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2022-08-09
Rovinati dal vaccino: le storie
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Francesca, a 41 anni, non riesce più a camminare. Vive da reclusa, ha sempre bisogno di qualcuno che la aiuti: non è più autosufficiente. Adesso avverte anche dei bruciori interni: un dramma iniziato a cinque minuti dall’iniezione di Pfizer, per il quale non si trova ancora una terapia. Poi c’è Andrea, con un figlio di 17 anni che è finito in terapia intensiva per una miocardite post iniezione. Lui si è comprensibilmente spaventato, ha rifiutato la terza dose e per tutta risposta è stato sospeso dal lavoro. Simone, 43 anni, infermiere di Modena, da Moderna ha ricevuto un «regalino»: una malattia autoimmune che provoca dolori invalidanti. E adesso è in attesa di un’esenzione dal richiamo. Aidi, insegnante di 52 anni, si ritrova delle piaghe sulle gambe e un green pass scaduto. Sono alcune delle storie degli italiani danneggiati dal vaccino anti Covid, che la scienza snobba e lo Stato finge di non vedere. Noi, invece, non smetteremo di raccontare la tragedia che vivono ogni giorno.
Francesca Meringolo: «Non riesco a camminare. E ora ho bruciori interni»
Io adesso non cammino più bene. Dopo dieci metri inizio a zoppicare, perché le gambe mi cedono. È iniziato tutto dopo 5 minuti dalla prima dose di Pfizer: ho iniziato ad avvertire un forte dolore al lato destro della testa. All’hub dove mi trovavo, a Pieve Sestina, mi hanno tenuto sotto osservazione mezz’ora, quindi mi hanno detto di andare a casa e in caso di peggioramento di andare al pronto soccorso, avvertendomi che avrei potuto anche avere una parestesia temporanea, ma che comunque sarebbe passata. Ma mentre andavo a casa, ho iniziato ad avvertire questa paresi al viso, lato destro, fino allo zigomo. Avevo questa parte del viso addormentata, intorpidita, ma ho aspettato che passasse, come mi avevano consigliato, finché il lunedì mattina, al lavoro, ho avvertito, oltre a una forte compressione alla testa, dolori forti a braccio e gamba destra. Sopporto il dolore fino alla fine dell’orario di lavoro ma in macchina mi accorgo che non riesco a guidare: mi cedono braccia e gambe. Mi faccio venire a prendere da mio marito e vado dal medico di base, che a voce mi dice che può essere il vaccino e chiama il pronto soccorso. Anche all’ospedale, a voce, i medici dicono che probabilmente è stato il vaccino, che non sono il primo caso del genere ma che sarebbe passata.
Mi hanno fatto vari controlli: tac, risonanza elettrocardiogramma e visita neurologica, da cui apparentemente non risultava nulla. Dopo che sono stata dimessa, il mio medico di base mi ha segnato altri esami, da cui è emerso che si stava sviluppando in me una malattia autoimmune. Fatto sta che da dieci mesi non trovo nessuno in grado di indicarmi una terapia adeguata. Io continuo a stare male. Prima ero dinamica. Ora sto pure senza stipendio, perché dopo dieci mesi non mi viene neppure riconosciuta la malattia. Vivo sempre chiusa in casa, devo avere sempre qualcuno che mi aiuti, ho una stanchezza cronica e non riesco a riposare, perché oltretutto mi sono anche venuti dei bruciori interni.
Ho due figli adolescenti. Mio marito, un carabiniere, fa tutto lui ed è pure bravo. Il mio medico ha fatto richiesta alla commissione dell’Asl per l’esenzione, ma me l’hanno rigettata. Ora ho affidato il mio caso all’avvocato Riccardo Luzi. Prima di fare la terza dose, essendo un soggetto allergico e avendo una mutazione genetica, avevo chiesto ai medici vaccinatori se potevo essere esentata, ma loro mi avevano risposto che da protocollo potevano esentare soltanto per determinate patologie - e le mie non rientravano in questo elenco.
Andrea P.: «Mio figlio in rianimazione. Io sospeso dal lavoro»
Mio figlio, 17 anni, è finito in terapia intensiva per una miocardite acuta correlata al vaccino. È successo a fine luglio 2021. La prima dose l’aveva fatta a giugno. A sei settimane ha fatto la seconda, anche se noi genitori non eravamo assolutamente convinti, perché incominciavano ad arrivare le notizie sui dati ufficiali, in cui si confermava il rischio di miocarditi per i giovani maschi. Io aveva già fatto le due dosi, mia moglie la prima e dopo la prima lei era finita al pronto soccorso per delle perdite di sangue continue e anomale, visto che era già in menopausa. Io, in particolare, avevo un po’ capito il rischio che correva mio figlio. Siamo stati anche a litigare tra di noi. Questo ha provocato chi ci ha governato, tra le altre cose: hanno diviso le famiglie.
Fatto sta che purtroppo, dopo due settimane e mezzo di discussioni, siamo andati a far fare la seconda dose a nostro figlio, perché era il periodo in cui si diceva che senza green pass non si sarebbe più potuto far nulla, addirittura temevamo per la scuola - e poi c’erano le vacanze. Dopo cinque giorni è finito in terapia intensiva. Proprio cinque giorni, che poi coincidono con la tempistica dei casi di miocardite post vaccino.
Per fortuna mio figlio è rimasto solo tre giorni in terapia intensiva per essere monitorato e non è peggiorato, quindi è stato trasferito in reparto. Lo abbiamo portato al pronto soccorso perché ha iniziato ad avere dolori al petto, che si irradiavano verso il braccio sinistro: i classici sintomi pre infarto. Lo stavamo accompagnando a una festa in centro a Milano e abbiamo deviato per il Niguarda. Lì ha fatto un esame che ha rilevano la troponina elevata, che è un enzima che indica un danno al muscolo cardiaco in corso. Dall’elettrocardiogramma e dall’ecocardiogramma, però, non si riscontrava nulla; poi, invece, dalla risonanza magnetica, eseguita dopo tre giorni, è emerso che c’era un edema, segno di una miocardite in corso.
Sul referto dell’ospedale c’è proprio scritto che mio figlio ha avuto una miocardite acuta, presumibilmente alla seconda dose del vaccino, e adesso lui ha un’esenzione che gli ha firmato il medico di base. Io invece, siccome non ho voluto fare, dopo quello che è successo a mio figlio, la terza dose, sono stato sospeso dal lavoro per due mesi. Ho fatto una segnalazione all’Aifa sia per mia moglie che per mio figlio. L’Aifa mi ha risposto solo per mio figlio, chiedendomi via email la cartella clinica. E poi null’altro.
Simone Gatti: «Ho dolori invalidanti, però ancora aspetto l'esenzione»
Ho fatto il vaccino perché obbligato. Avrei preferito di gran lungo aspettare prima di sottopormi all’iniezione, ma sono stato obbligato dal caposala e oltretutto mi trovavo nel tempo di prova del contratto a tempo indeterminato.
Volevo ricevere la dose del vaccino di Pzifer, ma nell’hub vaccinale mi hanno spiegato che avevano a disposizione solo il farmaco di Moderna e che ormai, essendoci l’obbligo di vaccinazione, dovevo fare quello che c’era.
Ho ricevuto il vaccino al pomeriggio. Subito dopo ho sentito solo stanchezza, ma la notte stessa, alle 5 e mezza, mi sono svegliato con un dolore forte al torace. Avevo brividi e formicolio vicino al cuore, oltre che un’astenia terribile: per due ore non sono riuscito a mettermi sollevato sul letto per prendere il telefono e chiamare il pronto soccorso. Sono riuscito ad aspettare a letto finché non mi è passata quella sensazione, mi sentivo stanchissimo, ma allo stesso tempo avevo una tachicardia forte. Mi sono addormentato e quando mi sono svegliato stavo un po’ meglio.
Sono passati due giorni e sono andato in pronto soccorso, dove hanno svolto gli accertamenti del caso e non hanno trovato niente, tranne la tachicardia e la pressione alta.
Mi sono sottoposto a elettrocardiogramma ed ecocardiogramma e nulla risultava; eppure, io continuavo a stare male. Per due mesi ho sofferto di un dolore al torace, costante. All’altezza dello sterno. Anche l’astenia è durata circa due mesi: facevo fatica persino a fare una passeggiata dopo il lavoro.
Alla fine, ho saputo che avevo sviluppato una fibriomalgia correlata al vaccino. Si tratta di una malattia autoimmune che dà dolori osteoarticolari invalidanti e altri problemi, al colon e ad altri organi.
Ora il mio medico di base, che finora era riuscito a ottenere un differimento dei termini dell’obbligo di vaccinazione, dopo quello che mi era successo, mi ha detto che non può più continuare a firmarmi i certificati e ha chiesto il parere della commissione della Asl per l’esenzione. Sono, quindi, in attesa.
Aidi Pasian: «Mi sono fidata dei dottori, mi ritrovo piaghe alle gambe»
Dopo la prima dose di Pzifer, il 27 maggio, ho avvertito dolori articolari e gonfiore alle mani, pesantezza e un dolore che non era alle ossa ma muscolare, di tessuto. Ho fatto il vaccino, non pensando troppo alle conseguenze possibili, mi sono fidata del mio medico, che è un vaccinatore e mi ha detto di farlo e mi sono andata a vaccinare, così, alla leggera.
Dopo la seconda dose, il primo luglio, mi si sono subito gonfiati i linfonodi sotto le ascelle, si è gonfiato il seno ed è iniziato un processo infiammatorio che si è esteso fino all’utero e ai reni.
A ottobre-novembre poi, mi sono trovata con delle enormi piaghe sulle gambe, che sembravano delle ustioni. Ho messo creme a base di cortisone che hanno peggiorato la situazione. Le piaghe si sono estese avanti e dietro la parte inferiore delle gambe, fino alle ginocchia. Quando era arrivato il momento della terza dose sono andata all’hub vaccinale, mostrando le mie gambe, e i medici mi hanno fatto le foto e mi hanno detto che effettivamente era meglio non facessi la terza dose. Non mi hanno rilasciato alcun documento, ma dopo alcuni giorni mi è arrivato dal ministero un nuovo green pass con la scadenza prolungata. Ora quel green pass è scaduto. Se dovessi essere obbligata ancora mi farò sospendere.
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Francesca, Andrea, Simone e Aidi: sono alcune delle storie degli italiani danneggiati dal vaccino anti Covid, che la scienza snobba e lo Stato finge di non vedere. Noi, invece, non smetteremo di raccontare la tragedia che vivono ogni giorno.Francesca, a 41 anni, non riesce più a camminare. Vive da reclusa, ha sempre bisogno di qualcuno che la aiuti: non è più autosufficiente. Adesso avverte anche dei bruciori interni: un dramma iniziato a cinque minuti dall’iniezione di Pfizer, per il quale non si trova ancora una terapia. Poi c’è Andrea, con un figlio di 17 anni che è finito in terapia intensiva per una miocardite post iniezione. Lui si è comprensibilmente spaventato, ha rifiutato la terza dose e per tutta risposta è stato sospeso dal lavoro. Simone, 43 anni, infermiere di Modena, da Moderna ha ricevuto un «regalino»: una malattia autoimmune che provoca dolori invalidanti. E adesso è in attesa di un’esenzione dal richiamo. Aidi, insegnante di 52 anni, si ritrova delle piaghe sulle gambe e un green pass scaduto. Sono alcune delle storie degli italiani danneggiati dal vaccino anti Covid, che la scienza snobba e lo Stato finge di non vedere. Noi, invece, non smetteremo di raccontare la tragedia che vivono ogni giorno.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rovinati-dal-vaccino-le-storie-2657830748.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="francesca-meringolo-non-riesco-a-camminare-e-ora-ho-bruciori-interni" data-post-id="2657830748" data-published-at="1660005393" data-use-pagination="False"> Francesca Meringolo: «Non riesco a camminare. E ora ho bruciori interni» Io adesso non cammino più bene. Dopo dieci metri inizio a zoppicare, perché le gambe mi cedono. È iniziato tutto dopo 5 minuti dalla prima dose di Pfizer: ho iniziato ad avvertire un forte dolore al lato destro della testa. All’hub dove mi trovavo, a Pieve Sestina, mi hanno tenuto sotto osservazione mezz’ora, quindi mi hanno detto di andare a casa e in caso di peggioramento di andare al pronto soccorso, avvertendomi che avrei potuto anche avere una parestesia temporanea, ma che comunque sarebbe passata. Ma mentre andavo a casa, ho iniziato ad avvertire questa paresi al viso, lato destro, fino allo zigomo. Avevo questa parte del viso addormentata, intorpidita, ma ho aspettato che passasse, come mi avevano consigliato, finché il lunedì mattina, al lavoro, ho avvertito, oltre a una forte compressione alla testa, dolori forti a braccio e gamba destra. Sopporto il dolore fino alla fine dell’orario di lavoro ma in macchina mi accorgo che non riesco a guidare: mi cedono braccia e gambe. Mi faccio venire a prendere da mio marito e vado dal medico di base, che a voce mi dice che può essere il vaccino e chiama il pronto soccorso. Anche all’ospedale, a voce, i medici dicono che probabilmente è stato il vaccino, che non sono il primo caso del genere ma che sarebbe passata.Mi hanno fatto vari controlli: tac, risonanza elettrocardiogramma e visita neurologica, da cui apparentemente non risultava nulla. Dopo che sono stata dimessa, il mio medico di base mi ha segnato altri esami, da cui è emerso che si stava sviluppando in me una malattia autoimmune. Fatto sta che da dieci mesi non trovo nessuno in grado di indicarmi una terapia adeguata. Io continuo a stare male. Prima ero dinamica. Ora sto pure senza stipendio, perché dopo dieci mesi non mi viene neppure riconosciuta la malattia. Vivo sempre chiusa in casa, devo avere sempre qualcuno che mi aiuti, ho una stanchezza cronica e non riesco a riposare, perché oltretutto mi sono anche venuti dei bruciori interni.Ho due figli adolescenti. Mio marito, un carabiniere, fa tutto lui ed è pure bravo. Il mio medico ha fatto richiesta alla commissione dell’Asl per l’esenzione, ma me l’hanno rigettata. Ora ho affidato il mio caso all’avvocato Riccardo Luzi. Prima di fare la terza dose, essendo un soggetto allergico e avendo una mutazione genetica, avevo chiesto ai medici vaccinatori se potevo essere esentata, ma loro mi avevano risposto che da protocollo potevano esentare soltanto per determinate patologie - e le mie non rientravano in questo elenco. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rovinati-dal-vaccino-le-storie-2657830748.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="andrea-p-mio-figlio-in-rianimazione-io-sospeso-dal-lavoro" data-post-id="2657830748" data-published-at="1660005393" data-use-pagination="False"> Andrea P.: «Mio figlio in rianimazione. Io sospeso dal lavoro» Mio figlio, 17 anni, è finito in terapia intensiva per una miocardite acuta correlata al vaccino. È successo a fine luglio 2021. La prima dose l’aveva fatta a giugno. A sei settimane ha fatto la seconda, anche se noi genitori non eravamo assolutamente convinti, perché incominciavano ad arrivare le notizie sui dati ufficiali, in cui si confermava il rischio di miocarditi per i giovani maschi. Io aveva già fatto le due dosi, mia moglie la prima e dopo la prima lei era finita al pronto soccorso per delle perdite di sangue continue e anomale, visto che era già in menopausa. Io, in particolare, avevo un po’ capito il rischio che correva mio figlio. Siamo stati anche a litigare tra di noi. Questo ha provocato chi ci ha governato, tra le altre cose: hanno diviso le famiglie.Fatto sta che purtroppo, dopo due settimane e mezzo di discussioni, siamo andati a far fare la seconda dose a nostro figlio, perché era il periodo in cui si diceva che senza green pass non si sarebbe più potuto far nulla, addirittura temevamo per la scuola - e poi c’erano le vacanze. Dopo cinque giorni è finito in terapia intensiva. Proprio cinque giorni, che poi coincidono con la tempistica dei casi di miocardite post vaccino.Per fortuna mio figlio è rimasto solo tre giorni in terapia intensiva per essere monitorato e non è peggiorato, quindi è stato trasferito in reparto. Lo abbiamo portato al pronto soccorso perché ha iniziato ad avere dolori al petto, che si irradiavano verso il braccio sinistro: i classici sintomi pre infarto. Lo stavamo accompagnando a una festa in centro a Milano e abbiamo deviato per il Niguarda. Lì ha fatto un esame che ha rilevano la troponina elevata, che è un enzima che indica un danno al muscolo cardiaco in corso. Dall’elettrocardiogramma e dall’ecocardiogramma, però, non si riscontrava nulla; poi, invece, dalla risonanza magnetica, eseguita dopo tre giorni, è emerso che c’era un edema, segno di una miocardite in corso.Sul referto dell’ospedale c’è proprio scritto che mio figlio ha avuto una miocardite acuta, presumibilmente alla seconda dose del vaccino, e adesso lui ha un’esenzione che gli ha firmato il medico di base. Io invece, siccome non ho voluto fare, dopo quello che è successo a mio figlio, la terza dose, sono stato sospeso dal lavoro per due mesi. Ho fatto una segnalazione all’Aifa sia per mia moglie che per mio figlio. L’Aifa mi ha risposto solo per mio figlio, chiedendomi via email la cartella clinica. E poi null’altro. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rovinati-dal-vaccino-le-storie-2657830748.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="simone-gatti-ho-dolori-invalidanti-pero-ancora-aspetto-l-esenzione" data-post-id="2657830748" data-published-at="1660005393" data-use-pagination="False"> Simone Gatti: «Ho dolori invalidanti, però ancora aspetto l'esenzione» Ho fatto il vaccino perché obbligato. Avrei preferito di gran lungo aspettare prima di sottopormi all’iniezione, ma sono stato obbligato dal caposala e oltretutto mi trovavo nel tempo di prova del contratto a tempo indeterminato.Volevo ricevere la dose del vaccino di Pzifer, ma nell’hub vaccinale mi hanno spiegato che avevano a disposizione solo il farmaco di Moderna e che ormai, essendoci l’obbligo di vaccinazione, dovevo fare quello che c’era.Ho ricevuto il vaccino al pomeriggio. Subito dopo ho sentito solo stanchezza, ma la notte stessa, alle 5 e mezza, mi sono svegliato con un dolore forte al torace. Avevo brividi e formicolio vicino al cuore, oltre che un’astenia terribile: per due ore non sono riuscito a mettermi sollevato sul letto per prendere il telefono e chiamare il pronto soccorso. Sono riuscito ad aspettare a letto finché non mi è passata quella sensazione, mi sentivo stanchissimo, ma allo stesso tempo avevo una tachicardia forte. Mi sono addormentato e quando mi sono svegliato stavo un po’ meglio.Sono passati due giorni e sono andato in pronto soccorso, dove hanno svolto gli accertamenti del caso e non hanno trovato niente, tranne la tachicardia e la pressione alta.Mi sono sottoposto a elettrocardiogramma ed ecocardiogramma e nulla risultava; eppure, io continuavo a stare male. Per due mesi ho sofferto di un dolore al torace, costante. All’altezza dello sterno. Anche l’astenia è durata circa due mesi: facevo fatica persino a fare una passeggiata dopo il lavoro.Alla fine, ho saputo che avevo sviluppato una fibriomalgia correlata al vaccino. Si tratta di una malattia autoimmune che dà dolori osteoarticolari invalidanti e altri problemi, al colon e ad altri organi.Ora il mio medico di base, che finora era riuscito a ottenere un differimento dei termini dell’obbligo di vaccinazione, dopo quello che mi era successo, mi ha detto che non può più continuare a firmarmi i certificati e ha chiesto il parere della commissione della Asl per l’esenzione. Sono, quindi, in attesa. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rovinati-dal-vaccino-le-storie-2657830748.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="aidi-pasian-mi-sono-fidata-dei-dottori-mi-ritrovo-piaghe-alle-gambe" data-post-id="2657830748" data-published-at="1660005393" data-use-pagination="False"> Aidi Pasian: «Mi sono fidata dei dottori, mi ritrovo piaghe alle gambe» Dopo la prima dose di Pzifer, il 27 maggio, ho avvertito dolori articolari e gonfiore alle mani, pesantezza e un dolore che non era alle ossa ma muscolare, di tessuto. Ho fatto il vaccino, non pensando troppo alle conseguenze possibili, mi sono fidata del mio medico, che è un vaccinatore e mi ha detto di farlo e mi sono andata a vaccinare, così, alla leggera.Dopo la seconda dose, il primo luglio, mi si sono subito gonfiati i linfonodi sotto le ascelle, si è gonfiato il seno ed è iniziato un processo infiammatorio che si è esteso fino all’utero e ai reni.A ottobre-novembre poi, mi sono trovata con delle enormi piaghe sulle gambe, che sembravano delle ustioni. Ho messo creme a base di cortisone che hanno peggiorato la situazione. Le piaghe si sono estese avanti e dietro la parte inferiore delle gambe, fino alle ginocchia. Quando era arrivato il momento della terza dose sono andata all’hub vaccinale, mostrando le mie gambe, e i medici mi hanno fatto le foto e mi hanno detto che effettivamente era meglio non facessi la terza dose. Non mi hanno rilasciato alcun documento, ma dopo alcuni giorni mi è arrivato dal ministero un nuovo green pass con la scadenza prolungata. Ora quel green pass è scaduto. Se dovessi essere obbligata ancora mi farò sospendere.
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Una terra molto diversa, sconfinata, abitata da strani esseri (ci vollero circa una cinquantina di anni, e pagine e pagine di discussioni sulla loro natura, affinché gli indios fossero riconosciuti come «veri uomini», dunque dotati di pieni diritti e non riducibili in schiavitù). Pochi anni dopo, nel 1516, Tommaso Moro (poi martire e santo) inventò il termine «utopia», giocando su una possibile doppia etimologia greca: «non-luogo» o «buon luogo». E non è un caso che, proprio in quel periodo, nella cultura occidentale si insinuò l’idea che fosse possibile ripartire da zero, costruire un «mondo nuovo», più giusto e più libero. Per Moro era il tratteggio di uno Stato ideale, ma per molti fu la speranza, al di là degli esiti, di un «altrove» esistente, una nuova terra appena scoperta. E la rottura di una gabbia ideologica che aveva, nel tardo Medioevo, forse un po’ soffocato il mondo in un sistema di pensiero - benché straordinario - come quello scolastico.
Nemmeno può essere un caso, dunque, che gli Stati Uniti, nazione nata dall’incontro di avventurieri e immigrati in cerca di fortuna, siano diventati i grandi produttori globali di narrazioni sugli alieni (dal latino «altrui», ma anche «estraneo») e sull’ignoto, a volte sotto il segno della minaccia a volte sotto quello della curiosità e del mistero. Anche altre culture, naturalmente, hanno raccontato mondi altri, con forme di vita extraterrestri, ma è nella natura stessa degli Stati Uniti una tensione a scoprire e colonizzare l’ignoto. Sono gli Usa la patria di Star Wars, di Et e Isaac Asimov, solo per citarne alcuni. È evidente che queste storie toccano corde profonde dell’inconscio collettivo americano, rinnovano uno slancio originario. Ecco perché, forse, l’amministrazione Maga ha deciso di desecretare i file governativi relativi «alla vita aliena ed extraterrestre, ai fenomeni aerei non identificati (Uap) e agli oggetti volanti non identificati (Ufo)» (Donald Trump, 19 febbraio 2026, su Truth). Per alcuni si tratta del solito vecchio espediente, cioè distrarre la popolazione dai fallimenti del governo, ma sicuramente per gli americani - e non solo - è un tema che va a sollecitare le fibre più intime.
Venerdì il ministero della Guerra ha rilasciato la prima tranche di file. Si tratta di documenti - report, immagini, filmati, audio - che arrivano fino agli anni recenti ma partono già dal 1947. Per esempio, la registrazione delle comunicazioni aria-terra durante il volo della missione Gemini 7. L’astronauta Frank Borman riferisce al centro di controllo missione Nasa a Houston, il 5 dicembre 1965, di aver avvistato un oggetto non identificato che ha chiamato «bogey». Durante lo scambio, Borman descrive tre elementi: il booster (il razzo che ha portato la navicella in orbita), centinaia di piccole particelle e, appunto, un terzo oggetto non identificato.
Una foto della superficie lunare vista dal sito di allunaggio dell’Apollo 12, quindi nel 1969, presenta fenomeni visibili non identificati sopra l’orizzonte. Nel debriefing dell’Apollo 11, reso pubblico per la prima volta dopo quasi 60 anni, l’astronauta Buzz Aldrin descrive la vista di un oggetto «di dimensioni considerevoli» vicino alla superficie lunare e una fonte di luce così intensa da sembrare un laser.
Tra i file figurano video ripresi da sensori militari in diverse aree del mondo. Uno mostra un oggetto a forma di «pallone da football» avvistato nel Mar Cinese Orientale nel 2022, ma in molti altri filmati si vedono «puntini» che si muovono in modo erratico sopra Iraq, Siria ed Emirati Arabi Uniti negli ultimi anni. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha inviato un rapporto su un fenomeno anomalo non identificato ripreso in cinque secondi di filmato da un sensore a infrarossi installato su una piattaforma militare a maggio del 2022. Nel video, un oggetto simile a un missile attraversa lo schermo per pochi secondi a velocità molto sostenuta. «I lettori non devono interpretare alcuna parte di questa descrizione come un giudizio analitico, una conclusione investigativa o una determinazione fattuale riguardo alla validità, natura o rilevanza dell’evento descritto», si legge in fondo al commento del filmato. Eppure, evidentemente, gli esperti Oltreoceano non riescono a spiegare il fenomeno.
Tra i file c’è anche una foto elaborata dall’Fbi che ricrea i resoconti concordanti di testimoni oculari del settembre 2023 riguardanti un apparente oggetto metallico di colore bronzo a forma ellissoidale, lungo tra i 130 e i 195 piedi, che si materializzò da una luce brillante nel cielo e scomparve istantaneamente. In generale, non vi è alcunché di inequivocabile, ed è anzi verosimile che la maggior parte le anomalie registrate dalle videocamere abbiano spiegazioni plausibili da parte degli addetti ai lavori.
Si tratta, comunque, solo della prima tranche: altri rilasci avverranno nei prossimi mesi, in quello che è un immaginario senz’altro molto americano, capace però di affascinare anche il Vecchio continente. E che forse riflette, oggi come allora, un po’ l’archetipo del cercatore/esploratore (antico almeno quanto Ulisse), un po’ la possibilità di un’evasione. E forse anche la speranza, attraverso l’incontro con l’Altro, di scoprire qualcosa di più su noi stessi.
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Fanno eccezioni le scuole in situazioni disagiate, come nelle piccole isole, nei Comuni montani, nelle zone abitate da minoranze linguistiche dove possono essere costituite classi uniche con un numero di alunni inferiori.
Il problema è che in tutta Italia nascono sempre meno bimbi, da 576.659 del 2008 siamo passati a 355.000 del 2025; il numero medio di figli per donna è sceso da 2,34 del 2008 a 1,14 del 2025 e la soglia d’obbligo della normativa vigente ostacola di fatto l’avvio del ciclo d’istruzione.
Come accade nelle frazioni romagnole di Macerone e Ponte Pietra. «Nell’arco di dieci anni a Cesena abbiamo perso il 33% delle nascite», ha spiegato l’assessore comunale alla Scuola, Elena Baredi, ricordando sul Resto del Carlino che «nel 2020 i nuovi nati erano 624, nel 2025 sono scesi a 471: 153 bambini in meno, un dato pesante se pensiamo agli effetti che avrà sulle scuole primarie nei prossimi anni».
A sedere a settembre sui banchi della prima elementare saranno i bambini nati nel 2020, inizio Covid, e dopo quello che hanno passato tra restrizioni nei giochi all’aria aperta e socialità ridotta per non dire assente, si vedono negare pure il diritto di andare a scuola nel proprio Comune. A Montesicuro, frazione di Ancona, malgrado le rassicurazioni dell’assessore comunale alle Politiche educative, Antonella Andreoli, i genitori non sono ancora certi che partirà la prima elementare. Le domande di iscrizione si sono fermate a quota 8 e rimane il rischio di dover spostare i bambini su altri plessi, con grande disagio delle famiglie malgrado sia stato promesso il trasporto scolastico.
In Toscana, sulle colline della Valdinievole, nel Comune di Massa e Cozzile, con soli 11 bambini iscritti l’Ufficio scolastico regionale potrebbe non attivare la classe prima. I cittadini hanno promosso una raccolta firme, segnalando che il Comune ha investito nel recupero di cinque appartamenti nel centro storico per attirare nuove famiglie e sarebbe un controsenso tagliare i servizi scolastici. Secondo l’associazione Gilda degli insegnanti di Lucca e Massa Carrara, la stima del calo delle iscrizioni 2026-2027 nella scuola primaria è del - 6,8% rispetto al 2025, con conseguente mancata attivazione delle classi prime.
La Puglia registra -950 iscrizioni nella scuola primaria, con perdite più importanti a Taranto (-6,76%), oltre a prevedere una diminuzione di 3.080 studenti considerando anche la secondaria di primo e secondo grado. In Sardegna, Regione col tasso di fecondità più basso in Italia per il sesto anno consecutivo (0,85 figli per donna), nel 2025 si registrarono circa 2.000 iscrizioni in meno, rispetto al 2024. La scuola elementare di Villa Carcina, frazione di Brescia, chiuderà a settembre perché non ci sono bambini, non è possibile formare le classi. Stessa sorte subiranno le elementari «Aldo Moro» di Fontana e «Giovanni Paolo II» di Rossaghe; incerta anche la sorte della scuola primaria di Temù, nell’Alta Val Camonica, dove cinque dei sette bambini che la frequentano andranno alle medie a settembre e nessuno entrerà in prima. Lo scorso settembre era stata chiusa la scuola elementare «Gianni Rodari» di Gazzolo, frazione di Lumezzane, sempre nel Bresciano.
«Stimiamo circa 420-440 nuovi iscritti in prima, contro i 600 dei primi anni 2000: una riduzione che supera il 30%», ha dichiarato Piervincenzo Di Terlizzi, dirigente scolastico dell’istituto tecnico Kennedy di Pordenone, Friuli-Venezia Giulia. In un’intervista a Tecnica della scuola ha ricordato: «Settembre 2026 segna anche l’ingresso nella scuola primaria dei bimbi nati nel 2020, anno del Covid. È un momento simbolico e concreto: questi bambini sono nati in uno dei periodi più difficili del dopoguerra, in un anno in cui le nascite in provincia hanno toccato uno dei valori più bassi degli ultimi decenni. Non è solo statistica; è la conseguenza di scelte fatte anni fa che ora si manifestano nelle nostre aule».
A febbraio, Marcello Pacifico, presidente nazionale di Anief, Sssociazione professionale e sindacale del mondo dell’Istruzione, aveva dichiarato: «Salvaguardare l’attivazione delle classi prime nei piccoli comuni significa tutelare il diritto allo studio, ma anche la coesione territoriale e la vitalità delle comunità». Secondo Anief, serve rivedere la norma del 2009 includendo le realtà demograficamente critiche nelle deroghe alla formazione delle classi per le quali non è vincolante il numero minimo di 15 alunni. Sarebbe un segnale importante, di attenzione alle politiche familiari.
Non dimentichiamo, inoltre, che il nuovo Fondo per le attività socioeducative territoriali a favore dei minori, 60 milioni di euro annui a decorrere dal 2026, (decreto firmato il 7 maggio) vedrà le sue risorse ripartite tra i Comuni tenendo conto dei dati Istat relativi alla popolazione minorile residente risultante dall’ultimo censimento. I finanziamenti calano, con il calo della natalità.
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