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2018-06-17
Attivisti indagati e ricchi «engagé». Chi c’è dietro le navi dei tedeschi
ANSA
Mentre la nave Aquarius dovrebbe giungere oggi a Valencia, vi sono altre due imbarcazioni pronte a trasportare altre centinaia di migranti sulle coste siciliane. Si tratta di scafi battenti bandiera olandese, ma che operano per conto di due organizzazioni non governative dedite alla «ricerca e al soccorso in mare» di nazionalità tedesca. La prima, di proprietà della Ong Mission lifeline, è intervenuta nella notte tra il 15 e il 16 giugno in soccorso di 118 persone a bordo del mercantile Viking amber che sarebbe stato in difficoltà al largo delle coste libiche. La seconda, un peschereccio al lavoro su incarico di Sea eye, avrebbe caricato altre 120 persone salvandole dal naufragio.
Le condizioni meteorologiche avverse hanno impedito a quest'ultima di trasbordare i passeggeri su una nave più capiente appartenente a un'altra Ong tedesca, la Sea watch, che, a sua volta, trasporta già più di 230 persone e ha deciso di scortare il peschereccio in direzione Nord verso la Sicilia. Al tweet di Matteo Salvini, che ha ribadito come le navi delle Ong non saranno autorizzate ad attraccare nei porti italiani, Mission lifeline ha risposto di getto sempre via Twitter, bollando come «fascista» il ministro dell'Interno italiano, salvo poi scusarsi: «No, Matteo Salvini non è naturalmente un fascista. Ci è scivolato il mouse».
Ma chi sono e che cosa si dice in Germania di queste organizzazioni non governative più volte accusate di favorire l'immigrazione clandestina facilitando il lavoro agli scafisti? Cominciamo da Mission lifeline. L'Ong è stata fondata nel 2016 a Dresda da Axel Steier, sociologo e operatore di soccorso, con lo scopo di salvare i naufraghi nel Mediterraneo, ma anche di «abbattere la barriera dell'indifferenza» del cittadino medio tedesco e opporsi ai sostenitori di Pegida, movimento nato sempre a Dresda nel 2014, le cui iniziative hanno contribuito a catalizzare il successo di Alternative für Deutschland, partito di destra che è entrato per la prima volta nel Parlamento federale lo scorso autunno.
Come ha spiegato in un'intervista a Der Spiegel un anno fa, Steier vive la ricerca e il soccorso in mare come una vera e propria missione culturale, volta a creare anche in Germania Est un ambiente fertile per una «borghesia illuminata» che non abbia paura dello straniero, ma che soprattutto non gli sia indifferente. La contrapposizione con i militanti di Pegida è valsa a Mission lifeline anche una denuncia per «contrabbando». Proprio l'estate scorsa la Procura di Dresda, su segnalazione di alcuni cittadini, aprì un'inchiesta nei confronti di Steier e del suo vice, Sascha Pietsch, con l'accusa di favorire l'immigrazione clandestina. In realtà, fino ad allora, l'Ong non aveva ancora avviato le proprie operazioni nel Mediterraneo, ma stava raccogliendo le donazioni necessarie per incominciarle e l'inchiesta fu così archiviata qualche settimana più tardi.
Per attivare il proprio servizio di soccorso, l'Ong ha, infatti, acquistato per 200.000 euro dall'altra organizzazione non governativa, Sea watch, una piccola imbarcazione, ribattezzata anch'essa Lifeline. Oggi, sempre dal proprio account Twitter, l'organizzazione fa sapere di aver sempre collaborato con le autorità italiane nel pieno rispetto delle norme internazionali e di attendere quindi una risposta da Roma circa il porto nel quale far sbarcare i migranti.
Allo stato, Lifeline, che accoglie anche 14 donne, 4 bambini e un neonato, è ferma al largo del porto di Tripoli e attende quindi istruzioni. Il personale dell'Ong, però, cinguetta già in italiano e si appella ai nostri concittadini: «Cari italiani! Apprezziamo l'attenzione e il supporto morale! Come Ong, dipendiamo dalle donazioni. Ecco la nostra connessione all'account».
Strettamente collegata a Mission lifeline è anche la più famosa Sea watch, fondata nel 2015 a Berlino dall'attivista e imprenditore Harald Höppner. Cresciuto in una famiglia di medici a Prenzlauer Berg, il quartiere della sinistra intellettuale della capitale tedesca, Höppner è noto per aver paragonato gli odierni asilanti che fuggono dai propri Paesi d'origine ai profughi tedeschi che in passato scappavano dalla Ddr per rifugiarsi nella Germania occidentale. L'idea di fondare una organizzazione non governativa dedita al soccorso nel Mediterraneo nasce nel 2014, anche se lo scopo originario non era in realtà quello di trasportare direttamente i richiedenti asilo verso un porto sicuro, bensì di aiutarli inoltrando segnali di allarme, procurando giubbotti salvagente e offrendo sostegno medico nel corso di operazioni di salvataggio effettuate da Frontex.
Sea watch ha ricevuto diversi riconoscimenti per i propri interventi al largo delle coste libiche, l'ultimo dei quali nel 2017 da un giornale progressista danese. Infine, Sea eye è un'organizzazione umanitaria, nata nel 2015 per volontà della famiglia Buschheuer e con sede a Ratisbona, in Baviera. Il suo peschereccio, Seefuchs, è attualmente scortato dai colleghi di Sea watch e si trova al largo della Libia, a poche miglia nautiche da Lifeline. Sea eye aveva già suscitato diverse polemiche un anno fa quando si era scoperto che a bordo delle proprie imbarcazioni venivano ospitati ricchi tedeschi, desiderosi di fare una crociera nel Mediterraneo e nel frattempo pronti a dire di aver salvato qualche naufrago per lavarsi la coscienza.
Le Ong tedesche non sono nuove ad attività di questo tipo. Basti ricordare il caso di Jugend rettet, l'associazione umanitaria, la cui imbarcazione Iuventa fu sequestrata nel porto di Trapani nell'estate del 2017 con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina dopo la denuncia di due dipendenti di una società di sicurezza che avevano segnalato alcune anomalie nel soccorso in mare, ossia che le navi delle Ong si sarebbero avvicinate eccessivamente alle coste libiche durante le operazioni di recupero, fornendo supporto logistico agli scafisti.
Giovanni Boggero
Salvini apre la sacrosanta guerra alle Ong
Le Ong sull'orlo di una crisi di nervi. La battaglia che il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, sta conducendo contro il business del traffico dei disperati, è durissima e piena di insidie, ma una cosa è certa: il leader della Lega sta letteralmente facendo impazzire i «poteri marci» del Mediterraneo. Mentre la nave Aquarius sta per attraccare a Valencia, dove sbarcheranno i 629 migranti al centro di una settimana di polemiche, Salvini passa alla pratica successiva. Nella mattina di ieri pubblica un post su Facebook che detta ancora una volta l'agenda politica e mediatica della giornata: «Mentre la nave della Ong Aquarius», scrive, «naviga verso la Spagna (arrivo previsto domani mattina) altre due navi di Ong con bandiera dell'Olanda (Lifeline e Seefuchs) sono arrivate al largo delle coste della Libia, in attesa del loro carico di esseri umani abbandonati dagli scafisti. Sappiano questi signori», avverte Salvini, «che l'Italia non vuole più essere complice del business dell'immigrazione clandestina, e quindi dovranno cercarsi altri porti (non italiani) dove dirigersi. Da ministro e da papà lo faccio per il bene di tutti».
Diabolico Salvini: ha scatenato il caso Aquarius, nave gestita dalla Ong francese Sos Méditerranée, e ha tenuto duro mentre il premier Giuseppe Conte si preparava a incontrare il presidente francese Emmanuel Macron; ora che mancano poche ore al vertice di domani a Berlino tra lo stesso Conte e la cancelliera tedesca Angela Merkel, attacca due Ong tedesche alle quali fanno capo navi battenti bandiera olandese.
A bordo della Lifeline, che ha raccolto in mare 118 persone, saltano i nervi. «Quando i fascisti ci fanno pubblicità», scrive su Twitter la Ong, commentando le frasi di Salvini, che raccoglie l'assist e segna a porta vuota. «Una pseudo associazione di volontariato», replica il leader della Lega, «che dà del fascista al vice premier italiano? Questi non toccheranno mai più terra in Italia. Roba da matti. A casa nostra comandiamo noi, la pacchia è stra-finita, chiaro? Insulti e minacce non ci fermano. Se voi mi aiutate», conclude Salvini, «io non mollo! Chiudiamo i porti».
Passa qualche minuto, e la Ong cancella il tweet su Salvini «fascista» e ne pubblica un altro. Più che una retromarcia, in realtà, sembra una mezza presa in giro: «No», scrive Lifeline, «Matteo Salvini naturalmente non è un fascista. Ci è scivolato il mouse». Ma si sa: alle Ong stanno a cuore due cose, i «poveri naufraghi» e le ricche donazioni. E così, con sprezzo del ridicolo, Lifeline subito dopo lo scambio di battute al vetriolo con il vicepremier, twitta un appello ai «cari italiani», con tanto di Iban, affinché siano generosi con gli oboli.
Altro assist per Salvini, che ci sguazza: «Dopo avermi dato del fascista (cancellando subito dopo il tweet), ora», twitta il ministro dell'Interno, «la pseudo associazione di volontariato tedesca, con nave battente bandiera olandese, batte cassa con un appello in italiano. Ci prendono per scemi, ma in Italia la musica è cambiata». Immediatamente, il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, si allinea: «Le navi Ong olandesi Lifeline e Seefuchs», scrive su Twitter l'esponente del M5s, «stazionano da ore in acque libiche. In violazione del codice di condotta perché non hanno mezzi e personale adatti a salvare un gran numero di persone. E potrebbero mettere in pericolo equipaggi e naufraghi. L'Olanda le faccia rientrare».
Sul tema, i dissidi all'interno della maggioranza non paiono esistere: Lega e M5s danno segnali compatti sulla linea della fermezza. «Abbiamo cooperato», fa sapere intanto Lifeline, «con le autorità americane e italiane nel pieno rispetto del codice di condotta, soccorrendo e trasportando 118 persone a bordo della nave Viking Amber, diretta in Libia. Ora chiediamo alle autorità italiane di chiarire dove saranno sbarcate queste 118 persone».
Sempre ieri, in mattinata, sul ruolo delle Ong è intervenuto il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, che ha indagato a lungo sul traffico di esseri umani nel Mediterraneo: «Bisogna eliminare», ha detto, «il traffico di migranti verso la Libia, e per questo dico che il sistema dei soccorsi in mare, delle Ong, risponde a una logica sbagliata: costringe le persone a consegnarsi nelle mani di criminali. Questo è profondamente sbagliato, non risponde al senso di umanità né di solidarietà».
«L'esperienza acquisita», ha aggiunto il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, «nel contrasto al traffico umano è vasta, e le procure siciliane e del Sud Italia sono state in grado di portare avanti indagini particolarmente significative. Quello che rende difficile il contrasto alle organizzazioni che gestiscono il traffico di migranti è il disordine negli interventi. Questo determina l'impossibilità di avere appartenenti alla polizia giudiziaria sulle nave che vanno a recuperare i migranti». Anche il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, è intervenuto sulla vicenda: «L'Italia, che davanti all'emergenza immigrazione ha saputo scrivere pagine generose e solidali, non può essere lasciata sola ad affrontare eventi così complessi e drammatici. Proprio perché crediamo nell'Europa, non ci stanchiamo di alzare la voce perché questa sfida sia assunta con responsabilità da tutti».
Carlo Tarallo
Sul canale dei vescovi la serie sui taxi del mare
Ognuno secondo la dottrina cattolica ha il proprio angelo custode, ma se di questi tempi Tv2000, la televisione della Conferenza episcopale italiana, parla di angeli è molto probabile che il riferimento sia a custodi particolari che assistono i «naviganti» sulle rotte tra l'Africa e l'ltalia. Angeli del mare è la serie televisiva che da domani andrà in onda sul canale dell'acqua santa per descrivere le peripezie tra le onde di acqua salata delle Ong, che continuano imperterrite nelle loro attività. Dieci puntate per descrivere «la quotidiana assistenza ai barconi provenienti dall'Africa»: così presenta il format il sito ufficiale.
Il programma è realizzato grazie alla collaborazione tra la Guardia costiera, la Croce rossa, Medici senza frontiere e altre Ong come Open arms e Save the children. Il programma della tivù dei vescovi riesce a conciliare tutti questi soggetti in nome della Santa immigrazione (e sotto il patrocinio del Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale, sezione migranti e rifugiati). Trattando di immigrazione dall'Africa sarebbe bello se il programma citasse l'opinione del cardinale ghanese Peter K.A. Turkson, che esattamente un anno fa diceva che era arrivato il momento di «chiudere il rubinetto», la maggioranza dei migranti non proviene da zone di guerra e «l'Italia è stata lasciata sola, il resto d'Europa non ha fatto la sua parte». Facile immaginare che questo genere di considerazioni da parte di un prefetto, pur nominato da papa Francesco, siano considerate eretiche e blasfeme dai curatori del programma.
La prima puntata sarà la beatificazione della odissea della nave Aquarius. In quelle successive la trasmissione diretta da Simone Gandolfo racconterà il lavoro della Guardia costiera di Lampedusa. Il direttore, Paolo Ruffini, presentando il programma non poteva non citare le parole di papa Francesco. Nel suo incontro con una delegazione della Guardia costiera il Pontefice aveva elogiato il lavoro «di chi rischia ogni giorno la vita per salvare quella degli altri e poi deve mettere la propria faccia di fronte a una società che non lo capisce».
Forse chi non capisce questo sforzo congiunto di tanti soggetti più o meno umanitari è la maggioranza degli italiani che in questa congiuntura storica sembra preferire il demonio barbuto del Viminale al battito d'ali degli «angeli». Riuscirà Tv 2000 a far cambiare idea all'opinione pubblica? C'è un precedente che non lascia ben sperare. Nei mesi scorsi il canale della Cei con un grande battage pubblicitario aveva lanciato la trasmissione Padre nostro, con la partecipazione diretta del Santo Padre, per ribadire i temi dell'accoglienza. Conduttore era don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova. Nonostante la star d'eccezione il programma aveva ottenuto un'audience imbarazzante. Vediamo se agli Angeli del mare andrà meglio e riuscirà a strappare qualche anima televisiva al fascino esercitato dal demonio barbuto del Viminale.
Alfonso Piscitelli
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I fondatori di Lifeline sono finiti sotto inchiesta in patria per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Ma nel Mediterraneo circolano anche i vascelli dell'imprenditore Harald Höppner e della famiglia Buschheuer.Il ministro dell'Interno Matteo Salvini rifiuta l'ingresso a due imbarcazioni germaniche cariche di migranti che battono bandiera olandese. Un'associazione lo attacca via Twitter: «Fascista». Poi finge di scusarsi. Anche Danilo Toninelli dei 5 stelle sostiene la linea dura.Tv 2000, canale dei vescovi, trasmette una serie tv da dieci puntate realizzate in collaborazione con gli attivisti pro migranti. Lo speciale contiene tre articoliMentre la nave Aquarius dovrebbe giungere oggi a Valencia, vi sono altre due imbarcazioni pronte a trasportare altre centinaia di migranti sulle coste siciliane. Si tratta di scafi battenti bandiera olandese, ma che operano per conto di due organizzazioni non governative dedite alla «ricerca e al soccorso in mare» di nazionalità tedesca. La prima, di proprietà della Ong Mission lifeline, è intervenuta nella notte tra il 15 e il 16 giugno in soccorso di 118 persone a bordo del mercantile Viking amber che sarebbe stato in difficoltà al largo delle coste libiche. La seconda, un peschereccio al lavoro su incarico di Sea eye, avrebbe caricato altre 120 persone salvandole dal naufragio. Le condizioni meteorologiche avverse hanno impedito a quest'ultima di trasbordare i passeggeri su una nave più capiente appartenente a un'altra Ong tedesca, la Sea watch, che, a sua volta, trasporta già più di 230 persone e ha deciso di scortare il peschereccio in direzione Nord verso la Sicilia. Al tweet di Matteo Salvini, che ha ribadito come le navi delle Ong non saranno autorizzate ad attraccare nei porti italiani, Mission lifeline ha risposto di getto sempre via Twitter, bollando come «fascista» il ministro dell'Interno italiano, salvo poi scusarsi: «No, Matteo Salvini non è naturalmente un fascista. Ci è scivolato il mouse». Ma chi sono e che cosa si dice in Germania di queste organizzazioni non governative più volte accusate di favorire l'immigrazione clandestina facilitando il lavoro agli scafisti? Cominciamo da Mission lifeline. L'Ong è stata fondata nel 2016 a Dresda da Axel Steier, sociologo e operatore di soccorso, con lo scopo di salvare i naufraghi nel Mediterraneo, ma anche di «abbattere la barriera dell'indifferenza» del cittadino medio tedesco e opporsi ai sostenitori di Pegida, movimento nato sempre a Dresda nel 2014, le cui iniziative hanno contribuito a catalizzare il successo di Alternative für Deutschland, partito di destra che è entrato per la prima volta nel Parlamento federale lo scorso autunno. Come ha spiegato in un'intervista a Der Spiegel un anno fa, Steier vive la ricerca e il soccorso in mare come una vera e propria missione culturale, volta a creare anche in Germania Est un ambiente fertile per una «borghesia illuminata» che non abbia paura dello straniero, ma che soprattutto non gli sia indifferente. La contrapposizione con i militanti di Pegida è valsa a Mission lifeline anche una denuncia per «contrabbando». Proprio l'estate scorsa la Procura di Dresda, su segnalazione di alcuni cittadini, aprì un'inchiesta nei confronti di Steier e del suo vice, Sascha Pietsch, con l'accusa di favorire l'immigrazione clandestina. In realtà, fino ad allora, l'Ong non aveva ancora avviato le proprie operazioni nel Mediterraneo, ma stava raccogliendo le donazioni necessarie per incominciarle e l'inchiesta fu così archiviata qualche settimana più tardi. Per attivare il proprio servizio di soccorso, l'Ong ha, infatti, acquistato per 200.000 euro dall'altra organizzazione non governativa, Sea watch, una piccola imbarcazione, ribattezzata anch'essa Lifeline. Oggi, sempre dal proprio account Twitter, l'organizzazione fa sapere di aver sempre collaborato con le autorità italiane nel pieno rispetto delle norme internazionali e di attendere quindi una risposta da Roma circa il porto nel quale far sbarcare i migranti. Allo stato, Lifeline, che accoglie anche 14 donne, 4 bambini e un neonato, è ferma al largo del porto di Tripoli e attende quindi istruzioni. Il personale dell'Ong, però, cinguetta già in italiano e si appella ai nostri concittadini: «Cari italiani! Apprezziamo l'attenzione e il supporto morale! Come Ong, dipendiamo dalle donazioni. Ecco la nostra connessione all'account». Strettamente collegata a Mission lifeline è anche la più famosa Sea watch, fondata nel 2015 a Berlino dall'attivista e imprenditore Harald Höppner. Cresciuto in una famiglia di medici a Prenzlauer Berg, il quartiere della sinistra intellettuale della capitale tedesca, Höppner è noto per aver paragonato gli odierni asilanti che fuggono dai propri Paesi d'origine ai profughi tedeschi che in passato scappavano dalla Ddr per rifugiarsi nella Germania occidentale. L'idea di fondare una organizzazione non governativa dedita al soccorso nel Mediterraneo nasce nel 2014, anche se lo scopo originario non era in realtà quello di trasportare direttamente i richiedenti asilo verso un porto sicuro, bensì di aiutarli inoltrando segnali di allarme, procurando giubbotti salvagente e offrendo sostegno medico nel corso di operazioni di salvataggio effettuate da Frontex. Sea watch ha ricevuto diversi riconoscimenti per i propri interventi al largo delle coste libiche, l'ultimo dei quali nel 2017 da un giornale progressista danese. Infine, Sea eye è un'organizzazione umanitaria, nata nel 2015 per volontà della famiglia Buschheuer e con sede a Ratisbona, in Baviera. Il suo peschereccio, Seefuchs, è attualmente scortato dai colleghi di Sea watch e si trova al largo della Libia, a poche miglia nautiche da Lifeline. Sea eye aveva già suscitato diverse polemiche un anno fa quando si era scoperto che a bordo delle proprie imbarcazioni venivano ospitati ricchi tedeschi, desiderosi di fare una crociera nel Mediterraneo e nel frattempo pronti a dire di aver salvato qualche naufrago per lavarsi la coscienza. Le Ong tedesche non sono nuove ad attività di questo tipo. Basti ricordare il caso di Jugend rettet, l'associazione umanitaria, la cui imbarcazione Iuventa fu sequestrata nel porto di Trapani nell'estate del 2017 con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina dopo la denuncia di due dipendenti di una società di sicurezza che avevano segnalato alcune anomalie nel soccorso in mare, ossia che le navi delle Ong si sarebbero avvicinate eccessivamente alle coste libiche durante le operazioni di recupero, fornendo supporto logistico agli scafisti.Giovanni Boggero<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/seefuchs-lifeline-salvini-2578649095.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="salvini-apre-la-sacrosanta-guerra-alle-ong" data-post-id="2578649095" data-published-at="1780937910" data-use-pagination="False"> Salvini apre la sacrosanta guerra alle Ong Le Ong sull'orlo di una crisi di nervi. La battaglia che il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, sta conducendo contro il business del traffico dei disperati, è durissima e piena di insidie, ma una cosa è certa: il leader della Lega sta letteralmente facendo impazzire i «poteri marci» del Mediterraneo. Mentre la nave Aquarius sta per attraccare a Valencia, dove sbarcheranno i 629 migranti al centro di una settimana di polemiche, Salvini passa alla pratica successiva. Nella mattina di ieri pubblica un post su Facebook che detta ancora una volta l'agenda politica e mediatica della giornata: «Mentre la nave della Ong Aquarius», scrive, «naviga verso la Spagna (arrivo previsto domani mattina) altre due navi di Ong con bandiera dell'Olanda (Lifeline e Seefuchs) sono arrivate al largo delle coste della Libia, in attesa del loro carico di esseri umani abbandonati dagli scafisti. Sappiano questi signori», avverte Salvini, «che l'Italia non vuole più essere complice del business dell'immigrazione clandestina, e quindi dovranno cercarsi altri porti (non italiani) dove dirigersi. Da ministro e da papà lo faccio per il bene di tutti». Diabolico Salvini: ha scatenato il caso Aquarius, nave gestita dalla Ong francese Sos Méditerranée, e ha tenuto duro mentre il premier Giuseppe Conte si preparava a incontrare il presidente francese Emmanuel Macron; ora che mancano poche ore al vertice di domani a Berlino tra lo stesso Conte e la cancelliera tedesca Angela Merkel, attacca due Ong tedesche alle quali fanno capo navi battenti bandiera olandese. A bordo della Lifeline, che ha raccolto in mare 118 persone, saltano i nervi. «Quando i fascisti ci fanno pubblicità», scrive su Twitter la Ong, commentando le frasi di Salvini, che raccoglie l'assist e segna a porta vuota. «Una pseudo associazione di volontariato», replica il leader della Lega, «che dà del fascista al vice premier italiano? Questi non toccheranno mai più terra in Italia. Roba da matti. A casa nostra comandiamo noi, la pacchia è stra-finita, chiaro? Insulti e minacce non ci fermano. Se voi mi aiutate», conclude Salvini, «io non mollo! Chiudiamo i porti». Passa qualche minuto, e la Ong cancella il tweet su Salvini «fascista» e ne pubblica un altro. Più che una retromarcia, in realtà, sembra una mezza presa in giro: «No», scrive Lifeline, «Matteo Salvini naturalmente non è un fascista. Ci è scivolato il mouse». Ma si sa: alle Ong stanno a cuore due cose, i «poveri naufraghi» e le ricche donazioni. E così, con sprezzo del ridicolo, Lifeline subito dopo lo scambio di battute al vetriolo con il vicepremier, twitta un appello ai «cari italiani», con tanto di Iban, affinché siano generosi con gli oboli. Altro assist per Salvini, che ci sguazza: «Dopo avermi dato del fascista (cancellando subito dopo il tweet), ora», twitta il ministro dell'Interno, «la pseudo associazione di volontariato tedesca, con nave battente bandiera olandese, batte cassa con un appello in italiano. Ci prendono per scemi, ma in Italia la musica è cambiata». Immediatamente, il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, si allinea: «Le navi Ong olandesi Lifeline e Seefuchs», scrive su Twitter l'esponente del M5s, «stazionano da ore in acque libiche. In violazione del codice di condotta perché non hanno mezzi e personale adatti a salvare un gran numero di persone. E potrebbero mettere in pericolo equipaggi e naufraghi. L'Olanda le faccia rientrare». Sul tema, i dissidi all'interno della maggioranza non paiono esistere: Lega e M5s danno segnali compatti sulla linea della fermezza. «Abbiamo cooperato», fa sapere intanto Lifeline, «con le autorità americane e italiane nel pieno rispetto del codice di condotta, soccorrendo e trasportando 118 persone a bordo della nave Viking Amber, diretta in Libia. Ora chiediamo alle autorità italiane di chiarire dove saranno sbarcate queste 118 persone». Sempre ieri, in mattinata, sul ruolo delle Ong è intervenuto il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, che ha indagato a lungo sul traffico di esseri umani nel Mediterraneo: «Bisogna eliminare», ha detto, «il traffico di migranti verso la Libia, e per questo dico che il sistema dei soccorsi in mare, delle Ong, risponde a una logica sbagliata: costringe le persone a consegnarsi nelle mani di criminali. Questo è profondamente sbagliato, non risponde al senso di umanità né di solidarietà». «L'esperienza acquisita», ha aggiunto il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, «nel contrasto al traffico umano è vasta, e le procure siciliane e del Sud Italia sono state in grado di portare avanti indagini particolarmente significative. Quello che rende difficile il contrasto alle organizzazioni che gestiscono il traffico di migranti è il disordine negli interventi. Questo determina l'impossibilità di avere appartenenti alla polizia giudiziaria sulle nave che vanno a recuperare i migranti». Anche il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, è intervenuto sulla vicenda: «L'Italia, che davanti all'emergenza immigrazione ha saputo scrivere pagine generose e solidali, non può essere lasciata sola ad affrontare eventi così complessi e drammatici. 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Angeli del mare è la serie televisiva che da domani andrà in onda sul canale dell'acqua santa per descrivere le peripezie tra le onde di acqua salata delle Ong, che continuano imperterrite nelle loro attività. Dieci puntate per descrivere «la quotidiana assistenza ai barconi provenienti dall'Africa»: così presenta il format il sito ufficiale. Il programma è realizzato grazie alla collaborazione tra la Guardia costiera, la Croce rossa, Medici senza frontiere e altre Ong come Open arms e Save the children. Il programma della tivù dei vescovi riesce a conciliare tutti questi soggetti in nome della Santa immigrazione (e sotto il patrocinio del Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale, sezione migranti e rifugiati). Trattando di immigrazione dall'Africa sarebbe bello se il programma citasse l'opinione del cardinale ghanese Peter K.A. Turkson, che esattamente un anno fa diceva che era arrivato il momento di «chiudere il rubinetto», la maggioranza dei migranti non proviene da zone di guerra e «l'Italia è stata lasciata sola, il resto d'Europa non ha fatto la sua parte». Facile immaginare che questo genere di considerazioni da parte di un prefetto, pur nominato da papa Francesco, siano considerate eretiche e blasfeme dai curatori del programma. La prima puntata sarà la beatificazione della odissea della nave Aquarius. In quelle successive la trasmissione diretta da Simone Gandolfo racconterà il lavoro della Guardia costiera di Lampedusa. Il direttore, Paolo Ruffini, presentando il programma non poteva non citare le parole di papa Francesco. Nel suo incontro con una delegazione della Guardia costiera il Pontefice aveva elogiato il lavoro «di chi rischia ogni giorno la vita per salvare quella degli altri e poi deve mettere la propria faccia di fronte a una società che non lo capisce». Forse chi non capisce questo sforzo congiunto di tanti soggetti più o meno umanitari è la maggioranza degli italiani che in questa congiuntura storica sembra preferire il demonio barbuto del Viminale al battito d'ali degli «angeli». Riuscirà Tv 2000 a far cambiare idea all'opinione pubblica? C'è un precedente che non lascia ben sperare. Nei mesi scorsi il canale della Cei con un grande battage pubblicitario aveva lanciato la trasmissione Padre nostro, con la partecipazione diretta del Santo Padre, per ribadire i temi dell'accoglienza. Conduttore era don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova. Nonostante la star d'eccezione il programma aveva ottenuto un'audience imbarazzante. Vediamo se agli Angeli del mare andrà meglio e riuscirà a strappare qualche anima televisiva al fascino esercitato dal demonio barbuto del Viminale. Alfonso Piscitelli
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Emmanuel Macron con il presidente ruandese Paul Kagame durante la cerimonia di inaugurazione del nuovo memoriale dedicato alle vittime del genocidio ruandese del 1994 (Ansa)
A 32 anni dal genocidio ruandese, Macron inaugura a Parigi un memoriale insieme a Kagame e rilancia il dialogo con Kigali. Un gesto che si inserisce nel tentativo francese di recuperare peso politico nel continente, mentre cresce la diffidenza africana verso Parigi.
La settimana scorso il presidente francese Emmanuel Macron ha inaugurato a Parigi un memoriale in ricordo delle vittime del genocidio del Ruanda. Alla cerimonia era presenta anche il presidente ruandese Paul Kagame che ha portato in Francia anche il ministro degli Esteri per una serie di bilaterali. All’evento, l’inquilino dell’Eliseo ha dichiarato che questo monumento rappresenta il culmine di una lunga e paziente ricerca della verità, ma senza una diretta ammissione di una responsabilità francese in una delle più grandi tragedie della storia africana.
Macron ha parlato di un impero che non vuole falsificare la storia e che cerca la verità con l’obiettivo del conseguimento della pace. Una mossa indubbiamente tardiva, sono stati necessari 32 anni per arrivare a questo, ma che ha tutta l’aria di una precisa manovra politica di Parigi in estrema difficoltà. Il Ruanda aveva lungamente accusato la comunità internazionale di essere stata complice con la sua palese indifferenza dei tre mesi più drammatici del piccolo paese della Regione dei Grandi Laghi. «La Francia si trovava in una posizione unica per osservare ed agire, impendendo un genocidio che come tutti gli altri non ha fatto che negare per decenni. Troppi anni sono stati necessari perché si rendesse conto del suo ruolo nel causare ulteriore sofferenza e su alcuni punti non abbiamo ancora trovato un consenso e difficilmente lo troveremo», ha detto Kagame davanti ad una folla di giornalisti. Allo stesso tempo l’uomo forte di Kigali ha riconosciuto gli sforzi di Parigi, che nessuna altra nazione ha fatto fino ad oggi.
Il genocidio era iniziato il 6 aprile 1994, quando l'aereo del presidente Juvénal Habyarimana fu abbattuto, uccidendo il leader che, come la maggior parte dei ruandesi, era di etnia Hutu e la colpa ricadde sulla minoranza Tutsi. Milizie irregolari Hutu, spalleggiate da polizia ed esercito, cominciarono il massacro, con le armi acquistate proprio dalla Francia. Il tentativo di riconciliazione storica con il Ruanda rientra in un quadro di riposizionamento in Africa che Macron sta insistentemente tentando da tempo. Il crollo della Francafrique e del controllo economico e politico che questo impero neocoloniale garantiva ai francesi, pesa come un macigno sulle casse statali ed ormai le truppe francesi sono ridotte ad un presenza minimale in Gabon e nella strategica base di Gibuti.
In tutta l’Africa occidentale, storico baluardo francofono, negli ultimi anni sono state decine le manifestazioni per chiedere l’allontanamento dei militari transalpini che, complice anche l’arrivo di giunte militari legate a Mosca, ha perso il controllo dell’intero Sahel. Il governo francese ha provato ad arginare questa emorragia di consenso organizzando per la prima volta in Africa il vertice annuale con le nazioni del continente, scegliendo fra l’altro una nazione anglofona come il Kenya. Proprio in occasione del meeting di Nairobi, Macron ha parlato del processo di restituzione delle opere d’arte africane sottratte negli anni dalla Francia anche grazie a una nuova legge che facilita questo percorso a ritroso. Il processo di restituzione era in realtà iniziato nel 2017, rimanendo poco più che simbolico, perché dopo nove anni sono soltanto una decina le opere d’arte tornate in Africa. Nel 2019, l'allora primo ministro Edouard Philippe aveva restituito la spada di El Hadj Omar al presidente senegalese Macky Sall durante una cerimonia, mentre l’anno seguente i tesori reali di Abomey era tornati in Benin. Quest’anno la Francia ha restituito alla Costa d’Avorio il tamburo parlante Djidji Ayokwe, prelevato nel 1916, ma si tratta sempre di oggetti minori. Macron, anche in vista della fine del suo mandato il prossimo anno, sta provando ad accelerare, ma gli africani non hanno più nessuna fiducia in Parigi, come dimostra anche il successo del Piano Mattei del governo italiano.
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Prosegue la campagna sulla sicurezza stradale della Polizia di Stato. In un video diffuso sui canali social istituzionali, il pilota Kimi Antonelli invita soprattutto i più giovani a rispettare le regole della circolazione. «Se qualcuno vuole andare forte, lo faccia in pista, dove esistono circuiti per sfogarsi», afferma Antonelli, ricordando che l’eccesso di velocità sulle strade può mettere in pericolo non solo chi guida, ma anche tutti gli altri utenti. Il messaggio richiama inoltre l’importanza di rispettare limiti, precedenze e norme di sicurezza.
Xi Jinping (Ansa)
«Le relazioni tra la Cina e la Repubblica Popolare Democratica di Corea si trovano a un nuovo punto di partenza storico, di fronte a nuove opportunità di sviluppo e con nuove missioni dettate dai tempi», ha dichiarato il presidente cinese poco prima del suo arrivo. Era dallo scorso settembre che Xi non si vedeva con Kim Jong-un. Ma a che cosa punta esattamente il presidente cinese con questa visita?
Gli obiettivi principali sembrano essere due. Innanzitutto, rafforzando i legami con Pyongyang, Xi potrebbe mirare a migliorare i propri rapporti con gli Stati Uniti. Donald Trump ha infatti più volte espresso l’intenzione di riavviare un processo diplomatico con la Corea del Nord: in quest’ottica, il presidente cinese potrebbe quindi cercare di ritagliarsi il delicato ruolo di mediatore tra Washington e Pyongyang.
In secondo luogo, non è un mistero che, al netto delle dichiarazioni di facciata, Xi abbia sovente guardato con preoccupazione ai crescenti legami tra la Corea del Nord e la Russia nel settore della Difesa. Era il giugno 2024, quando Kim e Vladimir Putin firmarono il Trattato di partenariato strategico globale tra la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Democratica di Corea. Lo zar vede del resto nella sponda con Pyongyang uno strumento per allentare l’abbraccio soffocante del Cremlino con la Cina. Xi è consapevole di questa strategia e punta quindi a disinnescarla (o comunque ad arginarla). È dunque anche in quest’ottica che va letto il nuovo viaggio del presidente cinese in Corea del Nord.
Nonostante il rafforzamento della partnership tra Mosca e Pechino, i rapporti tra le due capitali non sono esenti da tensioni, sospetti e contraddizioni. E’ quindi proprio in questo quadro che viene a inserirsi Kim Jong-un: un Kim Jong-un che punta a massimizzare i suoi interessi, facendo leva sulla rivalità latente tra Xi e Putin.
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