Ecco #DimmiLaVerità dell'11 maggio 2026. Con la nostra Flaminia Camilletti analizziamo il caso Giuli e le difficoltà del centrodestra.
Nel riquadro Antonella Giuli. Sullo sfondo Sigfrido Ranucci negli studi della trasmissione Report (Ansa)
«Non spendo il mio tempo per Fdi». Maria Rosaria Boccia in un audio: Gennaro Sangiuliano sputtanato.
«Mi sono sentita amareggiata quando lui mi ha tolto l’incarico e quindi ho deciso di sputtanarlo perché non avevo avuto quello che volevo e quindi l’ho sputtanato». È la confessione di Maria Rosaria Boccia a Pasquale Aliberti, sindaco di Scafati, la cittadina che confina con Pompei, al quale raccontava i suoi rapporti con l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. È l’ultima rivelazione, anticipata dalla trasmissione Le Iene, andata in onda ieri sera, sulla vicenda Sangiuliano-Boccia con un servizio di Alessandro Sortino. Il giornalista precisa che «l’audio ascoltato non è integrale», e non si può essere certi che Maria Rosaria stia riferendo quello che l’ha spinta davvero a comportarsi così o se invece stia riportando soltanto «un’intenzione che altri le attribuiscono». Ma tant’è, lo sputtanamento c’è stato con conseguenti dimissioni di Sangiuliano.
Negli audio esclusivi, Aliberti racconta a Sortino una serie di particolari esclusivi, a cominciare dal fatto che la donna «nega di aver avuto col ministro una vera e propria intimità». Infatti dice al sindaco: «Guarda, non c’è stato neanche un bacio tra me e il ministro», e rivendica di non essere stata lei a parlarne, anzi si sente vittima di una indebita violazione della sua privacy.
Nel servizio spazio alla chat tra i due, mai apparsa, in cui la mancata consulente chiede insistentemente al ministro di aver accesso da remoto al suo cellulare. Sangiuliano motivava così il rifiuto: «Nel mio telefono non ci sono solo Whatsapp privati ma anche istituzionali, tipo chat ministri, per le quali si impone riservatezza, sindaci, presidenti di Regione... Non sono cose che puoi leggere». E ancora, le testimonianze di due ex della Boccia e il racconto del paparazzo Alex Fiumara che ha firmato lo scoop dell’estate. «Con chiamata anonima, una donna con accento romano diceva: “Prendi nota, il ministro Sangiuliano ha l’amante, che è dentro il ministero dove lui lavora e sta mettendo in difficoltà molte persone perché fa come vuole all’interno degli uffici. Noi abbiamo provato a fermarla in tutti i modi, non c’è verso, adesso la diamo in pasto alla stampa così vediamo se si ferma», racconta il fotografo. Ed è sempre Fiumara a datare la sequenza di selfie che il ministro sanguinante si è scattato appena ferito davanti allo specchio di un bagno in un albergo a Sanremo, confluiti poi in un esposto per aggressione nei confronti della donna. La Boccia su quelle foto giovedì scorso a Piazzapulita aveva detto: «Bisognerebbe anche datare il giorno che ha messo i punti». Ed è dopo le ferite sulla testa e le richieste strane che Sangiuliano blocca l’iter della nomina di consulente.
Altra rete, altra trasmissione. Sempre ieri la replica di Antonella Giuli, sorella del ministro della Cultura Alessandro, a Report su Rai3, in merito servizio dedicato a lei andato in onda in serata. «Si può costringere una donna, una madre, una professionista che gode della stima dei suoi datori di lavoro a rivelare la verità dolente di una vita privata funestata dalla malattia di un bambino di 7 anni irreversibilmente malato? In Italia, oggi, evidentemente sì», ha scritto la Giuli. La trasmissione di Sigfrido Ranucci ne ha parlato come «donna vicinissima alla sorella della premier, Arianna Meloni, che si è occupata per anni di comunicazione di Fratelli d’Italia nei palazzi della politica». Poi lo scorso gennaio l’assunzione all’ufficio stampa della Camera con uno stipendio di circa 120.000 euro all’anno ma «in ufficio non ci va mai, continua a lavorare per Fdi in più, durante il fine settimana, lavorerebbe per Fdi in palese conflitto con le regole cui è sottoposta per contratto». La Giuli, malgrado il diritto alla privacy, ha però chiarito che «i miei fine settimana, ma soprattutto le mie notti e i miei tormentati pensieri sono dedicati al mio dovere di madre di due bimbi piccoli, uno dei quali è affetto da una grave patologia curabile ma non guaribile, tale da rendere necessario il contributo della legge 104». Numerosi i messaggi di solidarietà per la Giuli da parte di tutto il mondo politico, non solo di maggioranza.
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Sigfrido Ranucci negli studi televisivi di Report (Ansa). Nel riquadro le immagini esclusive di Report che ritraggono la ferita riportata da Sangiuliano dopo la lite con Boccia
La puntata di stasera farà le pulci ad Alessandro Giuli. E mostrerà per la prima volta il capo dell’ex ministro sfregiato dalle unghie di Maria Rosaria Boccia.
L’ampio focus che Report, la trasmissione d’inchiesta condotta da Sigfrido Ranucci su Rai3, dedica questa sera ad Alessandro Giuli, parte dal pedigree del ministro della Cultura, con un nonno che ha fatto la marcia sul Roma e che poi ha portato la famiglia a Salò, con un padre che ha lavorato nella Cisnal (il sindacato del Movimento sociale) e, passando per le mostre sul Futurismo sulle quali il ministero vorrebbe puntare, arriva fino agli ipotizzati conflitti d’interesse che hanno fatto fioccare sonore dimissioni. A parte gli accostamenti del ministro a un certo pensiero della destra spirituale ed esoterica che, più che evoliano, come si sostiene più volte nel servizio, appare, per come viene presentato, legato alle posizioni antroposofiche di Rudolf Steiner e Massimo Scaligero, il vero scoop della puntata è racchiuso in un paio di fotografie che con una banda rossa sovrimpressa rivendicano «l’esclusiva» di Report.
Le immagini, scattate dall’alto, sono quelle che la Verità aveva descritto nelle scorse settimane e che mostrano l’inquietante ferita sul cranio che sarebbe stata procurata dalla pompeiana Maria Rosaria Boccia all’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano in una camera dell’hotel nazionale di Sanremo durante un’accesa discussione nata dopo dopo l’annuncio del ministro di voler troncare la relazione. La Boccia, sostiene Sangiuliano, avrebbe affondato le unghie nella sua carne. E lui, per conservarne la prova, si fotografò alla stregua di una delle tante vittime di violenza. Il caso Sangiuliano viene viene usato nel servizio come snodo per collegare le attività della fondazione Maxxi, precedentemente guidata da Giuli, ad Alessandro Spano, che al Maxxi era segretario generale (nominato da Giovanna Melandri) e che è diventato l’uomo ombra di Giuli nei suoi due anni di presidenza, per passare alla funzione di capo di gabinetto del ministero dopo il defenestramento di Francesco Gilioli, testimone di alcuni passaggi clou della querelle Sangiuliano-Boccia, e messo alla porta, coincidenza, pochi giorni dopo la sua deposizione in Procura. «Le dimissioni di Spano», rivendica Ranucci dallo studio, «sono arrivate dopo le anticipazioni di Report, che ha scoperto un importante conflitto di interesse all’interno della Fondazione Maxxi, e dopo la pubblicazione di alcune chat interne a gruppi di Fratelli d’Italia che avevano esposto Spano a insulti di natura omofoba».
E veniamo alle scoperte sui conflitti d’interesse. «Nel 2017», ricostruisce Report, «Spano è stato al centro di un’inchiesta delle Iene per un finanziamento a una associazione per i diritti dei gay quando era direttore dell’ufficio antidiscriminazione del governo Renzi. Dopo la trasmissione ha querelato alcuni dei giornali che avevano parlato del suo caso. A fargli da avvocato è Marco Carnabuci, poi diventato consulente legale del Maxxi nonché compagno di Spano, a cui si è unito civilmente». Stando alla fonte intervistata da Report, «Saranno almeno sei anni che il compagno di Spano riceve dal Maxxi l’incarico come consulente legale». Nel 2017 Quando Spano si dimette dall’ufficio antidiscriminazione va a lavorare per la Human Foundation, la fondazione della Melandri.
L’anno dopo la fondazione offre un incarico di consulenza anche all’avvocato Carnabuci. Che nel medesimo periodo ottiene una nomina al Maxxi. Infine, c’è un passaggio su quello che Ranucci definisce «un secondo caso Boccia». Non per la relazione affettiva con il ministro, ma perché un collaboratore che aveva lavorato gratuitamente a una mostra sui futuristi sarebbe stato silurato per motivi politici. Si chiama Alberto Dambruoso, insegna Storia dell’arte all’Accademia delle belle arti di Frosinone, e racconta: «Ho ricevuto anche io un incarico che non è stato poi formalizzato. Nel senso che io non ho avuto il contratto». Nel caso della pompeiana sarebbe rimasto su una bozza mai protocollata. Per la mostra sui futuristi, invece, Report sostiene che costi e scelte artistiche non sarebbero andati giù a Sangiuliano, che avrebbe commissariato i curatori per far spazio a «quelli della sua parte politica». Con il nuovo comitato organizzatore alla fine composto dal direttore dei musei Massimo Osanna, già braccio destro di Dario Franceschini, dalla direttrice della galleria nazionale Cristina Mazzantini, che è consulente del segretariato generale della presidenza della Repubblica, e da Giuli, in quanto presidente del Maxxi. L’asse portante dell’inchiesta, però, è un’intervista a Rainaldo Graziani, figlio di Clemente, il fondatore di Ordine nuovo, nonché ideatore del movimento Meridiano Zero, un circuito della destra radicale creato da scissionisti delle sezioni romane del Fronte della gioventù (il movimento giovanile del Movimento sociale italiano). Graziani jr, definendo il ministro «una figura brillante» tra i giovani del circolo, conferma il passaggio di Giuli all’interno di Meridiano Zero, quando era poco più che adolescente.
Ai chiarimenti richiesti dai cronisti di Report, Giuli ha minimizzato (per poi annunciare che avrebbe guardato la trasmissione in compagnia del suo legale), ricordando di aver già menzionato i suoi trascorsi giovanili in un articolo sul Foglio. Tra le scoperte, a questo punto, quella più clamorosa risulta la foto con i 13 punti di sutura sulla testa di Sangiuliano. Quella sì capace di mettere in ombra qualsiasi mostra futurista.
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Alessandro Giuli (Ansa)
- Il caso Spano non finisce più. Sigfrido Ranucci annuncia: «Domenica un altro scoop che riguarda Giuli». Ivan Scalfarotto e Giuliano Ferrara accusano l’omofobia, ma non c’entra nulla. Partito in ansia per la scelta del nuovo capo di gabinetto.
- La sinistra si indigna per le dimissioni del capo di gabinetto del Mic e straparla di discriminazioni. Fingono tutti di ignorare i soldi pubblici fatti avere al compagno.
Lo speciale contiene due articoli.
«La vicenda Spano è una piccola parte di quello che racconteremo domenica a Report. C’è un altro caso che riguarda il ministro Alessandro Giuli». Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci a Un giorno da pecora, su Rai Radio 1, incendia ancora di più il clima all’interno di Fratelli d’Italia. Dopo le dimissioni del capo di gabinetto Francesco Spano, che ha lasciato il suo incarico al ministero della Cultura in seguito alle anticipazioni della trasmissione di inchiesta della Rai, le parole di Ranucci, che sta sapientemente facendo crescere a dismisura l’attesa per la puntata della sua trasmissione, scatenano all’interno del partito di maggioranza relativa una ridda di ipotesi. Quali sono le ulteriori rivelazioni che Report ha in serbo su Giuli? «Dopo il servizio di domenica forse chi non ama Giuli in Fratelli d’Italia lo amerà ancora meno» gigioneggia Ranucci, perfettamente consapevole di essere in grado di terremotare il partito con ogni singola sillaba disvelata in questi giorni ai media.
All’interno della formazione di Giorgia Meloni, infatti, l’atmosfera è piuttosto incandescente: le ipotesi sulle nuove rivelazioni di Report si rincorrono vorticosamente, raggiungendo anche vette quasi di paranoia, mentre è assai probabile che alla fine la trasmissione di Rai Tre domenica sera rivelerà altre forme di trasversalismo ideologico, politico e culturale da parte del ministro Giuli. Quello che è certo è che si taglia a fette la delusione per le prime mosse del ministro della Cultura, soprattutto perché, dopo la tragicomica gestione politica e mediatica del caso Boccia-Sangiuliano, si sperava che il dicastero tornasse a essere un luogo di sobria laboriosità. Nulla si sa di certo sul profilo del sostituto di Spano, tranne il fatto che Giuli si consulterà solo e soltanto con la premier, che lo ha fortemente voluto in quel ruolo e che è l’unica persona alla quale il neoministro si affida per le sue valutazioni, in quanto le riconosce un ruolo ontologicamente superiore.
Intanto, dall’interno di Fratelli d’Italia continuano a trapelare spifferi, con buona pace di chi ha tentato di rendere il partito una camera stagna impenetrabile per i giornalisti. Come se fosse possibile imbavagliare un paio di centinaia di persone tra parlamentari, ministri e sottosegretari, tra l’altro circondati da rispettivi collaboratori.
La crescita esponenziale del partito ha inoltre provocato, come era inevitabile, anche la formazione di quelle che nel Pd si chiamano correnti e che i democristiano definiscono più felpatamente sensibilità. L’equazione probabilmente frutto di tanto nervosismo è che gli scontenti potrebbero essere coloro i quali spifferano indiscrezioni alla stampa. «Il clima è teso», confida a La Verità un autorevole esponente di Fratelli d’Italia, «perché ci sono troppi fronti aperti. L’attacco violento alla magistratura viene considerato da alcuni sbagliato e destabilizzante, la manovra finanziaria non ha un percorso agevole, e anche la vicenda del centro in Albania ha provocato ripercussioni. Tra l’altro il caso Giuli assume contorni più delicati, perché arriva subito dopo l’imprevedibile querelle Boccia-Sangiuliano».
A proposito di Gennaro Sangiuliano, al di là dei retroscena maliziosi di alcuni cronisti parlamentari, all’interno di Fratelli d’Italia è pressoché unanime la convinzione che l’ex ministro non abbia alcun ruolo nelle fughe di notizie. «Figuriamoci», sospira al telefono un parlamentare meloniano di primissimo piano, «se tra quello che gli è successo e le inchieste che lo riguardano, Sangiuliano possa avere il tempo e la voglia di mettersi a fare soffiate ai giornalisti. Del resto, il momento in cui la temperatura del partito è schizzata verso l’alto è coincisa con l’uscita sui giornali della chat relativa al voto sul giudice costituzionale. Da quel momento abbiamo perso serenità e soprattutto nessuno si fida più di nessuno».
Fratelli d’Italia è, a nostro parere, banalmente, di fronte a una crisi di crescita: le scelte operate al momento della formazione del governo e della distribuzione degli incarichi hanno creato, come è inevitabile, degli scontenti. Tanto per non fare nomi, Giovanni Donzelli non ha avuto ruoli di governo ed è stato quantomeno affiancato da Arianna Meloni alla guida del partito. Fabio Rampelli, da parte sua, vicepresidente della Camera era nella scorsa legislatura e vicepresidente della Camera è rimasto. I più fantasiosi tra gli addetti ai lavori fanno notare che il presidente della Commissione cultura alla Camera, Federico Mollicone, protagonista di un robusto scambio di opinioni con Antonella Giuli, giornalista e sorella del ministro, sia proprio uno dei componenti della corrente dei Gabbiani, che fa capo a Rampelli. Mollicone però ha gettatoacqua sul fuoco parlando di «ricostruzioni completamente infondate». Mentre il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ha smentito le tensioni con il ministro: «Non c'è nessuno scontro tra me e il ministro Giuli. Notizia falsa e pateticamente inventata. Io e Alessandro Giuli ci conosciamo da più di trent'anni anni, è una persona che stimo».
E a quanto ci risulta ogni ipotesi di un ulteriore cambio ai vertici del ministero della Cultura appartiene alla sfera della pura fantascienza.
Ma quale omofobia, è conflitto di interessi
Visto che per colpa del nuovo «caso Spano» siamo in pieno delirio da «allarme omofobia», come da lamenti del centrosinistra, ecco un po’ di sociologia criminale, secondo la moda attuale. Propensione degli omosessuali alla violenza privata e in famiglia? Quasi nulla (più avanti, con più famiglie arcobaleno, si vedrà). Propensione dei gay alla corruzione, alla concussione e alle malversazioni in generale? Bassissima. Propensione alle spese fuori controllo con relative note gonfiate? Nella media. Propensione ai reati di stampo mafioso? Nulla, sono discriminati anche come semplici picciotti. Propensione al traffico d’influenze e all’abuso d’ufficio? Nella media, ma chiunque abbia un minimo di cultura giuridica riconoscerà che sono due fanta-reati. E però le cose potrebbero cambiare, quando l’omosessualità non sarà più né una notizia né una vergogna. Tutti faranno i reati di tutti come tutti, ma già oggi sarebbe il caso di affermare che difendere l’avvocato Francesco Spano dalle accuse sugli incarichi distribuiti al consorte, dipingendo l’ex capo di gabinetto del ministro Alessandro Giuli come «vittima di omofobia», non solo è clamorosamente fuorviante, ma è discriminatorio. Perché equivale a dire che di fronte a certi comportamenti, penalmente rilevanti o eticamente inaccettabili, l’omosessualità sarebbe una sorta di scriminante.
I fatti sono semplici. In attesa che Report vada in onda, domenica sera, Spano si è dimesso da capo di gabinetto nominato di Giuli perché è uscita la storia della consulenza che avrebbe attribuito al marito Marco Carnabuci quando era alla guida del Maxxi. E’ una cosa che con i soldi pubblici non si dovrebbe fare e basta, indipendentemente da qualunque altra considerazione. E’ molto malvista anche nel privato, almeno nelle aziende di medie e grandi dimensioni. Se l’avvocato Carnabuci fosse stato il figlio del dirigente Spano, a Repubblica avrebbero parlato di familismo amorale. Se fosse stato donna, si sarebbe parlato di patriarcato e così via. Se fossero stati soci in affari, sarebbe arrivata la Guardia di Finanza. Se Carnabuci avesse militato nei Nar o in Terza Posizione, si sarebbe parlato di trame nere che ritornano. Invece Spano e Carnabuci sono una coppia stabile, a casa come sul lavoro, e quindi hanno diritto a essere difesi a spada tratta. E i fatti semplici diventano come per incanto complicati. Come il quasi incomprensibile articolo di Giuliano Ferrara sul Foglio di ieri, che lamenta «la penosa minicrociata al grido di “dagli al pederasta” a danni di un funzionario mite e competente». Ferrara nella foga attacca perfino Mario Giordano, accusato di far parte della «destra forcaiola» e di avere «la voce chioccia». Cioè, per difendere un amico dalla presunta omofobia, Ferrara si è dato al bodyshaming e al bullismo. Non male, come eterogenesi dei fini. Non è invece sicuramente eterogenesi di nulla il fatto che la moglie di Ferrara, Anselma Dell’Olio, il mese scorso sia stata nominata dal ministero della Cultura nella commissione Cinema.
La chiamata alle armi in difesa del compagno Spano, cresciuto alla scuola di sincretismo di Giuliano Amato, ha risvegliato anche Ivan Scalfarotto. Il senatore di Italia Viva ha detto al Giornale: «Report ha pompato il presunto scandalo “al maschile” utilizzando in modo deliberato una unica leva: la morbosità omofoba». Poi ha provato a stanare il direttore, Sigfrido Ranucci: «Fa impressione che proprio un giornalista che si dice di sinistra abbia scelto di utilizzare questo tipo di inaccettabile gossip stile anni Cinquanta sui “torbidi ambienti omosessuali”». Ranucci, però, la lezioncina di etica e giornalismo da uno che sta con Matteo Renzi non se l’ha capita e gli ha risposto così: «Scalfarotto ha detto una stronzata, ma sa di cosa parla? Abbiamo fatto molto più noi di lui». Si è avuta a male di questo miserevole indagare su favori e favoriti anche Giovanna Melandri, ex presidente del Maxxi in quota Pd: «L’avvocato Marco Carnabuci è stato chiamato dal Maxxi nel giugno 2018, quando Francesco Spano non aveva nulla a che fare con il museo (…) Quello che è in corso è un orribile regolamento di conti di una destra omofoba». Melandri fa finta di non sapere che il problema non è il primo contratto di Carnabuci firmato da lei, ma il secondo firmato dal suo lui. In campo anche Alessandro Zan, padrino della celebrata e omonima non-legge, che si dice «colpito dalle offese a Spano riguardo il suo orientamento sessuale».
Non si poteva sottrarre al soccorso arcobaleno neppure Anna Paola Concia. L’ex senatrice Dem denuncia ad Huffington Post che «c’è un atteggiamento pilatesco. Dicono che aspettano di vedere Report... Ma c’è bisogno di vedere la trasmissione per difendere una persona da un attacco omofobo?». L’omosessualità come misura di tutte le cose. Se piace ai censori del centrosinistra, padronissimi. Ma il vero problema del caso Spano sono l’utilizzo di soldi pubblici, i possibili ricatti a chi non ha ancora fatto coming out e il sospetto di una lobby. Che visto il cordone difensivo sopra descritto, è più che un sospetto.
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