«Report» attacca la sorella di Giuli. Lei chiarisce: «Ho un figlio malato»
Nel riquadro Antonella Giuli. Sullo sfondo Sigfrido Ranucci negli studi della trasmissione Report (Ansa)
«Non spendo il mio tempo per Fdi». Maria Rosaria Boccia in un audio: Gennaro Sangiuliano sputtanato.

«Mi sono sentita amareggiata quando lui mi ha tolto l’incarico e quindi ho deciso di sputtanarlo perché non avevo avuto quello che volevo e quindi l’ho sputtanato». È la confessione di Maria Rosaria Boccia a Pasquale Aliberti, sindaco di Scafati, la cittadina che confina con Pompei, al quale raccontava i suoi rapporti con l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. È l’ultima rivelazione, anticipata dalla trasmissione Le Iene, andata in onda ieri sera, sulla vicenda SangiulianoBoccia con un servizio di Alessandro Sortino. Il giornalista precisa che «l’audio ascoltato non è integrale», e non si può essere certi che Maria Rosaria stia riferendo quello che l’ha spinta davvero a comportarsi così o se invece stia riportando soltanto «un’intenzione che altri le attribuiscono». Ma tant’è, lo sputtanamento c’è stato con conseguenti dimissioni di Sangiuliano.

Negli audio esclusivi, Aliberti racconta a Sortino una serie di particolari esclusivi, a cominciare dal fatto che la donna «nega di aver avuto col ministro una vera e propria intimità». Infatti dice al sindaco: «Guarda, non c’è stato neanche un bacio tra me e il ministro», e rivendica di non essere stata lei a parlarne, anzi si sente vittima di una indebita violazione della sua privacy.

Nel servizio spazio alla chat tra i due, mai apparsa, in cui la mancata consulente chiede insistentemente al ministro di aver accesso da remoto al suo cellulare. Sangiuliano motivava così il rifiuto: «Nel mio telefono non ci sono solo Whatsapp privati ma anche istituzionali, tipo chat ministri, per le quali si impone riservatezza, sindaci, presidenti di Regione… Non sono cose che puoi leggere». E ancora, le testimonianze di due ex della Boccia e il racconto del paparazzo Alex Fiumara che ha firmato lo scoop dell’estate. «Con chiamata anonima, una donna con accento romano diceva: “Prendi nota, il ministro Sangiuliano ha l’amante, che è dentro il ministero dove lui lavora e sta mettendo in difficoltà molte persone perché fa come vuole all’interno degli uffici. Noi abbiamo provato a fermarla in tutti i modi, non c’è verso, adesso la diamo in pasto alla stampa così vediamo se si ferma», racconta il fotografo. Ed è sempre Fiumara a datare la sequenza di selfie che il ministro sanguinante si è scattato appena ferito davanti allo specchio di un bagno in un albergo a Sanremo, confluiti poi in un esposto per aggressione nei confronti della donna. La Boccia su quelle foto giovedì scorso a Piazzapulita aveva detto: «Bisognerebbe anche datare il giorno che ha messo i punti». Ed è dopo le ferite sulla testa e le richieste strane che Sangiuliano blocca l’iter della nomina di consulente.

Altra rete, altra trasmissione. Sempre ieri la replica di Antonella Giuli, sorella del ministro della Cultura Alessandro, a Report su Rai3, in merito servizio dedicato a lei andato in onda in serata. «Si può costringere una donna, una madre, una professionista che gode della stima dei suoi datori di lavoro a rivelare la verità dolente di una vita privata funestata dalla malattia di un bambino di 7 anni irreversibilmente malato? In Italia, oggi, evidentemente sì», ha scritto la Giuli. La trasmissione di Sigfrido Ranucci ne ha parlato come «donna vicinissima alla sorella della premier, Arianna Meloni, che si è occupata per anni di comunicazione di Fratelli d’Italia nei palazzi della politica». Poi lo scorso gennaio l’assunzione all’ufficio stampa della Camera con uno stipendio di circa 120.000 euro all’anno ma «in ufficio non ci va mai, continua a lavorare per Fdi in più, durante il fine settimana, lavorerebbe per Fdi in palese conflitto con le regole cui è sottoposta per contratto». La Giuli, malgrado il diritto alla privacy, ha però chiarito che «i miei fine settimana, ma soprattutto le mie notti e i miei tormentati pensieri sono dedicati al mio dovere di madre di due bimbi piccoli, uno dei quali è affetto da una grave patologia curabile ma non guaribile, tale da rendere necessario il contributo della legge 104». Numerosi i messaggi di solidarietà per la Giuli da parte di tutto il mondo politico, non solo di maggioranza.

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