Rispunta l’Italia dei valori di Di Pietro per dare un simbolo ai grillini ribelli
Nel Movimento scatta la caccia al dissidente, fra espulsioni e sospetti. Ma la base sta con gli anti Mario Draghi, che potrebbero formare un gruppo parlamentare grazie al logo dell’Idv. Intanto Dibba coccola i fuoriusciti

Amen, saremo più leggeri». Ufficializzando la traversata del deserto, i grillini governisti vicino a Luigi Di Maio hanno già tirato le somme e la raccontano così; i dissidenti sarebbero zavorra, meglio lasciarli andare e continuare a camminare spediti. Il problema sta sempre nella meta: fine legislatura o irrilevanza? La Supernova è esplosa: dopo i 15 senatori formalmente espulsi, altri 16 deputati hanno detto no al governo Draghi, sono andati contro le indicazioni di Beppe Grillo, del direttorio politico e della piattaforma Rousseau. Apostasia pura. In più ci sono quattro astenuti e 12 assenti ingiustificati, totale 47 anime. Sarebbe un’ecatombe, improbabile un suicidio così spettacolare. «Dal resoconto della seduta risulta che tu abbia votato in difformità dal gruppo in occasione della mozione di fiducia. Tale fatto, oltre a denotare un mancato rispetto delle decisioni assunte dagli iscritti con la votazione in rete e conseguentemente dagli organi del movimento, pregiudica l’immagine è l’azione politica del nostro gruppo parlamentare. Pertanto, su indicazione del capo politico, dispongo la tua immediata espulsione senza ratifica degli iscritti, ai sensi dell’articolo 21 dello statuto».

il documento

La lettera firmata da Davide Crippa (capogruppo alla Camera) e ispirata da Vito Crimi è la fatwa più temuta, è lo «you’re fired» di Donald Trump quando presentava The Apprentice. Sei licenziato, la stella brucia. Ora la decisione finale spetta ai probiviri. Dal 2018 quella missiva l’hanno ricevuta 65 parlamentari (33 deputati più 32 senatori). Fra insolventi della prima ora (non restituivano parte dello stipendio), transfughi, Ciampolilli e cani sciolti che hanno preferito andare in barca a vela, è un partito vero. L’arrivo di Mario Draghi ha accelerato il processo di decomposizione ed ora la massa critica fa gola a tutti. Al netto di chi sta trovando un tetto nel Pd, in Forza Italia e nella Lega, c’è un buon numero di dissidenti che attende ordini. Soprattutto c’è una novità: il famoso popolo del web è con loro.

Nelle ultime ore è montata la rivolta social contro i colonnelli, proprio Crimi è il bersaglio numero uno. «Sbagliate a colpire chi dissente, i deviazionisti siete voi», «Queste espulsioni rappresentano la fine del sogno per decisioni scellerate di una persona non eletta», «Se il movimento sparisce, caro Crimi, la colpa sarà solo tua. #Espelleteci tutti». Sembra, del resto, che i ribelli siano pronti a chiedere i danni in tribunale a Crimi. Ma sul fronte lealista non si fanno sconti: «Se volete una carneficina, che carneficina sia», è la replica. Poi minacciano di sospendere pesi massimi come Dino Giarrusso e Paola Taverna per mancanze pregresse. L’Elevato non eletto è Grillo, colui che due giorni fa ha pronunciato la frase più contraddittoria: «I grillini non sono più marziani». Nel senso che devono essere pronti ad accettare il fango e i compromessi della politica. Il fondatore vive il momento più critico, la sua realpolitik viene considerata un tradimento. Pino Cabras, uno dei dissidenti dell’ultima ora, scolpisce la sentenza: «Grillo dice che Draghi è diventato grillino. Io credo che sia lui ad essere diventato draghiano».

Davide Casaleggio aveva previsto lo smottamento, si è schierato contro i governisti e continua a chiedere di far rientrare le espulsioni («I comportamenti arroganti sono controproducenti»), ma le lettere sono partite e la locomotiva senza freni sta entrando in stazione. I numeri dicono che il gruppo degli scissionisti nel Misto esisterebbe già. Alla Camera sono 16, mancherebbero solo quattro anime perse facilmente recuperabili per arrivare ai fatidici 20. Al Senato il problema non si pone (ne bastano 10) e la complicazione del simbolo può essere risolta grazie a Ignazio Messina, segretario dell’Italia dei valori, il partito che fu di Antonio Di Pietro da tempo finito in soffitta. A palazzo Madama non si butta via niente. «Se c’è un progetto vero ci stiamo», sottolinea Messina. Il gruppo è una manna, indispensabile per ricevere fondi e qualche poltrona che spetta all’opposizione.

Attorno al giustizialismo del primigenio Vaffa si può sempre costruire qualcosa; in questa direzione stanno andando Elio Lannutti (quello dei Savi di Sion) e Nicola Morra. Il presidente dell’Antimafia ha chiesto la grazia per gli anti-Draghi e in subordine di mettere al voto le espulsioni su Rousseau. Proposta incendiaria, Grillo è contrario (ma fin qui ha cambiato idea millanta volte). Per un pentastellato duro e puro il quesito di Morra è imbarazzante: «Vi rendete conto che siete entrati in un governo con Silvio Berlusconi che è stato coinvolto in vicende con Cosa Nostra, e chiedete l’espulsione del presidente dell’Antimafia?».

Le metafore

Mentre Crippa si perde in metafore sportive («Siamo come la nazionale di ciclismo, dobbiamo tirare il gruppo avendo di fianco chi sgonfia le ruote degli altri»), la Supernova scaglia detriti in tutta la galassia politica. Poi c’è Dibba. Dopo essersi fatto da parte solo simbolicamente (non sta in Parlamento), Alessandro Di Battista non intende seguire i dissidenti. Preferirebbe giocare la partita da dentro il direttorio, in sintonia con Casaleggio. È pronto alla spallata, a raccogliere da terra il testimone e a scalare il movimento con la consueta enfasi «antisistema».

Dibba coccola i ribelli: «Fanno benissimo a lottare per rimanere dentro. Bisogna opporsi al governo Draghi, non vedo nessuno che lo faccia». E annuncia per oggi (ore 18) una diretta Instagram «perché ci sono cose da dire, scelte politiche da difendere, domande a cui rispondere». In attesa dell’oracolo di Roma Nord, il movimento soffre di gastrite e non ha pace. A osservare la spettacolare esplosione c’è un convitato di pietra, Giuseppe Conte. È seduto in poltrona con la vestaglia di cachemire e una tazza di tè. Aspetta una telefonata.

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