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2025-03-07
Ras dell’urbanistica, le chat con i Compagni di merende: «Ubriacatemi e passa tutto»
Giovanni Oggioni (Imagoeconomica)
In pensione, sotto indagine in diverse inchieste sull’urbanistica (tra cui quella su Bosconavigli con Stefano Boeri), alla fine dello scorso anno Giovanni Oggioni (arrestato l’altro ieri nell’inchiesta sull’urbanistica) comandava ancora a palazzo Marino. Tanto che - come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare - il sindaco Beppe Sala ha di fatto sempre legittimato quello che auspicava l’ex dirigente comunale nelle intercettazioni.
Del resto, il sindaco ha nominato il 16 dicembre scorso la nuova commissione del Paesaggio, nella quale c’è una persona indagata (Giuseppe Marinoni, ndr). E questo nonostante nella commissione Legalità, l’organo che avrebbe dovuto valutare i curriculum, ci fosse Marco Ciacci, ex numero uno della polizia giudiziaria e della polizia locale milanese. Oggioni, sotto inchiesta per corruzione, falso e frode processuale (oggi sarà interrogato dal gip Mattia Fiorentini), non si prodigava solo per il Salva Milano, cercando di frenare le inchieste della Procura e della Corte dei conti. Voleva continuare a controllare la commissione del Paesaggio dove era stato negli ultimi quattro anni in pieno conflitto di interesse: la figlia Elena lavorava per la società Abitare In (che ieri ha perso in Borsa il 17%).
Con lei stava molto attento: «Non diciamolo al telefono. Nel caso sei sempre in tempo a cancellare qualcosa» le spiegava, annotano gli inquirenti. In altri casi era meno accorto. Aveva creato una chat dal nome «Compagni di merende» con Stefano Bollani, manager dell’area sviluppo di Abitare In. «Giovedì ci sono, ubriacatemi che poi ho la commissione Paesaggio e approvo tutto», scriveva nelle chat. Sosteneva, poi, di aver firmato almeno «cinquanta» convenzioni coi costruttori, con il via libera a licenze edilizie che non erano passate per un voto di giunta. Oggioni aveva già provato a condizionare la futura commissione, provando a intervenire sul nuovo regolamento che avrebbe dovuto promuovere, secondo gli obiettivi del Comune, «l’equilibrio di genere» e rafforzare «il principio di trasparenza», introducendo il vincolo che oltre la metà dei commissari non avrebbe dovuto svolgere la professione di architetto o urbanista durante il mandato.
Appena aperti i termini di presentazione delle domande di selezione dei componenti, Oggioni, che è anche segretario generale dell’Ordine degli architetti, inizia a farsi promotore di un cartello per coordinare le candidature. Ha entrate ovunque. In Comune accede a tutti i documenti. Riceve in anteprima il nuovo regolamento della commissione da Dora Lanzetta, direttore dell’area Digitalizzazione di palazzo Marino. Ne parla in una telefonata con Federico Aldini, presidente dell’Ordine degli architetti: «M’ha dato in mano il regolamento, io l’ho letto e…me l’ha tirato via dalle mani. “Tu questo non potresti neanche averlo”. Va beh, io l’ho mandata a fanculo». Aldini, a quanto si legge, ha parlato del nuovo regolamento anche con l’assessore Giancarlo Tancredi, nel suo studio in municipio. Tancredi gli ha detto che sarebbe stata anche la Procura a dare questo indirizzo. Oggioni gli ripete che «hanno buttato via trent’anni di urbanistica».
Siamo solo alla fine di settembre, un mese dopo la situazione inizia a riscaldarsi. Oggioni parla di nuovo con Aldini e gli spiega che l’Ordine degli architetti proporrà dieci curricula, caldeggiando però nominativi a loro graditi, «evitando di candidare rompiscatole, pedanti e polemici» come Emilio Battisti, guarda caso l’architetto che aveva presentato in Procura l’esposto sul bando della Beic, quello assegnato dalla commissione dove era presidente Stefano Boeri. «Perché noi ne avremo uno che romperà i coglioni. Minchia, sta stracciando l’anima», dice Oggioni a proposito di Battisti. Quest’ultimo ha già parlato ai magistrati un anno prima, nel marzo del 2023, inimicandosi gran parte dell’ordine degli architetti che, stando a quanto riferito da Battisti ai magistrati, avrebbe difeso l’operato di Boeri durante una seduta, «con il segretario Oggioni e il presidente Aldini». L’archistar del Bosco verticale, oltre a essere a processo sul progetto Bosconavigli (insieme con lo stesso Oggioni), è indagato per turbativa d’asta e falso proprio sul bando della Biblioteca europea.
L’ex dirigente comunale in pensione comanda. Coordina la dirigente Lanzetta e, in una telefonata di inizio novembre con il presidente degli architetti, «gli spiega di aver intuito che il Comune si adeguerà alle scelte che loro intenderanno fare». Nello specifico, Oggioni spinge per la riconferma di due figure in particolare, Giacomo Cristoforo De Amicis e Alessandro Trivelli anche perché proprio quest’ultimo gli aveva illustrato un progetto di Abitare In su un’area di Vaiano Valle. Il 7 novembre gli vengono sequestrati i cellulari e i computer, ma lui non demorde. Minimizza al telefono con Aldini la visita della Guardia di finanza che gli ha contestato il conflitto di interesse con Abitare In (ma non parla del lavoro della figlia). Quindi «imperterrito», pochi giorni dopo, chiama la dirigente Lanzetta per informarsi sulle candidature della commissione.
Alla fine, la spunta. Perché, come rilevano gli inquirenti, il sindaco Beppe Sala - il 16 dicembre del 2024, quindi appena un mese dopo i decreti di sequestro nei confronti di Oggioni, Giuseppe Marinoni, Trivelli e Alessandro Scandurra (anche loro indagati) - nominerà proprio Marinoni, De Amicis, Dario Vanetti e Alessandro Ubertazzi. La commissione, che resterà in carica fino al 2029, come aveva auspicato Oggioni sarà composta per un terzo da professionisti che erano già nella precedente. D’altra parte, lo schema che il dirigente in pensione aveva portato avanti per quattro anni non poteva bloccarsi. La figlia aveva ricevuto 124.000 euro tra il 2020 e il 2023 da Abitare In a cui Oggioni approvava i progetti. Assimpredil Ance, l’ente delle imprese edili a Milano, gliene aveva versati 178.884 per agevolare una decina di pratiche.
Sala si sveglia e s’appiglia al repulisti
«Mi batto per i miei dirigenti comunali», diceva fino a poche settimane fa il sindaco Beppe Sala, presentando il Salva Milano come un’operazione quasi da buon padre di famiglia per cercare di salvaguardare i suoi dipendenti. Ma, dopo l’arresto dell’ex dirigente Giovanni Oggioni per corruzione, il primo cittadino ha cambiato registro. «I nostri dirigenti non sono accusati di corruzione. Siamo accusati di aver velocizzato i meccanismi autorizzativi per la concessione di diritti a costruire», diceva fino a tre giorni fa. Adesso, invece, vuole fare tabula rasa dei dirigenti dell’urbanistica («Ma dobbiamo stare attenti a essere anche un po’ garantisti», tranquillizzava ieri il sindaco), mentre la città continua a essere paralizzata e all’orizzonte non sembrano esserci misure per salvare la situazione.
Intanto, su Radio Popolare, monta la protesta dei suoi elettori che, nel telefono aperto di ieri mattina, si dividevano tra chi voleva le dimissioni, chi chiedeva di commissariare il Pd e chi difendeva comunque la giunta. Nel frattempo, anche l’europarlamentare Pierfrancesco Majorino cambia idea. Prima chiedeva di votare il Salva Abusi, ora plaude alla nuova presa di posizione del sindaco. Mentre Carlo Monguzzi, il Verde da sempre contrario, accusa Sala di essere «surreale e ridicolo. Questa non è più politica ma asilo infantile».
D’altronde, Sala è pronto a sacrificare l’assessore alla Casa, Guido Bardelli, un avvocato che prima di diventare assessore, parlando con Oggioni delle inchieste sull’urbanistica, aveva auspicato che la giunta di Sala cadesse. Il primo cittadino smentisce ipotesi di rimpasto a meno di due anni dalla fine del mandato, ma ormai le contraddizioni sono all’ordine del giorno. Già ieri sera sono incominciati a circolare i primi possibili sostituti di Bardelli. Gira il nome del professore del Politecnico Gabriele Pasqui, ma anche quello di Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio Cooperative, da sempre contrario al Salva Milano e, per di più, minacciato da Oggioni per la sua posizione, come si legge nelle carte dell’inchiesta.
A decidere sarà Sala, un sindaco che, negli ultimi giorni, non solo ha cassato per sempre il «condono» urbanistico detto anche Salva Sala (ritenuto fondamentale fino alla settimana scorsa), ma ha deciso di costituirsi parte civile nel processo e sta continuando a minimizzare le responsabilità dell’amministrazione comunale su quanto sta emergendo nelle carte dell’inchiesta. Le accuse della Procura di Milano sono chiare. Oltre ai casi di corruzione, gli inquirenti spiegano che Oggioni avrebbe spinto per la nomina di alcuni suoi fedelissimi nella nuova commissione del Paesaggio (tra cui quella di un indagato), una strategia che ha avuto successo e che è stata alla fine ratificata da Sala il 16 dicembre scorso. Eppure, Sala anche ieri ha ridotto le implicazioni della vicenda a una questione di «mele marce», spiegando che l’ex dirigente avrebbe agito esclusivamente per iniziativa privata, senza coinvolgere il Comune. Perché, spiegava ieri il sindaco, «in termini di comportamenti illeciti stiamo parlando di Oggioni, non ho avuto sospetti che all’interno della struttura dirigenziale ci fosse un comportamento illecito». Anzi, ha detto Sala, «voglio precisare che anche dalle ricostruzioni fatte, Oggioni si muove su parti del governo e del Parlamento e l’avrà fatto ma certamente non in nome del Comune ma per sua iniziativa privata e personale».
Del resto, sostiene il primo cittadino, «a Milano si stanno applicando quelle norme da 13 anni, se avessi pensato che non erano funzionali avrei agito prima». Ma il fatto che il Comune non abbia preso misure tempestive per prevenire abusi o corruzione in un settore così delicato solleva pesanti dubbi sulle priorità e sull’efficacia della sua amministrazione. Non sembra, poi, esserci una strategia per rivedere le licenze edilizie di operazioni immobiliari che sono o saranno nel mirino della Procura e per smaltire progetti edilizi senza alcun problema di interpretazione, che sono fermi per responsabilità del Comune.
«Quanto sta emergendo da ieri, con l’arresto Oggioni, è troppo grave», dice il segretaria del Pd, Elly Schlein, ricordando «che qualcuno di questi indagati lavorasse per far saltare Sala». Per la numero uno dei dem, «è evidente che non ci sono le condizioni per andare avanti» sul Salva Milano. Martedì al Senato ci sarà una riunione di maggioranza per fare il punto sull’iter ma, a questo punto, il centrodestra potrebbe far decadere il ddl.
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L’ex dirigente Oggioni comandava la commissione Paesaggio meneghina, composta da persone a lui gradite (compreso un indagato). Poi si vantava con la corte di amici.Mr. Expo cauto: «Mele marce». Su Bardelli (l’assessore che voleva far cadere la giunta) «decido oggi. Necessari cambi negli uffici». Schlein: «Il ddl-condono morto in Senato».Lo speciale contiene due articoli.In pensione, sotto indagine in diverse inchieste sull’urbanistica (tra cui quella su Bosconavigli con Stefano Boeri), alla fine dello scorso anno Giovanni Oggioni (arrestato l’altro ieri nell’inchiesta sull’urbanistica) comandava ancora a palazzo Marino. Tanto che - come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare - il sindaco Beppe Sala ha di fatto sempre legittimato quello che auspicava l’ex dirigente comunale nelle intercettazioni.Del resto, il sindaco ha nominato il 16 dicembre scorso la nuova commissione del Paesaggio, nella quale c’è una persona indagata (Giuseppe Marinoni, ndr). E questo nonostante nella commissione Legalità, l’organo che avrebbe dovuto valutare i curriculum, ci fosse Marco Ciacci, ex numero uno della polizia giudiziaria e della polizia locale milanese. Oggioni, sotto inchiesta per corruzione, falso e frode processuale (oggi sarà interrogato dal gip Mattia Fiorentini), non si prodigava solo per il Salva Milano, cercando di frenare le inchieste della Procura e della Corte dei conti. Voleva continuare a controllare la commissione del Paesaggio dove era stato negli ultimi quattro anni in pieno conflitto di interesse: la figlia Elena lavorava per la società Abitare In (che ieri ha perso in Borsa il 17%).Con lei stava molto attento: «Non diciamolo al telefono. Nel caso sei sempre in tempo a cancellare qualcosa» le spiegava, annotano gli inquirenti. In altri casi era meno accorto. Aveva creato una chat dal nome «Compagni di merende» con Stefano Bollani, manager dell’area sviluppo di Abitare In. «Giovedì ci sono, ubriacatemi che poi ho la commissione Paesaggio e approvo tutto», scriveva nelle chat. Sosteneva, poi, di aver firmato almeno «cinquanta» convenzioni coi costruttori, con il via libera a licenze edilizie che non erano passate per un voto di giunta. Oggioni aveva già provato a condizionare la futura commissione, provando a intervenire sul nuovo regolamento che avrebbe dovuto promuovere, secondo gli obiettivi del Comune, «l’equilibrio di genere» e rafforzare «il principio di trasparenza», introducendo il vincolo che oltre la metà dei commissari non avrebbe dovuto svolgere la professione di architetto o urbanista durante il mandato.Appena aperti i termini di presentazione delle domande di selezione dei componenti, Oggioni, che è anche segretario generale dell’Ordine degli architetti, inizia a farsi promotore di un cartello per coordinare le candidature. Ha entrate ovunque. In Comune accede a tutti i documenti. Riceve in anteprima il nuovo regolamento della commissione da Dora Lanzetta, direttore dell’area Digitalizzazione di palazzo Marino. Ne parla in una telefonata con Federico Aldini, presidente dell’Ordine degli architetti: «M’ha dato in mano il regolamento, io l’ho letto e…me l’ha tirato via dalle mani. “Tu questo non potresti neanche averlo”. Va beh, io l’ho mandata a fanculo». Aldini, a quanto si legge, ha parlato del nuovo regolamento anche con l’assessore Giancarlo Tancredi, nel suo studio in municipio. Tancredi gli ha detto che sarebbe stata anche la Procura a dare questo indirizzo. Oggioni gli ripete che «hanno buttato via trent’anni di urbanistica».Siamo solo alla fine di settembre, un mese dopo la situazione inizia a riscaldarsi. Oggioni parla di nuovo con Aldini e gli spiega che l’Ordine degli architetti proporrà dieci curricula, caldeggiando però nominativi a loro graditi, «evitando di candidare rompiscatole, pedanti e polemici» come Emilio Battisti, guarda caso l’architetto che aveva presentato in Procura l’esposto sul bando della Beic, quello assegnato dalla commissione dove era presidente Stefano Boeri. «Perché noi ne avremo uno che romperà i coglioni. Minchia, sta stracciando l’anima», dice Oggioni a proposito di Battisti. Quest’ultimo ha già parlato ai magistrati un anno prima, nel marzo del 2023, inimicandosi gran parte dell’ordine degli architetti che, stando a quanto riferito da Battisti ai magistrati, avrebbe difeso l’operato di Boeri durante una seduta, «con il segretario Oggioni e il presidente Aldini». L’archistar del Bosco verticale, oltre a essere a processo sul progetto Bosconavigli (insieme con lo stesso Oggioni), è indagato per turbativa d’asta e falso proprio sul bando della Biblioteca europea.L’ex dirigente comunale in pensione comanda. Coordina la dirigente Lanzetta e, in una telefonata di inizio novembre con il presidente degli architetti, «gli spiega di aver intuito che il Comune si adeguerà alle scelte che loro intenderanno fare». Nello specifico, Oggioni spinge per la riconferma di due figure in particolare, Giacomo Cristoforo De Amicis e Alessandro Trivelli anche perché proprio quest’ultimo gli aveva illustrato un progetto di Abitare In su un’area di Vaiano Valle. Il 7 novembre gli vengono sequestrati i cellulari e i computer, ma lui non demorde. Minimizza al telefono con Aldini la visita della Guardia di finanza che gli ha contestato il conflitto di interesse con Abitare In (ma non parla del lavoro della figlia). Quindi «imperterrito», pochi giorni dopo, chiama la dirigente Lanzetta per informarsi sulle candidature della commissione.Alla fine, la spunta. Perché, come rilevano gli inquirenti, il sindaco Beppe Sala - il 16 dicembre del 2024, quindi appena un mese dopo i decreti di sequestro nei confronti di Oggioni, Giuseppe Marinoni, Trivelli e Alessandro Scandurra (anche loro indagati) - nominerà proprio Marinoni, De Amicis, Dario Vanetti e Alessandro Ubertazzi. La commissione, che resterà in carica fino al 2029, come aveva auspicato Oggioni sarà composta per un terzo da professionisti che erano già nella precedente. D’altra parte, lo schema che il dirigente in pensione aveva portato avanti per quattro anni non poteva bloccarsi. La figlia aveva ricevuto 124.000 euro tra il 2020 e il 2023 da Abitare In a cui Oggioni approvava i progetti. Assimpredil Ance, l’ente delle imprese edili a Milano, gliene aveva versati 178.884 per agevolare una decina di pratiche.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/salva-milano-oggioni-2671283497.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sala-si-sveglia-e-sappiglia-al-repulisti" data-post-id="2671283497" data-published-at="1741295032" data-use-pagination="False"> Sala si sveglia e s’appiglia al repulisti «Mi batto per i miei dirigenti comunali», diceva fino a poche settimane fa il sindaco Beppe Sala, presentando il Salva Milano come un’operazione quasi da buon padre di famiglia per cercare di salvaguardare i suoi dipendenti. Ma, dopo l’arresto dell’ex dirigente Giovanni Oggioni per corruzione, il primo cittadino ha cambiato registro. «I nostri dirigenti non sono accusati di corruzione. Siamo accusati di aver velocizzato i meccanismi autorizzativi per la concessione di diritti a costruire», diceva fino a tre giorni fa. Adesso, invece, vuole fare tabula rasa dei dirigenti dell’urbanistica («Ma dobbiamo stare attenti a essere anche un po’ garantisti», tranquillizzava ieri il sindaco), mentre la città continua a essere paralizzata e all’orizzonte non sembrano esserci misure per salvare la situazione. Intanto, su Radio Popolare, monta la protesta dei suoi elettori che, nel telefono aperto di ieri mattina, si dividevano tra chi voleva le dimissioni, chi chiedeva di commissariare il Pd e chi difendeva comunque la giunta. Nel frattempo, anche l’europarlamentare Pierfrancesco Majorino cambia idea. Prima chiedeva di votare il Salva Abusi, ora plaude alla nuova presa di posizione del sindaco. Mentre Carlo Monguzzi, il Verde da sempre contrario, accusa Sala di essere «surreale e ridicolo. Questa non è più politica ma asilo infantile». D’altronde, Sala è pronto a sacrificare l’assessore alla Casa, Guido Bardelli, un avvocato che prima di diventare assessore, parlando con Oggioni delle inchieste sull’urbanistica, aveva auspicato che la giunta di Sala cadesse. Il primo cittadino smentisce ipotesi di rimpasto a meno di due anni dalla fine del mandato, ma ormai le contraddizioni sono all’ordine del giorno. Già ieri sera sono incominciati a circolare i primi possibili sostituti di Bardelli. Gira il nome del professore del Politecnico Gabriele Pasqui, ma anche quello di Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio Cooperative, da sempre contrario al Salva Milano e, per di più, minacciato da Oggioni per la sua posizione, come si legge nelle carte dell’inchiesta. A decidere sarà Sala, un sindaco che, negli ultimi giorni, non solo ha cassato per sempre il «condono» urbanistico detto anche Salva Sala (ritenuto fondamentale fino alla settimana scorsa), ma ha deciso di costituirsi parte civile nel processo e sta continuando a minimizzare le responsabilità dell’amministrazione comunale su quanto sta emergendo nelle carte dell’inchiesta. Le accuse della Procura di Milano sono chiare. Oltre ai casi di corruzione, gli inquirenti spiegano che Oggioni avrebbe spinto per la nomina di alcuni suoi fedelissimi nella nuova commissione del Paesaggio (tra cui quella di un indagato), una strategia che ha avuto successo e che è stata alla fine ratificata da Sala il 16 dicembre scorso. Eppure, Sala anche ieri ha ridotto le implicazioni della vicenda a una questione di «mele marce», spiegando che l’ex dirigente avrebbe agito esclusivamente per iniziativa privata, senza coinvolgere il Comune. Perché, spiegava ieri il sindaco, «in termini di comportamenti illeciti stiamo parlando di Oggioni, non ho avuto sospetti che all’interno della struttura dirigenziale ci fosse un comportamento illecito». Anzi, ha detto Sala, «voglio precisare che anche dalle ricostruzioni fatte, Oggioni si muove su parti del governo e del Parlamento e l’avrà fatto ma certamente non in nome del Comune ma per sua iniziativa privata e personale». Del resto, sostiene il primo cittadino, «a Milano si stanno applicando quelle norme da 13 anni, se avessi pensato che non erano funzionali avrei agito prima». Ma il fatto che il Comune non abbia preso misure tempestive per prevenire abusi o corruzione in un settore così delicato solleva pesanti dubbi sulle priorità e sull’efficacia della sua amministrazione. Non sembra, poi, esserci una strategia per rivedere le licenze edilizie di operazioni immobiliari che sono o saranno nel mirino della Procura e per smaltire progetti edilizi senza alcun problema di interpretazione, che sono fermi per responsabilità del Comune. «Quanto sta emergendo da ieri, con l’arresto Oggioni, è troppo grave», dice il segretaria del Pd, Elly Schlein, ricordando «che qualcuno di questi indagati lavorasse per far saltare Sala». Per la numero uno dei dem, «è evidente che non ci sono le condizioni per andare avanti» sul Salva Milano. Martedì al Senato ci sarà una riunione di maggioranza per fare il punto sull’iter ma, a questo punto, il centrodestra potrebbe far decadere il ddl.
Ora però il mio sospetto è accreditato da un sondaggio di Youtrend che incrocia le intenzioni di voto con le condizioni socioeconomiche. L’indagine demoscopica pubblicata dal Sole 24 Ore svela che tra chi sostiene il Partito democratico, solo il 12 per cento appartiene alla fascia di reddito più bassa della popolazione italiana, mentre il 55 cento si colloca tra coloro che hanno una condizione socioeconomica medio alta o addirittura alta. Il principale partito della sinistra detiene il record per penetrazione tra i cittadini con lo status più elevato. Mettendo insieme gli schieramenti, di destra e sinistra, risulta evidente che il 51,3 degli elettori progressisti appartiene alla fascia della popolazione con redditi alti, mentre la maggioranza di chi ha una condizione socioeconomica bassa vota per i moderati.
Lo studio dimostra, percentuali alla mano, che non soltanto la classe operaia ha da tempo voltato le spalle al Pd (forse sarebbe più corretto dire che a cambiare direzione sono stati gli eredi del Partito comunista, i quali hanno sposato le cause delle minoranze agiate), ma che a rappresentare i ceti popolari ormai sono rimasti solo Fratelli d’Italia, il Movimento 5 stelle e la Lega. Nel dettaglio si scopre che Alleanza Verdi e Sinistra, ovvero l’accoppiata tra Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, è ben rappresenta nella fascia medio-alta della popolazione. E insieme ai Bibì e Bibò rosso-verdi ci sono i fratelli coltelli del centrosinistra, ovvero Matteo Renzi e Carlo Calenda, i quali riscuotono consensi fra le classi piu patrimonializzate. Per Lorenzo Pregliasco, che di Youtrend è il direttore, il sondaggio conferma una tendenza che si è evidenziata nelle ultime elezioni, ovvero che nelle cosiddette Ztl il centrosinistra è maggioranza, ma nel resto del Paese a trionfare è il centrodestra. In pratica, il Pd è il partito delle élite. Pur parlando in continuazione di salari bassi, di misure contro la povertà, di sostegno alle famiglie che non ce la fanno, il Partito democratico non risulta convincente tra i ceti meno abbienti. Evidentemente, gli italiani che non hanno ricchi conti bancari pensano che non possa certo essere Elly Schlein a risolvere i loro problemi. Del resto c’è da capirli. Se a denunciare il rincaro delle bollette del gas e della luce è chi ha contribuito a impedire sia l’estrazione del metano che la costruzione di centrali nucleari, cioè quanti hanno reso dipendente il Paese dalle importazioni energetiche, è difficile credere che da quella parte arriverà la soluzione del problema. Lo stesso dicasi per la sicurezza, problema che un altro recente sondaggio (di Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera) ha messo ai primi posti tra le preoccupazioni degli italiani. Come si può credere che la sinistra sia in grado di affrontare la questione quando il Pd e i suoi alleati trovano ogni occasione per criticare le forze dell’ordine e contestano il giro di vite contro maranza e clandestini? È ovvio che alla fine, a votare per Schlein, Bonelli, Fratoianni e compagnia bella, rimangono soltanto quelli dell’ultimo piano, mentre la base sceglie altro. Youtrend rivela che se oggi votassero i meno abbienti, Giorgia Meloni avrebbe una super maggioranza con qualsiasi legge elettorale. E non è difficile da credere.
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Teatro San Samuele
Il Gazzettino, riportando la notizia, si pone una domanda: «Effetti del politicamente corretto o effetti dell’Intelligenza artificiale? Difficile dirlo… Nell’opera originale si vede un uomo, alla destra dell’imponente edificio, affiancato da un “moretto” che gli offre qualcosa, forse del cibo, posto sopra un vassoio. Questi servitori africani andavano particolarmente di moda nelle dimore nobiliari settecentesche e, di conseguenza, figuravano anche nelle rappresentazioni artistiche. Nel filmato però qualcosa è cambiato: non c’è più alcun vassoio e soprattutto il gentiluomo ritratto viene affiancato da un ragazzino non più di colore ma di carnagione bianca… Questo ragazzino “sbiancato” non è più neanche in posizione da servitore». Insomma, un vero e proprio rifacimento del dipinto, almeno in questa parte.
Ma il dipinto del Bellotto non doveva servire, nel filmato su Casanova, a ricostruire l’ambientazione storica nella quale visse il libertino lagunare? Oppure chi ha fatto questo filmato pensava di fare come quegli chef stellati che fanno le rivisitazioni dei piatti arrivando fino a proporti una bistecca chianina con un uovo sopra? Vorremmo far osservare che non si tratta esattamente della stessa cosa perché lo chef, anche un po’ a cacchio, può fare quello che vuole e se poi trova uno di tal cattivo gusto da mangiare una bistecca chinina con un uovo fritto sopra sono problemi legati al gusto e all’intestino di chi la mangia.
Nel caso del celebre dipinto del Bellotto non si tratta di una rivisitazione, ma di un marchiano errore di tipo storico che si fa beffa della storia, ivi rappresentata, e ne propone una deformazione. Anche Andy Warhol proponeva della «rivisitazioni» ma era Andy Warhol. Qui di Andy Warhol non c’è neanche un’unghia del mignolo della mano sinistra. Qui siamo in presenza delle famose furbate fatte non dai furbi ma dal suo contrario, che andrebbero definiti con termini irripetibili. Il furbo, come ci dice il dizionario, è «chi è dotato di un’intelligenza pratica che gli consente di volgere con scaltrezza ogni situazione a proprio vantaggio». Capite bene che qui non è un furbo quello che ha fatto questa cosa, ma qualcuno che vuole falsificare la storia. Se voleva ricostruire l’ambiente del Settecento nel quale era vissuto Giacomo Casanova, cittadino della Repubblica di Venezia e noto come avventuriero, seduttore e libertino dai tratti raffinati, ebbene, nel Settecento quel quadro rappresentava la realtà storica, non inventata dal Bellotto. E nei confronti della realtà storica, quando serve ad ambientare, quindi a far capire l’ambiente e la cultura nella quale è vissuto un personaggio, ebbene, quella storia è una, è indelebile, è quella cosa lì e non un’altra. Se poi uno vuol giocare con le opere del Bellotto lo faccia, ma non ci venga a dire, come ha fatto in un comunicato la Fondazione Cini di fronte alle critiche sollevate degli studiosi del celebre pittore veneto anch’esso vissuto nel Settecento e nato a Venezia, esattamente come il viveur Casanova, che la colpa sia ascrivibile alla scelta della Intelligenza artificiale perché questa è una perculata, anche perché ciò che fa l’Intelligenza artificiale può essere corretto, rivisto, modificato e, in questo caso specifico, riportato al dato storico. Leggete la supercazzola che hanno messo per iscritto questi signori: «L’Intelligenza artificiale viene utilizzata in modo sperimentale accogliendo l’imprevisto come elemento necessario, esaltando la manipolazione dell’immagine come mezzo o, meglio, come stile espressivo… La frammentazione, la distorsione e la ricomposizione digitale diventano parte di un processo artistico che trasforma il documento». E come avrebbe sostenuto il conte Mascetti il tutto avviene «come fosse Antani».
Ma cosa vuol dire che l’Intelligenza artificiale accoglie «l’imprevisto come elemento necessario»? Cioè è necessario deformare l’opera del Bellotto che rappresenta una realtà storica? Ma siamo diventati tutti matti? Necessario, notoriamente, è ciò che viene contrapposto al possibile. Leibniz sosteneva che le verità necessarie non sono negabili perché la negazione è falsa e assurda. Cosa c’è di necessario e assoluto che l’Intelligenza artificiale possa elaborare stravolgendo l’opera di un grandissimo pittore come il Bellotto, detto anche Canaletto?
Questi signori della Fondazione ci dicono inoltre che tutta questa distorsione e ricomposizione digitale «diventano parte di un processo artistico che trasforma il documento». Ma qui il documento è un documento storico che non va trasformato. Tra l’altro, per un periodo della sua vita, la pittura del Bellotto virò verso una forma di verismo descrittivo e, come dovrebbe essere noto anche a questi personaggi che hanno fatto questo disastro, nel verismo la realtà viene riportata quasi come in una fotografia, con la stessa fedeltà. Questo vale per i paesaggi dipinti dal Bellotto, ma vale anche per questo quadro nel quale il «negretto» riporta un’usanza del Settecento. Allora sorge un dubbio: vogliamo usare l’Intelligenza artificiale per coprire il politicamente corretto che ci impone di cancellare il colore del viso del servitore, e anche la postura, perché esso non diventi più il servitore nero ma una sorta di conoscente del signorotto e non un paggio africano come consuetudine del tempo? Siamo arrivati a questo livello di follia? A Venezia, luogo di nascita sia del Casanova che del Bellotto, si è scelto di stravolgere la realtà per non offendere chi? Qualche decerebrato? Qualcuno che non sa nulla sul Settecento? Qualcuno che è ignorante come una capra (di sgarbiana memoria) e che va comunque compiaciuto eliminando il colore del viso di un soggetto di una splendida opera del Canaletto?
La storia culturale rappresenta uno dei filoni più importanti della ricerca storica inquanto pone una particolare attenzione alle pratiche, alla cultura materiale e alle usanze dei popoli (è quella che i tedeschi chiamano Kulturgeschichte). Cambiando il colore del viso di questo soggetto africano si è tolto dal quadro un elemento fondamentale per la ricostruzione dell’ambiente storico in cui visse Casanova. Bella operazione, complimenti vivissimi.
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Leonardo Maria Del Vecchio (Ansa)
Di più si capirà nelle prossime settimane. Nella cronaca pubblicata da Repubblica, che ha dato la notizia, viene sottolineato non solo il presunto allontanamento dal luogo dell’incidente ma anche l’omissione di soccorso. Una circostanza, quest’ultima, che viene smentita dal racconto dell’intervento dei sanitari del 118 e della presa in carico della persona ferita, arrivata al pronto soccorso in codice verde, senza che venga chiarito in quale momento la persona coinvolta avrebbe lasciato la scena, rendendo la sequenza dei fatti ancora poco chiara.
L’incidente, sul quale al momento l’imprenditore non ha rilasciato dichiarazioni, si è verificato intorno alle 12.49 del 16 novembre. La Ferrari intestata a Del Vecchio junior stava percorrendo la tangenziale in direzione Sud, in un tratto caratterizzato da traffico intenso. Durante una manovra di sorpasso, il veicolo avrebbe urtato il posteriore di una Bmw 530, innescando una carambola che ha portato entrambe le vetture a colpire più volte il guardrail prima di arrestarsi sulla corsia di emergenza. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118. La conducente della Bmw, una donna di 58 anni, è stata trasportata in ospedale in codice verde, con lesioni giudicate lievi. I soccorritori hanno riferito che a bordo dell’autovettura si trovavano due uomini, entrambi in condizioni tali da non richiedere il ricovero.
Quando, circa mezz’ora dopo l’impatto, è arrivata una pattuglia della Polizia stradale, alla guida della Ferrari è stato identificato un uomo di 53 anni, Daniele O., già dipendente del gruppo Luxottica con incarichi di asset protection e attività legate alla sicurezza. L’uomo non risultava intestatario del veicolo e, secondo quanto verbalizzato dagli agenti, ha mostrato inizialmente difficoltà nel mettere in moto l’auto e nel trovare la documentazione di bordo, premendo il pulsante di accensione senza riuscire ad avviare il motore e azionando, invece, i tergicristalli.
Agli agenti della Polstrada Daniele O. ha dichiarato di essere stato lui alla guida della macchina al momento dell’incidente. Ha riferito di conoscere Del Vecchio junior e di trovarsi con lui per motivi personali. In un primo momento, ha spiegato che l’altro uomo presente si sarebbe allontanato dal luogo del sinistro per problemi familiari. La versione fornita è stata, tuttavia, messa in discussione dagli accertamenti successivi. Le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti lungo il tracciato e i rilievi effettuati dagli investigatori avrebbero documentato che Daniele O. sarebbe arrivato sul posto solo alcuni minuti dopo l’incidente, parcheggiando la propria auto a circa cento metri di distanza. Le stesse immagini mostrerebbero una fase successiva in cui le persone inizialmente presenti a bordo del veicolo scendono e si allontanano, lasciando l’ex addetto alla sicurezza alla guida dell’auto di lusso.
In base a questi elementi, gli investigatori ipotizzano i reati di sostituzione di persona in concorso e quello di omissione di soccorso, contestando l’allontanamento dal luogo dell’incidente prima dell’identificazione da parte delle forze dell’ordine ma, comunque, non prima dell’arrivo dell’ambulanza sul luogo del sinistro. Tanto è vero che un infermiere avrebbe dichiarato di aver visto un uomo con barba e capelli lunghi all’interno del veicolo e sarebbe stato proprio lui a indirizzare i soccorritori verso la donna ferita.
La ricostruzione dei fatti e le responsabilità restano affidate agli accertamenti. Saranno gli investigatori a fare piena luce sulla dinamica dell’incidente stradale e sull’eventuale sussistenza di profili di responsabilità. Leonardo Maria Del Vecchio ha manifestato la propria totale disponibilità a collaborare con gli investigatori, al fine di chiarire ogni aspetto della vicenda con la massima trasparenza.
Negli ultimi mesi, Del Vecchio è stato al centro dell’attenzione soprattutto per le operazioni avviate nel settore dell’editoria. L’imprenditore ha fatto un’offerta vincolante, accettata da Editoriale Nazionale, per il gruppo QN, che comprende Il Giorno, La Nazione e Il Resto del Carlino ed è entrato nel capitale del Giornale con una quota pari al 30%. Nello stesso periodo sono circolate indiscrezioni su un possibile interesse anche per il gruppo Gedi, di cui fa parte la testata la Repubblica; un’ipotesi che non avrebbe avuto seguito, con l’azionista John Elkann orientato a trattare la cessione con il gruppo greco di Theodore Kyriaku.
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Giovanni Franzoni festeggia sul podio dopo la discesa libera maschile della Coppa del Mondo di sci alpino a Kitzbuehel (Ansa)
Un risultato che allo sci azzurro mancava dal 2019, quando toccò a Dominik Paris tagliare il traguardo con il miglior tempo. La vittoria di Franzoni assume dunque un valore simbolico enorme, oltre a far risuonare l’inno di Mameli sul gradino più alto a Kitzbühel dopo sette anni, spalanca allo sciatore bresciano le porte del club ristrettissimo degli italiani che si sono imposti sulla Streif: da Kristian Ghedina nel 1998 a Peter Fill nel 2016; oltre a Paris che vinse anche nel 2013 e nel 2017.
Per Franzoni, si tratta della prima vittoria in discesa e della seconda in carriera in Coppa del Mondo, dopo il successo nel superG di Wengen di pochi giorni fa. La Streif, con i suoi 3.312 metri di adrenalina pura, ha visto il bresciano partire con il pettorale numero due e dominare in lungo e in largo, soprattutto nel tratto finale, dove la sua linea perfetta al Lärchenschuss e la precisione sull’Hausbergkante hanno fatto la differenza. Al traguardo, il crono di 1’52’’31 gli ha permesso di avere la meglio sullo svizzero Marco Odermatt, grande favorito della vigilia, che ha chiuso a soli 7 centesimi. Il podio è stato completato dal francese Maxence Muzaton (+0,39), partito con il pettorale 29 e capace di sorprendere tutti. A fine gara Franzoni non è riuscito a nascondere l’emozione complice anche la dedica speciale nei confronti di Matteo Franzoso, amico e compagno di squadra scomparso lo scorso settembre in Cile in seguito a una caduta in allenamento: «È un sogno, sto tremando dall’emozione. Prima della stradina forse ho fatto qualche sbavatura, ma da lì in poi ho sciato da paura. In partenza avevo in mente Matteo, con cui l’anno scorso condividevo la camera». Nella giornata che resterà nella memoria di tutto lo sci azzurro, oltre al capolavoro firmato da Franzoni, l’Italia ha offerto una prova di squadra eccellente con Florian Schieder che ha chiuso quarto, Dominik Paris settimo e Mattia Casse undicesimo. La classifica di discesa vede ora Odermatt consolidare il comando con 460 punti, seguito dal connazionale Franjo Von Allmen (295). Tra gli azzurri, Franzoni e Paris condividono il terzo posto a 216 punti, mentre Schieder è quinto con 190. Non solo uomini, però. In Repubblica Ceca, a Špindleruv Mlyn, è andato in scena lo slalom gigante femminile, senza le azzurre Federica Brignone e Sofia Goggia, impegnate nella preparazione delle gare veloci. A vincere è stata la svedese Sara Hector davanti alle statunitensi Paula Moltzan e Mikaela Shiffrin. La migliore delle italiane è stata Lara Della Mea che ha chiuso la gara in settima posizione.
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