
Dove c’è Matteo Renzi c’è intrigo, dove c’è intrigo c’è mistero. E abbastanza misteriose sono le manovre che stanno avvenendo attorno al quotidiano La Repubblica. È infatti corsa contro il tempo per aggiudicarsi se non il controllo almeno l’amicizia del quotidiano storico della sinistra italiana la cui proprietà è passata poche settimane fa dalle mani del gruppo guidato da John Elkann a quello dell’armatore ed editore greco Theodore Kyriakou.
Come sempre il più lesto a muoversi è stato Matteo Renzi nella sua duplice veste di senatore e lobbista di alto rango. Nei salotti romani il tema è all’ordine del giorno dopo che è filtrata la notizia dell’incontro che avrebbe dovuto rimanere riservato avvenuto nei giorni scorsi a Roma tra Renzi e Kyriakou per discutere del futuro del giornale e del suo posizionamento. Con il passare delle ore emergono alcuni dettagli. Il primo riguarda i dubbi che il nuovo proprietario avrebbe esternato sulla proposta di Renzi di nominare Salvatore Nastasi, il manager fedele all’ex premier e che ha partecipato all’incontro, presidente del nuovo consiglio di amministrazione; il secondo dettaglio, che poi tanto dettaglio non è, è che all’incontro era presente anche Ernesto Carbone, storico braccio destro di Renzi - è stato anche deputato del Pd per una legislatura - ma anche attuale membro laico del Consiglio superiore della magistratura.
L’analogia con la famosa «notte dell’hotel Champagne» del 2019 in cui membri del Csm e politici (guarda caso anche allora renziani) si riunirono per decidere segretamente cose che avrebbero dovuto essere decise altrove e che diede il là allo scandalo Palamara viene naturale. Ma al di là di una suggestione la domanda resta lecita: che ci faceva un membro del Csm in un incontro in cui si parlava di giornali, imprese private e linee editoriali, in altri termini di potere? E a proposito di domande in queste ore ne circola una altrettanto maliziosa: perché Renzi ha fatto incontrare più o meno nelle stesse ore Theodore Kyriakou anche a due importanti editori romani di area centrodestra? Risposte certe non ce ne sono, anche perché la vera domanda è la seguente: questa volta chi sta cercando di intortare Matteo Renzi, la sinistra o la destra?
Insomma è naturale chiedersi fino a che punto Renzi stia facendo gli interessi dell’editore greco agganciato durante un recente viaggio in America probabilmente tramite il suo amico principe saudita Bin Salman che guarda caso tre anni fa ha investito 225 milioni di euro per acquistare il 30% di Antenna Group, la società di Kyriakou che ha perfezionato l’acquisto di La Repubblica.
Altro filone è quello che riguarda il direttore de La Repubblica. Alla notizia del cambio di proprietà, Renzi fece scrivere ai suoi, fatto inusuale, un comunicato in cui «si esprime soddisfazione per la conferma di Mario Orfeo alla direzione, scelta che garantisce continuità, equilibrio e qualità editoriale». Ma nei medesimi salotti romani che stanno ospitando incontri più o meno carbonari c’è chi sostiene che Renzi parli assai bene di Emiliano Fittipaldi, attuale direttore del Domani. E qualcuno già incasella quel comunicato elogiativo dell’attuale direttore nella famosa categoria degli «Stai sereno» inaugurata da Renzi per fare fuori Enrico Letta.






