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2025-03-07
Ras dell’urbanistica, le chat con i Compagni di merende: «Ubriacatemi e passa tutto»
Giovanni Oggioni (Imagoeconomica)
In pensione, sotto indagine in diverse inchieste sull’urbanistica (tra cui quella su Bosconavigli con Stefano Boeri), alla fine dello scorso anno Giovanni Oggioni (arrestato l’altro ieri nell’inchiesta sull’urbanistica) comandava ancora a palazzo Marino. Tanto che - come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare - il sindaco Beppe Sala ha di fatto sempre legittimato quello che auspicava l’ex dirigente comunale nelle intercettazioni.
Del resto, il sindaco ha nominato il 16 dicembre scorso la nuova commissione del Paesaggio, nella quale c’è una persona indagata (Giuseppe Marinoni, ndr). E questo nonostante nella commissione Legalità, l’organo che avrebbe dovuto valutare i curriculum, ci fosse Marco Ciacci, ex numero uno della polizia giudiziaria e della polizia locale milanese. Oggioni, sotto inchiesta per corruzione, falso e frode processuale (oggi sarà interrogato dal gip Mattia Fiorentini), non si prodigava solo per il Salva Milano, cercando di frenare le inchieste della Procura e della Corte dei conti. Voleva continuare a controllare la commissione del Paesaggio dove era stato negli ultimi quattro anni in pieno conflitto di interesse: la figlia Elena lavorava per la società Abitare In (che ieri ha perso in Borsa il 17%).
Con lei stava molto attento: «Non diciamolo al telefono. Nel caso sei sempre in tempo a cancellare qualcosa» le spiegava, annotano gli inquirenti. In altri casi era meno accorto. Aveva creato una chat dal nome «Compagni di merende» con Stefano Bollani, manager dell’area sviluppo di Abitare In. «Giovedì ci sono, ubriacatemi che poi ho la commissione Paesaggio e approvo tutto», scriveva nelle chat. Sosteneva, poi, di aver firmato almeno «cinquanta» convenzioni coi costruttori, con il via libera a licenze edilizie che non erano passate per un voto di giunta. Oggioni aveva già provato a condizionare la futura commissione, provando a intervenire sul nuovo regolamento che avrebbe dovuto promuovere, secondo gli obiettivi del Comune, «l’equilibrio di genere» e rafforzare «il principio di trasparenza», introducendo il vincolo che oltre la metà dei commissari non avrebbe dovuto svolgere la professione di architetto o urbanista durante il mandato.
Appena aperti i termini di presentazione delle domande di selezione dei componenti, Oggioni, che è anche segretario generale dell’Ordine degli architetti, inizia a farsi promotore di un cartello per coordinare le candidature. Ha entrate ovunque. In Comune accede a tutti i documenti. Riceve in anteprima il nuovo regolamento della commissione da Dora Lanzetta, direttore dell’area Digitalizzazione di palazzo Marino. Ne parla in una telefonata con Federico Aldini, presidente dell’Ordine degli architetti: «M’ha dato in mano il regolamento, io l’ho letto e…me l’ha tirato via dalle mani. “Tu questo non potresti neanche averlo”. Va beh, io l’ho mandata a fanculo». Aldini, a quanto si legge, ha parlato del nuovo regolamento anche con l’assessore Giancarlo Tancredi, nel suo studio in municipio. Tancredi gli ha detto che sarebbe stata anche la Procura a dare questo indirizzo. Oggioni gli ripete che «hanno buttato via trent’anni di urbanistica».
Siamo solo alla fine di settembre, un mese dopo la situazione inizia a riscaldarsi. Oggioni parla di nuovo con Aldini e gli spiega che l’Ordine degli architetti proporrà dieci curricula, caldeggiando però nominativi a loro graditi, «evitando di candidare rompiscatole, pedanti e polemici» come Emilio Battisti, guarda caso l’architetto che aveva presentato in Procura l’esposto sul bando della Beic, quello assegnato dalla commissione dove era presidente Stefano Boeri. «Perché noi ne avremo uno che romperà i coglioni. Minchia, sta stracciando l’anima», dice Oggioni a proposito di Battisti. Quest’ultimo ha già parlato ai magistrati un anno prima, nel marzo del 2023, inimicandosi gran parte dell’ordine degli architetti che, stando a quanto riferito da Battisti ai magistrati, avrebbe difeso l’operato di Boeri durante una seduta, «con il segretario Oggioni e il presidente Aldini». L’archistar del Bosco verticale, oltre a essere a processo sul progetto Bosconavigli (insieme con lo stesso Oggioni), è indagato per turbativa d’asta e falso proprio sul bando della Biblioteca europea.
L’ex dirigente comunale in pensione comanda. Coordina la dirigente Lanzetta e, in una telefonata di inizio novembre con il presidente degli architetti, «gli spiega di aver intuito che il Comune si adeguerà alle scelte che loro intenderanno fare». Nello specifico, Oggioni spinge per la riconferma di due figure in particolare, Giacomo Cristoforo De Amicis e Alessandro Trivelli anche perché proprio quest’ultimo gli aveva illustrato un progetto di Abitare In su un’area di Vaiano Valle. Il 7 novembre gli vengono sequestrati i cellulari e i computer, ma lui non demorde. Minimizza al telefono con Aldini la visita della Guardia di finanza che gli ha contestato il conflitto di interesse con Abitare In (ma non parla del lavoro della figlia). Quindi «imperterrito», pochi giorni dopo, chiama la dirigente Lanzetta per informarsi sulle candidature della commissione.
Alla fine, la spunta. Perché, come rilevano gli inquirenti, il sindaco Beppe Sala - il 16 dicembre del 2024, quindi appena un mese dopo i decreti di sequestro nei confronti di Oggioni, Giuseppe Marinoni, Trivelli e Alessandro Scandurra (anche loro indagati) - nominerà proprio Marinoni, De Amicis, Dario Vanetti e Alessandro Ubertazzi. La commissione, che resterà in carica fino al 2029, come aveva auspicato Oggioni sarà composta per un terzo da professionisti che erano già nella precedente. D’altra parte, lo schema che il dirigente in pensione aveva portato avanti per quattro anni non poteva bloccarsi. La figlia aveva ricevuto 124.000 euro tra il 2020 e il 2023 da Abitare In a cui Oggioni approvava i progetti. Assimpredil Ance, l’ente delle imprese edili a Milano, gliene aveva versati 178.884 per agevolare una decina di pratiche.
Sala si sveglia e s’appiglia al repulisti
«Mi batto per i miei dirigenti comunali», diceva fino a poche settimane fa il sindaco Beppe Sala, presentando il Salva Milano come un’operazione quasi da buon padre di famiglia per cercare di salvaguardare i suoi dipendenti. Ma, dopo l’arresto dell’ex dirigente Giovanni Oggioni per corruzione, il primo cittadino ha cambiato registro. «I nostri dirigenti non sono accusati di corruzione. Siamo accusati di aver velocizzato i meccanismi autorizzativi per la concessione di diritti a costruire», diceva fino a tre giorni fa. Adesso, invece, vuole fare tabula rasa dei dirigenti dell’urbanistica («Ma dobbiamo stare attenti a essere anche un po’ garantisti», tranquillizzava ieri il sindaco), mentre la città continua a essere paralizzata e all’orizzonte non sembrano esserci misure per salvare la situazione.
Intanto, su Radio Popolare, monta la protesta dei suoi elettori che, nel telefono aperto di ieri mattina, si dividevano tra chi voleva le dimissioni, chi chiedeva di commissariare il Pd e chi difendeva comunque la giunta. Nel frattempo, anche l’europarlamentare Pierfrancesco Majorino cambia idea. Prima chiedeva di votare il Salva Abusi, ora plaude alla nuova presa di posizione del sindaco. Mentre Carlo Monguzzi, il Verde da sempre contrario, accusa Sala di essere «surreale e ridicolo. Questa non è più politica ma asilo infantile».
D’altronde, Sala è pronto a sacrificare l’assessore alla Casa, Guido Bardelli, un avvocato che prima di diventare assessore, parlando con Oggioni delle inchieste sull’urbanistica, aveva auspicato che la giunta di Sala cadesse. Il primo cittadino smentisce ipotesi di rimpasto a meno di due anni dalla fine del mandato, ma ormai le contraddizioni sono all’ordine del giorno. Già ieri sera sono incominciati a circolare i primi possibili sostituti di Bardelli. Gira il nome del professore del Politecnico Gabriele Pasqui, ma anche quello di Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio Cooperative, da sempre contrario al Salva Milano e, per di più, minacciato da Oggioni per la sua posizione, come si legge nelle carte dell’inchiesta.
A decidere sarà Sala, un sindaco che, negli ultimi giorni, non solo ha cassato per sempre il «condono» urbanistico detto anche Salva Sala (ritenuto fondamentale fino alla settimana scorsa), ma ha deciso di costituirsi parte civile nel processo e sta continuando a minimizzare le responsabilità dell’amministrazione comunale su quanto sta emergendo nelle carte dell’inchiesta. Le accuse della Procura di Milano sono chiare. Oltre ai casi di corruzione, gli inquirenti spiegano che Oggioni avrebbe spinto per la nomina di alcuni suoi fedelissimi nella nuova commissione del Paesaggio (tra cui quella di un indagato), una strategia che ha avuto successo e che è stata alla fine ratificata da Sala il 16 dicembre scorso. Eppure, Sala anche ieri ha ridotto le implicazioni della vicenda a una questione di «mele marce», spiegando che l’ex dirigente avrebbe agito esclusivamente per iniziativa privata, senza coinvolgere il Comune. Perché, spiegava ieri il sindaco, «in termini di comportamenti illeciti stiamo parlando di Oggioni, non ho avuto sospetti che all’interno della struttura dirigenziale ci fosse un comportamento illecito». Anzi, ha detto Sala, «voglio precisare che anche dalle ricostruzioni fatte, Oggioni si muove su parti del governo e del Parlamento e l’avrà fatto ma certamente non in nome del Comune ma per sua iniziativa privata e personale».
Del resto, sostiene il primo cittadino, «a Milano si stanno applicando quelle norme da 13 anni, se avessi pensato che non erano funzionali avrei agito prima». Ma il fatto che il Comune non abbia preso misure tempestive per prevenire abusi o corruzione in un settore così delicato solleva pesanti dubbi sulle priorità e sull’efficacia della sua amministrazione. Non sembra, poi, esserci una strategia per rivedere le licenze edilizie di operazioni immobiliari che sono o saranno nel mirino della Procura e per smaltire progetti edilizi senza alcun problema di interpretazione, che sono fermi per responsabilità del Comune.
«Quanto sta emergendo da ieri, con l’arresto Oggioni, è troppo grave», dice il segretaria del Pd, Elly Schlein, ricordando «che qualcuno di questi indagati lavorasse per far saltare Sala». Per la numero uno dei dem, «è evidente che non ci sono le condizioni per andare avanti» sul Salva Milano. Martedì al Senato ci sarà una riunione di maggioranza per fare il punto sull’iter ma, a questo punto, il centrodestra potrebbe far decadere il ddl.
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L’ex dirigente Oggioni comandava la commissione Paesaggio meneghina, composta da persone a lui gradite (compreso un indagato). Poi si vantava con la corte di amici.Mr. Expo cauto: «Mele marce». Su Bardelli (l’assessore che voleva far cadere la giunta) «decido oggi. Necessari cambi negli uffici». Schlein: «Il ddl-condono morto in Senato».Lo speciale contiene due articoli.In pensione, sotto indagine in diverse inchieste sull’urbanistica (tra cui quella su Bosconavigli con Stefano Boeri), alla fine dello scorso anno Giovanni Oggioni (arrestato l’altro ieri nell’inchiesta sull’urbanistica) comandava ancora a palazzo Marino. Tanto che - come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare - il sindaco Beppe Sala ha di fatto sempre legittimato quello che auspicava l’ex dirigente comunale nelle intercettazioni.Del resto, il sindaco ha nominato il 16 dicembre scorso la nuova commissione del Paesaggio, nella quale c’è una persona indagata (Giuseppe Marinoni, ndr). E questo nonostante nella commissione Legalità, l’organo che avrebbe dovuto valutare i curriculum, ci fosse Marco Ciacci, ex numero uno della polizia giudiziaria e della polizia locale milanese. Oggioni, sotto inchiesta per corruzione, falso e frode processuale (oggi sarà interrogato dal gip Mattia Fiorentini), non si prodigava solo per il Salva Milano, cercando di frenare le inchieste della Procura e della Corte dei conti. Voleva continuare a controllare la commissione del Paesaggio dove era stato negli ultimi quattro anni in pieno conflitto di interesse: la figlia Elena lavorava per la società Abitare In (che ieri ha perso in Borsa il 17%).Con lei stava molto attento: «Non diciamolo al telefono. Nel caso sei sempre in tempo a cancellare qualcosa» le spiegava, annotano gli inquirenti. In altri casi era meno accorto. Aveva creato una chat dal nome «Compagni di merende» con Stefano Bollani, manager dell’area sviluppo di Abitare In. «Giovedì ci sono, ubriacatemi che poi ho la commissione Paesaggio e approvo tutto», scriveva nelle chat. Sosteneva, poi, di aver firmato almeno «cinquanta» convenzioni coi costruttori, con il via libera a licenze edilizie che non erano passate per un voto di giunta. Oggioni aveva già provato a condizionare la futura commissione, provando a intervenire sul nuovo regolamento che avrebbe dovuto promuovere, secondo gli obiettivi del Comune, «l’equilibrio di genere» e rafforzare «il principio di trasparenza», introducendo il vincolo che oltre la metà dei commissari non avrebbe dovuto svolgere la professione di architetto o urbanista durante il mandato.Appena aperti i termini di presentazione delle domande di selezione dei componenti, Oggioni, che è anche segretario generale dell’Ordine degli architetti, inizia a farsi promotore di un cartello per coordinare le candidature. Ha entrate ovunque. In Comune accede a tutti i documenti. Riceve in anteprima il nuovo regolamento della commissione da Dora Lanzetta, direttore dell’area Digitalizzazione di palazzo Marino. Ne parla in una telefonata con Federico Aldini, presidente dell’Ordine degli architetti: «M’ha dato in mano il regolamento, io l’ho letto e…me l’ha tirato via dalle mani. “Tu questo non potresti neanche averlo”. Va beh, io l’ho mandata a fanculo». Aldini, a quanto si legge, ha parlato del nuovo regolamento anche con l’assessore Giancarlo Tancredi, nel suo studio in municipio. Tancredi gli ha detto che sarebbe stata anche la Procura a dare questo indirizzo. Oggioni gli ripete che «hanno buttato via trent’anni di urbanistica».Siamo solo alla fine di settembre, un mese dopo la situazione inizia a riscaldarsi. Oggioni parla di nuovo con Aldini e gli spiega che l’Ordine degli architetti proporrà dieci curricula, caldeggiando però nominativi a loro graditi, «evitando di candidare rompiscatole, pedanti e polemici» come Emilio Battisti, guarda caso l’architetto che aveva presentato in Procura l’esposto sul bando della Beic, quello assegnato dalla commissione dove era presidente Stefano Boeri. «Perché noi ne avremo uno che romperà i coglioni. Minchia, sta stracciando l’anima», dice Oggioni a proposito di Battisti. Quest’ultimo ha già parlato ai magistrati un anno prima, nel marzo del 2023, inimicandosi gran parte dell’ordine degli architetti che, stando a quanto riferito da Battisti ai magistrati, avrebbe difeso l’operato di Boeri durante una seduta, «con il segretario Oggioni e il presidente Aldini». L’archistar del Bosco verticale, oltre a essere a processo sul progetto Bosconavigli (insieme con lo stesso Oggioni), è indagato per turbativa d’asta e falso proprio sul bando della Biblioteca europea.L’ex dirigente comunale in pensione comanda. Coordina la dirigente Lanzetta e, in una telefonata di inizio novembre con il presidente degli architetti, «gli spiega di aver intuito che il Comune si adeguerà alle scelte che loro intenderanno fare». Nello specifico, Oggioni spinge per la riconferma di due figure in particolare, Giacomo Cristoforo De Amicis e Alessandro Trivelli anche perché proprio quest’ultimo gli aveva illustrato un progetto di Abitare In su un’area di Vaiano Valle. Il 7 novembre gli vengono sequestrati i cellulari e i computer, ma lui non demorde. Minimizza al telefono con Aldini la visita della Guardia di finanza che gli ha contestato il conflitto di interesse con Abitare In (ma non parla del lavoro della figlia). Quindi «imperterrito», pochi giorni dopo, chiama la dirigente Lanzetta per informarsi sulle candidature della commissione.Alla fine, la spunta. Perché, come rilevano gli inquirenti, il sindaco Beppe Sala - il 16 dicembre del 2024, quindi appena un mese dopo i decreti di sequestro nei confronti di Oggioni, Giuseppe Marinoni, Trivelli e Alessandro Scandurra (anche loro indagati) - nominerà proprio Marinoni, De Amicis, Dario Vanetti e Alessandro Ubertazzi. La commissione, che resterà in carica fino al 2029, come aveva auspicato Oggioni sarà composta per un terzo da professionisti che erano già nella precedente. D’altra parte, lo schema che il dirigente in pensione aveva portato avanti per quattro anni non poteva bloccarsi. La figlia aveva ricevuto 124.000 euro tra il 2020 e il 2023 da Abitare In a cui Oggioni approvava i progetti. Assimpredil Ance, l’ente delle imprese edili a Milano, gliene aveva versati 178.884 per agevolare una decina di pratiche.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/salva-milano-oggioni-2671283497.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sala-si-sveglia-e-sappiglia-al-repulisti" data-post-id="2671283497" data-published-at="1741295032" data-use-pagination="False"> Sala si sveglia e s’appiglia al repulisti «Mi batto per i miei dirigenti comunali», diceva fino a poche settimane fa il sindaco Beppe Sala, presentando il Salva Milano come un’operazione quasi da buon padre di famiglia per cercare di salvaguardare i suoi dipendenti. Ma, dopo l’arresto dell’ex dirigente Giovanni Oggioni per corruzione, il primo cittadino ha cambiato registro. «I nostri dirigenti non sono accusati di corruzione. Siamo accusati di aver velocizzato i meccanismi autorizzativi per la concessione di diritti a costruire», diceva fino a tre giorni fa. Adesso, invece, vuole fare tabula rasa dei dirigenti dell’urbanistica («Ma dobbiamo stare attenti a essere anche un po’ garantisti», tranquillizzava ieri il sindaco), mentre la città continua a essere paralizzata e all’orizzonte non sembrano esserci misure per salvare la situazione. Intanto, su Radio Popolare, monta la protesta dei suoi elettori che, nel telefono aperto di ieri mattina, si dividevano tra chi voleva le dimissioni, chi chiedeva di commissariare il Pd e chi difendeva comunque la giunta. Nel frattempo, anche l’europarlamentare Pierfrancesco Majorino cambia idea. Prima chiedeva di votare il Salva Abusi, ora plaude alla nuova presa di posizione del sindaco. Mentre Carlo Monguzzi, il Verde da sempre contrario, accusa Sala di essere «surreale e ridicolo. Questa non è più politica ma asilo infantile». D’altronde, Sala è pronto a sacrificare l’assessore alla Casa, Guido Bardelli, un avvocato che prima di diventare assessore, parlando con Oggioni delle inchieste sull’urbanistica, aveva auspicato che la giunta di Sala cadesse. Il primo cittadino smentisce ipotesi di rimpasto a meno di due anni dalla fine del mandato, ma ormai le contraddizioni sono all’ordine del giorno. Già ieri sera sono incominciati a circolare i primi possibili sostituti di Bardelli. Gira il nome del professore del Politecnico Gabriele Pasqui, ma anche quello di Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio Cooperative, da sempre contrario al Salva Milano e, per di più, minacciato da Oggioni per la sua posizione, come si legge nelle carte dell’inchiesta. A decidere sarà Sala, un sindaco che, negli ultimi giorni, non solo ha cassato per sempre il «condono» urbanistico detto anche Salva Sala (ritenuto fondamentale fino alla settimana scorsa), ma ha deciso di costituirsi parte civile nel processo e sta continuando a minimizzare le responsabilità dell’amministrazione comunale su quanto sta emergendo nelle carte dell’inchiesta. Le accuse della Procura di Milano sono chiare. Oltre ai casi di corruzione, gli inquirenti spiegano che Oggioni avrebbe spinto per la nomina di alcuni suoi fedelissimi nella nuova commissione del Paesaggio (tra cui quella di un indagato), una strategia che ha avuto successo e che è stata alla fine ratificata da Sala il 16 dicembre scorso. Eppure, Sala anche ieri ha ridotto le implicazioni della vicenda a una questione di «mele marce», spiegando che l’ex dirigente avrebbe agito esclusivamente per iniziativa privata, senza coinvolgere il Comune. Perché, spiegava ieri il sindaco, «in termini di comportamenti illeciti stiamo parlando di Oggioni, non ho avuto sospetti che all’interno della struttura dirigenziale ci fosse un comportamento illecito». Anzi, ha detto Sala, «voglio precisare che anche dalle ricostruzioni fatte, Oggioni si muove su parti del governo e del Parlamento e l’avrà fatto ma certamente non in nome del Comune ma per sua iniziativa privata e personale». Del resto, sostiene il primo cittadino, «a Milano si stanno applicando quelle norme da 13 anni, se avessi pensato che non erano funzionali avrei agito prima». Ma il fatto che il Comune non abbia preso misure tempestive per prevenire abusi o corruzione in un settore così delicato solleva pesanti dubbi sulle priorità e sull’efficacia della sua amministrazione. Non sembra, poi, esserci una strategia per rivedere le licenze edilizie di operazioni immobiliari che sono o saranno nel mirino della Procura e per smaltire progetti edilizi senza alcun problema di interpretazione, che sono fermi per responsabilità del Comune. «Quanto sta emergendo da ieri, con l’arresto Oggioni, è troppo grave», dice il segretaria del Pd, Elly Schlein, ricordando «che qualcuno di questi indagati lavorasse per far saltare Sala». Per la numero uno dei dem, «è evidente che non ci sono le condizioni per andare avanti» sul Salva Milano. Martedì al Senato ci sarà una riunione di maggioranza per fare il punto sull’iter ma, a questo punto, il centrodestra potrebbe far decadere il ddl.
Keir Starmer (Ansa)
Un rapporto del Parlamento britannico avverte che il Regno Unito entra in un'epoca di «radicale incertezza». Nel mirino Russia, Cina, guerre ibride e terrorismo. Cresce anche il timore di un futuro ridimensionamento del sostegno americano alla Nato.
Il Regno Unito si sta preparando a un cambiamento profondo del contesto internazionale. È questa la conclusione principale contenuta nel rapporto della Commissione mista per la Strategia di Sicurezza Nazionale del Parlamento britannico, che analizza la National Security Strategy 2025 e avverte che il Paese si trova di fronte a un'epoca caratterizzata da «radicale incertezza». Secondo il documento, i tradizionali presupposti che hanno garantito la sicurezza britannica negli ultimi decenni sono ormai in discussione. La crescente competizione tra grandi potenze, l'aumento delle guerre ibride, l'impiego di tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale e il progressivo deterioramento delle relazioni internazionali stanno creando un ambiente strategico molto più pericoloso rispetto al passato. La commissione parlamentare riconosce che il governo ha individuato correttamente le minacce principali, ma sottolinea l'esistenza di un divario significativo tra le ambizioni dichiarate e i meccanismi concreti necessari per realizzarle. In particolare, i parlamentari lamentano l'assenza di un piano dettagliato per sviluppare le cosiddette «capacità sovrane» e denunciano una scarsa chiarezza sulle responsabilità dei diversi ministeri chiamati ad attuare la strategia.
La National Security Strategy si fonda su tre pilastri
Il primo riguarda la sicurezza interna, il secondo il rafforzamento della posizione internazionale del Regno Unito e il terzo lo sviluppo di capacità industriali, tecnologiche e militari autonome. L'obiettivo dichiarato è ridurre le vulnerabilità britanniche in un contesto globale sempre più instabile e competitivo. Tra le minacce individuate emerge con forza la Russia. Mosca viene descritta come la principale fonte di rischio per la sicurezza britannica, non solo per la guerra in Ucraina ma anche per le attività di sabotaggio, interferenza e aggressione ibrida che stanno colpendo numerosi Paesi europei. Il rapporto invita il governo a mantenere alta la pressione sulla Federazione Russa e a continuare a imporre costi economici e politici crescenti finché proseguiranno le operazioni militari contro Kiev e le attività ostili nei confronti dell'Occidente. Grande attenzione viene dedicata anche alla Cina. Pur riconoscendo l'importanza dei rapporti economici con Pechino, la commissione afferma che il governo dovrebbe essere molto più trasparente nel valutare i rischi per la sicurezza nazionale derivanti dalle relazioni con il gigante asiatico. I parlamentari arrivano a chiedere che ogni nuovo accordo economico con la Cina sia accompagnato da una valutazione pubblica dell'impatto sulla sicurezza nazionale britannica. Un altro elemento di preoccupazione riguarda la crescente dipendenza da fornitori esteri per materie prime strategiche, tecnologie avanzate e componenti essenziali per la difesa. Secondo il rapporto, Londra dovrà ridurre progressivamente la propria esposizione sia nei confronti della Cina per quanto riguarda i minerali critici sia nei confronti degli Stati Uniti per alcuni aspetti della sicurezza e della condivisione delle informazioni di intelligence.
Il terrorismo resta una minaccia
Accanto alle minacce rappresentate dagli Stati ostili, il documento dedica attenzione anche al terrorismo, che continua a essere considerato un rischio concreto per la sicurezza nazionale britannica. Tuttavia, rispetto al passato, il fenomeno viene interpretato in modo diverso. Non sono più soltanto le organizzazioni strutturate come Al-Qaeda o lo Stato Islamico a preoccupare Londra, ma soprattutto gli individui radicalizzati online, spesso privi di collegamenti diretti con gruppi terroristici ma capaci di passare rapidamente all'azione. La strategia mette in guardia contro soggetti «ossessionati dalla violenza», influenzati da contenuti estremisti diffusi attraverso social network, piattaforme criptate e forum digitali. Secondo la commissione, il terrorismo moderno non può più essere analizzato separatamente dalle altre minacce. Criminalità organizzata, cybercrime, propaganda online e interferenze ostili da parte di Stati stranieri tendono sempre più a sovrapporsi. L'intelligenza artificiale e le tecnologie emergenti potrebbero inoltre amplificare le capacità di reclutamento, radicalizzazione e diffusione della propaganda estremista, rendendo più complesso il lavoro delle agenzie di sicurezza.
Per questo motivo il rapporto sostiene che la risposta al terrorismo non debba limitarsi all'azione delle forze dell'ordine e dei servizi di intelligence. La prevenzione deve coinvolgere l'intera società, dalle scuole alle università, dagli enti locali alle aziende che gestiscono infrastrutture strategiche. Il concetto di resilienza nazionale diventa così centrale nella nuova visione britannica della sicurezza. Un altro timore riguarda la possibilità che gruppi terroristici o estremisti prendano di mira le infrastrutture nazionali critiche. Sistemi energetici, reti digitali, trasporti, ospedali e cavi sottomarini vengono considerati obiettivi vulnerabili che potrebbero essere colpiti sia con attacchi fisici sia attraverso operazioni informatiche. La crescente digitalizzazione della società rende infatti possibile una combinazione di attacchi tradizionali e cyberattacchi con effetti potenzialmente devastanti.
I timori per l’indebolimento della Nato
La commissione invita inoltre il governo a prepararsi a uno scenario fino a pochi anni fa considerato impensabile: una crisi internazionale nella quale l'Europa non possa più contare pienamente sul sostegno militare statunitense. Per questo motivo viene chiesto di rafforzare la leadership europea all'interno della NATO e di sviluppare nuove forme di cooperazione strategica con gli alleati del continente. Sul fronte interno, una delle priorità è rappresentata dalla protezione delle infrastrutture nazionali critiche. Oleodotti, reti energetiche, sistemi di comunicazione, trasporti, infrastrutture digitali e cavi sottomarini sono considerati bersagli privilegiati delle moderne operazioni ibride. I parlamentari chiedono quindi maggiori investimenti nella resilienza e nella sicurezza informatica, oltre a una migliore preparazione della popolazione civile in caso di crisi. Particolarmente interessante è il riferimento alla necessità di sviluppare un approccio che coinvolga «l'intera società». Secondo la commissione, la sicurezza nazionale non può più essere considerata esclusivamente una questione militare o governativa. Aziende private, amministrazioni locali, infrastrutture strategiche e cittadini dovranno essere maggiormente coinvolti nella preparazione alle emergenze e nella costruzione della resilienza nazionale.Il rapporto dedica inoltre ampio spazio al tema del soft power. I parlamentari esprimono preoccupazione per la riduzione degli stanziamenti destinati agli aiuti internazionali e avvertono che il ridimensionamento degli strumenti di influenza britannica potrebbe creare un vuoto destinato a essere colmato da Russia e Cina, soprattutto in Africa e nel cosiddetto Sud globale. Organizzazioni come il BBC World Service e il British Council vengono considerate asset strategici per la sicurezza nazionale al pari di molte capacità militari tradizionali. Tra le novità più rilevanti figura l'impegno assunto dal governo britannico nell'ambito degli accordi NATO a destinare entro il 2035 il 5% del PIL complessivo alla difesa e alla sicurezza. Di questa cifra, l'1,5% dovrebbe essere destinato specificamente alla sicurezza e alla resilienza nazionale. Tuttavia, la commissione osserva che non è ancora chiaro quali progetti e quali capacità verranno concretamente finanziati attraverso questo nuovo obiettivo di spesa. Nel complesso, il documento parlamentare fotografa un Regno Unito che percepisce il proprio ambiente strategico come sempre più ostile e imprevedibile. Russia, Cina, terrorismo, guerre ibride, cybersicurezza, protezione delle infrastrutture critiche e riduzione delle dipendenze strategiche rappresentano le priorità di una strategia che punta a preparare il Paese a un mondo nel quale la sicurezza non può più essere data per scontata. La sfida, secondo la commissione, sarà trasformare queste ambizioni in politiche concrete, dotate di risorse adeguate, responsabilità chiare e una visione di lungo periodo capace di affrontare le minacce del prossimo decennio.
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