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2022-08-09
Rovinati dal vaccino: le storie
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Francesca, a 41 anni, non riesce più a camminare. Vive da reclusa, ha sempre bisogno di qualcuno che la aiuti: non è più autosufficiente. Adesso avverte anche dei bruciori interni: un dramma iniziato a cinque minuti dall’iniezione di Pfizer, per il quale non si trova ancora una terapia. Poi c’è Andrea, con un figlio di 17 anni che è finito in terapia intensiva per una miocardite post iniezione. Lui si è comprensibilmente spaventato, ha rifiutato la terza dose e per tutta risposta è stato sospeso dal lavoro. Simone, 43 anni, infermiere di Modena, da Moderna ha ricevuto un «regalino»: una malattia autoimmune che provoca dolori invalidanti. E adesso è in attesa di un’esenzione dal richiamo. Aidi, insegnante di 52 anni, si ritrova delle piaghe sulle gambe e un green pass scaduto. Sono alcune delle storie degli italiani danneggiati dal vaccino anti Covid, che la scienza snobba e lo Stato finge di non vedere. Noi, invece, non smetteremo di raccontare la tragedia che vivono ogni giorno.
Francesca Meringolo: «Non riesco a camminare. E ora ho bruciori interni»
Io adesso non cammino più bene. Dopo dieci metri inizio a zoppicare, perché le gambe mi cedono. È iniziato tutto dopo 5 minuti dalla prima dose di Pfizer: ho iniziato ad avvertire un forte dolore al lato destro della testa. All’hub dove mi trovavo, a Pieve Sestina, mi hanno tenuto sotto osservazione mezz’ora, quindi mi hanno detto di andare a casa e in caso di peggioramento di andare al pronto soccorso, avvertendomi che avrei potuto anche avere una parestesia temporanea, ma che comunque sarebbe passata. Ma mentre andavo a casa, ho iniziato ad avvertire questa paresi al viso, lato destro, fino allo zigomo. Avevo questa parte del viso addormentata, intorpidita, ma ho aspettato che passasse, come mi avevano consigliato, finché il lunedì mattina, al lavoro, ho avvertito, oltre a una forte compressione alla testa, dolori forti a braccio e gamba destra. Sopporto il dolore fino alla fine dell’orario di lavoro ma in macchina mi accorgo che non riesco a guidare: mi cedono braccia e gambe. Mi faccio venire a prendere da mio marito e vado dal medico di base, che a voce mi dice che può essere il vaccino e chiama il pronto soccorso. Anche all’ospedale, a voce, i medici dicono che probabilmente è stato il vaccino, che non sono il primo caso del genere ma che sarebbe passata.
Mi hanno fatto vari controlli: tac, risonanza elettrocardiogramma e visita neurologica, da cui apparentemente non risultava nulla. Dopo che sono stata dimessa, il mio medico di base mi ha segnato altri esami, da cui è emerso che si stava sviluppando in me una malattia autoimmune. Fatto sta che da dieci mesi non trovo nessuno in grado di indicarmi una terapia adeguata. Io continuo a stare male. Prima ero dinamica. Ora sto pure senza stipendio, perché dopo dieci mesi non mi viene neppure riconosciuta la malattia. Vivo sempre chiusa in casa, devo avere sempre qualcuno che mi aiuti, ho una stanchezza cronica e non riesco a riposare, perché oltretutto mi sono anche venuti dei bruciori interni.
Ho due figli adolescenti. Mio marito, un carabiniere, fa tutto lui ed è pure bravo. Il mio medico ha fatto richiesta alla commissione dell’Asl per l’esenzione, ma me l’hanno rigettata. Ora ho affidato il mio caso all’avvocato Riccardo Luzi. Prima di fare la terza dose, essendo un soggetto allergico e avendo una mutazione genetica, avevo chiesto ai medici vaccinatori se potevo essere esentata, ma loro mi avevano risposto che da protocollo potevano esentare soltanto per determinate patologie - e le mie non rientravano in questo elenco.
Andrea P.: «Mio figlio in rianimazione. Io sospeso dal lavoro»
Mio figlio, 17 anni, è finito in terapia intensiva per una miocardite acuta correlata al vaccino. È successo a fine luglio 2021. La prima dose l’aveva fatta a giugno. A sei settimane ha fatto la seconda, anche se noi genitori non eravamo assolutamente convinti, perché incominciavano ad arrivare le notizie sui dati ufficiali, in cui si confermava il rischio di miocarditi per i giovani maschi. Io aveva già fatto le due dosi, mia moglie la prima e dopo la prima lei era finita al pronto soccorso per delle perdite di sangue continue e anomale, visto che era già in menopausa. Io, in particolare, avevo un po’ capito il rischio che correva mio figlio. Siamo stati anche a litigare tra di noi. Questo ha provocato chi ci ha governato, tra le altre cose: hanno diviso le famiglie.
Fatto sta che purtroppo, dopo due settimane e mezzo di discussioni, siamo andati a far fare la seconda dose a nostro figlio, perché era il periodo in cui si diceva che senza green pass non si sarebbe più potuto far nulla, addirittura temevamo per la scuola - e poi c’erano le vacanze. Dopo cinque giorni è finito in terapia intensiva. Proprio cinque giorni, che poi coincidono con la tempistica dei casi di miocardite post vaccino.
Per fortuna mio figlio è rimasto solo tre giorni in terapia intensiva per essere monitorato e non è peggiorato, quindi è stato trasferito in reparto. Lo abbiamo portato al pronto soccorso perché ha iniziato ad avere dolori al petto, che si irradiavano verso il braccio sinistro: i classici sintomi pre infarto. Lo stavamo accompagnando a una festa in centro a Milano e abbiamo deviato per il Niguarda. Lì ha fatto un esame che ha rilevano la troponina elevata, che è un enzima che indica un danno al muscolo cardiaco in corso. Dall’elettrocardiogramma e dall’ecocardiogramma, però, non si riscontrava nulla; poi, invece, dalla risonanza magnetica, eseguita dopo tre giorni, è emerso che c’era un edema, segno di una miocardite in corso.
Sul referto dell’ospedale c’è proprio scritto che mio figlio ha avuto una miocardite acuta, presumibilmente alla seconda dose del vaccino, e adesso lui ha un’esenzione che gli ha firmato il medico di base. Io invece, siccome non ho voluto fare, dopo quello che è successo a mio figlio, la terza dose, sono stato sospeso dal lavoro per due mesi. Ho fatto una segnalazione all’Aifa sia per mia moglie che per mio figlio. L’Aifa mi ha risposto solo per mio figlio, chiedendomi via email la cartella clinica. E poi null’altro.
Simone Gatti: «Ho dolori invalidanti, però ancora aspetto l'esenzione»
Ho fatto il vaccino perché obbligato. Avrei preferito di gran lungo aspettare prima di sottopormi all’iniezione, ma sono stato obbligato dal caposala e oltretutto mi trovavo nel tempo di prova del contratto a tempo indeterminato.
Volevo ricevere la dose del vaccino di Pzifer, ma nell’hub vaccinale mi hanno spiegato che avevano a disposizione solo il farmaco di Moderna e che ormai, essendoci l’obbligo di vaccinazione, dovevo fare quello che c’era.
Ho ricevuto il vaccino al pomeriggio. Subito dopo ho sentito solo stanchezza, ma la notte stessa, alle 5 e mezza, mi sono svegliato con un dolore forte al torace. Avevo brividi e formicolio vicino al cuore, oltre che un’astenia terribile: per due ore non sono riuscito a mettermi sollevato sul letto per prendere il telefono e chiamare il pronto soccorso. Sono riuscito ad aspettare a letto finché non mi è passata quella sensazione, mi sentivo stanchissimo, ma allo stesso tempo avevo una tachicardia forte. Mi sono addormentato e quando mi sono svegliato stavo un po’ meglio.
Sono passati due giorni e sono andato in pronto soccorso, dove hanno svolto gli accertamenti del caso e non hanno trovato niente, tranne la tachicardia e la pressione alta.
Mi sono sottoposto a elettrocardiogramma ed ecocardiogramma e nulla risultava; eppure, io continuavo a stare male. Per due mesi ho sofferto di un dolore al torace, costante. All’altezza dello sterno. Anche l’astenia è durata circa due mesi: facevo fatica persino a fare una passeggiata dopo il lavoro.
Alla fine, ho saputo che avevo sviluppato una fibriomalgia correlata al vaccino. Si tratta di una malattia autoimmune che dà dolori osteoarticolari invalidanti e altri problemi, al colon e ad altri organi.
Ora il mio medico di base, che finora era riuscito a ottenere un differimento dei termini dell’obbligo di vaccinazione, dopo quello che mi era successo, mi ha detto che non può più continuare a firmarmi i certificati e ha chiesto il parere della commissione della Asl per l’esenzione. Sono, quindi, in attesa.
Aidi Pasian: «Mi sono fidata dei dottori, mi ritrovo piaghe alle gambe»
Dopo la prima dose di Pzifer, il 27 maggio, ho avvertito dolori articolari e gonfiore alle mani, pesantezza e un dolore che non era alle ossa ma muscolare, di tessuto. Ho fatto il vaccino, non pensando troppo alle conseguenze possibili, mi sono fidata del mio medico, che è un vaccinatore e mi ha detto di farlo e mi sono andata a vaccinare, così, alla leggera.
Dopo la seconda dose, il primo luglio, mi si sono subito gonfiati i linfonodi sotto le ascelle, si è gonfiato il seno ed è iniziato un processo infiammatorio che si è esteso fino all’utero e ai reni.
A ottobre-novembre poi, mi sono trovata con delle enormi piaghe sulle gambe, che sembravano delle ustioni. Ho messo creme a base di cortisone che hanno peggiorato la situazione. Le piaghe si sono estese avanti e dietro la parte inferiore delle gambe, fino alle ginocchia. Quando era arrivato il momento della terza dose sono andata all’hub vaccinale, mostrando le mie gambe, e i medici mi hanno fatto le foto e mi hanno detto che effettivamente era meglio non facessi la terza dose. Non mi hanno rilasciato alcun documento, ma dopo alcuni giorni mi è arrivato dal ministero un nuovo green pass con la scadenza prolungata. Ora quel green pass è scaduto. Se dovessi essere obbligata ancora mi farò sospendere.
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Francesca, Andrea, Simone e Aidi: sono alcune delle storie degli italiani danneggiati dal vaccino anti Covid, che la scienza snobba e lo Stato finge di non vedere. Noi, invece, non smetteremo di raccontare la tragedia che vivono ogni giorno.Francesca, a 41 anni, non riesce più a camminare. Vive da reclusa, ha sempre bisogno di qualcuno che la aiuti: non è più autosufficiente. Adesso avverte anche dei bruciori interni: un dramma iniziato a cinque minuti dall’iniezione di Pfizer, per il quale non si trova ancora una terapia. Poi c’è Andrea, con un figlio di 17 anni che è finito in terapia intensiva per una miocardite post iniezione. Lui si è comprensibilmente spaventato, ha rifiutato la terza dose e per tutta risposta è stato sospeso dal lavoro. Simone, 43 anni, infermiere di Modena, da Moderna ha ricevuto un «regalino»: una malattia autoimmune che provoca dolori invalidanti. E adesso è in attesa di un’esenzione dal richiamo. Aidi, insegnante di 52 anni, si ritrova delle piaghe sulle gambe e un green pass scaduto. Sono alcune delle storie degli italiani danneggiati dal vaccino anti Covid, che la scienza snobba e lo Stato finge di non vedere. Noi, invece, non smetteremo di raccontare la tragedia che vivono ogni giorno.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rovinati-dal-vaccino-le-storie-2657830748.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="francesca-meringolo-non-riesco-a-camminare-e-ora-ho-bruciori-interni" data-post-id="2657830748" data-published-at="1660005393" data-use-pagination="False"> Francesca Meringolo: «Non riesco a camminare. E ora ho bruciori interni» Io adesso non cammino più bene. Dopo dieci metri inizio a zoppicare, perché le gambe mi cedono. È iniziato tutto dopo 5 minuti dalla prima dose di Pfizer: ho iniziato ad avvertire un forte dolore al lato destro della testa. All’hub dove mi trovavo, a Pieve Sestina, mi hanno tenuto sotto osservazione mezz’ora, quindi mi hanno detto di andare a casa e in caso di peggioramento di andare al pronto soccorso, avvertendomi che avrei potuto anche avere una parestesia temporanea, ma che comunque sarebbe passata. Ma mentre andavo a casa, ho iniziato ad avvertire questa paresi al viso, lato destro, fino allo zigomo. Avevo questa parte del viso addormentata, intorpidita, ma ho aspettato che passasse, come mi avevano consigliato, finché il lunedì mattina, al lavoro, ho avvertito, oltre a una forte compressione alla testa, dolori forti a braccio e gamba destra. Sopporto il dolore fino alla fine dell’orario di lavoro ma in macchina mi accorgo che non riesco a guidare: mi cedono braccia e gambe. Mi faccio venire a prendere da mio marito e vado dal medico di base, che a voce mi dice che può essere il vaccino e chiama il pronto soccorso. Anche all’ospedale, a voce, i medici dicono che probabilmente è stato il vaccino, che non sono il primo caso del genere ma che sarebbe passata.Mi hanno fatto vari controlli: tac, risonanza elettrocardiogramma e visita neurologica, da cui apparentemente non risultava nulla. Dopo che sono stata dimessa, il mio medico di base mi ha segnato altri esami, da cui è emerso che si stava sviluppando in me una malattia autoimmune. Fatto sta che da dieci mesi non trovo nessuno in grado di indicarmi una terapia adeguata. Io continuo a stare male. Prima ero dinamica. Ora sto pure senza stipendio, perché dopo dieci mesi non mi viene neppure riconosciuta la malattia. Vivo sempre chiusa in casa, devo avere sempre qualcuno che mi aiuti, ho una stanchezza cronica e non riesco a riposare, perché oltretutto mi sono anche venuti dei bruciori interni.Ho due figli adolescenti. Mio marito, un carabiniere, fa tutto lui ed è pure bravo. Il mio medico ha fatto richiesta alla commissione dell’Asl per l’esenzione, ma me l’hanno rigettata. Ora ho affidato il mio caso all’avvocato Riccardo Luzi. Prima di fare la terza dose, essendo un soggetto allergico e avendo una mutazione genetica, avevo chiesto ai medici vaccinatori se potevo essere esentata, ma loro mi avevano risposto che da protocollo potevano esentare soltanto per determinate patologie - e le mie non rientravano in questo elenco. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rovinati-dal-vaccino-le-storie-2657830748.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="andrea-p-mio-figlio-in-rianimazione-io-sospeso-dal-lavoro" data-post-id="2657830748" data-published-at="1660005393" data-use-pagination="False"> Andrea P.: «Mio figlio in rianimazione. Io sospeso dal lavoro» Mio figlio, 17 anni, è finito in terapia intensiva per una miocardite acuta correlata al vaccino. È successo a fine luglio 2021. La prima dose l’aveva fatta a giugno. A sei settimane ha fatto la seconda, anche se noi genitori non eravamo assolutamente convinti, perché incominciavano ad arrivare le notizie sui dati ufficiali, in cui si confermava il rischio di miocarditi per i giovani maschi. Io aveva già fatto le due dosi, mia moglie la prima e dopo la prima lei era finita al pronto soccorso per delle perdite di sangue continue e anomale, visto che era già in menopausa. Io, in particolare, avevo un po’ capito il rischio che correva mio figlio. Siamo stati anche a litigare tra di noi. Questo ha provocato chi ci ha governato, tra le altre cose: hanno diviso le famiglie.Fatto sta che purtroppo, dopo due settimane e mezzo di discussioni, siamo andati a far fare la seconda dose a nostro figlio, perché era il periodo in cui si diceva che senza green pass non si sarebbe più potuto far nulla, addirittura temevamo per la scuola - e poi c’erano le vacanze. Dopo cinque giorni è finito in terapia intensiva. Proprio cinque giorni, che poi coincidono con la tempistica dei casi di miocardite post vaccino.Per fortuna mio figlio è rimasto solo tre giorni in terapia intensiva per essere monitorato e non è peggiorato, quindi è stato trasferito in reparto. Lo abbiamo portato al pronto soccorso perché ha iniziato ad avere dolori al petto, che si irradiavano verso il braccio sinistro: i classici sintomi pre infarto. Lo stavamo accompagnando a una festa in centro a Milano e abbiamo deviato per il Niguarda. Lì ha fatto un esame che ha rilevano la troponina elevata, che è un enzima che indica un danno al muscolo cardiaco in corso. Dall’elettrocardiogramma e dall’ecocardiogramma, però, non si riscontrava nulla; poi, invece, dalla risonanza magnetica, eseguita dopo tre giorni, è emerso che c’era un edema, segno di una miocardite in corso.Sul referto dell’ospedale c’è proprio scritto che mio figlio ha avuto una miocardite acuta, presumibilmente alla seconda dose del vaccino, e adesso lui ha un’esenzione che gli ha firmato il medico di base. Io invece, siccome non ho voluto fare, dopo quello che è successo a mio figlio, la terza dose, sono stato sospeso dal lavoro per due mesi. Ho fatto una segnalazione all’Aifa sia per mia moglie che per mio figlio. L’Aifa mi ha risposto solo per mio figlio, chiedendomi via email la cartella clinica. E poi null’altro. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rovinati-dal-vaccino-le-storie-2657830748.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="simone-gatti-ho-dolori-invalidanti-pero-ancora-aspetto-l-esenzione" data-post-id="2657830748" data-published-at="1660005393" data-use-pagination="False"> Simone Gatti: «Ho dolori invalidanti, però ancora aspetto l'esenzione» Ho fatto il vaccino perché obbligato. Avrei preferito di gran lungo aspettare prima di sottopormi all’iniezione, ma sono stato obbligato dal caposala e oltretutto mi trovavo nel tempo di prova del contratto a tempo indeterminato.Volevo ricevere la dose del vaccino di Pzifer, ma nell’hub vaccinale mi hanno spiegato che avevano a disposizione solo il farmaco di Moderna e che ormai, essendoci l’obbligo di vaccinazione, dovevo fare quello che c’era.Ho ricevuto il vaccino al pomeriggio. Subito dopo ho sentito solo stanchezza, ma la notte stessa, alle 5 e mezza, mi sono svegliato con un dolore forte al torace. Avevo brividi e formicolio vicino al cuore, oltre che un’astenia terribile: per due ore non sono riuscito a mettermi sollevato sul letto per prendere il telefono e chiamare il pronto soccorso. Sono riuscito ad aspettare a letto finché non mi è passata quella sensazione, mi sentivo stanchissimo, ma allo stesso tempo avevo una tachicardia forte. Mi sono addormentato e quando mi sono svegliato stavo un po’ meglio.Sono passati due giorni e sono andato in pronto soccorso, dove hanno svolto gli accertamenti del caso e non hanno trovato niente, tranne la tachicardia e la pressione alta.Mi sono sottoposto a elettrocardiogramma ed ecocardiogramma e nulla risultava; eppure, io continuavo a stare male. Per due mesi ho sofferto di un dolore al torace, costante. All’altezza dello sterno. Anche l’astenia è durata circa due mesi: facevo fatica persino a fare una passeggiata dopo il lavoro.Alla fine, ho saputo che avevo sviluppato una fibriomalgia correlata al vaccino. Si tratta di una malattia autoimmune che dà dolori osteoarticolari invalidanti e altri problemi, al colon e ad altri organi.Ora il mio medico di base, che finora era riuscito a ottenere un differimento dei termini dell’obbligo di vaccinazione, dopo quello che mi era successo, mi ha detto che non può più continuare a firmarmi i certificati e ha chiesto il parere della commissione della Asl per l’esenzione. Sono, quindi, in attesa. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rovinati-dal-vaccino-le-storie-2657830748.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="aidi-pasian-mi-sono-fidata-dei-dottori-mi-ritrovo-piaghe-alle-gambe" data-post-id="2657830748" data-published-at="1660005393" data-use-pagination="False"> Aidi Pasian: «Mi sono fidata dei dottori, mi ritrovo piaghe alle gambe» Dopo la prima dose di Pzifer, il 27 maggio, ho avvertito dolori articolari e gonfiore alle mani, pesantezza e un dolore che non era alle ossa ma muscolare, di tessuto. Ho fatto il vaccino, non pensando troppo alle conseguenze possibili, mi sono fidata del mio medico, che è un vaccinatore e mi ha detto di farlo e mi sono andata a vaccinare, così, alla leggera.Dopo la seconda dose, il primo luglio, mi si sono subito gonfiati i linfonodi sotto le ascelle, si è gonfiato il seno ed è iniziato un processo infiammatorio che si è esteso fino all’utero e ai reni.A ottobre-novembre poi, mi sono trovata con delle enormi piaghe sulle gambe, che sembravano delle ustioni. Ho messo creme a base di cortisone che hanno peggiorato la situazione. Le piaghe si sono estese avanti e dietro la parte inferiore delle gambe, fino alle ginocchia. Quando era arrivato il momento della terza dose sono andata all’hub vaccinale, mostrando le mie gambe, e i medici mi hanno fatto le foto e mi hanno detto che effettivamente era meglio non facessi la terza dose. Non mi hanno rilasciato alcun documento, ma dopo alcuni giorni mi è arrivato dal ministero un nuovo green pass con la scadenza prolungata. Ora quel green pass è scaduto. Se dovessi essere obbligata ancora mi farò sospendere.
Ansa
Ma qui non si tratta di consentire agli agenti di sparare all’impazzata, senza rendere conto in alcun modo del loro operato. Ma di evitare che dei servitori dello Stato finiscano come il brigadiere capo Legrottaglie, un carabiniere che dopo 40 anni di servizio e a un solo giorno dalla pensione sette mesi fa è stato ucciso a Francavilla Fontana da un rapinatore. Il bandito lo ha colpito mentre era in fuga e il brigadiere non ha fatto in tempo a reagire. Se Legrottaglie avesse sparato per primo sarebbe ancora vivo, ma premere il grilletto molto probabilmente avrebbe significato essere accusato di omicidio volontario, come è successo al poliziotto antidroga in servizio nel bosco dello spaccio a Milano. Colpire per primo, anche dopo uno speronamento, quasi certamente lo avrebbe messo nei guai con la giustizia, come è successo al vicebrigadiere Emanuele Marroccella, condannato a tre anni di carcere e a 137.000 euro di provvisionale per aver ucciso un malvivente che aveva ferito un collega con un cacciavite lungo 20 centimetri.
Ecco, lo scudo per poliziotti e carabinieri significa salvare la vita a qualche servitore dello Stato ed evitare che uno di loro finisca sotto processo per aver sparato a un delinquente o aver inseguito chi non si ferma all’alt, come accaduto, sempre a Milano, con il caso Ramy. Lo scudo serve a proteggere le forze dell’ordine, a impedire che finiscano indagate per aver fatto il loro mestiere, significa sottrarre il loro operato a giudizi sommari. Se vogliamo che ci difendano da ladri, rapinatori, stupratori e terroristi non c’è altra via che garantire loro la protezione e la solidarietà dello Stato, affinché non si sentano con le mani legate.
Sinistra e Quirinale a quanto pare hanno dubbi pure sul fermo provvisorio preventivo. Gli uffici giuridici del Colle nutrirebbero perplessità per un provvedimento che non punisce chi ha commesso un reato, ma si pone l’obiettivo che non sia compiuto. Secondo la presidenza della Repubblica le nuove norme non sarebbero compatibili con il dettato costituzionale. E ça va sans dire la sinistra sposa in pieno l’opinione degli uomini di Mattarella.
Eppure, le misure preventive esistono da tempo e nessuno fino a oggi ha alzato il ditino ponendo obiezioni. Che cos’è il Daspo se non un provvedimento che, vietando la partecipazione a manifestazioni sportive, punta a impedire che tifosi violenti scatenino tafferugli durante le partite? Si limita la libertà di movimento di certi soggetti per evitare che vengano compiuti dei reati. Eppure, nessuno si è mai preoccupato della compatibilità costituzionale. Come peraltro non si è opposta la Carta su cui si fonda la nostra Repubblica quando, durante il Covid, fu vietata al capo dei portuali di Trieste la presenza a una manifestazione nella Capitale. Qual era la pericolosità sociale di Stefano Puzzer? Manifestava pacificamente contro il green pass, non metteva a ferro e fuoco una città. Ma per il solo fatto di aver osato improvvisare una manifestazione – ribadisco, pacifica – fu denunciato e allontanato per ordine del questore.
Dunque, vista la pericolosità dei gruppi antagonisti, quando ci decideremo a metterli fuori legge e a impedire loro di partecipare alle manifestazioni? Capisco il diritto di esprimere le proprie opinioni e anche di contestare una linea politica. A Torino però non abbiamo assistito a una protesta, ma a una guerriglia. Il diritto alla sassaiola, a incendiare i cassonetti, a colpire con il martello un agente non esiste. Esiste la legge e va applicata con durezza, anche impedendo ai terroristi del sabato sera di manifestare. Negli anni Settanta contro il terrorismo lo Stato varò la legge Reale e anche all’epoca qualcuno si appellò alla Costituzione, ma quelle norme contribuirono a fermare le violenze.
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 3 febbraio con Carlo Cambi