- È stato il leader grillino ad avviare la partita del Recovery che ci porta al mercato libero su gas e luce e a dire sì a Mario Draghi sull’apertura dell’idroelettrico. E adesso dà le colpe al governo per il salasso causato alle famiglie.
- Oggi tavolo con la Commissione: l’obiettivo è una proroga delle tariffe tutelate per motivi tecnici, aste e rid bancari. L’Anie avverte: su i costi anche per l’energia da rinnovabili.
Lo speciale contiene due articoli
Come diceva Perpetua a Don Abbondio dopo la calata dei Lanzichenecchi: «È un peccato rubare, ma è un peccato non rubare a lei». Ci viene il dubbio che passati secoli l’amara costatazione resti valida. Per l’intero Paese. Con un gruppo di Don Abbondio come Giuseppe Conte e i rappresentanti del Pd (oggi tocca a Elly Schlein) per la nomenclatura di Bruxelles non è difficile fregarci. Anzi ha tutto l’agio possibile per approfittare di manifeste incapacità amministrative. Con il consiglio dei ministri di due giorni fa, da cui è uscito un decreto Sovranità energetica monco, il governo (almeno per il momento) non ha fermato il passaggio dal mercato tutelato a quello libero di all’incirca (tra gas ed elettricità) 11 milioni di utenti.
Al tempo stesso nulla è stato fatto per frenare l’accordo preso dal governo Draghi con l’Ue in tema di liberalizzazioni selvagge del settore idroelettrico. Nelle ultime cinque settimane (il testo è slittato per la prima volta in occasione del cdm del 23 ottobre) La Verità ha più volte cercato di spiegare come fosse fondamentale sui due temi (del tutelato e dell’idroelettrico) andare in discontinuità rispetto alle promesse fatte da Draghi nell’ambito delle riforme da mettere a terra per portare a casa gli assegni del Pnrr. Abbiamo più volte chiesto ulteriori proroghe sul tutelato facendo leva sull’emergenza economica derivata dalle due guerre in corso, quella ucraina e quella arabo-israeliana. Fare scattare la modifica del comparto da gennaio del 2024 avrebbe peggiorato la difficile situazione delle famiglie. Sul tema idroelettrico – lo ribadiamo – in ballo ci sono asset nazionali che valgono infinitamente di più dell’assegno che il Paese incassa con la rata del Pnrr. Infatti, le due voci in qualche modo sono collegate al terzo assegno incassato. Questo governo avrebbe dovuto far finire la tematica su un binario morto, sventolando a Bruxelles quanto stanno facendo Francia e Germania in termini di aiuti di Stato ad aziende e famiglie per tenere i costi del kilowattora più bassi. Non ce ne facciamo nulla degli assegni del Pnrr se fra qualche anno le nostre aziende non potranno più produrre. A chi diremo dopo il 2027 che il Paese non tiene più il passo perché avevamo preso degli impegni con l’Europa. Certo, sappiamo anche che con il debito alto siamo ricattabili. Dal Mes, dal patto di Stabilità e da altre amenità. C’è solo un dettaglio. Queste critiche ci sentiamo di metterle nero su bianco per un certo tipo di coerenza. Abbiamo criticato il modello sovietico del Pnrr già a partire dal 2019. Poi ai tempi di Mario Draghi. E anche oggi critichiamo l’abbinata bollette- Pnrr, per i rischi e i pericoli sopra descritti. Ribadiamo l’importanza di trovare una alternativa anche se ci sembra che le possibilità siano minime. Ma per favore l’ultima a poter strillare contro gli aumenti delle bollette è l’attuale opposizione. Pd e 5 stelle. Passi la Schlein che ha il pregio su molti temi di avere una ignoranza enciclopedica, ma a lasciarci basiti è Giuseppe Conte. Lui ha plurime colpe. A lui si deve il cul de sac in cui ci siamo infilati. È stato Conte nel 2019 ad avviare la partita del Pnrr. Ha passato il testimone a Draghi per una serie di motivi che non stiamo qui a inanellare. Ma certamente l’Ue è stata contenta di avere un nuovo interlocutore, al quale Conte ha tenuto bordone. La scelta di aprire il mercato dell’idroelettrico è stata siglata dal precedente esecutivo con l’ok del leader grillino. Sempre lui ha detto sì al passaggio al mercato libero delle bollette. E ora che fa? Parla e parla. «Portare 12 milioni di nuclei familiari dal mercato tutelato al mercato libero, rischia di aggravare le difficoltà economiche di queste famiglie», ha detto all’indomani del cdm, «che già vivono il problema dell’inflazione, del caro mutui, adesso si potrebbe aggiungere anche il caro energia, ed è una decisione che in questo momento assolutamente va scongiurata».
La realtà è che pochissimi politici capiscono di energia. E gli italiani non se ne occupano. Sono vittime di propaganda green e di interventi scollegati dalle reali esigenze. Abbiamo apprezzato che la Lega per bocca di Matteo Salvini abbia chiesto un braccio di ferro con l’Ue proprio sul tema del mercato tutelato. Ma perché solo a cdm avvenuto? Conoscevamo tutti da cinque settimane il tipo di spada che pendeva sulle teste delle aziende e delle famiglie italiane… non era il caso di discuterne apertamente? Il ministro Raffaele Fitto, che tiene i rapporti con l’Ue, l’altro giorno ha risposto stizzito al collega vice ministro. Comprendiamo anche lui. La pratica è complessa e non può essere ridotta a slogan. Per di più il Pnrr ormai è un vincolo e se non lo portiamo avanti ci troviamo cornuti e mazziati. Insomma, nessuno sta capendo a pieno il pignoramento in atto degli asset energetici italiani e la necessità di rivedere l’intero sistema. Ma per favore da Conte e compagni ci aspettiamo il silenzio e non le pagliacciate. Su Pnrr e bollette ci hanno venduti loro.
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