giorni dispari disfare la tela mantenendo in vigore norme incompatibili con un minimo di normalità. Come pure sta diventando politicamente fastidioso attenuare le misure improntate al rilancio economico, solo per evitare di dare la sensazione che Salvini abbia vinto la partita. Anzi, da questo punto di vista è paradossale che non ci sia mai un invito fermo a Enrico Letta a sospendere la tattica - ormai stucchevole e in ultima analisi dannosa proprio per il governo - volta a tentare ogni giorno di provocare il leader leghista. Intanto, un contributo di ragionevolezza è venuto dal sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, sentito da Adnkronos salute: «Dobbiamo fare ragionamenti di buon senso basati sui numeri: le vaccinazioni accelerano sempre di più e la situazione epidemiologica migliora di settimana in settimana. Con questi dati confortanti avremo un agosto con più libertà e anche con la possibilità di togliere la mascherina all'aperto». Per Costa, sul coprifuoco «lunedì verrà presa una decisione in senso positivo sullo spostamento alle 23 o alle 24. Un segnale», ha proseguito, «che io reputo positivo nella logica della gradualità. Ma è chiaro che a giugno si andrà verso l'abolizione, questa è più di un'ipotesi. I dati oggi ci dipingono una situazione positiva dei contagi e dei ricoveri in ospedale e si vede un miglioramento dei parametri di settimana in settimana». Sulla stessa linea il ministro leghista del Turismo, Massimo Garavaglia: «Il messaggio del coprifuoco non funziona per il turismo e credo che abbia i giorni contati. Mi viene da dire che dal 2 giugno non ci sarà più». E in effetti anche ieri i dati hanno confermato una tendenza complessivamente positiva e rassicurante. In calo i positivi, i decessi, il tasso di positività, i ricoveri in terapia intensiva, e quelli nei reparti ordinari. Tutti elementi che militano a favore di un atto di ragionevole coraggio. 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Due settimane fa abbiamo chiesto come Regioni che si passasse alle 23. Adesso, anche per favorire il turismo, credo si debba o eliminare completamente o limitarlo a poche ore per notte», ha continuato Fontana che, guardando al futuro, ha osservato come sia «difficile convincere un turista a passare una vacanza in Italia se sa di dover tornare in albergo alle 22 o alle 23». La richiesta potrebbe essere accolta anche in tempi brevi proprio sulla base dei dati, confortanti, arrivati ieri dal ministero della Salute, che segnalano in 24 ore 1.000 positivi in meno a livello nazionale: 6.659 contro i 7.567 del giorno prima, con un tasso di positività al 2,2%, in riduzione dal 2,5% di venerdì. Tutti i numeri calano. Negli ospedali, per Covid, ci sono 1.805 pazienti in terapia intensiva (55 in meno), con 63 ingressi rispetto ai 99 del giorno prima. Nei reparti ordinari ci sono 557 ricoverati in meno. Calano anche le vittime: 136 (erano state 182). La Campania, con 946 casi, segue la Regione più colpita, la Lombardia, che ha 1.154 positivi, ma un tasso di positività al 2,3%, un numero stabile di decessi (22 contro 23) e una riduzione dei ricoveri per Covid: 2.159, cioè 92 in meno rispetto a venerdì, di cui 390 (21 in meno) in terapia intensiva. Di questo passo, secondo il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, si potrà «progressivamente arrivare a superare la misura del coprifuoco». Non è quindi escluso che già dalla riunione della cabina di regia di domani possa arrivare uno slittamento alle 23. Del resto la Lombardia, dopo una partenza complicata, sta viaggiando a ritmi sostenuti sulla campagna di immunizzazione anti Covid. «Le uniche incognite che esistono sono i vaccini», ha spiegato Fontana, «nel momento in cui ce ne venissero consegnati di più, potremmo tranquillamente crescere». Una settimana fa la Regione ha superato «le 115.000 inoculazioni al giorno, ma siamo pronti a superare le 150.000», ha aggiunto il governatore, osservando che, «nel momento in cui avremo, dal 20 maggio, il programma dei numeri di vaccini che ci arriveranno, potremo essere più precisi nell'indicazione delle date entro cui potremo concludere le nostre vaccinazioni». Tutto dipende dalla fornitura. «Noi oggi siamo costretti a non superare le 80.000 dosi al giorno», ha ricordato il governatore, «abbiamo una serie di ipotesi sulla campagna vaccinale e diciamo che se ci dovessero arrivare le 120.000 dosi quotidiane, entro il 10 luglio potremmo concludere la prima vaccinazione a tutti i lombardi». Anche per questo ha chiesto, nel caso in cui ci fossero dosi di Astrazeneca che non vengono utilizzate, di inviarle alla sua Regione. Sull'elevata efficacia dei vaccini anti Covid, variante inglese compresa, sono arrivate conferme anche da uno studio dell'università di Ferrara. Gli autori riportano il 95% di contagi in meno, 99% di malati con sintomi in meno tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati. Il vaccino Astrazeneca sembra avere un'efficacia che sfiora il 100%, anche dopo una singola dose.
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
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Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
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Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.