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Dopo i brigatisti sul palco, vietato gridare al fascismo

Dopo i brigatisti sul palco, vietato gridare al fascismo
Tomaso Montanari (Ansa)
Scagionata la P38 perché le sue canzoni, anche se aggressive, sono espressioni artistiche. Ma perché non vale per la destra?

Nuovo giorno, nuovo psicodramma. Poiché il tentativo degli antifascisti (in mancanza) di professione di cacciare l’editore Passaggio al bosco dalla fiera libraria romana Più libri più liberi è stato respinto con pernacchie, ecco subito un altro caso di fascismo incipiente su cui i nostri eroi si stanno buttando a pesce. A Macerata nel fine settimana si tiene la rassegna «Letture maceratesi», che ha la gravissima colpa di ospitare anche autori avvicinabili alla destra (fra cui il nostro Fabio Dragoni). Subito si è innescata la macchina dell’idiozia, con richiesta da parte della sinistra locale, Avs in testa, di cancellare la kermesse. Si è mobilitato il sito Fanpage, che ieri ha scomodato addirittura lo storico dell’arte Tomaso Montanari. Il quale, soltanto osservando il manifesto della rassegna (troppo futurista, pare) è giunto a fenomenali conclusioni. E cioè che «esiste una continuità dimostrabile tra l’ideologia della destra politica italiana di oggi e quella del fascismo storico del Ventennio. Quando dico continuità», spiega Montanari, «non mi riferisco alla nostalgia di parate militari o rituali littori. I leader politici che oggi si definiscono non nostalgici - a partire da Giorgia Meloni - appartengono a generazioni che non hanno vissuto il fascismo e dunque non possono ricordarlo sentimentalmente. Tuttavia, la continuità è ideologica: le idee su nazione, identità, religione, rapporto tra i sessi, uso della forza, guerra, sono sostanzialmente le stesse». Insomma, la destra di oggi è fascista, e lo si deduce da una locandina.

Casomai non bastasse quest’ultima perla a rinfrescare l’allarme per la dittatura di ritorno, giungono in soccorso altri fieri difensori della libertà, a partire dal fascistologo Paolo Berizzi, il quale ha pubblicato una foto di Domenico Furgiuele, deputato leghista, sul balcone della sede del partito a Lamezia Terme. Alle spalle del politico, su una finestra, una scritta temibile: XMas, con tanto di effetto neve. Ovviamente si tratta di una scritta natalizia (Xmas sta per Christmas), ma è persino probabile che Furgiuele abbia giocato con il riferimento alla Decima Mas. In ogni caso, la vicenda è pagliaccesca eppure riesce ad alimentare polemiche.

Altro mezzo delirio a Chiavari, in Liguria, dopo che un gruppo di balordi ha assaltato la sede del Pd locale danneggiandola. Qualcuno li ha sentiti urlare «Duce, Duce», e immediatamente i giornali hanno titolato sull’assalto squadrista. Solo che poi i presunti colpevoli hanno inviato una lettera (firmata «i ragazzi del misfatto») al Secolo XIX confessando di non avere avuto in mente particolari iniziative politiche: erano ubriachi e hanno fatto un gesto idiota. In Liguria siamo per altro al terzo fuoco (nero) di paglia. Prima il sindacalista della Cgil che ha denunciato di essere stato picchiato dai fascisti, salvo poi ammettere di essersi inventato tutto. Poi la scuola assaltata da squadristi che si sono rivelati essere maranza. Adesso gli ubriachi molesti presi per una squadra di manganellatori. Sembra di capire che la situazione sia un po’ sfuggita di mano e che la paranoia abbia preso il sopravvento, tra ignobili tentativi di censura e allarmi farlocchi.

Ancora più surreale quanto accaduto a Bologna il 30 novembre, storia allucinante raccontata da Errico Novi sul Dubbio. Dal convegno «Il diritto alla verità» organizzato dal Movimento Agende Rosse di Salvatore Borsellino è stata cacciata una avvocata di ottimo livello, Ambra Giovene. Motivo? Ha difeso Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, ex Nar. A spiegare l’accaduto è stato l’avvocato Fabio Repici, coordinatore del convegno: «Accanto a me, come vedete, c’è una sedia vuota», ha detto iniziando i lavori. «Avrebbe dovuto occuparla, come relatrice, l’avvocata Ambra Giovene, professionista di altissimo livello. Ci saremmo arricchiti, nel confronto delle idee, anche del suo intervento. Ma persone che consideriamo fratelli, l’Associazione familiari delle vittime della strage di Bologna, ci hanno detto che la presenza dell’avvocata Giovene non era gradita, perché la collega ha difeso, tra centinaia se non migliaia di persone, anche due condannati al processo per la strage del 2 agosto 1980. Io e Salvatore Borsellino abbiamo scelto di aderire alla richiesta pur consapevoli che si tratta di un errore». Capito? Poiché la Giovene ha difeso due fascisti (per altro molto particolari), non deve potersi esprimere a una tavola rotonda.

Quest’ultima vicenda è particolarmente emblematica, e dovrebbe suggerire a tutti di abbassare i toni e di smetterla con le allucinazioni sul fascismo. Il convegno in questione si è svolto a Bologna in un auditorium intitolato a Marco Biagi, ucciso dalle Brigate Rosse. Le stesse Brigate rosse a cui hanno ripetutamente inneggiato i componenti di un gruppo trap/rap chiamato La Gang-P38, finito per questo sotto processo a Torino.

Il primo maggio del 2022 il gruppo si esibì al circolo Arci Tunnel di Reggio Emilia, e un verso di un loro brano suscitò particolare indignazione fra le vittime del terrorismo. Si trattava di un alcune frasi infelici su Aldo Moro: «Presidente mi sembra stanco, la metto dentro una Renault 4». Marco Vicini, allora presidente del Circolo, fu indagato per istigazione al terrorismo, la band anche per diffamazione e vilipendio delle istituzioni. Ebbene, ora la gip del tribunale di Torino, accogliendo la richiesta del pm, ha disposto l’archiviazione per Vicini e per tutto il gruppo. Ed è una buona notizia, in realtà. Non solo per la band (che nel frattempo si era sciolta e ora organizzerà ha in programma una reunion all’Alcatraz di Milano) ma per tutti noi.

Il tribunale stabilisce che «le condotte contestate costituirebbero soltanto un’operazione artistico musicale provocatoria che affonda le sue radici nel genere rap/trap e che costituisce la sua voluta novità nel proporre come modello antisociale il terrorista degli anni ‘70». Significa che, contestabile o meno, quella era una operazione artistico/culturale. E se in Italia è possibile inneggiare alle Br senza essere accusati di apologia del terrorismo o altro, allora deve essere possibile anche pubblicare i libri di Leon Degrelle, parlare ai convegni e nelle università e svolgere ogni tipo di manifestazione. Se cantare brani sulla lotta armata è una operazione culturale (e lo è), allora basta con tutte le stupidaggini sui discorsi di odio e sull’incitamento alla violenza. Chiunque deve essere libero di esprimersi, con buona pace dei censori antifa in servizio permanente. La libertà di pensiero e di espressione è sacra, e vale anche per chi dice idiozie. Se così non fosse, un sacco di gente sarebbe in carcere, a partire da coloro che chiedono censure e mordacchie.

«Sapeva di Mandelson ed Epstein». Un report adesso inguaia Starmer
Keir Starmer (Ansa)
Il governo britannico costretto a pubblicare il dossier sul finanziere pedofilo. Tra i nomi anche quello di Nigel Farage, che avrebbe dovuto fare da ponte con Trump. Un hacker tenta di bucare i file dell’Fbi.

Il premier britannico Keir Starmer era stato avvertito sui «rischi» legati alla nomina ad ambasciatore negli Usa di Peter Mandelson, a causa dei suoi (non ignoti) rapporti passati di stretta frequentazione con il defunto faccendiere pedofilo americano amico di vip e potenti Jeffrey Epstein, morto in circostanze misteriose in un carcere di New York il 10 agosto del 2019. Lo conferma uno dei documenti che il governo è stato costretto a pubblicare a partire da ieri sugli scambi di messaggi e di rapporti avvenuti transitati per Downing Street al tempo della designazione. Il materiale in via di pubblicazione riguarda gli scambi di messaggi avvenuti al tempo della designazione fra lo stesso Mandelson e l’entourage di Starmer a Downing Street.

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Il conto alla rovescia è iniziato. Dal 17 al 19 aprile l’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari ospiterà la 6 Hours of Imola, appuntamento che quest’anno aprirà il FIA World Endurance Championship dopo il rinvio della gara del Qatar a causa del conflitto in Medio Oriente.

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Si aggrappano alla Consulta per dare legittimità ai tour della morte
Marco Cappato (Imagoeconomica)
La gip di Milano archivia le inchieste su Marco Cappato per due casi di aiuto al suicidio avvenuti in Svizzera nel 2022.

Il gip di Milano, Sara Cipolla, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto l’archiviazione delle inchieste per aiuto al suicidio nei confronti di Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni. Cappato si era autodenunciato nel 2022 per aver accompagnato a morire in una clinica di Zurigo una signora veneta di 69 anni, malata terminale di cancro al polmone con metastasi, e un ex giornalista e pubblicitario 82 anni, affetto da una forma grave di Parkinson.

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Kit car italiane: quando la «fuoriserie» si montava a casa
Dall'alto a sx: Puma GT, Helvetia Maggiolino Rolls Royce, Auto Zodiaco Jumper e Puma GTV

All'inizio degli anni Settanta scoppiò la moda delle «dune buggy» di vetroresina su base Maggiolino, offerte anche in kit di montaggio. Diversi furono i produttori, da Zodiaco a Puma, che fece anche mini «supercar» su base Alfasud.

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