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2025-03-07
Ras dell’urbanistica, le chat con i Compagni di merende: «Ubriacatemi e passa tutto»
Giovanni Oggioni (Imagoeconomica)
In pensione, sotto indagine in diverse inchieste sull’urbanistica (tra cui quella su Bosconavigli con Stefano Boeri), alla fine dello scorso anno Giovanni Oggioni (arrestato l’altro ieri nell’inchiesta sull’urbanistica) comandava ancora a palazzo Marino. Tanto che - come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare - il sindaco Beppe Sala ha di fatto sempre legittimato quello che auspicava l’ex dirigente comunale nelle intercettazioni.
Del resto, il sindaco ha nominato il 16 dicembre scorso la nuova commissione del Paesaggio, nella quale c’è una persona indagata (Giuseppe Marinoni, ndr). E questo nonostante nella commissione Legalità, l’organo che avrebbe dovuto valutare i curriculum, ci fosse Marco Ciacci, ex numero uno della polizia giudiziaria e della polizia locale milanese. Oggioni, sotto inchiesta per corruzione, falso e frode processuale (oggi sarà interrogato dal gip Mattia Fiorentini), non si prodigava solo per il Salva Milano, cercando di frenare le inchieste della Procura e della Corte dei conti. Voleva continuare a controllare la commissione del Paesaggio dove era stato negli ultimi quattro anni in pieno conflitto di interesse: la figlia Elena lavorava per la società Abitare In (che ieri ha perso in Borsa il 17%).
Con lei stava molto attento: «Non diciamolo al telefono. Nel caso sei sempre in tempo a cancellare qualcosa» le spiegava, annotano gli inquirenti. In altri casi era meno accorto. Aveva creato una chat dal nome «Compagni di merende» con Stefano Bollani, manager dell’area sviluppo di Abitare In. «Giovedì ci sono, ubriacatemi che poi ho la commissione Paesaggio e approvo tutto», scriveva nelle chat. Sosteneva, poi, di aver firmato almeno «cinquanta» convenzioni coi costruttori, con il via libera a licenze edilizie che non erano passate per un voto di giunta. Oggioni aveva già provato a condizionare la futura commissione, provando a intervenire sul nuovo regolamento che avrebbe dovuto promuovere, secondo gli obiettivi del Comune, «l’equilibrio di genere» e rafforzare «il principio di trasparenza», introducendo il vincolo che oltre la metà dei commissari non avrebbe dovuto svolgere la professione di architetto o urbanista durante il mandato.
Appena aperti i termini di presentazione delle domande di selezione dei componenti, Oggioni, che è anche segretario generale dell’Ordine degli architetti, inizia a farsi promotore di un cartello per coordinare le candidature. Ha entrate ovunque. In Comune accede a tutti i documenti. Riceve in anteprima il nuovo regolamento della commissione da Dora Lanzetta, direttore dell’area Digitalizzazione di palazzo Marino. Ne parla in una telefonata con Federico Aldini, presidente dell’Ordine degli architetti: «M’ha dato in mano il regolamento, io l’ho letto e…me l’ha tirato via dalle mani. “Tu questo non potresti neanche averlo”. Va beh, io l’ho mandata a fanculo». Aldini, a quanto si legge, ha parlato del nuovo regolamento anche con l’assessore Giancarlo Tancredi, nel suo studio in municipio. Tancredi gli ha detto che sarebbe stata anche la Procura a dare questo indirizzo. Oggioni gli ripete che «hanno buttato via trent’anni di urbanistica».
Siamo solo alla fine di settembre, un mese dopo la situazione inizia a riscaldarsi. Oggioni parla di nuovo con Aldini e gli spiega che l’Ordine degli architetti proporrà dieci curricula, caldeggiando però nominativi a loro graditi, «evitando di candidare rompiscatole, pedanti e polemici» come Emilio Battisti, guarda caso l’architetto che aveva presentato in Procura l’esposto sul bando della Beic, quello assegnato dalla commissione dove era presidente Stefano Boeri. «Perché noi ne avremo uno che romperà i coglioni. Minchia, sta stracciando l’anima», dice Oggioni a proposito di Battisti. Quest’ultimo ha già parlato ai magistrati un anno prima, nel marzo del 2023, inimicandosi gran parte dell’ordine degli architetti che, stando a quanto riferito da Battisti ai magistrati, avrebbe difeso l’operato di Boeri durante una seduta, «con il segretario Oggioni e il presidente Aldini». L’archistar del Bosco verticale, oltre a essere a processo sul progetto Bosconavigli (insieme con lo stesso Oggioni), è indagato per turbativa d’asta e falso proprio sul bando della Biblioteca europea.
L’ex dirigente comunale in pensione comanda. Coordina la dirigente Lanzetta e, in una telefonata di inizio novembre con il presidente degli architetti, «gli spiega di aver intuito che il Comune si adeguerà alle scelte che loro intenderanno fare». Nello specifico, Oggioni spinge per la riconferma di due figure in particolare, Giacomo Cristoforo De Amicis e Alessandro Trivelli anche perché proprio quest’ultimo gli aveva illustrato un progetto di Abitare In su un’area di Vaiano Valle. Il 7 novembre gli vengono sequestrati i cellulari e i computer, ma lui non demorde. Minimizza al telefono con Aldini la visita della Guardia di finanza che gli ha contestato il conflitto di interesse con Abitare In (ma non parla del lavoro della figlia). Quindi «imperterrito», pochi giorni dopo, chiama la dirigente Lanzetta per informarsi sulle candidature della commissione.
Alla fine, la spunta. Perché, come rilevano gli inquirenti, il sindaco Beppe Sala - il 16 dicembre del 2024, quindi appena un mese dopo i decreti di sequestro nei confronti di Oggioni, Giuseppe Marinoni, Trivelli e Alessandro Scandurra (anche loro indagati) - nominerà proprio Marinoni, De Amicis, Dario Vanetti e Alessandro Ubertazzi. La commissione, che resterà in carica fino al 2029, come aveva auspicato Oggioni sarà composta per un terzo da professionisti che erano già nella precedente. D’altra parte, lo schema che il dirigente in pensione aveva portato avanti per quattro anni non poteva bloccarsi. La figlia aveva ricevuto 124.000 euro tra il 2020 e il 2023 da Abitare In a cui Oggioni approvava i progetti. Assimpredil Ance, l’ente delle imprese edili a Milano, gliene aveva versati 178.884 per agevolare una decina di pratiche.
Sala si sveglia e s’appiglia al repulisti
«Mi batto per i miei dirigenti comunali», diceva fino a poche settimane fa il sindaco Beppe Sala, presentando il Salva Milano come un’operazione quasi da buon padre di famiglia per cercare di salvaguardare i suoi dipendenti. Ma, dopo l’arresto dell’ex dirigente Giovanni Oggioni per corruzione, il primo cittadino ha cambiato registro. «I nostri dirigenti non sono accusati di corruzione. Siamo accusati di aver velocizzato i meccanismi autorizzativi per la concessione di diritti a costruire», diceva fino a tre giorni fa. Adesso, invece, vuole fare tabula rasa dei dirigenti dell’urbanistica («Ma dobbiamo stare attenti a essere anche un po’ garantisti», tranquillizzava ieri il sindaco), mentre la città continua a essere paralizzata e all’orizzonte non sembrano esserci misure per salvare la situazione.
Intanto, su Radio Popolare, monta la protesta dei suoi elettori che, nel telefono aperto di ieri mattina, si dividevano tra chi voleva le dimissioni, chi chiedeva di commissariare il Pd e chi difendeva comunque la giunta. Nel frattempo, anche l’europarlamentare Pierfrancesco Majorino cambia idea. Prima chiedeva di votare il Salva Abusi, ora plaude alla nuova presa di posizione del sindaco. Mentre Carlo Monguzzi, il Verde da sempre contrario, accusa Sala di essere «surreale e ridicolo. Questa non è più politica ma asilo infantile».
D’altronde, Sala è pronto a sacrificare l’assessore alla Casa, Guido Bardelli, un avvocato che prima di diventare assessore, parlando con Oggioni delle inchieste sull’urbanistica, aveva auspicato che la giunta di Sala cadesse. Il primo cittadino smentisce ipotesi di rimpasto a meno di due anni dalla fine del mandato, ma ormai le contraddizioni sono all’ordine del giorno. Già ieri sera sono incominciati a circolare i primi possibili sostituti di Bardelli. Gira il nome del professore del Politecnico Gabriele Pasqui, ma anche quello di Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio Cooperative, da sempre contrario al Salva Milano e, per di più, minacciato da Oggioni per la sua posizione, come si legge nelle carte dell’inchiesta.
A decidere sarà Sala, un sindaco che, negli ultimi giorni, non solo ha cassato per sempre il «condono» urbanistico detto anche Salva Sala (ritenuto fondamentale fino alla settimana scorsa), ma ha deciso di costituirsi parte civile nel processo e sta continuando a minimizzare le responsabilità dell’amministrazione comunale su quanto sta emergendo nelle carte dell’inchiesta. Le accuse della Procura di Milano sono chiare. Oltre ai casi di corruzione, gli inquirenti spiegano che Oggioni avrebbe spinto per la nomina di alcuni suoi fedelissimi nella nuova commissione del Paesaggio (tra cui quella di un indagato), una strategia che ha avuto successo e che è stata alla fine ratificata da Sala il 16 dicembre scorso. Eppure, Sala anche ieri ha ridotto le implicazioni della vicenda a una questione di «mele marce», spiegando che l’ex dirigente avrebbe agito esclusivamente per iniziativa privata, senza coinvolgere il Comune. Perché, spiegava ieri il sindaco, «in termini di comportamenti illeciti stiamo parlando di Oggioni, non ho avuto sospetti che all’interno della struttura dirigenziale ci fosse un comportamento illecito». Anzi, ha detto Sala, «voglio precisare che anche dalle ricostruzioni fatte, Oggioni si muove su parti del governo e del Parlamento e l’avrà fatto ma certamente non in nome del Comune ma per sua iniziativa privata e personale».
Del resto, sostiene il primo cittadino, «a Milano si stanno applicando quelle norme da 13 anni, se avessi pensato che non erano funzionali avrei agito prima». Ma il fatto che il Comune non abbia preso misure tempestive per prevenire abusi o corruzione in un settore così delicato solleva pesanti dubbi sulle priorità e sull’efficacia della sua amministrazione. Non sembra, poi, esserci una strategia per rivedere le licenze edilizie di operazioni immobiliari che sono o saranno nel mirino della Procura e per smaltire progetti edilizi senza alcun problema di interpretazione, che sono fermi per responsabilità del Comune.
«Quanto sta emergendo da ieri, con l’arresto Oggioni, è troppo grave», dice il segretaria del Pd, Elly Schlein, ricordando «che qualcuno di questi indagati lavorasse per far saltare Sala». Per la numero uno dei dem, «è evidente che non ci sono le condizioni per andare avanti» sul Salva Milano. Martedì al Senato ci sarà una riunione di maggioranza per fare il punto sull’iter ma, a questo punto, il centrodestra potrebbe far decadere il ddl.
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L’ex dirigente Oggioni comandava la commissione Paesaggio meneghina, composta da persone a lui gradite (compreso un indagato). Poi si vantava con la corte di amici.Mr. Expo cauto: «Mele marce». Su Bardelli (l’assessore che voleva far cadere la giunta) «decido oggi. Necessari cambi negli uffici». Schlein: «Il ddl-condono morto in Senato».Lo speciale contiene due articoli.In pensione, sotto indagine in diverse inchieste sull’urbanistica (tra cui quella su Bosconavigli con Stefano Boeri), alla fine dello scorso anno Giovanni Oggioni (arrestato l’altro ieri nell’inchiesta sull’urbanistica) comandava ancora a palazzo Marino. Tanto che - come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare - il sindaco Beppe Sala ha di fatto sempre legittimato quello che auspicava l’ex dirigente comunale nelle intercettazioni.Del resto, il sindaco ha nominato il 16 dicembre scorso la nuova commissione del Paesaggio, nella quale c’è una persona indagata (Giuseppe Marinoni, ndr). E questo nonostante nella commissione Legalità, l’organo che avrebbe dovuto valutare i curriculum, ci fosse Marco Ciacci, ex numero uno della polizia giudiziaria e della polizia locale milanese. Oggioni, sotto inchiesta per corruzione, falso e frode processuale (oggi sarà interrogato dal gip Mattia Fiorentini), non si prodigava solo per il Salva Milano, cercando di frenare le inchieste della Procura e della Corte dei conti. Voleva continuare a controllare la commissione del Paesaggio dove era stato negli ultimi quattro anni in pieno conflitto di interesse: la figlia Elena lavorava per la società Abitare In (che ieri ha perso in Borsa il 17%).Con lei stava molto attento: «Non diciamolo al telefono. Nel caso sei sempre in tempo a cancellare qualcosa» le spiegava, annotano gli inquirenti. In altri casi era meno accorto. Aveva creato una chat dal nome «Compagni di merende» con Stefano Bollani, manager dell’area sviluppo di Abitare In. «Giovedì ci sono, ubriacatemi che poi ho la commissione Paesaggio e approvo tutto», scriveva nelle chat. Sosteneva, poi, di aver firmato almeno «cinquanta» convenzioni coi costruttori, con il via libera a licenze edilizie che non erano passate per un voto di giunta. Oggioni aveva già provato a condizionare la futura commissione, provando a intervenire sul nuovo regolamento che avrebbe dovuto promuovere, secondo gli obiettivi del Comune, «l’equilibrio di genere» e rafforzare «il principio di trasparenza», introducendo il vincolo che oltre la metà dei commissari non avrebbe dovuto svolgere la professione di architetto o urbanista durante il mandato.Appena aperti i termini di presentazione delle domande di selezione dei componenti, Oggioni, che è anche segretario generale dell’Ordine degli architetti, inizia a farsi promotore di un cartello per coordinare le candidature. Ha entrate ovunque. In Comune accede a tutti i documenti. Riceve in anteprima il nuovo regolamento della commissione da Dora Lanzetta, direttore dell’area Digitalizzazione di palazzo Marino. Ne parla in una telefonata con Federico Aldini, presidente dell’Ordine degli architetti: «M’ha dato in mano il regolamento, io l’ho letto e…me l’ha tirato via dalle mani. “Tu questo non potresti neanche averlo”. Va beh, io l’ho mandata a fanculo». Aldini, a quanto si legge, ha parlato del nuovo regolamento anche con l’assessore Giancarlo Tancredi, nel suo studio in municipio. Tancredi gli ha detto che sarebbe stata anche la Procura a dare questo indirizzo. Oggioni gli ripete che «hanno buttato via trent’anni di urbanistica».Siamo solo alla fine di settembre, un mese dopo la situazione inizia a riscaldarsi. Oggioni parla di nuovo con Aldini e gli spiega che l’Ordine degli architetti proporrà dieci curricula, caldeggiando però nominativi a loro graditi, «evitando di candidare rompiscatole, pedanti e polemici» come Emilio Battisti, guarda caso l’architetto che aveva presentato in Procura l’esposto sul bando della Beic, quello assegnato dalla commissione dove era presidente Stefano Boeri. «Perché noi ne avremo uno che romperà i coglioni. Minchia, sta stracciando l’anima», dice Oggioni a proposito di Battisti. Quest’ultimo ha già parlato ai magistrati un anno prima, nel marzo del 2023, inimicandosi gran parte dell’ordine degli architetti che, stando a quanto riferito da Battisti ai magistrati, avrebbe difeso l’operato di Boeri durante una seduta, «con il segretario Oggioni e il presidente Aldini». L’archistar del Bosco verticale, oltre a essere a processo sul progetto Bosconavigli (insieme con lo stesso Oggioni), è indagato per turbativa d’asta e falso proprio sul bando della Biblioteca europea.L’ex dirigente comunale in pensione comanda. Coordina la dirigente Lanzetta e, in una telefonata di inizio novembre con il presidente degli architetti, «gli spiega di aver intuito che il Comune si adeguerà alle scelte che loro intenderanno fare». Nello specifico, Oggioni spinge per la riconferma di due figure in particolare, Giacomo Cristoforo De Amicis e Alessandro Trivelli anche perché proprio quest’ultimo gli aveva illustrato un progetto di Abitare In su un’area di Vaiano Valle. Il 7 novembre gli vengono sequestrati i cellulari e i computer, ma lui non demorde. Minimizza al telefono con Aldini la visita della Guardia di finanza che gli ha contestato il conflitto di interesse con Abitare In (ma non parla del lavoro della figlia). Quindi «imperterrito», pochi giorni dopo, chiama la dirigente Lanzetta per informarsi sulle candidature della commissione.Alla fine, la spunta. Perché, come rilevano gli inquirenti, il sindaco Beppe Sala - il 16 dicembre del 2024, quindi appena un mese dopo i decreti di sequestro nei confronti di Oggioni, Giuseppe Marinoni, Trivelli e Alessandro Scandurra (anche loro indagati) - nominerà proprio Marinoni, De Amicis, Dario Vanetti e Alessandro Ubertazzi. La commissione, che resterà in carica fino al 2029, come aveva auspicato Oggioni sarà composta per un terzo da professionisti che erano già nella precedente. D’altra parte, lo schema che il dirigente in pensione aveva portato avanti per quattro anni non poteva bloccarsi. La figlia aveva ricevuto 124.000 euro tra il 2020 e il 2023 da Abitare In a cui Oggioni approvava i progetti. 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Siamo accusati di aver velocizzato i meccanismi autorizzativi per la concessione di diritti a costruire», diceva fino a tre giorni fa. Adesso, invece, vuole fare tabula rasa dei dirigenti dell’urbanistica («Ma dobbiamo stare attenti a essere anche un po’ garantisti», tranquillizzava ieri il sindaco), mentre la città continua a essere paralizzata e all’orizzonte non sembrano esserci misure per salvare la situazione. Intanto, su Radio Popolare, monta la protesta dei suoi elettori che, nel telefono aperto di ieri mattina, si dividevano tra chi voleva le dimissioni, chi chiedeva di commissariare il Pd e chi difendeva comunque la giunta. Nel frattempo, anche l’europarlamentare Pierfrancesco Majorino cambia idea. Prima chiedeva di votare il Salva Abusi, ora plaude alla nuova presa di posizione del sindaco. Mentre Carlo Monguzzi, il Verde da sempre contrario, accusa Sala di essere «surreale e ridicolo. Questa non è più politica ma asilo infantile». D’altronde, Sala è pronto a sacrificare l’assessore alla Casa, Guido Bardelli, un avvocato che prima di diventare assessore, parlando con Oggioni delle inchieste sull’urbanistica, aveva auspicato che la giunta di Sala cadesse. Il primo cittadino smentisce ipotesi di rimpasto a meno di due anni dalla fine del mandato, ma ormai le contraddizioni sono all’ordine del giorno. Già ieri sera sono incominciati a circolare i primi possibili sostituti di Bardelli. Gira il nome del professore del Politecnico Gabriele Pasqui, ma anche quello di Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio Cooperative, da sempre contrario al Salva Milano e, per di più, minacciato da Oggioni per la sua posizione, come si legge nelle carte dell’inchiesta. A decidere sarà Sala, un sindaco che, negli ultimi giorni, non solo ha cassato per sempre il «condono» urbanistico detto anche Salva Sala (ritenuto fondamentale fino alla settimana scorsa), ma ha deciso di costituirsi parte civile nel processo e sta continuando a minimizzare le responsabilità dell’amministrazione comunale su quanto sta emergendo nelle carte dell’inchiesta. Le accuse della Procura di Milano sono chiare. Oltre ai casi di corruzione, gli inquirenti spiegano che Oggioni avrebbe spinto per la nomina di alcuni suoi fedelissimi nella nuova commissione del Paesaggio (tra cui quella di un indagato), una strategia che ha avuto successo e che è stata alla fine ratificata da Sala il 16 dicembre scorso. Eppure, Sala anche ieri ha ridotto le implicazioni della vicenda a una questione di «mele marce», spiegando che l’ex dirigente avrebbe agito esclusivamente per iniziativa privata, senza coinvolgere il Comune. Perché, spiegava ieri il sindaco, «in termini di comportamenti illeciti stiamo parlando di Oggioni, non ho avuto sospetti che all’interno della struttura dirigenziale ci fosse un comportamento illecito». Anzi, ha detto Sala, «voglio precisare che anche dalle ricostruzioni fatte, Oggioni si muove su parti del governo e del Parlamento e l’avrà fatto ma certamente non in nome del Comune ma per sua iniziativa privata e personale». Del resto, sostiene il primo cittadino, «a Milano si stanno applicando quelle norme da 13 anni, se avessi pensato che non erano funzionali avrei agito prima». Ma il fatto che il Comune non abbia preso misure tempestive per prevenire abusi o corruzione in un settore così delicato solleva pesanti dubbi sulle priorità e sull’efficacia della sua amministrazione. Non sembra, poi, esserci una strategia per rivedere le licenze edilizie di operazioni immobiliari che sono o saranno nel mirino della Procura e per smaltire progetti edilizi senza alcun problema di interpretazione, che sono fermi per responsabilità del Comune. «Quanto sta emergendo da ieri, con l’arresto Oggioni, è troppo grave», dice il segretaria del Pd, Elly Schlein, ricordando «che qualcuno di questi indagati lavorasse per far saltare Sala». Per la numero uno dei dem, «è evidente che non ci sono le condizioni per andare avanti» sul Salva Milano. Martedì al Senato ci sarà una riunione di maggioranza per fare il punto sull’iter ma, a questo punto, il centrodestra potrebbe far decadere il ddl.
Giorgia Meloni e il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune (Ansa)
Il premier rilancia una cooperazione che ha nell’energia il suo pilastro, ma che si estende ormai a un perimetro più ampio, dall’agricoltura alla formazione, fino alla sicurezza regionale.
«Sono molti gli ambiti della nostra cooperazione. Con il presidente Tebboune abbiamo deciso di rafforzare la nostra solidissima collaborazione che coinvolge anche i nostri due campioni nazionali, Eni e Sonatrach, anche lavorando su nuovi fronti come lo shale gas e l’esplorazione offshore. Questo consentirà anche in prospettiva di rafforzare il flusso di fornitura di gas all’Italia», ha detto Meloni. Il gasdotto Transmed, che collega i giacimenti algerini alla Sicilia sin dagli anni Ottanta, si conferma l’asse portante di questa relazione, in un quadro in cui il Mediterraneo torna centrale nelle strategie energetiche europee.
L’incontro è servito anche per porre le basi della creazione di una Camera di Commercio Italia-Algeria «come strumento stabile per liberare il potenziale che è ancora inespresso nelle nostre relazioni». La premier ha sottolineato il «dinamismo» e il «know how delle imprese». In prospettiva c’è l’organizzazione di un nuovo vertice intergovernativo, «più velocemente possibile». Il presidente algerino ha ribadito la volontà di «approfondire le relazioni» anche nell’ambito del piano Mattei.
La missione di Giorgia Meloni assume un valore rilevante alla luce della dichiarazione di forza maggiore arrivata dalla QatarEnergy, che è pronta a rivedere i contratti già in essere a causa del danneggiamento di alcuni impianti colpiti dai missili iraniani. Roma, rafforzando una direttrice energetica considerata più stabile e politicamente affidabile, gioca in anticipo rispetto ad altri attori europei - a partire dalla Spagna - che ora cercano di recuperare terreno. Oggi il ministro degli Esteri spagnolo, Josè Manuel Albares, volerà ad Algeri, a quattro anni dalla crisi diplomatica, per riaprire un canale politico e preparare una successiva visita del premier Pedro Sánchez finalizzata a ottenere maggiori forniture di gas. Un’operazione che arriva quando l’Italia ha già consolidato il proprio asse con il Paese africano.
Giorgia Meloni, al termine dell’incontro, ha sottolineato come in una fase di «instabilità crescente il rapporto tra Roma e Algeri resta una delle straordinarie certezze sulle quali poter contare». Un legame che, ha aggiunto, non è mai stato «così solido e così proficuo».
Nel 2025 l’Algeria si è confermata il primo fornitore di gas dell’Italia, con oltre 20 miliardi di metri cubi importati su un totale di circa 61 miliardi, consolidando un ruolo ulteriormente rafforzato dopo la riduzione delle forniture russe. A questo si aggiunge la crescente componente di gas naturale liquefatto (Gnl): nel corso dell’anno sono arrivati nei terminali italiani 47 carichi provenienti da questo Paese su un totale di 221, pari a circa il 21%. Un dato in linea, ma in aumento in termini assoluti, rispetto al 2024, quando i carichi erano stati 31 su 150 complessivi (circa il 20,7%). L’incremento di 16 carichi su base annua, pari a oltre il 50%, segnala una strategia sempre più orientata alla flessibilità delle forniture via nave, complementare ai flussi via tubo.
Accanto all’energia, la collaborazione si estende al Piano Mattei per l’Africa. Tra i temi principali figura il progetto di agricoltura desertica in partenariato con Bf International per il recupero di oltre 36.000 ettari di terreno desertico destinati alla produzione agricola. «Il progetto procede in modo spedito, con la campagna di semina che nel 2026 passerà da 7.000 a 13.000 ettari», ha affermato Meloni. Parallelamente, prende forma il centro di formazione professionale agricolo di Sidi Bel Abbes, destinato a diventare un hub di riferimento per l’intero continente africano. «Abbiamo ottenuto circa 100 candidature per la posizione di direttore», ha sottolineato la premier, evidenziando «l’attenzione e la rilevanza attribuite a questa iniziativa», con l’obiettivo di avviare le attività entro l’estate. Meloni ha sottolineato la «forte complementarietà» tra le due economie, indicando settori chiave come agroindustria, difesa, farmaceutica, infrastrutture, logistica e digitale. Il Piano Mattei include, inoltre, un ampio ventaglio di iniziative congiunte nei settori dell’energia, del digitale, della cultura e del turismo. La premier ha riconosciuto il ruolo «straordinario» svolto dall’Algeria nell’area, sottolineando come la cooperazione tra i due Paesi sia essenziale per contrastare jihadismo e criminalità transnazionale. Sul fronte migratorio, Meloni ha definito la collaborazione con Algeri «un modello per la regione», evidenziando come abbia contribuito a ridurre gli sbarchi irregolari e le morti nel Mediterraneo.
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