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2025-03-07
Ras dell’urbanistica, le chat con i Compagni di merende: «Ubriacatemi e passa tutto»
Giovanni Oggioni (Imagoeconomica)
In pensione, sotto indagine in diverse inchieste sull’urbanistica (tra cui quella su Bosconavigli con Stefano Boeri), alla fine dello scorso anno Giovanni Oggioni (arrestato l’altro ieri nell’inchiesta sull’urbanistica) comandava ancora a palazzo Marino. Tanto che - come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare - il sindaco Beppe Sala ha di fatto sempre legittimato quello che auspicava l’ex dirigente comunale nelle intercettazioni.
Del resto, il sindaco ha nominato il 16 dicembre scorso la nuova commissione del Paesaggio, nella quale c’è una persona indagata (Giuseppe Marinoni, ndr). E questo nonostante nella commissione Legalità, l’organo che avrebbe dovuto valutare i curriculum, ci fosse Marco Ciacci, ex numero uno della polizia giudiziaria e della polizia locale milanese. Oggioni, sotto inchiesta per corruzione, falso e frode processuale (oggi sarà interrogato dal gip Mattia Fiorentini), non si prodigava solo per il Salva Milano, cercando di frenare le inchieste della Procura e della Corte dei conti. Voleva continuare a controllare la commissione del Paesaggio dove era stato negli ultimi quattro anni in pieno conflitto di interesse: la figlia Elena lavorava per la società Abitare In (che ieri ha perso in Borsa il 17%).
Con lei stava molto attento: «Non diciamolo al telefono. Nel caso sei sempre in tempo a cancellare qualcosa» le spiegava, annotano gli inquirenti. In altri casi era meno accorto. Aveva creato una chat dal nome «Compagni di merende» con Stefano Bollani, manager dell’area sviluppo di Abitare In. «Giovedì ci sono, ubriacatemi che poi ho la commissione Paesaggio e approvo tutto», scriveva nelle chat. Sosteneva, poi, di aver firmato almeno «cinquanta» convenzioni coi costruttori, con il via libera a licenze edilizie che non erano passate per un voto di giunta. Oggioni aveva già provato a condizionare la futura commissione, provando a intervenire sul nuovo regolamento che avrebbe dovuto promuovere, secondo gli obiettivi del Comune, «l’equilibrio di genere» e rafforzare «il principio di trasparenza», introducendo il vincolo che oltre la metà dei commissari non avrebbe dovuto svolgere la professione di architetto o urbanista durante il mandato.
Appena aperti i termini di presentazione delle domande di selezione dei componenti, Oggioni, che è anche segretario generale dell’Ordine degli architetti, inizia a farsi promotore di un cartello per coordinare le candidature. Ha entrate ovunque. In Comune accede a tutti i documenti. Riceve in anteprima il nuovo regolamento della commissione da Dora Lanzetta, direttore dell’area Digitalizzazione di palazzo Marino. Ne parla in una telefonata con Federico Aldini, presidente dell’Ordine degli architetti: «M’ha dato in mano il regolamento, io l’ho letto e…me l’ha tirato via dalle mani. “Tu questo non potresti neanche averlo”. Va beh, io l’ho mandata a fanculo». Aldini, a quanto si legge, ha parlato del nuovo regolamento anche con l’assessore Giancarlo Tancredi, nel suo studio in municipio. Tancredi gli ha detto che sarebbe stata anche la Procura a dare questo indirizzo. Oggioni gli ripete che «hanno buttato via trent’anni di urbanistica».
Siamo solo alla fine di settembre, un mese dopo la situazione inizia a riscaldarsi. Oggioni parla di nuovo con Aldini e gli spiega che l’Ordine degli architetti proporrà dieci curricula, caldeggiando però nominativi a loro graditi, «evitando di candidare rompiscatole, pedanti e polemici» come Emilio Battisti, guarda caso l’architetto che aveva presentato in Procura l’esposto sul bando della Beic, quello assegnato dalla commissione dove era presidente Stefano Boeri. «Perché noi ne avremo uno che romperà i coglioni. Minchia, sta stracciando l’anima», dice Oggioni a proposito di Battisti. Quest’ultimo ha già parlato ai magistrati un anno prima, nel marzo del 2023, inimicandosi gran parte dell’ordine degli architetti che, stando a quanto riferito da Battisti ai magistrati, avrebbe difeso l’operato di Boeri durante una seduta, «con il segretario Oggioni e il presidente Aldini». L’archistar del Bosco verticale, oltre a essere a processo sul progetto Bosconavigli (insieme con lo stesso Oggioni), è indagato per turbativa d’asta e falso proprio sul bando della Biblioteca europea.
L’ex dirigente comunale in pensione comanda. Coordina la dirigente Lanzetta e, in una telefonata di inizio novembre con il presidente degli architetti, «gli spiega di aver intuito che il Comune si adeguerà alle scelte che loro intenderanno fare». Nello specifico, Oggioni spinge per la riconferma di due figure in particolare, Giacomo Cristoforo De Amicis e Alessandro Trivelli anche perché proprio quest’ultimo gli aveva illustrato un progetto di Abitare In su un’area di Vaiano Valle. Il 7 novembre gli vengono sequestrati i cellulari e i computer, ma lui non demorde. Minimizza al telefono con Aldini la visita della Guardia di finanza che gli ha contestato il conflitto di interesse con Abitare In (ma non parla del lavoro della figlia). Quindi «imperterrito», pochi giorni dopo, chiama la dirigente Lanzetta per informarsi sulle candidature della commissione.
Alla fine, la spunta. Perché, come rilevano gli inquirenti, il sindaco Beppe Sala - il 16 dicembre del 2024, quindi appena un mese dopo i decreti di sequestro nei confronti di Oggioni, Giuseppe Marinoni, Trivelli e Alessandro Scandurra (anche loro indagati) - nominerà proprio Marinoni, De Amicis, Dario Vanetti e Alessandro Ubertazzi. La commissione, che resterà in carica fino al 2029, come aveva auspicato Oggioni sarà composta per un terzo da professionisti che erano già nella precedente. D’altra parte, lo schema che il dirigente in pensione aveva portato avanti per quattro anni non poteva bloccarsi. La figlia aveva ricevuto 124.000 euro tra il 2020 e il 2023 da Abitare In a cui Oggioni approvava i progetti. Assimpredil Ance, l’ente delle imprese edili a Milano, gliene aveva versati 178.884 per agevolare una decina di pratiche.
Sala si sveglia e s’appiglia al repulisti
«Mi batto per i miei dirigenti comunali», diceva fino a poche settimane fa il sindaco Beppe Sala, presentando il Salva Milano come un’operazione quasi da buon padre di famiglia per cercare di salvaguardare i suoi dipendenti. Ma, dopo l’arresto dell’ex dirigente Giovanni Oggioni per corruzione, il primo cittadino ha cambiato registro. «I nostri dirigenti non sono accusati di corruzione. Siamo accusati di aver velocizzato i meccanismi autorizzativi per la concessione di diritti a costruire», diceva fino a tre giorni fa. Adesso, invece, vuole fare tabula rasa dei dirigenti dell’urbanistica («Ma dobbiamo stare attenti a essere anche un po’ garantisti», tranquillizzava ieri il sindaco), mentre la città continua a essere paralizzata e all’orizzonte non sembrano esserci misure per salvare la situazione.
Intanto, su Radio Popolare, monta la protesta dei suoi elettori che, nel telefono aperto di ieri mattina, si dividevano tra chi voleva le dimissioni, chi chiedeva di commissariare il Pd e chi difendeva comunque la giunta. Nel frattempo, anche l’europarlamentare Pierfrancesco Majorino cambia idea. Prima chiedeva di votare il Salva Abusi, ora plaude alla nuova presa di posizione del sindaco. Mentre Carlo Monguzzi, il Verde da sempre contrario, accusa Sala di essere «surreale e ridicolo. Questa non è più politica ma asilo infantile».
D’altronde, Sala è pronto a sacrificare l’assessore alla Casa, Guido Bardelli, un avvocato che prima di diventare assessore, parlando con Oggioni delle inchieste sull’urbanistica, aveva auspicato che la giunta di Sala cadesse. Il primo cittadino smentisce ipotesi di rimpasto a meno di due anni dalla fine del mandato, ma ormai le contraddizioni sono all’ordine del giorno. Già ieri sera sono incominciati a circolare i primi possibili sostituti di Bardelli. Gira il nome del professore del Politecnico Gabriele Pasqui, ma anche quello di Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio Cooperative, da sempre contrario al Salva Milano e, per di più, minacciato da Oggioni per la sua posizione, come si legge nelle carte dell’inchiesta.
A decidere sarà Sala, un sindaco che, negli ultimi giorni, non solo ha cassato per sempre il «condono» urbanistico detto anche Salva Sala (ritenuto fondamentale fino alla settimana scorsa), ma ha deciso di costituirsi parte civile nel processo e sta continuando a minimizzare le responsabilità dell’amministrazione comunale su quanto sta emergendo nelle carte dell’inchiesta. Le accuse della Procura di Milano sono chiare. Oltre ai casi di corruzione, gli inquirenti spiegano che Oggioni avrebbe spinto per la nomina di alcuni suoi fedelissimi nella nuova commissione del Paesaggio (tra cui quella di un indagato), una strategia che ha avuto successo e che è stata alla fine ratificata da Sala il 16 dicembre scorso. Eppure, Sala anche ieri ha ridotto le implicazioni della vicenda a una questione di «mele marce», spiegando che l’ex dirigente avrebbe agito esclusivamente per iniziativa privata, senza coinvolgere il Comune. Perché, spiegava ieri il sindaco, «in termini di comportamenti illeciti stiamo parlando di Oggioni, non ho avuto sospetti che all’interno della struttura dirigenziale ci fosse un comportamento illecito». Anzi, ha detto Sala, «voglio precisare che anche dalle ricostruzioni fatte, Oggioni si muove su parti del governo e del Parlamento e l’avrà fatto ma certamente non in nome del Comune ma per sua iniziativa privata e personale».
Del resto, sostiene il primo cittadino, «a Milano si stanno applicando quelle norme da 13 anni, se avessi pensato che non erano funzionali avrei agito prima». Ma il fatto che il Comune non abbia preso misure tempestive per prevenire abusi o corruzione in un settore così delicato solleva pesanti dubbi sulle priorità e sull’efficacia della sua amministrazione. Non sembra, poi, esserci una strategia per rivedere le licenze edilizie di operazioni immobiliari che sono o saranno nel mirino della Procura e per smaltire progetti edilizi senza alcun problema di interpretazione, che sono fermi per responsabilità del Comune.
«Quanto sta emergendo da ieri, con l’arresto Oggioni, è troppo grave», dice il segretaria del Pd, Elly Schlein, ricordando «che qualcuno di questi indagati lavorasse per far saltare Sala». Per la numero uno dei dem, «è evidente che non ci sono le condizioni per andare avanti» sul Salva Milano. Martedì al Senato ci sarà una riunione di maggioranza per fare il punto sull’iter ma, a questo punto, il centrodestra potrebbe far decadere il ddl.
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L’ex dirigente Oggioni comandava la commissione Paesaggio meneghina, composta da persone a lui gradite (compreso un indagato). Poi si vantava con la corte di amici.Mr. Expo cauto: «Mele marce». Su Bardelli (l’assessore che voleva far cadere la giunta) «decido oggi. Necessari cambi negli uffici». Schlein: «Il ddl-condono morto in Senato».Lo speciale contiene due articoli.In pensione, sotto indagine in diverse inchieste sull’urbanistica (tra cui quella su Bosconavigli con Stefano Boeri), alla fine dello scorso anno Giovanni Oggioni (arrestato l’altro ieri nell’inchiesta sull’urbanistica) comandava ancora a palazzo Marino. Tanto che - come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare - il sindaco Beppe Sala ha di fatto sempre legittimato quello che auspicava l’ex dirigente comunale nelle intercettazioni.Del resto, il sindaco ha nominato il 16 dicembre scorso la nuova commissione del Paesaggio, nella quale c’è una persona indagata (Giuseppe Marinoni, ndr). E questo nonostante nella commissione Legalità, l’organo che avrebbe dovuto valutare i curriculum, ci fosse Marco Ciacci, ex numero uno della polizia giudiziaria e della polizia locale milanese. Oggioni, sotto inchiesta per corruzione, falso e frode processuale (oggi sarà interrogato dal gip Mattia Fiorentini), non si prodigava solo per il Salva Milano, cercando di frenare le inchieste della Procura e della Corte dei conti. Voleva continuare a controllare la commissione del Paesaggio dove era stato negli ultimi quattro anni in pieno conflitto di interesse: la figlia Elena lavorava per la società Abitare In (che ieri ha perso in Borsa il 17%).Con lei stava molto attento: «Non diciamolo al telefono. Nel caso sei sempre in tempo a cancellare qualcosa» le spiegava, annotano gli inquirenti. In altri casi era meno accorto. Aveva creato una chat dal nome «Compagni di merende» con Stefano Bollani, manager dell’area sviluppo di Abitare In. «Giovedì ci sono, ubriacatemi che poi ho la commissione Paesaggio e approvo tutto», scriveva nelle chat. Sosteneva, poi, di aver firmato almeno «cinquanta» convenzioni coi costruttori, con il via libera a licenze edilizie che non erano passate per un voto di giunta. Oggioni aveva già provato a condizionare la futura commissione, provando a intervenire sul nuovo regolamento che avrebbe dovuto promuovere, secondo gli obiettivi del Comune, «l’equilibrio di genere» e rafforzare «il principio di trasparenza», introducendo il vincolo che oltre la metà dei commissari non avrebbe dovuto svolgere la professione di architetto o urbanista durante il mandato.Appena aperti i termini di presentazione delle domande di selezione dei componenti, Oggioni, che è anche segretario generale dell’Ordine degli architetti, inizia a farsi promotore di un cartello per coordinare le candidature. Ha entrate ovunque. In Comune accede a tutti i documenti. Riceve in anteprima il nuovo regolamento della commissione da Dora Lanzetta, direttore dell’area Digitalizzazione di palazzo Marino. Ne parla in una telefonata con Federico Aldini, presidente dell’Ordine degli architetti: «M’ha dato in mano il regolamento, io l’ho letto e…me l’ha tirato via dalle mani. “Tu questo non potresti neanche averlo”. Va beh, io l’ho mandata a fanculo». Aldini, a quanto si legge, ha parlato del nuovo regolamento anche con l’assessore Giancarlo Tancredi, nel suo studio in municipio. Tancredi gli ha detto che sarebbe stata anche la Procura a dare questo indirizzo. Oggioni gli ripete che «hanno buttato via trent’anni di urbanistica».Siamo solo alla fine di settembre, un mese dopo la situazione inizia a riscaldarsi. Oggioni parla di nuovo con Aldini e gli spiega che l’Ordine degli architetti proporrà dieci curricula, caldeggiando però nominativi a loro graditi, «evitando di candidare rompiscatole, pedanti e polemici» come Emilio Battisti, guarda caso l’architetto che aveva presentato in Procura l’esposto sul bando della Beic, quello assegnato dalla commissione dove era presidente Stefano Boeri. «Perché noi ne avremo uno che romperà i coglioni. Minchia, sta stracciando l’anima», dice Oggioni a proposito di Battisti. Quest’ultimo ha già parlato ai magistrati un anno prima, nel marzo del 2023, inimicandosi gran parte dell’ordine degli architetti che, stando a quanto riferito da Battisti ai magistrati, avrebbe difeso l’operato di Boeri durante una seduta, «con il segretario Oggioni e il presidente Aldini». L’archistar del Bosco verticale, oltre a essere a processo sul progetto Bosconavigli (insieme con lo stesso Oggioni), è indagato per turbativa d’asta e falso proprio sul bando della Biblioteca europea.L’ex dirigente comunale in pensione comanda. Coordina la dirigente Lanzetta e, in una telefonata di inizio novembre con il presidente degli architetti, «gli spiega di aver intuito che il Comune si adeguerà alle scelte che loro intenderanno fare». Nello specifico, Oggioni spinge per la riconferma di due figure in particolare, Giacomo Cristoforo De Amicis e Alessandro Trivelli anche perché proprio quest’ultimo gli aveva illustrato un progetto di Abitare In su un’area di Vaiano Valle. Il 7 novembre gli vengono sequestrati i cellulari e i computer, ma lui non demorde. Minimizza al telefono con Aldini la visita della Guardia di finanza che gli ha contestato il conflitto di interesse con Abitare In (ma non parla del lavoro della figlia). Quindi «imperterrito», pochi giorni dopo, chiama la dirigente Lanzetta per informarsi sulle candidature della commissione.Alla fine, la spunta. Perché, come rilevano gli inquirenti, il sindaco Beppe Sala - il 16 dicembre del 2024, quindi appena un mese dopo i decreti di sequestro nei confronti di Oggioni, Giuseppe Marinoni, Trivelli e Alessandro Scandurra (anche loro indagati) - nominerà proprio Marinoni, De Amicis, Dario Vanetti e Alessandro Ubertazzi. La commissione, che resterà in carica fino al 2029, come aveva auspicato Oggioni sarà composta per un terzo da professionisti che erano già nella precedente. D’altra parte, lo schema che il dirigente in pensione aveva portato avanti per quattro anni non poteva bloccarsi. La figlia aveva ricevuto 124.000 euro tra il 2020 e il 2023 da Abitare In a cui Oggioni approvava i progetti. Assimpredil Ance, l’ente delle imprese edili a Milano, gliene aveva versati 178.884 per agevolare una decina di pratiche.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/salva-milano-oggioni-2671283497.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sala-si-sveglia-e-sappiglia-al-repulisti" data-post-id="2671283497" data-published-at="1741295032" data-use-pagination="False"> Sala si sveglia e s’appiglia al repulisti «Mi batto per i miei dirigenti comunali», diceva fino a poche settimane fa il sindaco Beppe Sala, presentando il Salva Milano come un’operazione quasi da buon padre di famiglia per cercare di salvaguardare i suoi dipendenti. Ma, dopo l’arresto dell’ex dirigente Giovanni Oggioni per corruzione, il primo cittadino ha cambiato registro. «I nostri dirigenti non sono accusati di corruzione. Siamo accusati di aver velocizzato i meccanismi autorizzativi per la concessione di diritti a costruire», diceva fino a tre giorni fa. Adesso, invece, vuole fare tabula rasa dei dirigenti dell’urbanistica («Ma dobbiamo stare attenti a essere anche un po’ garantisti», tranquillizzava ieri il sindaco), mentre la città continua a essere paralizzata e all’orizzonte non sembrano esserci misure per salvare la situazione. Intanto, su Radio Popolare, monta la protesta dei suoi elettori che, nel telefono aperto di ieri mattina, si dividevano tra chi voleva le dimissioni, chi chiedeva di commissariare il Pd e chi difendeva comunque la giunta. Nel frattempo, anche l’europarlamentare Pierfrancesco Majorino cambia idea. Prima chiedeva di votare il Salva Abusi, ora plaude alla nuova presa di posizione del sindaco. Mentre Carlo Monguzzi, il Verde da sempre contrario, accusa Sala di essere «surreale e ridicolo. Questa non è più politica ma asilo infantile». D’altronde, Sala è pronto a sacrificare l’assessore alla Casa, Guido Bardelli, un avvocato che prima di diventare assessore, parlando con Oggioni delle inchieste sull’urbanistica, aveva auspicato che la giunta di Sala cadesse. Il primo cittadino smentisce ipotesi di rimpasto a meno di due anni dalla fine del mandato, ma ormai le contraddizioni sono all’ordine del giorno. Già ieri sera sono incominciati a circolare i primi possibili sostituti di Bardelli. Gira il nome del professore del Politecnico Gabriele Pasqui, ma anche quello di Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio Cooperative, da sempre contrario al Salva Milano e, per di più, minacciato da Oggioni per la sua posizione, come si legge nelle carte dell’inchiesta. A decidere sarà Sala, un sindaco che, negli ultimi giorni, non solo ha cassato per sempre il «condono» urbanistico detto anche Salva Sala (ritenuto fondamentale fino alla settimana scorsa), ma ha deciso di costituirsi parte civile nel processo e sta continuando a minimizzare le responsabilità dell’amministrazione comunale su quanto sta emergendo nelle carte dell’inchiesta. Le accuse della Procura di Milano sono chiare. Oltre ai casi di corruzione, gli inquirenti spiegano che Oggioni avrebbe spinto per la nomina di alcuni suoi fedelissimi nella nuova commissione del Paesaggio (tra cui quella di un indagato), una strategia che ha avuto successo e che è stata alla fine ratificata da Sala il 16 dicembre scorso. Eppure, Sala anche ieri ha ridotto le implicazioni della vicenda a una questione di «mele marce», spiegando che l’ex dirigente avrebbe agito esclusivamente per iniziativa privata, senza coinvolgere il Comune. Perché, spiegava ieri il sindaco, «in termini di comportamenti illeciti stiamo parlando di Oggioni, non ho avuto sospetti che all’interno della struttura dirigenziale ci fosse un comportamento illecito». Anzi, ha detto Sala, «voglio precisare che anche dalle ricostruzioni fatte, Oggioni si muove su parti del governo e del Parlamento e l’avrà fatto ma certamente non in nome del Comune ma per sua iniziativa privata e personale». Del resto, sostiene il primo cittadino, «a Milano si stanno applicando quelle norme da 13 anni, se avessi pensato che non erano funzionali avrei agito prima». Ma il fatto che il Comune non abbia preso misure tempestive per prevenire abusi o corruzione in un settore così delicato solleva pesanti dubbi sulle priorità e sull’efficacia della sua amministrazione. Non sembra, poi, esserci una strategia per rivedere le licenze edilizie di operazioni immobiliari che sono o saranno nel mirino della Procura e per smaltire progetti edilizi senza alcun problema di interpretazione, che sono fermi per responsabilità del Comune. «Quanto sta emergendo da ieri, con l’arresto Oggioni, è troppo grave», dice il segretaria del Pd, Elly Schlein, ricordando «che qualcuno di questi indagati lavorasse per far saltare Sala». Per la numero uno dei dem, «è evidente che non ci sono le condizioni per andare avanti» sul Salva Milano. Martedì al Senato ci sarà una riunione di maggioranza per fare il punto sull’iter ma, a questo punto, il centrodestra potrebbe far decadere il ddl.
Ansa
I treni sono stati instradati da Napoli a Roma sulla vecchia linea Formia. Certamente, un po’ per il caldo afoso, un po’ per il disagio dei viaggiatori, legittimamente si sono accumulate proteste su proteste e, tra l’altro, non è la prima volta che succede. Poi si è scoperto che c’era stato un furto di cavi nei pressi di Tora e Piccirilli, in provincia di Caserta. Anche questo non è una novità, ma questa volta il fatto malavitoso è risultato talmente evidente che nessuno avrebbe ragionevolmente potuto addossare la colpa la ministro delle Infrastrutture. Avrebbe...
In realtà è scoppiata una polemica contro il ministro Salvini dove si sosteneva che non si occupa a sufficienza della rete ferroviaria e della sua manutenzione, perché pensa ad altro trascurando i compiti del suo ministero.
Il casino, alla fine, si è risolto ma ovviamente il caos di ieri mattina è seguito a quello di due giorni prima. Questo perché i treni, al contrario degli aerei, non volano, un po’ come gli asini, e infatti è un somaro chi non sa, prima di fare polemiche politiche, che la linea ferroviaria si ingorga con molta facilità, più del traffico aereo sopra le nubi, perché con un treno fermo i convogli dietro, almeno fino a oggi, non possono né valicare il treno davanti né mettere la freccia e sorpassarlo.
Qualcuno, probabilmente, non sa che si chiamano Frecciarossa non perché sono dotati di frecce per il sorpasso, ma perché vanno veloci come una freccia; evidentemente a qualcuno è sfuggita la metafora e, ricordandosi i film dei cowboy e degli indiani, ha pensato che nelle stazioni ci sia un enorme arco che lancia il Frecciarossa indipendentemente da quello che si trova davanti.
Che ci sia in Italia un problema legato al fatto dell’elettrificazione delle linee ferroviarie è innegabile. Così come è innegabile che, ormai, i Frecciarossa cominciano ad avere qualche anno di uso e richiedono una manutenzione che del resto viene assicurata dalle Ferrovie dello Stato e anche dalla Rfi, che è la società responsabile delle linee ferroviarie stesse. Onestamente il livello di manutenzione della nostra rete ferroviaria non è inferiore a quello di altri Paesi europei, tant’è vero che nelle classifiche europee sull’efficienza del sistema ferroviario non siamo assolutamente nelle ultime posizioni. Certamente si può fare meglio, e si deve fare meglio, ma questo vale in particolare per i treni dei pendolari dove la situazione, nonostante gli ultimi investimenti del governo, rimane critica per sovraffollamento, mancanza di riscaldamento e raffreddamento degli ambienti interni e accumulo di ritardi.
A questo, come se non bastasse (vedi il caso di due giorni fa) si aggiunge l’opera di criminali, in particolare dei ladri di rame che notoriamente è un materiale che sul mercato illegale porta molti soldi nelle tasche di quei delinquenti che lo gestiscono, o per mano dei soliti gruppi anarchici o anarco-insurrezionalisti che pensano di favorire le ragioni del popolo contro il capitalismo, come se sui treni viaggiassero solo persone con un patrimonio da varie centinaia di migliaia di euro in su.
Alla fine, è sempre la solita storia: in nome del popolo si fanno cose a causa delle quali chi ci rimette è il popolo stesso. Ma questo è un vecchio problema che non possiamo contrastare culturalmente ma solo con una efficace (e senza sconti) repressione di questi fenomeni criminali.
Naturalmente, l’opposizione fa il suo mestiere, però potrebbe farlo anche un po’ meglio, ad esempio indicando alcune soluzioni che, quando vengono proposte, o sono irrealizzabili per mancanza di possibilità di spesa pubblica, almeno nell’immediato, o sono improbabili, ma tant’è che alla fine la colpa è di Salvini. L’ho scritto sopra e lo scrivo di nuovo: tutto si può migliorare. Basterebbe però sapere che, ad esempio, la situazione in Francia e in Germania è peggiore della nostra, per cui in Francia sono stati cancellati fino a 71 treni a causa del caldo per la mancanza, all’interno dei treni stessi, di un sistema di aria condizionata.
Ci sono dei problemi, ma questo tipo di dibattito che avviene in sede politica dopo i disagi che accadono non aiuta a risolverli e neanche a complicarli. Non serve a nulla, è tempo perso e, certamente, alimenta il sentimento di distacco dalla politica che già troneggia abbondantemente nel nostro Paese.
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Matteo Renzi (Ansa)
Il convitato di pietra Matteo Renzi si è ben palesato. L’avvocato di Volturara Apula ha una sua furbizia: guarda i sondaggi, scopre che Roberto Vannacci sorpassa la Lega e lui, memore della stagione gialloverde, strizza l’occhio a chi non dovesse digerire il generale. Manda a dire a Elly Schlein che sulla leadership alternativa a Giorgia Meloni si vedrà. E forse si sente il Vannacci di sinistra e sull’originale sentenzia: «Se entra in maggioranza lo diluiscono». Pare Cavour quando gli dissero che i repubblicani avevano dei seggi: «Vengano in Parlamento, si metteranno la cravatta». È la parabola dei grillini e Conte spera che il generale scopra Giorgia Meloni sul fianco destro mentre lui cercherà di portarsi al centro del campo largo. Così fa sapere che gli piace il progetto del centrista assessore romano Alessandro Onorato, vuole dialogare con Pina Picierno, quanto a Matteo Renzi non lo nomina per antica ruggine, ma potrebbe digerirlo.
Conte vuole comunque dare le carte e approfitta del trabocco di bile che il senatore singolo di Rignano sull’Arno ha avuto per non esser stato invitato da sora Costanza, e che ora intende farla pagare al Pd. Renzi loda il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi (Silvia Salis non è come le sue scarpe Manolo da 1.200 euro: è già passata di moda) ben sapendo che alla Schlein, flexitariana, il partito campano è indigesto come un panino con la porchetta. Renzi è volato da Barac Obama e pare di vederlo, rivolto a Elly Schlein (delle presidenziali obamiane fu galoppina), mentre fa «tié» col gesto dell’ombrello, ricordandole: «Senza di noi perdono le politiche e il Quirinale; sulla legge elettorale stiamo a vedere. È matematica: senza i rifornisti non hanno i numeri». Lo sa bene Paola De Micheli, Pd per ogni stagione e ora moderata, che ricorda alla segretaria: «Quella foto di voi quattro è un inizio, ma ora devi aprirti al centro: parla con Renzi. Bene guardare al nostro elettorato tradizionale, ma c’è anche un elettorato fluido da conquistare». L’aggettivo fluido non è usato per guardare ai referenti dell’onorevole Alessandro Zan che piacciono tanto anche alla segretaria. Stessa esortazione arriva da Lorenzo Guerini - cacicco doc - che raccomanda: «Costruire il campo largo vuol dire fare un cantiere che coinvolge il centro». E chi lo nega?, Risponde la «coppia di fatto» di Avs, i «Fratonelli», che però rivendicano di essere gli assi del poker della sora Costanza. Quanto a Elly Schlein, sostiene che «L’alleanza progressista è già più larga, questo però non significa che le principali forze di opposizione non facciano iniziative. Sono testardamente unitaria perché lo chiede la nostra gente e da settembre faremo il programma con tutta l’alleanza». Il che significa fare un’altra cena aperta oltreché a Renzi (sta sulla riva del fiume e ripete: «Alla fine ci ritroveremo per battere le destre»), anche col segretario dei socialisti Enzo Maraio e con il capo di più Europa Riccardo Magi, che magari, dato il cognome, si attovaglia per un consommé.
Se Achille Occhetto aveva inaugurato la gioiosa macchina da guerra pare che la Schlein pensi a un’alleanza à la carte. Ma, come lascia intendere il guru del Pd Goffredo Bettini, strenuo sostenitore del rendez vous con Conte, se l’accordo non è pentastellato si rischia che il menu sia la sconfitta.
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