
Il ministro della Salute, Roberto Speranza, è molto preoccupato. Intervistato da Repubblica, ha voluto ricordare agli italiani che bisogna «tenere la guardia alta», perché «la battaglia non è ancora finita». Il coronavirus, dice il ministro, circola ancora. E non si può rischiare, per imprudenza, di buttare all'aria i sacrifici fatti durante il lockdown. Per questo motivo, il ministro ha deciso di seguire la «linea dura». Ieri, infatti, ha «dato mandato all'ufficio legislativo del suo dicastero di verificare il quadro normativo sui trattamenti sanitari obbligatori (Tso). L'obiettivo», riportano le agenzie di stampa, è «quello di studiare una eventuale norma più stringente che riguarda la tutela contro il Covid dopo il caso del focolaio veneto». Insomma, per chi non rispetta le norme di sicurezza sanitaria si prepara un bel Tso, in modo da ridurre i riottosi a più miti consigli.
Pugno di ferro anche per chi arriva dall'estero: «Se sei stato negli ultimi 14 giorni in Paesi extra Schengen», ricorda Speranza, «da qualunque confine entri, devi fare la quarantena. Ci sono controlli. Teniamo un livello di cautela più alto degli altri». Persino a chi arriva dagli Stati Uniti viene imposta la reclusione forzata. Pure il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, invoca la stretta: «Urgono decisioni per prevedere tamponi in aeroporto per chi arriva dai Paesi a rischio».
C'è però qualcosa che non torna. Se le regole sono più che stringenti per tutti, compresi eventuali turisti in arrivo dagli Usa, e se per gli italiani irrequieti si pensa addirittura al Tso, come mai riguardo ai migranti non pare esserci alcun allarme? Continuiamo a farli entrare tranquillamente, anzi nella maggioranza di governo c'è chi vorrebbe persino rendere più facile l'ingresso: in questo caso il virus non è un problema?
Eppure tutti i dati mostrano che i nuovi focolai di epidemia sono provocati per lo più da persone giunte in Italia dall'estero. Lo ha confermato pure il governatore toscano, Enrico Rossi, parlando ieri con il Corriere della Sera. «Oltre la metà dei nuovi casi», ha detto, «sono concentrati su gruppi di persone immigrate da Paesi non Schengen e soprattutto originarie dell'Estremo Oriente e dell'America latina dove il Covid è molto aggressivo». A Mondragone, è noto, il contagio si è sviluppato nella comunità bulgara. A Fiumicino il personale di un ristorante è stato contagiato da un bengalese di ritorno da un viaggio in patria. A Roma gran parte dei positivi sono bengalesi, alcuni rientrati con volo internazionale da Dacca. A Padova una badante moldava ha contagiato una decina di persone. Pure l'allarme in Veneto è partito inizialmente da un manager tornato da un giro nei Balcani e i 6 nuovi casi di contagio rilevati ieri nella regione sono «tutti adulti stranieri e non in casa di riposo». Quindi il problema esiste: i nuovi focolai sono per lo più importati.
Ma quando si tratta di migranti in arrivo sui barconi, nessuno al governo invoca la «linea dura». E dire che i casi di contagio non mancano. Tra i migranti che ci ha gentilmente consegnato la Sea Watch, 30 erano infetti. Sulla Mare Jonio altri 8 casi. Altri ancora riguardano i cosiddetti «sbarchi autonomi». Gli stessi taxisti del mare ricordano che anche in Libia i focolai aumentano. «Sappiamo che le persone soccorse vengono dalla Libia dove le Ong riportano un raddoppio dei contagi, a causa del conflitto», ha detto pochi giorni fa Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch.
Tuttavia, non appena una Ong bussa alla nostra porta, il governo appare prontissimo a calare le brache. Sta accadendo proprio in queste ore anche con la Ocean Viking, nave di Sos Mediterranée che per una decina di giorni è rimasta al largo di Lampedusa. A bordo ci sono 180 persone che ieri sono state sottoposte a tampone (a carico delle autorità sanitarie siciliane, che non hanno gradito tantissimo) e oggi a meno di clamorose sorprese verranno trasferite a Porto Empedocle, sulla «nave quarantena» Moby Zazà. La quale però ospita già, in una zona rossa sul ponte, i 30 contagiati provenienti dalla Sea Watch.
Sorge un dubbio: se le Ong ci consegneranno altri stranieri, magari contagiati, che faremo? Allestiremo altre navi lazzaretto? La Moby Zazà costa all'Italia quasi 2 milioni di euro al mese, davvero possiamo sostenere altre spese analoghe? Oppure i migranti saranno tutti trasferiti a terra nelle strutture sanitarie regionali, facendo aumentare il rischio per la popolazione residente? Su tutti questi temi, per ora, dal governo non giungono risposte.
Il fatto è che sulla questione migratoria la maggioranza sembra sull'orlo dell'implosione. Da una parte c'è il governo che tenta maldestramente di tappare le falle, dall'altra una bella fetta del Pd e della sinistra che continua a fare pressione per spalancare le frontiere. La componente più ottusamente immigrazionista ha avuto da ridire persino sul trattamento riservato alla Ocean Viking. Il fatto che i migranti siano ospitati sulla Moby Zazà a tanti non basta: vorrebbero che gli stranieri fossero subito fatti scendere a terra e accolti con feste e balli. Ieri, su Twitter, è andato in scena un grottesco battibecco tra Nicola Zingaretti e Matteo Orfini.
Il segretario del Pd ha esultato per l'ingresso in Italia della Ocean Viking: «Bene, finalmente», ha scritto. «In futuro si deve essere più tempestivi. Ma bene. I problemi si risolvono non si cavalcano, soprattutto quando si tratta di vite umane». Orfini gli ha risposto piccato: «In questo caso il problema l'ha creato il nostro governo con un decreto di chiusura dei porti. Vogliamo risolverlo? Ritiriamolo e abroghiamo i decreti sicurezza». Il riferimento è al decreto del 7 aprile scorso che, in virtù dell'emergenza Covid, consentiva l'accesso ai porti soltanto alle navi italiane.
Lo scontro interno sull'accoglienza assume tonalità grottesche. Lo stesso Orfini, alla fine di giugno di un anno fa, con Matteo Salvini al governo, si precipitò – assieme a Graziano Delrio e altri, a bordo della Sea Watch per verificare che gli stranieri «sequestrati» a bordo dai perfidi leghisti non fossero in punto di morte. Stavolta, però, le passerelle non ci sono state. Giusto uno scambio postumo di tweet feroci, ma niente pagliacciate in favore di telecamera. Pure papa Francesco è rimasto stranamente silente. È davvero una singolare pantomima: il governo finge di mostrare il muso duro, la sinistra strepita, ma senza fare troppo baccano onde non mettere in difficoltà gli amici ministri, e alla fine i migranti entrano tutti. A questo punto, forse Speranza dovrebbe valutare un Tso anche per qualcuno dei suoi colleghi.






