
Quando in un talk show o in un dibattito pubblico si osa ricordare il folle periodo del Covid c'è sempre qualcuno che sbuffa e alza il sopracciglio come a dire: «Basta con questa storia, è acqua passata». Invece non è passato proprio nulla.
Alle prime avvisaglie di possibile emergenza sanitaria - vera e soprattutto farlocca, vedi hantavirus - la macchina della propaganda impiega un secondo a riavviarsi. Ma non è nemmeno necessario che all’orizzonte si profili una nuova peste: anche il buono vecchio Coronavirus continua a suscitare le stesse passioni liberticide, le medesime velleità censorie. Lo conferma quando accade a Codogno, la terra delle prime chiusure, zona che più di molte altre dovrebbe e potrebbe rimproverare ai governanti d’allora scelte scriteriate e omissioni clamorose.
Succede che il Comune ha deciso di invitare come ospite di prestigio per la Notte bianca del prossimo 4 luglio Enrico Ruggeri. La decisione però non è piaciuta a Maria Cristina Baggi, capogruppo consiliare del Partito democratico. Motivo? Sempre il solito: alla esponente dem non sono piaciute le prese di posizione del cantautore all’epoca della pandemia. La Baggi, nell’esporre le sue argomentazioni, è parecchio sottile. Spiega che il Comune ha di recente negato il patrocinio a un convegno sugli effetti avversi dei vaccini e alla proiezione del documentario «Invisibili». Ciò dimostrerebbe che l’amministrazione utilizza «due pesi e due misure».
«Un’amministrazione pubblica ha il diritto, e in alcuni casi il dovere, di valutare se concedere il proprio patrocinio a iniziative che rischiano di avallare posizioni antiscientifiche», dice la Baggi. «Nessuno mette in discussione il valore professionale o il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni. Ma se determinate posizioni sul Covid sono ritenute incompatibili con il patrocinio istituzionale, allora quel principio dovrebbe essere applicato in modo uniforme. Se invece diventano irrilevanti quando a esprimerle sono figure di grande notorietà, il rischio è che il criterio non sia fondato sui contenuti ma sul peso mediatico».
La capogruppo dem non ce l’ha solo con l’invito a Ruggeri ma anche con la nomina, risalente al 2021, di Vittorio Sgarbi a commissario generale per le Belle Arti di Codogno. Entrambi gli intellettuali sarebbero colpevoli di avere criticato le misure di sanità pubblica prese contro il Covid: «Durante gli anni della pandemia, hanno assunto pubblicamente posizioni molto critiche nei confronti del Green Pass, degli obblighi vaccinali, delle mascherine e di numerose misure di contenimento adottate per fronteggiare l’emergenza sanitaria».
Ruggeri sarebbe addirittura recidivo: «Recentemente l’artista ha ribadito quelle convinzioni, confermando di non aver preso le distanze dalle posizioni sostenute negli anni del Covid», sostiene la Baggi. «Non si tratta quindi di dichiarazioni appartenenti a una fase ormai superata». L’esponente Pd è convintissima: «La questione non riguarda Sgarbi o Ruggeri e nemmeno la legittimità delle loro opinioni. Riguarda la coerenza delle istituzioni. Perché se la memoria del Covid viene richiamata per giustificare il mancato patrocinio di alcuni eventi, non dovrebbe essere accantonata quando si scelgono le persone chiamate a rappresentare la città o a caratterizzare le sue manifestazioni più importanti. Quando la coerenza lascia spazio all’opportunità, il problema non è più chi viene invitato o chi riceve un incarico, ma la credibilità delle scelte di chi governa la città».
Il sindaco di Codogno, Francesco Passerini (centrodestra), ha risposto mostrando, per fortuna, una certa fermezza. Ha ribadito che quel che conta è la qualità professionale di Ruggeri e Sgarbi. Poi ha voluto precisare quanto segue: «Come Comune non abbiamo concesso il patrocinio ad eventi specifici il cui dibattito riguardava la divulgazione di teorie no vax e di revisioni storiche del periodo pandemico di carattere politico, e detto questo nessuno ha mai impedito come secondo noi dovrebbe essere in un Paese democratico lo svolgimento in luoghi comunali di queste iniziative. E non crediamo che ci sia bisogno di spiegare alla consigliera Baggi la differenza tra un dibattito di questo tipo e il concerto di un artista, tra i più grandi, che ripercorre le canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana».
Questa polemica, per più di un verso delirante, ha però un piccolo risvolto positivo. Permette infatti di comprendere a che punto si trovi ancora oggi la riflessione pubblica sul Covid e quale sia davvero il livello di libertà di pensiero consentito nel nostro Paese.
Per prima cosa, ci permettiamo di notare che il sindaco di Codogno è liberissimo di avere le sue opinioni, e ci complimentiamo per la scelta di non osteggiare eventi con cui evidentemente non si trova molto in sintonia. Notiamo tuttavia che il documentario «Invisibili» e i convegni sugli effetti avversi non sono «divulgazione di teorie no vax», ma sacrosanta, sana e scientifica riflessione su argomenti che meritano ancora profondo e puntuale approfondimento, come testimonia tra le altre cose ciò che ancora esce dalla commissione Covid. Che si eviti la censura è il minimo sindacale: più giusto sarebbe che tutti i politici e amministratori a ogni livello partecipassero alla ricerca della verità.
Per quanto riguarda i sinistrati, invece, non vale nemmeno la pena spendere troppe parole. È più forte di loro: non riescono a non chiedere oscuramenti e mordacchie. La libertà non sanno nemmeno dove stia di casa. Il bello è che alcuni di loro in queste ore polemizzano con Francesco De Gregori perché ha criticato gli artisti che prendono posizioni politiche con troppa superficialità. E in effetti non stupisce: la sinistra approva l’impegno solo se è a favore delle cause a lei gradite. A tutte le altre riserva oblio e censura.
Ed è esattamente qui che si dimostra la grandezza di uno come Enrico Ruggeri. Ha avuto il coraggio di parlare quando tutti tacevano. Lo ha fatto con intelligenza e garbo, senza farneticare di argomenti che non conosceva. Non si è omologato, non ha fatto le prediche che De Gregori detesta. Ha avuto coraggio e ancora oggi paga, trovandosi a subire lo starnazzare e il ragliare di gente che vale la metà di lui. Chi lo ospita dovrebbe stendergli il tappeto rosso: di musicisti bravi come lui ce ne sono pochissimi, ma gli uomini del suo valore sono ancora meno.






