Schillaci e Fedriga: bocche cucite
Orazio Schillaci (Ansa)
Nonostante l’interrogazione annunciata da Fratelli d’Italia, il ministro, pur sollecitato dal nostro giornale, tace sulla vicenda dell’intervento al cuore negato dall’ospedale Cattinara di Trieste al paziente cardiopatico e non vedente che non ha voluto vaccinarsi contro il Covid. Muta anche la Regione.

Silenzio totale. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, per il momento tace e sceglie di non intervenire sulla vicenda dell’intervento al cuore negato dall’ospedale Cattinara di Trieste al paziente cardiopatico e non vedente che non ha voluto vaccinarsi contro il Covid, l’influenza e l’herpes zoster, finendo per essere addirittura cancellato dalle liste di attesa. Né, al momento, è stata commentata l’interrogazione al ministro presentata da Fratelli d’Italia per l’episodio, definito dall’autrice, la deputata Fdi Alice Buonguerrieri, «ingiustificato e discriminatorio».

Sollecitato dalla Verità, il ministro non replica, né sono arrivati commenti dalla Regione Friuli Venezia-Giulia, che a quanto pare intende cavalcare la tanto sollecitata autonomia sanitaria avallando il metodo più odioso: l’oblio del dettato costituzionale sulla tutela della salute come diritto dell’individuo e interesse della collettività, che è (o dovrebbe) essere rispettato su tutto il territorio nazionale.

Eppure, in un periodo ben diverso da quello attuale, quando ancora le sirene del terrorismo pandemico sibilavano forte – parliamo di gennaio 2022 – le Procure si erano prese la briga di intervenire su un caso simile, quello della virostar Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’istituto Irccs Galeazzi (Gruppo San Donato), che aveva stabilito di far slittare tutti gli interventi non urgenti richiesti da chi non aveva ancora effettuato la terza dose. Pregliasco fu ascoltato in Procura a Milano per chiarire il senso della circolare che respingeva chi non aveva il super green pass e il medico dovette rendere conto delle sue decisioni. «Si è resa necessaria una riorganizzazione degli interventi», si giustificò allora la virostar, «l’eventuale scoperta vaccinale espone il paziente a un maggior rischio e, avendo spazi limitati e cento posti letto in meno, abbiamo dovuto ottimizzare (sic) le sale operatorie per gli interventi più urgenti». Certo, Pregliasco ne uscì con un monito nonostante i surreali argomenti a sua discolpa, lontani dall’evidenza scientifica oltre che da quella giuridica. Ma perlomeno, nonostante il rischio epidemiologico percepito (e diffuso) apparisse decisamente più preoccupante di quanto non lo sia ora (che è pari a zero), si sentì l’esigenza di fare chiarezza sulla vicenda. Al governo c’era Mario Draghi, la cui stampella principale era il Partito democratico, il ministro della Salute era Roberto Speranza che proveniva da quella maggioranza progressista, ma si ritenne comunque necessario richiamare Pregliasco all’ordine sul minimo sindacale: il rispetto della Costituzione. La virostar fu convocata a Milano dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano per dare spiegazioni. E oggi?

Oggi l’assordante silenzio delle istituzioni e della politica investe tutti e la notizia che in un ospedale pubblico italiano si rifiutino cure urgenti sulla base dello status vaccinale, relativo a vaccinazioni non obbligatorie per malattie (e non «epidemie») che non sono certo la peste nera, sembra non indignare nessuno.

Va anche detto che è complicato trovare solidarietà in una comunità medica che ha accettato supinamente l’obbligo di vaccinazione anti Covid (oggi dovremmo essere arrivati alla sesta o settima dose) pena la perdita del posto di lavoro: come si possono difendere i diritti dei pazienti se non si è neanche capaci di difendere i propri?

Il precedente, però, è molto pericoloso: se negli Stati Uniti la vaccinazione pediatrica anti Covid, in era Biden, è entrata senza colpo ferire tra quelle di routine dei bambini, ma con Donald Trump e Robert Kennedy jr si appresta a essere eliminata, in Italia il castello del terrore è stato smantellato parzialmente e a passo meno spedito.

La decisione di annullare le multe a chi aveva scelto legittimamente di non vaccinarsi contro il Covid è stata accompagnata da capziose polemiche durate settimane, ma sulla vicenda che riguarda il Cattinara nessuno, al momento, fiata. Un pessimo segnale da parte dell’ospedale, della Regione e del ministro.

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