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2023-05-18
Schlein, opere mancate per l’Emilia allagata
Ansa
Osservando in mattinata i talk della tv pubblica, di Telenazareno (al secolo La7) e pure di casa Berlusconi che a tutto schermo illustrano la tragedia dell’alluvione a Cesena, a Faenza, a Pesaro e a Fano, una domanda sorge spontanea, ma il giornalismo d’inchiesta, quello che per esempio praticano a Repubblica dove vanno a frugare negli scontrini della lavanderia della mamma di Giorgia Meloni, che fine ha fatto? Vale solo per Report che non ne azzecca una sul Nutriscore pur di dare contro al governo italiano? Ieri mattina su La7 si è raggiunto il massimo: si ragionava delle magnifiche sorti e progressive del Pd di Elly Schlein, che a suo dire avrebbe vinto le elezioni amministrative, col professor Gianfranco Pasquino, emerito e con molto merito per quella che fu in via Barberie la gloriosa federazione del Pci emiliano-romagnolo, a intonarne il peana mentre scorrevano le immagini di Cesena sott’acqua e di Faenza sommersa.
Su Rai3, ad Agorà, il geotuttologo Mario Tozzi, non potendo invocare la siccità, narrava del dissesto idrogeologico permanente dell’Italia e poi gli ospiti del Pd Marco Furfaro (organico a Elly) e Davide Baruffi a condolersi ma esaltando l’azione positiva dei loro sindaci romagnoli e della grande Regione condotta da Stefano Bonaccini. Tra le righe si sentiva il vecchio adagio: piove, governo ladro! Tutto tragicamente bello. Ma che l’attuale segretario nazionale del Pd, nata in riva al lago di Lugano e dunque con una certa idrofilia, fino al 24 ottobre scorso aveva come vicepresidente della Giunta Regionale dell’Emilia Romagna questa delega: «Patto per il clima e cioè coordinamento interassessorile delle politiche di prevenzione e adattamento ai cambiamenti climatici e per la transizione ecologica» non è venuto in mente a nessuno?
Senza fare giornalismo d’inchiesta, ma consultando banalmente il sito della Regione si legge che cosa Elly Schlein fino al 24 ottobre dovesse fare. In un pensoso documento si legge al capitolo dedicato al clima: «Continuare a rafforzare la strategia a consumo di suolo zero e di rigenerazione urbana con un piano di rigenerazione e resilienza della città e della città capace non solo di attingere alle risorse europee ma anche di massimizzare gli incentivi alla riqualificazione edilizia, all’efficienza e alla sicurezza su larga scala». E appena più oltre: «Aumentare la tutela e un migliore utilizzo delle risorse idriche, migliorando gli ecosistemi, favorendo un uso sostenibile attraverso la riduzione dei consumi e degli sprechi nel settore residenziale, industriale e agricolo (Water footprint), migliorando la qualità e la disponibilità, in un’ottica di dimezzamento delle perdite di rete, aumentare, innovare e migliorare la capacità di stoccaggio, riutilizzare le acque reflue e meteoriche, approfittando della possibilità di presentare progetti nell’ambito del Programma nazionale di ricerca».
Ma soprattutto: «Investire, anche grazie alle risorse del Next Generation EU, in un Piano strategico di manutenzione, difesa e adattamento degli insediamenti e delle infra strutture esistenti, e di prevenzione del dissesto idrogeologico e di difesa della costa attraverso una programmazione pluriennale condivisa con gli enti locali».
Tutto bellissimo e tutto scritto nel «Patto per il lavoro e per il clima. In Emilia Romagna costruiamo il futuro assieme». Ad ascoltare il dottor Tozzi si capisce che l’elenco delle cose che Elly Schlein doveva fare sono in gran parte le cose che andrebbero fatte. Magari con meno afflato sui diritti e più attenzione ai doveri di amministratore. Ma a nessuno è venuto in mente che l’assessore Schlein non le ha fatte. Come a nessuno è venuto in mente di constatare che il suo Pact of work and climate ha una lista di aderenti lunga come l’Enciclopedia Treccani perché in Emilia Romagna il consociativismo è sempre stata l’anima del commercio della sinistra, ma nessuno di questi si è mosso. Quando c’era il vecchio Pci a quest’ora la Manutencoop, il Ccc, l’Edilfornaciai sarebbero state mobilitate in forza a sorvegliare gli argini, a costruire dighe, a mettere in sicurezza le strade e invece ora quel mondo non c’è più. Le cooperative badano al business e il collateralismo è venuto meno; Stefano Bonaccini che si è detto orgoglioso di esser stato comunista deve rimpiangere i tempi belli. Strano perché quando c’è stata l’alluvione a Senigallia nel 2022 - siamo sempre nelle Marche - al sindaco Massimo Olivetti che ha il difetto di essere di centrodestra gli hanno imputato di tutto. Nei talk show televisivi quando c’è di mezzo l’alluvione scatta la sindrome «panta rei» di Eraclito: non ci si bagna mai nella stessa acqua. Perché un conto è se c’è di mezzo il centrodestra un conto è se c’entra il Pd.
Maltempo in Emilia, 9 morti. Annullato il Gp di F1 a Imola ma The Boss vuole suonare
Ci sono 9 morti, una quarantina di Comuni allagati, alcuni con frane importanti altri isolati, 10.000 sfollati, 21 fiumi esondati, sistema infrastrutturale messo a dura prova, tra cancellazioni e ritardi è interrotta in molti tratti la circolazione dei treni, l’A14 impercorribile nel tratto modenese. Sono i numeri della seconda alluvione che in poche settimane, ha messo in ginocchio l’Emilia Romagna. A creare il disastro una quantità d’acqua di due mesi di precipitazioni concentrata in due soli giorni. «È un altro terremoto» ha detto ieri il governatore Stefano Bonaccini prendendo spunto dal fatto che fra tre giorni sarà l’undicesimo anniversario del terremoto del 2012. «Siamo di fronte ad eventi imprevedibili: in alcuni territori, nelle ultime 24 ore, sono caduti addirittura 300 millimetri di acqua» ha sottolineato il presidente, «una pioggia mai vista in queste dimensioni e in così poche ore in un territorio tanto ampio, che va da parte del reggiano fino a tutta la Romagna, e che arriva dove due settimane fa era già avvenuto un evento di cui non avevamo memoria». Poi Bonaccini ha rivolto un pensiero ai familiari delle vittime: «Questa è l’unica cosa irreparabile, tutto il resto lo ricostruiremo, come facemmo dopo il sisma».
L’anomalo evento meteorologico in Emilia Romagna, (dove oggi resta l’allerta rossa) è stato provocato secondo gli esperti dal ciclone mediterraneo che si è accanito sull’Appennino romagnolo e sulle pianure adiacenti a causa di un fenomeno chiamato «effetto Stau». Il termine tedesco che significa «coda», «ristagno», in meteorologia indica un vento di risalita che si presenta quando una corrente d’aria, mentre supera una catena montuosa, perde parte della propria umidità che condensa in precipitazioni piovose o nevose. Il grande quantitativo di pioggia ha gonfiato fiumi e torrenti che hanno tracimato. «Questi corsi d’acqua passano nei centri abitati e sono circondati da asfalto e cemento. Con la pioggia si gonfiano e allagano case e locali», spiega Massimo Gargano direttore generale Anbi (Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue). «I dati Ispra sono chiari: nel nostro Paese si cementificano 14 ettari di terra al giorno».
Durante il punto stampa nella sede della Protezione civile il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha sottolineato l’impegno di 900 vigili del fuoco, con 100 mezzi specializzati, oltre a quello di Esercito e volontari: «Adesso bisogna portare avanti una complicata operazione di soccorso resa molto difficile perché molte zone sono sott’acqua e sono interessate da distacchi dell’energia elettrica e difficoltà di comunicazione». Nel corso dell’incontro Piantedosi ha gelato le aspettative sul concerto di Bruce Springsteen, sold out da mesi, previsto questa sera a Ferrara dove sono attesi 50.000 fan: «Non abbiamo ancora affrontato il problema, visto che non è una zona direttamente interessata». Lo show dunque sarebbe confermato e ieri pomeriggio si continuava a lavorare al palco che ospiterà the Boss, leggenda del rock mondiale. Il sindaco Alan Fabbri e la sua giunta confermano l’evento mentre sull’opportunità si discute in città e sui social.
Confermato invece l’annullamento del Gran Premio in programma domenica ad Imola. La decisione è arrivata dall’organizzazione che ha deciso di non mettere ulteriormente sotto pressione la zona colpita dall’alluvione e dopo lo sgombero del paddock allagato ieri dal Santerno. I piloti Max Verstappen e Charles Leclerc, che hanno condiviso la decisione, si sono attivati attraverso i propri canali social per sostenere il crowdfunding e sensibilizzare il pubblico sulla situazione del maltempo, invitando ad aiutare le persone colpite dall’enorme disagio.
Nel frattempo il premier Giorgia Meloni dal Giappone, in costante contatto con il sottosegretario Alfredo Mantovano, ringraziando i soccorritori, ha ribadito: «Come già avevo detto al presidente Bonaccini quando ci siamo incontrati la settimana scorsa, il governo è a disposizione per fare quello che è necessario. Sulle risorse faremo tutto quello che c’è da fare per aiutare la popolazione». E il consiglio dei ministri, convocato per martedì 23 maggio, estenderà lo stato di emergenza Rimini, un decreto tipo Ischia, con le misure già anticipate dal vertice di ieri pomeriggio con i ministri Musumeci, Nordio, Calderone, Ciriani, Lollobrigida e il viceministro Maurizio Leo. «La proposta che porterò in cdm è di un’ulteriore risorsa a disposizione della Emilia Romagna di 20 milioni di euro, una somma che si aggiunge ai 10 milioni già deliberati il 4 maggio» ha detto Musumeci. Saranno sospesi i termini per i versamenti e per gli adempimenti tributari tanto per le persone fisiche quanto per strutture più articolate come le società. Saranno inoltre rinviate le udienze giudiziarie, previsti ammortizzatori sociali e interventi straordinari del ministero dei Trasporti di Matteo Salvini anche se restano le polemiche sul tweet che il leader leghista, milanista, ha postato martedì sera: «Cuore e impegno (e telefono che squilla di continuo) dedicati ai cittadini di Emilia e Romagna che lottano con acqua e fango. Un Milan senza cuore, grinta e idee non merita neanche un pensiero».
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Il bilancio dell’alluvione si aggrava (9 morti) ma a differenza di quanto avvenne a Senigallia, nessuno accusa. E nessuno ricorda che il neo segretario del Pd in Regione aveva proprio la delega alla prevenzione. Non fatta.L’alluvione mette in ginocchio anche le Marche. Stefano Bonaccini: «È un altro sisma». Ci sarà un dl modello Ischia. Dubbi sull’opportunità del concerto di Bruce Springsteen a Ferrara.Lo speciale contiene due articoli.Osservando in mattinata i talk della tv pubblica, di Telenazareno (al secolo La7) e pure di casa Berlusconi che a tutto schermo illustrano la tragedia dell’alluvione a Cesena, a Faenza, a Pesaro e a Fano, una domanda sorge spontanea, ma il giornalismo d’inchiesta, quello che per esempio praticano a Repubblica dove vanno a frugare negli scontrini della lavanderia della mamma di Giorgia Meloni, che fine ha fatto? Vale solo per Report che non ne azzecca una sul Nutriscore pur di dare contro al governo italiano? Ieri mattina su La7 si è raggiunto il massimo: si ragionava delle magnifiche sorti e progressive del Pd di Elly Schlein, che a suo dire avrebbe vinto le elezioni amministrative, col professor Gianfranco Pasquino, emerito e con molto merito per quella che fu in via Barberie la gloriosa federazione del Pci emiliano-romagnolo, a intonarne il peana mentre scorrevano le immagini di Cesena sott’acqua e di Faenza sommersa. Su Rai3, ad Agorà, il geotuttologo Mario Tozzi, non potendo invocare la siccità, narrava del dissesto idrogeologico permanente dell’Italia e poi gli ospiti del Pd Marco Furfaro (organico a Elly) e Davide Baruffi a condolersi ma esaltando l’azione positiva dei loro sindaci romagnoli e della grande Regione condotta da Stefano Bonaccini. Tra le righe si sentiva il vecchio adagio: piove, governo ladro! Tutto tragicamente bello. Ma che l’attuale segretario nazionale del Pd, nata in riva al lago di Lugano e dunque con una certa idrofilia, fino al 24 ottobre scorso aveva come vicepresidente della Giunta Regionale dell’Emilia Romagna questa delega: «Patto per il clima e cioè coordinamento interassessorile delle politiche di prevenzione e adattamento ai cambiamenti climatici e per la transizione ecologica» non è venuto in mente a nessuno? Senza fare giornalismo d’inchiesta, ma consultando banalmente il sito della Regione si legge che cosa Elly Schlein fino al 24 ottobre dovesse fare. In un pensoso documento si legge al capitolo dedicato al clima: «Continuare a rafforzare la strategia a consumo di suolo zero e di rigenerazione urbana con un piano di rigenerazione e resilienza della città e della città capace non solo di attingere alle risorse europee ma anche di massimizzare gli incentivi alla riqualificazione edilizia, all’efficienza e alla sicurezza su larga scala». E appena più oltre: «Aumentare la tutela e un migliore utilizzo delle risorse idriche, migliorando gli ecosistemi, favorendo un uso sostenibile attraverso la riduzione dei consumi e degli sprechi nel settore residenziale, industriale e agricolo (Water footprint), migliorando la qualità e la disponibilità, in un’ottica di dimezzamento delle perdite di rete, aumentare, innovare e migliorare la capacità di stoccaggio, riutilizzare le acque reflue e meteoriche, approfittando della possibilità di presentare progetti nell’ambito del Programma nazionale di ricerca». Ma soprattutto: «Investire, anche grazie alle risorse del Next Generation EU, in un Piano strategico di manutenzione, difesa e adattamento degli insediamenti e delle infra strutture esistenti, e di prevenzione del dissesto idrogeologico e di difesa della costa attraverso una programmazione pluriennale condivisa con gli enti locali».Tutto bellissimo e tutto scritto nel «Patto per il lavoro e per il clima. In Emilia Romagna costruiamo il futuro assieme». Ad ascoltare il dottor Tozzi si capisce che l’elenco delle cose che Elly Schlein doveva fare sono in gran parte le cose che andrebbero fatte. Magari con meno afflato sui diritti e più attenzione ai doveri di amministratore. Ma a nessuno è venuto in mente che l’assessore Schlein non le ha fatte. Come a nessuno è venuto in mente di constatare che il suo Pact of work and climate ha una lista di aderenti lunga come l’Enciclopedia Treccani perché in Emilia Romagna il consociativismo è sempre stata l’anima del commercio della sinistra, ma nessuno di questi si è mosso. Quando c’era il vecchio Pci a quest’ora la Manutencoop, il Ccc, l’Edilfornaciai sarebbero state mobilitate in forza a sorvegliare gli argini, a costruire dighe, a mettere in sicurezza le strade e invece ora quel mondo non c’è più. Le cooperative badano al business e il collateralismo è venuto meno; Stefano Bonaccini che si è detto orgoglioso di esser stato comunista deve rimpiangere i tempi belli. Strano perché quando c’è stata l’alluvione a Senigallia nel 2022 - siamo sempre nelle Marche - al sindaco Massimo Olivetti che ha il difetto di essere di centrodestra gli hanno imputato di tutto. Nei talk show televisivi quando c’è di mezzo l’alluvione scatta la sindrome «panta rei» di Eraclito: non ci si bagna mai nella stessa acqua. Perché un conto è se c’è di mezzo il centrodestra un conto è se c’entra il Pd.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/schlein-opere-mancate-emilia-allagata-2660285596.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="maltempo-in-emilia-9-morti-annullato-il-gp-di-f1-a-imola-ma-the-boss-vuole-suonare" data-post-id="2660285596" data-published-at="1684366218" data-use-pagination="False"> Maltempo in Emilia, 9 morti. Annullato il Gp di F1 a Imola ma The Boss vuole suonare Ci sono 9 morti, una quarantina di Comuni allagati, alcuni con frane importanti altri isolati, 10.000 sfollati, 21 fiumi esondati, sistema infrastrutturale messo a dura prova, tra cancellazioni e ritardi è interrotta in molti tratti la circolazione dei treni, l’A14 impercorribile nel tratto modenese. Sono i numeri della seconda alluvione che in poche settimane, ha messo in ginocchio l’Emilia Romagna. A creare il disastro una quantità d’acqua di due mesi di precipitazioni concentrata in due soli giorni. «È un altro terremoto» ha detto ieri il governatore Stefano Bonaccini prendendo spunto dal fatto che fra tre giorni sarà l’undicesimo anniversario del terremoto del 2012. «Siamo di fronte ad eventi imprevedibili: in alcuni territori, nelle ultime 24 ore, sono caduti addirittura 300 millimetri di acqua» ha sottolineato il presidente, «una pioggia mai vista in queste dimensioni e in così poche ore in un territorio tanto ampio, che va da parte del reggiano fino a tutta la Romagna, e che arriva dove due settimane fa era già avvenuto un evento di cui non avevamo memoria». Poi Bonaccini ha rivolto un pensiero ai familiari delle vittime: «Questa è l’unica cosa irreparabile, tutto il resto lo ricostruiremo, come facemmo dopo il sisma». L’anomalo evento meteorologico in Emilia Romagna, (dove oggi resta l’allerta rossa) è stato provocato secondo gli esperti dal ciclone mediterraneo che si è accanito sull’Appennino romagnolo e sulle pianure adiacenti a causa di un fenomeno chiamato «effetto Stau». Il termine tedesco che significa «coda», «ristagno», in meteorologia indica un vento di risalita che si presenta quando una corrente d’aria, mentre supera una catena montuosa, perde parte della propria umidità che condensa in precipitazioni piovose o nevose. Il grande quantitativo di pioggia ha gonfiato fiumi e torrenti che hanno tracimato. «Questi corsi d’acqua passano nei centri abitati e sono circondati da asfalto e cemento. Con la pioggia si gonfiano e allagano case e locali», spiega Massimo Gargano direttore generale Anbi (Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue). «I dati Ispra sono chiari: nel nostro Paese si cementificano 14 ettari di terra al giorno». Durante il punto stampa nella sede della Protezione civile il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha sottolineato l’impegno di 900 vigili del fuoco, con 100 mezzi specializzati, oltre a quello di Esercito e volontari: «Adesso bisogna portare avanti una complicata operazione di soccorso resa molto difficile perché molte zone sono sott’acqua e sono interessate da distacchi dell’energia elettrica e difficoltà di comunicazione». Nel corso dell’incontro Piantedosi ha gelato le aspettative sul concerto di Bruce Springsteen, sold out da mesi, previsto questa sera a Ferrara dove sono attesi 50.000 fan: «Non abbiamo ancora affrontato il problema, visto che non è una zona direttamente interessata». Lo show dunque sarebbe confermato e ieri pomeriggio si continuava a lavorare al palco che ospiterà the Boss, leggenda del rock mondiale. Il sindaco Alan Fabbri e la sua giunta confermano l’evento mentre sull’opportunità si discute in città e sui social. Confermato invece l’annullamento del Gran Premio in programma domenica ad Imola. La decisione è arrivata dall’organizzazione che ha deciso di non mettere ulteriormente sotto pressione la zona colpita dall’alluvione e dopo lo sgombero del paddock allagato ieri dal Santerno. I piloti Max Verstappen e Charles Leclerc, che hanno condiviso la decisione, si sono attivati attraverso i propri canali social per sostenere il crowdfunding e sensibilizzare il pubblico sulla situazione del maltempo, invitando ad aiutare le persone colpite dall’enorme disagio. Nel frattempo il premier Giorgia Meloni dal Giappone, in costante contatto con il sottosegretario Alfredo Mantovano, ringraziando i soccorritori, ha ribadito: «Come già avevo detto al presidente Bonaccini quando ci siamo incontrati la settimana scorsa, il governo è a disposizione per fare quello che è necessario. Sulle risorse faremo tutto quello che c’è da fare per aiutare la popolazione». E il consiglio dei ministri, convocato per martedì 23 maggio, estenderà lo stato di emergenza Rimini, un decreto tipo Ischia, con le misure già anticipate dal vertice di ieri pomeriggio con i ministri Musumeci, Nordio, Calderone, Ciriani, Lollobrigida e il viceministro Maurizio Leo. «La proposta che porterò in cdm è di un’ulteriore risorsa a disposizione della Emilia Romagna di 20 milioni di euro, una somma che si aggiunge ai 10 milioni già deliberati il 4 maggio» ha detto Musumeci. Saranno sospesi i termini per i versamenti e per gli adempimenti tributari tanto per le persone fisiche quanto per strutture più articolate come le società. Saranno inoltre rinviate le udienze giudiziarie, previsti ammortizzatori sociali e interventi straordinari del ministero dei Trasporti di Matteo Salvini anche se restano le polemiche sul tweet che il leader leghista, milanista, ha postato martedì sera: «Cuore e impegno (e telefono che squilla di continuo) dedicati ai cittadini di Emilia e Romagna che lottano con acqua e fango. Un Milan senza cuore, grinta e idee non merita neanche un pensiero».
Il carcere La Dogaia di Prato (Ansa)
Ciò che ha spinto, fondamentalmente, il tribunale di sorveglianza a intervenire per le suddette condizioni degradanti è consistito nella constatazione dello stato di sovraffollamento. Il tribunale ha accertato che l’uomo è rimasto, secondo quanto riportava ieri QN, per 2.026 giorni nella cella insieme ad altri due detenuti vivendo in spazi troppo angusti e troppo ristretti. Inoltre, come prevede la legge, ha usufruito dello sconto di un giorno in carcere ogni dieci sempre per il medesimo affollamento. In più, riceverà 288 euro a titolo di risarcimento per gli altri 16 giorni di detenzione «degradante».
Non c’è dubbio che il sovraffollamento vada contro il dettato della Costituzione che prevede il carcere come un luogo dove si viva in condizioni di dignità umana e che non sia solo un luogo di pena ma anche di riabilitazione.
Detto questo, il povero pedofilo avrà lo sconto di pena perché la cella è piccola. E la cella dalla quale per anni ha tentato di uscire il minore - non specifichiamo sesso ed età per rispetto - vittima del pedofilo? Quella è stretta o è larga? Noi pensiamo che sia stata una cella strettissima, angusta, angosciante e che, certamente, uscire da quella cella non è stato e non sarà un cammino semplice. Quel minore che risarcimento ha avuto? Non lo sappiamo, ma temiamo nessuno, come l’esperienza ci dice e ci ha insegnato per molti anni. A confronto il pedofilo piglia circa 300 euro che, per carità, sono un nulla, ma si fa un bel po’ meno di carcere perché le condizioni della sua cella, evidentemente, hanno un peso maggiore di quello della cella nella quale ha dovuto convivere quella vittima, che oggi ha più di 20 anni, insieme ai suoi amici e alle sue amiche.
Ora, è ovvio che il problema del sovraffollamento è un problema serio, ma quando senti certe notizie un po’ ti incazzi perché troppe volte assistiamo a trattamenti, in qualche modo, di favore e di risarcimento verso i carnefici e molto meno verso le vittime.
Per non essere manchevoli nell’informazione che volgiamo dare ai nostri lettori, vogliamo riportare alcuni dati pubblicati, non molto tempo fa, da Il Sole 24 Ore. In Quasi l’80% degli istituti penitenziari si superano i limiti di capienza: in alcune strutture (come, ad esempio, Lucca o Milano San Vittore) si superano per il 200-260% i limiti di capienza. Questo, naturalmente, si traduce in celle inadeguate e in spazi vitali ridotti al minimo che violano espressamente i parametri stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo provocando, ovviamente, problemi di disagio psichico e anche gesti estremi come il suicidio. Per non parlare poi del problema delle mamme detenute con bambini per i quali ci sono già delle strutture detentive appositamente studiate perché i bambini non debbano soffrire le conseguenze della pena per le malefatte della madre, ma non bastano, ce ne vogliono di più. La media nazionale del sovraffollamento supera il tasso del 138%.
Queste sono considerazioni che è d’obbligo fare e di cui si parla da troppo, ma si fa poco o niente.
Però il punto è un altro. Non può la considerazione delle condizioni «degradanti» del detenuto essere dirimente qualora quel detenuto non sia provato che, negli anni di detenzione, abbia compiuto un percorso tale che all’uscita del carcere non sia un soggetto ad alta pericolosità sociale. In particolare, nel caso dei pedofili, la malattia permane spesso nonostante il carcere e, quindi, all’uscita da esso, tendono a reiterare gli atti delinquenziali soprattutto su minorenni. Siamo sicuri che questo signore possiamo reimmetterlo nella società civile con la tranquillità di chi sa che si sta reimmettendo qualcuno che è «guarito»? Se quest’uomo è stato condannato vuol dire che quando ha compiuto quell’orrendo reato era capace di intendere e di volere: lo ha fatto deliberatamente sapendo quello che faceva e volontariamente potando a compimento il suo proposito criminale. Il carcere lo ha guarito? Uno potrebbe dire che in questo momento sto facendo un ragionamento contraddittorio ma, secondo me, contraddittorio non è. Perché se è sacrosanto il diritto di vivere in carceri «vivibili» è altrettanto sacrosanto - e ci permettiamo forse anche di più - nutrire il diritto da parte dei minorenni e, in generale di tutti, soprattutto le donne, di non aver paura di essere attaccati e distrutti psicologicamente da un pedofilo o da un maniaco sessuale.
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Il sindaco di Genova Silvia Salis e il cantante Olly
Ovvero diversi soggetti vennero chiamati a fare un’offerta. Tra gli aggiudicatari ci fu anche la storica agenzia di eventi cittadina che l’attuale amministrazione ha estromesso dal bando per l’organizzazione dell’ultimo show di San Silvestro, secondo il Tar della Liguria in modo irregolare. Ma questa volta la Procura non sembra reattiva da par suo. Nessuna indagine in tempo reale (ormai il Capodanno è passato da quasi sette mesi). E anche giornali e tv non sembrano troppo interessati alla questione.
La Concertopoli denunciata dalla Verità con analisi delle sentenze della giustizia amministrativa e delle società vincitrici del bando non sembra appassionare i segugi del giornalismo investigativo locale, che non hanno dedicato neppure una riga alla storia della Rst events e della Ops eventi, due società controllate da Nicolò Sasso e Alessandro Orlando che a Genova ottengono affidamenti su affidamenti e organizzano quasi tutti gli eventi a cui partecipa da protagonista la sindaca Silvia Salis. Stiamo parlando di centinaia di migliaia di euro consegnati a una coppia di ditte con un solo dipendente. C’è poi la questione degli impianti sportivi comunali concessi gratuitamente dall’amministrazione comunale, con conti non proprio floridi. Per esempio la consigliera Anna Orlando ha chiesto delucidazioni sull’utilizzo, quasi certamente a titolo gratuito, dello stadio Luigi Ferraris per i tre concerti di Olly. Show privati per cui 90.000 fan hanno pagato tra i 49 e gli 89 euro a biglietto. Sarebbe stato «regalato» agli organizzatori anche il palazzetto dello sport cittadino per un quadrangolare internazionale di pallavolo. In questo caso, sempre senza bando, l’amministrazione ha versato anche un contributo di 180.000 euro alla Fipav che, però, le partite le ha fatte pagare profumatamente (70 euro a biglietto, comprensivi della prevendita). Da approfondire anche la questione della lounge extralusso allestita per gli ospiti vip a margine dell’evento di Capodanno. Agli invitati sarebbe stato offerto il catering di uno chef stellato e un servizio di baby-sitting.
polemiche
Ma torniamo alla gara delle polemiche. In vista del Capodanno 2025 il Comune lancia un bando che mette sul piatto 740.000 euro per portare almeno un grande artista a Genova. La Duemilagrandieventi propone un ribasso del 7,5%, circa 55.000 euro in meno rispetto alla base d’asta e assicura di avere pronti Ghali, i Subsonica e Joan Thiel. «Tutti e tre insieme», chiarisce Paola Donati, socia e direttrice dell’azienda. La Rst dentro alla busta ha, invece, il nome dei Pinguini tattici nucleari e un ribasso dello 0,5% (il costo complessivo è di 736.000 euro). La commissione aggiudicatrice, formata dalla dirigente dell’Ufficio Grandi eventi, Monica Bocchiardo, (secondo le nostre fonti in ottimi rapporti con i titolari della Rst), da Pietro Toso e Cinzia Marino, però, prima dell’aggiudicazione, fa la cosiddetta verifica di congruità e chiede alle parti di esibire i contratti firmati dei cantanti. La Duemilagrandieventi presenta le mail intercorse con gli agenti degli artisti e si sente rispondere che tali comunicazioni «sono riconducibili a mere trattative preliminari e non a un impegno vincolante per l’artista». In mancanza del «contratto di ingaggio o di opzione», viene espresso «il giudizio di incongruità dell’offerta». E anche se, dopo l’esclusione, alla società viene concesso di presentare eventuali accordi, la Duemilagradieventi fa sapere che, a quel punto, «nessun artista ha più ritenuto di sottoscrivere impegni definitivi per un evento di incerta organizzazione».
Parte così il ricorso al Tar, che dà ragione alla Duemilagrandieventi. Secondo i giudici amministrativi «dalla piana esegesi» del disciplinare di gara «si evince chiaramente che l’esistenza dei contratti di ingaggio degli artisti era necessaria solo al momento dell’aggiudicazione e non nelle fasi anteriori, quindi neppure nell’ambito del subprocedimento di verifica di congruità dell’offerta che, notoriamente, precede l’aggiudicazione». In seguito all’annullamento della gara, il Comune ha fatto ricorso e, a ottobre, il Consiglio di Stato dovrà dire la parola definitiva sulla querelle.
scintille
La consigliera leghista Paola Bordilli chiede da tempo chiarezza: «La sindaca ha incontrato, nel corso del bando di gara, gli aggiudicatari finali? Quali problemi ha la Salis a rispondere a questa domanda che pongo da novembre? Perché, nonostante abbiamo segnalato la questione al prefetto, il sindaco tace quasi in disprezzo anche della autorità governativa?». Durante le presunte trattative, i Pinguini tattici nucleari avrebbero accettato di limare leggermente il proprio cachet e, quasi contestualmente, il Comune avrebbe garantito un contributo per favorire lo sbarco di Olly nell’impianto genovese. Che sarebbe stato concesso gratuitamente.
Visto che gli spettacoli sono stati organizzati dalle medesime società, la domanda sorge spontanea: il presunto sconto sul gruppo milanese è stato bilanciato dalla possibilità di utilizzare lo stadio? Secondo una nostra fonte, la sindaca, quando ha saputo della vittoria del pacchetto con Ghali, non avrebbe gradito la notizia e non lo avrebbe nascosto. L’esclusione della Duemilagrandieventi è una conseguenza di quel presunto mancato gradimento della prima cittadina?
veglione
Si tratta di questioni ancora tutte da verificare. Noi abbiamo provato a chiederlo agli organizzatori, ma non ci è stata data risposta. Ma se la gara di Capodanno e l’annullamento deciso dal Tar sembrano interessare stampa, politica e magistratura molto meno dell’organizzazione del Tricapodanno da parte della giunta di centrodestra, resta aperto un altro tema. Quello della presunta telefonata tra Sasso e l’agente dello spettacolo Cristina Lodi, a cui, in vista del Capodanno 2025, l’imprenditore avrebbe riferito che non sarebbe stata gradita la sua presenza alla conferenza stampa e all’evento vero e proprio per la sua vecchia candidatura nelle fila del centrodestra.
Una vicenda che Sasso non ha voluto commentare, ma su cui è intervenuta Ilaria Cavo, deputata di Noi moderati e consigliera (più votata) del Comune di Genova: «Quello capitato a Cristina Lodi è un episodio molto increscioso. Bene che sia rientrato con la posizione dell’amministrazione comunale. Visto che è diventato pubblico, sarebbe opportuna una chiara presa di posizione della sindaca, anche se sono certa che tutto sia rientrato. Nessuna figura professionale può essere penalizzata per il fatto di essersi candidata in una lista politica, che in questo caso era “Noi moderati Bucci Orgoglio Genova” da me guidata».
La Cavo ha, però, un altro appunto da fare: «Quello che non torna, in questo momento, è soprattutto la rassegna stampa del Comune di Genova. Nonostante parlino della nostra città, non sono presenti gli articoli della Verità che questa settimana ha pubblicato inchieste su accrediti, concerti, sport legati a Genova. Un giorno può capitare, ma difficile pensare a una svista ripetuta. Ne chiederemo conto con un’interrogazione perché non può esserci il minimo sospetto di censura. I concerti e i grandi eventi che riempiono piazze e attirano i giovani li abbiamo sempre sostenuti e li continueremo a sostenere insieme al rispetto per la stampa».
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